B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte I
A-8035/2015
Sen t en z a d e l 1 4 no vemb r e 2 0 1 7
Composizione
Giudici Michael Beusch (presidente del collegio),
Salome Zimmermann, Annie Rochat Pauchard,
cancelliera Sara Pifferi.
Parti
A._______,
ricorrente,
contro
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC,
Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo,
Eigerstrasse 65, 3003 Bern,
autorità inferiore.
Oggetto
Imposta preventiva.
A-8035/2015
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Fatti:
A.
La società anonima A._______, con sede a X._______, è iscritta a Registro
di commercio del Cantone B._______ dal 15 febbraio 2002. Il suo scopo
sociale è (…) (cfr. relativo estratto del registro di commercio).
B.
In data 10 agosto 2011, la A._______ ha inoltrato all’Amministrazione
federale delle contribuzioni (di seguito: AFC) il modulo 103 relativo alla
distribuzione di un dividendo di 100'000 franchi deciso dall’assemblea
generale degli azionisti del 25 luglio 2011, con scadenza al 24 agosto 2011.
Il 5 settembre 2011, la A._______ ha poi versato l’importo dovuto sulla
distribuzione del predetto dividendo a titolo d’imposta preventiva pari a
35'000 franchi (= 35% di 100'000 franchi).
C.
Il 21 novembre 2011, la A._______ ha postulato dinanzi all’AFC il rimborso
dell’imposta preventiva di 35'000 franchi, in quanto la relativa distribuzione
di dividendo, dichiarata con modulo 103 del 24 agosto 2011, non avrebbe
di fatto avuto luogo.
D.
L’8 dicembre 2011, l’AFC ha richiesto alla A._______ la copia del verbale
dell’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011 relativo alla
distribuzione del dividendo di 100'000 franchi, con scadenza al 24 agosto
2011, nonché del verbale relativo all’annullamento di detta distribuzione.
E.
Il 22 dicembre 2011, la A._______ ha trasmesso all’AFC una copia del
verbale dell’assemblea straordinaria degli azionisti del 22 dicembre 2011,
sancente l’annullamento del precedente verbale del 25 luglio 2011 e quindi
anche della deliberazione di distribuzione del dividendo di 100'000 franchi.
F.
Con scritto 16 febbraio 2012, l’AFC ha comunicato alla A._______ che,
nella misura in cui secondo il modulo 103 da lei trasmesso il 10 agosto
2011 la scadenza del dividendo si sarebbe verificata in data 24 agosto
2011, la decisione di revoca del versamento di tale dividendo intervenuta
solo successivamente, ossia il 22 dicembre 2011, non avrebbe alcun
influsso sulla sussistenza del credito fiscale d’imposta preventiva di
35'000 franchi sorto in virtù della legge. L’AFC ha altresì informato la
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A._______ che la rinuncia alla distribuzione del dividendo, se da lei
confermata, costituirebbe di principio un versamento suppletivo soggetto
alla tassa di emissione di bollo. Per tale motivo, l’AFC ha invitato la
A._______ a compilare il modulo 4.
G.
Con scritto 23 marzo 2012, la A._______ – per il tramite del suo rappresen-
tante – ha precisato di aver rinunciato a posteriori alla distribuzione del
dividendo, in quanto dopo aver deliberato il dividendo stesso, si sarebbe
trovata con una mancanza di liquidità dovuta a mancati incassi e pagamen-
ti da parte dei debitori: anziché chiudersi con un utile lordo di 180'831 fran-
chi – di cui 71'660 franchi destinati a coprire le perdite riportate, 8'268 fran-
chi attribuiti alle riserve e 100'000 franchi da distribuire quale dividendo
lordo – l’esercizio 2010 si sarebbe invero concluso con una perdita di
67'077 franchi, sicché non vi sarebbe alcun dividendo da distribuire. Dopo
una revisione straordinaria, eseguita dalla fiduciaria C._______, con sede
ad Y._______, sarebbero emerse gravi lacune ed errori nell’allestimento
della contabilità relativa all’esercizio 2010. Per questo motivo, la
A._______ avrebbe poi apportato le necessarie correzioni, con
conseguente annullamento della distribuzione del dividendo.
H.
Su richiesta dell’AFC, la A._______ le ha poi trasmesso copia del verbale
dell’assemblea generale degli azionisti del 23 aprile 2012 relativa all’appro-
vazione dei conti 2010 e del bilancio e conto economico per l’esercizio
2010 rivisitato e corretto, così come dei conti relativi al 2009 e al 2011.
I.
Con scritto 4 luglio 2012, l’AFC ha informato la A._______ di non poter
prendere in considerazione i predetti documenti per il rimborso dell’imposta
preventiva, per gli stessi motivi già annunciati con scritto 16 febbraio 2012.
Essa ha dunque nuovamente invitato la predetta società a voler dichiarare
per mezzo del modulo 4 la rinuncia al versamento del dividendo.
J.
Con scritto 19 luglio 2012, la A._______ ha postulato l’emanazione di una
decisione formale circa la sua richiesta di rimborso dell’imposta preventiva
di 35'000 franchi, ribadendo i motivi che l’hanno portata ad annullare la
distribuzione del dividendo di 100'000 franchi.
K.
Con decisione 4 luglio 2014, l’AFC ha formalmente respinto la domanda di
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restituzione dell’imposta preventiva, in quanto la rinuncia alla distribuzione
del dividendo è intervenuta dopo la sua scadenza e non ha pertanto alcun
influsso sull’esistenza del credito d’imposta preventiva, qui confermato,
così come già annunciato alla A._______ nella precedente
corrispondenza. Essa ha poi ritenuto la sussistenza di un versamento
suppletivo in rapporto alla rinuncia alla distribuzione del dividendo e
imposto la A._______ al pagamento della tassa di bollo d’emissione
dell’importo di 650 franchi, più un interesse di mora del 5% sull’ammontare
di 650 franchi a calcolare dal 30 luglio 2012.
L.
Con reclamo 2 settembre 2014, la A._______ ha impugnato detta
decisione ribadendo la richiesta di rimborso dell’imposta preventiva di
35'000 franchi e i motivi che l’hanno condotta ad annullare la distribuzione
del dividendo. Essa ha poi sottolineato di essersi spontaneamente
« denunciata » all’AFC in data 21 novembre 2011, sicché la rinuncia alla
distribuzione del dividendo e la relativa necessaria correzione dei conti e
dei bilanci – a suo avviso, qualificabile di « Bilanzberichtigung » – sarebbe
intervenuta prima dell’apertura di un qualsiasi controllo ufficiale fiscale.
Nella misura in cui il conto annuale 2010 corretto, approvato
dall’assemblea generale degli azionisti in data 23 aprile 2012, sarebbe
stato utilizzato ed ammesso quale base per la tassazione dell’esercizio
2010, lo stesso dovrebbe valere anche dal profilo dell’imposta preventiva.
Le correzioni da essa operate giustificherebbero dunque il postulato
rimborso dell’imposta preventiva.
M.
Con decisione su reclamo del 9 novembre 2015, l’AFC (di seguito: l’autorità
inferiore) ha confermato la decisione 4 luglio 2014, ribadendo in sostanza
l’insussistenza dei presupposti per un rimborso dell’imposta preventiva.
N.
Avverso la predetta decisione, la A._______, con sede a X._______ (di
seguito: ricorrente) – per il tramite della sua rappresentante – si aggrava
ora dinanzi al Tribunale amministrativo federale con ricorso 10 novembre
2015. Protestando tasse, spese e ripetibili, essa postula l’annullamento
della decisione impugnata nonché della precedente decisione 4 luglio 2014
dell’autorità inferiore, con il conseguente riconoscimento del rimborso
dell’imposta preventiva di 35'000 franchi, oltre accessori. Ribadendo in
sostanza quanto già allegato dinanzi all’autorità inferiore, la ricorrente
lamenta un apprezzamento incompleto e inesatto della fattispecie da parte
dell’AFC. A suo avviso, la correzione del bilancio e il relativo l’annullamento
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della distribuzione del dividendo di 100'000 franchi dovrebbe avere effetto
ex tunc, la ricorrente sottolinea che i suoi azionisti avrebbero agito in buona
fede durante l’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011 e nel
deliberare l’approvazione dei conti e la distribuzione del dividendo di
100'000 franchi, non essendo all’epoca al corrente della reale situazione
finanziaria della società e delle irregolarità nella tenuta della contabilità. In
tale evenienza, andrebbe constata la nullità della predetta deliberazione
nonché del dividendo deciso in tale occasione.
O.
Con risposta 4 marzo 2016, l’autorità inferiore ha in sostanza postulato il
rigetto del predetto ricorso.
P.
Ulteriori fatti e argomenti verranno ripresi, per quanto necessario, nei
considerandi in diritto del precedente giudizio.
Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni
ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-
lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione
dell’imposta preventiva – come nel caso concreto – sono impugnabili
dinanzi al Tribunale (cfr. art. 39 della legge federale del 13 ottobre 1966
sull’imposta preventiva [LIP, RS 642.21] in combinato disposto con l’art. 32
LTAF). La procedura è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga
altrimenti (cfr. art. 37 LTAF). Ne discende che lo scrivente Tribunale risulta
competente per dirimere la presente vertenza.
1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg.,
art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste dalla
legge (art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione dell’AFC fondata sul
diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che respinge la domanda di
rimborso dell’imposta preventiva della ricorrente e la condanna al
pagamento della tassa di bollo d’emissione. Poiché la decisione impugnata
comporta un onere pecuniario per la ricorrente, quest’ultima risulta
legittimata a ricorrere ex art. 48 cpv. 1 PA.
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Pagina 6
1.3 Oltre all’annullamento della decisione su reclamo del 9 novembre 2015
dell’autorità inferiore, la ricorrente postula altresì l’annullamento della
precedente decisione 4 luglio 2014. Sennonché, tenuto conto dell’effetto
devolutivo della procedura di ricorso (cfr. DTF 134 II 142 consid. 1.4; 129
II 438 consid. 1; [tra le tante] sentenza del TAF A-2878/2013 del
21 novembre 2013 consid. 1.3), soltanto la decisione su reclamo del
9 novembre 2015 dell’autorità inferiore risulta impugnabile dinanzi allo
scrivente Tribunale. Le censure sollevate avverso la decisione 4 luglio
2014 sono pertanto qui irricevibili.
1.4 Visto quanto precede, il ricorso – su riserva di quanto precisato al
consid. 1.3 che precede – è ricevibile in ordine e deve essere esaminato
nel merito dallo scrivente Tribunale.
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
In particolare, ai sensi dell’art. 49 lett. b PA, l’accertamento dei fatti è
incompleto allorquando tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova
determinanti per la decisione non sono stati presi in considerazione
dall’autorità inferiore. L’accertamento è invece inesatto allorquando
l’autorità ha omesso d’amministrare la prova di un fatto rilevante, ha
apprezzato in maniera erronea il risultato dell’amministrazione di un mezzo
di prova, o ha fondato la propria decisione su dei fatti erronei, in
contraddizione con gli atti dell’incarto, ecc. (cfr. sentenza del TAF A-
3440/2012 del 21 gennaio 2014 consid. 2.1.2 con i numerosi rinvii).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2007/41 con-
sid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5,
pag. 300). I principi della massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio
del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede difatti sponta-
neamente a constatazioni complementari o esamina altri punti di diritto solo
se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF
122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3).
Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rügeprinzip »)
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l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono
evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presenta-
zione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio inquisitorio non è quindi
assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 139 consid. 2b). Il
dovere processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorren-
te che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende,
in particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 119 III 70 consid. 1; MOOR/POLTIER,
op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
2.3 Stante l’art. 61 cpv. 1 PA, l’autorità di ricorso decide la causa o eccezio-
nalmente la rinvia, con istruzioni vincolanti all’autorità inferiore. Anche se
la procedura di ricorso è retta in maniera generale dal principio della
massima inquisitoria, non spetta tuttavia alle autorità di ricorso ricostruire
la fattispecie determinante per la decisione (cfr. [tra le tante] sentenza del
TAF A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 2.3; decisione della Com-
missione federale di ricorso in materia di contribuzioni [CRC] del 21 giugno
2004 in: Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione
[GAAC] 68.156 consid. 3bb). Nel contesto della procedura di ricorso si
tratta piuttosto di esaminare la fattispecie così come è stata stabilita dall’au-
torità inferiore e, nel caso particolare, di confermarla o di completarla. In
principio, allorquando l’autorità ammette interamente o in parte il ricorso,
essa statuisce sul medesimo affare (decisione di natura riformatoria; art. 61
cpv. 1 PA ab initio). Eccezionalmente, sussiste anche la possibilità di
rinviare la causa all’autorità inferiore con istruzioni imperative, affinché
renda una nuova decisione (decisione di natura cassatoria; art. 61 cpv. 1
PA in fine). Siffatto rinvio si giustifica segnatamente nel caso in cui altri
elementi relativi alla fattispecie devono essere constatati e che la proce-
dura di amministrazione delle prove risulta essere troppo gravosa (cfr. [tra
le tante] sentenza del TAF A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 2.3
con rinvii). In una simile evenienza si intende salvaguardare il principio
della doppia istanza di giudizio, poiché il ricorrente potrà nuovamente
contestare questi punti, i quali, per definizione, saranno nuovi, ciò che
sarebbe escluso se lo scrivente Tribunale statuirebbe (cfr. GAAC 68.156
consid. 3bb con rinvii). Anche se il Tribunale è competente per procedere
a ulteriori atti istruttori volti ad acclarare la fattispecie, è preferibile infine
che sia l’autorità inferiore, peraltro la più prossima in materia, a pronunciar-
si sulla causa. Il rinvio è invece indispensabile allorquando appare che la
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fattispecie determinante è stata manifestamente constatata in maniera
inesatta o incompleta e che conseguentemente, ciò configura una grave
violazione dell’art. 49 lett. b PA. In simili casi, una decisione di natura
riformatoria emanata dal Tribunale non entra più in linea di conto (cfr. [tra
le tante] sentenza del TAF A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 2.3
con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191, n. 3.197 segg.).
3.
In concreto, litigiosa è unicamente la domanda di rimborso dell’imposta
preventiva dell’importo di 35'000 franchi respinta dall’AFC e postulata dalla
società ricorrente in rapporto alla distribuzione di dividendo di 100'000 fran-
chi decisa dall’assemblea generale degli azionisti in data 25 luglio 2011,
con scadenza al 24 agosto 2011, poi revocata retroattivamente dall’assem-
blea straordinaria degli azionisti in data 22 dicembre 2011.
Ciò sancito, prima di pronunciarsi al riguardo (cfr. consid. 3.6 del presente
giudizio), qui di seguito verranno dapprima richiamati i principi applicabili
alla presente fattispecie in rapporto alle prestazioni valutabili in denaro
sotto forma di dividendo e alla nascita della relativa imposta preventiva
(cfr. considd. 3.1 – 3.4 del presente giudizio), nonché in rapporto alla loro
annullabilità in presenza di una deliberazione dell’assemblea generale
nulla o annullabile (cfr. consid. 3.4.2 del presente giudizio), rispettivamente
di storni o rettifiche contabili (consid. 3.4.3 del presente giudizio).
3.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei
capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost. e art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta
preventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata
dell’imposta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).
Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i redditi
di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limitata o
cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi da una
persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa
ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP).
L’art. 20 cpv. 1 dell’ordinanza del 19 dicembre 1966 sull’imposta preventiva
(OIPrev, RS 642.211) considera reddito imponibile di azioni, ogni
prestazione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti
di partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere
di rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della
prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di
partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.; [tra le tante]
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sentenze del TAF A-5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.1.1; A-
2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.1.2 con rinvii).
3.2
3.2.1 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile,
il quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva
(cfr. art. 10 cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Giusta l’art. 16 cpv. 1
lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni dopo che è sorto il
credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il credito fiscale sorge alla
scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 cpv. 1 LIP). Un interesse
di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida, sugli importi di imposta non
ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1 fino al giorno del
pagamento (cfr. art. 16 cpv. 2 LIP in combinato disposto con l’art. 1
dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale delle
finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preventiva
[RS 642.212]; [tra le tante] sentenze del TAF A-2078/2016 del 1° novembre
2016 consid. 5.6 con rinvii; A-570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.3).
3.2.2 La nozione di « scadenza » ai sensi dell’art. 12 cpv. 1 LIP per la de-
terminazione della nascita del credito fiscale è di principio quella del diritto
civile (cfr. sentenze del TAF A-570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.4
con rinvii; A-5056/2012 del 16 luglio 2013 consid. 2.4; MICHAEL BEUSCH, in:
Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über
die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di seguito: VStG-Kommentar], n. 21
ad art. 12 LIP; W. ROBERT PFUND, Die eidgenössischen Steuern, Zölle und
Abgaben, Verrechnungssteuer, Parte I, 1971, n. 2.2 ad art. 12 LIP). Nel
caso in disamina, determinante è la scadenza di diritto civile dei dividendi,
equivalente alla scadenza del credito di imposta preventiva.
3.2.3 L’utile netto dell’esercizio annuale di una società per azioni viene di
regola distribuito agli azionisti sotto forma di dividendo. Giusta l’art. 675
cpv. 1 CO, il dividendo può essere prelevato solo sopra l’utile risultante dal
bilancio e sulle riserve all’uopo costituite. Detto dividendo non scade tutta-
via con il decorrere dell’esercizio annuale, bensì prima, ossia non appena
l’assemblea generale degli azionisti ha determinato l’utile d’esercizio ed
emanato un’apposita decisione al riguardo. Giusta l’art. 698 cpv. 2 cifra 4
CO, l’approvazione del conto annuale, come pure la deliberazione
sull’impiego dell’utile risultante dal bilancio, in modo particolare la determi-
nazione del dividendo e della partecipazione agli utili sono poteri intrasmis-
sibili che spettano all’assemblea generale. Tali poteri intrasmissibili non
possono essere esercitati dagli altri organi della società. Di norma, nel mo-
mento in cui l’assemblea generale delibera una distribuzione dei dividendi,
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Pagina 10
la stessa fissa immediatamente una data precisa per il loro pagamento; in
tal caso, i dividendi sono reputati come scaduti alla predetta data. In caso
contrario, ossia quando non viene stabilita una data determinata, i dividendi
sono invece reputati come immediatamente scaduti (cfr. sentenza del TF
2C_730/2013 del 4 febbraio 2014 consid. 3.4; sentenze del TAF A-
570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.4.1; A-5056/2012 del 16 luglio
2013 consid. 2.4.1; BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 33 ad art. 12 LIP).
Conformemente alla scadenza di diritto civile, l’art. 21 cpv. 3 OIPrev,
sancisce che se non è stabilita la data di scadenza del reddito, il termine di
30 giorni decorre dal giorno in cui viene deliberata la distribuzione o, non
dandosi una deliberazione, dal giorno della distribuzione del reddito. Ne
discende che, sia secondo il diritto civile, che il diritto fiscale, il giorno della
scadenza del dividendo – immediata o ad una determinata data – e della
conseguente nascita del relativo credito d’imposta preventiva sulla base
della decisione dell’assemblea generale, può di principio essere sempre
determinato (cfr. sentenze del TAF A-570/2014 del 19 settembre 2014
consid. 4.4.2 con rinvii; A-5056/2012 del 16 luglio 2013 consid. 2.4.3).
3.3 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del
tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del
quale, il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza
esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-
sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto
prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o
compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38
cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione
esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei
questionari (cfr. art. 39 cpv. 1 LIP) nonché nel procedere con il versamento
dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-
5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.3; A-2078/2016 del 1° novembre
2016 consid. 5.3 con rinvii).
In tale contesto, giusta l’art. 39 cpv. 1 LIP, il contribuente deve indicare
coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere
importanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di
calcolo dell’imposta; egli è tenuto in particolare a produrre, su richiesta, tutti
i documenti corredati dai giustificativi e da altra documentazione. In tal
senso, al contribuente incombe un dovere di collaborazione, lo stesso
essendo tenuto a fornire all’AFC tutte le informazioni necessarie
all’accertamento dell’imposta preventiva. Se l’AFC ritiene che sussista una
prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev, il contribuente
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Pagina 11
può da parte sua contestare il proprio assoggettamento all’imposta
preventiva adducendo la controprova atta a dimostrare il contrario (cfr. [tra
le tante] sentenze del TAF A-5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.4;
A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.4 con rinvii).
3.4
3.4.1 Secondo la giurisprudenza e la prassi amministrativa, una volta sorto
conformemente all’art. 12 LIP, un credito d’imposta preventiva continua a
sussistere fino alla sua estinzione – segnatamente per effetto della prescri-
zione o del condono (cfr. artt. 17 e 18 LIP) – quand’anche le condizioni alla
base della sua nascita vengano meno successivamente con effetto ex
nunc. L’imposta preventiva avendo carattere formale, l’annullamento da
parte dell’assoggettato di una prestazione imponibile non conduce in linea
di principio alla soppressione pura e semplice di un credito fiscale nato ex
lege. Eventuali accordi intervenuti successivamente tra le parti, di fatto non
hanno pertanto alcuna influenza sul credito fiscale (cfr. A-1360/2006 del
1° marzo 2007 consid. 5.1 con rinvii, confermata dal TF con sentenza
2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008; cfr. parimenti sentenze del TAF A-
5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.5.2; A-570/2014 del 19 settembre
2014 consid. 4.6 con rinvii; A-4934/2013 del 4 settembre 2014 consid. 2.6
con rinvii; BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 10 ad art. 12 LIP con rinvii).
3.4.2 In presenza di negozi giuridici nulli o annullabili ai sensi del diritto
civile, tale principio va tuttavia qui relativizzato.
3.4.2.1 Secondo la giurisprudenza, un negozio giuridico nullo o annullabile
ai sensi del diritto civile, che per natura sarebbe di principio fiscalmente
imponibile, non dà origine all’imposta preventiva allorquando i seguenti
presupposti sono adempiuti cumulativamente: (i) sussiste un negozio giu-
ridico nullo o annullabile ai sensi del diritto civile; (ii) detto negozio giuridico
nullo o annullabile viene retroattivamente annullato dai diretti interessati;
(iii) i diretti interessati hanno agito in buona fede (cfr. sentenza del TAF A-
570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.5; decisione della CRC del
3 ottobre 2003, in: GAAC 68.59 consid. 3b; BEUSCH, VStG-Kommentar,
n. 13 ad art. 12 LIP con rinvii; PFUND, op. cit., n. 1.14 ad art. 12 LIP). A
contrario, allorquando i diretti interessati accettano volontariamente le
conseguenze di un negozio giuridico nullo o annullabile, rispettivamente
hanno agito in mala fede, si reputa detto negozio giuridico come soggetto
all’imposta preventiva (cfr. BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 12 ad art. 12 LIP;
PFUND, op. cit., n. 1.14 ad art. 12 LIP).
A-8035/2015
Pagina 12
3.4.2.2 In rapporto alla buona fede, a difetto di norme di diritto pubblico, è
l’art. 3 CC ad essere determinante (cfr. sentenza del TAF A-570/2014 del
19 settembre 2014 consid. 4.5 con rinvii). Giusta l’art. 3 cpv. 1 CC, quando
la legge fa dipendere un effetto giuridico dalla buona fede di una persona,
la buona fede si presume. Giusta l’art. 3 cpv. 2 CC, nessuno può invocare
la propria buona fede quando questa sia incompatibile con l’attenzione che
le circostanze permettevano di esigere da lui. Si reputa che gli azionisti
abbiano agito in mala fede in applicazione dell’art. 3 cpv. 2 CC, allorquando
agendo con l’attenzione che le circostanze permettevano di esigere di loro,
quest’ultimi avrebbero potuto avere piena conoscenza dell’irregolarità della
decisione da essi pronunciata (cfr. sentenza del TAF A-570/2014 del
19 settembre 2014 consid. 4.5 con rinvii).
3.4.2.3 Perché l’imposta preventiva venga annullata, non è tuttavia suffi-
ciente che i diretti interessati abbiano agito in buona fede e annullato
retroattivamente un negozio giuridico. Un negozio giuridico dev’essere
effettivamente invalidato ai sensi del diritto civile o del diritto pubblico. Ciò
è segnatamente il caso in presenza di una decisione cresciuta in giudicato
della competente autorità, generalmente l’autorità civile. In tale evenienza,
l’AFC è tenuta a rispettare la decisione civile che constata la nullità o
annulla il negozio giuridico in maniera retroattiva. In tale contesto, qualora
sia pendente dinanzi ad un’autorità civile una procedura mirata a consta-
tare la nullità o l’annullamento di un negozio giuridico, l’AFC sarà tenuta ad
attendere che la relativa decisione cresca in giudicato su questa questione
preliminare, prima di potersi pronunciare circa la questione principale
dell’assoggettamento all’imposta preventiva (cfr. BEUSCH, VStG-Kommen-
tar, n. 14 ad art. 12 LIP; PFUND, op. cit., n. 1.15 ad art. 12 LIP). Qualora
tuttavia detta autorità civile non si sia pronunciata sulla questione prelimi-
nare, rispettivamente i diretti interessati non si siano rivolti a quest’ultima
per fare constatare la nullità o pronunciare l’annullamento del negozio
giuridico, l’AFC – quale autorità competente per la questione principale –
non è allora più legata al giudizio dell’autorità civile, sicché la stessa può
pronunciarsi anche sulla questione preliminare (cfr. BEUSCH, VStG-
Kommentar, n. 15 ad art. 12 LIP; PFUND, op. cit., n. 1.15 ad art. 12 LIP).
3.4.2.4 Nel caso specifico della società anonima, giusta l’art. 706b cifra 3
CO, è in particolare nulla la deliberazione dell’assemblea generale che
viola le disposizioni sulla protezione del capitale. Tutte le deliberazioni
dell’assemblea generale che violano le prescrizioni sul prelievo legale
dell’utile sono pertanto nulle. Ciò è segnatamente il caso allorquando la
decisione sull’impiego dell’utile e la sua distribuzione agli azionisti sotto
forma di dividendo (cfr. art. 660 CO) viene pronunciata senza che sussista
A-8035/2015
Pagina 13
il necessario capitale proprio liberamente disponibile, ossia senza che
sussistano l’utile risultante dal bilancio e le riserve costituite a tale scopo,
in violazione dell’art. 675 cpv. 2 CO. Tale è altresì il caso allorquando la
società libera semplicemente la parte bloccata delle riserve legali generali
(art. 671 CO) al fine di costituite un utile risultante dal bilancio, che di fatto
invero non esiste. In virtù dell’art. 731 cpv. 3 CO, la decisione sull’appro-
vazione del conto annuale e del conto di gruppo e sull’impiego dell’utile
risultante dal bilancio è altresì nulla, allorquando quest’ultima non è
suffragata dalla necessaria relazione di revisione dell’Ufficio di revisione ai
sensi dell’art. 731 cpv. 1 CO. Negli altri casi, ossia quando per il prelievo
legale dell’utile vengono disattese delle mere formalità, la deliberazione
dell’assemblea generale è invece solo annullabile ai sensi dell’art. 706 CO,
purché essa venga contestata entro due mesi dalla data dell’assemblea
generale ai sensi dell’art. 706a cpv. 1 CO (cfr. sentenza del TAF A-
570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.7; PETER BÖCKLI, Schweizer
Aktienrecht, 4a ed. 2009, pag. 1526 n. 547).
3.4.3 In assenza di un negozio giuridico nullo o annullabile in virtù del diritto
civile, un’imposta preventiva può ancora essere eccezionalmente annullata
in virtù della prassi amministrativa denominata « Stornopraxis », qualora
quest’ultima risulti applicabile.
3.4.3.1 Secondo detta prassi, eventuali storni e rettifiche contabili (« Storni
und Nachtragsbuchungen ») operate dal contribuente vengono riconosciuti
in via eccezionale dall’AFC alle seguenti condizioni restrittive:
(1) La prestazione imponibile viene contabilizzata prima di un qualsiasi
controllo dell’AFC e la contabilizzazione di detta prestazione
interviene in maniera corretta durante l’esercizio contabile in causa,
perlomeno prima dell’approvazione del conto annuale da parte
dell’assemblea generale e al più tardi un anno dopo la fine
dell’esercizio contabile in causa.
(2) Qualora invece il conto annuale sia già stato approvato dall’assem-
blea generale, la rettifica contabile è riconosciuta solamente se è
stata effettuata prima di un qualsiasi controllo dell’AFC, purché la
prestazione imponibile non sia stata effettuata in mala fede o, per
giunta, in violazione delle norme sulla tenuta della contabilità com-
merciale (cfr. art. 957 segg. CO). Si considera che una prestazione
imponibile è stata effettuata « in mala fede », qualora, ad esempio, si
è manifestamente voluto procedere ad una « distribuzione dissimu-
lata di utile » e che ci si trovi, perlomeno oggettivamente, in presenza
di una sottrazione d’imposta. Ciò è segnatamente il caso allorquando
A-8035/2015
Pagina 14
delle prestazioni non vengono contabilizzate oppure delle fatture
fittizie vengono contabilizzate (cfr. sentenza del TF 2C_115/2007
dell’11 febbraio 2008 consid. 6.1; cfr. [tra le tante] sentenza del TAF
A-5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.5.2 con rinvii; BEUSCH,
VStG-Kommentar, n. 17 ad art. 12 LIP con rinvii).
In sostanza, una rettifica contabile non viene mai riconosciuta se la stessa
interviene soltanto successivamente ad un controllo dell’AFC – ossia a
causa di detto controllo – o se la prestazione imponibile in questione è stata
fornita in mala fede o in contrasto con le norme sulla tenuta della contabilità
(cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008 consid. 6.1; sen-
tenze del TAF A-5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.5.2; A-
2637/2016 del 7 aprile 2017 consid. 2.8; BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 18
ad art. 12 LIP con rinvii).
3.4.3.2 In materia di dividendi, il Tribunale federale ha già avuto modo di
sancire – sulla base della dottrina unanime (cfr. [in particolare] PFUND,
op. cit., n. 1.11 ad art. 12 LIP; BAUER-BALMELLI/KÜPFER/HOCHREUTENER,
Die Praxis der Bundessteuern, Stempelabgaben und Verrechnungssteuer,
Parte II, Vol. II, 2008, n. 18 e 22 ad art. 12 LIP; BEUSCH, VStG-Kommentar,
n. 18 ad art. 12 LIP) – che se il dividendo deciso da una società è scaduto,
l’imposta preventiva è dovuta anche se i soci rinunciano ulteriormente al
versamento o annullano la decisione relativa alla ripartizione del beneficio
(cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008 consid. 4.1 con
rinvii; cfr. parimenti sentenze del TF 2C_730/2013 del 4 febbraio 2014 con-
sid. 3.5; 2C_116/2010 del 21 giugno 2010 consid. 2.2 [conferma giurispru-
denza). L’imposta preventiva è dovuta quand’anche la rinuncia interviene
prima della scadenza del credito d’imposta (cfr. art. 16 cpv. 1 lett. c LIP).
In tale contesto, il Tribunale federale ha altresì precisato che la
« Stornopraxis », sviluppata in rapporto alle prestazioni valutabili in denaro,
non trova infatti applicazione in caso di rinuncia da parte degli azionisti alla
distribuzione di dividendi scaduti (cfr. sentenza del TF 2C_115/2007
dell’11 febbraio 2008 consid. 6.1 con rinvii; BEUSCH, VStG-Kommentar,
n. 18 ad art. 12 LIP). Come visto (cfr. consid. 3.2.3 del presente giudizio),
giusta l’art. 698 cpv. 2 lett. d CO, la decisione circa la distribuzione del
dividendo e l’approvazione dei conti spettano all’assemblea generale degli
azionisti. La legge non contiene regole sull’annullamento di una decisione
presa dall’assemblea generale. Tuttavia, considerato il fatto che la
decisione relativa alla distribuzione di un dividendo è una competenza
inalienabile dell’assemblea generale e conformemente al principio del
parallelismo delle forme, solamente quest’ultima può annullare la decisione
A-8035/2015
Pagina 15
di distribuzione del dividendo. Un tale annullamento implica, inoltre, la
modifica dei conti della società. Ora, l’approvazione dei conti è ugualmente
una competenza inalienabile dell’assemblea generale. Una decisione
d’annullamento, che risulta dal cambiamento di idea della maggioranza
degli azionisti, ha solamente effetto ex nunc e non ex tunc (cfr. sentenza
del TF 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008 consid. 4.2 con rinvio).
3.5
3.5.1 La Confederazione può riscuotere una tassa di bollo sui titoli, sulle
quietanze di premi d’assicurazione e su altri documenti delle operazioni
commerciali; ne sono eccettuati i documenti delle operazioni fondiarie e
ipotecarie (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 della legge federale del
27 giugno 1973 sulle tasse di bollo [LTB, RS 641.10]). Stante l’art. 5 cpv. 2
lett. a LTB soggiacciono alla tassa di bollo d’emissione – poiché equiparati
alla costituzione di diritti di partecipazione giusta l’art. 5 cpv. 1 LTB – i
versamenti suppletivi che i soci fanno alla società, senza una corrispon-
dente controprestazione e senza aumento del capitale sociale iscritto nel
registro di commercio o dell’ammontare versato sulle quote sociali della
società cooperativa. La tassa d’emissione è dell’1% e va calcolata, quanto
ai versamenti suppletivi, sul loro ammontare (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. b LTB).
Il credito fiscale in rapporto a dei versamenti suppletivi nasce all’atto del
versamento (art. 7 cpv. 1 lett. e LTB) ed è esigibile 30 giorni dopo ch’esso
è sorto (cfr. art. 11 lett. c LTB).
3.5.2 L’art. 5 cpv. 2 LTB completa la regola dell’art. 5 cpv. 1 LTB esten-
dendo l’imposizione a tutti i versamenti suppletivi che i soci o gli azionisti
fanno alla società che si possono spiegare soltanto con il rapporto di parte-
cipazione tra il socio/azionista e la società. Non vengono, invece, tassati i
versamenti fatti dai soci (o azionisti) che poggiano su un altro fondamento
giuridico (ad es. mutui veri e propri) o su una controprestazione. Sono
naturalmente tassabili i versamenti suppletivi fatti da persone vicine ai soci
e delle quali si fa uso al solo scopo di eludere la tassa (cfr. Messaggio del
25 ottobre 1972 concernente una nuova legge federale sulle tasse di bollo,
FF 1972 II 1068, 1081 [di seguito: Messaggio LTB]; ECKERT/PIGUET, in:
Commentaire droits de timbre, n. 26 ad art. 5 LTB; STOCKAR/FAGET-
TI/FONTANA, Le tasse di bollo e l’imposta preventiva, 2aed. 1995, n. 3.12).
Per versamento, va inteso ogni tipo di vantaggio concesso alla società,
spiegabile soltanto con il rapporto di partecipazione tra il socio/azionista e
la società. Orbene, la qualificazione di versamento suppletivo non
presuppone l’esistenza di un abuso: è sufficiente che il vantaggio concesso
alla società fosse riconoscibile (cfr. sentenza del TAF A-1449/2015 del
A-8035/2015
Pagina 16
2 novembre 2015 consid. 4.1.1; ECKERT/PIGUET, op. cit., n. 27 e 28 ad
art. 5 LTB con rinvii; Messaggio LTB, FF 1972 II 1068, 1080 seg.).
3.5.3 A differenza della nozione di versamento, quella di socio necessita di
un’interpretazione formale. Un versamento suppletivo non può che essere
effettuato dal titolare giuridico di diritti di partecipazione della società e non
– su riserva dei casi d’abuso – da persone vicine ad essa (cfr. sentenza del
TAF A-1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 4.1.2; ECKERT/PIGUET,
op. cit., n. 30 ad art. 5 LTB con rinvii; Messaggio LTB, FF 1972 II 1068,
1080 seg.).
3.5.4 L’abbandono di crediti, di principio costituisce un versamento
suppletivo accordato dal socio alla società che, come tale, soggiace alla
tassa di bollo d’emissione ai sensi dell’art. 5 cpv. 2 lett. a LTB (cfr. sentenze
del TF 2C_1095/2015 del 27 maggio 2016 consid. 5.3.1; 2C_115/2007
dell’11 febbraio 2008 consid. 7.2 con rinvii; sentenze del TAF A-1449/2015
del 2 novembre 2015 consid. 4.1.3; A-4188/2009 del 1° settembre 2011
consid. 3.2 con rinvii; ECKERT/PIGUET, op. cit., n. 37 ad art. 5 LTB con rinvii;
STOCKAR/FAGETTI/FONTANA, op. cit., n. 3.19; DUSS/VON AH/SIEBER, in:
Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, n. 58 segg. ad art. 5 LTB).
3.6
3.6.1 In concreto, come giustamente rilevato l’autorità inferiore nella deci-
sione impugnata ed incontestato dalla stessa società ricorrente, dal formu-
lario 103 del 10 agosto 2011 agli atti risulta chiaramente che l’assemblea
generale degli azionisti ha deliberato un dividendo di 100'000 franchi in
data 25 luglio 2011 e fissato la scadenza al 24 agosto 2011 (cfr. atto n. 10
dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore [di seguito: inc. AFC]). In data
5 settembre 2011, la ricorrente ha poi provveduto al versamento della
relativa imposta preventiva di 35'000 franchi. In virtù della legge, il credito
d’imposta preventiva risulta pertanto a priori essere sorto in data 24 agosto
2011, per stessa volontà della società ricorrente (cfr. considd. 3.2.2 e 3.2.3
del presente giudizio). Detto dividendo non risulta essere stato versato agli
azionisti. In data 22 dicembre 2011, l’assemblea straordinaria degli
azionisti della società ricorrente ha poi deliberato l’annullamento del
predetto dividendo (cfr. atto n. 9 dell’inc. AFC; doc. F prodotto dalla
ricorrente) e postulato il rimborso della corrispettiva imposta preventiva con
scritto 21 novembre 2011 (cfr. doc. G prodotto dalla ricorrente).
In tali circostanze, si tratta dunque di stabilire se l’annullamento del divi-
dendo comporta l’annullamento della relativa imposta preventiva. Per
rispondere a detto quesito, determinante è la questione a sapere se
A-8035/2015
Pagina 17
l’annullamento è riconducibile ad (a) una deliberazione nulla o annullabile
dell’assemblea generale ai sensi del diritto civile (cfr. consid. 3.4.2 del
presente giudizio) oppure (b) ad una semplice rettifica contabile in rapporto
alla rinuncia al dividendo da parte degli azionisti (cfr. consid. 3.4.3 del
presente giudizio). A tal fine, va qui esaminata la motivazione alla base
della domanda di restituzione dell’imposta preventiva addotta dalla
ricorrente dinanzi all’autorità inferiore (cfr. consid. 3.6.2 che segue) e
dinanzi allo scrivente Tribunale (cfr. consid. 3.6.3 che segue).
3.6.2
3.6.2.1 Dinanzi all’autorità inferiore, la società ricorrente ha a più riprese
giustificato l’annullamento del dividendo di 100'000 franchi adducendo che
l’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011 avrebbe deliberato
detto dividendo sulla base di una versione del conto annuale 2010 costella-
ta di una serie di errori ed omissioni, non note a quel momento, nonché del
rapporto di revisione limitata dell’allora ufficio di revisione, D._______, con
sede a Z._______, del 14 giugno 2011 (cfr. doc. E prodotto dalla ricorrente)
dal quale sarebbe risultato un utile di bilancio pari a 109'171 franchi al
31 dicembre 2010, permettente pertanto l’attribuzione a riserva legale di
8'268 franchi e la distribuzione di un dividendo di 100'000 franchi. Di fatto,
sarebbe soltanto nel mese di ottobre 2011 – ossia quando si sarebbero
manifestate difficoltà di liquidità e ritardi nei pagamenti ai creditori – che la
società si sarebbe poi accorta dell’inesattezza della sua contabilità. In tale
occasione, essa avrebbero riscontrato delle gravi lacune e negligenza
nell’operato dell’allora suo responsabile finanziario, il signor E._______,
membro del consiglio d’amministrazione. Di fatto, egli avrebbe
ulteriormente aggravato la situazione finanziaria della società con una
gestione contabile lacunosa e costellata di errori, nonché tramite malversa-
zioni di complessivi 40'000 franchi tramite versamenti addebitati a conti
della società. In tali circostanze, la ricorrente ha licenziato immediatamente
il suo responsabile finanziario. Nel contempo, l’assemblea straordinaria
degli azionisti del 22 dicembre 2011 ha provveduto alla sostituzione
dell’ufficio di revisione, nominando al suo posto la fiduciaria C._______,
con sede ad Y._______. In tale occasione, gli azionisti hanno altresì
provveduto all’annullamento immediato della precedente deliberazione
dell’assemblea generale del 25 luglio 2011 e del relativo dividendo di
100'000 franchi (cfr. doc. F prodotto dalla ricorrente). Tale decisione è stata
confermata dall’assemblea generale degli azionisti del 23 aprile 2012
(cfr. doc. M prodotto dalla ricorrente). È dunque sulla base della versione
rettificata del conto annuale 2010, che la ricorrente ha postulato la
restituzione dell’imposta preventiva (cfr. doc. G prodotto dalla ricorrente;
reclamo del 2 settembre 2014, pag. 2 segg.).
A-8035/2015
Pagina 18
3.6.2.2 Da quanto precede, risulta chiaramente che dinanzi all’AFC la
società ricorrente ha sollevato l’inesattezza della sua contabilità per giustifi-
care l’annullamento del dividendo, ponendo l’accento sulle rettifiche da lei
apportate alla sua contabilità, senza tuttavia mettere espressamente in
dubbio la validità della deliberazione dell’assemblea generale del 25 luglio
2011. Così facendo, essa non ha fatto che invocare l’annullamento della
prestazione valutabile in denaro nella forma di un dividendo sulla base
della « Stornopraxis ». Sennonché, così come giustamente rilevato
dall’autorità inferiore, in presenza di una valida deliberazione sulla distribu-
zione del dividendo dell’assemblea generale, la « Stornopraxis » non trova
applicazione in caso di rinuncia al dividendo da parte degli azionisti
(cfr. consid. 3.4.3.2 del presente giudizio). Come visto, secondo la costante
giurisprudenza del Tribunale federale, le rettifiche apportate ai bilanci e ai
conti economici, così come la decisione dell’assemblea straordinaria di
annullare detto dividendo, non hanno alcun effetto retroattivo, bensì unica-
mente ex nunc (cfr. consid. 3.4.3.2 del presente giudizio). Di conseguenza,
la domanda di restituzione dell’imposta preventiva andrebbe qui respinta.
In presenza di un abbandono di credito, andrebbe altresì confermata pure
la tassa di bollo d’emissione di 650 franchi posta a carico della ricorrente
(cfr. consid. 3.5.4 del presente giudizio).
3.6.3
3.6.3.1 Dinanzi allo scrivente Tribunale, facendo riferimento a quanto già
sollevato dinanzi all’autorità inferiore, la società ricorrente ha poi dichiarato
che poiché la distribuzione di dividendo di 100'000 franchi deliberata il
25 luglio 2011 era fondata su di un conto annuale errato che, benché
verificato dall’ufficio di revisione, non rispecchiava la reale situazione
patrimoniale della società, la stessa andava considerata nulla o comunque
annullabile con effetto ex tunc (cfr. ricorso 10 dicembre 2015, pag. 4). In
tale contesto, essa ha sottolineato che gli azionisti avrebbero sempre agito
in buona fede, gli stessi – in presenza del rapporto di revisione dell’ufficio
di revisione – non potendo essere assolutamente al corrente delle irregola-
rità nella contabilità cagionate dal responsabile finanziario e dunque
dell’inesistenza di utile risultante dal bilancio (cfr. ricorso 10 dicembre
2015, pag. 8 segg.).
3.6.3.2 Al riguardo, il Tribunale non può che constatare come da un esame
degli atti dell’incarto non risulti che la società ricorrente abbia mai formal-
mente sollevato la nullità della deliberazione dell’assemblea generale del
25 luglio 2011 dinanzi alle competenti autorità civili e neppure dinanzi
all’autorità inferiore. Di fatto, la ricorrente si è infatti limitata ad annullare lei
stessa detta deliberazione in occasione dell’assemblea straordinaria del
A-8035/2015
Pagina 19
22 dicembre 2011 (cfr. doc. F prodotto dalla ricorrente), formalizzando
l’annullamento in occasione dell’assemblea generale degli azionisti del
23 aprile 2012 (cfr. doc. M prodotto dalla ricorrente). È solo dinanzi allo
scrivente Tribunale che la stessa parla espressamente di nullità. Così
facendo, la ricorrente ha di fatto modificato la propria motivazione dinanzi
allo scrivente Tribunale, adducendo nuove censure giuridiche a sostegno
della sua tesi. Orbene, vista la loro natura, dette censure avrebbero potuto
essere sollevate espressamente dalla ricorrente già dinanzi all’autorità
inferiore nel rispetto del suo dovere di collaborazione (cfr. considd. 2.1
e 3.3 del presente giudizio), evitando pertanto – qualora la nullità si fosse
avverata fondata – la presente procedura di ricorso. In tale contesto, si
pone la questione a sapere se dette censure debbano comunque essere
esaminate dallo scrivente Tribunale oppure deferite all’autorità inferiore,
mediante rinvio degli atti. In ogni caso, il loro esame presuppone che le
stesse appaiano perlomeno verosimili.
3.6.3.3 A tal proposito, il Tribunale constata che detta nuova censura non
risulta a priori irricevibile, nella misura in cui la deliberazione dell’assem-
blea generale del 25 luglio 2011 è stata effettivamente annullata dalla
società ricorrente durante l’assemblea straordinaria del 22 dicembre 2011
e nulla agli atti lascia a prima vista pensare che gli azionisti avrebbero agito
in mala fede (cfr. consid. 3.4.2.1 del presente giudizio). Benché detta
censura sia stata sollevata dinanzi all’autorità inferiore soltanto in maniera
implicita, occorrerebbe dunque qui accertare se di fatto la deliberazione
dell’assemblea generale del 25 luglio 2011 possa essere effettivamente
considerata nulla ai sensi dell’art. 706b CO e quindi comportare la nullità
del dividendo di 100'000 franchi e della relativa imposta preventiva di
35'000 franchi (cfr. consid. 3.4.2.4 del presente giudizio), la nullità potendo
essere sollevata in ogni tempo. Tale non è ovviamente il caso per
l’annullabilità ai sensi dell’art. 706 CO, la stessa dovendo essere sollevata
entro 2 mesi dalla data dell’assemblea generale ex art. 706a CO mediante
azione dinanzi alla competente autorità civile (cfr. consid. 3.4.2.4 del
presente giudizio). Nulla agli atti lascia infatti pensare che detta
deliberazione sia stata formalmente constata dinanzi alle competenti
autorità, tant’è che la stessa ricorrente neppure lo sostiene.
In assenza di un giudizio civile cresciuto in giudicato della competente
autorità civile constatante la nullità della deliberazione dell’assemblea
generale, detta questione preliminare risulta però di rilievo dell’AFC compe-
tente circa la questione principale relativa alla domanda di restituzione
dell’imposta preventiva (cfr. consid. 3.4.2.3 del presente giudizio). In tali
circostanze, non spetta dunque allo scrivente Tribunale pronunciarsi al
A-8035/2015
Pagina 20
riguardo in questa sede. Al contrario, al fine di preservare il doppio grado
di giurisdizione analogamente a quanto accade in caso di violazione del
diritto di essere sentito, appare qui opportuno rinviare eccezionalmente la
presente causa all’autorità inferiore in applicazione dell’art. 61 cpv. 1 PA
(cfr. consid. 2.3 del presente giudizio), affinché la stessa esamini la sussi-
stenza o meno di una deliberazione dell’assemblea generale nulla. Come
visto, se tale censura dovesse avverarsi fondata, non sussisterebbe infatti
alcun dividendo, ciò che giustificherebbe la restituzione dell’imposta pre-
ventiva alla società ricorrente (cfr. consid. 3.4.2.1 del presente giudizio).
Non potrebbe neppure essere ritenuta la sussistenza della rinuncia ad un
dividendo e dunque di un abbandono di credito, ciò che giustificherebbe
pertanto pure l’annullamento della relativa tassa di bollo d’emissione
(cfr. consid. 3.5.4 del presente giudizio).
3.6.4 Nella misura in cui la causa va rinviata all’autorità inferiore per nuovo
giudizio ai sensi del consid. 3.6.3.3 del presente giudizio, la decisione su
reclamo del 9 novembre 2015 va qui annullata con conseguente
accoglimento – per quanto ricevibile (cfr. consid. 1.3 del presente giudizio)
– del ricorso 10 dicembre 2015 della società ricorrente.
4.
Di regola, le spese di procedura vanno addossate alla parte soccombente
(cfr. art. 63 cpv. 1 PA; art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). In via eccezionale, le
spese di procedura possono essere addossate alla parte vincente che le
abbia cagionate violando le regole di procedura (cfr. art. 63 cpv. 3 PA). Tale
è segnatamente il caso, allorquando la parte ricorrente ha violato il suo
dovere di collaborazione comportando una procedura di ricorso dinanzi al
Tribunale statuente che avrebbe potuto essere evitata, se la stessa avesse
sollevato tempestivamente le censure e le prove pertinenti già dinanzi
all’autorità inferiore (cfr. DTAF 2012/21 consid. 8.1; sentenze del TAF A-
6822/2016 del 6 luglio 2017 consid. 6.1; A-4417/2007 del 10 marzo 2010
consid. 5.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 4.52).
Poiché nel caso in disamina, l’accoglimento del ricorso – per quanto
ricevibile (cfr. consid. 1.3 del presente giudizio) – e il rinvio della causa
all’autorità inferiore in applicazione dell’art. 61 cpv. 1 PA è imputabile alla
società ricorrente, ci si trova nella costellazione dell’art. 63 cpv. 3 PA. In
tale evenienza, di principio si giustificherebbe di porre a suo carico le spese
di procedura. Tuttavia, nella misura in cui l’autorità inferiore, prestando
maggiore attenzione, avrebbe potuto notare ed esaminare le censure
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sollevate dalla ricorrente in maniera implicita dinanzi ad essa, nel caso
concreto si giustifica di prescindere in via del tutto eccezionale alla
riscossione delle spese di procedura (cfr. art. 6 lett. b TS-TAF). In tali
circostanze, alla crescita in giudicato del presente giudizio l’anticipo spese
di 3'200 franchi versato a suo tempo dalla società ricorrente le verrà
restituito, previa sua indicazione delle coordinate bancarie e postali sulle
quali effettuare il versamento. Visto quanto precede, non vi è altresì motivo
di assegnate indennità di ripetibili alla ricorrente (cfr. art. 64 cpv. 1 PA;
DTAF 2012/21 consid. 8.2).
(il dispositivo è indicato alla pagina seguente)
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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale
pronuncia:
1.
Per quanto ricevibile, il ricorso è accolto ai sensi del consid. 3.6.3.3,
secondo cui la decisione su reclamo del 9 novembre 2015 è annullata e la
causa rinviata all’autorità inferiore affinché emani un nuovo giudizio, previo
esame delle censure sollevate dalla ricorrente dinanzi al Tribunale
amministrativo federale.
2.
Non si prelevano spese processuali. Alla crescita in giudicato del presente
giudizio, l’anticipo spese di 3'200 franchi versato a suo tempo dalla
ricorrente le verrà restituito, previa sua indicazione delle coordinate
bancarie e postali sulle quali effettuare il versamento.
3.
Non vengono assegnate indennità di ripetibili.
4.
Comunicazione a:
– ricorrente (atto giudiziario)
– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario)
I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.
Il presidente del collegio: La cancelliera:
Michael Beusch Sara Pifferi
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Rimedi giuridici:
Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di
diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di
30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli
atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le
conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La
decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti
indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF).
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