Urteilskopf
99 II 15
3. Estrato della sentenza 22 marzo 1973 della II Corte civile nella causa H. c. Autoritŕ di vigilanza sulle tutele del Cantone Ticino
Regeste
Art. 372 ZGB. Die Bevormundung auf eigenes Begehren setzt das Einverständnis des Interdizenden im Zeitpunkt des Bevormundungsentscheides voraus. Das Einverständnis fehlt, wenn sich der Interdizend in diesem Zeitpunkt nicht klar ausgesprochen oder sein Begehren zurückgezogen hat (Änderung der Rechtsprechung).
Sachverhalt ab Seite 15
BGE 99 II 15 S. 15
A.- Il 29 aprile 1968, H., allora domiciliato ad Ascona, comunicň alla Delegazione tutoria di quel comune che suo padre aveva espresso, in via testamentaria, il desiderio di farlo assistere da una persona di fiducia, segnatamente per la conclusione di vendite di quadri, di operazioni bancarie, di assunzione di debiti, ecc. H. dubitava che le preoccupazioni del genitore fossero interamente giustificate, ma ammetteva di avere scarsa esperienza commerciale.Il 22 maggio 1968, la Delegazione tutoria nominava a H. un assistente, a'sensi dell'art. 395 CC, nella persona di F. e, il 5 luglio 1968, ne dava comunicazione al Dipartimento cantonale dell'interno, autoritŕ di vigilanza sulle tutele. Con lettera 31 luglio 1968, il Dipartimento avvertiva la Delegazione che la nomina di un assistente presupponeva la conclusione definitiva del procedimento di inabilitazione previsto dall'art. 79 del regolamento sulle tutele e curatele. Tale procedimento non essendo stato promosso, la decisione comunale era nulla. L'autoritŕ di vigilanza confermň quanto sopra con lettera 2 ottobre 1968, ma l'autoritŕ comunale rimase inattiva.Il 9 aprile 1969, F. avvertiva l'autoritŕ tutoria comunale che, nelle suindicate condizioni, non poteva piů assumere delle responsabilitŕ per H. BGE 99 II 15 S. 16 Il 3 aprile 1969, H. trasferiva la sua residenza nella casa di sua proprietŕ a Tegna.
B.- Il 22 maggio 1970, la Delegazione tutoria di Tegna comunicava all'autoritŕ di vigilanza di essere dell'avviso di istituire una tutela volontaria e aggiungeva che, se non si fosse potuto ottenere il consenso dell'interessato, si avrebbe dovuto procedere all'istituzione della tutela coattiva.Il 16 dicembre 1971, H. sottoscrisse davanti a Franco Zaninetti, allora sindaco, una dichiarazione indirizzata alla Delegazione tutoria di Tegna, con la quale chiedeva l'istituzione della tutela volontaria. Ma, il 20 dello stesso mese, un avvocato di Zurigo, agente in nome di H., revocava l'istanza, indicando fra altro:"Wie mir mein Mandant mitteilte, soll er zur Unterzeichnung eines Dokumentes betreffend Verbeiständung aufgefordert worden sein. Dieses Dokument hat er offenbar unterzeichnet. Da mein Mandant nicht genau weiss, worum es sich handelt, widerrufe ich diese Unterschrift. Ich ersuche Sie, mir dieses Dokument zuzusenden."La Delegazione tutoria non rispose e, nella seduta del 3 luglio 1972, dopo aver sentito Franco Zaninetti, suo ex presidente, dichiarň aperta la tutela volontaria sulla base della richiesta del 16 dicembre 1971. Essa si riferě inoltre al referto medico 13 gennaio 1972 del dottor Franco Buzzi in Locarno.L'autoritŕ tutoria, ritenendo che il referto confermava quanto a lei noto dai suoi diretti contatti con H., ne concluse che questi non era in condizione di amministrare il suo patrimonio. Contemporaneamente gli designň come tutore Dario Solcŕ, tutore ufficiale. Il tutelando, invitato a partecipare alla seduta per ulteriori chiarimenti, era rimasto assente.
C.- H. si aggravň all'autoritŕ di vigilanza, chiedendo la revoca del provvedimento tutelare. Egli fece valere di non aver compresso la portata della dichiarazione fatta a suo tempo alla Delegazione tutoria e di non aver comunque inteso sottoporsi ad una tutela, bensě di aver semplicemente desiderato che gli fosse nominata una persona che lo aiutasse nel disbrigo dei suoi affari successorali. La sua istanza scritta di tutela volontaria era stata da lui comunque revocata per il tramite del suo avvocato. Inoltre, la decisione cantonale era viziata perchč presa, in trasgressione dell'art. 374 CC, senza preventivamente sentire l'interessato.Il ricorso venne respinto dall'autoritŕ cantonale di vigilanza. BGE 99 II 15 S. 17
D.- H. ha interposto un ricorso per riforma al Tribunale federale, chiedendo di annullare la suesposta decisione e di revocare la tutela.
E.- Con le sue osservazioni di risposta, il Dipartimento cantonale dell'interno, autoritŕ di vigilanza sulle tutele, propone di respingere il ricorso.
Erwägungen
Considerando in diritto:
1. Secondo l'art. 372 CC, ad una persona maggiorenne puň essere nominato un tutore a sua istanza qualora dimostri che non puň debitamente provvedere ai propri interessi per causa di debolezza senile, acciacchi od inesperienza.Da questa disposizione si deve anzitutto dedurre che l'istanza dell'interessato non giustifica per sč sola l'istituzione della tutela. Questa presuppone inoltre che, per i motivi indicati nel testo legale, il richiedente non possa debitamente provvedere ai propri interessi. La giurisprudenza del Tribunale federale ha tuttavia ammesso che i presupposti per la tutela volontaria possono essere stabiliti in modo meno rigorsoo di quanto richiesto per l'applicazione dell'art. 370 CC. Anche uno sviluppo difettoso, non ancora evidente, puň essere considerato come inesperienza o acciacco ("anderes Gebrechen") a'sensi dell'art. 372 CC; altrettanto dicasi dei disturbi psichici, non ancora definibili, come un'infermitŕ o debolezza di mente a'sensi dell'art. 369 cpv. 1 CC (RU 54 II 242; sentenze inedite 14 maggio 1969, Meier c. Vormundschaftsbehörde Glattfelden p. 6 e 20 aprile 1972 Anderegg c. Weisenamt Arbon p. 4 e 7/8).Il Tribunale federale ha inoltre desunto dall'art. 372 che l'adempimento dei presupposti oggettivi della tutela volontaria non deve essere accertato in un vero e proprio procedimento di interdizione, nč deve essere vincolato ai principi fissati dal Tribunale federale nella circolare del 18 maggio 1914 (RU 40 II 182; cfr. RU 54 II 242; 61 II 2/3; sentenza inedita 11 giugno 1970 Wuest c. Vormundschaftsbehörde Wetzikon p. 9). Tuttavia, la giurisprudenza ha stabilito che, proposta l'istanza di tutela, l'interessato non puň revocarla, neppure nel caso in cui la decisione dell'autoritŕ competente non sia ancora intervenuta (RU 54 II 242; sentenze inedite 14 maggio 1969, Meier c. Vormundschaftsbehörde Glattfelden p. 6/7, 11 giugno 1970 Wuest c. Vormundschaftsbehörde Wetzikon p. 8 e 20 aprile 1972 Anderegg c. Weisenamt Arbon p. 5/6). BGE 99 II 15 S. 18
2. Il principio giurisprudenziale, secondo cui il procedimento per l'istituzione di una tutela volontaria deve concludersi sulla base degli oggettivi elementi legali, indipendentemente dal fatto che l'interessato abbia revocato la sua istanza, non risulta da un esplicito testo legale: č il risultato di una interpretazione ed č fondato su due considerazioni: anzitutto che l'istanza dell'interessato non costituisce, a sč stante, motivo di tutela, bensě solo l'occasione per accertare l'esistenza dei presupposti legali oggettivi; poi che sarebbe illogico di ammettere la possibilitŕ di revoca dell'istanza, dal momento che, secondo l'art. 438 CC, istituita la tutela, questa non puň essere revocata, qualora non ne sia cessata la causa.Queste considerazioni devono essere riesaminate.a) L'art. 372 CC fa dipendere l'istituzione della tutela volontaria da un presupposto soggettivo - l'istanza dell'interessato - e da uno dei presupposti oggettivi indicati nella norma legale: debolezza senile, acciacchi o inesperienza. Sennonchč, secondo la vigente giurisprudenza, i due presupposti avrebbero una diversa portata: l'istanza dell'interessato sarebbe di mero carattere formale; sarebbe cioč solo l'occasione di procedere all'esame del caso; la tutela sarebbe giustificata esclusivamente dal presupposto oggettivo.In realtŕ, questa diversa valutazione dei due presupposti va oltre il testo legale ed č anzi in contraddizione con il contenuto materiale del medesimo. La possibilitŕ di procedere ad una tutela facilitata dipende anzitutto dal fatto che č richiesta dall'interessato. Se manca una valida istanza in proposito viene a mancare anche la giustificazione di esigere, rispetto alla tutela coattiva, minori garanzie (condizioni oggettive mitigate, omissione di un vero e proprio procedimento di interdizione). La diversa portata dell'intervento nella sfera personale del tutelando ha un senso solo se il provvedimento viene preso d'accordo con l'interessato. Questo accordo difetta se, nel momento della decisione dell'autoritŕ competente, risulta che l'interessato non si č espresso in modo esplicito o ha revocato la sua domanda. In tal caso, la tutela puň essere disposta solo nelle forme e alle condizioni di cui agli art. 369 e 370 CC; i presupposti per l'applicazione dell'art. 372 non sono adempiuti (in questo senso: M. HESS, Rechtliche Voraussetzungen und fürsorgerische Bedeutung der Entmündigung auf eigenes Begehren, in Zeitschrift für Vormundschaftswesen 1949, BGE 99 II 15 S. 19p. 60 e seg.; W. BAER, Die Entmündigung auf eigenes Begehren, ZVW 1955 p. 122 e seg.; Regierungsrat des Kant. Aargau, SJZ 38, p. 235; Regierungsrat des Kant. Bern, ZVW 1959 p. 31 e seg.; cfr. EGGER, Kommentar, n. 8 all'art. 372 CC e KAUFMANN, Kommentar, n. 8 allo stesso articolo).b) Anche il riferimento fatto nella suesposta giurisprudenza all'art. 438 risulta infondato. Questa disposizione č norma speciale applicabile solo alla revoca della tutela, non anche alla domanda di istituzione della medesima ed ha il chiaro significato di evitare che l'esistenza del provvedimento tutelare sia fatta dipendere dalla momentanea e fugace volontŕ del tutelato. Del resto, dal momento che ha ottenuto l'intervento dell'autoritŕ tutelare, l'interessato deve rendersi conto che, per norma legale, la tutela non puň essere revocata in ogni momento, bensě solo quando ne sia cessata la causa.
3. In concreto, resta pertanto da stabilire solo se il ricorrente ha validamente revocato la sua istanza. L'autoritŕ cantonale di vigilanza ne dubita, adducendo nella decisione impugnata che la relativa comunicazione non č stata indirizzata alla Delegazione tutoria e non č stata personalmente formulata dall'interessato.Sulla prima delle suesposte obiezioni č da rilevare che l'iniziale dichiarazione di revoca dell'istanza, quella del 20 dicembre 1971, č stata indirizzata al sindaco Zaninetti, il quale era membro di diritto della Delegazione tutoria (art. 11 cpv. 3 del regolamento sulle tutele e curatele), e che il telegramma di analogo contenuto del 20 giugno 1972 č stato indirizzato anche all'autoritŕ di vigilanza, la quale l'ha fatto tempestivamente proseguire all'autoritŕ competente. Anche le ripetute comunicazioni fatte all'avv. Pedrazzini, pure membro della Delegazione, dovevano essere note a questa autoritŕ. Ciň stante, dichiarare invalida l'istanza di revoca per l'errore d'indirizzo costituirebbe un evidente eccesso di formalismo e quindi un arbitrio (cfr. RU 87 I 5). Comunque č determinante il fatto che, nel momento della sua decisione, la Delegazione tutoria, tenuta a procedere d'ufficio all'accertamento dei presupposti legali, era in condizione di rendersi conto dell'avvenuta revoca dell'istanza di tutela volontaria; ciň che č pacifico.Pure infondata č l'obiezione secondo cui, dovendo la tutela volontaria essere personalmente richiesta dall'interessato, anche BGE 99 II 15 S. 20la relativa revoca doveva essere personalmente formulata dal medesimo.A questo proposito č vero che, nel momento della sua decisione, la Delegazione tutoria aveva avuto conoscenza della diversa volontŕ del tutelando solo per il tramite di un avvocato di Zurigo. In effetti, la conferma firmata da H. č del 13 luglio 1972 e quindi successiva alla decisione di tutela del 3 luglio 1972. Ma questa circostanza č irrilevante. Si comprende che, comportando la tutela la rinuncia a diritti personalissimi, l'autoritŕ esiga per la sua decisione un'istanza firmata dall'interessato. Non si comprende invece che la stessa esigenza sia posta anche per la difesa di tali diritti.Dottrina e giurisprudenza cantonali hanno infatti ammesso che persino gli interdetti, pur che siano capaci di discernimento, sono legittimati a scegliere un loro patrocinatore per ricorrere contro l'interdizione (SJZ 21, p. 127/128; cfr. EGDER, Kommentar n. 10 allo art. 19 CC).Si deve pertanto concludere che H. ha tempestivamente e validamente interposto la dichiarazione di revoca della sua istanza. Ne consegue che, difettando per l'applicazione dell'art. 372 CC un presupposto essenziale, la decisione di tutela deve essere annullata.
4. Anche a prescindere dalle questioni suesposte, la tutela del ricorrente potrebbe essere confermata solo se lo scopo al riguardo perseguito non potesse essere raggiunto mediante una misura di minore limitazione della libertŕ personale, segnatamente mediante l'inabilitazione a'sensi dell'art. 395 CC (RU 96 II 375 lett. e e 97 II 303). Dagli atti non risultano dati sufficienti per il giudizio di questa sede in punto alla proporzionalitŕ del provvedimento tutelare. Non vi risulta chiaramente se il ricorrente necessiti di una assistenza permanente, quale puň essere esercitata da un tutore. Risulta solo che l'autoritŕ tutoria ŕ preoccupata di proteggere il patrimonio, la cui amministrazione oltrepasserebbe le capacitŕ del ricorrente, onde non si vede perchč non dovrebbe bastare l'inabilitazione a'sensi dell'art. 395 cpv. 2 CC.Le autoritŕ comunali e cantonali dovranno accertare anzitutto se č data l'esigenza di un controllo permanente del comportamento personale del ricorrente; solo in caso affermativo la tutela sarebbe giustificata. Qualche indizio a tale proposito BGE 99 II 15 S. 21risulta, č vero, dal certificato medico del dott. Buzzi, ma mancano gli accertamenti di come le debolezze ivi indicate influisco no sul comportamento personale di H. Spetterŕ alle autoritŕ di tutela di chiarire la situazione e di prendere le misure piů adeguate.
Dispositiv
Il Tribunale federale pronuncia:Il ricorso č accolto e le decisioni 17 ottobre 1972 dell'autoritŕ di vigilanza sulle tutele e 3 luglio 1972 della Delegazione tutoria di Tegna sono annullate.