Sentenza del 14 agosto 2014
Corte dei reclami penali
Composizione Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente,
Roy Garré e Nathalie Zufferey Franciolli,
Cancelliera Susy Pedrinis Quadri
Parti
A., rappresentato dall'avv. Yasar Ravi,
Ricorrente
contro
UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE
ESTRADIZIONI,
Controparte
Oggetto Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale
all'Italia
Domanda di scarcerazione (art. 50 cpv. 3 AIMP); deci-
sione di estradizione (art. 55 AIMP); decisione sulle spe-
se in caso di ritiro della domanda di estradizione (art. 72
PCF)
B u n d e s s t r a f g e r i c h t
T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l
T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e
T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l
Numero dell’incarto: RH.2014.10 + RR.2014.186
Fatti:
A. In data 8 luglio 2011, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribuna-
le di Firenze ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere
(n. 2476/11 R.G.N.R, n. 9869/11 R.G. GIP; act. 3.3 dell'incarto
RH.2014.10) nei confronti, tra altri, di A. per i reati di associazione per de-
linquere (art. 416 CP italiano e art. 4 della legge del 16 marzo 2006,
n. 146), introduzione nello Stato di prodotti contraffatti (art. 474 CP italiano)
e ricettazione (art. 648 CP italiano).
B. Il 7 marzo 2014, il Ministero della giustizia italiano ha trasmesso all'Ufficio
federale di giustizia (di seguito: UFG) la richiesta formale di arresto provvi-
sorio e di estradizione nei confronti del predetto (act. 6.3 dell'incarto
RH.2014.10).
C. Il 28 marzo 2014, l'UFG ha emesso un ordine di arresto ai fini di estradizio-
ne, trasmesso al Ministero pubblico del Cantone Ticino e sfociato nel fermo
dell'estradando il 31 marzo 2014 (act. 6.4, act. 6.5 e act. 6.7 dell'incarto
RH.2014.10). Nel suo interrogatorio del 1° aprile 2014 davanti al Procurato-
re pubblico ticinese, A. si è opposto alla sua estradizione in via semplifica-
ta. In tale occasione, l'autorità ha imposto allo stesso un termine scadente il
15 aprile 2014 per presentare eventuali osservazioni in merito alla procedu-
ra di estradizione (act. 6.6 dell'incarto RH.2014.10).
D. Con reclamo del 10 aprile 2014 indirizzato alla Corte dei reclami penali del
Tribunale penale federale, A. ha impugnato l'ordine di arresto ai fini estradi-
zionali del 28 marzo 2014 (act. 6.8 dell'incarto RH.2014.10). Con sentenza
del 7 maggio 2014, cresciuta in giudicato, questa Corte ha respinto l'impu-
gnativa (act. 6.14 dell'incarto RH.2014.10).
E. Il 15 aprile 2014, il reclamante ha presentato all'UFG le proprie osservazio-
ni alla domanda di estradizione (act. 6.9 dell'incarto RH.2014.10). A seguito
delle medesime, il 22 aprile 2014 l'UFG ha invitato il Ministero della giusti-
zia italiano ad indicargli se il reato di associazione per delinquere sia sem-
pre imputato a A. e se l'ordinanza di custodia cautelare dell'8 luglio 2011
sia ancora valida; inoltre, l'UFG ha chiesto all'autorità italiana di fornire la
garanzia formale che, in caso di accoglimento della domanda di estradizio-
ne, le condizioni detentive rispetteranno le disposizioni di cui all'art. 3 della
Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo
e delle libertà fondamentali (act. 6.10 dell'incarto RH.2014.10).
F. Con fax del 30 aprile 2014, il Ministero della giustizia italiano ha confermato
le imputazioni e la persistente validità dell'ordinanza di custodia cautelare
dell'8 luglio 2011, ed ha fornito la garanzia richiesta in punto alle condizioni
detentive assicurate all'estradando (act. 6.11 dell'incarto RH.2014.10).
G. Con scritto del 9 maggio 2014, il reclamante ha presentato le proprie os-
servazioni alle dichiarazioni del 30 aprile 2014 (act. 6.13 dell'incarto
RH.2014.10). Inoltre, il 13 maggio successivo A. ha trasmesso all'UFG co-
pia di una sentenza della Corte suprema di cassazione, secondo cui l'ordi-
nanza di custodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011 sarebbe stata an-
nullata nei confronti di tutti gli indagati. Nella medesima missiva, veniva pu-
re richiesta l'immediata scarcerazione di A. (act. 6.15 dell'incarto
RH.2014.10).
H. Il 14 maggio 2014, l'UFG ha nuovamente chiesto al Ministero della giustizia
italiano se l'ordinanza di custodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011 sia
ancora valida e se la domanda di estradizione venga mantenuta (act. 6.16
dell'incarto RH.2014.10). Contestualmente, l'UFG ha informato il reclaman-
te che la domanda di scarcerazione non poteva essere accolta (act. 6.17
dell'incarto RH.2014.10).
I. Con telefax del 16 maggio 2014, il Ministero della giustizia italiano ha con-
fermato la sua precedente presa di posizione e ribadito la validità e l'ese-
guibilità dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011.
Contestualmente, il Ministero della giustizia italiano ha precisato che l'ordi-
nanza dell'11 maggio 2012 del Tribunale di Firenze, indicata dal difensore
di A., non concerne il reclamante (act. 6.18 dell'incarto RH.2014.10).
L. Il 23 maggio 2014, A. ha nuovamente chiesto la propria scarcerazione im-
mediata (act. 6.19 dell'incarto RH.2014.10).
M. Con decisione datata 27 maggio 2014, l'UFG ha concesso l'estradizione
del reclamante all'Italia e respinto la richiesta di scarcerazione del 23 mag-
gio precedente (act. 1.1, act. 6.20 dell'incarto RH.2014.10 e act. 1.2 dell'in-
carto RR.2014.186).
N. Con reclamo del 4 giugno 2014 alla Corte dei reclami penali del Tribunale
penale federale, A. ha postulato, in via principale, l'annullamento del punto
n. 2 della decisione di estradizione del 27 maggio 2014 con la sua conse-
guente immediata scarcerazione. In via subordinata, egli ha chiesto di es-
sere posto in libertà con l'adozione di misure sostitutive all'arresto
(act. 1 dell'incarto RH.2014.10).
O. Con osservazioni del 18 giugno 2014 l’UFG ha proposto la reiezione del
reclamo (act. 6 dell'incarto RH.2014.10). Mediante replica del 24 giugno
seguente, il reclamante ha sostanzialmente confermato le sue conclusioni
ricorsuali (act. 7 dell'incarto RH.2014.10).
P. Il 26 giugno 2014, A. ha interposto ricorso avverso la decisione di
estradizione del 27 maggio 2014, postulando, in via principale, l'annulla-
mento della stessa e la reiezione della richiesta estradizionale formulata dal
Ministero della Giustizia italiano (act. 1 dell'incarto RR.2014.186).
Q. Con scritto del 17 luglio 2014, l'UFG ha informato questa Corte di avere
scarcerato A. il 15 luglio 2014 a seguito del ritiro della domanda di estradi-
zione da parte del Ministero della giustizia italiano, avendo l'estradando
formalizzato istanza di applicazione della pena di due anni e quattro mesi
di reclusione ed EUR 2'000.-- di multa, richiesta sulla quale il pubblico mini-
stero ha espresso parere favorevole e in conseguenza della quale il Giudi-
ce per le indagini preliminari ha ordinato la revoca della misura cautelare
della custodia in carcere (v. act. 6.1 dell'incarto RR.2014.186). Nel mede-
simo scritto, l'UFG chiede di addossare le spese del ricorso a A. (act. 6
dell'incarto RR.2014.186).
R. Invitato ad esprimersi in merito, il 7 agosto 2014, A. ha chiesto di voler con-
tenere al minimo tasse e spese, da porre a carico dello Stato, e di voler ri-
conoscere congrue ripetibili (act. 9 dell'incarto RR.2014.186; act. 12 dell'in-
carto RH.2014.10).
S. Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessa-
rio, nei considerandi di diritto.
Diritto:
1. Per motivi di economia procedurale, l'autorità può riunire o disgiungere i
procedimenti; è il diritto procedurale a determinare le condizioni per la riu-
nione o la disgiunzione delle cause (BENOÎT BOVAY, Procédure administra-
tive, Berna 2000, pag. 173; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor
dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ediz., Basilea 2013, § 3.17, pag. 144).
Sebbene non prevista dalla legge federale sulla procedura amministrativa
(PA; RS 172.021), applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 39 cpv. 2
lett. b LOAP, la riunione dei procedimenti è ammessa dalla prassi (v. sen-
tenze del Tribunale penale federale RR.2008.190 del 26 febbraio 2009,
consid. 1; RR.2008216 + RR.2008.225-230 del 20 novembre 2008, consid.
1.2).
Nel caso concreto il reclamo relativo alla domanda di scarcerazione
(RH.2014.10) ed il ricorso contro la decisione di estradizione
(RR.2014.186) sono stati avviati dalla medesima persona, rappresentata
dal medesimo patrocinatore, e sono diretti avverso la medesima decisione,
basata su un unico complesso fattuale. Si giustifica pertanto di riunire i due
procedimenti RH.2014.10 e RR.2014.186.
2.
2.1 La persona perseguita che si trova in carcere in vista d'estradizione, può
chiedere in ogni tempo d'essere scarcerata (art. 50 cpv. 3 AIMP). La richie-
sta va presentata all'UFG, contro la cui decisione può essere interposto,
entro dieci giorni, reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale
federale (art. 48 cpv. 2 e art. 50 cpv. 3 AIMP; art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della
legge federale sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazio-
ne, LOAP; RS 173.71). Interposto entro dieci giorni dalla notificazione scrit-
ta della decisione querelata, il reclamo è tempestivo.
2.2 In virtù degli art. 55 cpv. 3 e 25 cpv. 1 AIMP e dell'art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1
LOAP, la Corte dei reclami penali è pure competente per statuire sui ricorsi
contro le decisioni d'estradizione. Interposto entro 30 giorni dalla notifica-
zione scritta della decisione d'estradizione (art. 50 cpv. 1 e 20 cpv. 3 PA), il
ricorso è tempestivo.
2.3 In qualità di persona oggetto della decisione di estradizione del 27 maggio
2014 e di persona sottoposta all'arresto in via di estradizione dal 31 marzo
al 15 luglio 2014, A. era legittimato a ricorrere nel momento del deposito
dei suoi gravami; egli è ora toccato dalla decisione sulle spese in seguito al
ritiro della domanda di estradizione (v. art. 21 cpv. 3 AIMP; DTF 122 II 373
consid. 1b e rinvii).
3. Con scritto del 15 luglio 2014, le competenti autorità italiane hanno infatti
dichiarato di revocare la domanda di estradizione presentata alla Svizzera
nei confronti di A. Il Ministero della giustizia italiano ha inoltre chiesto di no-
tificare all'insorgente la revoca della misura cautelare (v. act. 6 dell'incarto
RH.2014.10). I procedimenti RH.2014.10 e RR.2014.186 sono pertanto di-
venuti privi di oggetto e vanno stralciati dal ruolo (v. sentenza del Tribunale
federale 1C_122/2008 del 30 maggio 2008, consid. 1).
4.
4.1 Per la decisione sulle spese e ripetibili, in assenza di una disposizione spe-
cifica nella legge federale sulla procedura amministrativa, il Tribunale pena-
le federale applica, per giurisprudenza costante, l'art. 72 della legge di pro-
cedura civile federale del 4 dicembre 1947 (PCF; RS 273) per analogia
(v. sentenze del Tribunale penale federale RR.2012.309 del 5 giugno 2013,
consid. 4.1; RR.2008.173 del 20 aprile 2009, consid. 1.1; RR.2008.141 del
3 settembre 2008; RR.2007.91 del 4 settembre 2007). Giusta l'art. 72 PCF,
quando una lite diventa senz'oggetto o priva d'interesse giuridico per le par-
ti, il tribunale, udite le parti, ma senz'ulteriore dibattimento, dichiara il pro-
cesso terminato e statuisce, con motivazione sommaria, sulle spese, te-
nendo conto dello stato delle cose prima del verificarsi del motivo che ter-
mina la lite.
4.2 Le spese giudiziarie vengono di conseguenza stabilite in funzione dell'esito
presumibile del processo, sulla base di una rapida valutazione degli atti e
senza inutile dispendio (DTF 125 V 373 consid. 2a). Questo modo di pro-
cedere ha lo scopo di non punire, dal punto di vista dei costi, colui che ha
presentato un'impugnativa in buona fede che, a seguito di susseguente
mutamento delle circostanze e senza sua colpa, diviene priva d'oggetto.
5. Per statuire sull'accollamento dei costi si impone pertanto di esaminare
sommariamente, di seguito, gli argomenti sollevati dall'insorgente nell'ambi-
to dei suoi gravami.
5.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale non è vincolata
dalle conclusioni delle parti (art. 25 cpv. 6 AIMP). Essa verifica le condizioni
dell'estradizione con pieno potere di cognizione. La Corte dei reclami penali
si occupa di questioni di fatto e di diritto solo nella misura in cui esse costi-
tuiscano l'oggetto del reclamo (v. DTF 132 II 81 consid. 1.4; 130 II 337 con-
sid. 1.4; sentenza del Tribunale penale federale RH.2012.17 del 28 dicem-
bre 2012, consid. 3 e riferimenti citati). Nell'esame sommario del presumibi-
le esito della procedura ricorsuale non occorre pronunciarsi in modo detta-
gliato su tutte le censure ricorsuali, la decisione sulle spese non essendo
infatti equivalente ad un giudizio di merito e non dovendo definire o pregiu-
dicare, a seconda delle circostanze, una questione giuridica delicata (sen-
tenza 9C_6/2009 del 7 agosto 2009; DTF 118 Ia 488 consid. 4a pag. 495).
5.2 L'estradizione e l'arresto provvisorio in vista d'estradizione fra la Repubblica
italiana e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione
europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 (CEEstr; RS 0.353.1), entrata
in vigore il 4 novembre 1963 per la Repubblica italiana e il 20 marzo 1967
per il nostro Paese, dal Secondo Protocollo addizionale alla CEEstr del
17 marzo 1978, entrato in vigore per la Repubblica italiana il 23 aprile 1985
e per la Svizzera il 9 giugno 1985, nonché, a partire dal 12 dicembre 2008
(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008),
dagli art. 59 e segg. dalla Convenzione di applicazione dell'Accordo di
Schengen del 14 giugno 1985 (CAS).
Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-
tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto
nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale
(cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 con-
sid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 129 II 462
consid. 1.1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid.
1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). Il principio di favore vale anche
nell'applicazione delle pertinenti norme internazionali (v. art. 59 n. 2 CAS).
È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3;
123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1).
5.3 Nel suo reclamo, l'insorgente contestava innanzitutto la validità della deci-
sione impugnata, non essendo la medesima sottoscritta dal capo del dipar-
timento né esistendo, verosimilmente, una delega giusta l'art. 49 cpv. 2 del-
la legge sull'organizzazione del Governo e dell'Amministrazione (LOGA;
RS 172.010) in favore della signora B., firmataria dell'atto contestato.
Con osservazioni del 18 giugno 2014 (act. 6 dell'incarto RH.2014.10),
l'UFG ha spiegato che, conformemente all'art. 49 cpv. 3 LOGA, i direttori
dei gruppi e degli uffici regolano il diritto di firma nel loro settore di compe-
tenza. Sulla base di tale disposizione, le direttive dell'UFG del 6 luglio 2007
concernenti il diritto di firma, prevedono che i collaboratori del settore e-
stradizioni sono autorizzati a firmare tutte le misure ordinarie connesse alla
procedura di estradizione, eccettuati gli ordini di arresto e documenti aventi
come oggetto domande di principio. La decisione impugnata non rientran-
do nella categoria di atti necessitanti la firma del caposettore o della dire-
zione, la censura a tale riguardo andrebbe disattesa.
In effetti, le direttive citate dall'UFG hanno una sufficiente base legale e la
differenziazione fra ordini di arresto e documenti relativi a domande di prin-
cipio, da un lato, e misure ordinarie connesse alla procedura di estradizio-
ne, dall'altro, è senz'altro adeguata (v. art. 49 lett. c PA) per un efficiente
esercizio delle competenze di cui all'art. 17 AIMP. La modalità di firma in
questione non presta fianco a critiche e non avrebbe dunque portato ad un
accoglimento del gravame.
5.4
5.4.1 Nel proseguo della sua impugnativa, A. criticava il diniego della sua richie-
sta di scarcerazione, chiedendo di essere immediatamente posto in libertà.
A suo parere, la domanda di estradizione del 28 febbraio 2014 del Ministe-
ro della giustizia italiano era manifestamente inammissibile, essendo l'ordi-
nanza di custodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011, su cui la prima si
fondava, decaduta di validità. Più precisamente, l'ordinanza di custodia
cautelare in carcere n. 2476-2011 emessa dall'Ufficio del giudice per le in-
dagini preliminari presso il Tribunale di Firenze in data 8 luglio 2014, sa-
rebbe stata annullata dalla sentenza della Corte di cassazione del 7 dicem-
bre 2011 n. 2135-2011, depositata l'8 marzo 2012 (act. 1 p. 6 e segg.;
act. 6.15 dell'incarto RH.2014.10). Non esisterebbe, dunque, alcun valido ti-
tolo di arresto come invece previsto dall'art. 42 lett. a AIMP. In proposito,
l'autorità italiana, limitandosi a confermare la validità dell'ordinanza di cu-
stodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011, senza presentare ulteriore do-
cumentazione, avrebbe omesso un esame equo della posizione processua-
le dell'estradando, violando pertanto l'art. 6 cpv. 1 e 2 CEDU ed il diritto alla
presunzione di innocenza. L'UFG, non esaminando concretamente la posi-
zione di A., non avrebbe, neppure esso, rispettato l'art. 6 CEDU.
5.4.2 Per costante giurisprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la
carcerazione della persona perseguita costituisce la regola mentre la scar-
cerazione rimane l’eccezione (DTF 136 IV 20 consid. 2.2; 130 II 306 con-
sid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108 consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58
consid. 2, 223 consid. 2c). L’ordine di arresto in vista di estradizione può
tuttavia essere annullato, rispettivamente la liberazione ordinata, segnata-
mente se è verosimile che la persona perseguita non si sottrarrà
all’estradizione né comprometterà l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a
AIMP; DTF 109 IV 159), se essa può produrre immediatamente il suo alibi
(art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se le sue condizioni non le permettono di esse-
re incarcerata o se altri motivi lo giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la
domanda di estradizione e i documenti a suo sostegno non pervengono
tempestivamente (art. 50 cpv. 1 AIMP) o ancora se l’estradizione appare
manifestamente inammissibile (art. 51 cpv. 1 AIMP in relazione con gli
art. 2–5 AIMP). Questo elenco non è esaustivo (DTF 130 II 306 consid. 2.1;
sentenza del Tribunale penale federale RH.2014.2 del 21 febbraio 2014
consid. 4 e riferimenti citati). La sussistenza dei presupposti che giustifica-
no l’annullamento dell’ordine di arresto, rispettivamente la scarcerazione,
deve essere valutata secondo criteri rigorosi, tali da non rendere illusorio
l’impegno assunto dalla Svizzera in virtù dell'art. 1 CEEstr di consegnare –
ove la domanda di estradizione sia accolta e cresciuta in giudicato – le per-
sone perseguite dallo Stato che ne ha fatto la richiesta (v. JdT 2012 IV 5
n. 142). In questo senso, la liberazione provvisoria dalla carcerazione ai fini
estradizionali soggiace a condizioni più restrittive di quelle applicabili in ma-
teria di carcere preventivo (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 con-
sid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c).
5.4.3 Nella fattispecie, occorre evidenziare che le contestazioni dell'insorgente
sono state trasmesse dall'UFG all'autorità italiana, la quale si è determinata
in merito. Concretamente, il 22 aprile 2014 l'UFG ha trasmesso al Ministero
della giustizia italiano il "Provvedimento di stralcio e iscrizione nel registro
noti" del 2 aprile 2012 (act. 6.10; v. act. 6.9 dell'incarto RH.2014.10). Con
telefax del 30 aprile 2014, l'autorità estera ha spiegato che detto provvedi-
mento era stato successivamente integrato con un provvedimento della
medesima autorità datato 22 novembre 2013, atto che confermava la validi-
tà ed eseguibilità dell'ordinanza dell'8 luglio 2011; unitamente a detta co-
municazione, il Ministero della giustizia italiano ha confermato che all'estra-
dando verranno assicurate le condizioni detentive nel pieno rispetto delle
disposizioni dell'art. 3 CEDU (act. 6.11 dell'incarto RH.2014.10). Il 13 mag-
gio 2014, l'UFG ha nuovamente interrogato l'autorità estera, trasmettendole
copia della visualizzazione sintetica della sentenza della Corte suprema di
cassazione di Firenze, da cui risulterebbe l'annullamento dell'ordinanza di
custodia cautelare in carcere 8 luglio 2011, nei confronti di tutti gli indagati
(act. 6.16 dell'incarto RH.2014.10). Con telefax del 16 maggio 2014, il Mini-
stero della giustizia italiano ha riconfermato la validità e l'eseguibilità
dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere datata 8 luglio 2011
(act. 6.18 dell'incarto RH.2014.10).
Le spiegazioni fornite essendo chiare ed esaustive, non sussistono motivi
per dubitare della loro veridicità. Non essendo, inoltre, secondo costante
giurisprudenza, l'autorità svizzera tenuta a valutare la validità dei documenti
prodotti, salvo in caso di una violazione particolarmente manifesta del dirit-
to procedurale straniero che faccia apparire la domanda di estradizione
come un abuso di diritto e consenta altresì di dubitare della conformità della
procedura estera ai diritti minimi della difesa (v. sentenze del Tribunale fe-
derale 1A.118/2004 del 3 agosto 2004, consid. 3.8; 1A.15/2002 dl 5 marzo
2002, consid. 3.2), circostanza non realizzata nel caso di specie, anche
questa censura sarebbe stata respinta.
5.5
5.5.1 A. chiedeva poi di prescindere dalla sua carcerazione, non essendovi ra-
gioni per dubitare che egli si sarebbe sottratto all'estradizione né di ritenere
che egli avrebbe compromesso l'istruzione penale. Egli rilevava come,
sebbene fosse stato al corrente dell'apertura di un procedimento penale in
Italia nei suoi confronti, egli non avesse intrapreso nulla per lasciare il terri-
torio svizzero, ottenendo anzi un permesso di domicilio in Svizzera nel no-
vembre 2013. In merito al rischio di collusione, essendo il procedimento
penale in Italia stato avviato nel 2011, non vi sarebbero state ragioni per
temere che, a distanza di tre anni, egli tentasse di compromettere l'istruzio-
ne penale, ampiamente conclusa a carico di tutti i coimputati, incluso l'in-
sorgente. La circostanza secondo cui egli sarebbe l'unico degli imputati a
non essere ancora stato giudicato, non dipenderebbe da esigenze istrutto-
rie, bensì unicamente da formalità di notifica. Il reclamante sosteneva infine
che, nonostante le autorità italiane sapessero già dal 2011 che risiedeva in
Svizzera, nulla avrebbero intrapreso per notificargli, in Svizzera o a Santo
Domingo, dove precedentemente risiedeva, l'apertura di un procedimento
penale nei suoi confronti.
5.5.2 Come già rilevato, per costante giurisprudenza, durante tutta la procedura
di estradizione la carcerazione della persone perseguita costituisce la rego-
la mentre la scarcerazione rimane l'eccezione (v. consid. 5.4.2 supra e rife-
rimenti ivi citati). Giusta l'art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP, l'Ufficio può tuttavia
prescindere dall'emettere un ordine di arresto in vista d'estradizione segna-
tamente se la persona perseguita verosimilmente non si sottrarrà all'estra-
dizione né comprometterà l'istruzione penale. Queste due condizioni sono
cumulative; se l'interessato si prevale unicamente della realizzazione di una
delle stesse non potrà pretendere che si rinunci alla detenzione estradizio-
nale (DTF 109 Ib 58 consid. 2).
La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione
estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II
306 consid. 2.4-2.5; v. inoltre la casistica elencata nella sentenza del Tri-
bunale penale federale RH.2014.5 del 7 maggio 2014, consid. 7.1).
5.5.3 In concreto, non si sarebbe stati in presenza di circostanze particolari tali
da imporre di derogare, in via eccezionale, alla regola della carcerazione. Il
reclamante è cittadino italiano con permesso di domicilio dal 2013 e risiede
in Svizzera dal 2006; egli è socio della C. Sagl, società per la quale lavora
percependo uno stipendio mensile di CHF 5'000.-- lordi (v. act. 1.2 e
act. 1.3 dell'incarto RH.2014.10). Tali constatazioni non avrebbero comun-
que potuto essere considerate sufficienti ed idonee a dimostrare legami tali
da scongiurare il pericolo di fuga, tanto più che, nel caso concreto, l'estra-
dizione era richiesta per infrazioni gravi la cui pena massima comminata è
di otto anni di detenzione (v. act. 6.1 dell'incarto RH.2014.10). Oltre a ciò, il
reclamante non ha asserito né dimostrato di avere legami familiari o affettivi
sul territorio elvetico.
5.6 A. proponeva poi di sostituire la carcerazione con provvedimenti cautelari,
ossia il versamento di una cauzione di CHF 50'000.-- (o di altro importo che
questa Corte dovesse ritenere adeguato) contestualmente alla predisposi-
zione di una sorveglianza tramite braccialetto elettronico, il blocco dei do-
cumenti di identità e di legittimazione, l'obbligo di annunciarsi regolarmente
ad un ufficio pubblico nonché il divieto, sotto la comminatoria penale ex art.
292 CP, di avere contatti con determinate persone.
La sorveglianza tramite braccialetto elettronico (che non impedisce una
fuga, ma permette eventualmente solo di constatarla a posteriori:
v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2009.329, consid. 1.1.2 e ri-
ferimenti citati), la consegna dei documenti di identità e l'obbligo di annun-
ciarsi non sono di per sé sufficienti a scongiurare un pericolo di fuga. Il ver-
samento di una cauzione, seppur combinato con la sorveglianza tramite
braccialetto elettronico, avrebbe anch'esso solo un'incidenza minima sul
pericolo in questione, ritenuta la possibilità di condanna ad una pena deten-
tiva di lunga durata. Per quanto concerne la cauzione, il Tribunale federale
ha precisato che l'assenza di una dettagliata esposizione della situazione
finanziaria dell'estradando impedisce all'autorità preposta di fissare l'impor-
to della cauzione, ritenuto pure che, in assenza di dati completi, anche una
cauzione elevata non sarebbe sufficiente a scongiurare il pericolo di fuga
(v. sentenza del Tribunale federale 8G.11/2003 del 21 febbraio 2003, con-
sid. 5; v. anche sentenza del Tribunale penale federale RR.2010.76 del
5 maggio 2010, consid. 4.3). Nel caso concreto, le decisioni di tassazione
per i mesi luglio-dicembre 2012 ed i conteggi di salario per i mesi di genna-
io-marzo 2014 (v. act. 1.3 dell'incarto RH.2014.10), non sono sufficienti per
valutare esattamente la situazione patrimoniale del reclamante. Dai dati
forniti egli risulta essere socio della C. Sagl, che, nel 2011, conteggiava
una perdita di fr. 577.-- e possedeva un capitale liberato di fr. 20'000.-- oltre
a utili riportati per circa fr. 3'000.-- (act. 1.3 dell'incarto RH.2014.10). Nes-
sun ulteriore dato di rilievo è evincibile dalla documentazione agli atti. In
merito a A. medesimo, dalle decisioni di tassazione relative ai mesi di lu-
glio-dicembre 2011 risulta che egli dispone di sostanza pari a fr. 1'000.--.
Non è dunque chiaro come egli potrebbe versare l'importo della cauzione, e
ciò malgrado egli affermi, nel suo reclamo, che la somma di fr. 50'000.-- sa-
rebbe frutto di suoi risparmi. In simili evenienze, non sarebbe stato possibi-
le fissare l'importo di una cauzione sufficientemente dissuasiva ai sensi del-
la giurisprudenza succitata.
5.7 In seguito, l'insorgente sottolineava che l'inesistenza di un pericolo di fuga
sarebbe stata confermata dall'autorità elvetica medesima. Nella richiesta di
estradizione e di arresto provvisorio del 21 gennaio 2014 veniva infatti as-
serito che "[...] la competente Autorità Svizzera ha comunicato che, non ri-
tenendosi sussistere il pericolo di fuga, è necessaria formale richiesta di
estradizione" (v. act. 6.3; act. 7 pag. 4 e 5 dell'incarto RH.2014.10). A ben
vedere, tuttavia, tale valutazione da parte dell'autorità svizzera è stata for-
mulata ad uno stadio preliminare della procedura, segnatamente prima che
A. venisse informato dell'esistenza stessa di una richiesta di estradizione e
di arresto provvisorio nei suo confronti, ovvero il 31 marzo 2014, al momen-
to dell'arresto. Le circostanze, successivamente al fermo, sono indubbia-
mente e radicalmente mutate, tanto più che nel frattempo era sopravvenuta
la decisione di estradizione, motivo per cui non sarebbe stato possibile, per
il reclamante, invocare in suo favore la valutazione succitata.
5.8
5.8.1 L'insorgente rilevava infine come la sua estradizione non avrebbe potuto
avere luogo non essendo le carceri italiane conformi ai principi di salva-
guardia della dignità dei carcerati.
5.8.2 Gli standard minimi di protezione dei diritti individuali derivanti dalla CEDU
o dal Patto ONU II fanno parte dell'ordine pubblico internazionale. Tra tali
diritti figura il divieto di tortura nonché di trattamenti crudeli, inumani o de-
gradanti (art. 3 CEDU e art. 7 Patto ONU II; cfr. anche art. 3 della Conven-
zione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degra-
danti del 10 dicembre 1984 [RS 0.105], nonché la Convenzione europea
per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degra-
danti del 26 novembre 1987 [RS 0.106]). Sebbene la CEDU non garantisca
il diritto di non essere espulso o estradato in quanto tale, quando una deci-
sione di estradizione lede, per le sue conseguenze, l'esercizio di un diritto
garantito dalla convenzione, essa può, se le ripercussioni non sono troppo
indirette, mettere in gioco gli obblighi di uno Stato contraente sulla base
della disposizione corrispondente (DTF 123 II 279 consid. 2d, 511 con-
sid. 6a, con i rinvii alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti
dell'uomo). La Svizzera veglia a non prestare il suo appoggio sia attraverso
l'estradizione che attraverso la cosiddetta «altra assistenza» a procedure
che non garantirebbero alla persona perseguita uno standard di protezione
minima corrispondente a quello offerto dal diritto degli Stati democratici, de-
finito in particolare dalla CEDU o dal Patto ONU II, o che si troverebbero in
contrasto con norme riconosciute come appartenenti all'ordine pubblico in-
ternazionale (DTF 130 II 217 consid. 8.1; 126 II 324 consid. 4a; 125 II 356
consid. 8a; 123 II 161 consid. 6a, 511 consid. 5a, 595 consid. 5c; 122 II 140
consid. 5a). Nessuno può essere rinviato in uno Stato in cui rischia la tortu-
ra o un altro genere di trattamento o punizione crudele o inumano (art. 25
cpv. 3 Cost.; DTF 133 IV 76 consid. 4.1, con rinvii).
5.8.3 Secondo l'art. 37 cpv. 3 AIMP, l'estradizione è negata se lo Stato richieden-
te non offre garanzia che la persona perseguita nello Stato richiedente non
sarà sottoposta ad un trattamento pregiudizievole per la sua integrità fisica.
Il Tribunale federale ha avuto modo di approfondire la problematica delle
garanzie diplomatiche fornite dallo Stato richiedente quali condizioni per
l'estradizione nella DTF 134 IV 156. Nella sua analisi, esso ha proceduto
ad una suddivisione tripartita della casistica legata all'impiego di garanzie.
Nella prima categoria figurano i casi concernenti i Paesi con una provata
cultura dello Stato di diritto – in particolare i Paesi occidentali –, i quali, dal
punto di vista dell'art. 3 CEDU, non presentano di regola nessun rischio per
le persone perseguite che vi devono essere estradate. In questi casi
l'estradizione viene concessa senza pretendere garanzie. Nella seconda
categoria sono invece compresi i casi riguardanti quegli Stati nei quali vi
sono seri rischi che la persona perseguita possa subire maltrattamenti
proibiti; in tali casi il rischio è contrastato o minimizzato mediante garanzie
fornite dallo Stato richiedente, in modo che lo stesso rimanga solo teorico.
Vi è infine una terza categoria, nella quale il rischio di trattamenti contrari ai
diritti umani non può, neanche con l'ausilio di garanzie diplomatiche, né es-
sere minimizzato né essere reso solamente teorico (v. DTF 134 IV 156
consid. 6.7).
5.8.4 Con sentenza 1C_176/2014 del 12 maggio 2014, il Tribunale federale ha
evidenziato che il problema del sovraffollamento delle carceri italiane, più
che critico, riconosciuto come tale dallo Stato richiedente già impegnato a
porvi rimedio, non appare sufficiente per declassarlo nella qualifica di Pae-
se al quale non si può riconoscere una provata cultura di stato di diritto,
perlomeno fintanto che tale condizione non si imponga sulla base di una
nuova valutazione da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo. L'Alta
Corte ha pertanto ritenuto non sussistere seri dubbi che l'Italia, oltre che
procedere alle necessarie riforme, si adopererà, anche senza richiesta
espressa di garanzie formali, ad assicurare alle persone perseguite, delle
quali chiede l'estradizione dalla Svizzera, condizioni di detenzione rispetto-
se della dignità umana (sentenza 1C_176/2014 consid. 4.4 e 4.5; v. anche
sentenza del Tribunale federale 1C_317/2014 del 27 giugno 2014, con-
sid. 1.3).
5.8.5 Nella fattispecie, il ricorrente precisava che, da verifiche effettuate, era
emerso che il carcere di Firenze-Solliciano, nel quale l'insorgente avrebbe
dovuto essere detenuto dopo la sua estradizione, non rispettava le esigen-
ze imposte dalla CEDU.
Confrontato ad un'espressa richiesta in tale senso da parte dell'UFG, con
scritto del 29 aprile 2014, il Capo del Dipartimento dell'Amministrazione
Penitenziaria italiana aveva assicurato che l'estradando avrebbe beneficia-
to di condizioni detentive rispettose delle disposizioni dell'art. 3 CEDU
(v. act. 6.11 dell'incarto RH.2014.10). Alla luce di tali assicurazioni, vista la
summenzionata decisione del Tribunale federale, la censura del ricorrente
sarebbe incorsa in una reiezione.
6. Va infine notato che il ritiro della domanda di estradizione è stato motivato
con un sopravveniente patteggiamento e conseguente revoca della custo-
dia in carcere che non inficiano la validità sostanziale delle imputazioni che
hanno dato origine alla richiesta di assistenza internazionale, la quale
avrebbe, nel complesso, meritato tutela.
7. Sulla base di un esame sommario della fattispecie, vi è dunque motivo di
ritenere che entrambi i gravami avrebbero avuto un esito negativo. In appli-
cazione analogica dell'art. 72 PCF, si giustifica pertanto di accollare le spe-
se dei procedimenti divenuti privi di oggetto all'insorgente (v. art. 63 cpv. 1
PA, richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP), a cui non possono pertanto es-
sere riconosciute ripetibili. La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73
cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del
31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della
procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162). Va considerato che
il ritiro della domanda di estradizione è intervenuto dopo lo scambio degli
scritti nell'ambito del reclamo relativo alla domanda di scarcerazione e pri-
ma della presentazione delle osservazioni da parte dell'UFG nell'ambito del
ricorso contro la domanda di estradizione. Tenuto conto di tali circostanze,
la tassa di giustizia è fissata a fr. 3'000.-- complessivamente. Essa è coper-
ta dall'anticipo versato nell'ambito del procedimento RR.2014.186.
Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
1. I procedimenti RH.2014.10 e RR.2014.186 sono riuniti.
2. I procedimenti RH.2014.10 e RR.2014.186, divenuti privi d'oggetto, sono
stralciati dal ruolo.
3. La tassa di giustizia complessiva di fr. 3'000.-- è posta a carico dell'insor-
gente; essa è prelevata dall'anticipo versato.
Bellinzona, il 14 agosto 2014
In nome della Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente: La Cancelliera:
Comunicazione a:
- Avv. Yasar Ravi
- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni
Informazione sui rimedi giuridici
Contro le decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la competenza o
domande di ricusazione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale (art. 92 cpv. 1 LTF). Tali
decisioni non possono più essere impugnate ulteriormente (art. 92 cpv. 2 LTF).
Nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale, le altre decisioni pregiudiziali e incidentali
notificate separatamente non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla
carcerazione in vista d’estradizione o sul sequestro di beni e valori, se esse possono causare un
pregiudizio irreparabile o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una
decisione finale consentendo di evitare una procedura defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2
LTF). Se non è data facoltà di ricorso contro le decisioni pregiudiziali o incidentali ai sensi dell’art. 93
cpv. 1 e 2 LTF o se tale facoltà non è stata utilizzata, tali decisioni possono essere impugnate
mediante ricorso contro la decisione finale in quanto influiscano sul contenuto della stessa (art. 93
cpv. 3 LTF).
Contro le decisioni nel campo dell'assistenza internazionale in materia penale il ricorso è ammissibile
soltanto se concerne un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è
particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati
elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2
LTF).
Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).
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