B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte III
C-5344/2012
S e n t e n z a d e l 1 9 n o v e m b r e 2 0 1 3
Composizione
Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio),
Blaise Vuille, Ruth Beutler,
cancelliere Manuel Borla.
Parti
A._______,
c/o …,
…,
ricorrente,
contro
Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.
Oggetto
Divieto d'entrata.
C-5344/2012
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Fatti:
A.
A._______, cittadina brasiliana nata il … 1982, è giunta in Svizzera il 2
giugno 2009 allo scopo di frequentare il ciclo di Bachelor alla Facoltà di
Teologia di Lugano. L'interessata è stata quindi posta a beneficio di un
permesso di dimora B. Benché la stessa avesse assunto la qualità di stu-
dentessa uditrice e perso quella di studentessa ordinaria, esso è stato
rinnovato il 2 giugno 2010.
B.
In data 17 giugno 2011 l'interessata ha postulato nuovamente la proroga
del permesso di dimora B - allo scopo di seguire un corso intensivo di ita-
liano presso la B._______ SA di Lugano - presentando una "garanzia fi-
nanziaria e di sostentamento" nella persona del signor C._______. Esso
è stato negato il 6 ottobre 2011 dalla Sezione della popolazione (in segui-
to SPOP). Contro tale decisione l'interessata ha ricorso al Consiglio di
Stato (in seguito CdS), postulandone l'annullamento, il quale lo ha respin-
to il 29 novembre 2011. Conseguentemente, il 26 gennaio 2012 la SPOP
ha fissato all'interessata, il 29 febbraio 2012 quale termine ultimo per la-
sciare la Svizzera.
C.
A._______ ha lasciato trascorrere infruttuoso il termine comminato senza
lasciare il territorio elvetico. Essa - interrogata il 14 agosto 2012 dalla po-
lizia cantonale ticinese, sezione Teseu - ha segnatamente dichiarato che:
l'iscrizione alla facoltà di Teologia "è stato un po’ un […] espediente per
poter ottenere il permesso, so che parecchie ragazze per poter rimanere
in Svizzera chiedono questo tipo di permesso". A._______ ha infine moti-
vato il mancato rientro in patria con la mancanza di fondi per acquistare il
biglietto aereo e a causa del passaporto scaduto nel frattempo.
Il medesimo giorno l'interessata è stata condannata con decreto di accu-
sa del 14 agosto 2012, cresciuto in giudicato, per violazione della legge
federale sugli stranieri (LStr, RS 142.20), in particolare per aver soggior-
nato illegalmente in Svizzera dal 1° marzo al 14 agosto 2012, malgrado la
domanda di rinnovo del permesso di dimora B fosse stata definitivamente
respinta, alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere a fr. 30.- cadauna
e alla multa di fr. 200.-.
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Pagina 3
D.
A tale decisione giudiziaria ha fatto seguito la decisione dell'Ufficio federa-
le della migrazione (in seguito UFM), che il 10 settembre 2012 ha pro-
nunciato nei confronti di A._______ un divieto d'entrata, valido da subito e
sino al 9 settembre 2015, per violazione e minaccia della sicurezza e
dell'ordine pubblici (art. 67 LStr). L'autorità di prime cure ha inoltre privato
di effetto sospensivo un eventuale ricorso ed effettuato l'iscrizione del
provvedimento sul sistema d'informazione Schengen (SIS).
E.
Con ricorso dell'11 ottobre 2012, A._______, agendo per il tramite del
proprio patrocinatore, è insorta contro la decisione dell'autorità di prime
cure, chiedendone l'annullamento e postulando la restituzione dell'effetto
sospensivo. A sostegno delle proprie allegazioni essa ha dapprima sotto-
lineato, quale censura formale, la violazione del diritto di essere sentita
prima dell'emanazione del provvedimento litigioso. Nel merito l'interessa-
ta ha sostanziato la violazione del principio di proporzionalità, nella misu-
ra in cui - a suo dire - da una parte il provvedimento è "totalmente" caren-
te sotto il profilo dell'interesse pubblico, e dall'altra sarebbe particolar-
mente lesivo dei propri interessi personali. Infine, considerato lo stato di
gravidanza, la decisione dell'autorità di prime cure distruggerebbe "il nu-
cleo famigliare creatosi" con il padre, cittadino svizzero e il nascituro, in
violazione dell'art. 8 CEDU (Convenzione del 4 novembre 1950 per la
salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali [CEDU, RS
0.101]). Con riferimento alla restituzione dell'effetto sospensivo
A._______ ha postulato l'annullamento del provvedimento litigioso a mo-
tivo della violazione del diritto di essere sentita, della carente motivazione
dello stesso e della violazione del principio di proporzionalità, tenuto con-
to in particolare dell'imminente parto.
F.
Con scritti del 9 e 16 novembre 2012 le parti, prendendo posizione limita-
tamente alla restituzione dell'effetto sospensivo, hanno confermato le
proprie antitetiche posizioni.
Conseguentemente, con decisione incidentale del 19 ottobre 2012, il Tri-
bunale amministrativo federale (in seguito TAF o il Tribunale) ha respinto
la richiesta di restituzione dell'effetto sospensivo ed ha invitato la ricorren-
te a versare un anticipo a titolo di presunte spese processuali pari a fr.
1'000.-, entro e non oltre il 21 dicembre 2012. Tale termine, su richiesta
dell'interessata in data 18 dicembre 2012, è stato prorogato al 22 gennaio
2013, a motivo delle precarie condizioni economiche della stessa.
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Pagina 4
G.
Con osservazioni sul merito del 15 gennaio 2013, l'autorità di prime cure
ha ribadito le proprie allegazioni di fatto e di diritto, rilevando in particolare
che l'interessata ha soggiornato illegalmente in Svizzera dal 1° marzo
2012, malgrado la domanda di rinnovo del permesso di dimora fosse sta-
ta respinta.
Con scritto del 18 febbraio 2013, A._______ ha preso posizione sulle os-
servazioni dell'autorità di prime cure, riconfermandosi integralmente nei
propri considerandi ricorsuali. L'interessata ha nuovamente ribadito che la
condanna penale, non può giustificare il provvedimento qui litigioso ema-
nato dall'autorità di prime cure.
H.
Contestualmente alla procedura dinnanzi a questo Tribunale, l'8 gennaio
2013, l'insorgente ha postulato nuovamente il rilascio di un permesso di
dimora alla Sezione della popolazione. Rilevando che la permanenza del-
la ricorrente sul territorio cantonale era illegale, le autorità ticinesi hanno
emanato, il 14 gennaio 2013, una decisione di allontanamento nei con-
fronti di A._______, avverso la quale la stessa ha inoltrato ricorso dinnan-
zi al Consiglio di Stato e quindi al Tribunale amministrativo cantonale (in
seguito TRAM), i quali hanno confermato la decisione dell'autorità canto-
nale di prima istanza. La sentenza del TRAM, del 12 marzo 2013, è cre-
sciuta in giudicato.
I.
Con ordinanza del 3 ottobre 2013 l'insorgente è stata invitata, tramite il
suo patrocinatore, ad aggiornare il Tribunale in merito alla propria situa-
zione personale, segnatamente in merito alla nascita del figlio e al ricono-
scimento dello stesso da parte del padre. Con scritto del 22 ottobre se-
guente il rappresentante ha comunicato al Tribunale di non più patrocina-
re l'insorgente e di avere tentato invano di trasmettere l'ordinanza.
L.
Conseguentemente il 23 ottobre 2013 la citata ordinanza è stata tra-
smessa all'indirizzo in Svizzera comunicato dalla ricorrente, senza tutta-
via essere ritirata.
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Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta l'art.
31 LTAF il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le de-
cisioni ai sensi dell'art. 5 dalla legge federale del 20 dicembre 1968 sulla
procedura amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzio-
nate all'art. 33 LTF.
1.2 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura da-
vanti al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
1.3 A._______ ha il diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricorso,
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr.
art. 50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fede-
rale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'accer-
tamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché
l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudi-
cato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale
nella procedura ricorsuale e non è vincolato in alcun caso dai motivi del
ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di
fatto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2011/1 consid. 2 e giurisprudenza
ivi citata; DTAF 2011/43 consid. 6; DTAF 2012/21 consid. 5.1).
3.
Nel gravame la ricorrente si è prevalsa della violazione del suo diritto di
essere sentita, poiché essa non avrebbe avuto la possibilità di esprimersi
prima dell'emissione della decisione. Occorre dunque dapprima esamina-
re tale censura di natura formale.
3.1 Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito, disciplinato
dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Sviz-
zera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) e ancorato, per quanto concerne
la procedura amministrativa federale, all'art. 29 PA e segg., deve in parti-
colare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della
resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire pro-
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Pagina 6
ve circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto e di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 135 I 279, con-
sid. 2.3 e giurisprudenza ivi citata).
3.2 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui vio-
lazione implica, di principio, l'annullamento della decisione impugnata a
prescindere dalle possibilità di successo nel merito. Secondo la prassi del
Tribunale federale, tuttavia, una violazione di detto diritto può essere sa-
nata nell'ambito di una procedura di ricorso, qualora l'autorità di ricorso
disponga dello stesso potere di esame dell'autorità decidente. La ripara-
zione del vizio deve tuttavia, segnatamente in presenza di gravi violazio-
ni, rimanere l'eccezione, non fosse altro perché la concessione successi-
va del diritto di essere sentito costituisce sovente solo un surrogato im-
perfetto dell'omessa audizione preventiva. Una riparazione entra inoltre in
linea di conto solo se la persona interessata non abbia a subire pregiudi-
zio dalla concessione successiva del diritto di essere sentita, rispettiva-
mente dalla sanatoria (cfr. DTF 135 I 279 precitata, consid. 2.6.1 e giuri-
sprudenza ivi citata; sentenza del Tribunale federale 1C_112/2011 del 13
luglio 2011 consid. 2.1.3 e giurisprudenza ivi citata).
Inoltre secondo il Tribunale federale, è giustificato rinunciare al rinvio di
una vertenza all'autorità inferiore anche in presenza di una grave viola-
zione della precitata garanzia, nella misura in cui tale agire rappresente-
rebbe unicamente una formalità eccessiva che provocherebbe inutili ritar-
di inconciliabili con gli interessi della ricorrente (cfr. DTF 133 I 201 consid.
2.2 e giurisprudenza ivi citata).
3.3 Nella fattispecie, l'interessata è stata sentita prima dell'emissione del
provvedimento. In particolare, durante l'interrogatorio del 14 agosto 2012,
alla presenza di un interprete da lei richiesto, la ricorrente è stata informa-
ta che: "le autorità competenti esamineranno l'eventualità di emanare nei
suoi confronti un provvedimento amministrativo, quale il divieto d'entrata.
In virtù del diritto di essere sentito, le viene concessa la possibilità di for-
mulare eventuali osservazioni in merito" (cfr. verbale di interrogatorio del
14 agosto 2012, pag. 3). Siccome A._______ ha dichiarato di "non [aver]
niente da dire in merito" (cfr. verbale di interrogatorio del 14 agosto 2012),
le allegazioni qui proposte dall'allora patrocinatore non possono essere
condivise.
3.4 A fronte di quanto sopra esposto, la censura inerente la violazione del
diritto di essere sentita, deve essere respinta.
C-5344/2012
Pagina 7
4.
4.1 Giusta l'art. 5 cpv. 1 LStr, lo straniero che intende entrare in Svizzera
dev'essere in possesso di un documento di legittimazione riconosciuto
per il passaggio del confine e, se richiesto, di un visto (let. a), deve di-
sporre dei mezzi finanziari necessari al soggiorno (let. b), non deve costi-
tuire un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici né per le relazioni in-
ternazionali della Svizzera (let. c), non dev'essere oggetto di una misura
di respingimento (let. d). Tale norma, relativa all'entrata in territorio svizze-
ro, si applica soltanto se gli Accordi di associazione alla normativa di
Schengen non contemplino disposizioni divergenti (art. 2 cpv. 4 LStr).
4.2 Giusta l'art. 2 dell'ordinanza del 22 ottobre 2008 concernente l'entrata
e il rilascio del visto (OEV, RS 142.204), le condizioni d'entrata per un
soggiorno non superiore a 90 giorni o per un transito sono rette dall'art. 5
del regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al re-
gime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (Codice
frontiere Schengen [GU] L 105 del 13 aprile 2006, pag. 1; Regolamento
modificato l'ultima volta dal Regolamento [UE] n° 610/2013, [GU] L182
del 29 giugno 2013, pag. 1).
L'art. 5 del Codice frontiere Schengen, il cui contenuto corrisponde lar-
gamente al contenuto dell'art. 5 LStr sopra menzionato (cfr. sul tema PHI-
LIPP EGLI / TOBIAS MEYER, in : Caroni / Gächter / Thurnherr, Bundesgesetz
über die Ausländerinnen und Ausländer, Berne 2010, ad art. 5 LStr, n. 14)
indica che per un soggiorno non superiore a 90 giorni nell'arco di sei me-
si, le condizioni d'ingresso per i cittadini di paesi terzi sono le seguenti:
essere in possesso di uno o più documenti di viaggio validi che consen-
tano di attraversare la frontiera (let. a); essere in possesso di un visto va-
lido, se richiesto a norma del regolamento (CE) n. 539/2001 del Consi-
glio, del 15 marzo 2001, che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini
devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle
frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale
obbligo, salvo che si sia in possesso di un permesso di soggiorno valido
(let. b); giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto e di-
sporre dei mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del
soggiorno sia per il ritorno nel paese di origine o per il transito verso un
paese terzo nel quale l'ammissione è garantita, ovvero essere in grado di
ottenere legalmente detti mezzi (let. c); non essere segnalato nel SIS ai
fini della non ammissione (let. d); non essere considerato una minaccia
per l'ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni
C-5344/2012
Pagina 8
internazionali di uno degli Stati membri, in particolare non essere oggetto
di segnalazione ai fini della non ammissione nelle banche dati nazionali
degli Stati membri per gli stessi motivi (let. e).
4.3 Qualora una decisione di divieto d'entrata sia stata pronunciata giusta
l'art. 67 LStr, come nel caso in esame, nei confronti di un cittadino di un
paese terzo ai sensi dell'art. 3 let. d del Regolamento (CE) n° 1987/2006
del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 2006 sull'istitu-
zione, l'esercizio e l'uso del sistema di informazione Schengen di secon-
da generazione (SIS II, GU L 381/4 del 28 dicembre 2006 pagg. 4 a 23),
entrato in vigore il 9 aprile 2013 e abrogante (cfr. decisione del Consiglio
2013/158/EU del 7 marzo 2013, GU L 87 pagg. 10 e 11 in relazione con
l'art. 52 par. 1 del Regolamento SIS II) in particolare gli art. 94 cpv. 1 e 96
della Convenzione d'applicazione del 19 giugno 1990 dell'Accordo di
Schengen del 14 giugno 1985 relativo all'eliminazione graduale dei con-
trolli alle frontiere comuni (Convenzione di applicazione dell'Accordo di
Schengen [CAS], GU L 239 del 22 settembre 2000, pagg. 19 a 62), que-
sta persona – conformemente da una parte al Regolamento SIS II sopra-
citato e, dall'altra, l'art. 16 cpv. 2 e 4 della Legge federale sui sistemi d'in-
formazione di polizia della Confederazione del 13 giugno 2008 (LSIP; RS
361) – è di principio iscritta nel SIS ai fini di non ammissione. Una se-
gnalazione nel SIS comporta di conseguenza il divieto d'entrata in tutti gli
stati membri dello spazio Schengen (cfr. art. 13 cpv. 1 codice frontiere
Schengen). Per motivi umanitari o obblighi di diritto internazionale gli Stati
membri possono tuttavia autorizzare l'accesso ad una persona iscritta nel
SIS (cfr. art. 25 par. 1 CAS; e art. 13 cpv. 1 in relazione con l'art. 5 cpv. 4
lett. c codice frontiere Schengen), rispettivamente concedere sulla scorta
di tali motivi un visa a validità territoriale limitata (art. 25 par. 1 let. a [ii] del
regolamento [CE] n° 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 13 luglio 2009 che istituisce un codice comunitario dei visti [Codice
dei visti, GU L 23 del 15 settembre 2009]; sulla questione confrontare an-
che le sentenze del Tribunale amministrativo federale C-6801/2010 del 1°
aprile 2011 consid. 4 e C-1667/2010 del 21 marzo 2011 consid. 3.3).
4.4 In virtù dell'Allegato II al Regolamento CE 539/2001, i cittadini brasi-
liani possono soggiornare nello spazio Schengen e in Svizzera senza al-
cun obbligo di visto per un periodo limitato della durata massima di 90
giorni complessivi nell'arco di 6 mesi.
5.
Giusta i combinati disposti degli art. 27 e 33 cpv. 2 LStr, uno straniero può
essere posto a beneficio di un permesso di dimora qualora segua un per-
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fezionamento professionale, confermato dalla direzione dell'istituto scola-
stico, abbia comprovato di disporre di un alloggio conforme ai suoi biso-
gni, disponga di mezzi finanziari necessari e possegga un livello di for-
mazione per seguire la formazione in oggetto. Esso è di durata limitata e
può essere prorogato - se non vi sono motivi di revoca - secondo l'art. 62
LStr (art. 33 cpv. 3 LStr); è il caso ad esempio allorquando lo straniero di-
sattende una delle condizioni legate alla decisione di concessione del
permesso (art. 6 let. d LStr).
Inoltre ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 LStr, per un soggiorno di tre mesi al
massimo senza attività lucrativa lo straniero non necessita di un permes-
so, a meno che nel visto è fissato un soggiorno di durata inferiore; lo
straniero che intende soggiornare in Svizzera per oltre tre mesi senza at-
tività lucrativa necessita di un permesso (art. 10 cpv. 2 LStr). L'ordinanza
del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa (O-
ASA, 142.201) precisa all'art. 9 cpv. 1 OASA che per un soggiorno non
superiore a tre mesi in un arco di tempo di sei mesi dall’entrata, lo stra-
niero senza attività lucrativa in Svizzera non è tenuto né ad avere un
permesso né a notificarsi (soggiorno esente da permesso). Se del caso,
l’interessato è tenuto a dimostrare la data dell’entrata mediante documen-
ti idonei (art. 9 cpv. 2 OASA).
6.
6.1 A seguito dello sviluppo dell'acquis di Schengen e con effetto a decor-
re dal 1° gennaio 2011, il divieto di entrata, che impedisce l'entrata o il ri-
torno in Svizzera di un straniero indesiderato (e nello spazio Schengen,
cfr. decisione del Tribunale amministrativo federale C-2316/2010 del 20
dicembre 2011 consid. 3.4), è regolata all'art. 67 LStr.
6.2 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr, l'UFM vieta l'entrata in Svizze-
ra, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l'allontanamento è
eseguito immediatamente in virtù dell'articolo 64d capoverso 2 lettere a-c
(cpv. 1 lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il termine im-
partitogli (cpv. 1 lett. b). L'UFM può inoltre vietare l'entrata in Svizzera allo
straniero che ha violato o espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubbli-
ci in Svizzera o all'estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha causato spese
d'aiuto sociale (cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione preliminare, in vista
di rinvio coatto o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto d'entrata è pronun-
ciato per una durata massima di cinque anni. Può essere pronunciato per
una durata più lunga se l'interessato costituisce un grave pericolo per
l'ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStr). Ciononostante l'autori-
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Pagina 10
tà a cui compete la decisione può, per motivi umanitari o altri motivi gravi,
rinunciare a pronunciare un divieto d'entrata oppure sospenderlo definiti-
vamente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr).
6.3 Con riferimento alla nozione di ordine e sicurezza pubblici (art. 67 cpv.
2 let. a Lstr), che sono alla base della motivazione della decisione in
esame, si osserva che: l'ordine pubblico comprende l'insieme della no-
zione di ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico costi-
tuisce una condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle
persone; la sicurezza pubblica significa invece l'inviolabilità dell'ordine
giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, salute, libertà, pro-
prietà, ecc.) nonché delle istituzioni dello Stato (Messaggio relativo alla
legge sugli stranieri dell'8 marzo 2002, FF 2002 3424).
L'art. 80 cpv. 1 lett. a OASA, precisa inoltre che vi è violazione della sicu-
rezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di prescrizioni di
legge e di decisioni dell'autorità. Ai sensi dell'art. 80 cpv. 2 OASA vi è e-
sposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se sussistono
indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in questione
porti con notevole probabilità a una violazione della sicurezza e dell'ordi-
ne pubblici.
Ciò detto, ne discende che i reati perpetrati contro le norme del diritto de-
gli stranieri rappresentano quindi delle violazioni di legge, sanzionate se-
condo gli art. 115 LStr, e possono in quanto tali portare all'emissione di un
divieto d'entrata. Esso non deve essere tuttavia interpretato quale san-
zione dal carattere penale bensì quale misura di protezione a carattere
preventivo contro possibili turbative future (cfr. Messaggio precitato FF
2002 pag. 3428).
6.4 L'autorità competente esamina secondo il proprio libero apprezza-
mento se un divieto di entrata deve essere pronunciato. In proposito essa
deve procedere ad una ponderazione meticolosa di tutti gli interessi pre-
senti e rispettare il principio di proporzionalità (cfr. ANDREAS ZÜND/LADINA
ARQUINT HILL, Beendigung der Anwesenheit, Entfernung und Fernhal-
tung, in: Uebersax/ Rudin/ Hugi Yar/ Geiser [éd.], Ausländerrecht, 2ème éd.,
Bâle 2009, ch. 8.80 p. 356).
7.
7.1 Nella fattispecie in disamina, l'UFM ha pronunciato nei confronti di
A._______ un divieto di entrata di 3 anni con validità da subito sino al 9
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settembre 2015, ritenendo che l'interessata abbia violato e minacciato la
sicurezza e l'ordine pubblico, soggiornando in Svizzera senza il necessa-
rio permesso.
7.2 Alla luce della documentazione agli atti, si evince che A._______ è
giunta in Svizzera nel giugno 2009 - allo scopo di seguire il ciclo di Ba-
chelor alla Facoltà di Teologia di Lugano – ed è stata posta a beneficio di
un permesso di dimora B. Esso è stato rinnovato il 2 giugno 2010, ben-
ché l'interessata avesse assunto la qualità di studentessa uditrice e perso
quella di studentessa ordinaria e benché, come da lei stesso ammesso in
occasione dell'interrogatorio del 14 agosto 2012, l'iscrizione alla facoltà di
teologia "è stato un espediente per ottenere il permesso". Il 17 giugno
2011, la ricorrente ha postulato nuovamente una proroga del permesso,
negato il 6 ottobre 2011 dalla Sezione della popolazione; la decisione è
stata confermata su ricorso dal CdS, il 29 novembre 2011. Conseguen-
temente il 26 gennaio 2012 la SPOP ha fissato all'interessata, il 29 feb-
braio 2012 quale termine ultimo per lasciare la Svizzera. Tuttavia
A._______ è rimasta in territorio elvetico - a suo dire poiché non dispone-
va dei mezzi finanziari per acquistare il biglietto di rientro in Brasile ed il
passaporto essendo nel frattempo scaduto – in violazione della decisione
dell'autorità cantonale. Conseguentemente, il 14 agosto l'interessata è
stata condannata con decreto di accusa, cresciuto in giudicato il 17 set-
tembre 2012, per violazione della LStr, in particolare per aver soggiornato
illegalmente in Svizzera dal 1° marzo al 14 agosto 2012, malgrado la do-
manda di rinnovo del permesso fosse stata definitivamente respinta. Co-
me accennato in narrativa, anche alla richiesta di rilascio di un nuovo
permesso di dimora, inoltrata l'8 gennaio 2013, ha fatto seguito una deci-
sione di allontanamento confermata definitivamente con sentenza cre-
sciuta in giudicato del TRAM, del 12 marzo 2013.
7.3 Orbene, a fronte di quanto sopra menzionato, è pacifico che la ricor-
rente ha soggiornato perlomeno dal 1° marzo al 14 agosto 2012 illegal-
mente. Sebbene l'UFM abbia rilevato una violazione e una minaccia
dell'ordine pubblico e la sicurezza in Svizzera (art. 67 cpv. 2 let. a) – alla
base del divieto d'entrata in esame - per fondare l'emanazione del divieto
d'entrata era sufficiente l'inadempimento dell'obbligo di lasciare la Svizze-
ra entro termine impartito dalla SPOP (art. 67 cpv. 1 let. b LStr).
7.4 A fronte di quanto esposto, e considerato che l’interessata non ha
avuto il comportamento che è giustificato attendersi da ogni straniero che
desidera entrare e soggiornare in questo paese, il divieto di entrata pro-
nunciato dall'UFM appare giustificato. Essendo la decisione di divieto
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d'entrata in Svizzera confermata nel suo principio, resta ora da stabilire
se la durata della misura di allontanamento adottata dall'UFM, prevista
per un periodo di 3 anni, è adeguata alle circostanze del caso concreto
(cfr. art. 49 lett. a e c PA).
8.
8.1 Qualora l'autorità amministrativa pronunci un divieto d'entrata in Sviz-
zera, essa è tenuta a rispettare i principi dell'uguaglianza, della propor-
zionalità e deve astenersi da qualsiasi arbitrio (cfr. ANDRÉ GRISEL, Traité
de droit administratif, vol. I, Neuchâtel, 1984, pag. 348, 358 seg. e 364
seg; BLAISE KNAPP, Précis de droit administratif, Basilea, 1991, pag. 103
seg., 113 seg., 124 seg.). Rilevanti sono le particolarità del comportamen-
to illecito, la situazione personale della ricorrente e una corretta valuta-
zione dell'interesse pubblico e privato. In particolare è necessario che il
provvedimento appaia essenziale ed idoneo a raggiungere lo scopo per-
seguito dalla misura amministrativa e che sussista un rapporto ragionevo-
le fra lo scopo perseguito e la restrizione alla libertà personale che ne
consegue (DTF 130 I 65 consid. 3.5.1; 128 II 292 consid. 5.1; 126 I 219
consid. 2c; GAAC 64.36 consid. 4b, 63.1 consid. 12c).
8.2 Nella fattispecie in disamina, la ricorrente non ha contestato il sog-
giorno illegale in Svizzera per il periodo in esame, rilevando semplice-
mente l'assenza di interessi pubblici preponderanti e l'importante limita-
zione della propria libertà personale e di movimento, nella misura in cui il
divieto d'entrata si estende a tutto il territorio Schengen. Inoltre a suo dire,
un divieto d'entrata di 6 mesi sarebbe stato conforme al principio di pro-
porzionalità.
In proposito va detto che l'infrazione di cui si è resa protagonista
A._______ riveste un carattere di gravità certo in quanto è espressamen-
te sanzionata dalla disposizione penale di cui all'art. 115 cpv. 1 let. b LStr.
Soggiornando illegalmente in Svizzera, dal 1° marzo a tutt'oggi, nono-
stante le fosse stato comminato un termine di partenza per lasciare il ter-
ritorio svizzero al 29 febbraio 2012, l'interessata ha indiscutibilmente vio-
lato le normative in materia di diritto degli stranieri, reati per i quali l'art. 80
cpv. 1 let. a OASA, prescrive che vi è la conseguente violazione della si-
curezza e dell'ordine pubblici, e per i quali può esserci quale conseguen-
za l'emissione del divieto d'entrata sul territorio svizzero (cfr. Messaggio
precitato FF 2002 pag. 3429).
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Quanto agli ipotetici interessi privati, la ricorrente si è limitata a proclama-
re genericamente "un'importante limitazione della libertà personale e di
movimento" (cfr. ricorso pag. 8), dimenticando di enumerare e sostanzia-
re in concreto quali siano i propri interessi privati che dovrebbero essere
preponderanti rispetto all'interesse pubblico dell'emanazione del divieto
d'entrata. In assenza di alcuna allegazione, ne consegue che l'interesse
pubblico all'allontanamento della ricorrente dalla Svizzera prevale su
quello privato di quest'ultima ad entrarvi. Di conseguenza, da una corretta
valutazione degli interessi pubblici e privati in gioco, emerge che il divieto
d'entrata valido sino al 9 settembre 2015 appare proporzionato ed ade-
guato alle circostanze del caso concreto (art. 49 lett. a e c PA).
9.
9.1 A._______ ha inoltre sottolineato che la decisione dell'autorità di pri-
me cure comprometterebbe l'esistenza del proprio nucleo famigliare, in
violazione dell'art. 8 CEDU (ricorso, pag. 7, 8 e 11); infatti l'interessata sa-
rebbe in attesa di un figlio, il cui padre - cittadino svizzero - sarebbe pron-
to a riconoscere (cfr. certificati medici dell'Ente ospedaliero cantonale).
9.2 L'art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle persone. Questa
disposizione non garantisce tuttavia il diritto ad entrare in un determinato
Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 126 II 377 consid. 2b/cc;
125 II 633 consid. 3; ALAIN WURZBURGER, La jurisprudence récente du
Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, Revue de droit admi-
nistratif et de droit fiscal, RDAT 1 1997 pag. 282). Quanto all'art. 13 cpv. 1
della Costituzione federale del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), che garan-
tisce il diritto alla vita privata e familiare, la protezione accordata corri-
sponde sostanzialmente a quella dell'art. 8 CEDU (cfr. DTF 137 I 167
consid. 7)
9.3 Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve in-
trattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della
sua famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Pro-
tetti dalla suddetta disposizione sono in particolare i rapporti tra i coniugi,
nonché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione. Ec-
cezionalmente sono presi in considerazione anche i rapporti tra genitori e
figli maggiorenni se vi è un particolare rapporto di dipendenza fra loro
(DTF 129 II 11 consid. 2). La protezione della vita familiare comprende sia
le situazioni in cui si pone la questione della regolamentazione di un dirit-
to di presenza, rispettivamente di un diritto all'ottenimento di un'autorizza-
zione di soggiorno per i membri della famiglia, sia le situazioni che non
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hanno alcun rapporto con un diritto di presenza propriamente detto (cfr.
MARTIN BERTSCHI/THOMAS GÄCHTER, Der Anwesenheitsanspruch auf-
grund der Garantie des Privats- und Familienlebens, in: Zentralblatt für
Staats- und Verwaltungsrecht/Gemeindeverwaltung, ZBl 2003, pag. 241).
La protezione della vita familiare si estende dunque a diversi aspetti della
stessa. In altri termini, la concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel diritto degli
stranieri, non si limita alla riconoscenza di un diritto di presenza o alla
protezione contro una misura di allontanamento, ma può anche implicare
la garanzia di un diritto d'entrata e di presenza temporaneo nello Stato
membro (PHILIP GRANT, La protezione della vita familiare e della vita pri-
vata nel diritto degli stranieri, Basilea/Ginevra/Monaco 2000, pag. 293 e
321).
9.4 Orbene, l'assenza di collaborazione da parte della ricorrente non
permette al Tribunale di verificare se le condizioni per potersi prevalere di
tale norma siano adempiute.
10.
Tenuto conto delle considerazioni sopra espresse, occorre esaminare an-
cora se l'iscrizione nel SIS sia conforme al Regolamento SIS II entrato in
vigore il 9 aprile 2013, ovvero dopo la decisione dell'UFM del 10 settem-
bre 2012 qui impugnata. Da una parte occorre analizzare se la segnala-
zione effettuata sia conforme al principio di proporzionalità, e meglio se
essa sia adeguata, pertinente e giustificata dell'importanza del caso in
esame (cfr. art. 21 Regolamento SIS II); dall'altra occorre verificare se le
condizioni specifiche per la segnalazione ai fini del rifiuto di ingresso o di
soggiorno siano ottemperate (cfr. art. 24 Regolamento SIS II).
10.1 Giusta l'art. 24 del Regolamento SIS II i dati relativi ai cittadini di pa-
esi terzi per i quali è stata effettuata una segnalazione al fine di rifiutare
l'ingresso o il soggiorno sono inseriti sulla base di una segnalazione na-
zionale risultante da una decisione presa dalle autorità amministrative o
giudiziarie competenti conformemente alle norme procedurali stabilite dal-
la legislazione nazionale, decisione adottata solo sulla base di una valu-
tazione individuale. I ricorsi avverso tali decisioni sono presentati confor-
memente alla legislazione nazionale (par. 1); una segnalazione è inserita
quando la decisione di cui al paragrafo 1 è fondata su una minaccia per
l'ordine pubblico, la sicurezza pubblica o la sicurezza nazionale che la
presenza del cittadino di un paese terzo in questione può costituire nel
territorio di uno Stato membro. Tale situazione si verifica in particolare nei
seguenti casi: se il cittadino di un paese terzo è stato riconosciuto colpe-
vole in uno Stato membro di un reato che comporta una pena detentiva di
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almeno un anno; oppure se nei confronti del cittadino di un paese terzo
esistono fondati motivi per ritenere che abbia commesso un reato grave o
se esistono indizi concreti sull'intenzione di commettere un tale reato nel
territorio di uno Stato membro (par. 2). Una segnalazione può inoltre es-
sere inserita quando la decisione di cui al paragrafo 1 è fondata sul fatto
che il cittadino di un paese terzo è stato oggetto di una misura di allonta-
namento, rifiuto di ingresso o espulsione non revocata né sospesa che
comporti o sia accompagnata da un divieto d'ingresso o eventualmente di
soggiorno, basata sull''inosservanza delle regolamentazioni nazionali in
materia di ingresso e di soggiorno dei cittadini di un paese terzo (par. 3).
10.2 Dalla documentazione agli atti non emerge alcun interesse privato
per la ricorrente a muoversi liberamente nello spazio Schengen (cfr. con-
sid. 8.2), inoltre considerata la decisione di allontanamento sopramenzio-
nata e la mancanza di collaborazione dell'insorgente, il Tribunale ritiene
che la segnalazione effettuata dall'UFM sia conforme al principio di pro-
porzionalità. Infine in data 14 gennaio 2013 la SPOP ha emanato nei con-
fronti di A._______ una decisione di allontanamento, confermata dal
Consiglio di Stato con giudizio del 30 gennaio 2013 e dal Tribunale can-
tonale amministrativo in data 12 marzo 2013. Ne discende che la segna-
lazione nel SIS da parte dell'UFM risulta essere giustificata.
11.
Ne discende, a fronte di quanto sopra, che l'UFM - con la decisione del
10 settembre 2012 - non ha violato il diritto federale, né abusato del suo
potere di apprezzamento; l'autorità di prime cure non ha accertato in mo-
do inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la deci-
sione non è inadeguata (art. 49 PA); per questi motivi il ricorso va respin-
to.
12.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali restano a carico della
ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1-3 del regolamento
del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi
al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]).
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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali di fr. 1'000.- sono poste a carico della ricorrente e
sono computate con l'anticipo spese dello stesso importo versato il 29 di-
cembre 2012.
3.
Comunicazione a:
– ricorrente (Raccomandata)
– autorità inferiore (n. di rif. Simic …; incarto di ritorno)
– Sezione della popolazione, per informazione
La presidente del collegio: Il cancelliere:
Elena Avenati-Carpani Manuel Borla
Data di spedizione: