Corte IV
D-1267/2008
{T 0/2}
S e n t e n z a d e l 5 m a g g i o 2 0 0 8
Giudice Vito Valenti, giudice unico,
con l'approvazione del giudice Beat Weber,
cancelliera Marcella Lurà.
A._______, Georgia,
ricorrente,
contro
Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6,
3003 Berna,
autorità inferiore.
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento;
decisione dell'UFM del 26 febbraio 2008 / N .
B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t
T r i b u n a l a d m i n i s t r a t i f f é d é r a l
T r i b u n a l e a m m i n i s t r a t i v o f e d e r a l e
T r i b u n a l a d m i n i s t r a t i v f e d e r a l
Composizione
Parti
Oggetto
D-1267/2008
Fatti:
A.
Il 27 marzo 2007, l'interessato ha presentato una prima domanda
d'asilo in Svizzera, fornendo le seguenti generalità: B._______, nato il
[...], Georgia. Il 29 maggio 2007, l'UFM non è entrato nel merito della
citata domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a della legge sull'asilo
del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31). Il 19 giugno 2007, il Tribunale
amministrativo federale (TAF) ha respinto il ricorso inoltrato
dall'interessato il 1° giugno 2007 (v. sentenza del Tribunale
amministrativo federale D-3754/2007 del 19 giugno 2007).
B.
L'8 gennaio 2008, l'interessato ha presentato una seconda domanda
d'asilo in Svizzera con le seguenti generalità: A._______, nato il [...],
Georgia. Ha esibito l'originale della sua carta d'identità. Ha dichiarato,
nella sostanza e per quanto qui di rilievo (cfr. verbali d'audizione del 29
gennaio e del 18 febbraio 2008), d'essere rientrato in patria dopo la
conclusione infruttuosa della sua prima procedura d'asilo in Svizzera e
d'essere nuovamente espatriato il [...] per il timore di subire delle
persecuzioni da parte di sconosciuti. Quest'ultimi lo avrebbero
picchiato alfine di recuperare un DVD – che avrebbe contenuto una
conversazione tra "due persone che parlavano di elezioni" (acquisto di
voti) – che gli sarebbe stato affidato da un suo amico, [...]. Sarebbe
però riuscito a sfuggire ai menzionati sconosciuti. Si sarebbe dapprima
rifugiato presso un amico per poi lasciare il Paese. Nell'ambito della
prima procedura d'asilo, avrebbe dichiarato il falso sulla sua identità e
sui suoi motivi di fuga.
C.
Il 26 febbraio 2008, l'UFM non è entrato nel merito della citata
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi. L'autorità inferiore ha
pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e
l'esecuzione dell'allontanamento verso la Georgia siccome
ammissibile, esigibile e possibile.
D.
Il 27 febbraio 2008, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al TAF
contro la citata decisione dell'UFM. Ha chiesto l'annullamento della
decisione impugnata e la trasmissione degli atti di causa all'autorità
inferiore per una nuova decisione, ma nel merito della sua domanda.
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Ha pure presentato una domanda d'esenzione dal versamento di un
anticipo a copertura delle presumibili spese processuali.
Diritto:
1.
1.1 Il TAF pronuncia definitivamente sui ricorsi contro le decisioni
dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d della legge sul
Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS
173.32], art. 105 LAsi e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale
del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).
1.2 Le procedure sono rette dalla legge federale sulla procedura
amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla LTAF e
dalla LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni
d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 della legge federale
sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS
172.021) nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi.
3.
3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37
LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della
decisione impugnata. Se le parti utilizzano un'altra lingua, il
procedimento può svolgersi in tale lingua.
3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente
sentenza è redatta in italiano.
4.
Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato, da un lato, che la
precedente procedura d'asilo è definitivamente conclusa. Ha
osservato, dall'altro lato, che il ricorrente non ha dimostrato che nel
frattempo sono intervenuti fatti propri a motivare la qualità di rifugiato o
determinanti per la concessione della protezione provvisoria. Le sue
dichiarazioni decisive al riguardo sono state giudicate inverosimili,
siccome divergenti e vaghe, in particolare sul momento della visione
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del DVD, sul contenuto dello stesso e sull'aggressione che avrebbe
subito da sconosciuti il [...] del 2007.
5.
Nel ricorso, l'insorgente si duole di un'insufficiente motivazione della
decisione impugnata che non gli consentirebbe di redigere un ricorso
con cognizione di causa. In sostanza, i considerandi sono confusi e
non consentono di comprendere le ragioni poste a fondamento del
provvedimento impugnato. Quest'ultimo deve essere annullato e gli atti
restituiti all'autorità inferiore affinché rediga una decisione
comprensibile dal profilo della sintassi e della grammatica italiana.
Contesta comunque che nel caso in esame non siano ravvisabili fatti
propri a motivare la qualità di rifugiato e dunque suscettibili di
giustificare un'entrata nel merito della sua domanda d'asilo. Sostiene
altresì d'avere fornito elementi nuovi rispetto alla precedente
procedura d'asilo. Pertanto, non sarebbero adempite le condizioni per
l'applicazione dell'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi.
6.
6.1 Questo Tribunale osserva che l'obbligo della motivazione (art. 35
PA) è formalità essenziale e se, da un lato, rappresenta un limite
intrinseco alla libertà di convincimento, costringendo l'autorità
giudicante a rendere ragione della razionalità del percorso seguito per
giungere alla decisione, dall'altro si configura quale premessa logica
imprescindibile per l'esercizio del successivo controllo sulle linee di
formazione di quel convincimento. Per conseguenza, attraverso
doverosi passaggi argomentativi imperniati sull'indicazione delle
risultanze probatorie legittimamente acquisite nonché sull'indicazione
dei criteri di valutazione impiegati, l'autorità giudicante dovrà in
concreto ricostruire, anzitutto per la propria consapevolezza, il
percorso logico-conoscitivo che l'ha condotta ad apprezzare in un
certo modo le prove disponibili e a trarne determinate conclusioni.
Pertanto, essa ha l'obbligo d'esplicitare, nel modo più rigoroso e
completo nonché necessario, la motivazione posta a fondamento della
decisione adottata, ancorando così il principio del libero convincimento
all'esigenza d'indicazione specifica dei risultati acquisiti e dei criteri
adottati, allo scopo d'evitare che detto principio venga attuato per un
uso arbitrario. Invero, nella motivazione della decisione, l'autorità non è
tenuta a compiere un'analisi approfondita di tutte le deduzioni delle
parti e a prendere in esame dettagliatamente tutte le risultanze
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processuali, essendo sufficiente che, anche attraverso una valutazione
globale di quelle deduzioni e risultanze, spieghi, in modo logico ed
adeguato, le ragioni che hanno determinato il suo convincimento,
dimostrando d'avere tenuto presente ogni fatto decisivo (DTF 129 I
232 consid. 3.2; sentenza del Tribunale amministrativo federale
D-3322/2006 del 3 aprile 2008 consid. 6.1).
6.2 Nel caso concreto, bisogna convenire con l'insorgente che vi è
una frase della decisione impugnata che è incomprensibile: "Dichiara
di avere visto che si trattava di una conversazione tra due persone che
parlavano di acquisto di voti ma di non be spento subito la televisione
e nascosto il DVD". A prescindere da quest'unica frase, non certo
decisiva per l'esito della causa, la motivazione della decisione
impugnata riporta in modo chiaro le ragioni per cui l'autorità inferiore
ha considerato siccome inconsistenti le dichiarazioni determinanti rese
dal ricorrente in corso di procedura. Non risulta altresì che l'UFM abbia
omesso d'esaminare circostanze decisive né che l'insorgente fosse
nell'impossibilità di ricorrere con criteri adeguati. La censura di carente
motivazione, manifestamente infondata, va pertanto respinta.
7.
7.1 Giusta l’art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi, non si entra nel merito di una
domanda d’asilo se il richiedente è già stato oggetto in Svizzera di una
procedura d’asilo terminata con decisione negativa o durante la
pendente procedura d'asilo è rientrato nel Paese d'origine o di
provenienza, a meno che non vi siano indizi che nel frattempo siano
intervenuti fatti propri a motivare la qualità di rifugiato o determinanti
per la concessione della protezione provvisoria.
7.2 Preliminarmente, il TAF rileva che la precedente procedura d'asilo
promossa dall'insorgente in Svizzera si è definitivamente conclusa con
una decisione negativa cresciuta in giudicato.
7.3 Questo Tribunale osserva altresì che le allegazioni del ricorrente in
merito agli accadimenti verificatisi dopo la conclusione della prima
procedura d'asilo, e che l'avrebbero indotto ad espatriare nuovamente,
non sono proprie a giustificare un'entrata nel merito della sua seconda
domanda d'asilo, come rettamente rilevato nell'impugnata decisione. In
particolare, le dichiarazioni decisive presentate dall'insorgente
s'esauriscono in mere affermazioni di parte non corroborate da alcun
elemento della benché minima consistenza, in sostanza per le ragioni
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indicate nel provvedimento litigioso cui può essere, nella misura in cui
riassunte nel presente giudizio e ad eccezione di una frase, rimandato
(art. 109 cpv. 3 LTF in relazione all'art. 6 LAsi, all'art. 37 LTAF ed all'art.
4 PA). Peraltro, il ricorrente non ha saputo indicare un movente degli
evocati aggressori in relazione con uno dei motivi menzionati all'art. 3
LAsi. Per sovrabbondanza, giova rilevare che non v'è inoltre alcun
motivo di ritenere che le autorità statali, se opportunamente
sollecitate, non accorderebbero all'insorgente un'appropriata
protezione contro l'eventuale futuro agire illegittimo di terzi nei
confronti del ricorrente.
7.4 Da quanto esposto, discende che in materia di non entrata nel
merito il ricorso, destituito d’ogni e benché minimo fondamento, non
merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
8.
Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2 LAsi, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32
dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11
agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).
9.
9.1 Per gli stessi motivi indicati al considerando 7 del presente
giudizio, non emergono dalle carte processuali neppure elementi da
cui desumere che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in
Georgia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33
della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv.,
RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento) nonché l'art. 83
cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr,
RS 142.20).
9.2 La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce, altresì, nella
massima del non-refoulement. Anche altri impegni di diritto
internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione
dell'allontanamento, in particolare l'art. 3 della Convenzione per la
salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4
novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro
la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del
10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). L'applicazione di tali
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disposizioni presuppone, peraltro, l'esistenza di serie e concrete
ragioni per ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese
verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli;
spetta al richiedente di dimostrare, nel senso della probabilità
preponderante, l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni. Nel caso
concreto, e pure per i motivi indicati al considerando 7 del presente
giudizio, alcun elemento di cui agli atti di causa consente di ritenere
che il ricorrente sia esposto, in caso di rimpatrio, al rischio reale ed
immediato di un trattamento contrario all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv.
tortura. In altri termini, egli non ha saputo fornire un insieme d'indizi
sufficientemente gravi, precisi e concordanti, riguardo ad un pericolo
d'esposizione personale in Georgia ad atti o fatti che si ritengono
contrari a tali disposizioni. Peraltro, giova precisare che ai sensi della
giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la situazione
generale che regna in un Paese non comporta, ad essa sola,
l'inammissibilità del rimpatrio secondo le disposizioni della CEDU (v.
sentenza del Tribunale amministrativo federale D-6913/2007 dell'8
novembre 2007 consid. 11. 1 e relativo riferimento).
9.3 Pertanto, e come rettamente rilevato nella decisione impugnata,
l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente è ammissibile.
10.
Occorre quindi esaminare se per l'insorgente vi siano pericoli concreti
in caso di rimpatrio, tali da rendere inesigibile l'esecuzione del suo
allontanamento (art. 83 cpv. 4 LStr).
10.1 Il TAF osserva che, come noto, in Georgia non vige attualmente
una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che
coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità del territorio
nazionale.
10.2 Quanto alla situazione personale del ricorrente, questo Tribunale
constata che lo stesso è giovane, celibe ed ha una discreta
formazione. Egli non ha altresì preteso nel gravame di soffrire di gravi
problemi di salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria
(v. sulla problematica Giurisprudenza ed informazioni della Commis-
sione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 24), senza
che ad un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di
una permanenza dell'insorgente in Svizzera per motivi medici. In
siffatte circostanze, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto siccome
adempiti i presupposti per formulare una prognosi favorevole con
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riferimento alle effettive possibilità per l'insorgente di un adeguato
reinserimento sociale in Georgia.
11.
Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Il ricorrente,
usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento
indispensabile al rimpatrio. L'esecuzione dell'allontanamento è dunque
pure possibile.
12.
Il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).
13.
Il TAF avendo statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esenzione
dal versamento dell'anticipo a copertura delle presumibili spese
processuali è divenuta senza oggetto.
14.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono la
soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale dell'11
dicembre 2006 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
(dispositivo alla pagina seguente)
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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale
pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda d'esenzione dal versamento dell'anticipo a copertura
delle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto.
3.
Le spese processuali, di fr. 600.--, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale entro un
termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza.
4.
Comunicazione a:
- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- autorità inferiore (in copia; n. di rif. N ; allegato: incarto UFM)
- C._______ (in copia)
Il giudice unico: La cancelliera:
Vito Valenti Marcella Lurà
Data di spedizione:
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