Decisione del 24 aprile 2013
Corte dei reclami penali
Composizione Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente,
Tito Ponti e Nathalie Zufferey Franciolli,
Cancelliere Giampiero Vacalli
Parti
A.,
rappresentato dall'avv. Daniele Timbal,
Reclamante
contro
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,
Controparte
Oggetto Sequestro (art. 263 e segg. CPP)
B u n d e s s t r a f g e r i c h t
T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l
T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e
T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l
Numero dell’incarto: BB.2013.7
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Fatti:
A. In data 20 giugno 2012 l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di
denaro (in seguito: MROS) ha trasmesso al Ministero pubblico della Confede-
razione (in seguito: MPC) una comunicazione in cui veniva segnalata
l’esistenza, presso la banca B., a Lugano, della relazione bancaria n. 1 inte-
stata a A. Nella comunicazione MROS veniva ipotizzato che sulla relazione
bancaria summenzionata sarebbero confluiti valori patrimoniali di possibile o-
rigine criminale, frutto di infrazioni penali riscontrate in Italia e collegati con la
criminalità economica transnazionale, la quale avrebbe attuato schemi miranti
a frodare l'IVA e ad impoverire la società C. SpA. Tali informazioni sono ap-
parse in articoli di stampa italiani.
B. Il 27 giugno seguente il MPC, sulla base della summenzionata denuncia, ha
ordinato l’apertura di un'istruzione penale per il reato di riciclaggio di denaro ai
sensi dell’art. 305bis CP contro ignoti.
C. Con decisione del 27 giugno 2012 il MPC ha ordinato il sequestro di due conti
presso la banca B. a Lugano, tra i quali il conto n. 1 intestato a A., l'edizione
della relativa documentazione nonché il divieto d'informare i titolari delle misu-
re coercitive adottate.
D. Con scritto del 16 gennaio 2013 indirizzato alla banca B., il MPC ha deciso di
revocare, con effetto immediato, il predetto divieto d'informazione, conferman-
do tuttavia il sequestro del conto di cui sopra.
E. Il 21 gennaio seguente la banca B. ha informato A. del sequestro del suo con-
to.
F. Con reclamo del 31 gennaio 2013 A. è insorto contro la decisione del 27 giu-
gno 2012 dinanzi alla Corte dei reclami penali, postulandone l’annullamento
per quanto riguarda il suo conto.
Nelle osservazioni del 30 gennaio 2012 il MPC ha postulato la reiezione del
gravame nella misura della sua ammissibilità.
G. Con replica del 2 aprile 2013 il reclamante si è riconfermato nelle sue conclu-
sioni ricorsuali.
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Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta replica, con duplica del 9 aprile
2013 il MPC ha ribadito la sua posizione.
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario,
nei considerandi di diritto.
Diritto:
1
1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale
svizzero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e 37 cpv. 1 della legge federale
del 19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confedera-
zione (LOAP; RS 173.71) in relazione con l’art. 19 cpv. 1 del regolamento del
31 agosto 2010 sull’organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF;
RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le deci-
sioni e gli atti procedurali del pubblico ministero.
Il Tribunale penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammis-
sibilità dei reclami che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambi-
to, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP
nonché PATRICK GUIDON, Die Beschwerde gemäss schweizerischer Strafpro-
zessordnung, tesi di laurea bernese, Zurigo/San Gallo 2011, pag. 265 con la
giurisprudenza citata).
1.2 Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto od oralmente va presentato
e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, il decreto impu-
gnato, datato 27 dicembre 2012, è stato consegnato "brevi manu" al recla-
mante dalla banca B. in data 21 gennaio 2013 (v. act. 1.1). Il reclamo, interpo-
sto il 31 gennaio 2013, è pertanto tempestivo.
1.3 Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno
un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della
stessa (art. 382 cpv. 1 CPP).
1.4 Trattandosi di una misura di sequestro di un conto bancario, di principio, solo il
titolare del conto adempie questa condizione (v. sentenza del Tribunale pena-
le federale BB.2011.10/11 del 18 maggio 2011, consid. 1.5 e riferimenti ivi ci-
tati). Ne consegue che la legittimazione del reclamante è data.
1.5 Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale
dispone di un libero potere d’apprezzamento (art. 393 cpv. 2 CPP). Mediante il
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reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (lett.
a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).
2. Il reclamante si duole della violazione del suo diritto di essere sentito, soste-
nendo che la motivazione contenuta nel decreto impugnato sarebbe insuffi-
ciente e non permetterebbe una difesa efficace. In particolare, il MPC non a-
vrebbe indicato quale sarebbe il sospetto concreto che indurrebbe a ritenere
che sul conto bloccato siano confluiti valori di origine criminale e per quali mo-
tivi si sospetterebbe alternativamente che si tratti di fondi riciclati. Dalla moti-
vazione contestata non sarebbero neppure desumibili le condotte illecite costi-
tutive del reato pregresso oggetto di sospetto.
2.1 Il diritto di ottenere una decisione motivata è parte integrante del diritto di es-
sere sentito e deriva a sua volta dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (sentenza del Tribu-
nale federale 1P.57/2005 del 12 agosto 2005, consid. 2.3). La motivazione
può essere considerata sufficiente allorquando l'interessato è in misura di po-
tersi rendere conto della decisione e di contestarla con cognizione di causa
presso l'autorità di ricorso (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa; 125 II 369 consid. 2c;
124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a).
L’art. 263 cpv. 2 CPP prescrive che il sequestro venga disposto con un ordine
scritto succintamente motivato. L’obbligo di motivazione costituisce un pre-
supposto essenziale per la verifica della fondatezza della decisione sia per le
parti che per l’autorità di ricorso. Decisioni sommariamente motivate sono
ammesse da dottrina e giurisprudenza, in particolare in materia incidentale, a
condizione tuttavia che si esprimano sugli elementi essenziali per il controllo
della legalità. In particolare, la motivazione di una decisione di sequestro in-
clude il nominativo della persona indagata, gli indizi di reato, la connessione
tra questo e l’oggetto del sequestro in relazione alle necessità probatorie e/o
di confisca (DTF 126 I 97 consid. 2b; sentenza del Tribunale federale
1A.95/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3.3; MARIA GALLIANI GODENZI/LUCA
MARCELLINI, Codice svizzero di procedura penale [CPP] – Commentario, Zuri-
go/San Gallo 2010, n. 6 e 7 ad art. 263 CPP; SAVERIO LEMBO/ANNE VALÉRIE
JULEN BERTHOD, Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse,
Basilea 2011, n. 35 ad art. 263 CPP). Il diritto di essere sentito è una garanzia
di natura formale, la cui violazione comporta l’annullamento della decisione
impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso sul me-
rito. Secondo la giurisprudenza, una violazione non particolarmente grave del
diritto di essere sentito può considerarsi sanata allorquando la persona inte-
ressata ha la possibilità di esprimersi dinanzi ad un’istanza di ricorso/reclamo
con libero potere di apprezzamento sui fatti e sul diritto. Tuttavia, ciò dovrebbe
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rimanere l’eccezione (DTF 130 II 530 consid. 7.3; 124 V 180 consid. 4a; 124 II
132 consid. 2d, sentenza del Tribunale federale 1C_272/2012 del 29 febbraio
2012, consid. 2.2).
2.2 Nella fattispecie, il MPC ha motivato il decreto impugnato affermando che
"dalle informazioni in possesso dell'autorità inquirente, vi è il sospetto che sul-
le relazioni bancarie oggetto del presente ordine siano confluiti valori patrimo-
niali costituenti provento di reato o che siano riconducibili all'attività criminosa
– comunque nella disponibilità – di un'organizzazione criminale e che ivi siano
stati riciclati. Gli oggetti o i valori patrimoniali dell'imputato o di una terza per-
sona sono sequestrati quale mezzo di prova o per garantire le spese procedu-
rali, le pene pecuniarie, le multe o le indennità, per essere restituiti ai danneg-
giati o confiscati" (v. act. 10.3 pag. 3 e seg.). L'autorità inquirente aggiungeva
inoltre che "l'edizione della documentazione bancaria richiesta servirà a chiari-
re la fattispecie nell'ambito del procedimento penale attualmente pendente. Si
giustifica contestualmente all'edizione della documentazione di disporre il se-
questro di tutta la documentazione che risulta essere pertinente alle indagini
quale elemento indispensabile per verificare compiutamente le ipotesi accusa-
torie. Nel rispetto del principio della proporzionalità tale verifica deve essere
operata sull'insieme della documentazione" (v. act. 10.3 pag. 4). Orbene, non
fornendo nessun elemento concreto né in merito al crimine a monte né al col-
legamento con il conto oggetto del contestato sequestro, il decreto contestato
potrebbe effettivamente risultare insufficientemente motivato.
Tuttavia, l'analisi della sua conformità alla legge deve essere contestualizzata
temporalmente al momento in cui esso è stato emanato, ossia al 27 giugno
2012, e deve tenere conto degli elementi a disposizione dell'autorità inquirente
in quel periodo. A quella data il MPC disponeva in sostanza della sola comu-
nicazione ricevuta dal MROS, la quale, per quanto concerne il reclamante,
rinviava essenzialmente ad articoli di stampa italiani. L'urgenza della misura
adottata, l'esiguità delle informazioni riguardanti le persone coinvolte, alcune
ancora a piede libero, ed il fatto di trovarsi all'inizio dell'istruzione penale, con
le esigenze di segretezza ad essa connesse, permettono di ritenere sufficien-
te, in quel momento, la motivazione contenuta nell'ordine di sequestro, tanto
più che tale misura è stata accompagnata da un divieto impartito alla banca di
informare il titolare del conto. Tale divieto è stato revocato il 16 gennaio 2013,
ossia sei mesi più tardi. Avendo avuto il MPC, frattanto, il tempo per appro-
fondire le indagini e raccogliere maggiori informazioni, nonché diluendosi il pe-
ricolo di collusione e l'esigenza di segretezza, in quel momento la motivazione
contenuta nel decreto impugnato non era certo più attuale e corrispondente al-
le necessità e risultanze dell'inchiesta. Tuttavia, una volta messo al corrente
del sequestro, toccava al reclamante prendere contatto con il MPC per chie-
dere spiegazioni e, se riteneva la misura illegale, semmai lo sblocco del suo
conto. A quel punto l'autorità inquirente avrebbe potuto e dovuto completare la
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motivazione alla base del sequestro, decisione che sarebbe stata, se del ca-
so, impugnabile davanti a questa Corte. Ciò non è avvenuto.
In definitiva, la censura del reclamante in questo ambito va respinta. Occorre
ad ogni modo rilevare che la risposta del MPC del 1° marzo 2013 ha permes-
so comunque al reclamante di ottenere una motivazione più approfondita della
misura contestata, potendo inoltre il medesimo esprimersi al riguardo in sede
di replica.
3. Il reclamante contesta la lunga ed incomprensibile durata del divieto d'infor-
mazione imposto alla banca, misura ritenuta abusiva. Questa non permette-
rebbe di chiedere l'apposizione di sigilli ai sensi dell'art. 248 CPP, non sareb-
be fondata su basi legali certe, pregiudicherebbe gli interessi patrimoniali del
titolare del conto e aprirebbe le porte ad operazioni di "fishing exploration".
3.1 Giusta l'art. 73 cpv. 2 CPP, se lo scopo del procedimento o un interesse priva-
to lo richiede, chi dirige il procedimento può, richiamato l'art. 292 CP, obbliga-
re l'accusatore privato, altri partecipanti al procedimento e i loro patrocinatori a
serbare il segreto sul procedimento medesimo e sulle persone coinvolte. Tale
obbligo va limitato nel tempo. Una tale misura deve essere adottata con cau-
tela e deve poggiare su motivi concreti. Essa è immaginabile allorquando oc-
corre salvaguardare la raccolta di prove (v. NIKLAUS SCHMID, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, n. 7 ad art.
73 CPP). I divieti di informazione imposti alle banche, limitati nel tempo, fon-
dati sul segreto istruttorio della procedura penale e sorretti da motivi oggettivi,
non costituiscono un'ingerenza particolarmente grave nella libertà di comuni-
cazione e in quella economica garantite dal diritto costituzionale. Il divieto
provvisorio di comunicare a clienti o a terzi informazioni che violerebbero il
segreto istruttorio, di principio, non impedisce alla banca toccata di operare
nel rispetto dei suoi obblighi legali e contrattuali (v. DTF 131 I 425 consid. 6.3;
sentenza del Tribunale penale federale BB.2011.15 del 18 marzo 2011, con-
sid. 2.1).
3.2 Nella fattispecie, premessa l'esistenza, come appena esposto, di una base le-
gale per il divieto d'informazione imposto alla banca, la misura adottata dal
MPC non può essere considerata abusiva o sproporzionata. L'autorità inqui-
rente ha sequestrato il conto del reclamante in quanto sospettato di aver ac-
colto valori patrimoniali provento di reato. Avendo avviato l'istruzione penale
proprio il 27 giugno 2012, comprensibile e normale risulta essere l'esigenza i-
niziale di segretezza delle indagini, anche perché altre persone coinvolte nella
vicenda potevano potenzialmente essere destinatarie di misure istruttorie ana-
loghe a quella pronunciata nei confronti del reclamante. Gli articoli di stampa
che hanno accompagnato la comunicazione MROS del 20 giugno 2012 evi-
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denziavano in effetti il coinvolgimento di più persone nei fatti oggetto d'indagi-
ne in Italia, alcune ancora ricercate dalle autorità di polizia estere (v. act.
10.1). In definitiva, l'adozione di una misura che non intacca in maniera grave i
diritti costituzionali del reclamante, a fronte di un'inchiesta importante nell'am-
bito di criminalità economica transnazionale, non può essere ritenuta illegale.
La durata del divieto di comunicazione di sei mesi, sensibilmente inferiore a
quanto già giudicato inaccettabile dal Tribunale federale, ossia un anno (v.
DTF 131 I 425 consid. 6.4), deve inoltre essere considerata conforme al prin-
cipio della proporzionalità. Anche in questo ambito, la censura va dunque di-
sattesa.
4. In conclusione, il reclamo deve essere respinto.
5. Giusta l'art. 428 cpv. 1, prima frase, CPP le parti sostengono le spese della
procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa.
La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP nonché 5 e 8
cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ri-
petibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS
173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 1'500.--.
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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
1. Il reclamo è respinto.
2. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico del reclamante.
Bellinzona, 24 aprile 2013
In nome della Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente: Il Cancelliere:
Comunicazione a:
- Avv. Daniele Timbal
- Ministero pubblico della Confederazione
Informazione sui rimedi giuridici
Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (art. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17
giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 e segg. LTF.
Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).
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