Corte IV
D-46/2010/cac
{T 0/2}
S e n t e n z a d e l 2 2 a p r i l e 2 0 1 0
Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico,
con l'approvazione del giudice Martin Zoller;
cancelliera Antonella Guarna.
A._______, nata il (...),
B._______, nato il (...),
Etiopia,
ricorrenti,
contro
Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.
Revoca dell'asilo;
decisione dell'UFM del 2 dicembre 2009 / N (...).
B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t
T r i b u n a l a d m i n i s t r a t i f f é d é r a l
T r i b u n a l e a m m i n i s t r a t i v o f e d e r a l e
T r i b u n a l a d m i n i s t r a t i v f e d e r a l
Composizione
Parti
Oggetto
D-46/2010
Fatti:
A.
Il 16 agosto 2003, unitamente al suo allora marito (C._______),
l'interessata, originaria di D._______ (Etiopia), d'etnia amhara, ha
presentato una domanda d'asilo in Svizzera. Ella ha dichiarato in
sostanza e per quanto è qui di rilievo (cfr. verbali d'audizione della
ricorrente del 20 agosto 2003 e del 28 ottobre 2003) di essere
espatriata a causa dei problemi d'origine etnica di suo marito il quale –
cittadino eritreo, nato ad D._______, d'etnia tigrina – sarebbe stato
arrestato due volte perché sospettato di essere una spia dell'Eritrea.
Il (...), è nato il figlio B._______ dell'interessata e di suo marito.
B.
Con decisione del 19 ottobre 2006, l'allora Ufficio federale dei rifiugiati
(UFR, attualmente e di seguito: UFM) ha riconosciuto al marito
dell'interessata la qualità di rifugiato ai sensi dell'art. 3 della legge del
26 giugno 1998 sull’asilo (LAsi, RS 142.31) ed ha riconosciuto,
parimenti, come rifugiati l'interessata e suo figlio, conformemente
all'art. 51 cpv. 1 LAsi. Di conseguenza, detto Ufficio ha concesso agli
interessati l'asilo in Svizzera.
C.
Con scritto del 10 novembre 2006 all'attenzione dell'UFM,
rispettivamente con scritto del 14 novembre 2006 indirizzato
all'E._______, il marito dell'interessata ha comunicato di essere stato
costretto a lasciare la casa coniugale a far tempo dal luglio 2006, ed
ha manifestato la sua intenzione di separarsi dalla moglie, sebbene
essi non siano sposati legamente e abbiano avuto un figlio durante il
loro concubinato.
D.
Il 12 dicembre 2006, l'allora F._______ (attulmente G._______) ha
informato l'UFM dell'ottenimento da parte dell'interessata, di suo figlio,
nonché di suo marito dei rispettivi permessi (...).
E.
Il (...), è stato rilasciato dalle competenti autorità nei confronti della
ricorrente e di suo figlio il permesso (...).
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F.
Con scritto del 24 giugno 2009 l'interessata è stata denunciata all'UFM
e all'E._______ per essere rientrata in Etiopia nel 2008. A tale
denuncia, sono stati allegati dei documenti d'identità, riportanti
generalità false, con cui l'interessata avrebbe viaggiato e di cui
sarebbe stata in possesso già da tempo, nonché il biglietto aereo
elettronico e infine il titolo di viaggio che avrebbe ottenuto in Svizzera.
A seguito della suddetta denuncia, la quale è stata trasmessa dalla
G._______ alla Polizia cantonale, l'interessata è stata interrogata e
invitata ad esprimersi sui fatti denunciati. Il verbale d'interrogatorio e il
relativo rapporto d'esecuzione della Polizia cantonale del (...) sono
stati trasmessi alla G._______.
G.
Con scritto del 3 settembre 2009 – per il tramite del suo
patrocinatore – l'interessata ha comunicato all'UFM la denuncia di
smarrimento documenti, effettuata il (...), relativa ai documenti di
viaggio di cui essa non sarebbe più in possesso, avendoli consegnati
al marito con cui non convivrebbe più da diversi mesi, ed ha pertanto
chiesto a detto Ufficio l'ottenimento di un nuovo documento di viaggio
per sé e per suo figlio.
H.
Il 16 ottobre 2009, la G._______ ha trasmesso all'UFM il verbale
d'interrogatorio dell'interessata e il relativo rapporto d'esecuzione della
Polizia cantonale del (...), sottolineando che l'interessata con il figlio si
sarebbe recata in Etiopia dal 21 giugno 2008 al 26 agosto 2008 e, di
conseguenza, ha chiesto che venga revocato lo statuto di rifugiati alla
stessa e al figlio.
I.
Il 3 novembre 2009, l'UFM ha annunciato all'interessata l'intenzione di
revocare l'asilo e di ritirare lo statuto di rifugiato pronunciato a favore
di lei e di suo figlio in applicazione dell'art. 63 cpv. 1 lett. b LAsi e
dell'art. 1 sezione C cifra 1 (recte: n. 1) della Convenzione del
28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv., RS 0.142.30). Infatti,
detto Ufficio ha considerato che, essendosi l'interessata recata
assieme a suo figlio in Etiopia dal 21 giugno 2008 al 26 agosto 2008 e
avendo ottenuto i necessari certificati e documenti di viaggio presso
l'Ambasciata di Etiopia a Ginevra, come risulterebbe dal verbale
d'interrogatorio dell'interessata del (...) e dal relativo rapporto
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d'esecuzione della Polizia cantonale, essa si è volontariamente di
nuovo posta sotto la protezione del Paese di cui possiede la
nazionalità. L'UFM ha invitato l'interessata a determinarsi in merito
entro il 13 novembre 2009.
J.
Dopo aver chiesto una proroga del citato termine, in data
24 novembre 2009, l'interessata ha presentato le proprie osservazioni
all'annuncio di revoca dell'asilo e dello statuto di rifugiato. In sostanza,
l'interessata ha fatto valere, in primo luogo, che la sola presenza del
rifugiato sul territorio del Paese d'origine non costituisce di per sé una
ripresa della protezione di detto Paese ai sensi dell'art. 1 sezione C
cifra 1 (recte: n. 1) Conv., ritenuto che il suo soggiorno in Etiopia dal
21 giugno 2008 al 26 agosto 2008 sarebbe da considerare quale
relativamente breve. Inoltre, ha sottolineato che i documenti di viaggio
rilasciati dalla Missione permanente di Etiopia presso le Nazioni Unite
a Ginevra, grazie ai quali ha effettuato il viaggio in Etiopia, sarebbero
stati rilasciati limitatamente per quel periodo, come autorizzazione
d'ingresso. Infine, l'interessata ha fatto valere che non si sarebbe
recata in Etiopia per cercare o volersi sottoporre alla protezione di
detto Paese, bensì che il motivo del suo ritorno volontario sarebbe un
evento eccezionale, ovvero il Giubileo per l'entrata dell'Etiopia nel
terzo millenio, in occasione del quale molti esuli, facilitati dal Governo,
sarebbero rientrati in Etiopia e il Presidente avrebbe concesso il
perdono a 18'000 detenuti.
K.
Con decisione del 2 dicembre 2009, notificata al patrocinatore
dell'interessata il 4 dicembre 2009 (cfr. risultanze processuali), l'UFM
ha revocato l'asilo in favore dell'interessata e di suo figlio, nonché ha
ritirato loro la qualità di rifugiato, considerato che ella avrebbe di nuovo
volontariamente ricercato la protezione dello Stato di cui possiede la
cittadinanza, conformemente all'art. 1 sezione C cifra 1 (recte:
n. 1) Conv. le cui condizioni, poste nella decisione della Commissione
svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA) pubblicata in
Giurisprudenza ed Informazioni della CRA (GICRA) 1996 n. 7,
sarebbero pienamente realizzate nella fattispecie. Detto Ufficio ha
infatti ritenuto che in primis l'interessata non avrebbe mai invocato di
essere stata costretta a rientrare in Etiopia e in secondo luogo essa si
sarebbe rivolta direttamente alle autorità etiope, tramite la Missione
permanente di Etiopia presso le Nazioni Unite a Ginevra, per ottenere
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il rilascio, così avvenuto, dei documenti per rientrare nel suo Paese
d'origine.
L.
Il 4 gennaio 2010, l'interessata ha inoltrato ricorso contro la succitata
decisione del 2 dicembre 2009 dell'UFM. Ha chiesto, in via principale,
l'annullamento della decisione impugnata e, in via sussidiaria, la
trasmissione degli atti all'autorità inferiore per una nuova decisione.
Ha, altresì, presentato una domanda d'assistenza giudiziaria, nel
senso della dispensa dal versamento delle spese processuali e del
relativo anticipo. In particolare, la ricorrente ha fatto valere che,
secondo la medesima giurisprudenza di cui alla GICRA 1996 n. 7, un
breve rientro nel Paese d'origine non dovrebbe avere quale inevitabile
conseguenza la revoca dell'asilo e della qualità di rifugiato, anche se il
viaggio non si sarebbe svolto clandestinamente. Se da un lato,
l'insorgente ha confermato di essere rientrata volontariamente in
Etiopia, essa ha contestato la realizzazione delle altre due condizioni
per l'applicazione dell'art. 1 sezione C cifra 1 (recte: n. 1) Conv., come
ritenuto dall'UFM, rimproverando a detto Ufficio di non essersi
pronunciato sui motivi che hanno indotto la ricorrente a rientrare in
patria per un breve periodo. Segnatamente, la ricorrente ha sostenuto
che non avrebbe mai avuto l'intenzione di sottoporsi nuovamente alla
protezione del governo etiopie e tantomeno avrebbe ottenuto una
protezione effettiva, in quanto, lo scopo del suo breve viaggio in
Etiopia, come esposto in occasione del diritto di essere sentito,
sarebbe stato quello di partecipare all'evento eccezionale del Giubileo
per l'ingresso dell'Etiopia nel nuovo millenio e, proprio per potervi
prendere parte, avrebbe ottenuto un documento di viaggio, come
sarebbe stato concesso a molti esuli.
M.
Il 13 gennaio 2010, con decisione incidentale, il Tribunale
amministrativo federale (TAF) ha considerato il ricorso inoltrato
dall'insorgente contro la citata decisione dell'UFM privo di probabilità
d'esito favorevole ed ha quindi respinto la summenzionata domanda
d'assistenza giudiziaria, invitando la ricorrente a versare un anticipo di
CHF 600.- a copertura delle presumibili spese processuali, con
comminatoria d'inammissibilità del ricorso, in caso di mancato
versamento di detto anticipo.
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N.
Il 27 gennaio 2009, l'insorgente ha tempestivamente versato l'anticipo
richiesto.
Diritto:
1.
Il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA, rese dall'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d
della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005
[LTAF, RS 173.32] e art. 83 lett. d n. 1 della legge sul Tribunale federale
del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]), nella misura in cui una delle
eccezioni di inammissibilità previste all'art. 32 LTAF non sia
applicabile.
2.
V'è motivo d’entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni
d'ammissibilità di cui agli art. 48, 50 e 52 PA.
3.
3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, nei procedimenti su ricorso è
determinante la lingua della decisione impugnata. Se le parti utilizzano
un'altra lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua.
3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente
sentenza è redatta in italiano.
4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e
l'inadeguatezza senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti
(art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi del provvedimento litigioso
(v. sentenza del Tribunale amministrativo federale D-4917/2006 del
12 luglio 2007 consid. 3).
5.
Preliminarmente, il TAF constata che l'oggetto della presente
procedura, consistente nella decisione di revoca dell'asilo e del ritiro
della qualità di rifugiato, non ha alcuna incidenza sul diritto della
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ricorrente e di suo figlio a rimanere in Svizzera, ritenuto che essi sono
stati posti al beneficio di un permesso (...).
6.
6.1 Giusta l'art. 63 cpv. 1 lett. b LAsi, l'UFM revoca l'asilo o disconosce
la qualità di rifugiato per i motivi menzionati all'art. 1 sezione C
(di seguito: C) numeri 1- 6 Conv.. Ai sensi della predetta norma, le
clausole di cessazione indicano le condizioni in cui lo statuto di
rifugiato prende fine. Tali clausole sono fondate sull'assunto secondo il
quale la protezione internazionale non deve essere mantenuta laddove
non è più necessaria o non si giustifica più.
6.2 Secondo il n. 1 dell'art. 1 C Conv., una persona, non fruisce più
della presente Convenzione, se ha volontariamente ridomandato la
protezione dello Stato di cui possiede la cittadinanza. L'applicazione di
tale norma necessita della riunione cumulativa di tre condizioni
cumulative (GICRA 1996 n. 7 pag. 50 e segg.), ossia:
1) l'atto col quale il rifugiato domanda la protezione deve essere
compiuto volontariamente, nel senso che non può essere imposto al
rifugiato né dalle circostanze inerenti alla sua situazione nel Paese
che lo ospita, né dalle autorità di questo Paese;
2) l'azione intrapresa dal rifugiato deve aver carattere intenzionale,
ovvero deve avere per obbiettivo l'assoggettamento alle autorità del
Paese di cui possiede la cittadinanza;
3) l'azione intrapresa deve essere coronata da successo, nel senso
che una persona non solo deve sollecitare la protezione del Paese
d'origine, ma occorre pure che la protezione richiesta gli venga
effettivamente accordata.
Nell'esame delle suddette condizioni, va tenuto conto sia del motivo
che della durata del soggiorno, nonché dell'eventuale clandestinità del
viaggio e del soggiorno, della frequenza dei rimpatri, dell'esposizione
o meno a intimidazioni da parte delle autorità del Paese d'origine.
Secondo la giurisprudenza, un breve soggiorno imposto da gravi
motivi familiari ovvero motivato da un dovere di pietà filiale, soprattutto
se il viaggio si è svolto clandestinamente, non giustifica l'applicazione
della clausola di cessazione dell'art. 1 C n. 1 Conv., considerato che
una tale motivazione, quale ad esempio la visita ad un genitore
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gravamente malato, non è inconciliabile con lo statuto di rifugiato.
Infatti, un viaggio intrapreso nel Paese d'origine, motivato da un
dovere di pietà filiale e l'ottenimento di un visto a tale scopo, non
significa aver ridomandato la protezione di detto Paese e non permette
di concludere alla normalizzazione delle relazioni tra il rifugiato e il suo
Paese d'origine. Ne consegue che un breve rientro nel Paese d'origine
non deve avere quale inevitabile e necessaria conseguenza la revoca
dell'asilo e conseguentemente della qualità di rifugiato, anche se il
viaggio non dovesse essersi svolto clandestinamente (cfr. ibidem;
GICRA 1996 n. 11 pag. 82 e segg. e GICRA n. 12 pag. 91 e segg.).
7.
7.1 Nella fattispecie, conviene pertanto esaminare se – in
considerazione del rientro in Etiopia della ricorrente con suo figlio –
sono adempiute le condizioni d'applicazione dell'art. 1 C n. 1 Conv..
7.2 Innanzitutto, è d'uopo constatare che l'insorgente ha riconosciuto
di essere rientrata nel suo Paese d'origine dal 21 giugno 2008 al
26 agosto 2008 e di averlo fatto volontariamente, senza alcuna
costrizione (cfr. verbale d'interrogatorio del [...] pag. 1; osservazioni del
24 novembre 2009 pag. 1 e ricorso pagg. 2 e 4). Non essendovi del
resto alcun indizio circa l'esistenza di altri viaggi in Etiopia da parte
della stessa, la prima condizione d'applicazione dell'art. 1 C n. 1 Conv.
è, quindi, adempiuta.
7.3 In secondo luogo, Il TAF osserva che tutti gli elementi essenziali
relativi al soggiorno della ricorrente in Etiopia, tra cui la durata dello
stesso, le modalità di viaggio nonché il motivo per cui è stato effettuato
convergono alla realizzazione della seconda condizione, secondo la
quale la ricorrente si sarebbe posta sotto la protezione delle autorità
del suo Paese d'origine. Infatti, il soggiorno della ricorrente e di suo
figlio in Etiopia, se pur unico, si è protratto per ben due mesi e più,
ovvero tra il 21 giugno 2008 al 26 agosto 2008, ciò che costituisce
oggettivamente un soggiorno lungo, piuttosto che relativamente breve
come sostenuto dall'insorgente (cfr. osservazioni del
24 novembre 2009), soprattutto in relazione alla motivazione che la
ricorrente ha fatto valere a sostegno dello stesso, ovvero la
partecipazione ad un evento eccezionale quale il giubileo per
l'ingresso dell'Etiopia nel nuovo millenio (cfr. ibidem pag. 2 e ricorso
pag. 4). Da un lato, risulta sproporzionato secondo il senso comune
che per gli evenutali festeggiamenti del caso, sarebbe stato necessario
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un soggiorno di ben oltre due mesi. Dall'altro lato, il TAF constata che il
motivo invocato dalla ricorrente non costituisce manifestamente un
motivo suscettibile di giustificare un rientro in patria della ricorrente e
di suo figlio al beneficio dello statuto di rifugiati. La ricorrente non ha,
infatti, invocato alcun motivo famigliare grave, bensì ha unicamente
addotto di essere rientrata in Etiopia per partecipare all'evento
precedentemente citato. Essa ha, inoltre, ottenuto proprio dalle
autorità etiopi, per il tramite della Missione di Etiopia presso le Nazioni
Unite a Ginevra, secondo quanto da lei stessa dichiarato, il certificato
di viaggio di cui ha prodotto una copia (cfr. osservazione del
24 novembre 2009 pag. 1 e ricorso pag. 4) ed è entrata in tutta legalità
nel suo Paese, viaggiando in aereo (cfr. allegato 9 di cui al verbale
d'interrogatorio del [...] 2009) come dimostrano i timbri doganali di cui
all'allegato del sopraccitato verbale, che lei stessa ha affermato le
sono stati posti all'entrata e all'uscita dall'Etiopia, all'aeroporto di
D._______, a piena conoscenza quindi delle autorità etiopi
(cfr. verbale d'interrogatorio del [...] pagg. 1-3). In tali circostanze, è
irrilevante e non soccorre l'insorgente in alcun modo la mera
asserzione secondo cui il suddetto documento sarebbe stato rilasciato
proprio per poter partecipare all'evento del giubileo e solo per un
periodo limitato (cfr. osservazione del 24 novembre 2009 pag. 1 e
ricorso pag. 4). D'altronde, con sopresa, il TAF osserva che, il suddetto
documento che essa ha presentato con le osservazioni del
24 novembre 2009 in occasione del suo diritto di essere sentita in
merito all'intenzione dell'UFM di revocarle l'asilo e disconoscerle la
qualità di rifugiato, nonché riprodotto in sede di ricorso, peraltro
sprovvisto di traduzione, è lo stesso documento – corrispondente
all'allegato 10, di cui al verbale d'interrogatorio del (...) e sottopostole
in occasione dello stesso – che la ricorrente ha riconosciuto come la
richiesta inoltrata per ottenere il suo certificato di nascita dall'Etiopia
(cfr. verbale d'interrogatorio del [...] R4 pag. 2). Ad ogni modo,
indipendemente dalla questione a sapere se si tratta di un documento
di viaggio o della richiesta tendente all'ottenimento di un certificato di
nascita dall'Etiopia, la ricorrente ha dichiarato che tale documento le
ha permesso di rendersi in Etiopia (cfr. osservazioni del 24 novembre
2009 pag. 1 e ricorso pag. 3) e non risulta – come del resto la
ricorrente non ha nemmeno invocato – che essa abbia viaggiato con
documenti riportanti generalità diverse dalle sue, visto che la stessa
ha dichiarato di non aver mai visto i documenti falsi che le sarebbero
stati sottoposti in occasione dell'interrogatorio di Polizia (cfr. verbale
d'interrogatorio del [...] pagg. 1-2). Di conseguenza, v'è ragione di
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concludere che, alla luce delle considerazioni sopradescritte in merito
all'ottenimento del suddetto documento, alla motivazione e alla durata
del soggiorno, nonché alle circostanze del viaggio, la ricorrente si è
volontariamente assoggettata alle autorità del Paese di cui possiede la
cittadinanza. Ne discende che, la seconda condizione d'applicazione
dell'art. 1 sezione C n. 1 Conv. è adempiuta. Inoltre, non soccorre
l'insorgente la censura ricorsuale secondo cui ha rimproverato all'UFM
di non essersi pronunciato sui motivi che l'hanno condotta a recarsi in
Etiopia (cfr. ricorso pagg. 4-5), allorquando l'UFM ha
incontestabilmente indicato, tra gli elementi rilevanti della fattispecie,
sia le modalità d'ottenimento dei documenti necessari (cfr. decisione
dell'UFM del 2 dicembre 2009 pag. 1), sia la durata e il motivo del
soggiorno effettuato (cfr. ibidem), nonché l'assenza di costrizioni nei
confronti della ricorrente a rendersi in Etiopia (cfr. ibidem pag. 2) per
concludere, quindi, alla realizzazione delle condizioni stabilite dalla
giurisprudenza in relazione all'art. 1 C n. 1 Conv. per la revoca
dell'asilo e il ritiro della qualità di rifugiato (cfr. ibidem). Il fatto che
l'UFM nella redazione della propria decisione non abbia sviluppato una
struttura sistematica della stessa, con separazione dei considerandi in
fatto e in diritto, seppur non giova dal profilo della chiarezza della
medesima, non può condurre al suo annullamento, ritenuto che tutti gli
elementi necessari per capire il contenuto, le motivazioni e le
conclusioni della decisione sono presenti (v. sentenza del Tribunale
amministrativo federale D-5087/2006 del 10 luglio 2009 consid. 7.1 e
relativi riferimenti). D'altronde, non essendo codesto Tribunale
vincolato dai considerandi del provvedimento litigioso (v. sentenza del
Tribunale amministrativo federale D-4917/2006 del 12 luglio 2007
consid. 3), anche un più approfondito esame dell'UFM sulla
motivazione del soggiorno in Etiopia, non avrebbe cambiato nulla alle
conclusioni a cui è giunto il TAF in questa sede e che confermano
quindi la decisione impugnata.
7.4 Infine, il TAF constata che la ricorrente e suo figlio non sono stati
confrontati a qualsivoglia rischio personale di persecuzione
(cfr. GICRA 1992 n. 12 consid. 8c pag. 104; Sentenza del TAF
D- 8447/2007 del 22 giugno 2009) durante il soggiorno in Etiopia di
ben oltre due mesi, tanto più che già allora la ricorrente e suo figlio
avevano ottenuto l'asilo e il riconoscimento della qualità di rifugiato,
conformemente all'art. 51 cpv. 1 LAsi, in relazione ai motivi fatti valere
dall'allora marito della ricorrente, da cui oggi è separata (cfr. verbale
d'interrogatorio del [...] pag. 1).
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7.5 In considerazione di tutto quanto precede, il TAF ritiene che l'UFM
nella fattispecie, ha rettamente – in applicazione dell'l'art. 63 cpv. 1
lett. b LAsi e dell'art. 1 C n. 1 Conv. – revocato l'asilo e ritirato la
qualità di rifugiato nei confronti della ricorrente e di suo figlio.
Di conseguenza, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata
va confermata.
8.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Esse sono
computate con l'anticipo spese, di CHF 600.-, versato dalla ricorrente
il 27 gennaio 2009.
(dispositivo alla pagina seguente)
Pagina 11
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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale
pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico della
ricorrente. Esse sono computate con l'anticipo spese, di CHF 600.-,
versato il 27 gennaio 2009 dalla ricorrente.
3.
Comunicazione a:
- patrocinatore della ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere
interno; in copia)
- G._______ (in copia)
Il giudice unico: La cancelliera:
Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna
Data di spedizione:
Pagina 12