B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte III
C-8498/2010
S e n t e n z a d e l 1 3 d i c e m b r e 2 0 1 2
Composizione
Giudici Vito Valenti (presidente del collegio),
Francesco Parrino e Stefan Mesmer,
cancelliera Marcella Lurà.
Parti
Repubblica e Cantone Ticino,
patrocinata dall'avv. Luca Beretta Piccoli e
dall'avv. Lorenza Ponti Broggini,
ricorrente,
contro
Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS),
Effingerstrasse 20, 3003 Berna,
autorità inferiore.
Oggetto
Responsabilità per danni al Fondo di compensazione dell'or-
dinamento delle indennità per perdita di guadagno (decisio-
ne dell'8 novembre 2010).
C-8498/2010
Pagina 2
Fatti:
A.
Mediante decisione dell'8 novembre 2010, l'Ufficio federale delle assicu-
razioni sociali (UFAS [autorità inferiore]) ha ritenuto la Repubblica e Can-
tone Ticino responsabile del danno al Fondo di compensazione dell'ordi-
namento delle indennità per perdita di guadagno per un importo di fr.
75'087.05. In considerazione del fatto che con giudizi del 19 maggio
2010, il Tribunale cantonale delle assicurazioni del Cantone Ticino ha ri-
tenuto perente nel momento in cui sono state fatte valere dalle rispettive
Casse di compensazione (secondo il caso, l'8 aprile 2009, l'8 e il 19 giu-
gno 2009 nonché il 28 agosto 2009), le pretese di restituzione in via ordi-
naria (art. 25 della legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale
del diritto delle assicurazioni sociali [LPGA, RS 830.1]) delle indennità di
perdita di guadagno che sarebbero state indebitamente versate a militi o
ai loro datori di lavoro di diritto privato per i giorni di servizio eccedenti i 7
giorni (per i militi) e i 14 giorni (per i militi con funzioni di quadro e di spe-
cialista) che gli stessi avrebbero svolto nel 2004 e/o nel 2005, l'autorità in-
feriore non avrebbe avuto altra scelta – data la risposta del Cantone Tici-
no del 14 settembre 2010 (secondo cui, da un lato, sarebbe già interve-
nuta la perenzione del diritto ad esigere un risarcimento danni e, dall'altro
lato, non sussisterebbe alcuna negligenza grave da parte del Cantone o
dei suoi servizi) – che chiedere formalmente al Cantone Ticino il risarci-
mento di detta somma. Secondo l'autorità inferiore, il Cantone Ticino è
responsabile dell'operato dei contabili della protezione civile, contabili cui
compete nell'attuazione del regime delle indennità di perdita di guadagno
un ruolo paragonabile a quello delle Casse di compensazione. In partico-
lare, per il periodo 2004-2005 i contabili della protezione civile hanno
consegnato ai militi dei questionari sui quali hanno attestato 571 giorni di
servizio che non davano diritto al soldo e, dunque, a un indennizzo trami-
te le indennità di perdita di guadagno. L'UFAS ha quindi concluso che
sussisteva una condotta gravemente negligente dei contabili della prote-
zione civile ed ha perciò ritenuto una responsabilità del Cantone Ticino
giusta l'art. 21 cpv. 2 della legge federale del 25 settembre 1952 sulle in-
dennità di perdita di guadagno per chi presta servizio (LIPG, RS 834.1) in
combinazione con l'art. 70 cpv. 1 della legge federale del 20 dicembre
1946 sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS, RS
831.10 [doc. 15]).
B.
Il 9 dicembre 2010, la Repubblica e Cantone Ticino (ricorrente) ha inter-
posto ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale contro la deci-
C-8498/2010
Pagina 3
sione dell'UFAS dell'8 novembre 2010 mediante il quale ha chiesto d'ac-
cogliere il gravame e d'annullare la decisione impugnata. La ricorrente ha
segnatamente eccepito la perenzione del diritto ad esigere un risarcimen-
to danni nei suoi confronti in quanto l'UFAS non ha chiaramente agito en-
tro il termine, perentorio, di un anno dalla conoscenza del danno come
previsto dall'art. 70 cpv. 3 LAVS. L'insorgente ha altresì sostenuto che,
nel merito, la pretesa di risarcimento è destituita di ogni fondamento. Da
un lato, si è doluta di un'insufficiente motivazione della decisione impu-
gnata in ordine ai motivi per i quali l'UFAS ha ritenuto che alcuni giorni di
servizio di protezione civile svolti nel 2004 e/o nel 2005 non dovevano
essere indennizzati. Dall'altro lato, e con riferimento alla propria respon-
sabilità per l'agire dei contabili della protezione civile – che avrebbero at-
testato dei giorni di servizio che davano diritto ad indennità di perdita di
guadagno sebbene non ne fossero adempiuti i presupposti – ha osserva-
to che l'illegalità delle prestazioni di indennità contestate dall'UFAS deriva
da una diversa interpretazione, tra autorità federali e cantonali, delle di-
sposizioni legali, peraltro entrate in vigore il 1° gennaio 2004 con la modi-
fica della relativa legge federale, inerenti le attività che possono essere
svolte durante i corsi di ripetizione della protezione civile (di, al massimo,
7 giorni all'anno per i militi e 14 giorni all'anno per i militi con funzioni di
quadro e di specialista) e le attività che possono essere considerate di
pubblica utilità, le quali non soggiacciono ad una limitazione di durata (è
fatto riferimento agli art. 23, 27 e 35 segg. della legge federale del 4 otto-
bre 2002 sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile
[LPPC, RS 520.1] nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2011; di
seguito, salvo indicazione contraria, è fatto riferimento a tale versione del-
la legge). Pertanto, va rilevata anche l'assenza dei presupposti materiali
(giusta l'art. 70 cpv. 1 LAVS) per fondare una responsabilità del Cantone
Ticino, ritenuta l'assenza di negligenza grave (per non parlare d'intenzio-
ne) da parte dei contabili della protezione civile (doc. TAF 1).
C.
Il 17 gennaio 2011, la ricorrente ha versato il richiesto anticipo spese
(doc. TAF 2, 3 e 6).
D.
Nella risposta al ricorso del 4 maggio 2011, l'autorità inferiore ha proposto
la reiezione del gravame. L'UFAS ha osservato che solo dopo la notifica
delle sentenze del 19 maggio 2010 del Tribunale cantonale delle assicu-
razioni del Cantone Ticino (doc. 12.1 a 12.14), sentenze mediante le quali
sono state dichiarate perente le pretese di restituzione nei confronti dei
militi o dei loro datori di diritto privato (categoria che comprende i salariati
C-8498/2010
Pagina 4
non impiegati nelle protezioni civili, gli indipendenti e le persone senza at-
tività lucrativa), ha avuto la conferma che i contabili della protezione civi-
le, attestando un numero elevato di giorni di servizio illeciti, avevano
commesso una grave negligenza che implicava una loro responsabilità
diretta. L'autorità inferiore ha poi indicato che condividendo la preoccupa-
zione della Sezione del militare e della protezione della popolazione del
Cantone Ticino (SMPP; ossia di non richiedere la restituzione delle IPG
direttamente ai militi o ai datori di lavoro di diritto privato), ha ritenuto a-
deguato prospettare ai rappresentanti cantonali della protezione civile nel
corso del mese di giugno del 2008, la medesima "strategia d'incasso" da
loro proposta (che negli scritti dell'UFAS fu poi definita come un "accordo
bonale"). Tale soluzione prevedeva che la SMPP, nel suo ruolo di autorità
di vigilanza cantonale della protezione civile cantonale, si sarebbe fatta
carico del rimborso delle indennità di perdita di guadagno (IPG) per i ser-
vizi svolti da militi "di diritto privato". Inoltre, un'analoga "soluzione bonale"
è stata parallelamente negoziata dalla Cassa cantonale di compensazio-
ne AVS/AI/IPG del Cantone Ticino con la SMPP alfine di recuperare le
IPG indebitamente versate per i servizi di protezione civile svolti da per-
sonale incorporato nell'esercito (negoziazioni che hanno poi avuto esito
positivo e hanno permesso di recuperare fr. 84'915.40 a fronte di un debi-
to di fr. 105'649.35). Ignaro del contrasto di vedute esistente all'interno
della protezione civile cantonale, l'UFAS ha dato seguito all'indicazione
della SMPP e ha inviato a ciascuna regione (della protezione civile) la ri-
chiesta di risarcimento secondo la chiave di ripartizione indicata dalla
SMPP stessa, rimanendo poi sorpreso dal rifiuto del Consorzio protezione
civile regione del A._______ di volere versare ciò che gli era stato richie-
sto (scritto del 23 luglio 2008) e dalla nuova attitudine negativa (in rela-
zione alla "soluzione bonale" perseguita) significata dalla SMPP all'UFAS
(scritto del 12 agosto 2008). Tuttavia, nel restare convinto dell'importanza
di trovare una soluzione consensuale alla vertenza e credendo possibile
che i contrasti sviluppatesi tra gli organi federali, cantonali e regionali del-
la protezione civile potessero ragionevolmente appianarsi, l'UFAS ha at-
teso fino al 27 febbraio 2009 per inviare un ultimo richiamo agli enti della
protezione civile coinvolti. Ottenuta una riposta negativa, si è trovato così
obbligato a ordinare alle Casse di compensazione coinvolte – dopo avere
considerato che siffatte richieste potevano ancora rispettare i termini im-
posti dalla legge (cfr. pto 2.3 pag. 6 della risposta al ricorso) – di rendere
le rispettive decisioni di restituzione contro i militi o i loro datori di lavoro di
diritto privato. Terminata la procedura d'opposizione, il successivo ricorso
degli interessati è stato accolto dal Tribunale cantonale delle assicurazio-
ni del cantone Ticino con i già citati giudizi del 19 maggio 2010, giudizi
contro i quali non sono stati interposti dei ricorsi di diritto pubblico nella
C-8498/2010
Pagina 5
consapevolezza che la malriposta fiducia in un esito positivo/bonale della
vertenza aveva, di fatto, allungato eccessivamente i tempi della procedu-
ra di restituzione in via ordinaria. In siffatte circostanze, la sollevata in-
tempestività della decisione resa l'8 novembre 2010 deve considerarsi
pretestuosa ed infondata. Peraltro, secondo l'UFAS la giurisprudenza in
merito al termine di perenzione giusta l'art. 25 cpv. 2 LPGA non può esse-
re applicata mutatis mutandis al caso di specie, dal momento che tale
giurisprudenza è riferibile a dei casi unici in cui erano interessate delle
singole persone (fisiche o giuridiche) e non al caso di specie che implica
un enorme e vasto controllo di documenti tra diverse autorità cui spettava
non solo di stabilire la correttezza legale delle convocazioni, ma anche la
propria responsabilità qualora avessero avvallato il pagamento di IPG per
dei servizi illegittimi. Nel merito della vertenza, l'UFAS ha poi rilevato che i
controlli effettuati dall'Ufficio federale della protezione della popolazione
(UFPP) e dalla SMPP hanno permesso di appurare che diversi servizi di
protezione civile classificati come interventi di pubblica utilità (IPU; art. 27
cpv. 2 lett. c LPPC) o per i quali erano stati svolti dei meri compiti ammini-
strativi (art. 37 LPPC) avrebbero dovuto essere classificati come corsi di
ripetizione (art. 36 LPPC). Dato che il numero di giorni che può essere
destinato allo svolgimento di corsi di ripetizione è limitato (7 giorni al
massimo per i militi e 14 giorni al massimo per i quadri e gli specialisti),
tutti i giorni relativi a corsi di ripetizione che risultavano eccedere tali limiti
non potevano che essere illeciti e il loro indennizzo tramite le IPG indebi-
to. L'UFAS ha infine osservato che se è pur vero che per gli anni 2004-
2005 è stata coinvolta la protezione civile di quasi tutti i Cantoni svizzeri,
non di meno la maggior parte delle irregolarità riscontrate lo sono state in
tre cantoni (49,3% dei casi accertati che concernevano il 61,5% dei giorni
di servizio ritenuti illeciti dall'UFPP), fra cui il Cantone Ticino (le cui quote
corrispondono al 13,8% dei casi accertati, al 16,7% dei giorni di servizio
ritenuti illeciti ed al 15,3% degli importi d'indennità di perdita di guadagno
chiesti in restituzione; doc. TAF 8, pto 2.5 pag. 8).
E.
Nella replica del 29 agosto 2011, la ricorrente si è riconfermata nelle ar-
gomentazioni in fatto e in diritto di cui al ricorso del 9 dicembre 2010. In
particolare, ha ribadito che la pretesa di risarcimento è in ogni caso pe-
renta. Ha poi segnalato che l'operazione denominata Argus ha evidenzia-
to l'esistenza di irregolarità da parte di tutti i Cantoni, che sussisteva dun-
que una discrepanza tra l'interpretazione giuridica data alle disposizioni
concernenti gli IPU da parte dell'autorità federale da un lato e delle autori-
tà cantonali dall'altro lato, poiché la base legale non era sufficientemente
chiara, ma anche perché gli organi federali non hanno saputo dare un'in-
C-8498/2010
Pagina 6
terpretazione univoca del concetto di IPU. In effetti, l'una, quella più re-
strittiva, riguarda i Cantoni e l'altra, quella più largheggiante, la Confede-
razione (quest'ultima includendo nella nozione di IPU per esempio persi-
no le prestazioni svolte dai militi nell'organizzazione delle gare del
B._______). Sarebbe dunque fondamentalmente sbagliata l'impressione
che l'UFAS vuole dare del Cantone Ticino, come un territorio garibaldino
nell'applicazione delle normative vigenti. Peraltro, dal 2006 al 2010 le au-
torità federali avrebbero indistintamente ritenuto siccome illeciti tutti gli
IPU svolti dalle protezioni civili in Ticino, sebbene la quasi totalità degli
stessi avrebbe dovuto essere ritenuta corretta in caso di controllo. L'in-
sorgente ha peraltro recisamente contestato una mancanza di collabora-
zione sua e dei suoi servizi. Essa prende altresì atto del fatto che l'UFAS
medesimo abbia ammesso nella risposta al ricorso che a contare già dal
13 settembre del 2007 (data di un incontro tra l'UFPP, la SMPP e l'UFAS
[v. doc. 11]) disponeva di tutte le informazioni necessarie ai fini dei con-
trolli del caso e per promuovere le richieste di restituzione in via ordinaria.
La ricorrente contesta pure recisamente che essa medesima o la SMPP
in sua rappresentanza abbiano vuoi approvato la valutazione di illiceità
con riferimento ai giorni di servizio di protezione civile svolti nel 2004 e
nel 2005 vuoi aderito ad una "soluzione bonale" come sostenuto dall'au-
torità di prime cure. Il signor C._______ (funzionario amministrativo peral-
tro senza funzione dirigenziale e dunque senza facoltà di vincolare l'auto-
rità cantonale), si è limitato a prendere atto, mediante la sottoscrizione dei
formulari relativi ai giorni di servizio prestati (doc. 4.1 a 4.15), delle tesi
avanzate dell'autorità federale, senza con ciò avere mai ratificato alcun
accordo né vincolato in altro modo l'autorità cantonale (nel senso che la
stessa si sarebbe assunta il versamento dell'importo di fr. 75'087.05 [doc.
TAF 11]).
F.
Nella duplica del 9 novembre 2011, l'autorità inferiore si è riconfermata
nelle argomentazioni di cui alla risposta del 4 maggio 2011. In particolare,
non vi sarebbe stata perenzione del diritto di esigere il risarcimento del
danno subito dal Fondo di compensazione dell'ordinamento IPG, conside-
rato che le sentenze del Tribunale cantonale delle assicurazioni sono sta-
te rese il 19 maggio 2010 (doc. 12.1 a 12.14) e che era necessario atten-
dere le stesse per avere conoscenza del danno e potere poi emanare –
nel caso di specie, qualche mese dopo, ossia l'8 novembre 2010 – la de-
cisione in risarcimento danni giusta l'art. 70 cpv. 3 LAVS (citata la senten-
za del Tribunale federale delle assicurazioni del 26 giugno 1986 nella
causa H.S., pubblicata in RCC 1986, pag. 542 consid. 3). L'UFAS ha al-
tresì osservato che nel contesto cantonale, l'autorità preposta alla sorve-
C-8498/2010
Pagina 7
glianza e al controllo sull'operato degli organismi della protezione civile
(e, in particolare, dei loro contabili) è, sul piano procedurale, il Servizio
protezione civile. Questa responsabilità delle autorità cantonali sarebbe
stata esaurientemente sottolineata anche dal Tribunale federale in recenti
sentenze sulla perenzione del diritto di esigere la restituzione in via ordi-
naria secondo l'art. 25 cpv. 2 LPGA (cfr., fra le altre, la sentenza del Tri-
bunale federale 9C_497/2010 del 26 agosto 2011 consid. 3.3). Il (…) ave-
va dunque la competenza per controllare i formulari relativi ai giorni di
servizio e confermare, apponendo la sua firma in calce agli stessi (doc.
4.1 a 4.15), l'illiceità dei giorni di servizio. Ha infine osservato che nel
Cantone Ticino le irregolarità nel conteggio dei giorni di servizio hanno
coinvolto tutte le organizzazioni della protezione civile e l'entità delle in-
dennità di perdita di guadagno indebitamente versate, in rapporto alla po-
polazione residente, è tra le più elevate della Svizzera (è fatto riferimento
al Rapporto del Consiglio federale del 26 ottobre 2011 inerente le irrego-
larità nel conteggio dei giorni di servizio prestati per la protezione civile).
L'autorità inferiore ha quindi nuovamente proposto la reiezione del ricorso
(doc. TAF 17).
G.
Nelle osservazioni del 23 dicembre 2011, la Repubblica e Cantone Ticino
ha segnalato che il fatto che tutti i Cantoni non fossero in regola con l'in-
terpretazione data dall'autorità federale alle norme applicabili in materia
dimostra che le basi legali non erano chiare (è fatto riferimento al Rappor-
to del Consiglio federale del 26 ottobre 2011). Non è stato altresì svolto
un esame di ogni singola pratica per accertare se le indennità di perdita di
guadagno siano state versate in modo indebito poiché il servizio prestato
(prestazioni nell'ambito della protezione dei beni culturali, corso di ripeti-
zione, controllo impianti, ecc.) non poteva ricadere sotto il concetto di in-
tervento di pubblica utilità (IPU) o per altri motivi (documentazione man-
cante o incompleta). Ritenuto che nel Cantone Ticino, i Consorzi di prote-
zione civile sono persone giuridiche autonome, i loro contabili non posso-
no assurgere ad organi delle casse cantonali di compensazione o loro
funzionari. Peraltro, all'agire dei contabili non può essere imputata inten-
zionalità o negligenza grave (è fatto riferimento al Rapporto del Consiglio
federale del 26 ottobre 2011). Nessuna responsabilità può dunque essere
addebitata al Cantone Ticino (doc. TAF 19).
H.
Con provvedimento del 26 gennaio 2012, questo Tribunale ha trasmesso
per conoscenza all'autorità inferiore lo scritto di osservazioni della ricor-
rente del 23 dicembre 2011 (doc. TAF 20).
C-8498/2010
Pagina 8
I.
Con scritto del 23 novembre 2012, l'UFAS, su richiesta di questo Tribuna-
le, ha prodotto agli atti copia delle lettere mediante le quali ha invitato le
Casse di compensazione coinvolte ad emanare le decisioni formali di re-
stituzione. Ha pure esibito le decisioni di restituzione della Cassa canto-
nale di compensazione dell'8 aprile 2009 nonché la decisione di restitu-
zione della Cassa di compensazione della Società Svizzera degli Impre-
sari-Costruttori dell'8 giugno 2009 (doc. TAF 22).
J.
Il 28 novembre 2012, la Cassa di compensazione della Società Svizzera
degli Impresari-Costruttori di Bellinzona ha trasmesso a questo Tribunale
copia della decisione su opposizione resa il 28 novembre 2012 mediante
la quale viene rinunciato alla pretesa di restituzione (doc. TAF 23).
Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale esamina d'ufficio e con piena co-
gnizione la sua competenza (art. 31 e segg. della legge del 17 giugno
2005 sul Tribunale amministrativo federale [LTAF, RS 173.32]), rispetti-
vamente l'ammissibilità dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 133 I
185 consid. 2 e relativi riferimenti).
1.2 Riservate le eccezioni – non realizzate nel caso di specie – di cui
all'art. 32 LTAF, questo Tribunale giudica, in virtù dell'art. 31 LTAF in com-
binazione con l'art. 33 lett. d LTAF, i ricorsi contro le decisioni, ai sensi
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura am-
ministrativa (PA, RS 172.021), rese dall'Ufficio federale delle assicurazioni
sociali.
1.3 La procedura dinanzi al Tribunale amministrativo federale è retta dalla
PA, per quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 LTAF).
1.4 Presentato da una parte direttamente toccata dalla decisione e aven-
te un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modi-
fica (art. 48 PA), il ricorso – interposto tempestivamente e rispettoso dei
requisiti previsti dalla legge (art. 50 e 52 PA) – è pertanto ammissibile.
2.
Con il rimedio esperito, la ricorrente può fare valere la violazione del dirit-
to federale – che comprende tra l'altro anche il diritto costituzionale e il di-
C-8498/2010
Pagina 9
ritto pubblico internazionale –, l'eccesso o l'abuso del potere d'apprezza-
mento, l'accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rile-
vanti e l'inadeguatezza (art. 49 PA per rimando dell'art. 37 LTAF). Il Tribu-
nale amministrativo federale esamina liberamente il diritto federale, l'ac-
certamento dei fatti e l'inadeguatezza senza essere vincolato dai conside-
randi della decisione impugnata o dai motivi invocati dalle parti. In altri
termini, il ricorso potrebbe essere accolto per ragioni diverse da quelle
addotte dalla ricorrente (art. 62 cpv. 4 PA) o respinto in virtù d'argomenti
che la decisione impugnata non ha preso in considerazione (cfr. DTF 134
III 102 consid. 1.1 e DTF 133 V 515 consid. 1.3 e relativo riferimento).
3.
Il litigio verte sulla tempestività rispettivamente la legittimità della pretesa
di risarcimento decisa dall'UFAS nei confronti della Repubblica e Cantone
Ticino, per un ammontare di fr. 75'087.05, corrispondente alle indennità di
perdita di guadagno versate ad alcuni militi o ai loro datori di lavoro di di-
ritto privato per alcuni dei giorni di servizio di protezione civile svolti nel
2004 e/o nel 2005.
4.
Ai sensi dell'art. 36 LPPC, i militi possono essere chiamati ogni anno a
prestare corsi di ripetizione di al massimo 7 giorni per i militi e di 14 giorni
per militi con funzioni di quadro e di specialista. La durata degli interventi
in caso di catastrofe e situazioni d'emergenza come pure di pubblica utili-
tà non è di principio soggetta a limitazione; gli interventi devono però es-
sere specialmente autorizzati dal Consiglio federale o dai Cantoni (cfr.
sentenza del Tribunale federale 9C_497/2010 del 26 agosto 2011 consid.
3.4 nonché relativi riferimenti, segnatamente agli art. 23, 27 e 35 segg.
LPPC e all'ordinanza federale del 5 dicembre 2003 sugli interventi di
pubblica utilità della protezione civile [OIPU; RS 520.14; nella versione in
vigore fino al 30 giugno 2008]).
5.
5.1 Giusta l'art. 1a cpv. 3 LIPG in combinazione con l'art. 23 LPPC, le
persone che prestano servizio di protezione civile hanno diritto ad un'in-
dennità per perdita di guadagno. La legge sulle indennità di perdita di
guadagno è applicata dagli organi dell'assicurazione vecchiaia e superstiti
con la collaborazione dei contabili degli stati maggiori e delle unità militari
(art. 21 cpv. 1 LIPG prima frase). Per la protezione civile l'applicazione
avviene con la collaborazione dei contabili degli organi di protezione; per
il servizio civile con la collaborazione dell'organo d'esecuzione del servi-
C-8498/2010
Pagina 10
zio civile e degli istituti d'impiego (art. 21 cpv. 1 LIPG seconda frase [en-
trato in vigore il 1° aprile 2009]). L'art. 21 cpv. 2 LIPG prevede che, per
quanto la LIPG non disponga altrimenti, si applicano per analogia le di-
sposizioni della legge sull'AVS concernenti i datori di lavoro, le casse di
compensazione, il regolamento dei conti e dei pagamenti, la contabilità, la
revisione delle casse ed il controllo dei datori di lavoro, l'Ufficio centrale di
compensazione ed il numero d'assicurato. La responsabilità per danni
degli organi dell'AVS di cui all'art. 49 LAVS è retta dagli art. 78 LPGA e,
per analogia, 52, 70 e 71a LAVS. In deroga all'art. 78 LPGA, la responsa-
bilità dei contabili dell'organizzazione di protezione civile per i danni cau-
sati a un assicurato o a terzi sottostà alla legge sulla protezione civile (art.
21 cpv. 3 LIPG).
5.2 L'autorità inferiore, in applicazione dell'art. 21 cpv. 2 LIPG, ha pertanto
rettamente fondato la decisione risarcitoria, dell'ammontare di fr.
75'087.05, nei confronti della Repubblica e Cantone Ticino sull'art. 70 cpv.
1 LAVS, applicabile per analogia in caso di danni al Fondo di compensa-
zione dell'ordinamento IPG (v. pure il già citato [lettera F del presente
giudizio] rapporto del Consiglio federale del 26 ottobre 2011 pag. 14).
5.2.1 Giusta l'art. 70 cpv. 1 LAVS, le associazioni fondatrici, la Confedera-
zione e i Cantoni rispondono nei confronti dell'assicurazione per la vec-
chiaia e i superstiti per i danni derivanti da atti illeciti commessi dai loro
organi di cassa o da singoli funzionari violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni. Le pretese di risarcimento sono fatte va-
lere dal competente ufficio federale mediante decisione (art. 70 cpv. 1 se-
conda frase LAVS). La procedura è disciplinata dalla PA.
5.2.2 In virtù dell'art. 70 cpv. 3 lett. a LAVS, la pretesa di risarcimento per
danni si estingue, nel caso del capoverso 1 della medesima norma, se il
competente Ufficio federale non emette una decisione entro un anno dal
momento in cui ha conosciuto il danno, ma in tutti i casi entro dieci anni
dal giorno in cui è stato commesso l'atto che l'ha cagionato.
5.2.3 Secondo giurisprudenza, il termine relativo di un anno precedente-
mente menzionato – termine perentorio (DTF 112 V 265 consid. 2b e rela-
tivo riferimento [RCC 1986 pag. 544 consid. 3]) – comincia a decorrere al-
lorquando il creditore conosce l'esistenza, la natura e gli elementi del
danno in modo da fondare e motivare un'azione giudiziaria; il creditore
non può differire la pretesa fino al momento in cui conosce l'importo esat-
to del pregiudizio (DTF 112 V 265 consid. 2b e DTF 109 II 433 consid. 2).
In particolare, il danno subentra nel momento in cui l'esercizio del diritto
C-8498/2010
Pagina 11
alla restituzione in via ordinaria, giusta l'art. 25 cpv. 2 LPGA, di prestazio-
ni indebitamente percepite non è più possibile, per motivi giuridici o di fat-
to (DTF 134 V 257 consid. 3.2 e relativi riferimenti). Ciò si avvera in caso
di perenzione delle pretese di restituzione, secondo la procedura ordina-
ria, delle prestazioni indebitamente versate. L'autorità che deve emanare
la decisione risarcitoria è reputata avere conoscenza del danno quando,
facendo prova dell'attenzione ragionevolmente esigibile, avrebbe dovuto
rendersi conto che le circostanze effettive non permettevano più di esige-
re la restituzione, in via ordinaria, delle prestazioni indebitamente versate,
ma potevano giustificare l'obbligo di risarcire il danno (DTF 134 V 257
consid. 3.3 e relativi riferimenti, segnatamente DTF 128 V 15 consid. 2a e
DTF 126 V 443 consid. 3a; v. pure sentenza del Tribunale federale
9C_217/2009 del 7 maggio 2010 consid. 4.1.2 e relativi riferimenti nonché
la sentenza del Tribunale federale del 26 giugno 1986 nella causa H.S.,
RCC 1986, pag. 542 consid. 3).
6.
6.1 La ricorrente fa valere in particolare che la menzionata pretesa di ri-
sarcimento dell'8 novembre 2010 è perenta. Posto che il termine decen-
nale di cui all'art. 70 cpv. 3 lett. a LAVS (relativo ai casi citati all'art. 70
cpv. 1 LAVS) è stato rispettato (i giorni di servizio di protezione civile per i
quali sono state versate delle indennità di perdita di guadagno sono stati
svolti nel 2004 e/o nel 2005), non altrettanto può dirsi del termine relativo
di un anno dal momento in cui l'UFAS ha conosciuto il danno. La ricorren-
te asserisce che, in analogia con la motivazione delle sentenze del Tribu-
nale cantonale delle assicurazioni del 5 maggio 2010 (doc. I; sentenze
che concernono una vertenza analoga [segnatamente la restituzione
dell'importo di fr. 429'970.20 incassato dagli enti e consorzi di protezione
civile] ed in cui dovrebbero essere state sviluppate le medesime conside-
razioni enunciate nelle sentenze del Tribunale cantonale del 19 maggio
2010 [doc. 12.1 a 12.14]), il termine di perenzione di cui all'art. 70 cpv. 3
lett. a LAVS ha iniziato a decorrere da inizio febbraio 2007 (data alla qua-
le, secondo il Tribunale cantonale delle assicurazioni, non potevano più
essere fatte valere le pretese di restituzione in via ordinaria ai sensi
dell'art. 25 cpv. 2 LPGA). Qualora il Tribunale amministrativo federale non
dovesse ritenere applicabili per analogia le argomentazioni sviluppate dal
Tribunale cantonale delle assicurazioni, la pretesa è comunque da consi-
derarsi perenta nel momento in cui è stata fatta valere, ossia l'8 novem-
bre 2010, poiché l'UFAS era comunque a conoscenza del danno al più
tardi il 1° febbraio 2008 (v. lo scritto dell'UFAS del 1° febbraio 2008; doc.
6.2).
C-8498/2010
Pagina 12
6.2 L'autorità inferiore ha sottolineato che, credendo possibile che si po-
tesse giungere ad un accordo con la SMPP e con i Consorzi di protezione
civile (nel senso che quest'ultimi si sarebbero assunti il rimborso dell'im-
porto di fr. 75'087.05), ha atteso fino al 27 febbraio 2009 per procedere in
via ordinaria alla restituzione dell'importo dovuto, il raggiungimento di un
accordo apparendo ancora possibile a tale data, così come la richiesta
restituzione in via ordinaria ai sensi dell'art. 25 LPGA. Secondo l'autorità
di prime cure, solo dopo la notifica delle sentenze del Tribunale cantonale
delle assicurazioni del 19 maggio 2010 (doc. 12.1 a 12.14), sentenze
mediante le quali sono state dichiarate perente le pretese di restituzione
in via ordinaria nei confronti dei militi o dei loro datori di lavoro di diritto
privato, essa avrebbe avuto la conferma che i contabili della protezione
civile, attestando un numero elevato di giorni di servizio illeciti, avevano
dato prova di una grave negligenza, comportamento che fondava la pre-
tesa di risarcimento. Per conseguenza, l'impugnata decisione dell'8 no-
vembre 2010 è stata resa nel termine di un anno dalla conoscenza, inter-
venuta appunto con le menzionate sentenze del 19 maggio 2010, del
danno al Fondo di compensazione dell'ordinamento delle indennità per
perdita di guadagno. Peraltro, in una causa simile, il Tribunale federale ha
considerato quale momento a partire dal quale vi è conoscenza del dan-
no e da cui decorre l'anno entro il quale va emanata, se del caso, una de-
cisione di risarcimento, la sentenza definitiva del Tribunale cantonale in
merito alla richiesta di restituzione in via ordinaria delle prestazioni indebi-
tamente versate (cfr. sentenza del Tribunale federale del 26 giugno 1986
nella causa H.S., pubblicata in RCC 1986, pag. 542 consid. 3).
6.3 Va pertanto esaminata innanzitutto l'eccezione di perenzione della
pretesa risarcitoria sollevata dalla ricorrente, ritenuto che in caso di inter-
venuta perenzione non occorrerà esaminare nel merito la vertenza.
6.3.1 Questo Tribunale rileva che, nell'ambito dell'Operazione denominata
Argus, l'UFAS ha eseguito, in collaborazione con l'UFPP, delle investiga-
zioni sui giorni di protezione civile svolti nei Cantoni poiché sussistevano
concreti indizi che le disposizioni in materia di giorni di servizio indenniz-
zabili con le indennità di perdita di guadagno (IPG) non fossero state cor-
rettamente applicate da tutti i Cantoni. In particolare, l'UFPP ha elaborato
delle liste riguardanti le persone che avevano svolto i servizi di protezione
civile, suddividendo i relativi giorni di servizio secondo l'incorporazione e il
numero di referenza e ripartendoli in ciascun anno civile (doc. 6.3 pag. 3).
Il 2 febbraio 2007, l'UFPP ha chiesto alla SMPP di verificare i giorni di
servizio prestati da alcuni militi nel 2004 e/o nel 2005 sulla base dei for-
mulari "giorni di servizio secondo i dati delle domande IPG" (doc. 2.1).
C-8498/2010
Pagina 13
Nell'ambito di due incontri, il 24 agosto e il 13 settembre 2007, tra rappre-
sentanti dell'UFAS, dell'UFPP e della SMPP, dette liste (doc. 4.1 a 4.15),
sono state discusse e verificate (doc. 11). Con scritti del 1° febbraio 2008
(doc. 6.2 e 6.3), l'UFAS ha segnalato alla SMPP ed alla Cassa cantonale
di compensazione che "(…) siamo finalmente in grado di comunicarvi i
nominativi delle persone prestanti servizio cui sono state riconosciute in-
debitamente tali indennità nonché l'importo delle stesse". Ha segnata-
mente precisato che dalle liste si poteva ricavare, per ciascun anno in
causa, l'identità delle persone interessate, l'indicazione del numero dei
giorni di servizio di protezione civile che erano stati indennizzati a torto e
l'importo da restituire (doc. 6.3). Pertanto, al più tardi il 1° febbraio 2008
(cfr. pure consid. 6.3.2.1 del presente giudizio), l'UFAS disponeva dunque
di tutti gli elementi decisivi dalla cui conoscenza risultava sia il principio
che la misura del diritto alla restituzione (v., sulla questione, la sentenza
del Tribunale federale 8C_64/2011 del 7 novembre 2011 consid. 2.2). Il
termine relativo di un anno – termine di perenzione – per chiedere la re-
stituzione in via ordinaria delle indennità versate (art. 25 LPGA), ha dun-
que iniziato a decorrere (al più tardi) all'inizio di febbraio del 2008 (v., al
riguardo, anche le sentenze del Tribunale cantonale delle assicurazioni
del 19 maggio 2010 consid. 2.5 [doc. 12.1 a 12.14]) ed è scaduto (al più
tardi) all'inizio di febbraio del 2009 (cfr., al riguardo, anche le sentenze del
Tribunale cantonale delle assicurazioni del Cantone Ticino del 19 maggio
2010). La tesi dell'autorità inferiore secondo la quale il termine di peren-
zione dell'art. 25 cpv. 2 LPGA non potrebbe trovare applicazione alle do-
mande di restituzione in via ordinaria di cui trattasi ritenuta la loro com-
plessità in relazione ai casi individuali su cui sarebbe fondata la norma in
questione è destituita di fondamento già per il fatto che anche nella pre-
sente fattispecie le domande di restituzione in via ordinaria sarebbero sta-
te (sono state) individuali (nei confronti dei militi o dei loro datori di lavoro
di diritto privato), non senza dimenticare che il Tribunale amministrativo
federale è vincolato dal diritto federale (art. 190 Cost.; DTF 136 I 49 con-
sid. 3.1) e che comunque l'autorità inferiore non ha fatto valere alcun ar-
gomento suscettibile di fondare anche solo dei dubbi sull'esistenza di
un'eventuale lacuna propria della legge su questo punto. Peraltro – e
considerato che quando la determinazione della pretesa di restituzione
presuppone il concorso di più organi amministrativi, il termine annuale
comincia a decorrere nel momento in cui una delle autorità competenti ha
sufficiente conoscenza dei fatti (DTF 119 V 431 consid. 3a; v. pure sen-
tenza del Tribunale federale 9C_503/2010 del 26 agosto 2011 consid.
3.3. e relativi riferimenti) – ci si potrebbe chiedere se nel caso di specie,
al pari della situazione ritenuta dal Tribunale cantonale delle assicurazioni
del Cantone Ticino nelle sentenze del 5 maggio 2010 per quanto attiene
C-8498/2010
Pagina 14
alle procedure di restituzione in via ordinaria di prestazioni indebitamente
versate a datori di lavoro di diritto pubblico (sentenze poi confermate dal
Tribunale federale il 26 agosto 2011 [9C_497/2010, 9C_498/2010,
9C_499/2010, 9C_500/2010, 9C_501/2010, 9C_502/2010 e
9C_503/2010]), il termine di perenzione di cui all'art. 25 cpv. 2 LPGA non
fosse già scaduto il 2 febbraio 2007 (o al più tardi il 20-23 aprile 2007). La
questione può comunque essere lasciata indecisa, avuto riguardo al fatto
che, per i motivi di cui si dirà di seguito, la perenzione della pretesa di ri-
sarcimento per danni nei confronti del Cantone Ticino secondo l'art. 70
cpv. 3 lett. a LAVS è comunque intervenuta anche se la decorrenza del
termine di cui all'art. 25 cpv. 2 LPGA per la richiesta restituzione in via or-
dinaria è fatto decorrere al più tardi da inizio febbraio 2008 (con scadenza
ad inizio febbraio 2009).
6.3.2
6.3.2.1 Secondo questo Tribunale, con scritti del 1° febbraio 2008 indiriz-
zati sia alla SMPP sia alla Cassa cantonale di compensazione (doc. 6.2 e
6.3), l'UFAS ha chiaramente evidenziato di avere essa stessa, al più tardi
in tale data, perfetta conoscenza di tutti i fatti che avrebbero consentito al-
le Casse di compensazione implicate di esigere la restituzione in via ordi-
naria delle indennità indebitamente versate ai militi o ai loro datori di lavo-
ro di diritto privato (indipendenti compresi), non senza dimenticare che in
tali scritti ha invitato a rinunciare ad una restituzione in via ordinaria nei
casi di militi o loro datori di lavoro di diritto privato. Per quest'ultimi casi,
l'UFAS, appunto con lo scritto del 1° febbraio 2008 (doc. 6.2), ha chiesto
dapprima alla SMPP il rimborso dell'importo delle indennità indebitamente
versate per un ammontare di fr. 96'289.10, e poi, dopo avere ricevuto lo
scritto della SMPP del 20 giugno 2008 (doc. 7.4), il 26 giugno 2008 ha
chiesto alla SMPP il rimborso di fr. 19'262.90 rispettivamente ai Consorzi
di protezione civile implicati il rimborso di complessivi fr. 77'026.20 (doc.
8.1 a 8.7), secondo una ripartizione dell'importo per milite e per Regione
di protezione civile di cui alla tabella allegata alla già citata lettera della
SMPP del 20 giugno 2008 (doc. 7.4). Per quanto emerge dagli atti di cau-
sa, l'UFAS ha poi ricevuto uno scritto del 23 luglio 2008 del Consorzio
protezione civile regione del A._______ che segnalava che non era inten-
zione del Consorzio di provvedere al versamento richiesto con lettera del
26 giugno 2008 (doc. 8.8). Il 12 agosto 2008 (doc. 8.9), la SMPP comuni-
cava poi all'UFAS che, conto tenuto delle particolarità del caso, il Cantone
ha deciso di dare seguito alla richiesta di rimborso del 26 giugno 2008 in
relazione ai servizi di protezione civile prestati in favore dell'amministra-
zione cantonale per il richiesto ammontare di fr. 19'262.90. La SMPP ha
C-8498/2010
Pagina 15
però attirato l'attenzione dell'UFAS sul fatto che tale versamento non era
in alcun modo da considerare come "un avvallo dei presupposti e delle
deduzioni da voi espresse nella vostra richiesta del 26.06.2008 e nei suoi
allegati". Sempre nel medesimo scritto, la SMPP ha pure segnalato all'U-
FAS come le esigenze "da voi espresse nei confronti delle varie Regioni
di protezione civile ticinesi riguardino altre tipologie di servizio per le quali
non vi è tuttora chiarezza su una moltitudine di aspetti legali volti a defini-
re l'appartenenza o meno alla categoria delle prestazioni definite come in-
terventi di pubblica utilità. Oltre a ciò, diversi aspetti formali delle procedu-
re sono da noi ritenute lacunose o di dubbia interpretazione". La SMPP
ha quindi auspicato che prima di procedere ad eventuali procedure di in-
casso per i rimanenti importi verso le Regioni di protezione civile o verso i
datori di lavoro, si attendesse l'esito delle procedure legali intraprese da
tali enti così da potere stabilire definitivamente la correttezza delle richie-
ste di restituzione.
6.3.2.2 Il 27 febbraio 2009 (doc. 10.2 a 10.6), l'UFAS ha nuovamente sol-
lecitato i Consorzi di protezione civile a versare, entro il 20 marzo 2009,
l'importo loro richiesto, con la precisazione che, in caso di mancato ri-
scontro, la Cassa cantonale di compensazione era stata informata che
avrebbe dovuto avviare immediatamente la procedura di restituzione ver-
so i datori di lavoro o le persone (di diritto privato) implicate. L'UFAS ha
pure segnalato alla SMPP (doc. 10.1) che "ci troviamo nella necessità di
non poter più procrastinare l'incasso delle IPG che abbiamo reclamato in
base alla lista definitiva fattaci pervenire dal signor C._______ il 24 giu-
gno 2008. Un'inazione da parte nostra rischierebbe di pregiudicare la
possibilità legale di procedere alle restituzioni per via ordinaria (…)". L'8
aprile 2009, la Cassa cantonale di compensazione ha poi emesso le de-
cisioni di sua competenza, mentre le altre sono state emanate l'8 giugno
2009 dalla Cassa di compensazione della Società Svizzera degli Impre-
sari-Costruttori (dopo sollecito dell'UFAS del 27 maggio 2009), il 19 giu-
gno 2009 dalla Cassa di compensazione artigianato svizzero di Berna
(dopo sollecito dell'UFAS del 28 maggio 2009) e il 28 agosto 2009 dalla
Cassa di compensazione dell'industria svizzera metalmeccanica di Zurigo
(dopo sollecito dell'UFAS del 28 maggio 2009). Successivamente, con
sentenze del 19 maggio 2010 (doc. 12.1 a 12.14), il Tribunale cantonale
delle assicurazioni ha accolto i ricorsi inoltrati ed ha annullato le decisioni
su opposizione concernenti tali casi – ad esclusione del caso riguardante
la decisione dell'8 giugno 2009 della Cassa di compensazione della So-
cietà Svizzera degli Impresari-Costruttori, non essendogli in tale caso sta-
to presentato alcun ricorso mancando ancora la decisione su opposizione
(cfr. doc. 13, pag. 4, nota a piè di pagina) – le pretese di restituzione nei
C-8498/2010
Pagina 16
confronti dei militi o dei loro datori di lavoro di diritto privato dovendo con-
siderarsi perente al più tardi ad inizio febbraio 2009. Le sentenze del Tri-
bunale cantonale delle assicurazioni sono cresciute, incontestate, in giu-
dicato.
6.3.3 Ora – indipendentemente dal fatto che l'UFAS abbia voluto dappri-
ma giungere, tramite trattative, ad un accordo bonale con la SMPP e con
le Regioni/Consorzi di protezione civile, nel senso che quest'ultimi si sa-
rebbero assunti, sulla base di una ripartizione proposta dalla SMPP il 20
giugno 2008 (doc. 7.4), il rimborso dell'importo di fr. 75'087.05, al fine di
non chiederne la restituzione ai militi o ai loro datori di lavoro di diritto pri-
vato, ciò che "avrebbe generato delle spiacevoli conseguenze per l'im-
magine della protezione civile" (v. doc. 8.1 a 8.7), e fermo restando che
delle semplici trattative nell'ottica di un eventuale componimento bonale
della controversia non sono atte ad interrompere la decorrenza dei termi-
ni (né dell'art. 25 cpv. 2 LPGA né dell'art. 70 cpv. 3 lett. a LAVS [v., più in
dettaglio, consid. 6.3.5 del presente giudizio]) – il 27 febbraio 2009, mo-
mento in cui l'autorità inferiore ha invitato la Cassa cantonale di compen-
sazione a procedere con le richieste di restituzione in via ordinaria delle
prestazioni nei confronti dei militi o dei loro datori di lavoro di diritto priva-
to qualora "non fossero pervenuti i versamenti reclamati dalle Regioni"
entro il 20 marzo 2009 (v. doc. 10.2 a 10.6), il diritto di esigere siffatta re-
stituzione, di indebite prestazioni che sarebbero state loro versate, era ad
ogni buon conto ormai perento. Stante i summenzionati scritti dell'UFAS
del 1° febbraio 2008, a detto Ufficio non poteva infatti sfuggire (nello scrit-
to del 27 febbraio 2009 alla SMPP, esso stesso ha rilevato che un'inazio-
ne avrebbe potuto pregiudicare la possibilità legale delle restituzioni in via
ordinaria) che le Casse di compensazione avrebbero potuto esigere la
restituzione in via ordinaria delle prestazioni che sarebbero state versate
a torto solo se il diritto fosse stato fatto valere, nei confronti dei militi o dei
loro datori di lavoro di diritto privato, al più tardi ad inizio febbraio 2009
(art. 25 cpv. 2 LPGA). Il fatto che l'UFAS successivamente a tale momen-
to, appunto con il più volte menzionato scritto del 27 febbraio 2009 e con
gli ulteriori scritti inviati a tutte le Casse compensazione implicate nel rim-
borso dei vantati fr. 75'087.05, abbia non di meno chiesto alle suddette
Casse di compensazione di volere procedere alla richiesta restituzione in
via ordinaria, nulla cambia alla sostanza dei fatti. In altri termini, facendo
prova dell'attenzione ragionevolmente esigibile, la richiesta dell'UFAS alle
Casse di compensazione implicate nel caso qui in esame, intervenuta al
più presto il 27 febbraio 2009, di volere, infine e nonostante tutto, proce-
dere alla richiesta restituzione ai militi o ai loro datori di lavoro di diritto
privato delle evocate prestazioni loro indebitamente versate era destinato
C-8498/2010
Pagina 17
inevitabilmente all'insuccesso già per il fatto che riconoscibilmente il diritto
di esigere le restituzioni in via ordinaria era perento al più tardi ad inizio
febbraio 2009 (art. 25 cpv. 2 LPGA), ossia un anno dopo che UFAS,
UFPP, SMPP, Regioni di protezione civile e Casse di compensazioni im-
plicate avevano, e al più tardi (come poi rettamente ed inevitabilmente in-
dicato nelle sentenze del Tribunale cantonale delle assicurazioni del 19
maggio 2010) avuto conoscenza di fatti alla base delle richieste restitu-
zioni ad inizio febbraio 2008.
6.3.4 In siffatte circostanze, deve considerarsi infondata la tesi dell'autori-
tà inferiore secondo la quale solo dalla conoscenza delle sentenze del
Tribunale cantonale delle assicurazioni del 19 maggio 2010 avrebbe ini-
ziato a decorrere il termine perentorio di un anno di cui all'art. 70 cpv. 3
lett. a LAVS. In effetti, detto termine ha iniziato a decorrere al più tardi ad
inizio febbraio 2009 allorquando, un anno dopo la conoscenza dei fatti
determinanti, non vi era ancora stata da parte delle Casse di compensa-
zione implicate nell'ambito della presente procedura alcuna richiesta for-
male all'indirizzo dei militi o dei loro datori di lavoro di diritto privato di re-
stituzione in via ordinaria di prestazioni indebitamente riscosse. Il 27 feb-
braio 2009, facendo prova della necessaria diligenza, anche per l'UFAS
poteva e doveva essere chiaro che delle domande di restituzione ex art.
25 cpv. 2 LPGA erano destinate all'insuccesso per intervenuta perenzio-
ne, di modo che al più tardi da tale momento decorreva il termine di un
anno di cui all'art. 70 cpv. 3 lett. a LAVS, termine che è scaduto, al più
tardi, ad inizio febbraio del 2010, ossia ben prima che l'UFAS, l'8 novem-
bre 2010, abbia emanato la decisione impugnata. Non soccorre l'autorità
inferiore neppure la citata sentenza del Tribunale federale delle assicura-
zioni del 26 giugno 1986 nella causa H.S., RCC 1986, pag. 542 consid. 3,
nella quale è specificatamente indicato che la pretesa di restituzione in
via ordinaria era stata esercitata dalla Cassa di compensazione, perlo-
meno per una parte delle prestazioni versate a torto, nel termine di un
anno (attualmente art. 25 cpv. 2 LPGA) a partire dalla conoscenza dei fat-
ti, di modo che era poi stato considerato legittimo attendere fino alla noti-
ficazione della sentenza del Tribunale cantonale sul ricorso interposto
contro la decisione della Cassa di compensazione per avere conoscenza
del danno e per fare decorre il termine di perenzione di un anno per l'a-
zione risarcitoria. A prescindere da qualsivoglia altra considerazione ri-
guardo alla sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni del 26
giugno 1986, lo stato di fatto del caso qui in esame differisce in modo de-
cisivo da quello allora esaminato, nel senso che nel caso di specie il dirit-
to di esigere la restituzione in via ordinaria giusta l'art. 25 cpv. 2 LPGA di
prestazioni versate a torto era chiaramente ed integralmente perento al
C-8498/2010
Pagina 18
più tardi ad inizio febbraio 2009, dunque prima che l'UFAS abbia inviato
gli scritti del 27 febbraio 2009 (per non parlare di quelli successivi) volti a
promuovere la procedura di restituzione in via ordinaria attraverso l'ema-
nazione delle relative decisioni. Va poi ricordato che la volontà manifesta-
ta dall'UFAS nel suo scritto del 1° febbraio 2008 era quella di rinunciare a
far procedere ad una richiesta formale di restituzione in via ordinaria ai
militi o ai datori di lavoro di diritto privato, volontà su cui detto Ufficio è ri-
tornato – per quanto emerge dalle carte processuali a disposizione di
questo Tribunale – solo mediante lo scritto del 27 febbraio 2009.
6.3.5 Inoltre, l'autorità inferiore sembra, perlomeno implicitamente, far va-
lere che vi è stato un riconoscimento di debito da parte del Cantone Tici-
no di modo che per la decorrenza del termine di perenzione andrebbe te-
nuto conto anche di questa circostanza. Ora, a prescindere dal fatto che
di principio un termine di perenzione non può essere né sospeso né inter-
rotto (DTF 111 V 135 consid. 3b), l'art. 70 cpv. 3 lett. a LAVS prevede te-
stualmente che solo con l'emanazione della decisione risarcitoria, entro
l'anno dalla conoscenza del danno, è rispettato il termine perentorio di un
anno (cfr. DTF 135 V 74 consid. 4.2.2 e relativi riferimenti, DTF 119 V 431
consid. 3c e DTF 119 V 89 consid. 4c per altri casi in cui il termine decor-
re solo con l'emanazione di una decisione [v., più in generale, sulla que-
stione degli atti interruttivi del decorso di un termine DTF 133 V 579 con-
sid. 4.3.1 e relativi riferimenti]). Giova tuttavia rilevare che, contrariamente
a quanto preteso/suggerito dall'autorità inferiore, non è ravvisabile agli atti
di causa trasmessi a questo Tribunale, alcun documento attestante un ri-
conoscimento di debito da parte della ricorrente, e/o di suoi funzionari
abilitati, dell'importo di fr. 75'087.05 relativo a prestazioni versate a militi o
loro datori di lavoro di diritto privato. Basti rinviare, al riguardo, ai già
menzionati scritti all'UFAS del Consorzio protezione civile regione del
A._______ del 23 luglio 2008 (doc. 8.8) e della SMPP all'UFAS del 12
agosto 2008 (doc. 8.9; in cui è indicato che il versamento di fr. 19'262.90
che sarà effettuato dal Cantone non è in alcun modo da considerare co-
me un avvallo dei presupposti e delle deduzioni riguardo alle IPG in que-
stione). Peraltro, e come rettamente rilevato dalla ricorrente, la firma ap-
posta dal signor C._______, (…), sui fogli di controllo redatti dall'UFPP
non costituisce alcun riconoscimento di debito, ma una presa di cono-
scenza del numero dei giorni di servizio rispettivamente di quelli ecceden-
ti i 7 rispettivamente 14 giorni, svolti dai militi in questione nel 2004 e
2005. Quand'anche si volesse ritenere, per denegata ipotesi, che detto
funzionario abbia voluto ammettere la non conformità alla legge dei giorni
di servizio eccedenti la durata di un corso di ripetizione (di al massimo 7
giorni per i militi e 14 giorni per i quadri e gli specialisti), ciò non costitui-
C-8498/2010
Pagina 19
rebbe ancora, e manifestamente, un riconoscimento di debito da parte
della Repubblica e Cantone Ticino nei confronti della Confederazione per
il danno subito dal Fondo di compensazione dell'ordinamento IPG. Nella
misura in cui l'autorità inferiore avesse voluto, infine, rimproverare alla ri-
corrente di avere sollevato l'eccezione della perenzione del diritto ad esi-
gere un risarcimento danni violando il principio della buona fede – nel
senso che l'eccezione in questione sarebbe stata sollevata nonostante
che essa stessa, durante le trattative per un componimento bonale della
vertenza, avrebbe dato ad intendere che non vi avrebbe fatto ricorso –
detto rimprovero non trova sufficiente riscontro negli atti di causa. In altri
termini, non è dato sapere quale indicazione della ricorrente, e/o dei suoi
funzionari abilitati, avrebbe potuto in buona fede suscitare nell'autorità in-
feriore la convinzione che la Repubblica e Cantone Ticino avrebbe rinun-
ciato a sollevare l'eccezione di perenzione del diritto d'esigere un risarci-
mento danni (ai sensi dell'art. 70 cpv. 3 lett. a LAVS), perenzione che nel
caso concreto, per i motivi precedentemente indicati, è intervenuta al più
tardi ad inizio febbraio 2010. Qualora si volesse ravvisare un indizio in tal
senso nelle indicazioni di cui all'ultimo paragrafo dello scritto della SMPP
del 12 agosto 2008 (doc. 8.9), va rilevato che l'insieme delle argomenta-
zioni di cui al menzionato scritto non poteva ragionevolmente fondare il
convincimento che la ricorrente avrebbe rinunciato a sollevare, se del ca-
so, l'eccezione della perenzione. Anzi, proprio tale scritto avrebbe dovuto
indurre l'autorità inferiore, se avesse dato prova della necessaria diligen-
za, a verificare con attenzione la scadenza dei termini di perenzione e ad
agire di conseguenza, ritenuto che la possibilità, seppure ridotta al mini-
mo dopo lo scritto del 12 agosto 2008 della SMPP all'UFAS, di trovare un
accordo bonale extragiudiziale avrebbe continuato a sussistere anche
dopo l'emanazione di una decisione risarcitoria. Giova altresì ancora rile-
vare che il semplice auspicio formulato dalla SMPP, nel già più volte citato
scritto del 12 agosto 2008, di volere attendere l'esito delle procedure le-
gali intraprese non riguardava altresì la restituzione in via ordinaria nei
confronti dei militi o datori di lavoro di diritto privato oggetto della presente
causa.
7.
Da quanto esposto, discende che il ricorso del 9 dicembre 2010 deve es-
sere accolto e la decisione dell'UFAS dell'8 novembre 2010 annullata, la
pretesa di risarcimento dell'importo di fr. 75'087.05 essendo perenta.
C-8498/2010
Pagina 20
8.
8.1 Visto l'esito della causa, non sono prelevate delle spese processuali
(art. 63 PA). L'anticipo equivalente alle presunte spese processuali di fr.
3'500.--, versato il 17 gennaio 2011, è restituito alla ricorrente.
8.2 Ritenuto che l'insorgente è rappresentata in questa sede da mandata-
ri professionali, si giustifica altresì l'attribuzione di un'indennità a titolo di
spese ripetibili (art. 64 PA in combinazione con l'art. 7 segg. del regola-
mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). La
stessa, in assenza di una nota dettagliata, è fissata d'ufficio (art. 14 cpv. 2
TS-TAF) in fr. 5'000.-- (IVA compresa), tenuto conto del lavoro utile e ne-
cessario – in causa non necessariamente semplice e con incarto relati-
vamente voluminoso – svolto dai patrocinatori della ricorrente. L'indennità
per ripetibili è posta a carico dell'UFAS.
(dispositivo alla pagina seguente)
C-8498/2010
Pagina 21
Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è accolto, nel senso che la decisione dell'8 novembre 2010 è
annullata, la pretesa di risarcimento dell'importo di fr. 75'087.05 essendo
perenta.
2.
Non si prelevano spese processuali. L'anticipo di fr. 3'500.--, corrisposto il
17 gennaio 2011, è restituito alla ricorrente.
3.
L'UFAS rifonderà alla ricorrente fr. 5'000.-- a titolo di spese ripetibili.
4.
Comunicazione a:
– rappresentanti della ricorrente (Atto giudiziario)
– autorità inferiore (n. di rif. ; Atto giudiziario)
– Dipartimento federale dell'interno (Atto giudiziario)
Il presidente del collegio: La cancelliera:
Vito Valenti Marcella Lurà
Rimedi giuridici:
Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di
diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna,
entro un termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e
segg. e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF,
RS 173.110]). Gli atti scritti devono contenere le conclusioni, i motivi e
l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata
e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come
mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF).
Data di spedizione: