Sentenza del 24 gennaio 2018
Corte dei reclami penali
Composizione Giudici penali federali Giorgio Bomio-Giovanascini, presi-
dente, Andreas J. Keller e Tito Ponti,
Cancelliere Giampiero Vacalli
Parti
A. SA, rappresentata dall'avv. Goran Mazzucchelli,
Ricorrente
contro
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,
Controparte
Oggetto Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale
all'Italia
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP)
B u n d e s s t r a f g e r i c h t
T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l
T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e
T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l
Numero dell’incarto: RR.2017.310
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Fatti:
A. Il 24 febbraio 2016 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha
presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, completata il
15 giugno 2016 e il 13 febbraio 2017, nell’ambito di un procedimento penale
avviato nei confronti di B. S.p.A., C. S.p.A. e altri per il reato di corruzione di
pubblici ufficiali stranieri. In sostanza, le società indagate avrebbero ottenuto
degli appalti da parte della società semi-statale brasiliana D. attraverso il versa-
mento di tangenti a dirigenti di quest’ultima. Con il suo complemento rogatoriale
del 13 febbraio 2017, l’autorità rogante ha chiesto, tra l’altro, la perquisizione
della sede della società E. Lugano SA, a Lugano, nonché di poter presenziare
a tale atto istruttorio (v. act. 1.1 p. 3).
B. Mediante decisione del 27 aprile 2017, il Ministero pubblico della Confedera-
zione (in seguito: MPC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG)
ha delegato l’esecuzione della rogatoria, ha acconsentito ai funzionari esteri di
presenziare all'esecuzione della rogatoria in questione (v. ibidem).
C. L'8 maggio 2017 il MPC ha ordinato la perquisizione degli uffici di E. Lugano SA
(v. ibidem), società che ha modificato la propria ragione sociale in A. SA con
effetto al 16 ottobre 2017 (v. act. 1.3).
D. Con decisione di chiusura del 19 ottobre 2017 l’autorità d’esecuzione ha accolto
la rogatoria, autorizzando la trasmissione all’autorità richiedente di svariata do-
cumentazione cartacea e dati informatici frutto della perquisizione di cui sopra
(v. act. 1.1).
E. Il 21 novembre 2017 A. SA ha impugnato la decisione del 19 ottobre 2017 di-
nanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendone
l'annullamento (v. act. 1).
F. Il 5 dicembre 2017 l’UFG ha comunicato di rinunciare ad inoltrare una risposta,
postulando la conferma della decisione impugnata (v. act. 6). Nelle sue osser-
vazioni dell'11 dicembre 2017 il MPC ha chiesto che il ricorso venga respinto
(v. act. 7).
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G. Con replica del 10 gennaio 2018, trasmessa al MPC e all'UFG per conoscenza
(v. act. 12), la ricorrente si è riconfermata nelle sue conclusioni ricorsuali
(v. act. 11).
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario,
nei considerandi di diritto.
Diritto:
1
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la
Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria
internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e
agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-
diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero),
nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub-
blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione"
edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo è anche la Convenzione
sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa
a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la
Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che
il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espres-
samente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore-
vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si
applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale del
20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP;
RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 142 IV
250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid.
3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il prin-
cipio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto inter-
nazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero).
È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123
II 595 consid. 7c).
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1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-
les Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente
considerando.
1.4 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del 19 ottobre 2017,
il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
Nella misura in cui la perquisizione ed il sequestro sono avvenuti al suo domi-
cilio, la ricorrente è legittimata a ricorrere (v. art. 9a lett. b OAIMP; TPF 2007 79
consid. 1.6 pag. 82).
2. Riferendosi al contenuto del complemento rogatoriale del 13 febbraio 2017, la
ricorrente sostiene che l'autorità estera avrebbe limitato il suo interesse, dunque
l'utilità potenziale, alla sola documentazione riguardante il mandato di gestione
dei conti correnti intestati alle società F. e G., a quella relativa ai rapporti esi-
stenti tra F., rispettivamente G. e le varie società del gruppo C.-E., nonché a
quella concernente i rapporti esistenti tra tre persone fisiche (H., I. e J.) e le
varie società del gruppo C.-E. Con la decisione impugnata, il MPC vorrebbe
trasmettere documentazione non richiesta dalle autorità italiane e inutile per
l'inchiesta estera, violando sia il principio della proporzionalità che il divieto della
fishing expedition.
2.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una domanda
di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero deve essere
lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato ri-
chiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assu-
mere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità
estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta
di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzio-
nalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del
Tribunale penale federale RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3 non
pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni
richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134
consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Inoltre, da consolidata prassi, quando le au-
torità estere chiedono informazioni nell'ambito di procedimenti per reati patri-
moniali esse necessitano di regola di tutti i documenti per sapere quali persone
o entità giuridiche sono coinvolte (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid.
3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale
1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio
2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sull'utilità dei do-
cumenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006
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del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 consid. 4.1). La natura
stessa di dette inchieste rende verosimile la necessità di acquisire l'integralità
della documentazione, in modo tale da chiarire con sufficiente ampiezza diacro-
nica l'origine e la destinazione dei flussi monetari sospetti. La trasmissione
dell'intera documentazione può evitare altresì l'inoltro di eventuali domande
complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del
Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4; sentenza
del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011, consid. 4.2). In
base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità poten-
ziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei
mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero
(DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid.
3a e b). Vietata in particolare è la cosiddetta fishing expedition, la quale è defi-
nita dalla giurisprudenza una ricerca generale ed indeterminata di mezzi di
prova volta a fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi con-
creti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii).
Questo modo di procedere non è consentito in ambito di assistenza internazio-
nale sia alla luce del principio della specialità che di quello della proporzionalità.
Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a
casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c).
2.2 In concreto, nella sua rogatoria del 24 febbraio 2016 l’autorità italiana afferma
di aver avviato in data 26 maggio 2015 un procedimento penale nel proprio
Paese su segnalazione del Ministero della Giustizia italiano in ordine a possibili
fatti di corruzione internazionale commessi in relazione a contratti assegnati ad
imprese italiane in Brasile da parte della società semi-statale D. La segnala-
zione in questione traeva spunto da un’informazione spontanea del Ministero
pubblico federale brasiliano, Procura della Repubblica dello Stato del Paranà,
del 30 giugno 2015, che avrebbe riferito che due società italiane, B. S.p.A. e C.
S.p.A. sarebbero state coinvolte in fatti di corruzione di dirigenti della società
D., da cui avrebbero ottenuto appalti a fronte del pagamento di tangenti. Il pro-
cedimento è stato inizialmente iscritto contro le società di cui sopra, entrambe
con sede a Milano, per il reato di corruzione di pubblici ufficiali stranieri ai sensi
dell’art. 322 bis CP/italiano. Successivamente, l’inchiesta è stata estesa a di-
verse persone fisiche legate alle due società in questione, in particolare, per i
fatti relativi al gruppo C., a K., L., M. e N. Nell’informazione spontanea brasiliana
si menzionano fatti di rilevanza penale che sarebbero stati posti in essere da
persone che avrebbero agito nell’ambito di contratti intercorsi tra D. e un cartello
di società di cui avrebbe fatto parte anche C. Almeno sei persone che hanno
deciso di collaborare con l’autorità giudiziaria brasiliana avrebbero fatto riferi-
mento nelle loro dichiarazioni alla società C. (v. rogatoria pag. 2).
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Nel complemento rogatoriale del 15 giugno 2016, l’autorità rogante, dopo aver
elencato i conti che sarebbero collegabili a fatti corruttivi commessi da espo-
nenti del gruppo italo-argentino C. per ottenere appalti dalla società D., ha pre-
cisato di essere interessata alla documentazione bancaria relativa al periodo
dal 2010 al 2016. In ottobre 2010, infatti, è stato aperto il conto di O. (con avente
diritto economico E. NV) presso banca P. di Lugano, da cui sarebbero partiti i
pagamenti corruttivi, tra cui viene in particolare individuato il pagamento per
complessivi fr. 539'000.-- eseguito nel febbraio 2012 a favore di un conto il cui
avente diritto economico è Q. (pubblico ufficiale brasiliano). Con riferimento alla
richiesta di documentazione bancaria relativa alla società E. NV, L., K., N., M.
e R., l’autorità rogante ha comunicato di non essere in possesso dei dati relativi
ai conti correnti o alle banche in cui gli stessi sono detenuti, ma che la società
E. NV (riconducibile a L., K., N. e M.) è la società intestataria del conto O. da
cui proverrebbero i fondi utilizzati per i pagamenti corruttivi. R. avrebbe invece
ammesso di aver percepito pagamenti corruttivi per conto di S., dirigente della
società D.
Per quanto attiene al complemento rogatoriale del 13 febbraio 2017, alla base
della perquisizione della sede della ricorrente, l'autorità estera comunica che R.
ha dichiarato di aver costituito la società T. SA sui cui conti bancari in Svizzera
sarebbero state pagate le tangenti da parte di società riconducibili al gruppo C.
In particolare, R. ha riferito che le tangenti sarebbero state veicolate dalle so-
cietà F., AA., G. Investments e BB., le quali avrebbero stipulato contratti fittizi di
prestazioni di servizi con T. SA. Autorizzate ad operare sui conti di F. e G. risul-
terebbero essere H., I. e J. L'analisi delle movimentazioni bancarie avrebbe per-
messo di evidenziare che F. e G. sono state alimentate da provviste di denaro
provenienti da conti delle società O. e AA. I conti di quest'ultime hanno un co-
mune beneficiario, ossia E. SA, holding del gruppo C. con sede legale in Lus-
semburgo, ma di fatto sedente a Milano. A seguito dell'analisi della documen-
tazione trasmessa alle autorità italiane, la società E. SA è stata inscritta nel
registro degli indagati. Tra le varie misure istruttorie postulate dalle autorità ita-
liane, figura anche la perquisizione degli uffici di E. Lugano SA, nei quali do-
vrebbe trovarsi la documentazione relativa al mandato relativo alla gestione dei
conti correnti F. e G. e quella concernente i rapporti esistenti tra le stesse so-
cietà (e le tre persone fisiche delegate ad operare sui conti) e le varie società
del gruppo C.-E.
E. SA, Lussemburgo, contro la quale l'autorità italiana ha esteso il procedimento
penale, risulta essere la società che controlla, in maniera diretta o indiretta, tutte
le società facenti parte del gruppo imprenditoriale C., dietro al quale vi sarebbe
la famiglia di K. E. Lugano SA, la cui ragione sociale è mutata, con effetto al
16 ottobre 2017, in A. SA (v. act. 1.3), era la società che forniva servizi all'im-
putata E. SA. H. aveva nella stessa, come tuttora in A. SA, la funzione di am-
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ministratrice con firma collettiva a due (v. act. 1.3). Ora, tenuto conto dell'am-
piezza e della complessità del fenomeno corruttivo che ha toccato la società
brasiliana D., riconducibili soprattutto all'utilizzo di svariate società e conti ban-
cari al fine di celare i reali motivi dei vari spostamenti di denaro, la documenta-
zione cartacea ed informatica sequestrata negli uffici della ricorrente risulta po-
tenzialmente utile per far progredire l'inchiesta estera. Questa contiene infatti
informazioni su persone fisiche e giuridiche menzionate in rogatoria, ma anche
relative a entità su cui l'autorità rogante deve poter effettuare degli approfondi-
menti investigativi, per verificare un loro eventuale coinvolgimento nei fatti inda-
gati. Nella misura in cui concerne atti societari e corporativi nonché documen-
tazione bancaria legata all'attività di E. e del gruppo C., la documentazione in
questione può permettere di chiarire i rapporti esistenti tra le varie società e tra
le persone fisiche autorizzate ad operare sulle diverse relazioni bancarie a loro
riconducibili. Per quanto riguarda l'estensione dell'assistenza giudiziaria con-
cessa, ritenuta dalla ricorrente eccessiva alla luce del complemento rogatoriale
del 13 febbraio 2017, occorre ricordare che, in ambito di reati come nel caso
concreto, l'autorità rogata può trasmettere, come già evidenziato dalla giurispru-
denza (v. consid. 2.1 supra), l'integralità degli atti che permettono di ricostruire
i flussi di denaro e di identificare le persone coinvolte. A ciò si aggiunge il fatto
che alla cernita effettuata dal MPC degli atti raccolti negli uffici della ricorrente
erano presenti anche funzionari esteri, i quali hanno mostrato esplicito interesse
per tutti gli atti sequestrati, a testimonianza della loro utilità per l'inchiesta estera,
estendendo quindi le loro richieste, modo di procedere che ha sicuramente per-
messo di evitare l'inoltro di ulteriori domande complementari.
Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se da quanto tra-
smesso emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti
perseguiti in Italia e quanto consegnato. Alla luce della domanda rogatoriale e
dei relativi complementi, l'utilità potenziale per l’inchiesta estera della documen-
tazione cartacea e dei dati informatici oggetto della decisione impugnata non
può certamente essere esclusa, motivo per cui la loro trasmissione rispetta il
principio della proporzionalità e il divieto della fishing expedition.
3. In definitiva, la decisione impugnata va confermata ed il gravame respinto.
4. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata a complessivi fr. 5’000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese di
fr. 5'000.-- già versato.
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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
1. Il ricorso è respinto.
2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.-- è posta a carico della ricorrente. Essa è
coperta dall'anticipo delle spese di fr. 5'000.-- già versato.
Bellinzona, 25 gennaio 2018
In nome della Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente: Il Cancelliere:
Comunicazione a:
- Avv. Goran Mazzucchelli
- Ministero pubblico della Confederazione
- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria
Informazione sui rimedi giuridici
Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).
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