B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte III
C-5207/2011
S e n t e n z a d e l 1 3 f e b b r a i o 2 0 1 3
Composizione
Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio),
Marianne Teuscher, Antonio Imoberdorf,
cancelliere Manuel Borla.
Parti
A._______,
…,
patrocinato dal Soccorso operaio svizzero SOS Ticino,
Via Zurigo 17, 6900 Lugano,
ricorrente,
contro
Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6,
3003 Berna,
autorità inferiore.
Oggetto
Approvazione al rilascio di un permesso di dimora (art. 14
cpv. 2 LAsi).
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Fatti:
A.
A._______, cittadino liberiano, nato il …, è entrato in Svizzera il 18 marzo
2004, ed ha depositato il medesimo giorno una domanda di asilo. L'Ufficio
federale dei rifugiati, allora competente, ha deciso la non entrata in mate-
ria con decisione del 6 aprile 2004. Statuendo su ricorso, il 21 luglio 2006,
la già Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA; sostituita
dal Tribunale amministrativo federale [di seguito: il TAF o il Tribunale] il 1°
gennaio 2007), ha accolto il gravame annullando la decisione impugnata,
e rinviato per complemento di istruttoria gli atti all'autorità inferiore.
B.
Nel frattempo l'interessato beneficiava di un permesso N con l'autorizza-
zione di esercitare l'attività lucrativa quale operaio agricolo presso la ditta
B._______ a far tempo dal 14 maggio 2007.
C.
Con decisione del 17 settembre 2007 l'UFM si è nuovamente pronunciato
in merito alla domanda di asilo, rifiutandola e fissando al 12 novembre
2007 l'ultimo termine per lasciare la Svizzera. A._______ ha interposto ri-
corso al TAF, il quale ha autorizzato quest'ultimo a soggiornare sino al
termine della procedura.
Nel frattempo il ricorrente rinnovava regolarmente il proprio permesso e
continuava l'attività lavorativa presso la ditta B._______.
Con sentenza del 7 luglio 2010 il TAF ha respinto il ricorso dell'interessato
in merito alla domanda di asilo ed ha ritenuto ammissibile l'allontanamen-
to del ricorrente. L'UFM ha dunque fissato per l'11 agosto successivo il
termine per lasciare la Svizzera.
D.
Con richiesta del 20 agosto 2010 A._______ ha depositato alla Sezione
dei permessi e dell'immigrazione (in seguito SP) del Cantone Ticino la
domanda di concessione di un permesso di dimora ai sensi dell'art. 14
cpv. 2 legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31). Con decisio-
ne del 4 maggio 2011 l'autorità cantonale ha preavvisato favorevolmente
la concessione del permesso B, trasmettendo per competenza l'incarto
all'UFM.
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E.
Con scritto del 20 giugno 2011 l'UFM ha comunicato all'interessato che le
condizioni per il rilascio di un permesso di dimora ai sensi dell'art. 14 cpv.
2 LAsi non erano adempiute e lo ha invitato ad inoltrare le proprie osser-
vazioni in merito. Con queste ultime, trasmesse il 25 luglio 2011,
A._______, ha contestato le argomentazioni dell'UFM rilevando che nella
fattispecie erano adempiute le condizioni di legge.
F.
Pronunciatasi con decisione del 17 agosto 2011 l'autorità di prime cure ha
formalmente rifiutato l'approvazione del rilascio di un permesso di dimora
in applicazione dell'articolo sopra menzionato.
Nello specifico l'autorità di prime cure ha indicato che l'interessato non ha
acquisito conoscenze o qualifiche professionali in Svizzera che non pos-
sono essere usate anche in patria. Per quanto riguarda l'integrazione so-
ciale l'UFM ha costatato inoltre che essa non è di particolare rilievo, poi-
ché l'interessato non avrebbe legami personali o famigliari particolarmen-
te stretti con la Svizzera. In proposito il buon comportamento mantenuto
durante la propria permanenza in Svizzera non è rappresentativo di una
forte integrazione. Infine l'autorità di prime cure ha sottolineato che, né il
soggiorno in Svizzera per oltre 7 anni e nemmeno le eventuali difficoltà di
reinserimento in Patria consentono di accogliere l'istanza. Infine l'UFM ha
sottolineato che già contestualmente al ricorso inerente la domanda di
asilo, il TAF ha ritenuto esigibile l'allontanamento verso la Liberia.
G.
Il 19 settembre 2011 A._______ ha interposto ricorso contro la decisione
dell'autorità di prime cure chiedendone l'annullamento e il riconoscimento
della propria situazione quale grave caso di rigore ai sensi dell'art. 14 cpv.
2 LAsi, con conseguente approvazione al rilascio del permesso di dimora.
A sostegno delle proprie allegazioni egli ha sottolineato che le condizioni
poste dall'art. 14 cpv. 2 LAsi sono adempiute. In particolare, egli ha rileva-
to di risiedere in Svizzera da 7 anni e mezzo, di essere attivo professio-
nalmente da almeno 4 anni. Inoltre la propria integrazione deve essere
considerata di particolare rilievo considerando i corsi frequentati in Sviz-
zera e la buona volontà dell'interessato a partecipare al benessere eco-
nomico elvetico. Infine l'interessato ha sottolineato di avere sempre ri-
spettato l'ordinamento giuridico svizzero, mantenendo inoltre una buona
condotta, come pure di non avere più alcun famigliare e sociale in Liberia.
A._______ ha pure sottolineato che la Liberia è considerato tra i dieci
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Paesi più poveri al mondo, e dove i poveri raggiungono una percentuale
dell'80%.
H.
Con osservazioni del 24 novembre 2011 l'UFM si è riconfermato nelle
propie allegazioni di fatto e di diritto, così come il ricorrente, con duplica
del 3 gennaio 2012.
Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta l'art.
31 LTAF il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa
(PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
In particolare, le decisioni relative al rilascio del permesso di dimora ai
sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi rese dall'UFM - il quale costituisce un'unità
dell'amministrazione federale come definita all'art. 33 lett. d LTAF - pos-
sono essere impugnate dinanzi al TAF che nella presente fattispecie sta-
tuisce in via definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 lett.
c cifra 2 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS
173.110]).
1.2 Salvo i casi in cui la LAsi non disponga altrimenti, la procedura davan-
ti al Tribunale è retta dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF (cfr. art. 6 LAsi).
1.3 A._______ è destinatario della decisione impugnata ed ha dunque il
diritto di ricorrere (art. 48 PA) e il suo ricorso, presentato nella forma e nei
termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr. art. 50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, il ricorrente può invocare la violazione del diritto
federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-
certamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti e l'ina-
deguatezza. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale nella procedura
ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso (cfr. art.
62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto al momento
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del giudizio (cfr. DTAF 2011/1 consid. 2 e giurisprudenza citata, DTAF
2011/43 consid. 6.1; DTAF 2011/43 consid. 6.1).
3.
3.1 Secondo il tenore dell'art. 14 cpv. 2 LAsi, il Cantone può, con il bene-
stare dell'UFM, rilasciare un permesso di dimora alle persone attribuitegli
conformemente alle disposizioni in vigore in materia d'asilo. A tale scopo i
seguenti criteri devono essere ossequiati:
a) l'interessato si trova in Svizzera da almeno cinque anni dalla presenta-
zione della domanda;
b) il luogo di soggiorno dell'interessato era sempre noto alle autorità; e
c) si è in presenza di un grave caso di rigore personale in considerazione
del grado di integrazione dell'interessato.
Questa disposizione, entrata in vigore il 1° gennaio 2007, ha sostituito i
capoversi 3 a 5 dell'art. 44 LAsi (RU 2006 4745, pag. 4767). Essi preve-
devano in sostanza la possibilità di pronunciare l'ammissione provvisoria
a favore di richiedenti l'asilo in una situazione di rigore personale grave.
Raffrontato alla previgente legge, il nuovo art. 14 cpv. 2 LAsi ha esteso il
campo di applicazione: esso include anche i richiedenti l'asilo respinti mi-
gliorando così il loro statuto giuridico, considerato che hanno la possibili-
tà, a certe condizioni, di ottenere un permesso di dimora (cfr. DTAF
2009/40 consid. 3.1).
3.2 La procedura di rilascio di un permesso di dimora secondo l'art. 14
cpv. 2 LAsi deve essere avviata dai cantoni che intendono fare uso di tale
possibilità (cfr. 14 cpv. 3 LAsi). La competenza decisionale spetta tuttavia
all'UFM che può rifiutare la sua approvazione o limitare la portata della
decisione cantonale (cfr. art. 14 cpv. 2 LAsi e art. 86 dell'ordinanza
sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa [OASA, RS 142.201] in
relazione con l'art. 99 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli
stranieri (LStr, RS 142.20). Contrariamente alle altre procedure in materia
di diritto sugli stranieri la persona interessata ha qualità di parte unica-
mente nella procedura di approvazione dinanzi all'UFM (art. 14 cpv. 4 LA-
si), ovvero a decorrere dalla richiesta presentata dal Cantone.
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4.
4.1 Per quanto attiene invece i criteri materiali per l'apprezzamento di un
"caso di rigore personale" giusta l'art. 14 cpv. 2 LAsi, essi erano elencati
sino al 1° gennaio 2007 nell'art. 33 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a
questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (Ordinanza 1 sull'asilo, OAsi 1)
nel suo tenore in vigore fino al 31 dicembre 2007. A decorrere dall'entrata
in vigore della LStr e delle relative ordinanze d'esecuzione, in particolare
dell'OASA, il previgente art. 33 OAsi 1 è stato abrogato e sostituito
dall'art. 31 OASA, il quale comprende una lista non esaustiva di criteri da
esaminare. In particolare, nella valutazione occorre considerare l'integra-
zione del richiedente (let. a), il rispetto dei principi dello Stato di diritto da
parte del richiedente (let. b), la situazione familiare in particolare il mo-
mento e la durata della scolarizzazione dei figli (let. c), la situazione fi-
nanziaria nonché la volontà di partecipare alla vita economica e di acqui-
sire una formazione (let. d), la durata della presenza in Svizzera (let. e),
lo stato di salute (let. f), nonché la possibilità di un reinserimento nel Pae-
se d'origine (let. g). Va rilevato parimenti che ai sensi dell'art. 31 cpv. 2
OASA il richiedente deve aver rivelato la propria identità: questa norma è
stata emanata nel rispetto dei principi della delega legislativa, in quanto
essa non esce dal quadro legislativo ed è in rapporto con lo scopo perse-
guito giacché per definizione un titolo di soggiorno può essere rilasciato
unicamente se l'identità della persona interessata è conosciuta. Senza
conoscere l'identità non è pertanto possibile rilasciare un qualsivoglia
permesso di soggiorno. Infine va osservato che anche la legge stessa,
segnatamente l'art. 8 LAsi, disciplina l'obbligo di collaborare della persona
interessata, dovendo fra l'altro quest'ultima dichiarare le sue generalità
(cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale C-3811/2007 del 6
gennaio 2010 consid. 6 e riferimenti ivi citati).
Con riferimento al tenore dell'art. 31 cpv. 1 OASA come pure alla giuri-
sprudenza sviluppata in merito va indicato però che nell'apprezzamento
del "caso di rigore" occorre tener conto delle circostanze della fattispecie,
di modo che i criteri enunciati dalla disposizione legale non costituiscono
un catalogo esaustivo e non devono essere adempiuti cumulativamente
(cfr. DTAF 2009/40 consid. 6.2).
4.2 Il Tribunale ha inoltre avuto l'occasione di pronunciarsi di recente in
merito all'interpretazione dell'art. 14 cpv. 2 LAsi (cfr. DTAF precitato con-
sid. 5.2 e 5.3) ed è giunto alla conclusione che la nozione di un caso di ri-
gore grave prevista da questa disposizione, corrisponde a quella di caso
personale particolarmente grave prevista all'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr co-
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me anche al previgente art. 13 lett. f dell'ordinanza che limita l'effettivo
degli stranieri del 6 ottobre 1986 (OLS, RU 1986 1791). Orbene secondo
la prassi e la giurisprudenza relative ai casi personali di estrema gravità,
sviluppate in relazione a l'art. 13 lett. f OLS, è necessario che la persona
interessata si trovi in una situazione di bisogno personale. Ciò significa
che le sue condizioni di vita e d'esistenza in caso di rinvio dalla Svizzera,
paragonate alle condizioni medie degli stranieri nella stessa situazione,
comporterebbero delle gravi conseguenze. In altre parole, il rifiuto
dell'ammissione della propria domanda, deve comportare per il richieden-
te delle gravi conseguenze.
4.3 Infine il presente Tribunale sottolinea che il tenore del testo dell'art. 14
cpv. 2 LAsi indica in modo chiaro che le condizioni d'applicazione di que-
sta disposizione devono essere restrittive come lo sono quelle inerenti ai
casi di rigore del diritto degli stranieri (cfr. DTAF precitato consid. 6.1;
DTAF 2007/45 consid. 4.2; DTF 130 II 39 consid. 3).
5.
5.1 Con riferimento alla prima condizione posta dall'art. 14 cpv. 2 LAsi,
ovvero la presenza dell'interessato in Svizzera da almeno cinque anni
dalla presentazione della domanda di asilo, il Tribunale ricorda che i di-
battiti parlamentari (cfr. Bollettino ufficiale dell'Assemblea federale [BU]
2005 pag. 342 [intervento Sommeruga] e 2005 pag. 1164 [intervento
Vermot Mangold]) hanno chiaramente indicato che il riconoscimento di un
caso di rigore ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi si applica unicamente a co-
loro che sono restati in Svizzera, dopo il rifiuto della propria domanda di
asilo, per ragioni che non sono riconducibili a propria colpa (cfr. decisioni
del Tribunale amministrativo federale C-6584/2008 del 26 luglio 2011
consid. 7.1 e C-2868/2010 consid. 5.1). In proposito A._______ è entrato
in Svizzera il 18 marzo 2004 ed ha depositato il medesimo giorno una
domanda di asilo, la quale è stata definitivamente rifiutata con sentenza
del TAF del 7 luglio 2010. Durante il suo soggiorno, egli ha beneficiato di
un permesso N e, nel quadro della richiesta del permesso di dimora ex
art. 14 cpv. 2 LAsi, ha presentato il passaporto liberiano corrispondente
alle generalità che ha sempre dichiarato. In questo contesto il ricorrente
ha soggiornato e soggiorna tutt'ora in Svizzera nel rispetto delle regole e
soddisfa la prima condizione di residenza da almeno 5 anni.
5.2 Quanto alla seconda condizione cumulativa enunciata dall'art. 14 cpv.
2 LAsi, il Tribunale costata, così come indicato nel preavviso cantonale,
che il luogo di soggiorno di A._______ è sempre stato conosciuto dalle
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autorità (cfr. decisione di preavviso positivo ex art. 14 cpv. 2 LAsi del 4
maggio 2011).
5.3
5.3.1. Dagli atti di causa non emerge con chiarezza se A._______ abbia
avuto una buona integrazione nella comunità locale. Infatti, ad eccezione
dell'attestazione di B._______ SA che si esprime sostanzialmente sulle
qualità professionali del ricorrente, si deve costatare la mancanza di do-
cumentazione attestante la partecipazione dello stesso alla vita sociale e
comunitaria della regione, in particolare la partecipazione ad associazioni,
fondazioni o società sportive, come pure la mancanza di attestazioni di
conoscenti e amici.
Dal punto di vista dell'integrazione professionale e dell'acquisizione di
una formazione specifica, non risulta dall'incarto che A._______ abbia
conseguito una formazione professionale o conseguito una specializza-
zione in Svizzera. All'attività di operaio agricolo per B._______ si aggiun-
ge solamente l'attività presso la C._______ Ticino, quale operaio generico
nello smontaggio e nel frazionamento del materiale elettrico ed elettronico
(cfr. scritto di C._______ Ticino Pollegio del 25 agosto 2010).
Ciò detto, l'integrazione socio-professionale del ricorrente, paragonata a
quella della media degli stranieri in Svizzera da diversi anni, non riveste
un carattere eccezionale. Inoltre, senza mettere in discussione gli sforzi
profusi dallo stesso, il Tribunale non può tuttavia considerare che essi
abbiano generato dei legami così profondi e duraturi tali che non si possa
più ragionevolmente prendere in considerazione un ritorno nel suo paese
d'origine. In particolare il ricorrente non ha acquisito delle conoscenze o
delle qualificazioni specifiche tali che non possano essere sfruttate in Li-
beria né ha fatto prova di un'evoluzione professionale in Svizzera talmen-
te riguardevole da giustificare a lei sola l'ammissione di un caso di rigore
ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi; e ciò, nonostante il certificato di lavoro fa-
vorevole rilasciato dal datore di lavoro, in cui lo si definisce una persona
educata, volonterosa e mansueta (cfr. dichiarazione di B._______ SA del
15 settembre 2011).
5.3.2. Per quanto attiene alla reintegrazione nel proprio Paese di origine,
il Tribunale evidenzia che il ricorrente, contrariamente da quanto afferma-
to in occasione dell'audizione al Centro di registrazione di Chiasso (cfr.
verbale del 24 marzo 2004), ha dichiarato che la propria madre risiede-
rebbe in qualità di profuga in Ghana (cfr. ricorso, pag. 4) . Tale aspetto
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non è comunque atto a ricoprire un aspetto essenziale nella valutazione
operata dal TAF, nella misura in cui A._______ ha vissuto nel proprio Pa-
ese d'origine sino all'età di 20 anni, trascorrendovi dunque l'infanzia e l'a-
dolescenza, ovvero i momenti importanti per apprendere gli usi e i costu-
mi del proprio Paese di origine.
Questo Tribunale ha inoltre osservato, con sentenza del 7 luglio 2010
nell'ambito della procedura d'asilo, che il ricorrente, essendo di giovane
età, avendo un'esperienza quale contadino e non avendo problemi di sa-
lute (ciò che è ancora attuale, cfr. certificato medico del 14 settembre
2010), adempie i presupposti per formulare una prognosi favorevole con
riferimento alle effettive possibilità di reinserimento sociale in Liberia. Ne
discende che, benché non risulti priva di difficoltà e dopo un periodo di
adattamento, è immaginabile una reintegrazione sociale e professionale
del ricorrente nel proprio Paese d'origine.
Quanto alle presunte minacce proferite nei suoi confronti in Liberia, di cui
egli ha accennato nel verbale di audizione presso il centro di registrazio-
ne di Chiasso il 18 marzo 2004, esse non sono state ritenute sufficiente-
mente corroborate da elementi di seria consistenza (cfr. sentenza TAF
D-7185/2007 del 7 luglio 2010, pag. 7 e 8).
5.3.3. Il Tribunale non ignora il fatto che il ritorno in Patria dopo un sog-
giorno di diversi anni in Svizzera possa comportare delle difficoltà. Effetti-
vamente, una volta rientrato nel suo Paese d'origine, il ricorrente si trove-
rà indubbiamente in una situazione meno favorevole di quella vissuta in
Svizzera. La sua situazione sarà tuttavia simile a quella di molti altri suoi
connazionali rimasti in Liberia. Tale circostanza non rappresenta tuttavia
una ragione sufficiente per poter beneficiare di un permesso di soggiorno
fondato sulla base di un caso di estrema gravità personale in quanto lo
scopo di questo permesso non è quello di sottrarre l'interessato alle con-
dizioni di vita del suo Paese d'origine. Infatti egli deve trovarsi in una si-
tuazione personale di estrema gravità che renda impossibile esigere da
lui il riadattamento alla sua esistenza passata. Come già rilevato da que-
sta Corte (cfr. DTAF 2007/16 consid. 10), non vengono prese in conside-
razione le circostanze generali (economiche, sociali o sanitari) a cui è
confrontata l'insieme della popolazione rimasta in Patria e a cui la perso-
na interessata sarà confrontata al suo ritorno, salvo nel caso in cui
quest'ultima può far valere delle difficoltà concrete e proprie alla sua si-
tuazione particolare. Ciò non è il caso nella presente fattispecie.
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6.
A fronte di quanto menzionato, sebbene A._______, abbia sempre rispet-
tato l'ordinamento giuridico elvetico, mantenuto una buona condotta nel
corso del suo soggiorno e non vi siano procedure esecutive né attestati di
carenza beni nei suoi confronti (cfr. ultima dichiarazione del 15 settembre
2010), le circostanze in esame non sono tali da poter ritenere che egli si
trovi in una situazione di grave caso di rigore ai sensi dell'art. 14 cpv. 2
LAsi, pertanto l'autorità inferiore ha rifiutato a ragione l'approvazione al ri-
lascio di un permesso di dimora.
Ne discende che l'UFM con la decisione del 17 agosto 2011 non ha viola-
to il diritto federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento; l'autorità
di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuri-
dicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 cpv.
1 LAsi e 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.
7.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali vengono poste a carico
del ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 del regola-
mento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause
dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Es-
se sono fissate a fr. 800.- e vengono compensate con l'anticipo versato.
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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali di fr. 800.- sono poste a carico del ricorrente e sono
computate con l'anticipo spese del medesimo importo versato il 12 otto-
bre 2011.
3.
Comunicazione a:
– ricorrente (Raccomandata)
– autorità inferiore (n. di rif. SIMIC …)
– Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione (incarto
cantonale di ritorno)
La presidente del collegio: Il cancelliere:
Elena Avenati-Carpani Manuel Borla
Data di spedizione: