B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte IV
D-1116/2020
Sen t en z a d e l 3 ma r z o 2 0 2 0
Composizione
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,
con l'approvazione della giudice Jenny de Coulon Scuntaro;
cancelliere Jesse Joseph Erard.
Parti
A._______, nata il (…),
Angola,
ricorrente,
contro
Segreteria di Stato della migrazione (SEM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.
Oggetto
Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-
namento;
decisione della SEM del 18 febbraio 2020.
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Visto:
la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 16 dicem-
bre 2019,
la domanda di presa in carico del richiedente del 19 dicembre 2019, da
parte della Svizzera alle autorità portoghesi preposte, in applicazione
dell’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. atto 1058624-8/8),
il rilevamento dei dati personali del 20 dicembre 2019 nel corso del quale
l’interessata ha segnatamente asserito di essere cittadina angolana
(cfr. 1058624-14/9),
il verbale del colloquio personale dell’interessata del 27 dicembre 2019 ai
sensi dell’art. 5 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-
mento Dublino III), durante il quale ella ha riferito – in merito alla prospet-
tata competenza del Portogallo nell’evasione della domanda di asilo – di
voler rimanere in Svizzera in ragione del suo precario stato di salute
(cfr. atto 1058624-16/2),
gli atti medici F2 del 2 gennaio 2020, del 9 gennaio 2020, del 15 gennaio
2020 e dell’11 febbraio 2020 inerenti l’interessata (cfr. atti 1058624-20/7,
1058624-21/2, 1058624-22/2 e 1058624-26/3),
la decisione della SEM del 18 febbraio 2020 (notificata il 19 febbraio 2020),
mediante la quale detta Segreteria non è entrata nel merito della domanda
d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronun-
ciato il trasferimento dell'interessata verso il Portogallo,
il ricorso del 25 febbraio 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d’entrata: 26 febbraio 2020) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM
con il quale la ricorrente ha concluso in limine alla concessione dell’effetto
sospensivo; nel merito all’annullamento della decisione impugnata ed alla
retrocessione degli atti alla SEM per l’emanazione di una nuova decisione;
contestualmente alla concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso
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della dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo, con protesta di spese e ripetibili,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,
e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-
chiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
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che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22
e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-
bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III),
che gli obblighi di cui all'art. 18 par. 1 lett. c–d vengono meno se l'interes-
sato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi,
sempre che l'interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di
validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 19 par. 2 Rego-
lamento Dublino III),
che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
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membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che in casu, un confronto con il sistema centrale d’informazione sui visti
(CS-VIS) ha permesso di constatare il rilascio, da parte del Portogallo, di
un visto Schengen emesso in favore dell’interessato per il periodo 14 no-
vembre 2019 – 28 dicembre 2019 (cfr. atto 1058624-7/2),
che sulla base di tali presupposti, il 19 dicembre 2019, la SEM ha presen-
tato alle autorità portoghesi competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1
Regolamento Dublino III, una richiesta di presa in carico del ricorrente fon-
data sull’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. atto 1058624-8/8),
che queste hanno espressamente accettato detta domanda di presa in ca-
rico (cfr. atto 1058624-24/2),
che l’insorgente non ha contestato di aver beneficiato del visto in parola e
ha oltretutto riconosciuto la competenza di questo Stato per la trattazione
della sua domanda (cfr. memoriale ricorsuale pag. 3, punto 3),
che di conseguenza la competenza del Portogallo è in principio data,
che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemi-
che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti,
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2° frase Regolamento Dublino III),
che, peraltro, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-
giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
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recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]; cfr. fra le tante: sentenza del Tribu-
nale D-4572/2019 del 12 settembre 2019),
che ne discende che l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2° frase Regolamento
Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che, proseguendo l’analisi, in virtù dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (OAsi 1, RS
142.311), se «motivi umanitari» lo giustificano la SEM può entrare nel me-
rito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro
Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda; che detta di-
sposizione concretizza in diritto interno svizzero la cosiddetta «clausola di
sovranità» prevista dall’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, e secondo
la quale in deroga ai criteri di competenza ciascuno Stato membro può
decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-
tata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame
non gli compete,
che al contrario, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di desti-
nazione contravvenga all'art. 4 CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv.
tortura, l'autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la succitata clau-
sola e ad entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 8.2.1),
che in casu l’insorgente non ha reso verosimile che lo Stato di destinazione
non sia intenzionato a prenderla in carico ed a portare a termine la proce-
dura relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva
procedura, né ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare
che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di re-
spingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei suoi obblighi in-
ternazionali, rinviandola in un paese dove la sua vita, integrità corporale o
libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere
respinta in un tale Paese,
che oltracciò dagli atti all’inserto non emergono elementi tali da indurre a
concludere che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe la ri-
corrente al rischio di essere privata del sostentamento minimo e di subire
delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,
che, del resto, la medesima nemmeno censura tale aspetto in sede ricor-
suale,
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che con la propria impugnativa l’interessata invoca però l’applicazione
della clausola di sovranità da parte della Svizzera in ragione delle sue con-
dizioni cliniche, essendo ella afflitta da diabete mellito di tipo 2, da una sin-
drome vertiginosa dovuta a otalgia oltreché da depressione; che inoltre,
anche i problemi genitali lamentati nel corso della procedura di prima
istanza, pur non richiedendo cure urgenti, andrebbero debitamente moni-
torati (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 3),
che a suo dire, tali patologie rischierebbero di non essere adeguatamente
curate in Portogallo giacché gli individui di origine africana non vi verreb-
bero convenientemente accolti (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 3);
che in sostanza, dunque, la medesima vorrebbe fare intendere implicita-
mente che il trasferimento verso lo Stato di destinazione la esporrebbe ad
un rischio per la sua salute implicante una violazione dell'art. 3 CEDU,
che nondimeno l’allegato stato di salute non costituisce un ostacolo al tra-
sferimento in Portogallo,
che invero, il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi
medici costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in casi ec-
cezionali,
che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia dell’interes-
sato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar pre-
supporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia come una
prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito
del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e relativi riferi-
menti),
che la CorteEDU ha a tal proposito precisato che una violazione dell’art. 3
CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi di ritenere
che la persona – in assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di
destinazione – sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido e ed
irreversibile peggioramento delle condizioni di salute comportante delle in-
tense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita
(cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-
bre 2016, 41738/10, §180-193),
che all’occorrenza il caso della ricorrente non rientra nelle succitate casi-
stiche,
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che del resto è notorio che lo Stato di destinazione dispone di infrastrutture
mediche sufficienti,
che in altre parole, la ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di com-
provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbe
tale da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3
Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Portogallo,
che ad ogni modo, appartiene all’interessata sollevare l’eventuale viola-
zione dei diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi
alle autorità dello Stato in questione,
che per il resto si rammenti come la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 seg.); che la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere
d’esame del Tribunale; che pertanto il Tribunale può e deve unicamente
controllare che l’autorità inferiore abbia esercitato il suo potere d’apprezza-
mento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere d’apprezzamento e se
l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti; che in questi casi il Tribu-
nale non può sostituire il suo apprezzamento a quello della SEM,
che nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che l’au-
torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria tale potere di apprez-
zamento,
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che giova parimenti rammentare che tramite l'esame della domanda da
parte di un unico Stato membro («one chance only») il Regolamento Du-
blino III intende far fronte al fenomeno delle domande di asilo multiple
(«asylum shopping») di cui parte delle considerazioni esposte in sede ri-
corsuale paiono poter essere espressione,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo della ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso il Portogallo conforme-
mente all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizza-
zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS
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142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso il Portogallo, confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali
tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmissione
degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno respinte,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è pure divenuta senza oggetto,
che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-
tonale.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard
Data di spedizione: