Sentenza del 25 novembre 2016
Corte dei reclami penali
Composizione Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente,
Tito Ponti e Roy Garré,
Cancelliere Giampiero Vacalli
Parti
A., in detenzione estradizionale presso il Carcere giudi-
ziario La Farera, 6965 Cadro, rappresentato dall'avv.
Marco Bertoli,
Reclamante
contro
UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE
ESTRADIZIONI,
Controparte
Oggetto Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale
all’Italia
Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2
AIMP)
Ritiro della domanda di estradizione
B u n d e s s t r a f g e r i c h t
T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l
T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e
T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l
Numero dell’incarto: RH.2016.14+RP.2016.64
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Fatti:
A. Il 13 settembre 2016 il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di
Vicenza (in seguito: GIP) ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in car-
cere nei confronti, tra altri, di A. per i reati di associazione per delinquere trans-
nazionale pluriaggravata (art. 416 comma 1 CP/italiano e art. 4 L. 146/2006) e
concorso in emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art.
8 D.L. 10 marzo 2000, n. 74). In sostanza, il predetto è sospettato di essere
coinvolto in una frode carosello transnazionale all’IVA; più particolarmente, di
essere stato l’amministratore di fatto delle società B., C. e D. (società “conduit”)
coinvolte nella presunta frode e di aver rivestito il ruolo di organizzatore, dete-
nendo il potere decisionale. Egli avrebbe sollecitato l’innesco della frode me-
diante disposizioni impartite a tale E. e teso i rapporti con le società broker. I
fatti sarebbero stati commessi in diverse province italiane nonché in diversi
Paesi europei dal mese di luglio 2009 ad oggi (v. act. 3.1e).
B. Il 5 ottobre 2016 il GIP ha emesso un mandato di arresto europeo nei confronti
di A. (v. act. 3.1b), il quale è stato altresì oggetto di segnalazione del 7 ottobre
2016 nel sistema d’informazione Schengen (SIS) da parte di SIRENE Italia
(v. act. 3.1c).
C. Con nota verbale del 10 ottobre 2016 l’Ambasciata d’Italia a Berna ha doman-
dato all’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) l’arresto provvisorio del
predetto in vista d’estradizione (v. act. 3.1).
D. L’11 ottobre 2016 l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG) ha emesso
un'ordinanza di arresto provvisorio trasmessa alla polizia cantonale del Canton
Ticino (v. act. 3.2), la quale è sfociata il giorno dopo nel fermo dell'estradando.
Interrogato il 12 ottobre 2016 dal Procuratore generale, A. ha confermato di
essere la persona ricercata dalle autorità italiane, richiedendo un termine di ri-
flessione per valutare se accettare o meno un’estradizione in via semplificata
(v. act. 1.7). Con scritto del giorno seguente, egli ha comunicato di non dare il
suo consenso ad una tale estradizione (v. act. 1.9). In data 14 ottobre 2016,
l'UFG ha emesso un ordine di arresto ai fini di estradizione (v. act. 3.4).
E. Il 26 ottobre 2016 l'estradando, da una parte, ha presentato un’istanza di scar-
cerazione all’UFG (v. act. 3.5), dall’altra, è insorto contro il suddetto ordine di
arresto postulando, in via provvisionale, la concessione dell’effetto sospensivo;
in via principale, l’annullamento dell’ordine in questione, la sua rimessa in libertà
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nonché il dissequestro dei beni sequestrati nella sua abitazione; in via subordi-
nata, l’annullamento dell’ordine di cui sopra, la sua scarcerazione con l’ado-
zione di misure sostitutive (deposito passaporto/carta d’identità, obbligo di pre-
sentarsi regolarmente ad un posto di polizia, obbligo di dimora con braccialetto
elettronico, deposito di una cauzione di fr. 100'000.--) e il dissequestro dei beni
sequestrati nella sua abitazione (v. act. 1).
F. Tramite osservazioni del 1° novembre 2016, l'UFG ha proposto di respingere il
reclamo (v. act. 4). Con replica del 4 novembre 2016, il reclamante ha sostan-
zialmente confermato le sue conclusioni ricorsuali (v. act. 5).
G. Con scritto del 7 novembre 2016, il reclamante ha trasmesso a questa Corte
copia di un’ordinanza di medesima data, con la quale il GIP del Tribunale di
Vicenza ha revocato nei confronti del predetto la misura della custodia cautelare
in carcere, ordinandone la rimessa in libertà (v. act. 7.2). Sulla base di tale de-
cisione, egli ha chiesto l’annullamento dell’ordine di arresto ai fini di estradizione
del 14 ottobre 2016, la sua scarcerazione nonché il dissequestro di tutto quanto
sequestrato presso la sua abitazione (v. act. 7).
H. L’8 novembre 2016 l’UFG ha ordinato al Carcere La Farera la liberazione im-
mediata del reclamante (v. act. 8.2).
I. Invitato a duplicare, in data 11 novembre 2016, l’UFG ha comunicato alla pre-
sente autorità di essere stato informato dal legale del reclamante della revoca
di cui sopra, informazione confermata dal Ministero della giustizia italiano, au-
torità che ha ugualmente comunicato all’UFG il ritiro della domanda di estradi-
zione da parte dell’autorità rogante. L’autorità di esecuzione ha pure informato
il Tribunale della scarcerazione del reclamante (v. act. 8).
J. Preso atto di quanto precede, con scritto del 16 novembre 2016 questa Corte
ha invitato le parti a prendere posizione sia sulle spese processuali relative alla
presente procedura che sul sequestro degli oggetti e valori del reclamante
(v. act. 9).
K. Con scritto del 21 novembre 2016, l’avv. F., patrocinatore del reclamante, ha
comunicato a questa Corte di non rappresentare più A., aggiungendo che il
nuovo patrocinatore di quest’ultimo è l’avv. Marco Bertoli.
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L. Con determinazione del 23 novembre 2016, l’UFG ha proposto di constatare
che il gravame è diventato privo d’oggetto in seguito al dissequestro degli og-
getti e di addossare le spese al reclamante (v. act. 11). Con missiva del mede-
simo giorno, il reclamante, attraverso il suo nuovo patrocinatore, avv. Marco
Bertoli, ha ribadito “l’esigenza di formale decisione come al petitum In via prin-
cipale del reclamo 26.10.2016 del precedente patrocinatore, con conseguente
attribuzione di indennità di patrocinio e ripetibili”. Inoltre, “quo al sequestro, a
fortiori va determinato il dissequestro come chiesto nel predetto reclamo, es-
sendo inoltre nel frattempo pervenuta dalle preposte autorità italiane (addirittura
dal PM stesso) esplicita decisione di dissequestro e restituzione all’indagato
degli oggetti, documenti e immobili” (v. act. 13).
Le ulteriori argomentazioni addotte dalle parti nei rispettivi allegati verranno ri-
prese, se necessario, nei successivi considerandi in diritto.
Diritto:
1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazione
delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in relazione
con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza internazionale in ma-
teria penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), la Corte dei reclami penali
del Tribunale federale è competente per statuire sui reclami contro gli ordini
di arresto in vista d'estradizione. Interposto entro dieci giorni dalla notifica-
zione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48 cpv. 2 prima frase AIMP), il gra-
vame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estradando è pacifica.
1.1 L'estradizione fra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera è an-
zitutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957
(CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 4 novembre 1963 per la Repubblica
italiana e il 20 marzo 1967 per il nostro Paese, dal Secondo Protocollo addi-
zionale alla CEEstr del 17 marzo 1978, entrato in vigore per la Repubblica
italiana il 23 aprile 1985 e per la Svizzera il 9 giugno 1985, nonché, a partire
dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-17,
del 5 dicembre 2008), dagli art. 59 e segg. della Convenzione di applicazione
dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS).
1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati
non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto na-
zionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale (co-
siddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa ordi-
nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 140 IV 123 consid. 2;
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137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II
355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid.
2, 373 consid. 1a). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle
pertinenti norme internazionali (v. art. 59 n. 2 CAS). È fatto salvo il rispetto
dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c;
TPF 2008 24 consid. 1.1).
2. Con il suo gravame, il reclamante ha contestato, da una parte, la sua deten-
zione estradizionale e, dall’altra, il sequestro di suoi beni. Ora, questa Corte,
preso atto, da una parte, della scarcerazione del predetto avvenuta l’8 no-
vembre scorso, in seguito alla revoca dell’ordine di custodia cautelare in car-
cere emesso nei suoi confronti dall’autorità giudiziaria italiana e al ritiro della
domanda di estradizione (v. act. 8.1 e 8.2), e, dall’altra, del dissequestro dei
suoi beni intervenuto l’11 novembre 2016, su richiesta dell’autorità rogante
del 10 novembre 2016 (v. act. 11.1, 11.2 e 11.3), rileva che il reclamo è di-
venuto privo d’oggetto.
3. Visto quanto precede, la richiesta di concessione dell’effetto sospensivo è
divenuta priva d’oggetto.
4. Secondo l’art. 72 della legge di procedura civile federale del 4 dicembre 1947
(PCF; RS 273), applicabile per analogia nei casi in cui il gravame diventa
privo d’oggetto (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.25 del
16 maggio 2011, consid. 2.1 e rinvii), quando una lite diventa senza oggetto
o priva d'interesse giuridico per le parti, il tribunale, udite le parti ma senza
ulteriore dibattimento, dichiara il processo terminato e statuisce, con motiva-
zione sommaria, sulle spese, tenendo conto dello stato delle cose prima del
verificarsi del motivo che termina la lite. Tale disposizione impone quindi,
seppur in maniera sommaria, di analizzare brevemente le censure presen-
tate dal reclamante avverso la sua detenzione estradizionale.
4.1 Nel suo gravame l'insorgente proponeva innanzitutto diverse censure legate
all’inconsistenza dei reati contestatigli in Italia e alla doppia punibilità.
4.1.1 Nella fattispecie, il reclamante sembra confondere la procedura relativa alla
detenzione in vista d'estradizione con quella estradizionale in quanto tale.
Va subito chiarito che tutte le censure relative a pretese irregolarità formali o
sostanziali della domanda di estradizione o della relativa procedura sollevate
dal reclamante erano a questo stadio della procedura premature. Esse
avrebbero potuto semmai essere fatte valere in occasione di un ricorso con-
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tro un'eventuale decisione di estradizione che al momento dell’inoltro del gra-
vame faceva difetto (cfr. sentenza del Tribunale penale federale RH.2014.16
del 30 ottobre 2014, consid. 3). La manifesta inammissibilità della domanda
estera costituisce l'unica eccezione a questa regola (v. art. 51 cpv. 1 AIMP;
DTF 130 II 306, 310 consid 2.3; 111 IV 108 consid. 3a), ma le censure sol-
levate non permettevano in alcun modo di ritenere data una simile eve-
nienza.
4.1.2 La censura relativa al mancato rispetto del principio della doppia punibilità,
in quanto riferito al fondamento della domanda di estradizione, va fatta valere
nell'ambito della procedura di estradizione. Il fatto che tale censura sia invo-
cata con un reclamo contro un ordine di arresto in vista di estradizione, non
può avere per effetto quello di imporre alla Corte di procedere in via antici-
pata ad un esame approfondito del merito (DTF 109 Ib 223 consid. 3b; sen-
tenze del Tribunale penale federale RH.2014.13 del 13 ottobre 2014, consid.
4.2; RH.2014.6 del 28 maggio 2014, consid. 2.2 con riferimenti). Nel caso
concreto ci si limita a evidenziare che il reclamante, in concorso con altri, è
sospettato di aver organizzato, promosso e comunque fatto parte di un’as-
sociazione per delinquere transnazionale finalizzata alla commissione di un
numero indeterminato di delitti in materia di bancarotta fraudolenta e di frode
fiscale (emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, omessa
presentazione di dichiarazione, occultamento e distruzione delle scritture
contabili). Nella sua ordinanza di custodia cautelare in carcere del 13 set-
tembre 2016 il GIP ha confermato l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza
nei confronti di tutti i soggetti indagati in ordine ai reati loro contestati (v. act.
3.1e pag. 46). Egli ha in particolare affermato che “le approfondite e articolate
indagini eseguite dal Nucleo di PT della Guardia di Finanza di Vicenza, in-
fatti, hanno consentito di accertare l’esistenza, a far data all’incirca dal 2009,
di un organizzato e consolidato sistema di frode fiscale finalizzato alla sot-
trazione di consistenti risorse economiche allo Stato facente capo a strutture
societarie nazionali ed estere operanti nei settori commerciali dell’high-tech
informatica e delle materie prime alimentari. Il sistema adoperato è risultato
essere quello delle c.d. frodi carosello, finalizzato all’evasione fiscale me-
diante operazioni di progressivo e reiterato trasferimento internazionale di
merci presso varie strutture societarie intracomunitarie, sfruttando il regime
normativo in materia di IVA deciso dal Consiglio d’Europa nel 1991 allo
scopo di giungere all’eliminazione dei controlli fiscali alle frontiere interne dei
paesi dell’Unione Europea, oggi disciplinato dal D.L. n. 331/1993; tale regime
prevede l’inversione dell’ordinario criterio di territorialità dell’imposta, dispo-
nendo la legge che le operazioni intracomunitarie tra soggetti passivi d’im-
posta siano esentate dal pagamento dell’IVA nello Stato membro dal quale
la merce viene trasferita all’estero, e siano invece soggette a tassazione
nello Stato membro di destinazione della stessa merce (reverse change).
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Senonché risulta che sia proprio tale regime di esenzione ad esporre il si-
stema tributario alla creazione di meccanismi di frode intracomunitaria detta
in gergo frode carosello, come avvenuto coi fatti oggetto del presente proce-
dimento e diffusamente illustrato nella comunicazione di reato alla Procura
della Repubblica degli Ufficiali ed Agenti di pg del Nucleo di PT della G.d.F.
di Vicenza, autori della complessa indagine, i cui passaggi illustrativi vanno
brevemente richiamati” (v. ibidem).
Ora, senza che vi sia necessità di approfondire ulteriormente il meccanismo
truffaldino contestato agli indagati, dettagliatamente descritto nell’ordinanza
del 13 settembre 2016 (v. act. 3.1e pag. 46 e segg.), occorre concludere che
dal punto di vista del principio della doppia punibilità, l’estradizione non ap-
pariva manifestamente inammissibile ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 AIMP (cfr.
anche la sentenza RH.2014.13 consid. 4).
4.1.3 Visto quanto precede, le censure di cui sopra avrebbero dovuto essere di-
sattese.
4.2 Il reclamante ha sostenuto che il mandato d’arresto europeo, strumento va-
levole unicamente tra i Paesi membri dell’Unione europea, non avrebbe co-
stituito un titolo d’arresto valido in Svizzera.
Ora, se è vero che la procedura di estradizione basata sul mandato d’arresto
europeo (in seguito: MAE) è unicamente applicabile agli Stati membri dell'U-
nione Europea, e quindi non alla Svizzera, ciò non toglie che il mandato d’ar-
resto in quanto tale costituisce un titolo conforme agli art. 42 lett. a AIMP e
16 n. 2 in relazione con 12 n. 2 lett. a CEEstr (v. sentenza del Tribunale
penale federale RR.2008.32 del 10 aprile 2008, consid. 3.2.2). Tanto più che
alla richiesta di arresto ai fini estradizionali del 10 ottobre 2016 l’Ambasciata
d’Italia ha allegato la segnalazione diffusa nel SIS in data 7 ottobre 2016, in
linea dunque con lo strumento previsto agli art. 92 e segg. CAS. Anche que-
sta censura non sarebbe dunque stata meritevole di accoglimento.
4.3
4.3.1 Giusta l'art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP, l'Ufficio può prescindere dall'emettere un
ordine di arresto in vista d'estradizione segnatamente se la persona perse-
guita verosimilmente non si sottrarrà all'estradizione né comprometterà l'i-
struzione penale. Queste due condizioni sono cumulative; se l'interessato si
prevale unicamente della realizzazione di una delle stesse non potrà preten-
dere che si rinunci alla detenzione estradizionale (DTF 109 Ib 58 consid. 2).
La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione
estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II
306 consid. 2.4-2.5).
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4.3.2 Nel caso concreto, non erano palesemente dati i presupposti per derogare
al regime restrittivo vigente in materia di detenzione estradizionale e per
porre quindi il ricorrente in libertà. Cittadino italiano al beneficio di un per-
messo B, egli non ha legami tali con la Svizzera da minimizzare a sufficienza
il pericolo di fuga con strumenti meno incisivi della detenzione: egli risiede in
Svizzera, più precisamente a Lugano, dal 1° ottobre 2011, dove vive con la
moglie, di nazionalità ucraina, da lui stesso definita, nel suo gravame, “poco
cognita della realtà elvetica” (v. act. 1 pag. 3), con la quale si è unito in ma-
trimonio in data 18 aprile 2016 e da cui ha un figlio nato il 23 settembre 2016.
Egli lavora presso la G. SA, società con sede a Lugano che sarebbe pure
coinvolta nei fatti oggetto d’indagine. Ora, quanto precede, unitamente al
fatto che se condannato l’estradando, per altro recidivo (v. act. 3.1g pag. 17
e seg.; act. 5.2), rischiava una pena detentiva fino a dieci anni e mezzo di
reclusione (v. act. 3.1b), rendeva il pericolo di fuga molto elevato. Al mo-
mento dell’inoltro del ricorso e fino alla decisione di cui sopra alla lettera H la
detenzione avrebbe dunque dovuto essere confermata.
4.4
4.4.1 Secondo l’art. 80e cpv. 1 AIMP, la decisione dell’autorità cantonale o fede-
rale d’esecuzione relativa alla chiusura della procedura d’assistenza può es-
sere impugnata, congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori, con ri-
corso alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale. Giusta il
capoverso 2 lettera a della medesima disposizione, le decisioni incidentali
anteriori alla decisione di chiusura possono essere impugnate separata-
mente se causano un pregiudizio immediato e irreparabile mediante il se-
questro di beni e valori. In base alla giurisprudenza, nel caso di ricorsi rivolti
contro decisioni incidentali ai sensi dell'art. 80e cpv. 2 AIMP, spetta al ricor-
rente indicare, nel proprio atto ricorsuale, in che cosa consiste l'allegato pre-
giudizio e dimostrare che questo non potrebbe essere sanato mediante un
giudizio che annulli, se del caso, la susseguente decisione di chiusura (DTF
130 II 329 consid. 2; 128 II 353 consid. 3 e rinvii). Per quanto riguarda il
pregiudizio da prendere in considerazione, in particolare nel caso di seque-
stro di beni e valori, può trattarsi dell'impossibilità di adempiere delle obbli-
gazioni contrattuali scadute (pagamento di stipendi, interessi, imposte, pre-
tese esigibili, ecc.), del fatto di essere esposto a procedure di esecuzione o
di fallimento, oppure alla revoca di un'autorizzazione amministrativa, o an-
cora dell'impossibilità di concludere affari vicini al loro sbocco. Il solo fatto di
dover far fronte a delle spese correnti non è sufficiente, in linea di massima,
a rendere verosimile un pregiudizio immediato e irreparabile ai sensi della
predetta disposizione (DTF 130 II 329 consid. 2 pag. 332; sentenza del Tri-
bunale penale federale RR.2007.43 del 16 maggio 2007, consid. 2.2 e rinvii).
4.4.2 In concreto, occorre precisare che il reclamante ha fatto valere un tale pre-
giudizio al fine di ottenere la concessione dell’effetto sospensivo e quindi di
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essere scarcerato e non per ottenere lo sblocco dei valori patrimoniali
(EUR 11'900.--) sequestratigli il giorno del suo arresto (v. documento intito-
lato “Elenco oggetti sequestrati – reperti casuali”, in act. 3.3). Egli asseriva
che il suo stato detentivo avrebbe privato la sua famiglia di qualsiasi sosten-
tamento economico, ciò che avrebbe portato entro breve a seri problemi di
liquidità tali da non più permettere di poter far fronte alle spese famigliari
correnti (pigione, tasse, imposte, canone leasing, ecc.), esponendo la stessa
a possibili procedure esecutive e giudiziarie da parte dei creditori. Ora, es-
sendo il reclamante stato scarcerato, le motivazioni da lui presentate in que-
sto ambito non hanno più ragione di essere. Ma volendo anche ammettere
che lo scopo del reclamante fosse quello di ottenere il dissequestro dei suoi
valori patrimoniali, occorre rilevare che egli non ha fornito nessun elemento
atto a chiarire la sua situazione economica, omettendo in particolare di indi-
care sia i suoi redditi che il suo patrimonio. Egli non è stato in grado di ren-
dere verosimile l'insorgere per lui, in assenza di un dissequestro totale o par-
ziale dei valori in questione, di un pregiudizio immediato ed irreparabile ai
sensi della predetta giurisprudenza, pregiudizio che, tra l’altro, risulta incom-
patibile con la sua offerta di versare fr. 100'000.-- a titolo di cauzione per il
suo rilascio (v. act. 1 pag. 13). Quanto precede avrebbe dunque implicato
l’inammissibilità del gravame su tale punto.
4.5 Sulla base dell'incarto non erano ravvisabili altri motivi che avrebbero per-
messo di ordinare la scarcerazione dell'estradando o di dissequestrare i suoi
beni. In definitiva, sussistendo un reale pericolo di fuga e in assenza di altra
soluzione equivalente nei suoi risultati ma meno incisiva nei confronti dell'in-
teressato, la detenzione avrebbe dovuto essere confermata. Così come sa-
rebbero stati da confermare i sequestri contestati, vista l’assenza di un pre-
giudizio immediato ed irreparabile.
5. Sulla base di un esame sommario della fattispecie, vi è dunque motivo di
ritenere che il gravame avrebbe avuto un esito negativo. In applicazione ana-
logica dell'art. 72 PCF, si giustifica pertanto di accollare le spese del proce-
dimento divenuto privo di oggetto all'insorgente (v. art. 63 cpv. 1 PA, richia-
mato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP), a cui non possono pertanto essere rico-
nosciute ripetibili. La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2
LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto
2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura
penale federale (RSPPF; RS 173.713.162) e tenuto conto delle circostanze
va fissata a fr. 1'500.--.
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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
1. Il reclamo è divenuto privo d’oggetto; di conseguenza, la causa è stralciata dal
ruolo.
2. La richiesta di concessione dell’effetto sospensivo è divenuta priva d’oggetto.
3. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico del reclamante.
Bellinzona, 28 novembre 2016
In nome della Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente: Il Cancelliere:
Comunicazione a:
- Avv. Marco Bertoli
- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni
Informazione sui rimedi giuridici
Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).
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