B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte II
B-437/2014
Sen t en z a d e l 1 8 s e t t emb r e 2 0 1 5
Composizione
Giudici Francesco Brentani (presidente del collegio),
Pietro Angeli-Busi, Jean-Luc Baechler,
cancelliere Corrado Bergomi.
Parti
X._______,
patrocinato dall'avv. Cesare Lepori,
ricorrente,
contro
Autorità federale di sorveglianza dei revisori ASR,
casella postale 6023, 3001 Berna,
autorità inferiore.
Oggetto
Revoca dell'abilitazione a esercitare la funzione di revisore
per la durata di due anni.
B-437/2014
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Fatti:
A.
Mediante decisione emanata il 31 maggio 2010 dall'Autorità federale di
sorveglianza dei revisori (di seguito: ASR o autorità inferiore; www.rab-
), X._______ (di seguito: il ricorrente) ha ottenuto l'abilitazione defi-
nitiva ad esercitare la funzione di revisore, con iscrizione in tale qualità, a
decorrere dalla stessa data e per una durata illimitata, nell'apposito registro
pubblico dei revisori. Da notare che il ricorrente opera per il tramite della
ragione sociale Y._______SA, iscritta nel registro di commercio del (Can-
ton) (…) dal 7 febbraio 2011 (…), società di cui egli è l'amministratore unico
e la quale è stata abilitata ad esercitare come revisore dall'ASR mediante
decisione del 16 febbraio 2011 (n. di registro …). Lo scopo sociale della
Y._______ SA contempla anche, oltre all'esercizio dell'attività strettamente
fiduciaria, l'assunzione di mandati nell'ambito della consulenza e della pia-
nificazione aziendale e fiscale, della gestione salariale e delle risorse
umane, come pure l'assunzione di mandati per costituzioni societarie, do-
miciliazioni, arbitrati, perizie, gestione immobiliare e valutazioni aziendali,
nonché la rappresentanza in ambito di procedure esecutive (,
consultato l'ultima volta il 1° settembre 2015).
B.
Con scritto del 12 giugno 2013, il registro di commercio di (…) ha chiesto
all'ASR di precisargli se la Y._______ SA fosse pure abilitata ad operare
come perito revisore, visto che al registro era pervenuta un'attestazione di
verifica del 10 giugno 2013, ritenuta essere una "conferma" ai sensi dell'art.
732 cpv. 2 del Codice delle obbligazioni (CO, RS 220), relativa alla diminu-
zione e al susseguente aumento parziale del capitale azionario della ra-
gione sociale Z._______ SA (di seguito: Z._______ ). Mediante messaggio
elettronico del 20 giugno 2013, l'ASR ha comunicato al registro di commer-
cio di (…) che né il ricorrente, né la Y._______ SA erano abilitati ad agire
in qualità di perito revisore.
C.
C.a Con messaggio elettronico dell'8 luglio 2013, che porta l'intestazione
"diritto di audizione", l'ASR ha rimproverato al ricorrente di avere violato
l'art. 732 cpv. 2 CO per avere rilasciato l'attestazione sopra citata senza
disporre della qualifica di perito revisore, nonché per avere approvato la
riduzione del capitale azionario della Z._______ sotto la soglia di
fr. 100'000.- senza la simultanea liberazione di nuovo capitale almeno a
concorrenza dello stesso valore, ma solamente di fr. 60'000.-. L'ASR ha
inoltre precisato che questa fattispecie evidenziava un problema rispetto al
requisito della buona reputazione e che, per questa ragione, una revoca
B-437/2014
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dell'abilitazione avrebbe potuto essere pronunciata. L'ASR ha quindi invi-
tato il ricorrente a prendere posizione in merito ai fatti accertati e alla loro
qualificazione giuridica entro il 2 agosto 2013.
C.b Dopo avere, per il tramite del suo avvocato, sollecitato ed ottenuto, da
parte dell'ASR, una copia dell'intero incarto, il ricorrente ha preso posizione
sulla vicenda il 2 agosto 2013, chiedendo innanzitutto che fosse sentito nel
quadro di un'audizione personale e negando, in sostanza, che avesse vio-
lato la legge.
D.
Mediante decisione del 9 dicembre 2013, l'ASR ha revocato al ricorrente
l'abilitazione ad esercitare la funzione di revisore per un periodo di due
anni, e cancellato la corrispondente iscrizione nel registro pubblico dei re-
visori (punto 1), precisando che egli rimaneva soggetto agli obblighi di no-
tifica previsti dalla legge, salvo sua rinuncia alla restituzione dell'abilita-
zione (punto 2), e che doveva saldare un emolumento pari a fr. 2'500.- non
appena il provvedimento revocatorio sarebbe entrato in vigore (punto 3).
L'ASR ha ritenuto che il ricorrente ha redatto un'attestazione ai sensi degli
art. 732 e 735 CO senza avere l'abilitazione necessaria ad esercitare la
funzione di perito revisione, contravvenendo così di principio alla legisla-
zione penale sulla revisione, in particolare l'art. 40 cpv. 1 lett. a della legge
federale del 16 dicembre 2005 sull'abilitazione e la sorveglianza dei revisori
(legge sui revisori [LSR], RS 221.302), circostanza che l'ASR ha qualificato
di "fondamentale ai fini della valutazione della buona reputazione [che] de-
termina, anche in assenza di una sentenza penale, un giudizio negativo"
(cfr. decisione, punti 2.5 e 6). L'ASR ha peraltro considerato che una revoca
di due anni dell'abilitazione rispetta il principio della proporzionalità, una
tale durata costituendo "in pratica la misura più blanda dal momento che
anche le attività di revisione si svolgono su un arco temporale di un anno",
e visto che non possono essere pronunciate, in concreto, misure meno in-
cisive, come per esempio un ammonimento (cfr. decisione, punto 9.3).
L'ASR ha precisato che la revoca concerne unicamente i servizi di revi-
sione e che il ricorrente potrà continuare ad esercitare le altre attività che
rientrano nello scopo sociale della Y._______ SA (cfr. decisione, punto 9.4).
L'ASR ha inoltre respinto la richiesta di un'audizione personale, rilevando
che il diritto di essere sentiti non prevede che ciò debba avvenire oral-
mente, e che l'autorità può, in virtù del principio della valutazione anticipata
delle prove, porre un termine all'istruzione del caso se ha la certezza che
le nuove prove non possono portarla a modificare la propria opinione (cfr.
decisione, punto 12). Per finire, l'ASR ha giustificato l'emolumento di fr.
2'500.- sulla base di una tariffa oraria di fr. 250.- e del tempo consacrato
all'evasione della pratica (cfr. decisione, punto 13).
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Pagina 4
E.
Contro questa decisione il ricorrente è insorto al Tribunale amministrativo
federale (TAF) il 27 gennaio 2014 formulando le conclusioni seguenti:
"1. Il ricorso è accolto.
Di conseguenza, la decisione del 9 dicembre 2013 dell'Autorità fede-
rale di sorveglianza dei revisori è integralmente annullata in ogni suo
dispositivo.
2. Tasse e spese di giudizio devono essere poste integralmente a carico
dell'Autorità federale di sorveglianza dei revisori, la quale dovrà rifon-
dere al ricorrente un congruo importo di ripetibili."
Come argomenti principali, il ricorrente avanza che la sua attestazione del
10 giugno 2013 non costituisce una relazione di verifica ai sensi dell'art.
732 cpv. 2 CO, poiché egli "non ha confermato che i debiti della Z._______
sarebbero rimasti interamente coperti nonostante la riduzione del capitale
azionario" (cfr. ricorso, punto 4). Egli nega pertanto anche di avere com-
messo qualsiasi infrazione o delitto secondo l'art. 40 LSR, come pure di
non più beneficiare di una reputazione irreprensibile. Rispetto alla durata
di due anni della revoca, il ricorrente considera che essa viola il principio
della proporzionalità in quanto eccessiva e che dovrebbe essere fissata al
massimo ad un anno, visto che non si è in presenza, contrariamente a
quanto sostiene l'ASR, ad una violazione grave della legge (cfr. ricorso,
punto 12, pag. 8). Egli fa valere inoltre che, a causa di una revoca anche
solo di un anno, egli subirebbe un gravissimo danno, dato che è in grado
di esercitare solo la revisione e che non è consulente d'impresa (cfr. ri-
corso, punto 12, pag. 8). Per finire, il ricorrente contesta l'importo di fr.
2'500.- dell'emolumento, che considera eccessivo e sproporzionato per il
motivo che l'ASR "ha dovuto semplicemente esaminare un documento che
le è stato trasmesso dal [registro di commercio di (…)] e le osservazioni
dello scrivente legale" (cfr. decisione, punto 12, pag. 8).
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Pagina 5
F.
F.a Tramite decisione incidentale del 29 gennaio 2014, questo Tribunale
ha invitato il ricorrente a versare un anticipo, equivalente alle presunte
spese processuali, di fr. 2'000.- entro il 21 febbraio 2014, ciò che è avve-
nuto tempestivamente.
F.b Il 27 febbraio 2014 questo Tribunale ha trasmesso all'ASR un esem-
plare del ricorso, impartendole un termine entro il 21 marzo 2014 per inol-
trare la risposta e produrre l'incarto completo, numerato e corredato di un
indice degli atti.
G.
L'ASR ha risposto al ricorso il 19 marzo 2014, rilevando innanzitutto che il
ricorrente ammette di essere stato incaricato da Z._______ (rispettiva-
mente dal notaio A._______ ) di verificare l'esattezza e la completezza
della riduzione e del nuovo aumento del suo capitale azionario." A questo
proposito, l'ASR ha osservato che "non è possibile, nel quadro di una veri-
fica prevista dalla legge, limitare la portata del controllo", precisando che
"nel momento in cui una persona è chiamata a verificare la riduzione e il
riaumento del capitale azionario, essa deve effettuare i controlli previsti a
tal fine ed esprimere un giudizio di verifica in merito. Il fatto che il ricorrente
non abbia formulato alcun giudizio di verifica circa l'esistenza o meno di
una copertura integrale dei debiti in seguito all'operazione non è di per sé
sufficiente per concludere che non vi sia un'attestazione ai sensi
dell'art. 732 segg. CO. Ciò che risulta determinante è il fatto di fornire un
servizio di revisione nell'ambito di una verifica prevista dalla legge" (cfr.
risposta, punto 2). Rispetto alla questione della buona reputazione, l'ASR
sottolinea che "il ricorrente ha manifestamente omesso di intraprendere
tutte le azioni di base necessarie prima di accettare il mandato, non ha
fornito il giudizio di verifica che sarebbe stato tenuto a formulare nel quadro
della revisione ai sensi di legge che ha accettato di effettuare e, infine, sul
fatto che il giudizio espresso non appare sensato nel contesto di tale
esame, poiché le norme inerenti alla società anonima obbligano, in casi del
genere, a versare interamente il capitale azionario in sede di aumento del
capitale" (cfr. risposta, punto 3). Riguardo all'importo dell'emolumento,
l'ASR ha allegato un cosiddetto "time-sheet" per giustificare il tempo dedi-
cato all'evasione della pratica, tempo definito essere "del tutto ragionevole"
(cfr. risposta, punto 4). Sulla base di queste considerazioni l'ASR ha chie-
sto di respingere il ricorso e confermare la decisione impugnata.
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Pagina 6
H.
H.a Il ricorrente ha replicato alla risposta dell'ASR il 15 aprile 2014, ricon-
fermando sostanzialmente i propri argomenti e le proprie conclusioni.
H.b L'ASR si è pronunciata sulla replica del ricorrente il 7 maggio 2014,
precisando alcuni aspetti relativi al calcolo dell'emolumento, di cui si dirà,
per quanto necessario, nei consideranti della presente sentenza. Per il re-
sto, l'ASR ha ribadito le conclusioni esposte nella sua risposta al ricorso.
I.
Il 12 maggio 2014 questo Tribunale ha trasmesso al ricorrente, per cono-
scenza, un esemplare della duplica dell'ASR, concludendo nel contempo
lo scambio degli scritti, salvo ulteriori provvedimenti istruttori o allegazioni
delle parti.
Diritto:
1.
1.1 In virtù dell’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del
17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro
le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968
sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità
menzionate all'art. 33 LTAF, riservate le eccezioni elencate all’art. 32 LTAF.
In concreto, l'ASR è un istituto di diritto pubblico con personalità giuridica
propria (art. 28 cpv. 2 LSR), fa quindi parte delle dette autorità (art. 33 lett. e
LTAF), e la sua decisione del 15 aprile 2013, che non rientra nell'elenco
delle eccezioni dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione ai sensi dell’art.
5 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a giudicare il presente
ricorso.
1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi all’au-
torità inferiore o è stato privato della possibilità di farlo, è particolarmente
toccato dalla decisione impugnata e ha un interesse degno di protezione
all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ri-
corso deve essere depositato entro trenta giorni dalla notificazione della
decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e contenere le conclusioni, i motivi, l'indica-
zione dei mezzi di prova e la firma del ricorrente o del suo rappresentante,
con allegati, se disponibili, la decisione impugnata e i documenti indicati
come mezzi di prova (art. 52 cpv. 1 PA).
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In concreto, il ricorso è ammissibile nella misura in cui è stato presentato
tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, e visto che
l'anticipo di fr. 2'000.-, relativo alle spese processuali, è stato versato nel
termine impartito, non sussistono ostacoli all'esame sostanziale del litigio.
Occorre quindi entrare nel merito del ricorso.
2.
2.1 Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della de-
cisone impugnata, passa al Tribunale amministrativo federale, il quale di-
spone di un pieno potere di cognizione riguardo all'applicazione del diritto,
compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accerta-
mento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, e, di principio,
all'inadeguatezza (art. 49 e 54 PA). Da notare inoltre che il Tribunale am-
ministrativo federale non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso
(art. 62 cpv. 4 PA).
2.2 Il ricorso ha effetto sospensivo, a meno che tale effetto non sia stato
tolto dall'autorità inferiore o dall'autorità di ricorso, quest'ultima potendo co-
munque restituirlo su richiesta (art. 55 PA). In concreto, l'effetto sospensivo
del ricorso non è stato tolto, per cui la decisione impugnata non ha ancora
forza esecutiva.
3.
La LSR, entrata in vigore il 1° settembre 2007, disciplina l'abilitazione e la
sorveglianza delle persone che forniscono servizi di revisione (art. 1 cpv. 1
LSR), e persegue lo scopo di assicurare che i servizi di revisione siano
forniti conformemente alle prescrizioni ed ai requisiti di qualità (art. 1 cpv.
2 LSR). La definizione dello scopo è determinante per l'interpretazione
della LSR (Messaggio concernente la modifica del CO [obbligo di revisione
nel diritto societario] e la LSR del 23 giugno 2004, di seguito: Messaggio
LSR, FF 2004 3545 segg., 3136; RETO SANWALD / LORIS PELLEGRINI, Revi-
sion ohne Zulassung, Auswirkungen im Straf-, Verwaltungs- und Zivilrecht,
in: Der Schweizer Treuhänder [ST] 2010, pagg. 640 segg., 644).
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Pagina 8
4.
Le persone fisiche e le imprese di revisione che forniscono servizi di revi-
sione necessitano di un'abilitazione (art. 3 cpv. 1 LSR in relazione con l'art.
1 dell'ordinanza del 22 agosto 2007 sull'abilitazione e la sorveglianza dei
revisori [Ordinanza sui revisori, OSRev, RS 221.302.3]). Una persona fisica
è abilitata ad esercitare la funzione di perito revisore o di revisore se adem-
pie i requisiti in materia di formazione e di esperienza professionale ed è
incensurata (art. 4 cpv. 1 e 2 nonché art. 5 cpv. 1 LSR). Il richiedente è
abilitato se gode di buona reputazione e se non vi sono altre circostanze
personali dalle quali si deduce che non può garantire un'attività di controllo
ineccepibile. Occorre segnatamente prendere in considerazione: (a) le
condanne penali; (b) gli atti di carenza beni esistenti (art. 4 cpv. 1 e 2
OSRev). L'ASR decide, su domanda, in merito all'abilitazione di revisori,
periti revisori ed imprese di revisione sotto sorveglianza statale (art. 15 cpv.
1 e 28 cpv. 1 LSR), e tiene un registro, pubblico ed accessibile in Internet,
delle persone fisiche e delle imprese di revisione abilitate (art. 15 cpv. 2
LSR).
5.
5.1 L'ASR può revocare l'abilitazione a tempo determinato o indeterminato
a un revisore o perito revisore che non adempie più le condizioni per l'abi-
litazione di cui agli art. 4 e 5 LSR. Se le condizioni per l'abilitazione possono
essere ristabilite, la revoca gli è dapprima comminata (art. 17 cpv. 1 LSR).
5.2 L'ASR ammonisce per scritto le persone fisiche attive per conto di
un'impresa di revisione sotto sorveglianza statale che violano le disposi-
zioni legali, e, in caso di infrazioni ripetute o gravi, può vietare loro l'eserci-
zio dell'attività a tempo determinato o indeterminato, come pure, se del
caso, revocare l'abilitazione conformemente all'articolo 17 cpv. 1
(art. 18 LSR).
5.3
5.3.1 Da notare che Il 1° gennaio 2015 è entrata in vigore la modifica del
20 giugno 2014 della LSR (concernente la concentrazione della sorve-
glianza sulle imprese di revisione e sulle società di audit; RU 2014 4073;
cfr. anche il relativo messaggio del 28 agosto 2013 in FF 2013 5901). Le
modifiche di diritto che sono d'interesse per la fattispecie riguardano in
primo luogo l'estensione del campo d'applicazione dell'ammonimento alle
imprese di revisione non sottoposte a sorveglianza statale e alla persone
fisiche che sono state abilitate ma non operano per contro di un'impresa di
revisione sotto sorveglianza statale (FF 2013 5925). Il nuovo articolo 17
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cpv. 1, terzo periodo LSR, in vigore dal 1° gennaio 2015, prevede quanto
segue: "Se la revoca dell'abilitazione è sproporzionata, l'autorità di sorve-
glianza le [con "le" si intende una persona fisica abilitata o un'impresa di
revisione abilitata che non adempiono più le condizioni per l'abilitazione
giusta l'art. 17 cpv. 1 primo periodo] ammonisce per scritto."
5.3.2 Per la disamina del diritto applicabile alla presente fattispecie occorre
rifarsi alle regole generali del diritto intertemporale, secondo cui sono ap-
plicabili le disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello stato
di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conse-
guenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1 pag. 446 seg. con riferimento
a DTF 130 V 329). Questo principio conosce tuttavia un'eccezione, in
quanto l'autorità deve comunque procedere ad una ponderazione degli in-
teressi in gioco, segnatamente quando motivi impellenti, soprattutto di or-
dine pubblico, depongono per un'applicazione subitanea del nuovo diritto;
il Tribunale federale ha ritenuto adempiute tali condizioni nell'ambito della
revisione di disposizioni formali (DTF 130 V 4 consid. 3.2) o per esempio
nell'ambito dell'introduzione di norme più severe in materia diritto ambien-
tale (cfr. HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6a
ed., 2010 Zurigo, n. 326 con ulteriori riferimenti alla prassi del Tribunale
federale; sentenza del TAF A-2587/2009 del 26 aprile 2010 consid. 3). Te-
nuto conto dei principi generali di diritto intertemporale si può concludere
che nel caso di specie non sembrano sussistere cosiddetti motivi imperiosi
per un'applicazione immediata del nuovo art. 17 cpv. 1, terzo periodo LSR,
dimodoché, di principio e in mancanza di disposizioni legali divergenti,
fanno stato le disposizioni del diritto che erano in vigore al momento dell'e-
manazione della decisione impugnata.
5.3.3 Certo, nei confronti delle imprese di revisione non sottoposte a sor-
veglianza statale e per le persone fisiche abilitate che non operano per
conto di un'impresa di revisione di sorveglianza statale, il nuovo diritto è
più favorevole nella misura in cui è possibile emanare un ammonimento
scritto in luogo di una revoca dell'abilitazione, a condizione che quest'ultima
appaia sproporzionata. Di conseguenza, si pone la questione a sapere se
nel caso di specie possa trovare applicazione il principio della "lex mitior",
che ha in primo luogo valenza nel diritto penale (art. 2 cpv. 2 LP, RS 211.0),
ma che può essere ammesso anche in diritto amministrativo alle stesse
condizioni come per la retroattività e applicato a fattispecie concluse (cfr.
sul tema: ALFRED KÖLZ, Intertemporales Verwaltungsrecht, ZSR 102/1983
II p. 176 seg. con riferimento alla DTF 102 Ib 69). Sulla questione della lex
mitior si ritornerà se del caso nell'ambito dell'esame della proporzionalità
(cfr. consid. 14 segg.).
B-437/2014
Pagina 10
6.
6.1 Tra le condizioni per l'ottenimento e il mantenimento dell'abilitazione si
trova la buona reputazione, la quale è una cosiddetta nozione giuridica in-
determinata, concretizzata dall'art. 4 OSRev, ma per il resto soggetta ad
interpretazione (cfr. sentenze del TAF B-1355/2011 del 5 ottobre 2011 con-
sid. 4.1.1 e B-5065/2011 del 3 maggio 2012 consid. 3.1).
6.2 L'ASR, in qualità di autorità specializzata, dispone di un ampio margine
di apprezzamento per esaminare la questione se le mancanze da lei ri-
scontrate pregiudicano la condotta professionale e la buona reputazione
del ricorrente e se egli non è più in grado di garantire un esercizio degno
di fiducia della propria attività di revisione. Tuttavia, la medesima autorità
deve sempre procedere a un accertamento completo e corretto dei fatti e
osservare i principi dello stato di diritto, fra gli altri, il rispetto dell'ugua-
glianza giuridica, l'obbligo di motivare le decisioni e il principio della propor-
zionalità. Per negare la buona reputazione, la mancanza riscontrata deve
essere affetta da una certa gravità e deve stare in un rapporto ragionevole
con il rifiuto, rispettivamente il ritiro dell'abilitazione (cfr. sentenza del TF
2C_505/2010 del 7 aprile 2011 consid. 4.3 con rinvii, citata nelle sentenze
del TAF B-1355/2011 del 5 ottobre 2011 consid. 4.1.2 e B-5065/2011 del 3
maggio 2012 consid. 3.2). Più in generale, il principio della proporzionalità
comporta che la misura scelta sia atta a conseguire lo scopo d'interesse
pubblico fissato dalla legge (idoneità; cfr. DTF 128 I 310 consid. 5b/cc), che
incida il meno fortemente possibile sui diritti privati (necessità; cfr. DTF 130
II 425 consid. 5.2) e che sia l'espressione della ponderazione tra l'interesse
pubblico perseguito e il contrapposto interesse privato (proporzionalità in
senso stretto; cfr. DTF 129 I 12 consid. 6 a 9).
6.3 Le nozioni di buona reputazione, rispettivamente di garanzia di un'atti-
vità di controllo ineccepibile, devono essere interpretate con uno sguardo
ai compiti particolari dell'organo di revisione, attenendosi ai relativi disposti
in materia di sorveglianza dei mercati finanziari ed in osservanza della
prassi che il Tribunale federale ha sviluppato in tale ambito (sentenze del
TF 2C_505/2010 del 7 aprile 2011 consid. 4.2 e 2C_834/2010 dell'11 marzo
2011 consid. 3.2; sentenza del TAF B-5065/2011 del 3 maggio 2012 consid.
3.3).
6.4 Per la garanzia di un'attività di controllo ineccepibile vanno, in principio,
considerati diversi elementi quali l'integrità, la scrupolosità e l'accuratezza
irreprensibile, intesi come componenti specifiche professionali della repu-
tazione, oppure la stima, il rispetto e la fidatezza, intese come caratteristi-
che generali (cfr. sentenza del TF 2C_834/2010 dell'11 marzo 2011 consid.
B-437/2014
Pagina 11
3.2; URS BERTSCHINGER, in: ROLF WATTER/URS BERTSCHINGER/ [editori],
Basler Kommentar, Revisionsrecht, Basilea 2011, n. 44 ad art. 4 LSR; cfr.
anche i considerandi seguenti).
6.5 A seconda delle circostanze, anche attività che esorbitano da quelle
inerenti alla funzione di revisore e perito revisore, sono suscettibili di in-
fluenzare l'apprezzamento dell'attività di controllo ineccepibile (DTF 129 II
438 consid. 3.3). Un'attività di controllo ineccepibile richiede competenza
tecnica e un comportamento corretto e diligente nelle relazioni d'affari, con
cui si intendono anche e in primo luogo l'osservanza dell'ordinamento giu-
ridico, segnatamente del diritto in materia di revisione, del diritto civile e
penale e il rispetto del principio della buona fede (cfr. sentenza del TF
2C_834/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 3.2, e sentenza del TAF
B-6373/2010 del 20 aprile 2011 consid. 2.4). Per questo motivo, violazioni
dell'ordinamento giuridico e del principio della buona fede si rivelano in-
compatibili con l'esigenza di un'attività di revisione ineccepibile
(DTAF 2008/49 consid. 4.2.2 segg.; sentenza del TAF B-5115/2009 del
12 aprile 2010 consid. 2.2). Per finire, la giurisprudenza ha precisato che i
motivi della violazione degli obblighi e gli effetti concreti che ne derivano,
non sono di principio rilevanti per la questione della garanzia di un'attività
di controllo ineccepibile (DTAF 2008/49 consid. 4.3.1).
6.6 L'analisi della buona reputazione, rispettivamente della reputazione
ineccepibile, deve pure tenere conto delle circostanze attenuanti o positive,
e del loro effetto sulla stessa reputazione (cfr. sentenza del TAF
B-7967/2009 del 18 aprile 2011 consid. 5.2.1 e 5.3), nella misura in cui
l'autorità inferiore ne sia a conoscenza. Dette circostanze non devono es-
sere valutate automaticamente come attenuanti, ma di principio apprez-
zate in modo neutrale, in maniera analoga alla valutazione dell'assenza di
attenuanti nel diritto penale (DTF 136 IV 1 consid. 2.6.4). La reputazione è
determinata sulla base delle mancanze avveratesi anteriormente (cfr. sen-
tenza del TF 2C_834/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 6.2 in riferimento alla
dimensione temporale) o di fatti recenti. Devono essere considerate anche
circostanze personali attenuanti, come ad esempio la capacità di valuta-
zione del carattere illecito del comportamento, il risarcimento e la ripara-
zione del danno (in analogia all'art. 53 del Codice penale svizzero del 21
dicembre 1937 [CP, RS 311.0]), il ripristino dello stato conforme al diritto e
con ciò delle condizioni di abilitazione (cfr. sentenza del TF 2C_125/2015
del 1° giugno 2015 consid. 5.2 segg.) o il carattere eccezionale della man-
canza (sentenza del TAF B-4465/2010 del 3 novembre 2011 consid. 4.2.4
con ulteriori riferimenti), nonché il tempo trascorso dalle violazioni com-
messe (sentenza del TAF B-7967/2009 del 18 aprile 2011 consid. 5.2.2).
B-437/2014
Pagina 12
7.
Ai sensi dell'art. 40 cpv. 1 LSR (delitti), è punito con una pena detentiva
sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque (a) fornisce un servizio
di revisione senza esservi abilitato o nonostante il divieto di esercitare l'at-
tività. Se l'autore ha agito per negligenza, la pena è della multa fino a
100 000 franchi (art. 40 cpv. 2 LSR). Per "servizi di revisione" si intendono
le verifiche e le conferme che devono essere eseguite, secondo le dispo-
sizioni del diritto federale, da un perito revisore abilitato o da un revisore
abilitato (art. 2 lett. a LSR).
8.
Nel quadro del diritto della società anonima, regolamentato al Titolo vente-
simosesto del CO, il Capo quarto (art. 732 a 735 CO) disciplina la riduzione
del capitale azionario.
8.1 Secondo l'art. 732 CO (deliberazione di riduzione), qualora una società
anonima intenda ridurre il suo capitale azionario, senza sostituire nello
stesso tempo l'ammontare della riduzione con capitale nuovo da versare
interamente, l'assemblea generale deve modificare conformemente lo sta-
tuto (cpv. 1). L'assemblea generale può così deliberare solo se un perito
revisore abilitato conferma in una relazione di verifica che i debiti della so-
cietà rimarranno interamente coperti nonostante la riduzione del capitale
azionario. Il perito revisore deve essere presente all'assemblea generale
(cpv. 2). Nella deliberazione dev'essere riprodotto il risultato della relazione
di verifica e indicato in che modo dev'essere eseguita la riduzione del ca-
pitale (cpv. 3). Il guadagno contabile che potesse risultare dalla riduzione
del capitale, dovrà servire esclusivamente ad ammortamenti (cpv. 4). Il ca-
pitale azionario può essere ridotto a una somma inferiore a 100 000 franchi
soltanto se è simultaneamente sostituito, sino a concorrenza di almeno
100 000 franchi, con capitale nuovo da versare interamente (cpv. 5).
8.2 Conformemente all'art. 735 CO (riduzione in caso di bilancio in disa-
vanzo), tanto la diffida ai creditori quanto il soddisfacimento o la garanzia
dei loro crediti, possono essere omessi se, per togliere un'eccedenza pas-
siva accertata nel bilancio e risultante da perdite, il capitale azionario è
ridotto di un importo che non superi siffatta eccedenza.
9.
La presente vertenza porta sulla natura dell'"Attestazione di verifica dell'uf-
ficio di revisione", che il ricorrente ha stilato il 10 giugno 2013.
9.1 Secondo l'ASR, l'attestazione costituisce una "relazione di verifica" ai
sensi dell'art. 732 cpv. 2 CO, nel quadro di una procedura di deliberazione
B-437/2014
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di riduzione del capitale azionario della Z._______ , e, in quanto tale,
avrebbe potuto essere rilasciata unicamente da un perito revisore. Sic-
come il ricorrente non è abilitato ad agire in tale qualità, l'ASR ne conclude
che egli ha violato, di principio, la legislazione sulla revisione, ossia l'art. 40
cpv. 1 lett. a LSR i. c. d. con l'art. 732 cpv. 2 CO, ciò che influisce negati-
vamente sulla sua buona reputazione e giustifica la revoca per due anni
dell'abilitazione ad esercitare come revisore.
9.2 Dal canto suo, il ricorrente sostiene nell'impugnativa che la sua attesta-
zione non costituisce una "relazione di verifica" ai sensi dell'art. 732 cpv. 2
CO, poiché non gli è "stata chiesta [da parte del notaio incaricato di forma-
lizzare la riduzione del capitale azionario] una conferma in una relazione di
verifica che i debiti della società sarebbero rimasti interamente coperti no-
nostante la riduzione del capitale azionario conformemente a quanto pre-
visto dall'art. 732 cpv. 2 CO", dimodoché egli "non ha confermato che i
debiti della Z._______ sarebbero rimasti interamente coperti nonostante
la riduzione del capitale azionario" (cfr. ricorso, punti 3 e 4). Il ricorrente
ammette cionondimeno che l'oggetto della sua attestazione riguardava
proprio l'operazione di diminuzione e di aumento del capitale azionario
della Z._______ , però osserva che "non si è trattato di una relazione di
verifica ai sensi dell'art. 732 cpv. 2 CO, che è riservata ai periti revisori
abilitati e che ha uno scopo sostanzialmente diverso dalla verifica [da lui]
effettuata, [visto che egli] si è limitato a verificare la documentazione che
gli è stata messa a disposizione dalla società, in particolare per quanto
attiene alla possibilità per il nuovo azionista di far fronte all'eventuale richie-
sta di versamento di reintegro del capitale azionario" (cfr. ricorso, punto
10). Il ricorrente ne conclude che non ha violato la legislazione sulla revi-
sione e che l'abilitazione non deve perciò essergli revocata.
10.
Il contenuto preciso e letterale del mandato che ha avuto come risultato
"l'attestazione di verifica dell'ufficio di revisione" non è stato portato a co-
noscenza né del TAF né dell'ASR.
10.1 A tal proposito, nel gravame del 27 gennaio 2014 (p. 3) il ricorrente
adduce quanto segue:
"Per procedere a questa operazione [operazione di riduzione e aumento del
capitale azionario a causa delle perdite conseguite, cfr. p. 2 del ricorso] l'allora
amministratore unico della società si è rivolto al notaio avv. A._______ di (…).
Il notaio A._______ a sua volta ha interpellato il ricorrente chiedendoli di veri-
ficare la documentazione e di accertare la fattibilità dell'operazione dal profilo
contabile. Al ricorrente non è invece stata chiesta una conferma in una rela-
zione di verifica che i debiti della società sarebbero rimasti interamente coperti
B-437/2014
Pagina 14
nonostante la riduzione del capitale azionario conformemente a quanto previ-
sto dall'art. 732 cpv. 2 CO. Agli atti non vi è la benché minima prova di un
simile incarico conferito al ricorrente."
10.2 L'attestazione del ricorrente del 10 giugno 2013 si intitola: "Attesta-
zione di verifica dell'ufficio di revisione concernente la diminuzione e [il]
susseguente aumento senza liberazione del capitale azionario all'atten-
zione del Consiglio d'Amministrazione della spettabile Z._______ SA".
Inoltre, l'attestazione contiene quanto segue: "Conformemente al mandato
che ci avete assegnato, abbiamo verificato ai sensi delle disposizioni legali
la documentazione che ci avete messo a disposizione". In seguito, il ricor-
rente elenca i documenti da lui analizzati, ossia un verbale dell'assemblea
generale straordinaria della Z._______ , una relazione dell'amministra-
zione sulla riduzione e sull'aumento del capitale azionario, un verbale della
riunione del consiglio d'amministrazione, nonché i conti annuali 2012 (bi-
lancio, conto economico, allegato e prospetto di variazione dell'utile). Il ri-
corrente afferma che il suo compito di revisore consiste nel verificare l'e-
sattezza e la completezza della relazione sulla riduzione e sull'aumento del
capitale azionario, e conferma di "adempiere i requisiti legali relativi all'abi-
litazione e all'indipendenza". Egli precisa inoltre di essersi conformato allo
Standard svizzero di revisione, di avere proceduto alle verifiche sulla base
delle circostanze a lui note e di ritenere che la sua "revisione costituisca
una base sufficiente per potere esprimere un'opinione". Dal punto di vista
del bilancio al 1° gennaio 2012, il ricorrente indica l'esistenza di una perdita
complessiva di fr. 91'053.77 e una riduzione del capitale azionario di fr.
70'000.- ai fini del risanamento: il capitale passa così da fr. 130'000.- a
100'000.- e quindi a 60'000.-. Il ricorrente precisa peraltro che il nuovo azio-
nista è responsabile del reintegro del capitale non versato, ossia fr. 40'000.-
, alla prima richiesta dell'amministrazione, mentre non proferisce alcunché
riguardo alla questione della copertura integrale dei debiti nonostante la
riduzione del capitale azionario.
10.3 Il registro di commercio di (…) non ha avuto l'ombra di un dubbio nel
qualificare l'attestazione del ricorrente di "relazione di verifica" o "conferma"
ai sensi dell'art. 732 cpv. 2 CO (cfr. scritto all'ASR del 12 giugno 2013:
"Unserem Amt ging eine Bestätigung gemäss Art. 732 Abs. 2 OR der
[Y._______ SA] … zu"). È del resto per questo motivo che, dopo avere
consultato il registro dei revisori e constatato che la Y._______ SA non era
abilitata ad agire come perito revisore, il registro di commercio aveva
chiesto all'ASR se la stessa Y._______ SA avesse, nel frattempo, acquisito
la corrispondente abilitazione, ottenendo una risposta negativa (cfr. punto
B dei fatti).
B-437/2014
Pagina 15
10.4 Anche secondo l'ASR non sussistono dubbi sul fatto che la detta at-
testazione, referentesi a non meglio specificate "disposizioni legali", corri-
sponde ad una "relazione di verifica" ("conferma") ai sensi dell'art. 732 cpv.
2 CO, visto il suo titolo e considerato che essa verte sulla diminuzione e il
susseguente aumento del capitale azionario della Z._______ , per cui "ri-
sulta difficile immaginare di quali disposizioni legali possa trattarsi, se non
di quelle di cui all'art. 732 e segg. CO che disciplinano la riduzione del ca-
pitale azionario" (cfr. decisione, punti 4.1 e 4.2).
10.5 Ora, benché il ricorrente rimproveri all'autorità inferiore che "agli atti
non vi è la […] minima prova di un simile incarico [cioè volto a una verifica
ai sensi dell'art 732 CO] conferito al ricorrente", non si può fare a meno di
constatare che egli non ha fornito nessuna prova del contenuto preciso e
nemmeno della natura del mandato affidatogli. Tuttavia, il ricorrente è te-
nuto a cooperare nell'accertamento dei fatti e apportare i mezzi di prova in
suo possesso (cfr. art. 52 cpv. 1 PA). In mancanza dei giustificativi corri-
spondenti, lo scrivente Tribunale esamina la questione in base allo stato
degli atti a sua disposizione.
10.6 Visto quanto precede, questo Tribunale non può, da un lato, non con-
dividere il parere del registro di commercio e dell'ASR, secondo i quali l'at-
testazione del ricorrente costituisce una relazione di verifica ai sensi
dell'art. 732 cpv. 2 CO ("Prüfungsbericht", "rapport de révision"), e, dall'altro
lato, non constatare l'inconsistenza del tentativo del ricorrente di negare la
natura della sua attestazione, adducendo il pretesto che essa non contiene
alcuna conferma della copertura integrale dei debiti nonostante la riduzione
del capitale azionario. Ciò precisato, appare chiaro che l'attestazione è
stata stilata per permettere all'assemblea generale della Z._______ di pro-
cedere ad una deliberazione di riduzione ("Herabsetzungsbeschluss", "dé-
cision de réduction") del suo capitale azionario. Il fatto che il ricorrente non
si sia pronunciato sulla questione se "i debiti della società rimarranno inte-
ramente coperti nonostante la riduzione del capitale azionario" (art. 732
cpv. 2 1a frase CO), non influisce sulla natura della relazione da lui redatta,
ma rivela semmai che egli ha commesso un errore professionale, possibil-
mente perché gli mancavano le conoscenze, in quanto revisore abilitato,
per eseguire verifiche di questo genere, le quali sono espressamente riser-
vate dalla legge, come da lui stesso sottolineato nel ricorso, ai periti revisori
abilitati ("zugelassener Revisionsexperte", "expert-réviseur agréé"; a pro-
posito della questione dell'errore professionale, cfr. decisione, punto 5, a
cui si rimanda integralmente vista la sua completezza e chiarezza). Da no-
tare peraltro che una semplice lettura dell'art. 732 cpv. 2 CO avrebbe per-
messo al ricorrente di realizzare in che campo si stava muovendo e che
B-437/2014
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non era abilitato a redigere l'attestazione di verifica, evitandogli così di com-
mettere l'errore professionale in questione. D'altra parte nasce il sospetto
che nell'attestazione da lui stilata all'attenzione del notaio e del Consiglio
di amministrazione della Z._______ il ricorrente, ben consapevole della
problematica, abbia omesso, intenzionalmente o con dolo eventuale, la
frase relativa alla copertura dei debiti per sfuggire al rischio che egli venisse
scoperto come semplice revisore e per evitare i problemi a cui avrebbe
potuto condurre la sua mancanza di competenza.
Anche nell'ipotesi che permangano ancora dei dubbi sulla natura della ve-
rifica in disamina, il rimprovero che deve essere mosso in ogni modo nei
confronti del ricorrente è quello di aver creato una situazione poco chiara
circa la portata e il valore giuridico dell'attestazione da lui fornita, causando
un pregiudizio notevole alla principale interessata, cioè alla sua cliente
Z._______. A ciò si aggiunga, che anche la Z._______ stessa appare es-
sere partita dal principio che la verifica del ricorrente costituisse una verifica
ai sensi dell'art. 732 cpv 2 CO in quanto deve essere stata lei ad aver tra-
smesso detta attestazione al registro di commercio. Se il ricorrente avesse
voluto evitare una simile situazione di incertezza, avrebbe dovuto segna-
lare esplicitamente di non considerare la sua attestazione o "opinione"
come una verifica ai sensi dell'art. 732 cpv. 2 CO e che per l'ottenimento di
tale attestazione la cliente avrebbe dovuto rivolgersi a un perito revisore.
Invece, il titolo da lui utilizzato per l'attestazione, come pure la conferma
che egli disporrebbe dei "requisiti legali relativi all'abilitazione professionale
e l'indipendenza" non si pronunciano affatto in questo senso.
10.7 Alla luce di tutti gli elementi summenzionati, si deve concludere che
l'attestazione del ricorrente costituisce una verifica ai sensi dell'art. 732 cpv.
2 CO. Anche nel caso in cui permangano dei dubbi circa la qualificazione
vera e propria di tale attestazione, l'incertezza che ne deriva è imputabile
al comportamento del ricorrente che avrebbe dovuto esprimersi in modo
chiaro nei confronti della sua cliente e / o apportare la prova sul contenuto
preciso del suo mandato.
Si può quindi costatare che il ricorrente ha fornito un servizio di revisione
senza disporre della necessaria abilitazione, manifestando di aver agito al-
meno in maniera gravemente negligente per non dire con dolo eventuale.
11.
L'autorità di sorveglianza può revocare l'abilitazione a tempo determinato
o indeterminato a una persona fisica abilitata o a un'impresa di revisione
abilitata che non adempiono più le condizioni per l'abilitazione di cui agli
articoli 4-6 o 9a (art. 17 cpv. 1 primo periodo LSR). Se le condizioni per
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Pagina 17
l'abilitazione possono essere ristabilite, la revoca è dapprima comminata
(art. 17 cpv. 1 secondo periodo LSR). Se la revoca dell'abilitazione è spro-
porzionata, l'autorità di sorveglianza le ammonisce per scritto (art. 17 cpv.
1 terzo periodo LSR, in vigore dal 1° gennaio 2015, RU 2014 4073; FF
2013 5901; cfr. consid 5.3 segg.). La LSR non prevede ulteriori provvedi-
menti possibili, come ad esempio l'abilitazione limitata a determinati terri-
tori, controlli mediante l'ASR o sorveglianza dell'interessato tramite altri pe-
riti revisori (cfr. sentenza del TAF B-5431/2013 del 17 novembre 2014 con-
sid. 4.3.1 con ulteriori riferimenti). Lo scrivente Tribunale ha già avuto modo
di riconoscere che l'art. 17 LSR è una base legale sufficiente in virtù della
quale per la persona sotto sorveglianza è prevedibile che l'eventualità
ch'ella non soddisfi più le condizioni di abilitazione potrebbe comportare il
ritiro dell'abilitazione (cfr. sentenza del TAF B-5431/2013 consid. 4.3.3; cfr.
anche sentenza del TAF B-3759/2014 dell'11 maggio 2015 intero consid.
4). Alla luce di quanto esposto al consid. 10 e tenuto conto della prassi
menzionata si deve concludere che la misura adottata nei confronti del ri-
corrente, ossia la revoca dell'abilitazione a tempo determinato, rispetta il
principio della legalità.
12.
In generale, l'attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse ed
essere proporzionata allo scopo (art. 5 cpv. 2 della Costituzione federale
della Confederazione svizzera del 18 aprile 1999 [Cost], RS 101). In parti-
colare, l'autorità non può adoperare un mezzo coattivo più rigoroso di
quanto richiesto dalle circostanze (art. 42 PA). Da un punto di visto anali-
tico, il principio della proporzionalità viene suddiviso in tre regole: l'idoneità,
la necessità e la proporzionalità in senso stretto (DTF 136 I 17 consid. 4.4,
135 I 246 consid. 3.1, 130 II 425, consid. 5.2 e 124 I 40 consid. 3e). La
prima impone che la misura scelta sia atta al raggiungimento dello scopo
d'interesse pubblico fissato dalla legge (DTF 128 I 310 consid. 5b/cc), la
seconda che, tra più misura idonee, si scelga quella che incide meno for-
temente sui diritti privati (DTF 130 II 425 consid. 5.2), e la terza, detta an-
che regola della preponderanza dell'interesse pubblico, che l'autorità pro-
ceda alla ponderazione tra l'interesse pubblico perseguito e il contrapposto
interesse privato, valutando quale dei due deve prevalere in funzione delle
circostanze (DTF 129 I 12 consid. 6 a 9). Anche nell'infliggere una sanzione
amministrativa va ossequiato un rapporto ragionevole tra lo scopo perse-
guito e i mezzi utilizzati (cfr. sentenza del TF 2P.274/2004 del 13 aprile
2005 consid. 4.1; TOBIAS JAAG in: Ackermann/Donatsch/Rehberg [ed.],
Wirtschaft und Strafrecht: Festschrift für Niklaus Schmid zum 65. Geburts-
tag, Zurigo 2011, p. 579).
B-437/2014
Pagina 18
13.
Per l'esame della proporzionalità, cioè nel ponderare se per il mancato
adempimento delle condizioni di abilitazione (in casu, la buona reputazione
e la garanzia di un'attività irreprensibile) sussistono violazioni di una certa
gravità e se detta gravità si trova in un rapporto ragionevole con la revoca
dell'abilitazione a tempo determinato, va in particolare considerato che l'ob-
bligo di revisione serve a proteggere gli investitori e le persone che dispon-
gono di una partecipazione minoritaria ed i creditori, come pure a sorve-
gliare le imprese e ad assicurare uno sviluppo economico durevole e la
garanzia dell'impiego a lungo termine (Messaggio LSR, FF 2004 3564). In
tale contesto l'ufficio di revisione ha un ruolo centrale. Esso deve garantire
l'attendibilità del conto annuale e del conto di gruppo e mettere tutti i gruppi
di persone da tutelare nella situazione di verificare in maniera affidabile la
situazione economica di un'impresa. L'obiettivo del disciplinamento giuri-
dico di servizi di revisione può essere solo raggiunto se tali servizi sono
prestati da persone sufficientemente qualificate in grado di soddisfare le
aspettative in termini di qualità sulla scorta di severe condizioni di abilita-
zione. La garanzia della qualità dei servizi di revisione riveste dunque un
interesse pubblico considerevole (cfr. sentenza del TF 2C_438/2008 del 16
ottobre 2008 consid. 3; sentenza del TAF B-5373/2012 del 25 luglio 2013
consid. 5). Nel contesto dell'esame della buona reputazione il principio
della proporzionalità deve garantire che al richiedente non si rimproveri
all'infinito un comportamento avverso alle norme in materia di revisione; la
revoca dell'abilitazione deve costituire l'ultima ratio per l'evenienza che, al
fine di tutelare gli interessi pubblici in gioco e di prevenire ulteriori pregiu-
dizi, rimanga unicamente la possibilità di escludere l'interessato dall'eser-
cizio della professione (sentenza del TF 2C_505/2010 del 7 aprile 2011
consid. 4.3, 2C_834/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 6.2.3; DANIEL C. PFI-
FFENER, in: Watter/Bertschinger [ed.] Basler Kommentar Revisionsrecht,
Basilea 2011, n. 5 ad art. 17 LSR).
14.
14.1 L'ASR considera che il ricorrente, stilando l'attestazione di verifica del
10 giugno 2013, ha violato gli art. 732 cpv. 2 (e 735 CO), e qualifica questa
inadempienza di grave. A questo proposito, l'ASR sottolinea che la viola-
zione constatata "da un lato, viene pesantemente punita dall'art. 40 [cpv. 1
lett. a ] LSR. Secondo questa disposizione, una simile violazione costitui-
sce un delitto ed è punita con una pena detentiva fino a tre anni o con una
pena pecuniaria. Dall'altro lato dimostra che il [ricorrente] non ha intrapreso
le azioni essenziali e necessarie prima di accettare un mandato di revi-
sione. A ciò si aggiunge il fatto che la sua attestazione di verifica non con-
tiene tutte le conclusioni richieste e che è stata rilasciata per un'operazione
B-437/2014
Pagina 19
non conforme alle disposizioni legali" (cfr. decisione, punto 9.3). L'ASR evi-
denzia come questo stato di cose si rifletta necessariamente, in modo ne-
gativo, sulla reputazione del ricorrente, e ciò anche se non è stata (ancora)
pronunciata alcuna sentenza di condanna da parte del giudice penale com-
petente (cfr. decisione, punti 2.5 e 6). In virtù del suo ampio margine di
apprezzamento per esaminare se, e in che misura, la buona reputazione
del ricorrente risulta pregiudicata dalla sua inadempienza (cfr. consid. 5.2),
l'ASR ha così pronunciato una revoca dell'abilitazione per due anni, presu-
mendo che una tale misura permetterà al ricorrente di ripristinare la sua
reputazione (cfr. decisione, punto 8).
14.2 Alla luce di quanto appena esposto, questo Tribunale non può che
constatare che la violazione dell'art. 732 cpv. 2 CO da parte del ricorrente
rappresenta un'infrazione grave della legislazione sulla revisione, visto che
essa, come giustamente rilevato dall'ASR, riveste un carattere penale,
evincibile del resto dalla relativa comminazione di una pena detentiva o
pecuniaria (art. 40 cpv. 1 lett. a LSR; sentenza del TF 2C_505/2010 del 7
aprile 2011 consid. 4.4). A scanso d'equivoci, nei quali sembra incorrere il
ricorrente (cfr. ricorso, punto 12, pag. 7), è bene sottolineare che questa
constatazione è stata fatta dall'ASR, ed è confermata da questo Tribunale,
unicamente per apprezzare lo stato della buona reputazione del ricorrente,
e che, in quanto tale, non sconfina nell'area di competenza del giudice pe-
nale nel quadro di un eventuale procedimento (cfr. sentenza del TAF B-
5113/2011 del 28 giugno 2012 consid. 9.2).
Una violazione dell'art. 40 cpv. 1 lett. a LSR è di incidenza rilevante per la
valutazione della buona reputazione, poiché, se tale violazione sussiste,
non sono più adempiute le condizioni per la garanzia di un'attività di con-
trollo ineccepibile in riferimento agli obblighi di diligenza e fedeltà che sca-
turiscono dalla legislazione in materia di sorveglianza sui revisori. Assodato
che il ricorrente ha stilato un'attestazione di cui all'art. 732 CO, un docu-
mento che deve essere redatto da una persona o da un'impresa di revi-
sione munita dell'abilitazione ad esercitare la funzione di perito revisore,
ciò che nel presente caso non è dato, il ricorrente ha fornito una presta-
zione di revisione viziata giuridicamente ed inesatta al suo mandante, re-
cando a quest'ultimo un pregiudizio, in quanto l'attestazione dovrà even-
tualmente essere rifatta. Il ricorrente, in qualità di revisore abilitato, avrebbe
dovuto sapere di non essere autorizzato a prestare un servizio di revisione
riservato esclusivamente ad un perito revisore e di creare così facendo una
situazione suscettibile di condurre allo stesso modo ad un risultato inficiato
da un vizio giuridico. Un revisore abilitato è tenuto a conoscere i limiti giu-
ridici dell'attività di revisione e a provvedere, prima di assumere un incarico,
affinché l'attività ch'egli ha da svolgere sia conciliabile con le disposizioni
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Pagina 20
di legge e con le regole professionali. Venuta chiaramente meno la condi-
zione della buona reputazione a causa del tipo d'inadempienza commesso,
che intacca profondamente, data la sua natura, la stima e la fidatezza del
ricorrente (cfr. consid. 6.4), la revoca dell'abilitazione non è solo fondata
(art. 17 cpv. 1 LSR), ma rappresenta una misura idonea per raggiungere lo
scopo prefisso dalla legge.
14.3
14.3.1 Per quanto riguarda la durata di due anni della revoca, l'ASR espone
nella decisione impugnata non solo che essa sia idonea di per sé, in quanto
misura prevista dalla legge (revoca a tempo determinato), a tutelare gli in-
teressi di tutti coloro che usufruiscono dei servizi di revisione (cfr. deci-
sione, punto 9.2), ma anche che essa sia necessaria, nella misura in cui,
data la sua durata, reca il minor danno agli interessi privati del ricorrenti
sull'arco di soli due esercizi contabili (cfr. decisione, punto 9.3), e che ri-
spetta la regola della proporzionalità in senso stretto, considerato che il
ricorrente, benché non possa più esercitare la funzione di revisore durante
due esercizi contabili, potrà continuare a fornire qualsiasi altro servizio che
non richieda l'abilitazione, fra cui ogni tipo di consulenza alle imprese (cfr.
decisione, punto 9.4). Inoltre, l'ASR afferma che una revoca di due anni, la
quale copre solamente due esercizi contabili, rappresenta in pratica la mi-
sura più blanda applicabile, visto che né la comminatoria (art. 17 cpv. 1 2a
frase LSR), né l'ammonimento (art. 18 LSR) non possono essere pronun-
ciati in concreto, le condizioni per l'abilitazione non potendo infatti essere
ristabilite immediatamente, data la gravità della violazione, e la Y._______
SA non rientrando nella categoria delle imprese di revisione sotto sorve-
glianza statale (cfr. decisione, punto 9.3, e consid. 5). L'ASR ne conclude
che "la revoca dell'abilitazione ad esercitare la funzione di revisore per la
durata di due anni è perfettamente giustificata dalle circostanze e rispetta
il principio della proporzionalità" (cfr. decisione, punto 9.5).
14.3.2 Dal canto suo, il ricorrente contesta questa argomentazione limitan-
dosi ad affermare che "il provvedimento pronunciato nei suoi confronti è
lesivo del principio della proporzionalità in quanto manifestamente ecces-
sivo per rapporto ai fatti che gli vengono addebitati" e che i detti fatti giusti-
ficherebbero "tutt'al più la revoca dell'abilitazione per la durata massima di
un anno" (cfr. ricorso, punto 12, pag. 8). Inoltre, egli sostiene di essere "re-
visore di professione e non consulente d'impresa" e di non ritenere di "poter
fornire consulenze in tal senso durante il periodo di revoca dell'abilitazione"
(cfr. ricorso, punto 12, pag. 8).
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Pagina 21
14.3.3 Per quanto attiene alla necessità del provvedimento, codesto Tribu-
nale ha avuto modo di statuire a più riprese su ricorsi concernenti una re-
voca dell'abilitazione limitata ad uno (cfr. ad esempio sentenza del TAF B-
853/2011 del 27 luglio 2012), due (cfr. sentenza del TAF B-1826/2013 del
7 gennaio 2015), tre (cfr. sentenze del TAF B-5431/2013 del 7 gennaio
2015, B-5373/2012 del 25 luglio 2013), cinque anni (sentenza del TAF B-
1577/2015 del 17 agosto 2015, non ancora cresciuta in giudicato) e pure
una revoca di durata illimitata (cfr. sentenze del TAF B-1355/2011 del 5
ottobre 2011, B-4137/2010 del 17 ottobre 2011 e B-7348/2009 del 3 giugno
2010).
Nel procedimento B-786/2011, il TAF ha confermato la revoca dell'abilita-
zione di un anno pronunciata nei confronti di un revisore che aveva effet-
tuato revisioni contabili per istituti di previdenza senza disporre della ne-
cessaria autorizzazione; in questo caso era stato valutato in modo positivo
il fatto che il ricorrente si fosse dimesso dalla funzione di ufficio di revisione
degli istituti di previdenza ancora prima che l'ASR avesse preso la deci-
sione di revoca (sentenza TAF B-786/201 del 28 giugno 2011 consid. 4.9 §
3). In un'altra fattispecie, il TAF ha dato ragione all'ASR che aveva revocato
ad un perito revisore l'abilitazione per un anno, poiché i mandati da lui svolti
avevano compromesso, almeno in apparenza, l'indipendenza dell'ufficio di
revisione (sentenza TAF B-6373/2010 del 20 aprile 2011). Conformemente
alla prassi, la revoca dell'abilitazione per un periodo di un anno rappresenta
una misura situata al livello inferiore dei provvedimenti previsti dalla legge
(sentenze TAF B-786/2011 consid. 4.9, B-6373/2010 consid. 3.3.2). Per-
tanto, tenuto conto che le violazioni rimproverate al ricorrente sono di na-
tura grave e compromettono la sua buona reputazione, nonché la garanzia
di un'attività di controllo ineccepibile, non può essere dato seguito alla sua
richiesta di ridurre la durata della revoca ad un anno, tanto più che i motivi
da lui avanzati o l'incarto non contengono indizi propri ad ammettere ch'egli
abbia nel frattempo posto rimedio alla situazione e/o abbia compreso e si
sia reso consapevole della portata delle norme a cui è contravvenuto. Alla
luce delle gravi violazioni in gioco e in assenza di circostanze attenuanti
favorevoli per il ricorrente, appare ovvio che una misura più mite o meno
severa come un ammonimento scritto, una revoca di durata inferiore o
un'eventuale comminatoria della revoca non possano essere contemplate.
Val la pena di rimarcare che la prassi relativa all'art. 17 LSR parte dal pre-
supposto che il mancato ossequio della garanzia di un'attività irreprensibile
può essere sanato solo dopo un certo lasso di tempo (cfr. sentenza del TF
2C_927/2011 dell'8 maggio 2012 consid. 3.5.3).
In sintesi, la revoca dell'abilitazione per due anni si rivela necessaria, per
cui una revoca di durata inferiore non entra in considerazione.
B-437/2014
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14.4 Quanto alla regola della proporzionalità in senso stretto, il ritiro dell'a-
bilitazione incide indubbiamente sull'attività professionale del ricorrente,
ma non si apparenta ad un divieto d'esercizio della sua professione (cfr.
sentenza del TAF B-7689/2009 del 21 luglio 2010 consid. 5.4). Invero, egli
può continuare a fornire altri servizi di quelli riservati ai revisori giusta l'art.
2 lett. a LSR, segnatamente la revisione di un'associazione di minore o
media importanza o di società aventi una media annua di posti a tempo
pieno non superiore a 10 persone, le quali invece di rinunciare ad eseguire
una revisione limitata ("opting out"), hanno deciso di sottoporre i loro conti
annuali ad un controllo autonomo che non deve necessariamente soddi-
sfare le disposizioni di legge ("opting down", cfr. Messaggio LSR FF 2004
3575 seg.; cfr. anche sentenza del TF 2C_1182/2012 del 29 maggio 2013
consid. 4).
Conformemente all'iscrizione nel registro di commercio, la società del ri-
corrente persegue scopi, quali l'esercizio di uno studio fiduciario, assun-
zione di mandati di consulenza e pianificazione aziendale, fiscale, revi-
sione, amministrazione contabile, gestione salariale e risorse umane; as-
sunzione di mandati per costituzioni societarie, domiciliazioni, arbitrati, pe-
rizie, gestione immobiliare, valutazioni aziendali nonché la rappresentanza
in ambito di procedure esecutive. Di conseguenza, è indubbio che il ricor-
rente possa continuare ad esercitare la sua professione in modo indipen-
dente quale consulente oppure per conto di una società abilitata, pur
quanto in quest'ultimo caso egli non sarebbe autorizzato a sottoscrivere i
rapporti di revisione in qualità di revisore responsabile ai sensi dell'art. 6
cpv. 1 lett. c LSR (cfr. sentenza del TAF B-853/2011 del 27 luglio 2012,
consid. 8.5). Le ripercussioni della revoca dell'abilitazione sugli interessi
privati del ricorrente all'esercizio illimitato della sua attività possono essere
dunque ritenute tollerabili.
In definitiva, l'interesse pubblico all'erogazione di servizi di revisione con-
tabile di qualità supera gli interessi privati professionali del ricorrente. La
regola della proporzionalità in senso stretto è quindi ossequiata.
15.
Ne discende che l'ASR ha giustamente constatato che il ricorrente, in se-
guito alla relazione di verifica da lui eseguita senza la necessaria abilita-
zione di perito revisore imposta dall'art. 732 cpv. 2 CO, non gode più della
buona reputazione necessaria all'esercizio della funzione di revisore con-
formemente alle esigenze legali, revocandogli quindi l'abilitazione per un
periodo di due anni mediante la decisione qui impugnata, la quale, non
violando il diritto federale (cfr. art. 49 PA), deve essere confermata, ciò che
implica il rigetto del ricorso.
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Pagina 23
16.
16.1 Per quanto riguarda il calcolo dell'emolumento posto a carico del ri-
corrente, pari a fr. 2'500.-, quest'ultimo, "tenuto conto della portata della
fattispecie e del fatto che l'ASR ha dovuto semplicemente esaminare un
documento che le è stato trasmesso dall'Ispettorato RC di (…) e le osser-
vazioni dello scrivente legale", lo considera "manifestamente eccessivo e
sproporzionato" (cfr. ricorso, punto 13), e pretende che sia ridotto, essen-
zialmente in ragione della sostanziale similitudine del documento "diritto di
audizione" e della decisione impugnata, a fr. 1'250.- (cfr. replica, pag. 2).
16.2 L'ASR ha giustificato la somma di fr. 2'500.- al punto 13 della deci-
sione impugnata, con riferimento agli art. 21 LSR, il cui cpv. 1 stipula che
"l'autorità di sorveglianza riscuote emolumenti per le sue decisioni, controlli
e prestazioni", nonché 37 e, soprattutto, 40 OSRev, il cui cpv. 1 prevede
che "per altre decisioni e servizi [ossia non relative all'abilitazione e al con-
trollo di imprese di revisione sotto sorveglianza statale] è riscosso un emo-
lumento in funzione del tempo impiegato. La tariffa è di 250 franchi all'ora".
L'ASR ha inoltre precisato, nella risposta e nella duplica, le ragioni che
l'hanno condotta a fissare l'emolumento a fr. 2'500.-, dettagliando, nel do-
cumento "Verfahrensaufwand", il tempo di lavoro e i compiti eseguiti. Così,
ammesso che sia necessario precisarlo, a questo Tribunale preme rilevare
che un tempo di lavoro di quattro ore per redigere la decisione impugnata
non appare per nulla sproporzionato, né tantomeno manifestamente ec-
cessivo, e ciò anche in combinazione con un tempo di lavoro di tre ore per
stilare il documento "diritto di audizione". Quanto alla tariffa oraria di fr.
250.-, essa è fissata all'art. 40 cpv. 1 OSRev, come riconosciuto dallo
stesso ricorrente, e non deve quindi essere discussa in questa sede. Ri-
spetto alle due voci "review" del documento "Verfahrensaufwand", l'ASR
ha chiarificato, nella sua duplica, che "la revisione delle pratiche è una pro-
cedura assolutamente legittima e necessaria presso tutte le autorità, dove
è opportuno verificare che i dossier e i documenti in uscita siano sottoposti
a supervisione", spiegazione che non necessita di aggiunte. In conclu-
sione, l'emolumento di fr. 2'500.- risulta essere conforme alla legge e alla
prassi dell'amministrazione federale, dimodoché non presta il fianco a cri-
tiche.
17.
Secondo l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese processuali sono di regola messe a
carico della parte soccombente. In concreto, visto l'esito della procedura,
le spese processuali di fr. 2'000.- sono poste a carico del ricorrente e ven-
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gono computate con l'anticipo dello stesso ammontare, versato dal ricor-
rente il 21 febbraio 2014, dopo la crescita in giudicato della presente sen-
tenza.
In conformità con l'art. 64 cpv. 1 PA, e tenuto conto dell'esito della proce-
dura, non si assegnano al ricorrente indennità per spese ripetibili.
Per quanto concerne l'ASR, le autorità federali, come autorità di prima
istanza, non hanno diritto ad un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3
del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al TAF [TS-TAF, RS 173.320.2]).
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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese procedurali di fr. 2'000.- sono messe a carico del ricorrente e
vengono computate con l'anticipo dello stesso ammontare dopo la crescita
in giudicato della presente sentenza.
3.
Non sono versate spese ripetibili.
4.
Comunicazione:
– al ricorrente (atto giudiziario);
– all'autorità inferiore (n. di domanda 108'281; atto giudiziario);
– al Dipartimento federale di giustizia e polizia DFGP, Berna
(atto giudiziario).
Il presidente del collegio: Il cancelliere:
Francesco Brentani Corrado Bergomi
Rimedi giuridici:
Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di
diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di
30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli
atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le
conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La
decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti
indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF).
Data di spedizione: 22 settembre 2015