B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte IV
D-610/2011
S e n t e n z a d e l 1 5 g i u g n o 2 0 1 2
Composizione
Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico,
con l'approvazione del giudice Fulvio Haefeli,
cancelliere Gilles Fasola.
Parti
A._______, alias
B._______, nata il (…),
Stato sconosciuto,
C._______, nata il (…),
Stato sconosciuto,
D._______, nata il (…),
Stato sconosciuto,
tutte patrocinate dal Signor Tarig Hassan, lic. iur. LL.M.,
ricorrenti,
contro
Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.
Oggetto
Asilo ed allontanamento;
decisione dell'UFM del 21 dicembre 2010 / N […].
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Fatti:
A.
Il (…), la richiedente, dichiaratosi di nazionalità eritrea ma nata e
cresciuta in Etiopia, ha presentato una domanda di asilo in Svizzera.
Ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui di rilievo (cfr. verbali di audi-
zione del 13 febbraio 2007 [di seguito: verbale 1], 23 marzo 2007
[di seguito: verbale 2] e verbale di audizione del 27 aprile 2009 [di segui-
to: verbale 3]) di essere nata in Etiopia ed avere vissuto ad E._______
(Etiopia) con la madre ed il fratello sino al 1999. Nel luglio del 1999 sa-
rebbe stata espulsa dall'Etiopia con la propria famiglia a causa della loro
origine eritrea. In seguito alla deportazione, ed alla morte della madre, a-
vrebbe vissuto ad G._______ (Eritrea) con la zia materna. Nel (…) sa-
rebbe stata convocata dall'esercito eritreo per assolvere il servizio milita-
re, tuttavia sarebbe stata esonerata pochi giorni dopo per ragioni mediche
e riconvocata l'anno seguente. Al fine di evitare di assolvere il servizio mi-
litare, sarebbe quindi fuggita dalla casa della zia materna rifugiandosi
presso uno zio paterno residente anch'esso ad G._______. A causa della
sua fuga, la polizia, non trovando la richiedente, avrebbe arrestato la zia
materna presso cui viveva. Nel (…), l'interessata sarebbe scappata in
Sudan, a H._______, dove avrebbe dapprima lavorato in un (…), come
lavapiatti, ed in seguito in qualità di domestica presso una famiglia del
luogo. Qui sarebbe stata ripetutamente violentata dall'uomo della fami-
glia, il quale, appreso che la richiedente era rimasta incinta, l'avrebbe mi-
nacciata per impedirle di rivelare le violenze inflittele. A seguito di queste
minacce l'interessata sarebbe fuggita dal Sudan, giungendo in Svizzera
nel febbraio del (…). In data (…), la ricorrente ha dato alla luce la figlia
I._______.
B.
Con decisione del 21 dicembre 2010, notificata alle richiedenti il
22 dicembre 2010, l'UFM ha respinto la succitata domanda di asilo. Detto
Ufficio ha pure pronunciato l'allontanamento delle interessate dalla Sviz-
zera e l'esecuzione dell'allontanamento verso il loro Paese di origine
siccome lecita, esigibile e possibile.
C.
Il 20 gennaio 2011, le interessate hanno inoltrato ricorso dinanzi al Tribu-
nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata
decisione dell'UFM. Hanno chiesto, in via principale, l'annullamento della
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decisione impugnata e il riconoscimento dello statuto di rifugiate, in via
sussidiaria, la concessione dell'ammissione provvisoria. Hanno altresì
presentato una domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio
ai sensi dell'art. 65 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla pro-
cedura amministrativa [PA, RS 172.021].
D.
In data 25 gennaio 2011, il Tribunale ha comunicato alle ricorrenti che,
giusta l'art. 42 della legge del 26 giugno 1998 sull’asilo (LAsi, RS 142.31),
potevano soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura.
Diritto:
1.
1.1. Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla legge del
17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32) e
dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110),
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
1.2. Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni
dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di
estradizione da parte dello Stato abbandonato dal richiedente l'asilo in
cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e
art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
2.
Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di
ammissibilità di cui agli art. 48 e 52 PA nonché 108 cpv. 1 LAsi.
3.
3.1. Giusta l'art. 33 cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF,
nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della decisione im-
pugnata. Se le parti utilizzano un'altra lingua, il procedimento può svol-
gersi in tale lingua.
3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed
il ricorso è stato redatto in tedesco, di modo che la presente sentenza
può essere redatta in italiano.
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Pagina 4
4.
Il Tribunale esamina liberamente l'applicazione del diritto federale, l'accer-
tamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi in-
vocati dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della decisione im-
pugnata (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2, pag. 798; PIERRE MOOR, Droit
administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5).
5.
5.1. Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato che le dichiarazioni
presentate dalla richiedente non soddisferebbero le condizioni di verosi-
miglianza previste dall'art. 7 LAsi, giacché quanto dichiarato nei punti es-
senziali sarebbe contrario alle informazioni attendibili di cui disporrebbe
l'UFM e contradditorio. In particolare, la ricorrente non sarebbe stata in
grado di fornire sufficienti elementi per provare l'asserita nazionalità eri-
trea. Non sarebbe infatti verosimile che una cittadina eritrea, figlia di en-
trambi i genitori eritrei e che avrebbe vissuto con una zia anch'essa eri-
trea, non parli il tigrino. Non sarebbe inoltre credibile che l'interessata ab-
bia parlato amarico a servizio militare e con le istituzioni eritree, in quan-
to, in tale Paese, l'amarico sarebbe considerata la lingua del nemico e,
pertanto, non utilizzata in questi ambienti. L'interessata avrebbe inoltre
palesato carenti conoscenze geografiche in merito ai luoghi in cui ha so-
stenuto di avere vissuto. Per quanto concerne le convocazioni per presta-
re servizio militare non sarebbe credibile che la richiedente sia stata ri-
chiamata una seconda volta, in quanto, la stessa interessata, avrebbe af-
fermato di essere stata esonerata definitivamente l'anno precedente.
L'autorità inferiore aggiunge che la richiedente avrebbe reso dichiarazioni
contraddittorie in merito alle modalità di convocazione e al comportamen-
to assunto in seguito alla chiamata. Peraltro, i documenti presentati sa-
rebbero falsi. In particolare, la carta di identità, essendo una fotocopia,
sarebbe suscettibile di elementari manipolazioni. Inoltre, non sarebbe lo-
gico che la stessa sia stata rilasciata a J._______, Paese di origine del
padre, anziché ad G._______, dove, secondo quanto dichiarato dall'inte-
ressata, sarebbe stata regolarmente registrata. Anche l'atto di nascita
presenterebbe chiari indizi di contraffazione. Per di più, non sarebbe giu-
stificabile che, malgrado sul documento figuri l'anno 2001 quale data di
emissione, l'interessata abbia trasmesso all'autorità inferiore tale atto sol-
tanto nell'aprile del 2010 e questo nonostante nel corso delle audizioni sia
sempre stata invitata ad esprimersi in merito ai documenti in suo posses-
so. L'autorità inferiore, pur considerando la richiedente come cittadina eti-
ope, rileva che l'indirizzo che quest'ultima ha indicato come suo domicilio
ad E._______, dove avrebbe risieduto per oltre (…) anni, sarebbe smenti-
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to dagli accertamenti effettuati dall'Ambasciata di Svizzera in Etiopia.
A questo proposito, l'autorità inferiore ritiene di non avere violato
l'art. 97 cpv. 1 LAsi, ritenuto che l'interessata non avrebbe reso verosimile
di avere subito o di temere di subire persecuzioni dalle autorità etiopi.
L'UFM è infatti dell'avviso che la richiedente non abbia reso verosimile di
essere stata espulsa dall'Etiopia verso l'Eritrea, né di avere vissuto in
quest'ultimo Paese dal 1999 al 2003, né di disporre della nazionalità eri-
trea. Peraltro, l'UFM è dell'avviso che sia di nazionalità etiope, motivo per
cui l'Etiopia sarebbe il Paese determinante per l'esame di un eventuale
allontanamento, la cui esecuzione sarebbe ammissibile e ragionevolmen-
te esigibile, ritenute le dichiarazioni inverosimili circa i suoi motivi e le re-
lazioni sociali in loco e quindi la violazione dell'obbligo di collaborazione
come pure l'assenza di ragioni mediche ostative all'allontanamento e
considerato che, dal rapporto medico del 6 maggio 2009, sarebbe esclu-
sa l'esigenza di un trattamento medico. Infine, l'esecuzione dell'allonta-
namento in Etiopia sarebbe possibile.
6. Nel gravame, le insorgenti affermano di essere di nazionalità eritrea. La
ricorrente asserisce di non parlare tigrino, in quanto sarebbe cresciuta in
Etiopia ed i genitori, per facilitarle l'integrazione in questo Paese, le a-
vrebbero sempre parlato unicamente in amarico. Inoltre, anche negli anni
di soggiorno in Eritrea non avrebbe avuto modo di imparare la lingua lo-
cale, giacché i problemi psicofisici di cui soffrirebbe l'avrebbero costretta
a stare perlopiù in casa. Per questo stesso motivo non avrebbe nemmeno
avuto modo di acquisire delle conoscenze geografiche di G._______. Per
le ricorrenti, contrariamente a quanto affermato dall'UFM, non sarebbe af-
fatto inverosimile intrattenere relazioni con l'esercito e le istituzioni ammi-
nistrative nonché sanitarie eritree in amarico. Infatti, prima dell'indipen-
denza dall'Etiopia, questo idioma sarebbe stata la lingua ufficiale anche in
Eritrea, di modo che tale lingua sarebbe ancora conosciuta da molti eritrei
e tuttora parlata dagli eritrei deportati dall'Etiopia. L'amarico sarebbe, d'al-
tronde, la lingua utilizzata negli ambienti amministrativi per intrattenere le
relazioni tra Eritrea ed Etiopia e, pertanto, il personale amministrativo eri-
treo, conoscerebbe tale lingua. Per quanto concerne la convocazione a
servizio militare, le ricorrenti sostengono che il primo esonero non avreb-
be escluso una nuova convocazione in caso di un miglioramento futuro
delle condizioni psicofisiche. In aggiunta, in quel periodo l'Eritrea avrebbe
avuto un bisogno di soldati tale da indurre le autorità a richiamare al ser-
vizio anche chi sarebbe già stato licenziato. Per quanto attiene alla carta
di identità le ricorrenti affermano, in primis, che l'autorità inferiore avrebbe
commesso un eccesso di formalismo contestando di avere definito
J._______ "villaggio" allorquando sarebbe una città. Inoltre, contraria-
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mente a quanto ritenuto dall'UFM, le autorità di J._______ sarebbero
competenti per il rilascio del documento. Anche il certificato di nascita sa-
rebbe autentico, il fatto che non indichi l'indirizzo della ricorrente non sa-
rebbe importante, tanto più che lo scopo di tale atto sarebbe quello di cer-
tificare data e luogo della nascita. In merito al rapporto dell'Ambasciata di
Svizzera ad E._______, le insorgenti ritengono che alla stessa non an-
drebbe dato alcun peso, in quanto sarebbe il frutto di un esame superfi-
ciale della fattispecie. In particolare, tale documento non si chinerebbe su
alcune informazioni reputate importanti dalle insorgenti, ovvero se all'indi-
rizzo dichiarato vivessero parenti delle ricorrenti, se gli attuali residenti
conoscessero l'insorgente, a quale etnia appartenessero, la loro situazio-
ne economica, se ad E._______ fosse presente una rete sociale delle ri-
correnti e se vi fosse traccia della ricorrente nei registri delle scuole che
avrebbe frequentato. Circa l'affermazione secondo cui gli attuali residenti
vivrebbero all'indirizzo indicato da sempre, le ricorrenti affermano che sa-
rebbe troppo generica ed inverosimile, anche tenuto conto del fatto che
tale dichiarazione potrebbe essere stata resa per il solo timore di essere
cacciati dalla casa o per evitare ulteriori domande. Peraltro, le insorgenti
invocano la violazione da parte dell'UFM dell'art. 97 cpv. 1 LAsi, in ragio-
ne delle informazioni personali della ricorrente che sarebbero state co-
municate alle autorità etiopi. L'autorità inferiore avrebbe inoltre violato il
diritto di essere sentite delle insorgenti, in quanto alle medesime non sa-
rebbe stata concessa la possibilità di esprimersi sulle domande poste
dall'avvocato etiope ai residenti contattati, né sarebbero state informate
delle risposte ottenute. In merito alla verosimiglianza delle proprie allega-
zioni, l'insorgente ritiene di avere sufficientemente provato e motivato le
proprie dichiarazioni, suffragandole con documenti validi e rilevanti. In
particolare, in Eritrea, la ricorrente rischierebbe di essere incarcerata a
causa della diserzione e di subire condizioni detentive che, in tale Paese,
sarebbero notoriamente contrarie ai diritti umani. Del resto, il lungo sog-
giorno in Etiopia la esporrebbe al rischio di essere sospettata di essere
una spia del governo etiope. La ricorrente porta all'attenzione del Tribuna-
le la relazione sentimentale, sorta in Svizzera, con il Signor K._______,
cittadino etiope al beneficio del permesso F, residente nel Canton
L._______, dalla cui unione è nata, il (…), la figlia M._______. In virtù di
tale relazione sarebbero da considerare una famiglia ai sensi
dell'art. 8 della convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei
diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) e, di con-
seguenza, un eventuale allontanamento delle ricorrenti verso il Paese di
origine, oltre a non permettere al padre ed alla figlia M._______ di intrat-
tenere reciproche relazioni, osterebbe con i principi CEDU. Per queste
ragioni, l'esecuzione dell'allontanamento in Etiopia non sarebbe ragione-
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Pagina 7
volmente esigibile. Infine, l'insorgente fa valere di non possedere alcun
legame familiare in Etiopia, né di poter beneficiare di un adeguato soste-
gno per curare la propria depressione, nonché di non godere di sufficienti
possibilità economiche per mantenere degnamente sé stessa e le figlie.
7.
7.1. A titolo preliminare vi è da esaminare se l'UFM, nell'ambito della ri-
chiesta di informazioni all'Ambasciata di Svizzera ad E._______, ha effet-
tivamente violato il diritto di essere sentito delle ricorrenti come sostenuto
nel gravame.
7.2. Il diritto di essere sentito sancito dagli artt. 29 cpv. 2 della Costituzio-
ne federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999
(Cost., RS 101) e art. 6 n. 3 CEDU, comprende diverse garanzie costitu-
zionali di natura formale, in particolare il diritto per la persona interessata
di prendere visione dell'incarto, vale a dire consultare gli atti di causa
(cfr. DTF 132 II 485 consid. 3 e DTF 126 I 7 consid. 2b). Il diritto di con-
sultare gli atti di causa costituisce la premessa necessaria del diritto di
esprimersi e di esporre i propri argomenti prima che una decisione sia
presa (DTF 131 V 35 consid. 4.2; DTF 113 Ia 1 consid. 4°; MICHELE AL-
BERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im
Verwaltungsverfahren des modernen Staates, Berna 2000, pag. 225). Per
quanto attiene alla procedura amministrativa federale, tale diritto è garan-
tito agli artt. 26-28 PA.
La concessione dell'accesso agli atti è la regola, il suo rifiuto l'eccezione.
L'art. 26 cpv. 1 PA prevede il diritto della parte o del suo rappresentante di
consultare gli atti di procedura, segnatamente tutti gli atti adoperati come
mezzi di prova (lett. b) e le copie delle decisioni notificate (lett. c). Docu-
menti con valore probatorio, che sono o potrebbero essere rilevanti ai fini
della decisione sottostanno sempre al principio del diritto di consultazione
(cfr. GICRA 1994 n. 1 consid. 3 in fine) ed un eventuale rifiuto deve esse-
re fondato sull'art. 27 PA, come esposto qui di seguito. In particolare, rap-
porti e perizie esperiti all'interno dell'amministrazione, che vertono su e-
lementi fattuali, sottostanno in ogni caso al diritto di consultare gli atti, ec-
cezione fatta se si limitano ad apprezzare fatti che, di per sé, non sono
contestati (cfr. DTF 115 V 297).
Giusta l'art. 27 PA, l'autorità può negare l'esame degli atti che soggiac-
ciono al diritto di consultazione unicamente se un interesse pubblico o
privato o l'interesse di un'inchiesta l'esiga. Il cpv. 2 di detto articolo, tutta-
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Pagina 8
via, statuisce che, in tali casi, il diniego di esame deve estendersi unica-
mente agli atti soggetti a segreto secondo il principio della proporzionali-
tà. In altri termini, il diniego deve limitarsi allo stretto necessario ed i pas-
saggi che non sottostanno a segreto sono da rendere adeguatamente
accessibili (ad esempio occultando i passaggi del documento per cui vige
il segreto, persone di contatto, i passaggi irrilevanti, ecc.). Inoltre, il dinie-
go di consultazione in applicazione dei cpv. 1-2 del citato articolo è da
motivare (cfr. GICRA 1994 n.1 consid. 4 b, STEPHAN C. BRUNNER in: AU-
ER/MÜLLER/SCHINDLER [ed.], VwVG, Kommentar zum Bundesgesetz über
das Verwaltungsverfahren, Zurigo/S. Gallo 2008, art. 27 n. 9 e 12, BERN-
HARD WALDMANN/MAGNUS OESCHGER in: WALDMANN/WEISENBERGER [ed.],
Praxiskommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, art. 27 n. 38). Documenti che non hanno
valore probatorio, vale a dire che servono esclusivamente alla formazione
di un'opinione a livello interno e che, pertanto, valgono quali atti interni
dell'amministrazione (come ad esempio una bozza, una nota agli atti, una
nota per un collega, ecc.), non rientrano nelle categorie di atti previsti
all'art. 26 cpv. 1 PA e, di conseguenza, non sottostanno al diritto di con-
sultare gli atti (cfr. DTF 115 V 297).
7.3. In casu le ricorrenti lamentano di non essere state informate in merito
alle domande concrete, rispettivamente a quali persone specifiche siano
state poste e quali risposte abbiano dato le persone interpellate.
Al rappresentante delle ricorrenti sono stati inviati, in data 5 novembre
2010, la richiesta del 5 febbraio 2010 inoltrata all'Ambasciata di Svizzera
ad E._______ indicante tutte le domande da porre agli interessati in for-
ma completa e le risultanze ottenute dall'Ambasciata in forma anonimiz-
zata, ovvero occultando le generalità delle persone interpellate confor-
memente ai disposti dell'art. 27 cpv. 2 PA. Alle ricorrenti è inoltre stato
concesso un termine per pronunciarsi per iscritto in merito al contenuto
dei succitati documenti e per indicare eventuali prove contrarie
(cfr. Atto A38/3).
Visto quanto sopra, vi è ragione di ritenere che alle ricorrenti sia stato
messo a disposizione in maniera sufficiente quanto loro necessario per
conoscere ed esprimersi a riguardo del rapporto dell'Ambasciata di Sviz-
zera ad E._______, per garantire il rispetto del diritto di essere sentito e
quindi di garantire un corretto esercizio del diritto di difesa. D'altronde, il
contenuto delle domande poste all'Ambasciata di Svizzera ad E._______
è stato integralmente comunicato al rappresentante delle ricorrenti. Non
vi è inoltre ragione di dubitare sul fatto che l'Ambasciata di Svizzera ad
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Pagina 9
E._______, o per essa la persona delegata a tale scopo, abbia fedelmen-
te riportato quanto ottenuto dalle investigazioni effettuate.
8.
8.1. Sono rifugiate le persone che, nel Paese di origine o di ultima resi-
denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali
pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo
della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che compor-
tano una pressione psichica insopportabile. Occorre altresì tenere conto
dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 LAsi).
8.2. Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere vero-
simile la sua qualità di rifugiato. Per potere ammettere la verosimiglianza,
ai sensi dell'art. 7 LAsi, delle dichiarazioni determinanti rese da un richie-
dente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di convinzione
logica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibilità del con-
trario, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr. Giurisprudenza ed in-
formazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia di asilo
[GICRA] 1993 n. 21). In altri termini, le dichiarazioni devono essere atten-
dibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non
suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile), e con-
cordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o e-
lementi certi. Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza deve essere il frutto
di una valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle
singole allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il
rischio dell'approssimazione.
8.3. Le dichiarazioni decisive rese dalle ricorrenti in corso di procedura si
esauriscono in mere ed imprecise affermazioni di parte, non corroborate
dal benché minimo elemento di seria consistenza. Infatti, le insorgenti
non hanno saputo fornire indicazioni precise sui fatti adotti a sostegno dei
motivi presentati a fondamento della propria domanda di asilo.
Innanzitutto, le insorgenti non hanno reso verosimile di essere cittadine
eritree. In particolare, la ricorrente ha affermato di non parlare tigrino
(cfr. verbale 1, pag. 2 e verbale 3, pag. 7, Q 60). Orbene, è inverosimile
che non abbia alcuna conoscenza di tale lingua se entrambi i genitori,
nonché la zia materna presso cui avrebbe soggiornato nel periodo tra-
scorso in Eritrea, fossero davvero eritrei di etnia tigrina (cfr. verbale 2,
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Pagina 10
pag. 8). Peraltro, la ricorrente ha palesato scarsissime conoscenze geo-
grafiche dell'Eritrea, non riuscendo a fornire alcuna indicazione precisa in
merito al luogo in cui ha dichiarato di avere vissuto tra il 1999 ed il 2003.
Si è di fatto limitata ad informazioni del tutto generiche e la giustificazione
delle proprie carenze, ovvero le proprie condizioni psicofisiche, a causa
delle quali non avrebbe praticamente mai lasciato la casa della zia ma-
terna, non è credibile (verbale 3, pag. 6, Q 53). Per di più, l'insorgente
non ha minimamente provato le convocazioni che asserisce di avere rice-
vuto dalle autorità militari eritree. In particolare, non ha trasmesso all'UFM
le convocazioni scritte che avrebbe ricevuto nel 2002 e nel 2003, malgra-
do sia stata esplicitamente invitata dall'autorità inferiore a far pervenire ta-
li atti (cfr. verbale 2, pag. 9). In aggiunta, ha palesato numerose contrad-
dizioni su elementi essenziali del proprio racconto. A titolo di esempio, ha
dapprima dichiarato di essersi presentata presso gli uffici competenti di
G._______ (cfr. verbale 1, pag. 4). Invece, in seguito ha sostenuto di non
essersi presentata (cfr. verbale 2, pag. 5), per poi nuovamente affermare
di essersi regolarmente presentata presso tali uffici (cfr. verbale 2, pag.
9), ed infine tornare nuovamente a dichiarare di non essersi presentata
(cfr. verbale 3, pag. 9, Q 90). La ricorrente ha affermato che, in occasio-
ne della seconda convocazione, si sarebbe presentata agli uffici di reclu-
tamento di G._______, portando i documenti riguardanti il suo esonero
dal militare (cfr. verbale 2, pag. 9). Tuttavia, in un'ulteriore audizione, ha
sostenuto che la decisione di esonero le sarebbe stata comunicata uni-
camente in maniera orale, escludendo pertanto, contrariamente a quanto
dichiarato in precedenza, la presenza di documenti o dichiarazioni scritte
attestanti il proprio esonero dal servizio militare (cfr. verbale 3, pag. 9,
Q 87). In merito alla documentazione prodotta il Tribunale rileva che la fo-
tocopia della carta di identità consegnata all'UFM, in quanto copia, non
può essere considerata un documento valido giacché soggetta a manipo-
lazioni. Anche l'atto di nascita, fatto pervenire all'autorità inferiore solo
nell'aprile del 2010, non è un documento atto a provare la nazionalità, in
quanto privo di fotografia e di dubbia autenticità. Infatti, a titolo di esem-
pio, il timbro a fondo pagina risulta essere stato creato mediante stampa
a colori e non con un tampone. La dichiarazione trasmessa al Tribunale in
data 4 marzo 2011 è invece un documento di dubbia provenienza e, ad
ogni modo, non è anch'esso un atto idoneo a provare l'identità di una
persona. Visto tutto quanto sopra, questo Tribunale ritiene che le dichia-
razioni della ricorrente non soddisfino palesemente le condizioni di vero-
simiglianza previste dall'art. 7 LAsi, a tal punto che il Tribunale può rinun-
ciare ad enumerare altri elementi di inverosimiglianza presenti agli atti.
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Non da ultimo, non facendo valere la ricorrente che l'Etiopia sia lo Stato di
origine o di provenienza nonché non essendo possibile accertare quale
sia lo Stato di origine della ricorrente in questa sede (cfr. consid. 9), non
vi sono motivi per ritenere che l'intervento dell'Ambasciata di Svizzera ad
E._______ costituisca una violazione dell'art. 97 cpv. 1 LAsi, dove del re-
sto non appare avere parenti, salvo un fratello di cui ha dichiarato avere
perso le tracce.
8.4. Di conseguenza, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità
di rifugiato e concessione dell'asilo, destituito di ogni fondamento, non
merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
9.
9.1. Le ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1
e cpv. 2 ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2009/50 consid. 9, pag. 733).
9.2. In particolare, il diritto di soggiorno in base al principio dell'unità della
famiglia espresso dall'art. 8 CEDU, invocato nel ricorso, presuppone un
legame famigliare vissuto ed intatto con un membro della famiglia presen-
te in Svizzera, il quale deve essere titolare di un diritto di soggiorno certo
in Svizzera ("gefestigtes Anwesenheitsrecht"; cfr. sentenza del Tribunale
D-3484/2008 consid. 8.2 del 5 novembre 2010; sentenza del Tribunale
federale 2C_758/2007 consid. 5.1 del 10 marzo 2008). Alla protezione
giusta l'art. 8 CEDU possono appellarsi i membri del nucleo familiare, il
coniuge ed i figli minorenni.
9.3. Nella fattispecie, le ricorrenti non possono far valere un diritto di sog-
giorno in Svizzera, in base al principio dell'unità della famiglia. Infatti, il
padre di Heaven non dispone di un diritto di residenza certo ai sensi della
giurisprudenza sopra evocata, in quanto è al beneficio di un permesso F.
Essendo inadempiuta una delle condizioni cumulative poste
dall'art. 8 CEDU, non vi è ragione di analizzare se tra le ricorrenti ed il
suddetto familiare in Svizzera esista effettivamente un legame familiare
vissuto ed intatto. In siffatte circostanze, le ricorrenti non hanno alcun di-
ritto di prevalersi dell'art. 8 CEDU (cfr. 14 cpv. 1 LAsi; RASEL-
LI/HAUSAMMANN/MÖCKLI/URWYLER, Ausländische kinder sowie andere an-
gehörige, in: UEBERSAX/RUDIN/HUGI/YAR/GEISER [Hrsg.], Ausländerrecht,
2°Ed., Basilea 2009, n. 16.62).
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9.4. Visto quanto precede, la pronuncia dell'allontanamento nei confronti
delle insorgenti, non lede il principio dell'unità della famiglia espresso
all'art. 44 cpv. 1 LAsi.
10.
10.1. L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20).
Giusta tale norma l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile
(art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente
esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).
10.2. La questione del carattere possibile, ammissibile e ragionevolmente
esigibile, deve essere esaminata d'ufficio. Tuttavia, questo principio è limi-
tato dall'obbligo dell'interessato di collaborare all'accertamento dei fatti
giusta l'art. 8 cpv. 1 LAsi (cfr. sentenza del Tribunale D-3975/2007 del
15 giugno 2007, consid. 3.4; WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfah-
rens, Basilea/Francoforte sul Meno 1990, pag. 262). Si tratta di un tipico
caso di applicazione dell'art. 13 cpv. 1 lett. c PA.
10.3.
10.3.1. Come illustrato in precedenza, nel caso in esame, le dichiarazioni
della ricorrente in merito alla propria cittadinanza sono manifestamente
carenti ed inverosimili. Pertanto, l'insorgente ha violato l'obbligo di colla-
borare circa l'indicazione della propria vera cittadinanza, a lei senza dub-
bio nota, ed ha così posto le autorità nell'impossibilità di determinare con
certezza il Paese di origine, così come l'esistenza di ostacoli all'allonta-
namento. Pertanto, non è possibile rilevare un'eventuale violazione della
Convenzione del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo (CDF,
RS 0.107).
10.3.2. In considerazione di quanto indicato poc'anzi, l'esecuzione dell'al-
lontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico inter-
nazionale nonché della LAsi.
10.4.
10.4.1. Anche in relazione all'art. 83 cpv. 4 LStr, avendo violato il proprio
dovere di collaborare, dissimulando il vero Paese di origine, la ricorrente
ha reso impossibile la ricerca di pericoli concreti e suscettibili di minaccia-
re lei e le sue figlie, rispettivamente di ostacoli al reinserimento nell'effetti-
vo Paese di origine. Per quanto concerne lo stato di salute della ricorren-
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te, agli atti è presente un unico certificato medico di maggio 2009, in cui è
diagnosticata una (…) e viene esclusa la necessità di eventuali trattamen-
ti medici (cfr. Atto A18/3), di modo che il suo stato di salute non costitui-
sce un grave problema tale da giustificare un'ammissione provvisoria (cfr.
DTAF 2009/2 consid. 9.3.2, pag. 21 e relativi riferimenti), senza che da un
esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua perma-
nenza in Svizzera per motivi medici.
10.4.2. Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento nel loro Paese di origi-
ne deve essere altresì considerata come ragionevolmente esigibile
(art. 44 cpv. 2 Lasi e art. 83 cpv. 4 LAsi).
10.5. Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi e
art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, l'insorgente, usando della necessaria diligenza,
potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4
LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12, pag. 513-15). L'esecuzione dell'allon-
tanamento è dunque pure possibile.
11.
In considerazione di quanto precede, anche in materia di allontanamento
e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione
confermata.
12.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzio-
ne dal versamento dell'anticipo a copertura delle spese processuali è di-
venuta priva di oggetto.
13.
13.1. Giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, se una parte non dispone dei mezzi
necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di possibilità di
successo, l'autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell'istruzione
la dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal pagamento delle
spese processuali. Se è necessario per tutelare i diritti di tale parte, le
autorità sopraccitate designano inoltre un avvocato (art. 65 cpv. 2 PA).
Affinché ad una persona priva dei mezzi necessari sia riconosciuto il gra-
tuito patrocinio occorre, secondo l'art. 29 cpv. 3 Cost., che i suoi interessi
siano colpiti in misura importante e che il caso presenti difficoltà tali, dal
profilo fattuale e da quello giuridico, da rendere necessaria l'assistenza di
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un avvocato (cfr. DTF 130 I 180, consid. 2.2; DTF 128 I 225, consid. 2.5.2
e relativi riferimenti).
13.2. Ritenuto che le allegazioni ricorsuali erano prive di possibilità di
successo, le domande di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio
vanno respinte.
14.
Il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura semplificata
(art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un secondo giudi-
ce (art. 111 lett. e LAsi).
15.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1
e 5 PA, nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ri-
petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
(dispositivo nella pagina seguente)
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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ver-
samento delle spese processuali e di accordo del gratuito patrocinio, è
respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 600.—, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della
presente sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Pietro Angeli-Busi Gilles Fasola
Data di spedizione: