Sentenza del 17 febbraio 2012
Corte dei reclami penali
Composizione Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente,
Tito Ponti e Roy Garré,
Cancelliere Giampiero Vacalli
Parti
A., rappresentata dagli avv. Luigi Mattei e Cristina Mag-
gini,
Ricorrente
contro
UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE
ESTRADIZIONI,
Controparte
Oggetto Estradizione all'Italia
Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2
AIMP)
B u n d e s s t r a f g e r i c h t
T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l
T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e
T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l
Numero dell’incarto: RH.2012.1
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Fatti:
A. Il 1° febbraio 2010 il Giudice per le indagini preliminari (GIP) presso il Tri-
bunale di Milano ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere
(n. 41339/08 R.G.N.R. e n. 9073/08 R.G.G.I.P) nei confronti di A. per i reati
di riciclaggio in Italia e all'estero di capitali provento di appropriazioni inde-
bite a danno di società (art. 648-bis CP italiano).
B. Mediante segnalazione del 9 marzo 2010 SIRENE Italia ha chiesto alle
competenti autorità svizzere l'arresto provvisorio in vista di estradizione di
A.
C. Con note verbali del 24 marzo 2010 e 19 aprile 2010 l'Ambasciata d'Italia a
Berna ha chiesto l'estradizione della predetta per i reati summenzionati.
D. Il 4 novembre 2011 il GIP presso il Tribunale di Milano ha emesso una se-
conda ordinanza di custodia cautelare in carcere (n. 12286/10 R.G.N.R. e
n. 2084/11 R.G.G.I.P.) nei confronti di A. per i reati di associazione per de-
linquere (art. 416 CP italiano), riciclaggio in Italia e all'estero di capitali pro-
vento di appropriazioni indebite a danno di società (art. 648-bis CP italiano)
ed emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8 Decreto legislativo
74/2000).
E. Con nota verbale del 23 dicembre 2011, l'Ambasciata d'Italia a Berna ha
inoltrato alle autorità elvetiche una domanda aggiuntiva relativa all'estradi-
zione della predetta per i reati di cui sopra (v. lett. D).
F. Il 24 gennaio 2012 l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha emes-
so un ordine di arresto ai fini di estradizione trasmesso alla polizia ticinese,
sfociato nel fermo dell'estradanda del 27 gennaio 2012. Nel suo interroga-
torio di medesima data davanti al Procuratore pubblico ticinese, A. ha con-
fermato di essere la persona ricercata dall'Italia.
G. Con ricorso del 6 febbraio 2012 alla Corte dei reclami penali del Tribunale
penale federale, A. postula l'annullamento dell'ordine di arresto ai fini e-
stradizionali, la sua scarcerazione nonché l'adozione durante la procedura
estradizionale di misure sostitutive della detenzione.
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Il medesimo giorno, ella ha tra l'altro presentato un'istanza di scarcerazione
all'UFG, mediante la quale ha postulato la sua immediata scarcerazione
previo deposito di una cauzione di fr. 300'000.- nonché fissazione di ulterio-
ri condizioni.
H. Con osservazioni del 13 febbraio 2012 l’UFG propone di respingere il ricor-
so. Nella sua replica del 16 febbraio seguente, la ricorrente ribadisce in so-
stanza le conclusioni presentate in sede di ricorso.
Diritto:
1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazio-
ne delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in rela-
zione con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza internazionale
in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), e dell'art. 19 cpv. 1
del regolamento sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF;
RS 173.713.161, nuovo testo giusta il n. I dell'ordinanza del 23 agosto
2011, RU 2011 4495), la Corte dei reclami penali è competente per statuire
sui reclami contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto en-
tro dieci giorni dalla notificazione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48 cpv.
2 AIMP), il gravame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estra-
danda è pacifica.
1.1 L'estradizione fra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera è an-
zitutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre
1957 (CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 4 novembre 1963 per la Re-
pubblica italiana e il 20 marzo 1967 per il nostro Paese, dal Secondo Pro-
tocollo addizionale alla CEEstr del 17 marzo 1978, entrato in vigore per la
Repubblica italiana il 23 aprile 1985 e per la Svizzera il 9 giugno 1985, non-
ché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 59 e segg. dalla Convenzione
di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS).
1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-
tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto
nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale
(cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 136 IV 82 con-
sid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a;
123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). Il principio di
favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme internazionali (v.
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art. 59 n. 2 CAS). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135
IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1).
2.
2.1 Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti del-
la Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo
ricercato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla do-
manda conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato
sull'art. 48 cpv. 2 AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi,
a questo stadio della procedura, in merito all'estradizione in quanto tale, ma
solamente sulla legittimità dell'arresto e della carcerazione in vista d'estra-
dizione (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108
consid. 3; LAURENT MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale,
Basilea/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative
a pretese irregolarità formali o sostanziali della domanda di estradizione,
come pure alla sua fondatezza, devono essere fatte valere esclusivamente
nell'ambito della procedura di estradizione vera e propria (DTF 130 II 306
consid. 2.3; 119 Ib 193 consid. 1c), per la quale è competente l'UFG in pri-
ma istanza e, in sede di ricorso, dapprima il Tribunale penale federale ed in
seguito, in ultima istanza e alle restrittive condizioni poste dall'art. 84 LTF, il
Tribunale federale (v. DTF 133 IV 125, 131, 132, 134). Per costante giuri-
sprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la carcerazione della
persona perseguita costituisce la regola mentre la scarcerazione rimane
l’eccezione (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108
consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 consid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT
ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 3a
ediz., Berna 2009, n. 348 pag. 324 e seg. nonché n. 350 pag. 326 e seg.;
STEFAN HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, tesi Zurigo 2002, pag. 57).
L’ordine di arresto in vista di estradizione può tuttavia essere annullato, ri-
spettivamente la liberazione ordinata, segnatamente se è verosimile che la
persona perseguita non si sottrarrà all’estradizione né comprometterà
l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 IV 159), se essa
può produrre immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se le
sue condizioni non le permettono di essere incarcerata o se altri motivi lo
giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda di estradizione e i docu-
menti a suo sostegno non pervengono tempestivamente (art. 50 cpv. 1
AIMP) o ancora se l’estradizione appare manifestamente inammissibile
(art. 51 cpv. 1 AIMP). La sussistenza dei presupposti che giustificano
l’annullamento dell’ordine di arresto, rispettivamente la scarcerazione, deve
essere valutata secondo criteri rigorosi, tali da non rendere illusorio
l’impegno assunto dalla Svizzera di consegnare – ove la domanda di estra-
dizione sia accolta e cresciuta in giudicato – le persone perseguite dallo
Stato che ne ha fatto la richiesta (art. 1 CEEstr). In questo senso, la libera-
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zione provvisoria dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace a condi-
zioni più rigorose di quelle applicabili in materia di carcere preventivo (DTF
130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 consid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c).
2.2 La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione
estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II
306 consid. 2.4-2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo
di negare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera era-
no indiscussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da
diciotto anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e
otto anni, entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Tici-
no), essendo stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna
a una pena privativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanzia-
rie in cui l'interessato lasciava la moglie e i figli permettevano di considera-
re che il rischio di fuga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scon-
giurato tramite l'adozione di misure sostitutive (sentenza 8G.45/2001 del
15 agosto 2001, consid. 3a). Tenuto conto di questa giurisprudenza, il Tri-
bunale penale federale ha quindi confermato l'esistenza del pericolo di fuga
nel caso di una persona perseguita con moglie, due bambini (di sette anni
e mezzo e due anni e mezzo) e altri parenti in Svizzera (sentenza
BH.2005.45 del 20 dicembre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo esito nel caso
di una persona ininterrottamente residente in Svizzera per dieci anni, con
moglie e quattro bambini, di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto anni (sen-
tenza BH.2005.8 del 7 aprile 2005, consid. 2.3) e in quello di una persona
ininterrottamente in Svizzera da dieci anni, con la sua partner e gli amici più
stretti (sentenza BH.2006.4 del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1). In una sen-
tenza del 24 novembre 2009 il Tribunale penale federale ha per contro or-
dinato la liberazione di un uomo di 76 anni residente in Francia accusato
negli Stati Uniti di aver commesso in quel Paese, nel 1978, atti sessuali con
una minorenne, e adottato misure sostitutive della detenzione (sentenza
del Tribunale penale federale RR.2009.329, parzialmente pubblicata in
RStrS - BJP 1/2010 pag. 9). In quell'occasione, l'autorità giudicante ha
considerato che il pericolo di fuga non era così marcato da impedire l'ado-
zione di misure sostitutive della detenzione (v. ibidem consid. 6.3). Visto
anche che la pena massima rischiata all'estero era di due anni di prigione, il
Tribunale ha ritenuto che il pagamento di una elevata cauzione corrispon-
dente alla metà dei beni patrimoniali dell'estradando, unitamente all'utilizzo
di un braccialetto elettronico ("Electronic Monitoring"; sull'applicabilità di
questo sistema di sorveglianza v. DTF 136 IV 20), costituivano misure atte
a scongiurare il pericolo di fuga (v. sentenza RR.2009.329 consid. 6.6.6).
Parimenti, il Tribunale federale ha ordinato la liberazione di una donna
americana di 47 anni residente a Zurigo dal 1955, con stretti legami affettivi
e professionali in Svizzera. L'Alta Corte ha considerato che le precarie con-
dizioni di salute della donna, unitamente al fatto che la stessa, una volta al
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corrente dell'inchiesta penale in Italia e dell'ordine di arresto spiccato nei
suoi confronti dalle autorità di quel Paese, non abbia intrapreso nulla per
lasciare la Svizzera, fossero elementi importanti per concludere che il peri-
colo di fuga era estremamente esiguo. Quest'ultimo è stato in definitiva
scongiurato con l'adozione di misure sostitutive quali il deposito di una cau-
zione di fr. 50'000.- nonché la consegna dei documenti d'identità
(v. sentenza 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, consid. 3c).
2.3 La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro norma-
tivo generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di
domandarlo e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su tale
domanda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito (art. 16 n. 1 e 3). Appli-
cabile è esclusivamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art. 22).
Dopo aver stabilito i termini trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà e, ri-
spettivamente, dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è presen-
tata col prescritto corredo (art. 16 n. 4, prima frase), la Convenzione preci-
sa (ibidem, seconda frase) che, tuttavia, la liberazione provvisoria è sempre
possibile "in quanto la Parte richiesta prenda tutte le misure da essa ritenu-
te necessarie per evitare la fuga dell'individuo richiesto".
3. Nel suo gravame, la reclamante sostiene che il Ticino, luogo in cui ella ri-
siede da diversi anni con la sua famiglia, è diventato oramai il centro dei
suoi interessi affettivi e professionali. Benché a conoscenza dell'inchiesta in
Italia e dell'arresto di ex-colleghi, ella non si sarebbe mai spostata dalla sua
residenza di Z., per cui un pericolo di fuga non sussisterebbe. Pure assenti
il pericolo di collusione, dato che l'inchiesta all'estero sarebbe in fase con-
clusiva e che co-indagati sarebbero già in libertà, o di recidiva, visto che la
stessa avrebbe cessato ogni attività nel suo precedente settore lavorativo.
In definitiva, considerando i forti legami con la Svizzera, la reclamante po-
stula misure sostitutive della detenzione, come ad esempio il versamento di
una cauzione, la consegna dei documenti d'identità, l'applicazione di un
braccialetto elettronico con un raggio di movimento limitato e la compari-
zione regolare presso un posto di polizia per attestare la sua presenza in
Svizzera.
3.1 Orbene, questa Corte rileva che la reclamante, pur lavorando da diversi
anni in Ticino, è residente a Z. solamente dal 2009 con un permesso B.
Come da lei precisato, una delle due figlie si è installata da poco nel mede-
simo comune, l'altra vivendo a Milano durante la settimana con il padre e
rientrando con il genitore in Svizzera per il week-end. All'evidenza, tale si-
tuazione, soprattutto alla luce della sopraccitata giurisprudenza, mediante
la quale il Tribunale federale ha negato la scarcerazione a persone residen-
ti e attive professionalmente in Svizzera da molti anni (v. supra consid. 2.2),
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non può essere considerata idonea a dimostrare legami tali da scongiurare
il pericolo di fuga e non permette quindi di derogare, in via eccezionale, alla
regola della carcerazione. Il versamento di una cauzione avrebbe del resto
un'incidenza minima sul rischio in questione; da un lato, malgrado la produ-
zione di certificati di salario per gli anni 2008-2011 (v. act. 4.2-4.6), non è
dato di conoscere esattamente la situazione patrimoniale della reclamante,
ciò che non permette di fissare un importo sufficientemente dissuasivo. Va
a tal proposito ricordato che il Tribunale federale ha già avuto modo di sot-
tolineare che l'assenza di una dettagliata esposizione della situazione fi-
nanziaria dell'estradando impedisce all'autorità preposta di fissare l'importo
della cauzione (v. sentenza del Tribunale federale 8G.11/2003 del 21 feb-
braio 2003, consid. 5; v. anche sentenza del Tribunale penale federale
RR.2010.76 del 5 maggio 2010, consid. 4.3). Occorre in ogni caso aggiun-
gere che una buona situazione finanziaria, tutt'altro che esclusa per quanto
riguarda l'estradanda, tende ad incrementare la mobilità, ciò che rende il ri-
schio di fuga in Paesi esterni allo spazio Schengen vieppiù elevato, tanto
più che, data la natura dei reati per i quali è indagata all'estero, vi è il forte
rischio che la cauzione proposta venga foraggiata, almeno in parte, con
fondi di provenienza criminale. È chiaro infatti che di fronte ad ipotesi di
provvigioni e compensi di origine delittuosa nell'ordine di diversi milioni di
euro (v. act. 1.2 pag. 3) è arduo fissare una cauzione efficace, pur combi-
nandola con altre misure come il braccialetto elettronico e pur ammettendo
che non tutte le disponibilità finanziarie della reclamante siano di origine
sospetta.
3.2 Sulla base dell'incarto, non sono ravvisabili altri motivi che permetterebbero
di ordinare la scarcerazione dell'estradanda. In definitiva, sussistendo un
reale pericolo di fuga e in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi ri-
sultati ma meno incisiva nei confronti dell’interessata, il provvedimento im-
pugnato va tutelato. Non vi è quindi ragione di scarcerare l'estradanda or-
dinando misure cautelari sostitutive.
4. In conclusione, il ricorso è respinto. Le spese seguono la soccombenza
(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20
dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP).
La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis
PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese,
gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale
(RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 3'000.--.
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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
1. Il ricorso è respinto.
2. La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico della reclamante.
Bellinzona, 17 febbraio 2012
In nome della Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente: Il Cancelliere:
Comunicazione a:
- Avv. Luigi Mattei e Cristina Maggini
- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni
Informazione sui rimedi giuridici
Contro le decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la competenza o
domande di ricusazione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale (art. 92 cpv. 1 LTF). Tali deci-
sioni non possono più essere impugnate ulteriormente (art. 92 cpv. 2 LTF).
Nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale, le altre decisioni pregiudiziali e incidentali notifi-
cate separatamente non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla carcera-
zione in vista d’estradizione o sul sequestro di beni e valori, se esse possono causare un pregiudizio
irreparabile o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale
consentendo di evitare una procedura defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2 LTF). Se non è
data facoltà di ricorso contro le decisioni pregiudiziali o incidentali ai sensi dell’art. 93 cpv. 1 e 2 LTF
o se tale facoltà non è stata utilizzata, tali decisioni possono essere impugnate mediante ricorso
contro la decisione finale in quanto influiscano sul contenuto della stessa (art. 93 cpv. 3 LTF).
Contro le decisioni nel campo dell'assistenza internazionale in materia penale il ricorso è ammissibile
soltanto se concerne un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolar-
mente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari
principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).
Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).
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