Sentenza dell’8 gennaio 2019
Corte dei reclami penali
Composizione Giudici penali federali
Giorgio Bomio-Giovanascini, Presidente,
Roy Garré e Stephan Blättler,
Cancelliera Susy Pedrinis Quadri
Parti
A., rappresentata dall'avv. Luca Marcellini
Ricorrente
contro
MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO,
Controparte
Oggetto Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale
all’Italia
Durata del sequestro (art. 33a OAIMP)
B u n d e s s t r a f g e r i c h t
T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l
T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e
T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l
Numero dell’incarto: RR.2018.244
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Fatti:
A. In data 7 maggio 2014 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mo-
dena ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria inter-
nazionale in materia penale nell’ambito di un procedimento avviato nei confronti
di A. e di altri indagati per i reati di associazione a delinquere, riciclaggio, emis-
sione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed omessa dichiara-
zione. Dall’attività investigativa svolta in Italia erano infatti emerse movimenta-
zioni di somme non giustificate dalle dichiarazioni fiscali presentate dagli inda-
gati e dalle società a loro riconducibili. Tramite la propria commissione rogato-
ria, l’autorità estera ha chiesto, segnatamente, l’acquisizione e la trasmissione
della documentazione bancaria a partire dal 1° gennaio 2003 relativa a conti
presso la banca B. (già banca C.) riconducibili a A., nonché il sequestro dei
relativi saldi attivi (act. 7.1 doc. MP-TI n. 1, act. 1 pag. 3).
B. Con decisione di entrata nel merito ed incidentale del 16 luglio 2014, il Ministero
pubblico del Canton Ticino (di seguito: MP-TI) ha dato seguito alle richieste,
impartendo alla banca B. di identificare e bloccare qualsiasi relazione ricondu-
cibile, per quanto qui di rilievo, a A. (act. 7.1 doc. MP-TI n. 2).
C. In data 7 agosto 2014 il MP-TI ha emanato la propria decisione di chiusura,
ordinando la trasmissione all’autorità estera, tra altri, dei documenti relativi alla
relazione fiduciaria n. 1 intestata a D. e sita presso la banca B., della quale A.
era avente diritto economico, mantenendo il sequestro dei valori patrimoniali ivi
depositati (act. 7.1, doc. MP-TI n. 6). Il 22 settembre 2014, essendo la summen-
zionata decisone di chiusura passata in giudicato, la documentazione ivi men-
zionata è stata trasmessa all’autorità estera (act. 7.1, doc. MP-TI n. 14).
D. L’8 marzo 2016 il MP-TI ha autorizzato il trasferimento dell’integralità dei fondi
depositati sulla relazione n. 1 in favore della relazione nominativa n. 2 intestata
a A., presso la medesima banca (act. 7.1, doc. MP-TI n. 60 e 63).
E. L’istanza di dissequestro parziale del 7 giugno 2016 di A. – a suo dire volta a
far fronte agli accordi conciliativi raggiunti con l’Agenzia delle Entrate, Divisione
di Modena – è stata respinta dal MP-TI con decisione del 13 giugno 2016
(act. 7.1, doc. MP-TI n. 68 e 72).
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F. Il ricorso avverso tale decisione presentato da A. il 23 giugno 2016 è stato re-
spinto dalla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale con sentenza
RR.2016.107-108 del 28 ottobre 2016 (act. 7.1, doc. MP-TI n. 93).
G. Nell’ambito del procedimento italiano, con sentenza del 14 maggio 2018 il Giu-
dice per le Indagini Preliminari (di seguito: GIP) presso il Tribunale di Modena
ha riconosciuto A. colpevole unicamente di alcuni dei reati ascrittile ed ha di-
sposto il dissequestro e la restituzione alla medesima delle somme oggetto di
sequestro preventivo (act. 1.3, act. 7.1 doc MP-TI n. 95). Con istanza del
21 maggio 2018, il legale italiano di A. ha chiesto al GIP di integrare il dispositivo
o provvedere con un provvedimento autonomo al dissequestro ed alla restitu-
zione a A. delle somme depositate presso la banca B., come pure di comunicare
la revoca del sequestro all’Autorità elvetica (act. 1.6). Con provvedimento del
13 luglio 2018 – trasmesso direttamente anche al MP-TI – il GIP ha espressa-
mente chiesto alle autorità elvetiche di dare esecuzione al dissequestro, con
restituzione a A. delle somme sequestrate giacenti presso la banca B. (act. 1.4,
act. 7.1 doc MP-TI n. 96).
H. Producendo tale provvedimento, il 16 luglio 2018 il legale svizzero di A. ha di-
rettamente richiesto al MP-TI il dissequestro delle relazioni ad ella intestate
presso la banca B. (act. 7.1 doc MP-TI n. 96).
I. Con decisione del 17 luglio 2018 il MP-TI ha respinto la domanda di disseque-
stro summenzionata. Il MP-TI ha infatti tenuto conto della comunicazione del
12 luglio 2018 del Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di
Modena, secondo cui la summenzionata sentenza del 14 maggio 2018 non sa-
rebbe definitiva, tant’è che la Procura di Modena sarebbe intenzionata ad im-
pugnare detto giudizio, non appena saranno depositate le relative motivazioni
(act. 7.1 doc MP-TI n. 98).
J. Il 26 luglio 2018 A. ha nuovamente chiesto al MP-TI di dare esecutività imme-
diata al dissequestro ordinato dal giudice italiano, essendo a suo parere tale
ordine immediatamente esecutivo indipendentemente dall’eventuale impugna-
zione del Pubblico Ministero; oltre a ciò, non sarebbe adempiuto il requisito della
doppia punibilità (act. 1.4, 7.1 doc MP-TI n. 100, 101).
K. Invitata a prendere posizione in proposito, la Procura di Modena ha ribadito che
le somme sequestrate potranno semmai essere restituite solo dopo una sen-
tenza non più soggetta ad impugnazione, trattandosi in concreto di un sequestro
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probatorio e non di un sequestro preventivo, per la cui revoca, effettivamente,
sarebbe data l’esecutività immediata. In concreto, non sarebbero neppure an-
cora state depositate le motivazioni della sentenza contestata, contro la quale
la Procura presenterà comunque impugnazione (act. 7.1 doc MP-TI n. 102,
103).
L. Con decisione del 21 agosto 2018, il MP-TI ha respinto l’istanza di dissequestro
presentata il 16 e riformulata il 26 luglio 2018 da A. (act. 1.1).
M. Con ricorso del 3 settembre 2018, A. ha impugnato quest’ultima decisione di-
nanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale. Ella ha chiesto
l’annullamento della medesima ed il dissequestro immediato della propria rela-
zione presso la banca B. (act. 1).
N. Nel contempo, sul fronte italiano, il 7 settembre 2018 il GIP presso il Tribunale
di Modena ha accolto un’istanza presentata il 3 agosto 2018 da A. ed ha tra-
smesso al MP-TI un ulteriore provvedimento con cui ha ribadito la richiesta di
dare immediata esecutività al suo precedente ordine del 13 luglio 2018 (act. 7.1
doc. MP-TI n. 106). La ricorrente ha anch’ella trasmesso alla scrivente Corte il
provvedimento succitato del 7 settembre 2018 (act. 4, 4.1).
O. Con risposta del 14 settembre 2018, il MP-TI si è riconfermato nella propria
decisione del 21 agosto 2018, chiedendo di respingere integralmente il ricorso
(act. 7). Nelle proprie osservazioni del 24 settembre 2018, l’UFG ha postulato
la reiezione dell’impugnativa nella misura della sua ammissibilità (act. 8).
P. Il 26 settembre 2018 il MP-TI ha informato questa Corte che le motivazioni della
sentenza del 14 maggio 2018 non erano, a tale data, ancora state depositate
(act. 10, 10.1).
Q. Con replica dell’8 ottobre 2018, trasmessa per conoscenza alle controparti, la
ricorrente si è riconfermata nelle precedenti prese di posizione (act. 12, 13).
Le ulteriori argomentazioni addotte dalle parti nei rispettivi allegati verranno ri-
prese, se necessario, nei successivi considerandi in diritto.
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Diritto:
1.
1.1 In virtù dell’art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la
Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i gravami in ma-
teria di assistenza giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e
agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-
diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero),
nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17 del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non
pubblicato nella RS ma consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione"
edito dalla Cancelleria federale, 2014; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
L 239/19-62 del 22 settembre 2000). Di rilievo nella fattispecie è anche la Con-
venzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di
reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settem-
bre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53).
Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati
non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-
nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto prin-
cipio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in
materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero; DTF 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 con-
sid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a;
122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle
pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I
n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali
(DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 Il ricorso è stato interposto contro la decisione del MP-TI del 21 agosto 2018,
che ha respinto l’istanza di dissequestro sulla relazione bancaria intestata alla
ricorrente. In quanto titolare della relazione bancaria oggetto della decisione
querelata, A. è legittimata a ricorrere. La decisione qui impugnata, seppur di
natura incidentale, va proceduralmente trattata come una decisione di chiusura
(v. TPF 2007 124 consid. 2.3; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2012.215-218 dell'8 aprile 2013 consid. 1.3). Ne consegue che, da una
- 6 -
parte, l'ammissibilità del gravame non è subordinata all'esistenza di un pregiu-
dizio immediato ed irreparabile ai sensi dell'art. 80e cpv. 2 AIMP e, dall'altra, il
termine per ricorrere non è quello previsto per le decisioni incidentali (art. 80k
AIMP). Interposto nel termine di trenta giorni previsto per le normali decisioni di
chiusura, il ricorso è formalmente ammissibile.
2.
2.1 La ricorrente, fondandosi sulla sentenza del 14 maggio 2018 del GIP del Tribu-
nale di Modena, chiede il dissequestro del suo conto presso la banca B. Avva-
lendosi inoltre dei provvedimenti resi il 13 luglio ed il 7 settembre 2018 del me-
desimo giudice, ella chiede all’autorità svizzera d’esecuzione di dare seguito
all’ordine di dissequestro, in quanto immediatamente esecutivo. Il MP-TI, fa-
cendo proprie le tesi della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mo-
dena, reputa invece che, prima di restituire i beni alla ricorrente, debbasi atten-
dere una sentenza non più impugnabile.
2.2 Occorre inizialmente rilevare che il conto oggetto della presente procedura era
stato posto sotto sequestro a seguito di una commissione rogatoria presentata
il 7 maggio 2014 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena.
Questa scaturiva da un procedimento penale avviato nei confronti di A. ed altri
per i reati di associazione a delinquere, riciclaggio, emissione di fatture o altri
documenti per operazioni inesistenti ed omessa dichiarazione, tra il 2003 ed il
2010. Nell’ambito della procedura italiana, con sentenza del 14 maggio 2018 il
GIP del Tribunale di Modena ha disposto “il dissequestro e la restituzione a A.
delle somme e dei beni immobili sottoposti a vincolo in esecuzione dei provve-
dimenti di sequestro preventivo” (act. 1.3). Con istanza del 21 maggio 2018, la
difesa di A. ha indicato che la sentenza summenzionata aveva decretato l’estin-
zione per prescrizione delle accuse nei confronti di A. per il reato associativo di
cui all’art. 416 CP-I, come pure il proscioglimento dal reato di riciclaggio; inoltre,
A. avrebbe nel frattempo provveduto all’integrale pagamento delle somme
evase, delle sanzioni e degli interessi; infine, sebbene la sentenza non sia cre-
sciuta in giudicato, la revoca dei provvedimenti cautelari sarebbe immediata-
mente esecutiva (act. 1.6).
Accogliendo tali tesi, con provvedimento del 13 luglio 2018 il GIP ha precisato
che quanto da esso affermato il 14 maggio 2018 in relazione al dissequestro è
riferito “alle somme – giacenti su rapporti bancari accesi presso la banca B. con
sede a Lugano e sottoposte a vincolo probatorio mediante rogatoria –“ ed ha
disposto “che il presente provvedimento ed il dispositivo di sentenza n.
283/2018 reg. sent. resa il 14 maggio 2018 nel presente procedimento siano
comunicati a cura della Cancelleria alla Procura Generale del Canton Ticino
affinché venga ad esso data esecuzione, con restituzione alla imputata delle
somme in questione” (act. 1.4). Con istanza del 3 agosto 2018, la difesa di A. è
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nuovamente intervenuta presso il GIP chiedendogli di comunicare direttamente
alle autorità elvetiche che il provvedimento di revoca del sequestro è immedia-
tamente esecutivo a prescindere dall’eventuale impugnazione del Pubblico Mi-
nistero; nella propria istanza, la difesa di A. ha precisato che l’”Autorità giudizia-
ria elvetica – che non è legittimata ad entrare nel merito della decisione dell’au-
torità giudiziaria richiedente l’assistenza giudiziaria – si fonda su un conforme
parere espresso dal Pubblico Ministero presso il Tribunale di Modena, che in-
spiegabilmente ed irritualmente (essendo il procedimento progredito nella fase
giudiziale l’unica autorità giudiziaria italiana che ha titolo per interloquire con
l’autorità giudiziari estera è il giudice) è intervenuto inviando in data 26.08.2018
alla Procura Generale Ticinese una “lettera” […] a prescindere dall’irritualità
dell’intervento del pubblico ministero ritiene l’istante che l’interpretazione che il
Pubblico Ministero presso la Procura di Modena ha dato all’art. 262 c.p.p. sia
palesemente erronea […] è evidente che la revoca del sequestro probatorio
disposta dal Giudice è immediatamente esecutiva a prescindere dall’eventuale
impugnazione che il Pubblico Ministero proporrà avverso la sentenza di pro-
scioglimento. L’art. 262 al 1° comma prevede infatti che il sequestro probatorio
possa essere revocato “quando non è necessario mantenere il sequestro a fini
di prova … anche prima della sentenza” (act. 4.1). Riflettendo tale istanza, con
provvedimento del 7 settembre 2018, il GIP ha ritenuto “che la ricostruzione
giuridica operata dalla Difesa della imputata in merito alla strumentalità del vin-
colo rispetto al soddisfacimento di esigenze meramente probatorie ed alla com-
petenza in ordine alla revoca del predetto vincolo sia pienamente condivisibile”,
come pure “che debba darsi immediata esecuzione al citato provvedimento del
13 luglio 2018”; inoltre, egli ha disposto “che il presente provvedimento sia co-
municato a cura della Cancelleria alla Procura Generale del Canton Ticino af-
finché venga ad esso data esecuzione, con restituzione alla imputata delle
somme di cui trattasi” (act. 4.1).
Contrariamente al parere del GIP presso il Tribunale di Modena, il Sostituto
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Modena ritiene che il seque-
stro non possa essere revocato immediatamente. A suo parere, trattandosi in
concreto di un sequestro probatorio – come peraltro chiarito dal GIP nel suo
provvedimento del 13 luglio 2018 – esso sarebbe disciplinato dagli art. 254 e
seguenti del Codice di procedura penale italiano (CPP-I) e in particolare
dall’art. 262 quarto comma CPP-I, secondo cui “dopo la sentenza non più sog-
getta ad impugnazione le cose sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto,
salvo che sia disposta la confisca“. Ciò a differenza di quanto previsto per il
sequestro preventivo, in merito al quale l’art. 323 CPP-I prevede che il provve-
dimento del giudice che dispone la revoca del sequestro, ancorché soggetto ad
impugnazione, è immediatamente esecutivo e soggetto ad impugnazione auto-
noma. Inoltre, la sentenza del 14 maggio 2018 non sarebbe definitiva, né sa-
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rebbero ancora state depositate le relative motivazioni e contro di essa il Sosti-
tuto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Modena sarebbe co-
munque intenzionato a ricorrere (act. 7.1 doc. MP-TI n. 103, 109, 113).
2.3 Ora, nel diritto svizzero, l’art. 33a OAIMP prevede che gli oggetti e i beni la cui
consegna allo Stato richiedente soggiace a una decisione definitiva ed esecu-
tiva di quest'ultimo ai sensi dell’art. 74a AIMP restano sotto sequestro sino alla
notifica di tale decisione o fintanto che lo Stato richiedente non abbia comuni-
cato all'autorità esecutiva competente che la suddetta decisione non può più
essere pronunciata secondo il diritto di tale Stato, segnatamente per intervenuta
prescrizione (sentenza del Tribunale federale 1C_464/2014 del 18 agosto 2015
consid. 3.6).
In concreto, agli occhi dell’autorità rogata, la situazione non è assolutamente
chiara. In effetti, come emerge dagli scritti delle autorità estere, vi sono opinioni
discordanti in merito all’immediatezza o meno dell’esecutività della revoca del
sequestro in essere sui beni della ricorrente presso la banca B. E ciò indipen-
dente dal fatto che, su richiesta del Pubblico Ministero italiano datata 26 set-
tembre 2016, una parte dei beni sia in passato già stata sbloccata per pagare
le imposte evase, sanzioni ed interessi. Non risulta, inoltre, né il GIP né la Pro-
cura presso il Tribunale di Modena del resto lo sostengono, che la sentenza del
14 maggio 2018 sia definitiva.
Pertanto, considerate le incertezze in merito all’esecutività immediata della re-
voca del sequestro ed in assenza di una sentenza definitiva, non si giustifica la
revoca del sequestro senza attendere una decisione passata in giudicato dello
Stato estero in merito alla sorte dei beni sequestrati o un espresso ritiro della
domanda o della richiesta di confisca. Questo modo di procedere è conforme a
quanto stabilito dall’art. 33a OAIMP e permette di rispettare gli impegni interna-
zionali assunti dalla Svizzera in questo ambito (v. art. 11 e seg. CRic). In effetti
la Svizzera, nell’ipotesi di una possibile decisione di confisca e di consegna de-
gli averi in questione si esporrebbe al rischio, in caso di dissequestro, di non
potervi più dare seguito. La giurisprudenza esige di assicurarsi, in casi analoghi,
che l’impossibilità di una confisca penale sia manifesta, prima di procedere ad
un tale sblocco (v. sentenza del Tribunale federale 1C_464/2014 del 18 ago-
sto 2015 consid. 3; sentenza del Tribunale penale federale RR.2015.320-323
del 2 agosto 2016 consid. 8).
2.4 Nella fattispecie, si impone dunque, per il momento, il mantenimento del seque-
stro.
- 9 -
3.
3.1 La ricorrente invoca infine la violazione del principio della doppia punibilità. Ella
si prevale di quanto asserito nella sentenza del 14 aprile 2015 della Corte Su-
prema di Cassazione della Repubblica italiana (allegata ad act. 1.1; act. 7.1
doc. MP-TI n. 103), secondo cui, in concreto, il sequestro richiesto per via ro-
gatoriale era finalizzato ad acquisire la prova della sussistenza del reato asso-
ciativo. Essendo dunque unicamente tale infrazione, a mente della ricorrente,
alla base del sequestro contestato, questo sarebbe illegittimo, non essendo il
reato di associazione a delinquere contemplato in quanto tale dal diritto elvetico;
ad ogni modo, tale infrazione non sarebbe comunque ascrivibile alla ricorrente,
essendo la medesima stata dichiarata prescritta con sentenza del 14 mag-
gio 2018 (act. 1 pag. 4 e segg.). Quest’ultima sentenza avrebbe pure prosciolto
la ricorrente dal reato di riciclaggio perché il fatto non sussiste; tale reato, sem-
pre a mente di A., non era infatti dato, essendo i valori oggetto dell’asserito
riciclaggio da ricondurre a presunti reati fiscali commessi tra il 2008 ed il 2014,
periodo non toccato dalla modifica di cui all’art. 305bis cifra 1 CP. Inoltre, gli
ulteriori asseriti reati fiscali sarebbero stati tutti commessi in data successiva
rispetto a quella cui risalgono i beni della ricorrente sequestrati in Svizzera, ciò
che escluderebbe una relazione tra i beni siti presso la banca B. ed i reati per-
seguiti in Italia. Infine, A. avrebbe comunque già provveduto all’integrale paga-
mento delle somme evase, delle sanzioni e degli interessi conseguenti agli ac-
certamenti fiscali relativi ai reati fiscali contestati. Nella fattispecie, l’assenza del
requisito della doppia punibilità osterebbe dunque al mantenimento del seque-
stro.
3.2 Ora, a prescindere dal fatto che non appare chiaramente che le motivazioni
della sentenza del 14 aprile 2015 della Corte Suprema di Cassazione escludano
un legame tra il sequestro e gli altri reati oggetto di indagine, va considerato che
la decisione del 14 maggio 2018 del GIP presso il Tribunale di Modena non è
ancora cresciuta in giudicato né sono ancora state depositate le relative moti-
vazioni (v. supra consid. 2.3; act. 7.1 doc. MP-TI n. 95), motivo per cui, per il
momento, non vi sono ragioni per scostarsi da quanto già deciso con sentenza
RR.2016.107-108 del 28 ottobre 2016 relativamente al rispetto del requisito
della doppia punibilità nel caso di specie.
4. Visto quanto precede, il ricorso va respinto.
5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato
l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73
cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis lett. b PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 lett. b del regolamento
del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della
- 10 -
procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fatti-
specie a complessivi fr. 5'000.--. Essa è coperta dall’anticipo delle spese già
versato.
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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
1. Il ricorso è respinto.
2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.-- è posta a carico della ricorrente; essa è
coperta dall’anticipo delle spese già versato.
Bellinzona, il 10 gennaio 2019
In nome della Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente: La Cancelliera:
Comunicazione a:
- Avv. Luca Marcellini
- Ministero pubblico del Cantone Ticino
- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria
Informazione sui rimedi giuridici
Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).
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