Sentenza del 19 agosto 2009
I Corte dei reclami penali
Composizione Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presiden-
te, Tito Ponti e Alex Staub,
Cancelliere Graziano Mordasini
Parti AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE
CONTRIBUZIONI,
Richiedente
contro
A.,
B.,
entrambi rappresentati dagli Avv. Mario Postizzi e Goran
Mazzucchelli,
Opponenti
Oggetto Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA)
B u n d e s s t r a f g e r i c h t
T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l
T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e
T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l
Numero dell’incarto: BE.2008.28, BE.2008.29
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Fatti:
A. Il 24 dicembre 2004, il capo del Dipartimento federale delle finanze
On. Hans-Rudolf Merz ha autorizzato l’Amministrazione federale delle con-
tribuzioni (in seguito: AFC) ad aprire un’inchiesta fiscale speciale nei con-
fronti degli avvocati A. e B., quest’ultima titolare di uno studio legale e notari-
le a Z.
B. A. è sospettato di avere commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi
dell’art. 190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull’imposta federale
diretta (LIFD; RS 642.11), ossia di avere sottratto al fisco federale una parte
importante dei suoi redditi e della sua sostanza imponibili, ricorrendo in parti-
colare a conti bancari non dichiarati intestati a società di tipo “off-shore”. Egli
avrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da C. B., dal canto suo,
avrebbe partecipato ai reati fiscali commessi dal marito A.
L’inchiesta fiscale riguarda i periodi non ancora prescritti; si tratta quindi degli
anni di calcolo tra il 1993 ed il 2002 (compresi).
C. Il 2 e 3 febbraio 2005, nonché il 9 e 10 marzo seguenti la Divisione delle
inchieste speciali dell’AFC (in seguito: DIF) ha perquisito lo studio legale e
notarile D. a Z. e sequestrato innumerevoli documenti cartacei ed informatici,
posti poi sotto suggello in luogo sicuro.
D. Con sentenza dell’8 agosto 2005, confermata dal Tribunale federale in data
6 febbraio 2006 (DTF 132 IV 63), la I Corte dei reclami penali del Tribunale
penale federale ha accolto una richiesta di levata dei sigilli presentata
l’11 aprile 2005 dall’AFC, stabilendo per la cernita, da effettuare dalla Corte
medesima, una procedura in tre fasi. Questa procedura prevede dapprima la
separazione dei documenti utili all’inchiesta da quelli che non lo sono, la di-
stinzione in seguito di quelli coperti dal segreto professionale dell’avvocato
da quelli che non lo sono e, infine, per i documenti restanti e utili all’inchiesta,
a protezione dei clienti, la depennazione o la codificazione, se del caso, dei
loro nomi, facendo capo, se necessario, alla collaborazione di un esperto.
E. L’8 giugno 2006 le parti ed il giudice delegato, vista la voluminosa documen-
tazione sequestrata (126 cartoni), si sono riuniti per definire preliminarmente
gli aspetti pratici della levata dei sigilli. Constatate le divergenze insormonta-
bili concernenti l’utilità o meno di tutta la documentazione sigillata, al termine
dell'udienza del 27 luglio 2006 il giudice delegato ha comunicato alle parti
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che il Tribunale avrebbe statuito autonomamente su tutti gli incarti sequestra-
ti. Le parti si sono dichiarate d’accordo con questo approccio, rinunciando
quindi espressamente alla procedura in contraddittorio. Con sentenze del
14 settembre 2006, 28 settembre 2006 (con rettifica del 17 ottobre seguente)
e 31 ottobre 2006 la I Corte dei reclami penali ha statuito sulla maggior parte
della documentazione dissuggellata, decidendo quali incarti erano necessari
ai fini dell’inchiesta e quali dovevano essere restituiti, poiché inutili, ai pro-
prietari.
F. Con decisione del 20 febbraio 2007 la presenta autorità, ritenendo impossibi-
le distinguere i clienti protetti dal segreto professionale dell'avvocato da quelli
non protetti, ha accolto la richiesta di versare agli atti tutti i documenti ancora
in sospeso concernenti la contabilità dello studio legale. Mediante sentenza
1B_47/2007 del 28 giugno 2007 il Tribunale federale, ritenuta sbrigativa e
superficiale detta tesi, ha accolto, in quanto ammissibile, un ricorso dei co-
niugi A. e B. e ha annullato questa decisione. La I Corte dei reclami penali è
stata quindi invitata a proseguire con la cernita conformemente alla procedu-
ra in tre fasi prestabilita, avvalendosi della collaborazione dei ricorrenti. In
seguito la I Corte dei reclami penali ha invitato l’AFC ad esprimersi in merito
ai documenti ancora in sospeso: i legali degli opponenti dal canto loro hanno
prodotto listati contenenti i nomi dei clienti da loro ritenuti protetti dal segreto
professionale.
G. Con sentenza del 28 novembre 2007 la scrivente autorità si è pronunciata su
tutti i documenti concernenti l’anno contabile 1999. Rilevato che tale docu-
mentazione consta di un gran numero di atti, nella stragrande maggioranza
dei quali figurano nomi di terzi, e richiamati i motivi addotti nella sua decisio-
ne del 12 novembre 2007 (consid. 3), la I Corte dei reclami penali ha ribadito
che la cernita e l’anonimizzazione dei nomi rappresenterebbe un lavoro to-
talmente sproporzionato, precisando nel contempo che la distinzione tra i
documenti da versare agli atti e quelli da restituire agli opponenti deve esse-
re effettuata, per ogni incarto, soppesando in maniera ragionevole gli inte-
ressi dell’inchiesta e quelli legati alla protezione potenzialmente dovuta a
certi clienti degli indagati.
H. L’AFC ha interposto un ricorso in materia penale al Tribunale federale avver-
so la suddetta decisione. Essa ha chiesto in via principale di annullare la de-
cisione impugnata e, in sostanza, di versare agli atti del procedimento penale
in forma integrale e non anonimizzata i libri base (cassa, posta, banca, debi-
tori e creditori) per verificare la completezza e la correttezza delle registra-
zioni contabili, il libro mastro delle relative registrazioni, le liste delle corri-
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spondenti registrazioni di ogni singolo conto e le pezze giustificative, con il
divieto di utilizzare le informazioni riguardanti terzi in altri procedimenti, salvo
autorizzazione della I Corte dei reclami penali, postulando inoltre di versare
agli atti tutte le fatture concernenti l’attività tipica e atipica dei legali in forma
integrale. In via subordinata chiede di versarli in maniera anonimizzata. I co-
niugi A. e. B. dal canto loro hanno postulato, in via principale, di dichiarare
inammissibile il ricorso e, in via subordinata, di respingerlo.
I. Con sentenza del 28 novembre 2008 (1B_291/2007), il Tribunale federale ha
accolto il ricorso dell’AFC, annullando la decisione impugnata e rinviando la
causa alla I Corte dei reclami penali per nuovo giudizio nel senso dei consi-
derandi. Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dall’Alta Corte saran-
no riprese, per quanto necessario, nei considerandi di diritto.
Diritto:
1. Nell’ambito di una procedura di levata dei sigilli conseguente ad una perqui-
sizione, una volta riconosciuta l’ammissibilità di principio di quest’ultima da
parte della I Corte dei reclami penali, i documenti sequestrati fanno l’oggetto
di una cernita, la quale ha come scopo quello di distinguere gli atti che pos-
sono essere versati nell’incarto da quelli per i quali l’opposizione risulta giu-
stificata. In caso di disaccordo, la I Corte dei reclami penali decide.
2. Il segreto professionale è opponibile unicamente al sequestro di documenti
legati all’attività tipica dell’avvocato ai sensi dell’art. 321 del Codice penale
svizzero del 21 dicembre 1937 (CP, RS 311.0). L’attività tipica dell’avvocato
consiste essenzialmente nel fornire consigli di natura giuridica, nel difendere
gli interessi altrui intervenendo davanti ai tribunali e rappresentando i clienti
nel medesimo contesto (CORBOZ, Les infractions en droit suisse, Berna
2002, vol. II, n. 10 ad art. 321 CP; dello stesso autore, Le secret profession-
nel de l’avocat selon l’art. 321 CP, in SJ 1993 pag. 77 e segg., in particolare
pag. 82). L’avvocato non può per contro prevalersi del suo segreto profes-
sionale per impedire il sequestro di documenti relativi ad attività che presen-
tano un carattere commerciale preponderante, segnatamente quelle che
riguardano l’amministrazione di beni o la gestione di capitali oppure altre
prestazioni che esulano dalla sua funzione specifica (sentenza del Tribunale
federale 1S.31/2005 del 6 febbraio 2006 consid. 2.4 e giurisprudenza citata;
PFEIFER, in FELLMANN/ZINDEL [éd.], Kommentar zum Anwaltsgesetz, Zuri-
go/Basilea/Ginevra 2005, n. 31 e segg. ad art. 13 LLCA; OBERHOLZER, Bas-
ler Kommentar, Basilea 2003, n. 13 ad art. 321 CP; TRECHSEL, Schweizeri-
sches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, n. 19 ad art. 321 CP). Il Tribunale
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federale ha già deciso che le attività che consistono nel gestire o investire
dei fondi (DTF 112 Ib 606), nell’assumere un mandato d’incasso (DTF 120 Ib
112) o nell’amministrare una società per conto di un cliente (DTF 101 Ib 245;
115 Ia 197; 114 III 105) non costituiscono attività tipiche dell’avvocato. In
questi casi il segreto professionale non può essere invocato per rifiutare di
testimoniare o per contrastare una perquisizione o un sequestro.
3. Nella sua sentenza 1B_291/2007 del 28 novembre 2008, il Tribunale federa-
le ha per l’essenziale ripreso le argomentazioni sviluppate nelle sue decisioni
1B_47/2007 del 28 giugno 2007 e 1B_288/2007 del 30 settembre 2008, pre-
cisando come anche nella fattispecie l’unione nella medesima persona delle
funzioni di amministratore e di avvocato non permettesse più di distinguere
chiaramente quanto rientra in ciascun tipo di attività, di modo che il richiamo
alla tutela del segreto professionale dell’avvocato è di massima escluso.
L’Alta Corte ha sottolineato che, visto il coinvolgimento dei legali
nell’inchiesta e il fatto che gran parte dei documenti concernono attività
estranee a quella tipica dell’avvocato e che tale distinzione non può essere
operata in maniera chiara, in casu l’interesse pubblico a perseguire le gravi
sospettate infrazioni prevale sulla tutela del segreto professionale, per di più
invocato in modo generico ed essendo peraltro manifesto che A. in nessun
caso poteva invocarlo. Essa ha quindi ritenuto che un’eventuale anonimizza-
zione potrebbe limitarsi a determinati documenti, precisando che rientra co-
munque nel potere di apprezzamento della I Corte dei reclami penali espri-
mersi in merito (v. sentenza 1B_288/2007 citata, consid. 3 e 4). Il Tribunale
federale ha infine formulato delle osservazioni puntuali in merito ai singoli in-
carti.
4. La presente fattispecie concerne tutti i documenti relativi all’anno contabile
1999. Giova rammentare che questi atti si riferiscono allo studio legale E.,
nel quale B. ha esercitato dal 1986, successivamente divenuto studio legale
D., del quale A. era titolare fino alla fine del 2000, di modo che la tutela del
segreto professionale può essere data solo per una minima parte degli atti in
questione (v. sentenza del Tribunale federale 1B_288/2007 citata,
consid. 3.6). Alla luce di tutto quanto esposto, la I Corte dei reclami penali ha
proceduto ad una nuova e dettagliata cernita degli incarti in oggetto ed ha
deciso quanto segue:
S374: l’incarto contiene estratti ed avvisi di addebito e di accredito relativi al
conto 1 per l’anno 1999. Il Tribunale federale, ribadite le suesposte argomen-
tazioni, ha ritenuto che i documenti in oggetto devono, di massima, essere
versati agli atti in forma integrale, ricordando inoltre che solo sulla base degli
estratti intermediari, nei quali sono indicate semmai le causali delle singole
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transazioni o altre informazioni, l’AFC potrà ricostruire compiutamente i flussi
di denaro confluiti nella sostanza e nei redditi imponibili degli opponenti.
Agendo nel rispetto del potere di apprezzamento riconosciutole dall’Alta Cor-
te, la scrivente autorità ha proceduto ad una minuziosa e dettagliata verifica
della documentazione in oggetto. Ciò ha permesso di constatare come essa
sia costituita da decine di estratti conto e di ordini di pagamento, in cui gli in-
dagati non hanno operato alcuna distinzione tra i documenti concernenti le
attività tipiche dell’avvocato e quelle estranee. Alla luce di quanto esposto,
nonché dell’unione nella medesima persona delle funzioni di amministratore
e di avvocato ed il coinvolgimento dei legali nell’inchiesta, la suddetta distin-
zione non può essere operata in maniera chiara, a maggior ragione visto
che, di massima, non si è più in presenza di un segreto professionale tutela-
bile. L’interesse pubblico a perseguire le gravi e sospettate infrazioni prevale
sulla tutela del segreto professionale. L’integralità della documentazione
dell’incarto in oggetto è pertanto versata agli atti dell’inchiesta; spetterà poi
all’AFC esaminare tutti i documenti per verificare se, effettivamente, i conti
dello studio legale sono completi riguardo ai redditi conseguiti e a quelli di-
chiarati. Si rammenta che, ad ogni modo, l’utilizzo o la trasmissione a terzi,
per altre procedure, di eventuali documenti o informazioni concernenti clienti
degli indagati è proibito in assenza di un’espressa autorizzazione rilasciata
dalla scrivente autorità.
S375: esso contiene il libro di cassa nonché le pezze giustificative dei movi-
menti di cassa per l’anno 1999. Il Tribunale federale ha affermato che la tesi
della scrivente autorità, fondata su un criterio meramente quantitativo e sul
fatto che si sarebbe in presenza di documenti soggetti al segreto professio-
nale, senza tuttavia effettivamente procedere al relativo esame, non può es-
sere condivisa, a maggior ragione visto che, di massima, non si è in presen-
za di un segreto professionale tutelabile. L’Alta Corte, ribadendo che spette-
rà all’AFC esaminare tutti i documenti per verificare se i conti dello studio so-
no completi riguardo ai redditi conseguiti e a quelli dichiarati ha ritenuto che,
vista l’utilità delle documentazione in oggetto per l’inchiesta, essa deve esse-
re versata agli atti, di massima in forma non anonimizzata. Agendo nel ri-
spetto del potere di apprezzamento riconosciutole dall’Alta Corte, la scriven-
te autorità ha proceduto ad una minuziosa e dettagliata verifica dei docu-
menti in oggetto. Per quanto attiene al libro di cassa ciò ha permesso di con-
statare come in esso figurino un numero rilevante di registrazioni per le quali
gli indagati non hanno operato alcuna distinzione tra i documenti concernenti
le attività tipiche dell’avvocato e quelle estranee. Alla luce di quanto esposto,
nonché dell’unione nella medesima persona delle funzioni di amministratore
e di avvocato ed il coinvolgimento dei legali nell’inchiesta, la suddetta distin-
zione non può essere operata in maniera chiara, a maggior ragione visto
che, di massima, non si è più in presenza di un segreto professionale tutela-
bile. L’interesse pubblico a perseguire le gravi e sospettate infrazioni prevale
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sulla tutela del segreto professionale. Per quanto concerne le pezze giustifi-
cative, esse si riferiscono in gran parte ad esborsi che non hanno nessuna
relazione con l’esercizio dell’attività sottoposta al segreto professionale.
L’integralità della documentazione è pertanto versata agli atti dell’inchiesta.
Si rammenta che, ad ogni modo, l’utilizzo o la trasmissione a terzi, per altre
procedure, di eventuali documenti o informazioni concernenti clienti degli in-
dagati è proibito in assenza di un’espressa autorizzazione rilasciata dalla
scrivente autorità.
S382/S383/S385/S386: questi incarti si compongono di centinaia di pagine di
listati contabili relativi al 1999. Il Tribunale federale, precisando che l’utilità
della documentazione in oggetto per l’inchiesta, anche se esigua, non può
comunque essere negata, che spetterà alla ricorrente effettuare tutte le veri-
fiche ritenute necessarie e ribadito che la tesi della scrivente autorità fondata
su un criterio meramente quantitativo non può essere seguita, ha affermato
che pure questi documenti devono essere versati agli atti, di massima in
forma non anonimizzata. Agendo nel rispetto del potere di apprezzamento ri-
conosciutole dall’Alta Corte, la scrivente autorità ha proceduto ad una minu-
ziosa e dettagliata verifica della documentazione in oggetto. Ciò ha permes-
so di constatare come, nella stragrande maggioranza, essa sia costituita da
listati piuttosto voluminosi nei quali figurano tutte le operazioni relative alle
diverse voci contabili e in cui gli indagati non hanno operato alcuna distinzio-
ne tra i documenti concernenti le attività tipiche dell’avvocato e quelle estra-
nee. Alla luce di quanto esposto, nonché dell’unione nella medesima perso-
na delle funzioni di amministratore e di avvocato ed il coinvolgimento dei le-
gali nell’inchiesta, la suddetta distinzione non può essere operata in maniera
chiara, a maggior ragione visto che, di massima, non si è più in presenza di
un segreto professionale tutelabile. L’interesse pubblico a perseguire le gravi
e sospettate infrazioni prevale sulla tutela del segreto professionale.
L’integralità della documentazione degli incarti in oggetto è pertanto versata
agli atti dell’inchiesta; spetterà poi all’AFC esaminare tutti i documenti per ve-
rificare se, effettivamente, i conti dello studio legale sono completi riguardo ai
redditi conseguiti e a quelli dichiarati. Si rammenta che, ad ogni modo,
l’utilizzo o la trasmissione a terzi, per altre procedure, di eventuali documenti
o informazioni concernenti clienti degli indagati è proibito in assenza di
un’espressa autorizzazione rilasciata dalla scrivente autorità.
S387: esso contiene centinaia di note di onorario saldate nel 1999. Il Tribu-
nale federale ha affermato che l’argomento della mole di lavoro non è deter-
minate, ritenendo nel contempo che, essendo la tutela del segreto professio-
nale di massima esclusa nella fattispecie, la documentazione in oggetto, de-
cisiva per l’inchiesta, deve essere versata agli atti, di principio in forma non
anonimizzata. La I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, nel
rispetto del potere di apprezzamento riconosciutole dall’Alta Corte (v. sen-
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tenza 1B_288/2007 del 30 settembre 2008, consid. 3 e 4), si è limitata ad
anonimizzare unicamente i documenti che rientrano chiaramente e di primo
acchito (prima facie) nell’attività tipica dell’avvocato e del notaio.
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Per questi motivi, la I Corte dei reclami penali pronuncia:
1. I seguenti incarti devono essere versati agli atti, in parte in forma anonimiz-
zata, ai sensi del considerando 4: S374, S375, S382, S383, S385, S386,
S387.
2. L’utilizzo o la trasmissione a terzi, per altre procedure, di documenti o infor-
mazioni concernenti clienti degli indagati provenienti dagli atti di cui al pun-
to 1 del presente dispositivo è proibito in assenza di nuove decisioni da parte
della I Corte dei reclami penali.
3. Le spese giudiziarie e le indennità per spese ripetibili del presente giudizio
saranno fissate mediante decisione ulteriore.
Bellinzona, il 19 agosto 2009
In nome della I Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente: Il Cancelliere:
Comunicazione a:
- Amministrazione federale delle contribuzioni
- Avv. Mario Postizzi e Goran Mazzucchelli
Informazione sui rimedi giuridici
Le decisioni della I Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30
giorni dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del
17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF.
Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).
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