B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte IV
D-5649/2013
S e n t e n z a d e l l ' 11 o t t o b r e 2 0 1 3
Composizione
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,
con l'approvazione del giudice William Waeber;
cancelliere Gilles Fasola.
Parti
A._______, nato il (...),
Iraq,
ricorrente,
contro
Ufficio federale della migrazione,
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.
Oggetto
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento;
decisione dell'UFM del 4 ottobre 2013 / N (...).
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Visto:
la domanda d'asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera il
07 settembre 2013;
il documento che l'UFM ha rimesso al ricorrente e mediante il quale lo ha
reso attento circa la necessità di consegnare, entro le 48 ore successive
all'inoltro della sua istanza, un documento d'identità o di viaggio, con
comminatoria che, in caso di mancata consegna e in assenza di motivi
scusabili, non si entra nel merito della sua domanda d'asilo;
i verbali d'audizione del 12 settembre 2013 (di seguito: verbale 1) e del
24 settembre 2013 (di seguito: verbale 2);
il verbale della decisione dell'UFM del 04 ottobre 2013 con cui tale
Ufficio non è entrato nel merito della succitata domanda d'asilo ed ha
pronunciato l'allontanamento e l'esecuzione dell'allontanamento del
richiedente dalla Svizzera, notificato oralmente all'interessato il medesimo
giorno (cfr. Acta A11/1);
il ricorso del 07 ottobre 2013 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 08 ottobre 2013);
la copia dell'incarto dell'UFM pervenuta via fax al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) in data 08 ottobre 2013;
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei conside-
randi che seguono;
e considerato:
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 della Legge sull'asilo del
26 giugno 1998, [LAsi, RS 142.31]) contro una decisione in materia
d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 della Legge sul Tribunale
amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32]), il ricorso
è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e
52 cpv. 1 della Legge federale sulla procedura amministrativa del
20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021);
che in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in cui
l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda d'asilo
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(art. 32-35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita, secondo la prassi, a
esaminare se l'autorità inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel
merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3);
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico,
con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la
decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);
che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti;
che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una
domanda d'asilo se il richiedente non consegna alle autorità alcun
documento di viaggio o d'identità entro 48 ore dalla presentazione della
domanda;
che secondo l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si applica se il richie-
dente può rendere verosimile di non essere in grado, per motivi scusabili,
di consegnare documenti di viaggio o d'identità entro 48 ore dalla presen-
tazione della domanda (lett. a), se la qualità di rifugiato del ricorrente è
accertata in base all'audizione, nonché in base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi
(lett. b), oppure se l'audizione rileva che sono necessari ulteriori chiari-
menti per accertare la qualità di rifugiato o l'esistenza di un impedimento
all'esecuzione dell'allontanamento (lett. c);
che sono documenti di viaggio o d'identità ai sensi di legge quelli ufficiali,
segnatamente il passaporto e la carta d'identità, che permettono
un'identificazione certa del richiedente l'asilo (in particolare della sua
cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio senza necessità di particola-
ri formalità amministrative (DTAF 2007/7 consid. 5);
che, per contro, non sono documenti validi quelli emessi per altri scopi,
come la licenza di condurre, la carta professionale, il certificato di nascita,
la carta scolastica o l'attestato di fine degli studi (ibid., consid. 6);
che, nel caso concreto, il ricorrente non ha esibito sino ad oggi alcun
documento che adempia i citati criteri;
che, in merito al possesso di documenti, il ricorrente ha dichiarato che il
passaporto gli sarebbe stato sequestrato dalle autorità turche, allorché la
carta d'identità si troverebbe nella propria abitazione a B._______ (Iraq)
(cfr. verbale 1, pag. 5); che, circa la possibilità di presentare alle autorità
elvetiche validi documenti ai sensi della LAsi, l'insorgente ha dapprima
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affermato di avere già contattato i propri famigliari al fine di farsi inviare la
carta d'identità ed il certificato di nascita (cfr. ibidem); che tali documenti
sarebbero già stati inviati al fratello residente in Belgio (cfr. ibidem); che,
tuttavia, anche in occasione della seconda audizione non ha presentato
alcun documento, ribadendo che i propri genitori li avrebbero mandati al
fratello in Belgio (cfr. verbale 2, D4-6, pag. 2); che, inoltre, non sarebbe a
conoscenza di quando li avrebbero effettivamente inviati (cfr. verbale 2,
D7, pag. 2); che, infine, non avrebbe potuto chiedere ulteriori informazioni
ai propri genitori in quanto non avrebbe i soldi per contattarli
(cfr. verbale 2, D9, pag. 2);
che nel ricorso l'insorgente sostiene che vi sarebbero motivi scusabili ai
sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi per la mancata consegna dei
documenti; che, tuttavia, le giustificazioni ricorsuali si limitano a generiche
affermazioni di parte prive di alcun elemento concreto; che, in particolare,
il ricorrente non ha mostrato sforzi concreti per l'ottenimento di validi
documenti malgrado fosse stato reso attento in più occasioni dell'impor-
tanza di questo elemento; che, infatti, egli non si è nemmeno interessato
presso i propri genitori sull'effettivo invio dei documenti che avrebbe
richiesto; che, in questo senso, non è credibile la giustificazione del
ricorrente secondo cui non avrebbe i soldi per telefonare in patria;
che, vista l'inverosimiglianza, nonché l'inconsistenza e l'inattendibilità
delle suddette dichiarazioni del ricorrente circa il possesso dei documenti
d'identità, vi è ragione di concludere che il ricorrente dissimuli i suoi
documenti d'identità per i bisogni di causa;
che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata
consegna dei documenti d'identità;
che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, né
fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli stessi,
l'eccezione prevista all'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi a favore dell'insorgente
non è applicabile;
che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, in
applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, in
base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità di
rifugiato del richiedente;
che inoltre con la modifica della LAsi del 16 dicembre 2005, il legislatore
ha pure introdotto, con l'art. 32 cpv. 2 lett. a nonché cpv. 3 LAsi, una
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procedura sommaria nell'ambito della quale è statuito sull'adempimento o
meno della qualità di rifugiato, nonostante la stessa termini con una
decisione di non entrata nel merito (DTAF 2007/8 consid. 5);
che, come rettamente ritenuto dall'autorità inferiore nella querelata
decisione alla quale si rinvia, questo Tribunale ritiene che le allegazioni
del ricorrente siano contraddittorie ed illogiche e, pertanto, inverosimili;
che, a titolo d'esempio, il Tribunale rileva che il ricorrente ha dapprima
affermato di avere telefonato, qualche giorno dopo la minaccia, ad alcuni
amici poliziotti e di averli informati dell'accaduto (cfr. verbale 1, pag. 7);
che, nella seconda audizione, ha invece sostenuto di avere telefonato il
giorno dopo la minaccia ad un unico amico poliziotto (cfr. verbale 2,
D50-54, pag. 6); che, oltretutto, egli non avrebbe denunciato i fatti per
telefono ma lo avrebbe invitato a casa propria per raccontargli l'accaduto
di persona (cfr. verbale 2, D53-55, pag. 6); che, contrariamente a quanto
sostenuto nel ricorso, il Tribunale ritiene che le succitate dichiarazioni
rese nell'audizione federale non siano una semplice precisazione di
quelle rese nell'audizione sulle generalità, bensì che le stesse siano
contraddittorie tra loro; che, oltretutto, il comportamento descritto dal
ricorrente risulta essere illogico; che, in particolare, egli afferma di avere
denunciato l'accaduto alla polizia, all'interno della quale, peraltro, lavore-
rebbero alcuni suoi amici; che, tuttavia, ad esplicita domanda sul motivo
per cui non avesse chiesto protezione alle autorità a seguito delle
minacce che avrebbe ricevuto, egli ha sorprendentemente affermato di
non avere mai pensato che le autorità potessero proteggerlo
(cfr. verbale 1, pag. 8); che, allo stesso modo, mal si comprende per
quale motivo l'insorgente avrebbe omesso di denunciare le asserite
minacce telefoniche, ritenuto che egli sarebbe addirittura a conoscenza
del numero telefonico degli autori di queste ultime (cfr. verbale 1, pag. 8 e
verbale 2, D76-80, pag. 8);
che, di conseguenza, l'UFM ha rettamente considerato inverosimili, con
riferimento all'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, le dichiarazioni rese dal ricorrente;
che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi
da cui dedurre la necessità d'ulteriori accertamenti ai fini della determina-
zione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo;
che, inoltre, non si giustificano neppure delle misure di istruzione
complementari ai fini di accertare l'esistenza di un eventuale impedimento
all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente dal punto di vista
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dell'ammissibilità (cfr. DTAF 2007/8 consid. 5.6.5-5.7, pp. 90 e ss. e
DTAF 2009/50 consid. 5-8, pp. 725-733);
che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere che
l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Iraq, precisamente nella
Regione di C._______, possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione fe-
derale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101),
l'art. 33 della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati
(Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento) nonché
l'art. 83 cpv. 3 della Legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri
(LStr, RS 142.20) o esporre il ricorrente in Patria al rischio reale ed
immediato di trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione del
4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali (CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione del
10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli,
inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105);
che, da quanto esposto, ne discende che l'UFM rettamente non è entrato
nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi;
che, di conseguenza, in materia di non entrata nel merito, il ricorso,
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la
decisione impugnata va confermata;
che il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e cpv. 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1
sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 2011 [OAsi 1,
RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9, p. 733);
che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr; che,
giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'allontanamento deve essere
possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-
volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr);
che, in considerazione di quanto indicato poc'anzi, ai sensi delle norme di
diritto internazionale pubblico nonché della LAsi, l'esecuzione dell'allonta-
namento è ammissibile (art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 3 LStr);
che la situazione vigente nel nord dell'Iraq (Dohuk, Erbil e Suleimaniya)
non risulta, al momento, caratterizzata da violenza generalizzata ed il
contesto politico non appare talmente teso da considerare un rimpatrio
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come generalmente inesigibile; che, segnatamente, lo stato di sicurezza
sembra più stabile ed equilibrato rispetto al resto del Paese, come pure la
situazione dei diritti dell'uomo la quale appare migliore rispetto alle zone
nel sud e nel centro dell'Iraq; che, inoltre, l'esecuzione dell'allontanamen-
to verso le tre province curde è esigibile, di principio, per gli uomini curdi,
non sposati, in buona salute e giovani, a condizione che la persona
interessata sia originaria della regione o vi abbia vissuto un lungo periodo
e disponga di una rete sociale, segnatamente famiglia, parenti o
conoscenti, oppure relazioni con i partiti al potere (cfr. DTAF 2008/5
consid. 7.5, in particolare 7.5.1 e 7.5.8);
che, quanto alla situazione personale del ricorrente, egli è giovane,
celibe e di etnia curda (cfr. verbale 1, pag. 3); che il medesimo ha
un'educazione scolastica di base e vanta una solida esperienza profes-
sionale di operaio edile (cfr. ibidem); che l'insorgente dispone in patria di
un'ampia rete sociale, ritenuto che vi risiedono i genitori, quattro fratelli,
tre sorelle, oltre a diversi altri famigliari (cfr. verbale 1, pag. 4); che,
pertanto, egli ha senz'altro le possibilità di reinserirsi con successo nel
paese d'origine;
che il ricorrente non ha, altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi
problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria
(cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2, p. 21 e relativi riferimenti) senza che da
un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua
permanenza in Svizzera per motivi medici; che, pertanto, l'esecuzione
dell'allontanamento del ricorrente nel suo Paese d'origine è ragionevol-
mente esigibile (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 4 LStr);
che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 2
LStr); che, infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà
procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34
consid. 12, pp. 513-515); che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque
pure possibile;
che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile,
ragionevolmente esigibile e possibile; che, di conseguenza, anche in
materia d'allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e
la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata;
che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni
ricorsuali tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla
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trasmissione degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno
respinte;
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili
spese processuali è divenuta senza oggetto;
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse
e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale
[LTF, RS 173.110]).
(dispositivo: alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione
della presente sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Gilles Fasola
Data di spedizione: