Decisione del 18 luglio 2005
Corte dei reclami penali
Composizione Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Barbara Ott e Tito Ponti,
Cancelliere Giampiero Vacalli
Parti
A.______, attualmente in detenzione, rappresentato
dall’avv. Ernesto Ferro,
reclamante
Contro
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE,
controparte
Oggetto Reclamo contro un rifiuto di dissequestro
B u n d e s s t r a f g e r i c h t
T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l
T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e
T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l
Numero dell ’incar to: BB.2005.39
- 2 -
Fatti:
A. A.______ è stato arrestato il 23 agosto 2004 all’aeroporto di Zurigo-Kloten
nell’ambito di un’inchiesta di polizia giudiziaria aperta nei suoi confronti (e
di altri) per titolo d’infrazione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19
n. 1 e 2 LStup), partecipazione ad organizzazione criminale (art. 260ter CP)
e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). Posto immediatamente in detenzio-
ne preventiva, il giudice istruttore federale, ritenuta la sussistenza dei peri-
coli di collusione e di fuga, ne ha convalidato l’arresto con decisione del 25
agosto 2004. In seguito, l’inchiesta è stata estesa anche ai titoli di falsità in
documenti (art. 251 CP), aggressione (art. 134 CP) e coazione (art. 181
CP).
B. In occasione dell’arresto, il Ministero pubblico della Confederazione (in se-
guito: MPC) ha disposto la perquisizione del domicilio privato di A.______ e
della sua compagna B.______ ed il sequestro dei valori patrimoniali pre-
sumibilmente sottoposti a confisca; in seguito a questa perquisizione sono
stati sequestrati denaro contante, gioielli e orologi di lusso.
C. Con scritto del 20 aprile 2005 al MPC, l’indagato ha chiesto il dissequestro
e la riconsegna del denaro contante (EUR 10'100.-- e USD 2'000.--), dei
gioielli e degli orologi di lusso rinvenuti nel corso della perquisizione domici-
liare, sostenendo che tali beni sono di origine lecita e che, in parte, appar-
terrebbero alla sua compagna, non coinvolta nel procedimento penale.
D. Con decisione del 18 maggio 2005 il MPC ha respinto l’istanza
dell’indagato.
E. Dissentendo da questa decisione, il 24 maggio 2005 A.______ è insorto
con un reclamo dinanzi alla Camera dei reclami penali del Tribunale penale
federale, postulando il dissequestro immediato dei valori patrimoniali men-
zionati nella sua precedente istanza.
F. Con osservazioni del 10 giugno 2005, il MPC ha chiesto l’integrale reiezio-
ne del gravame. Nel secondo scambio di allegati, le parti si sono sostan-
zialmente riconfermate nelle rispettive tesi e conclusioni. I motivi invocati
- 3 -
dalle parti saranno ripresi, per quanto necessario ai fini del giudizio, nei
considerandi di diritto.
Diritto:
1. Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP gli atti e le omissioni del procuratore generale
della Confederazione possono essere impugnati con ricorso alla Corte dei
reclami penali del Tribunale penale federale, seguendo le prescrizioni pro-
cedurali degli art. 214-219 PP.
1.1. Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del
procuratore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal
giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analo-
gia). In concreto, la decisione che rifiuta l’istanza di dissequestro è datata
18 maggio 2005 ed è pervenuta al patrocinatore legale del reclamante il 19
maggio. Introdotto il 24 maggio 2005, il rimedio è pertanto tempestivo.
1.2. Nella misura in cui il reclamante si proclama proprietario dei valori patrimo-
niali in questione, egli è senz’altro legittimato a contestare la decisione del
MPC, giacché direttamente toccato dal provvedimento coercitivo (art. 214
cpv. 2 PP). Egli non è invece legittimato ad agire in nome e per conto della
sua compagna B.______, né il suo patrocinatore ha prodotto una procura
in tal senso (v. sentenza del Tribunale penale federale BK_B 134/04 del 4
novembre 2004 consid. 2.3 pag. 8).
2. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad as-
sicurare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (art. 65 n. 1 PP; DTF 124
IV 313 consid. 4 e riferimenti); parimenti, si possono sequestrare oggetti e
beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca ai sensi dell’art. 59
CP. Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente, ritenuto
che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive
e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti
procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalen-
za d’interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza
concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e
l’oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente;
la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della propor-
zionalità (DTF 125 IV 185 consid. 2a; PIQUEREZ, Procédure pénale suisse,
- 4 -
Zurigo 2000, n° 2554 e segg.). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci
si dovrà mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è in-
fatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile
(HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a e-
diz., Basilea/Ginevra/Monaco 2005, § 69 n° 1; PIQUEREZ, op. cit., n° 2553).
Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Camera
d’accusa prima di essa), non può peraltro statuire sul merito del procedi-
mento penale, ma deve limitarsi all’esame dell’ammissibilità del sequestro
in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e d). Secondo costante giuri-
sprudenza, finché sussiste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico
impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222 consid. 2, non
pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; SJ 1994 pag. 97, 102). Trattandosi di
un valore patrimoniale appartenente ad una persona sospettata di parteci-
pazione o sostegno ad un’organizzazione criminale, esso può essere se-
questrato allorquando il detentore non può provare immediatamente, senza
ulteriori atti ed in maniera chiara, che del bene in questione
l’organizzazione criminale non ha, né direttamente né indirettamente, la fa-
coltà di disporne (art. 59 n. 3 CP; v. sentenza del Tribunale penale federale
BK_B 082/04 del 25 agosto 2004 consid. 4.2 con riferimenti citati).
3. La perquisizione effettuata presso il suo domicilio privato di X.______ si i-
scrive nel quadro di un’inchiesta preliminare avviata dal MPC volta ad ac-
certare le responsabilità penali di A.______ (e di numerosi altri co-indagati)
nell’ambito di una vasta organizzazione a carattere internazionale dedita al
traffico di stupefacenti e di armi. Egli avrebbe in particolare provveduto –
nell’ambito della sua attività presso alcune società finanziarie - a riciclare in
Svizzera e all’estero parte dei ragguardevoli proventi di questi traffici.
Riguardo all’esistenza di sufficienti e concreti indizi di reato - presupposto
indispensabile del provvedimento di sequestro cautelare ai sensi dell’art. 65
PP (v. HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, op. cit., § 69 n° 28) - può senz’altro
essere rinviato ai precedenti giudizi in materia di scarcerazione (noti alle
parti) riguardanti l’indagato resi da questa Corte, in cui si evidenziava la
presenza di concreti indizi che avvalorano sia le ipotesi di riciclaggio di de-
naro e falsità in documenti, sia quella di partecipazione e/o sostegno ad
un’organizzazione criminale (v. sentenze BH.2005.11 del 17 giugno 2005
consid. 3.2 e 3.3, BH.2005.1 del 26 gennaio 2005 e BK_H 168/04 dell’11
novembre 2004). L’argomento non merita invero ulteriore esame in questa
sede, posto che gli indizi di colpevolezza a carico dell’indagato sono co-
munque sufficienti – tenuto anche conto che ci si trova tuttora nella fase
delle indagini preliminari di polizia giudiziaria ai sensi degli art. 100 e segg.
- 5 -
PP - per decretare l’adozione di provvedimenti conservativi quali un seque-
stro.
4. Il reclamante contesta però la necessità di continuare a tenere sotto se-
questro i beni rinvenuti nella sua abitazione durante la perquisizione del 23
agosto 2004, asserendo che si tratta di valori di origine lecita, sottratti al po-
tere di disposizione fattuale dell’organizzazione criminale a cui è sospettato
appartenere e, in parte, di proprietà di terze persone non indagate. Egli ri-
tiene quindi non dati i presupposti per l’eventuale confisca di questi valori.
D’avviso contrario è invece il MPC, per il quale il sequestro cautelare dei
valori patrimoniali ritrovati presso il domicilio privato dell’indagato è stato
adottato in presenza di sufficienti indizi di reato e risulta, tenuto anche con-
to dello stadio preliminare e della complessità dell’inchiesta, del tutto pro-
porzionato; per l’autorità inquirente non vi è, al momento, prova certa che
questi valori appartengano a terzi, per cui il mantenimento del sequestro
cautelare si imporrebbe.
4.1. Giusta l’art. 59 n. 3 CP, possono essere sequestrati in vista di confisca tutti
i beni patrimoniali appartenenti ad una persona che abbia partecipato o so-
stenuto un’organizzazione criminale, atteso che i valori patrimoniali appar-
tenenti a questa persona sono presunti sottoposti – fino a prova del contra-
rio – alla facoltà di disporre dell’organizzazione medesima.
L’art. 59 n. 3 CP, in vigore dal 1° agosto 1994, ha introdotto una nuova mo-
dalità di confisca di valori patrimoniali. La disposizione ha avuto la sua ge-
nesi nell’ambito della lotta contro la criminalità organizzata ed è stata con-
cepita con il preciso scopo di facilitare la confisca dei valori patrimoniali del-
le organizzazioni criminali (v. sentenza del Tribunale federale 1S.16/2005
del 7 giugno 2005 consid. 2.2). Giusta l’art. 59 n. 3 CP devono essere con-
fiscati tutti i valori patrimoniali di cui un’organizzazione criminale ha facoltà
di disporre, indipendentemente dalla loro origine e dalla loro utilizzazione
precedente; è irrilevante a tale proposito se si tratti di valori patrimoniali di
origine lecita o illecita. L’organizzazione criminale deve infatti poter essere
colpita anche in quelle sue attività esercitate nell’economia legale (N.
SCHMID, Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwä-
scherei, Tomo I, Zurigo 1998, n° 129 ad art. 59 CP; FLORIAN BAUMANN, Ba-
sler Kommentar, Basilea 2003, n° 58 ad art. 59 CP). Decisiva è la prova
dell’esistenza di un’organizzazione criminale e di una relazione tra questa e
la persona interessata dal provvedimento di confisca, e non l’effettiva
commissione di una concreta infrazione da parte di quest’ultima (o da parte
dell’organizzazione stessa), né l’origine delittuosa dei beni patrimoniali
- 6 -
soggetti a confisca (SCHMID, op. cit., n° 191 ad art. 59 CP). Il potere di di-
sposizione ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP è da intendere quale il potere effetti-
vo esercitato sulla cosa, conformemente alle norme della vita in società;
esso implica necessariamente la volontà e la possibilità di disporre della
cosa. L’effettiva facoltà di disporre è data fintanto che l’interessato ha ac-
cesso alla cosa e sa dove la stessa si trova. Anche se l’oggetto è stato affi-
dato ad un'altra persona, ad esempio allo scopo di conservarlo o ammini-
strarlo, non è dato necessariamente il trasferimento della facoltà di dispor-
re: è in effetti possibile la disponibilità collettiva di più persone su un unico e
solo oggetto. La volontà di possedere è l’intenzione di esercitare la padro-
nanza su una cosa in funzione della possibilità effettiva (v. Messaggio del 7
settembre 1993 concernente la modifica del Codice penale, FF 1993 III 193
e segg.).
4.2. In concreto l’indagato sostiene che la valuta estera sequestrata presso il
suo domicilio sarebbe di origine lecita, legata alla sua attività di intermedia-
zione immobiliare, mentre i gioielli e gli orologi sarebbero di pertinenza e-
sclusiva della sua compagna e pertanto sottratti al presunto potere di di-
sposizione fattuale dell’organizzazione criminale sotto indagine (di cui pe-
raltro contesta l’appartenenza).
Tali argomenti non sono però sufficienti per decretare il dissequestro im-
mediato dei beni patrimoniali in esame. Infatti, posto da un lato la particola-
re natura dei reati contestati al reclamante (riciclaggio di denaro nell’ambito
di un’organizzazione criminale) e, dall’altro, i forti sospetti che l’autorità in-
quirente nutre sull’insieme delle sue attività di intermediazione mobiliare e
immobiliare (v. consid. 3, supra), non si può escludere a priori che su que-
sto denaro contante la persona sospettata di appartenere o comunque di
sostenere l’organizzazione criminale e – per il suo tramite –
l’organizzazione stessa abbia un potere di disposizione fattuale ai sensi
dell’art. 59 n. 3 CP; come esposto al considerando precedente, anche
l’asserita (ma non comprovata) origine lecita di questi averi non ne impedi-
sce comunque il sequestro a fini di confisca. Malgrado le sue contestazioni,
il reclamante non ha d’altronde apportato prova certa e sufficiente che tale
denaro è sottratto al potere di disposizione fattuale dell’organizzazione cri-
minale di cui è sospettato far parte (v. art. 59 n. 3 seconda frase CP), per
cui relativamente a questa posizione, il sequestro cautelare ordinato dal
MPC deve per il momento essere confermato. Analogamente, e per i me-
desimi motivi, i gioielli e gli orologi di lusso non sarebbero altro che un pro-
dotto della trasformazione del denaro contante di cui ha fatto capo il recla-
mante e la cui origine è oggetto di indagine; quanto alla titolarità di questi
beni – fino all’apporto di una prova chiara della loro proprietà da parte di
- 7 -
una terza persona non indagata – è senz’altro lecito dubitarne. Va qui ri-
cordato che il sequestro non pregiudica la decisione in materia di confisca
e che di regola spetta al giudice di merito, e non all’istanza di reclamo in
ambito procedurale, pronunciare le misure definitive e determinare i diritti
dei terzi sui beni in questione (DTF 120 IV 365 consid. 1c con riferimenti).
5. Discende da quanto precede che il reclamo, nella misura in cui è ammissi-
bile, deve essere respinto. Conformemente all’art. 245 PP, le spese e le in-
dennità in relazione al procedimento giudiziario sono stabilite dagli art. 146-
161 OG, per quanto la legge non disponga altrimenti.
5.1. In principio, le spese processuali sono poste a carico della parte soccom-
bente (art. 156 cpv. 1 OG); l’art. 152 cpv. 1 OG permette tuttavia al tribuna-
le (all’occorrenza la Corte dei reclami penali) di dispensare la parte dal pa-
gare le spese processuali e i disborsi, se questa dimostra di essere in uno
stato di bisogno e se le sue conclusioni ricorsuali non si rivelano fin
dall’inizio sprovviste di possibilità di esito favorevole. Se occorre, il tribunale
può fare assistere questa parte da un avvocato i cui onorari sono sopportati
dalla cassa del tribunale medesimo (art. 152 cpv. 2 OG). Ora, con sentenza
del 15 febbraio 2005 (incarto BB.2005.1), questa Corte ha nominato l’avv.
Ernesto Ferro difensore d’ufficio di A.______ con effetto retroattivo al 9 set-
tembre 2004, e concesso all’imputato il gratuito patrocinio a partire dalla
stessa data. Dal momento che il reclamo introdotto non appariva fin
dall’inizio votato all’insuccesso, la domanda di assistenza presentata dal
reclamante va in principio accolta sia per ciò che concerne la dispensa dal
pagamento delle spese processuali, sia per quanto riguarda l’assunzione
dell’onorario dell’avvocato d’ufficio.
5.2. Come la Corte dei reclami penali ha già più volte avuto modo di precisare,
la Confederazione ha l’obbligo di indennizzare l’avvocato nominato
d’ufficio, nel caso in cui il suo patrocinato non sia in grado di farlo (v. art. 36
cpv. 2 PP; sentenza BK_H 157/04 del 25 ottobre 2004 consid. 6.2). L’art. 3
del Regolamento sulle spese ripetibili nei procedimenti davanti al Tribunale
penale federale (RS 173.711.31) prevede che l’onorario è fissato secondo il
tempo, comprovato e necessario, impiegato dall’avvocato per la causa; la
tariffa oraria, che si applica anche agli avvocati d’ufficio (art. 3 cpv. 2), varia
da un minimo di fr. 200.-- a un massimo di fr. 300.--. Tenuto conto della na-
tura del procedimento e della presumibile e necessaria attività espletata dal
legale nella presente procedura di reclamo, un dispendio orario di 6 ore
appare ragionevole e una tariffa di fr. 230.--/ora adeguata; l’indennità a fa-
vore del difensore d’ufficio per la presente causa è quindi fissata a
- 8 -
fr. 1’500.--, IVA inclusa. Questa indennità è posta provvisoriamente a carico
della cassa del Tribunale penale federale. Qualora la parte sia più tardi in
grado di pagare, essa sarà tenuta alla rifusione dell’indennità alla cassa del
Tribunale penale federale (v. art. 152 cpv. 3 OG).
- 9 -
Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
1. Nella misura in cui è ammissibile, il reclamo è respinto.
2. La domanda di assistenza giudiziaria è accolta.
3. La tassa di giustizia di fr. 1'500.—è posta provvisoriamente a carico della
cassa del Tribunale penale federale. Qualora il reclamante sia più tardi in
grado di pagare, sarà tenuto alla rifusione di questa tassa alla cassa del Tri-
bunale penale federale.
4. L’indennità del patrocinatore d’ufficio Avv. Ernesto Ferro nella presente pro-
cedura è stabilita a fr. 1’500.-- ed è posta provvisoriamente a carico della
Cassa del Tribunale penale federale. Qualora il reclamante sia più tardi in
grado di pagare, sarà tenuto alla rifusione di questa indennità alla cassa del
Tribunale penale federale.
Bellinzona, il 18 luglio 2005
In nome della Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente: Il Cancelliere:
Comunicazione a:
- Avv. Ernesto Ferro
- Ministero pubblico della Confederazione
Informazione sui rimedi giuridici:
Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce-
dura penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF).
Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di
ricorso o il suo presidente lo ordini.
Full & Egal Universal Law Academy