Karaahmed c. Bulgaria - 30587/13 - Sentenza 24.2.2015 [Sezione IV]
In fatto – Un venerdì di maggio 2011, intorno a mezzogiorno, il ricorrente si recava in una moschea di Sofia per le ordinarie preghiere del venerdì. Lo stesso giorno circa 150 dirigenti e membri di un partito politico di destra protestavano contro il rumore proveniente dagli altoparlanti della moschea durante la chiamata alla preghiera. Il partito aveva informato le autorità il giorno prima della sua riunione prevista e un certo numero di agenti di polizia specializzati erano stati inviati sul posto. L’evento era ripreso e trasmesso sulla televisione bulgara. Le registrazioni mostravano i manifestanti, soprattutto vestiti di nero, mentre urlavano insulti ai fedeli raccolti e lanciavano uova e pietre. Un tafferuglio seguiva tra i diversi manifestanti e fedeli quando i primi tentavano di posizionare i propri altoparlanti sul tetto della moschea al fine di coprire il suono delle preghiere ed i secondi cercavano di rimuoverli. Diversi agenti di polizia tentavano di separare le parti in conflitto eseguendo tre arresti. Altri agenti tentavano di isolare i rimanenti manifestanti dalla zona in cui i fedeli stavano pregando. L’incidente finiva intorno alle 2 del pomeriggio quando i manifestanti abbandonavano il luogo. Due distinte indagini ne seguirono. La prima, condotta dalla polizia, non sembra aver dato luogo ad una condanna. La seconda, avviata dal procuratore della Repubblica, era ancora in corso al momento dell’adozione della sentenza della Corte europea. Nessuna accusa era stata formulata.
In diritto – Articolo 9: Il caso ha sollevato una questione che riguarda due gruppi concorrenti di diritti: il diritto dei membri del partito politico alla libertà di espressione e di riunione pacifica e il diritto dei fedeli musulmani alla libertà di religione. Tali diritti in linea di principio meritano eguale rispetto e ognuno doveva essere equilibrato con l’altro riconoscendo la loro importanza in una società basata sul pluralismo, la tolleranza e l’apertura mentale. Gli stati devono garantire che entrambe le serie di diritti siano tutelati attraverso la creazione di un quadro giuridico adeguato e l’adozione di misure praticamente efficaci per garantire il loro rispetto. Una volta che le autorità erano state informate della manifestazione in programma, avrebbero potuto adottare una serie di misure per garantire che le tensioni tra i manifestanti e i fedeli non si trasformassero in violenza, mentre allo stesso tempo avrebbero consentito il libero esercizio dei diritti fondamentali di entrambi i gruppi. Tuttavia, risulta chiaro, dalle registrazioni video disponibili, che la polizia non è riuscita a garantire il rispetto di tali diritti o anche a dare una seria considerazione di come tale rispetto può essere raggiunto. Diverse centinaia di manifestanti e fedeli erano stati separati da non più di una dozzina di poliziotti che formavano un cordone improvvisato e visibilmente insufficiente. La situazione è stata disinnescata solo dall’abbandono, di propria iniziativa, da parte dei manifestanti della zona della moschea dopo aver dato fuoco ad alcune delle stuoie di preghiera dei fedeli. L’esito della risposta della polizia di quel giorno fu che un gran numero di manifestanti sono stati in grado di stare di fronte alla moschea, ad urlare insulti e lanciare oggetti contro i fedeli che pregavano e infine ottenere l’accesso alla moschea ed interrompere le preghiere. Hanno goduto di un diritto pressoché illimitato di protestare mentre il ricorrente e gli altri fedeli avevano dovuto interrompere necessariamente le proprie preghiere. Le azioni di polizia sono state circoscritte a limitare semplicemente la violenza e non è stata data nessuna considerazione adeguata su come bilanciare il rispetto per l’effettivo esercizio di entrambi i diritti dei manifestanti e dei fedeli. Nonostante il Presidente e il Parlamento successivamente abbiano condannato pubblicamente le azioni dei manifestanti e abbiano tentare di trovare l’azione adeguata da parte delle autorità statali competenti, non vi è stata alcuna risposta adeguata agli eventi impugnati. L’indagine della polizia ha portato ad accuse di vandalismo contro sette persone, ma si è limitato ad atti di violenza fisica che si sono verificati sul tetto della moschea. L’indagine della Procura riguardo l’interferenza con la libertà religiosa non ha portato ad alcun risultato concreto. Nessun progresso era stato fatto per individuare o accusare i responsabili dei gesti più provocatori e quasi nessuno dei protagonisti è stato interrogato. Alla luce di quanto precede, lo Stato era venuto meno agli obblighi che gli incombono ai sensi dell’articolo 9.
Conclusione: violazione (all’unanimità).
Articolo 41: EUR 3.000,00 a titolo di danno non patrimoniale.
(Si veda anche Begheluri c. Georgia, 28490/02, 7 ottobre 2014; Membri della Gldani Congregazione dei Testimoni di Geova e altri c. Georgia, 71156/01, 3 maggio 2007, Nota d’informazione 97)
Full & Egal Universal Law Academy