Urteilskopf
93 II 492
60. Sentenza 4 ottobre 1967 della I Corte civile nella causa Assicuratrice italiana contro Ponti
Regeste
Art. 34 Abs. 3, 35 Abs. 2 SVG. Wer nach links ausbiegt, um zum Überholen anzusetzen, während ein nachfolgendes Fahrzeug sich zum gleichen Zwecke bereits auf der linken Fahrbahnhälfte befindet, kann als für den Zusammenstoss allein verantwortlich angesehen werden. Rechtswirksamkeit eines Geschwindigkeitsbeschränkungs-Signals, das infolge Versehens der Polizeibehörde unnötigerweise aufrechterhalten worden ist? (offen gelassen).
Sachverhalt ab Seite 493
BGE 93 II 492 S. 493
A.- Il 31 gennaio 1965, una domenica piovigginosa ma con buona visibilitŕ, Ivano Ponti si dirigeva da Rivera verso il Monte Ceneri al volante della sua autovettura Alfa Romeo GT. Fuori dell'abitato di Rivera, la salita inizia con un rettilineo di oltre 400 metri dal fondo in cemento. Alla data suddetta erano in corso lavori di allargamento della strada, segnalati da un divieto di velocitŕ oltre i 60 km/h. Tuttavia, essendo giorno festivo, il campo stradale era sgombro. Iniziata la salita, Ponti scorse due autoveicoli che lo precedevano a velocitŕ ridotta sul lato destro della strada: il Volkswagen guidato da Fabio Dozio, seguito dalla Opel di Giancarlo Vanzetta. Ponti, dopo aver esposto il segnale di direzione, si spostň sulla sinistra e accelerň per compiere il sorpasso, avvertendo i veicoli che lo precedevano con il segnale acustico. Quando giŕ era venuto a trovarsi sulla carreggiata di sinistra, anche Vanzetta si spostň in tale direzione per effettuare, da parte sua, il sorpasso del VW, ma andň a cozzare nella finacata destra dell'Alfa Romeo di Ponti, che nel frattempo era sopraggiunta. Questa sbandava sulla sinistra e, dopo aver urtato contro un cippo e un tombino, si arrestň fuori strada, spostata in direzione di Rivera. L'autovettura di Ponti ne uscě inservibile, quella di Vanzetta subě dei guasti sul fianco sinistro.Con risoluzione 29 ottobre 1965, il Consiglio di Stato, confermando una decisione del Dipartimento di polizia, considerava che Vanzetta si era spostato in modo imprudente sulla BGE 93 II 492 S. 494sinistra e non aveva prestato sufficiente attenzione al sorpasso che giŕ stava effettuando l'autovettura che lo seguiva. In applicazione degli art. 34, 35, 36 e 90 LCStr. 10 condannava a una multa di fr. 50.-.
B.- Ponti, considerando Vanzetta totalmente responsabile dei danni materiali suběti a seguito della collisione, lo ha convenuto, assieme alla sua societŕ d'assicurazione, davanti alla Camera civile di appello, chiedendo che le controparti fossero condannate in solido al risarcimento del danno complessivo di fr. 8917.--, oltre l'interesse del 5% dal 13 aprile 1965.Vanzetta non ha presentato conclusioni. L'Assicuratrice italiana ha proposto di respingere l'azione, subordinatamente di ridurre l'obbligo di risarcimento.
C.- Con sentenza 2 marzo 1967, la Camera civile del Tribunale di appello ha accolto la petizione nel senso che Vanzetta doveva essere considerato totalmente responsabile dello scontro e ha condannato i convenuti a pagare, in solido, la somma di fr. 8717.--, oltre gli interessi del 5% dal 13 aprile 1965. Le sue motivazioni possono essere riassunte come segue.Vanzetta ha tentato di sorpassare il veicolo di Dozio senza prima badare ai veicoli che lo seguivano e non ha perciň scorto l'Alfa Romeo che aveva iniziato l'operazione di sorpasso. Ciň stante, egli ha violato gli art. 34 cpv. 3 e 35 LCStr., nonchč l'art. 10 della relativa ordinanza d'esecuzione. La sua affermazione di aver guardato nel retrovisore e di nulla aver visto č inverosimile. Egli č stato comunque avvertito del sorpasso dal segnale acustico dato da Ponti ed avrebbe pertanto potuto evitare la collisione, se avesse reagito in conseguenza. Invece, Vanzetta si spostň sulla sinistra quando Ponti si trovava giŕ in fase di sorpasso, tagliandogli la strada al punto da farsi investire dal veicolo che sopraggiungeva piů rapidamente.Č vero che circa 400 metri prima del luogo in cui č avvenuta la collisione esisteva un cartello di limitazione della velocitŕ a 60 km/h. Ma ciň č irrilevante perchč la velocitŕ non č stata affatto causale per l'incidente.
D.- L'Assicuratrice italiana ha tempestivamente interposto un ricorso per riforma, mediante il quale chiede che la sentenza cantonale sia riformata e la petizione respinta. Le sue motivazioni possono essere riassunte come segue.La Corte cantonale ha applicato le norme della LCStr. unilateralmente, solo nei confronti del convenuto; non ha BGE 93 II 492 S. 495tenuto conto che, secondo l'art. 35 cpv. 3 LCStr., chi sorpassa deve aver speciale riguardo in particolare dei veicoli che vuole sorpassare. Ponti dichiara di aver dato il segnale acustivo - non udito da Vanzetta - ma se ha dato tale avvertimento, lo ha fatto allo scopo di far sgomberare la corsia di sorpasso che Vanzetta aveva giŕ parzialmente occupato nella sua manovra intesa a superare il veicolo di Dozio. Peraltro, prima di effettuare la sua manovra, Ponti era tenuto ad assicurarsi che i conducenti dei veicoli che lo precedevano avessero effettivamente intuito l'imminente sorpasso. Egli non ha dato il segnale acustico in modo tempestivo e non si č tenuto pronto a correggere la sua manovra per il caso in cui, come in effetti fu, la sua intenzione non venisse compresa a tempo. Egli non ha neppure frenato. Risulta comunque certo che esisteva un segnale di limitazione di velocitŕ a 60 km/h e che Ponti iniziň la salita a 80 km/h. Vanzetta, che stava effettuando il sorpasso a 60 km/h, era in diritto di aspettarsi che nessuno superasse tale velocitŕ. L'unica causa dell'incidente fu pertanto la velocitŕ di 80 km/h tenuta da Ponti. Se questi avesse circolato alla velocitŕ di 60 km/h, come Vanzetta, l'incidente non avrebbe potuto aver luogo. Comunque la velocitŕ č in diretto rapporto con l'ammontare del danno. La sentenza impugnata č stata pronunciata in violazione degli art. 34 cpv. 3, 35 cpv. 3 LCStr. e 10 e 46 seg. della relativa ordinanza d'esecuzione.
E.- Ponti propone di respingere il ricorso.
Erwägungen
Considerando in diritto:
1. La Corte cantonale ha chiaramente accertato che Vanzetta si spostň sul lato sinistro della strada per superare il VW di Dozio, quando Ponti, che aveva proseguito la manovra di sorpasso delle due autovetture, giŕ stava fiancheggiandolo. Essa ha poi precisato che Vanzetta avrebbe potuto rendersi tempestivamente conto della manovra dell'Alfa Romeo se - come ha fatto Dozio - udito il segnale acustico, avesse dato un'occhiata al retrovisore. Questi accertamenti devono essere posti a fondamento anche del giudizio di questa sede (art. 63 cpv. 2 OG). Le contrarie o diverse affermazioni del ricorrente violano il divieto di criticare gli accertamenti cantonali (art. 55 cpv. 1 lett. c OG).Il suesposto comportamento di Vanzetta trasgredisce in modo evidente le norme fissate dalla LCStr., segnatamente gli BGE 93 II 492 S. 496art. 34 cpv. 3, il quale prescrive a chi vuol cambiare direzione per effettuare il sorpasso di badare anche ai veicoli che seguono, e 35 cpv. 2, secondo cui il conducente deve lasciar libera la carreggiata, in modo da permettere il sorpasso ai veicoli che circolano piů rapidamente, e non aumentare la velocitŕ se viene sorpassato.Vanzetta, ammettendo di non aver rilevato la presenza della autovettura di Ponti giŕ spostata sulla sinistra con esposto il segnale di direzione e di non aver udito il segnale acustico dato dal medesimo, mentre tali circostanze erano state tempestivamente accertate dal conducente che lo precedeva, ha dato egli stesso la dimostrazione della sua negligenza.La Corte cantonale, alla quale incombe di accertare, in modo vincolante (RU 91 II 209 consid. 4), se esiste rapporto di causalitŕ fra la manovra colposa e l'evento dannoso, ha risolto tale questione in senso affermativo. Anche la risposta all'altra questione, che deve essere esaminata in questa sede (RU 91 II 210), di stabilire se tale rapporto č adeguato, non puň essere dubbia. Č infatti evidente che una manovra di sorpasso, intrapresa dopo che un veicolo seguente occupa giŕ a tale scopo la parte sinistra della strada, puň causare, secondo l'ordine normale delle cose, una collisione della natura di quella verificatasi in concreto.In tal senso, Vanzetta č quindi responsabile dei guasti subiti dall'autovettura di Ponti.
2. Vanzetta potrebbe nondimeno essere liberato dalla sua responsabilitŕ, se dagli accertamenti della Corte cantonale risultasse che la manovra di sorpasso effettuata da Ponti fosse stata pure colposa e fosse stata in un rapporto di causalitŕ con la collisione, tale da interrompere quello dipendente dalla manovra di Vanzetta.Nella sentenza impugnata č stabilito che le circostanze di luogo, di tempo e di circolazione consentivano a Ponti la manovra di sorpasso: la strada era rettilinea per alcune centinaia di metri e il campo stradale era libero, le condizioni di visibilitŕ erano buone, lo spazio richiesto era sufficiente e nessun veicolo in senso inverso era in vista. Č pure accertato che Ponti iniziň la sua manovra quando le due altre vetture di Vanzetta e Dozio procedevano sulla destra a bassa velocitŕ (50 km/h). Eseguendo la sua manovra, non puň pertanto aver violato gli art. 34 cpv, 3 e 35 cpv. 2 e 3 LCStr. Egli non poteva BGE 93 II 492 S. 497immaginare che, pur avendo preavvisato la sua intenzione con il segnale acustico, raggiunta la vettura di Vanzetta, questi avrebbe tentato, da parte sua, di effettuare il sorpasso del veicolo precedente. A proposito dei doveri stabiliti nelle citate norme, Ponti non si č quindi reso colpevole di alcuna negligenza, per cui non gli incombe, al riguardo, alcuna responsabilitŕ.D'altronde, l'affermazione della riccorrente, nel senso che l'unica causa della collisione sarebbe costituita dalla asserita velocitŕ di almeno 80 km/h tenuta da Ponti, č irricevibile perchč in contrasto con gli accertamenti cantonali. Vero č che, come accertato anche dalla Corte cantonale, quantunque il traffico in quella domenica non fosse ostacolato in alcun modo dai lavori stradali in corso, il cartello prescrivente la velocitŕ massima di 60 km/h era rimasto al suo posto, circa 400 m prima del luogo della collisione, e non era stato coperto. Non č perň necessario di determinare il valore giuridico di tale segnalazione e quindi la portata della eventuale trasgressione di Ponti, perchč la Corte cantonale, considerando che Vanzetta era uscito dalla carreggiata di destra, spostandosi a sinistra quando l'Alfa Romeo giŕ lo fiancheggiava nella manovra di superamento, ha dichiarato che la velocitŕ tenuta da Ponti "non fu affatto causale per l'incidente" e ne ha conseguito che il relativo accertamento era superfluo. Essa ha pertanto negato giŕ qualsiasi rapporto di causalitŕ naturale fra l'incidente e la velocitŕ tenuta da Ponti. Tale accertamento non puň essere impugnato in sede di ricorso per riforma.
3. Secondo l'art. 44 cpv. 1 CO, applicabile al caso particolare in virtů dell'art. 59 cpv. 4 lett. a LCStr., la parte convenuta puň far valere che il suo obbligo di risarcimento sia ridotto o negato per motivo di altre circostanze, per le quali č responsabile l'attore e che avessero contribuito a cagionare o aggravare il danno. In tal senso, la ricorrente ha affermato che la velocitŕ dell'Alfa Romeo č in diretto rapporto con l'ammontare del danno e che Ponti non ha frenato. Ma la prima di queste contestazioni č irricevibile per difetto di causalitŕ, come suesposto, e la seconda č infondata.Infatti chi, come nel caso particolare, si trova in fase di sorpasso, all'altezza del veicolo che intende sorpassare, non puň prevedere che l'altro utente della strada gli impedisca improvvisamente il passaggio. D'altronde, in tale situazione, una BGE 93 II 492 S. 498frenata improvvisa, nel momento in cui l'altro veicolo sta accostandosi, puň provocare sbandamenti ed aggravare la collisione. Il rimprovero rivolto a Ponti di non aver frenato č pertanto destituito di fondamento.
Dispositiv
Il Tribunale federale pronuncia:Il ricorso č respinto e la sentenza impugnata č confermata.