B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte IV
D-2202/2013
S e n t e n z a d e l 2 4 a p r i l e 2 0 1 3
Composizione
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,
con l'approvazione del giudice Thomas Wespi;
cancelliere Gilles Fasola.
Parti
A._______, nato il (...), e la moglie
B._______, nata il (...),
Nigeria,
ricorrenti,
contro
Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.
Oggetto
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino);
decisione dell'UFM del 25 marzo 2013 / N (...).
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Visto
le domande d'asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera il
18 febbraio 2013;
i verbali delle audizioni sulle generalità del 25 febbraio 2013 (di seguito:
verbale 1 relativo al marito e verbale 2 relativo alla moglie) in occasione
delle quali ai richiedenti è stato anche concesso il diritto di essere sentiti
in merito a un'eventuale evasione della domanda d'asilo tramite una deci-
sione di non entrata nel merito ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della legge
sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) con il relativo trasferimen-
to verso l'Italia;
la decisione dell'UFM del 25 marzo 2013 (notificata ai richiedenti in data
12 aprile 2013; cfr. copia dell'avviso di notifica e di ricevuta allegata al ri-
corso) di non entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi
dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi con contestuale pronuncia dell'allontanamen-
to degli interessati verso l'Italia, ordinando l'esecuzione al più tardi il gior-
no seguente la scadenza del termine di ricorso e indicando che un even-
tuale ricorso non avrebbe avuto effetto sospensivo in applicazione
dell'art. 107a LAsi;
la medesima decisione nella quale l'UFM ha considerato l'esecuzione del
rinvio degli interessati verso l'Italia come lecita, ragionevolmente esigibile
e possibile, posto che, da un lato, l'Italia rispetterebbe il principio del di-
vieto di respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e, dall'altro lato, non
sussisterebbero indizi fondati di violazione in detto Stato dell'art. 3 della
Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fon-
damentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); che, inoltre, l'Italia
applicherebbe la direttiva 2003/9/CE del 27 gennaio 2003 recante norme
minime relative all'accoglienza dei richiedenti l'asilo negli Stati membri
(GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di seguito: direttiva accoglienza);
il ricorso del 19 aprile 2013 (cfr. timbro del plico raccomandato; data di
entrata: 22 aprile 2013) con il quale i ricorrenti hanno concluso
all'annullamento della decisione impugnata nonché alla trasmissione degli
atti di causa all'autorità inferiore per una nuova valutazione; che hanno
altresì concluso alla concessione dell'effetto sospensivo presentando nel
contempo una domanda di esenzione dal pagamento delle spese di
procedura e del relativo anticipo, con protesta spese e ripetibili;
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l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) il 23 aprile 2013;
ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno ri-
presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza;
e considerato
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-
sione in materia d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 della legge
sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF,
RS 173.32]), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5,
48 cpv. 1 lett. a-c e 52 della legge federale sulla procedura amministrativa
del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021);
che nella fattispecie tali condizioni sono soddisfatte ed occorre pertanto
entrare nel merito del ricorso;
che in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in cui
l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda d'asilo (art. 32 –
35a LAsi) l'autorità di ricorso si limita, secondo la prassi, a esaminare se
l'autorità inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito della do-
manda d'asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3);
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltan-
to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);
che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti;
che, giusta l'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale;
che, in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazio-
ne Svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che
permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una do-
manda di asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD,
RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza per il trattamento di una
domanda di asilo giusta il Regolamento (CE) n. 343/2003 del 18 febbraio
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2003 (GU L 50 del 25 febbraio 2003, di seguito: Regolamento Dublino II)
al capo III (cfr. dall'art. 5 all'art. 14), che stabilisce i criteri e i meccanismi
che permettono di determinare lo Stato competente per l'esame
di una domanda di asilo introdotta in uno degli Stati membri da un cittadi-
no di un Paese terzo (cfr. gli artt. 1 e 29a cpv. 1 dell'Ordinanza 1
dell'11 agosto 1999 sull'asilo relativa a questioni procedurali [OAsi 1, RS
142.311]; MATHIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der euro-
päischen Regelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von
Asylanträgen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der
Schweiz, Zurigo, Basilea e Ginevra 2008, pp. 193 e ss.);
che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda di
asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato co-
me Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III (cfr. art. 5 in
relazione con gli artt. 6 e 13 Regolamento Dublino II);
che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza, ciascuno Stato membro
può esaminare una domanda di asilo presentata da un cittadino di un
Paese terzo, anche se tale domanda non gli compete in base ai criteri
stabiliti (cfr. art. 3 cpv. 2 e art. 15 Regolamento Dublino II, nonché
art. 29a cpv. 3 OAsi 1);
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno rivela-
to, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo "EURO-
DAC", che i ricorrenti hanno depositato una domanda d'asilo a
C._______ (Italia) il (...) 2011 (cfr. act. A 5/1 e A6/1);
che tale circostanza è stata confermata dagli stessi ricorrenti (cfr. verbali
1 e 2, pag. 5);
che il (...) 2013 l'UFM ha presentato alle autorità italiane competenti una
richiesta, fondata sull'art. 16 cpv. 1 lett. e Regolamento Dublino II, volta a
riprendere in carico i richiedenti (cfr. act. A 17/2 e A18/2);
che l'Italia ha tacitamente riconosciuto la sua competenza non avendo ri-
sposto entro il termine di due settimane previsto all'art. 20 cpv. 1 lett. b
Regolamento Dublino II (art. 20 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino II)
(cfr. act. A19/1);
che di conseguenza la competenza dell'Italia è data;
che l'Italia è segnataria della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto
dei rifugiati (Conv., RS 0.142.30), così come della Convenzione
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del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle
libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) e della Convenzione del
10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli,
inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105); che, vista la presunzione
del rispetto del diritto internazionale pubblico da parte dello Stato di desti-
nazione, spetta al ricorrente provare che la sua situazione potrebbe con-
travvenire alle esigenze dell'art. 3 CEDU (cfr. sentenza della Corte euro-
pea dei diritti dell'uomo [Corte EDU] M.S.S. c. Belgio e Grecia [richiesta n.
30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 84-85 e 250 e sentenza della Corte
di giustizia dell'Unione europea, cause congiunte C-411/10 e C-493/10
del 21 dicembre 2011);
che i ricorrenti non hanno saputo fornire indizi seri suscettibili di compro-
vare che le proprie condizioni di vita o la loro situazione personale sareb-
be tale da contravvenire alla CEDU in caso di esecuzione del trasferimen-
to; che, quindi, i ricorrenti non hanno inficiato tale presunzione;
che, in particolare, essi non hanno stabilito che lo Stato di destinazione
violerebbe le norme della direttiva 2003/9/CE del Consiglio del
27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei ri-
chiedenti l'asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di
seguito: direttiva accoglienza);
che neppure le argomentazioni ricorsuali secondo cui in Italia non sareb-
bero garantite, per i richiedenti l'asilo, le condizioni d'esistenza degna per
un essere umano sono pertinenti;
che, infatti, in Italia, oltre a strutture statali che garantiscono un alloggio ai
richiedenti l'asilo, vi sono altresì organizzazioni caritative che si occupano
dei richiedenti l'asilo e dei rifugiati (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.6.3);
che, inoltre, il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi
medici non è suscettibile di costituire una violazione dell'art. 3 CEDU, a
meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e
terminale, al punto che la sua morte appaia come una prospettiva pros-
sima (cfr. sentenza della Corte EDU N. c. Regno Unito [richiesta
n. 26565/05] del 27 maggio 2008);
che agli atti non è presente la benché minima prova in merito ai problemi
fisici di cui soffrirebbe la ricorrente; che, oltretutto, è notorio che lo Stato
di destinazione dispone di infrastrutture mediche sufficienti a curare
eventuali problemi medici; che, comunque, vi è d'attendersi che l'UFM
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avrà premura di tenere conto delle condizioni fisiche dell'interessata al
momento di procedere con l'esecuzione dell'allontanamento;
che, pertanto, gli insorgenti possono essere debitamente trasferiti in Italia,
non essendovi ragione di temere per le condizioni di salute dei medesimi;
che non esistono nella fattispecie né ostacoli tali da rendere inammissibi-
le l'esecuzione del trasferimento dell'insorgente, né delle ragioni umanita-
rie ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1;
che, di conseguenza, è a giusto titolo che l'UFM non è entrato nel
merito della domanda di asilo del ricorrente, in applicazione
dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi e ne ha pronunciato il trasferimento in Italia
(cfr. art. 44 cpv. 1 LAsi e art. 32 lett. a OAsi 1);
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
dell'UFM confermata;
che le conclusioni ricorsuali volte all'annullamento della decisione impu-
gnata e al rinvio degli atti all'autorità inferiore vanno respinte;
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di
concessione dell'effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un
anticipo equivalente alle presumibili spese processuali sono divenute pri-
ve di oggetto;
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di
esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della
dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta
(art. 65 cpv. 1 PA);
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.–,
che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 nonché art. 2 cpv. 2 e art. 3 lett. a del Regolamento
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico dei ricorrenti.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, all'UFM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Gilles Fasola
Data di spedizione: