B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l
T r i b u n a l e am m in i s t r a t i vo f e d e r a l e
T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l
Corte IV
D-7755/2010
S e n t e n z a d e l 9 m a g g i o 2 0 1 2
Composizione
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),
Nina Spälti Giannakitsas, Contessina Theis,
cancelliera Zoe Cometti.
Parti
A._______, nata il (…), e la figlia
B._______, nata il (…),
Mongolia,
ricorrenti,
contro
Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.
Oggetto
Asilo ed allontanamento;
decisione dell'UFM del 4 ottobre 2010 / N […].
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Fatti:
A.
Le interessate madre e figlia, originarie della Mongolia, con ultimo domici-
lio a C._______ (cfr. verbale d'audizione del 18 gennaio 2010 [di seguito:
verbale 1], pag. 1), hanno presentato domanda d'asilo in Svizzera il
28 dicembre 2009.
Interrogata sui motivi d'asilo, la ricorrente ha dichiarato, in sostanza e per
quanto è qui di rilievo, di essere espatriata con la figlia per non subire
ulteriori violenze da parte di suo marito nonché il padre di sua figlia
(cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale d'audizione del 9 febbraio 2010 [di
seguito: verbale 2], pag. 2). L'insorgente ha affermato che a partire
dall'agosto del 2008 il marito sarebbe divenuto geloso e l'avrebbe
picchiata violentemente a più riprese in modo costante maltrattando di
tanto in tanto pure la figlia (cfr. verbale 1, pagg. 5 seg.). In data
27 novembre 2009, mentre l'interessata stava allattando la figlia, il marito
le avrebbe gettato addosso la tazza di tè bollente ustionando l'infante
(cfr. verbale 1, pag. 5). La richiedente ha pure allegato d'essersi rivolta
alla polizia e d'aver denunciato il marito per le violenze subite ma di aver
ritirato la denuncia prima d'espatriare (cfr. verbale 1, pag. 5 seg.). Ella si
sarebbe inoltre rivolta al centro nazionale contro le violenze
(cfr. verbale 1, pag. 5). Temendo per la sua vita e quella della figlia, le
ricorrenti sarebbero espatriate in data 18 dicembre 2009 e sono giunte in
Svizzera, a D._______, il 28 dicembre 2009 (cfr. verbale 1, pagg. 7 seg.).
A sostegno della sua domanda d'asilo, le interessate hanno prodotto i se-
guenti documenti:
– una copia della denuncia sporta dalla richiedente presso il centro na-
zionale contro la violenza;
– una fotografia della figlia, nella quale è riprodotta la cicatrice lasciata
da un'ustione.
B.
Con decisione del 4 ottobre 2010, notificata alle interessate il
5 ottobre 2010 (cfr. act. A 22/1), l'Ufficio federale della migrazione (di
seguito: UFM) ha respinto la succitata domanda d'asilo pronunciando
contestualmente l'allontanamento delle interessate dalla Svizzera nonché
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l'esecuzione dell'allontanamento medesimo, siccome lecita, esigibile e
possibile.
C.
In data 2 novembre 2010 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 3 novembre 2010), le richiedenti sono insorte contro detta decisione
con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-
bunale) chiedendo, in via principale, l'annullamento della decisione impu-
gnata e la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per una
nuova decisione, rispettivamente, in via sussidiaria, la concessione
dell'ammissione provvisoria nel caso in cui non gli si concedesse l'asilo.
Hanno altresì presentato, secondo il senso, istanza di concessione
dell'assistenza giudiziaria (cfr. ricorso, pag. 3) nonché d'esenzione dal
pagamento delle spese processuali.
A sostegno dell'atto ricorsuale, le insorgenti hanno prodotto i seguenti do-
cumenti:
– copia della sentenza di divorzio redatta in lingua straniera;
– copia della carta d'identità di A._______.
D.
Il Tribunale, con ordinanza del 5 novembre 2010, ha informato le ricorren-
ti della possibilità di soggiornare in Svizzera fino al termine della procedu-
ra. Ha inoltre richiesto la traduzione in una delle lingue ufficiali elvetiche
dei mezzi di prova in lingua straniera allegati al ricorso.
E.
Con scritto del 22 novembre 2010 (cfr. timbro del plico raccomandato; da-
ta d'entrata: 23 novembre 2010), le insorgenti hanno trasmesso al Tribu-
nale una copia della traduzione in lingua tedesca della sentenza di divor-
zio nonché la traduzione in lingua italiana della carta d'identità. Inoltre, al-
legato a detto scritto, la ricorrente ha trasmesso una copia del suo con-
tratto di lavoro del 12 ottobre 2010.
F.
Il Tribunale, con ordinanza del 21 settembre 2011, ha trasmesso copia
dello scritto del 22 novembre 2010 all'autorità inferiore con invito a pre-
sentare delle sue eventuali osservazioni entro il 3 ottobre 2011.
G.
Con osservazioni del 3 ottobre 2011, trasmesse alle ricorrenti per cono-
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scenza il 10 novembre 2011, l'UFM ha proposto, la reiezione del gravame
rinviando ai considerandi della sua decisione confermandoli pienamente.
H.
Le ricorrenti, con scritto del 28 novembre 2011 (timbro del plico racco-
mandato: 29 novembre 2011; data d'entrata: 30 novembre 2011) hanno
trasmesso al Tribunale il documento originale della sentenza di divorzio
nonché una copia a colori della traduzione in tedesco.
I.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi
nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.
Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-
cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla leg-
ge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la legge federale sull'asilo del 26 giugno 1998
(LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in vir-
tù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi).
L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.
Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferio-
re, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano un
interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimate ad aggravarsi
contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
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Pagina 5
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è vin-
colato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giu-
ridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti
(cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II,
3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5).
3.
3.1. La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-
sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi,
sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazio-
nalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opi-
nioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pre-
giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della
vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì
tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3
cpv. 2 2ª frase LAsi).
Secondo la teoria della protezione (Schutztheorie), vi è rilevanza dei mo-
tivi d'asilo, giusta l'art. 3 LAsi, anche in caso di persecuzioni non statali.
Conformemente alla sussidiarietà della protezione internazionale, non è
rifugiato colui il quale può ottenere in patria un'appropriata protezione
contro le persecuzioni non statali. Tale protezione può essere offerta dallo
Stato o, a determinate condizioni, da entità quasi-statali o, eventualmente
pure da organizzazioni internazionali. L'interessato può essere ragione-
volmente obbligato a chiedere la protezione del suo Paese d'origine solo
se essa è appropriata, ossia se è suscettibile d'essere ottenuta da struttu-
re di protezione interne funzionanti ed efficienti (cfr. Giurisprudenza ed in-
formazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo
[GICRA] 1996 n. 18). Inoltre, l'esistenza di un'alternativa di rifugio interno,
la quale esclude il riconoscimento della qualità di rifugiato, è data se si
può ragionevolmente e concretamente presumere che la persona perse-
guitata ottenga effettivamente protezione nel luogo di rifugio interno
(cfr. decisione di principio in vista di pubblicazione del Tribunale ammini-
strativo federale D-4935/2007 del 21 dicembre 2011, consid. 8).
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3.2. A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditto-
rie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
In altre parole, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei sum-
menzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un richieden-
te l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di convinzione lo-
gica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibilità del contra-
rio, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr. GICRA 1993 n. 21). Le di-
chiarazioni devono essere attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, preci-
se, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione (al-
trettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra lo-
ro e nemmeno con altri dati o elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla ve-
rosimiglianza dev'essere il frutto d'una valutazione complessiva, e non
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da
consentire di limitare al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il
pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di
civiltà giuridica, semplici impressioni dell'autorità giudicante (cfr. GICRA
2005 n. 21 consid. 6.1 e GICRA 1995 n. 23).
4.
4.1. Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato le allegazioni circa i
motivi d'asilo dell'interessata contraddittorie, incompatibili con
l'esperienza generale di vita o la logica dell'agire e pertanto inverosimili.
Altresì, i mezzi di prova allegati non avrebbero reso verosimili i fatti
dichiarati e sarebbero dunque inadeguati. In particolare, la richiedente si
sarebbe contraddetta circa l'inizio, la durata e la frequenza dei
maltrattamenti subiti dal coniuge. Infatti, in audizione federale, ella ha
dichiarato che i maltrattamenti fisici sarebbero cominciati il
23 agosto 2009 e che prima di allora il marito l'avrebbe comunque
maltrattata verbalmente, mentre in prima audizione ha indicato che i
pestaggi sarebbero cominciati nell'aprile 2008. L'autorità inferiore ritiene
illogico che la richiedente non abbia mai denunciato alla polizia i
maltrattamenti di suo marito sulla figlia, benché abbia invece denunciato
quanto subito personalmente. Sarebbe inoltre incomprensibile il motivo
per cui, malgrado la precedente segnalazione alle forze dell'ordine e
nonostante le fosse stato consigliato dal centro nazionale contro la
violenza, ella non abbia allertato la polizia dopo essere stata brutalmente
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picchiata il 3 dicembre 2009. Interrogata su tale aspetto, l'interessata si
sarebbe limitata a rispondere che la polizia non sarebbe intervenuta e
non avrebbe potuto proteggerla. Quo ai mezzi di prova, il certificato del
centro nazionale contro la violenza contraddirebbe le dichiarazioni
rilasciate dalla stessa. Oltremodo, la fotografia della figlia evidenzierebbe
unicamente l'ustione di cui è stata vittima, ma non proverebbe che sia
stato il padre a provocargliela. Pertanto, le dichiarazioni dell'interessata
non soddisferebbero le condizioni richieste per il riconoscimento della
verosimiglianza giusta l'art. 7 LAsi. Di conseguenza, non potendogli
essere riconosciuta la qualità di rifugiato, la loro domanda d'asilo
andrebbe respinta.
4.2. Nel ricorso, le insorgenti hanno allegato che, contrariamente a quan-
to ritenuto dall'autorità inferiore, i loro motivi d'asilo sarebbero verosimili.
Infatti, le contraddizioni rilevate dall'UFM sarebbero da attribuire all'ine-
sattezza della traduzione delle dichiarazioni della ricorrente. L'insorgente
reputa inoltre le sue azioni conformi alla logica dell'agire e all'esperienza
generale di vita. Quest'ultima ha rilevato, altresì, che l'UFM non avrebbe
preso in considerazione le sue dichiarazioni circa le incongruenze tra le
sue dichiarazioni ed il contenuto del certificato del centro nazionale contro
la violenza. Per tutti questi motivi alle ricorrenti dovrebbe essere ricono-
sciuta la qualità di rifugiato e concesso l'asilo.
4.3. Nello scritto del 22 novembre 2010 la ricorrente ha reiterato le alle-
gazioni ricorsuali aggiungendo che nella sentenza di divorzio (mezzo di
prova ricorsuale) il di lei ex marito ammetterebbe d'essere l'autore delle
violenze subite dall'insorgente. Per il che, ella sarebbe giunta in Svizzera
con l'obbiettivo di cercare protezione.
4.4. L'UFM, nelle sue osservazioni, ha indicato che l'insorgente nel gra-
vame non avrebbe saputo fornire alcuna delucidazione a sostegno dell'al-
legazione per cui la decisione sarebbe scarsamente motivata e le dichia-
razioni non sarebbero contraddittorie. L'UFM ha rilevato che la ricorrente
avrebbe confermato con la propria firma la correttezza di entrambi i ver-
bali e che in nessuna occasione sarebbe stata contestata l'esattezza del-
la traduzione. Quo ai motivi d'asilo, l'UFM ha reiterato l'inverosimiglianza
delle allegazioni. Altresì, la sentenza di divorzio avrebbe inoltre scarso va-
lore probatorio non essendo stata presentata in originale. Oltracciò, la let-
tura della traduzione di tale documento non permetterebbe di giungere a
conclusioni diverse da quelle esposte nella decisione. In tale sentenza,
infatti, sarebbero citati solo due episodi di violenza senza che ne siano
peraltro specificati i tempi e i modi. Pertanto, l'UFM ha concluso che, no-
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Pagina 8
nostante dal documento emergano due episodi di violenza domestica,
non vi sarebbe alcun elemento che permetta di collegare tali eventi ai fatti
allegati dalla ricorrente e quindi di provarne l'effettivo avvenimento, né
tantomeno di chiarire le contraddizioni rilevate nella sua decisione. Gli al-
tri mezzi di prova non sarebbero rilevanti ai fini della concessione dell'asi-
lo.
5.
Questo Tribunale osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità infe-
riore nella decisione impugnata, le dichiarazioni decisive rese dalla ricor-
rente circa i motivi d'asilo si esauriscono in contraddittorie affermazioni e
le dichiarazioni risultano incompatibili con l'esperienza generale di vita e
la logica dell'agire.
Analizzando gli episodi narrati emerge che la ricorrente ha dichiarato in
prima audizione che a partire dall'agosto 2008 il marito sarebbe divenuto
geloso e l'avrebbe picchiata. Prima d'allora vi sarebbero stati alcuni epi-
sodi sporadici di violenza fisica, avvenuti a partire dall'aprile 2008, nei
quali sarebbe stata picchiata con calci e pugni (cfr. verbale 1, pag. 5). A
partire dall'agosto 2008 sarebbe stata picchiata una volta al mese fino al
giorno del suo espatrio (cfr. verbale 1, pag. 5). Tuttavia, nel mezzo di pro-
va prodotto durante l'audizione sommaria, ovvero il certificato del centro
nazionale contro le violenze, vi è indicato che le violenze domestiche fisi-
che sarebbero incominciate nell'agosto 2009. Interrogata su tale incon-
gruenza, ella ha semplicemente risposto di non aver mai indicato il 2008
e che i fatti allegati sarebbero tutti accaduti nel 2009, per poi improvvisa-
mente aggiungere che nel 2008 vi sarebbero stati degli alterchi che
quest'ultima non considererebbe però come vere e proprie violenze
(cfr. verbale 1, pag. 6). Interrogata di nuovo in audizione federale su tale
incongruenza, ella ha confermato di non aver mai indicato il 2008 e che
durante la rilettura avrebbe fatto notare tale aspetto (cfr. verbale 2,
pag. 11). Non si può non di meno che constatare che le dichiarazioni con-
segnate a verbale e firmate fanno fede di quanto rilasciato, in modo tale
che eventuali contraddizioni possano essere ritenute tali, se non corrette,
e conformi alle dichiarazioni.
Durante l'audizione federale ella ha dunque affermato che il marito
l'avrebbe picchiata e maltrattata per la prima volta il 23 agosto 2009
(cfr. verbale 2, pag. 2). Il 23 agosto 2009, dopo essere stata picchiata,
sarebbe fuggita unitamente alla figlia da casa. Avrebbe preso un taxi ma il
marito l'avrebbe seguita con la propria auto ed avrebbe investito il taxi.
Una volta scesa dall'auto l'avrebbe presa per i capelli e avrebbe preso in
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Pagina 9
braccio la figlia e le avrebbe riportate a casa. Il taxista avrebbe poi sporto
denuncia (cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2, pagg. 3 e 6). Il
7 settembre 2009, la ricorrente avrebbe dovuto andare a testimoniare in
polizia dell'incidente, ma essendole stato intimato dal marito di non agire
nel senso, ella vi avrebbe rinunciato (cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2,
pagg. 3 e 8).
Il 21 novembre 2009, quando la ricorrente si trovava dalla madre, il marito
si sarebbe presentato a casa della suocera verso le prime ore del mattino
in stato di ebbrezza. Avrebbe colpito l'insorgente più volte al capo e le a-
vrebbe procurato una ferita all'orecchio. In seguito avrebbe chiamato la di
lui sorella per farsi venire a prendere e avrebbe lasciato la dimora con la
figlia appresso (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pagg. 3 e 7 seg.). Il
giorno seguente, il marito si sarebbe di nuovo recato dalla suocera per
prendere i vestiti della figlia e la ricorrente, per amore verso la figlia, sa-
rebbe rientrata con lui (cfr. verbale 2, pag. 3). Risulta dunque illogico, vi-
sta la brutalità delle asserite violenze, che la ricorrente non si sia rivolta
immediatamente alla polizia, se non altro per proteggere la figlia dal suo
carnefice, e tantomeno che si sia recata di nuovo a casa del marito vio-
lento.
Il lunedì 23 novembre 2009 si sarebbe infine recata alla polizia per de-
nunciare la violenza subita (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pag. 4).
Dopo la denuncia, la polizia l'avrebbe invitata a recarsi all'ospedale per
ottenere una perizia medica da parte del medico legale (cfr. verbale 1,
pag.1 e verbale 2, pagg. 8 e 11). Tale perizia sarebbe poi stata inoltrata
dal medico alla polizia (cfr. verbale 1, pag. 5). Il 25 ed il
30 novembre 2009 sarebbe stata interrogata nuovamente dalla polizia. In
tutto sarebbe stata interrogata tre volte (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2,
pagg. 4 e 8). Il 27 novembre 2009 la figlia avrebbe pure subito delle vio-
lenze, il marito avrebbe rovesciato una tazza di tè addosso alla moglie
che allattava la figlia ustionando quest'ultima procurandole una lesione di
terzo grado (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pag. 4). La ricorrente non
fornisce spiegazioni logiche sul motivo per cui non si sarebbe recata alla
polizia per denunciare anche tale atto di violenza subito dalla figlia, nono-
stante abbia dichiarato che il 30 novembre 2009, ovvero dopo la violenza
subita dalla figlia, si sarebbe già trovata in polizia.
La polizia avrebbe inoltre interrogato il marito il 2 dicembre 2009 (cfr. ver-
bale 1, pag. 5). Il marito, quando ha saputo della denuncia della moglie,
l'avrebbe minacciata di morte. Il 2 dicembre 2009 l'avrebbe chiamata due
volte al telefono intimandole di ritirare la denuncia e in caso contrario, le
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Pagina 10
avrebbe cacciate di casa (verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pag. 4). Il
2 dicembre 2009 si sarebbe recata al centro nazionale contro le violenze.
Ella ha dapprima dichiarato che si sarebbe ivi recata una seconda volta il
10 dicembre 2009 per fare una valutazione di pericolosità del marito
(cfr. verbale 1, pag. 5), mentre in seguito ha dichiarato che tale valutazio-
ne sarebbe stata fatta già la prima volta che si era recata al centro
(cfr. verbale 2, pag. 4). Peraltro, in audizione federale la ricorrente non ha
accennato d'una seconda visita al centro.
Altresì, interrogata sul motivo per cui ella non si fosse trasferita dalla ma-
dre dopo aver sporto denuncia, ella ha asserito che la madre soffrirebbe
di cuore, per il che, non avrebbe voluto compromettere la sua salute
(cfr. verbale 1, pag. 5). Ciononostante, poco dopo, ella ha indicato che il
2 dicembre 2009, allorquando il marito sarebbe venuto a conoscenza del-
la denuncia e dopo le susseguenti minacce, non sarebbe rincasata e si
sarebbe recata dalla madre per passarvi la notte da sola e lasciando la fi-
glia con il marito (cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2, pagg. 4 e 10).
Il 3 dicembre 2009, nonostante le minacce ed il timore di subire delle
violenze si sarebbe poi inspiegabilmente recata di nuovo da sola al
domicilio coniugale (cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2, pag. 4). In seguito,
il marito non le avrebbe permesso di lasciare il domicilio (cfr. verbale 1,
pag. 6). In piena contraddizione, ella ha successivamente indicato che
una volta rientrata al domicilio il 3 dicembre 2009 e dopo essere stata
picchiata, sarebbe stata cacciata da casa (cfr. verbale 1, pag. 6). In
audizione federale ha dato infine un'ultima versione dei fatti: approfittando
dello stato d'ebbrezza del marito, la ricorrente avrebbe chiamato il centro
nazionale contro le violenze chiedendo aiuto in quanto la suocera non le
avrebbe permesso di fuggire unitamente alla figlia (cfr. verbale 2, pagg. 4
e 10). Il centro le avrebbe consigliato di rivolgersi piuttosto alla polizia.
Non avendo agito nel senso e non volendo abbandonare la figlia, la
ricorrente avrebbe fatto rientro a casa (cfr. verbale 2, pag. 4). Interrogata
sul motivo per cui non avesse chiamato la polizia, la ricorrente ha risposto
che la polizia interverrebbe solo dal momento in cui assiste ad un
maltrattamento o ad una violenza, che se uno sporgesse denuncia su tali
fatti la polizia li riterrebbe come fatti privati e non interverrebbe
(cfr. verbale 2, pag. 10). Appare dunque illogico, vista la situazione, che la
ricorrente non abbia pensato a contattare la polizia, peraltro già contattata
alcuni giorni prima, per il che, la risposta a tale domanda non è atta a
giustificare tale comportamento illogico.
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La notte tra il 9 ed il 10 dicembre 2009 sarebbe infine riuscita a scappare
di casa e sarebbe andata a casa di conoscenti fino alla data dell'espatrio
(cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2, pag. 5). Prima della sua partenza ella
avrebbe inoltre ritirato la denuncia contro il marito in quanto temeva che
lui potesse importunare la di lei madre (cfr. verbale 1, pag. 6). Tale
comportamento risulta altresì illogico ed in contraddizione con la
giustificazione resa. Durante l'audizione sommaria la ricorrente ha inoltre
allegato che sarebbe ancora sposata con il coniuge ma che con l'aiuto di
un avvocato avrebbe avviato la procedura di separazione (cfr. verbale 1,
pag. 7). Infatti, nello scritto del 28 novembre 2011 a codesto Tribunale, la
ricorrente ha inoltrato l'originale della sentenza che attesterebbe inoltre
che il matrimonio è stato annullato in data 1° febbraio 2010, per il che, al
momento attuale la ricorrente non è più coniugata all'aguzzino.
Visti gli episodi narrati, il Tribunale non può escludere che la ricorrente sia
stata oggetto di violenze domestiche da parte del marito. Tuttavia il
Tribunale è comunque convinto, come evidenzia l'autorità inferiore, che la
narrazione delle angherie subite non resiste del tutto all'esame della
verosimiglianza per non essere da un lato completamente coerente e
rispondente ad ogni criterio di logica e per essere dall'altro lato
amplificata per evidenti bisogni di causa, non potendo determinati eventi
essere accaduti così come presentati dall'insorgente.
A prescindere da quanto precede, indipendentemente dalla
verosimiglianza delle dichiarazioni della ricorrente, i motivi a fondamento
della sua domanda d'asilo non risultano essere rilevanti ai sensi dell'asilo:
la ricorrente non ha dimostrato che le autorità mongole non le
accorderebbero un'appropriata protezione contro l'agire illegittimo di terzi
nei suoi confronti. Il Tribunale ritiene che alla ricorrente, la quale vanta
una buona formazione professionale e vive a (…), sarebbe stato esigibile
e possibile richiedere una protezione adeguata presso le autorità
mongole o un'organizzazione per le donne, tanto più che la stessa aveva
già i relativi contatti. Peraltro va osservato che la ricorrente è pure riuscita
nel frattempo ad ottenere il divorzio. L'agire della ricorrente descritto più
sopra dimostra che l'insorgente non si sia adoperata conseguentemente
per ottenere in Patria un'effettiva protezione.
In considerazione di tutto quanto esposto, il ricorso, sul punto di questio-
ne dell'asilo, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
6.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio federale
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Pagina 12
pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecu-
zione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 cpv. 1
LAsi).
Le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché 44 cpv. 1 LAsi come pure art. 32
dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9).
Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamen-
to, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
7.
Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della leg-
ge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) preve-
de che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile
(cpv. 2). In caso di non adempimento d'una di queste condizioni, l'Ufficio
federale dispone l'ammissione provvisoria (cfr. art. 44 cpv. 2 LAsi ed
art. 83 cpv. 1 LStr) sotto riserva dell'art. 83 cpv. 7 LStr.
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli osta-
coli all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-
crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'al-
lontanamento (WALTER STÖCKLI, Asyl, in Übersax/Rudin/Hugi/Yar/Geiser
[Hrsg.], Ausländerrecht, 2ª ed., Basilea 2009, n. 11.148, pagg. 567 seg.).
Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia d'esecuzione dell'allonta-
namento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. GICRA
1997 n. 27 consid. 4f).
7.1. Giusta l'art. 83 cpv. 3 LStr, l'esecuzione non è ammissibile se la pro-
secuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d'origine o di prove-
nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto interna-
zionale pubblico della Svizzera.
La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del di-
vieto di respingimento. Giusta l'art. 25 cpv. 3 della Costituzione federale
della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) ed i di-
sposti di diritto internazionale, possono essere ostativi all'esecuzione del
rimpatrio in particolare l'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei
diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU,
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RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). L'applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro,
l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa
essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei tratta-
menti contrari a detti articoli. Spetta all'interessato di rendere plausibile
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni (cfr. GICRA 1996 n. 18
consid. 14b lett. ee e GICRA 1995 n. 23).
La grossolana allegazione ricorsuale tendente ad indicare che in caso di
rimpatrio, le ricorrenti sarebbero esposte a trattamenti giusta l'art. 3
CEDU, non trova in casu nessun fondamento, considerato che le ricor-
renti non hanno corroborato tale allegazione con qualsivoglia elemento
atto a ritenere l'esistenza di un'eventuale violazione di detto disposto.
Nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione
dell'UFM relativa alla domanda d'asilo delle ricorrenti, queste ultime non
possono prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 LAsi),
generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico
ed espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto
dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30).
Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione
dell'allontanamento in Mongolia è ammissibile ai sensi delle norme di di-
ritto pubblico internazionale nonché della LAsi.
7.2. Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
Si tratta, dunque, d'esaminare se l'allontanamento delle insorgenti è ra-
gionevolmente esigibile, tenuto conto della situazione generale vigente
attualmente in Mongolia da un lato e dalla sua situazione personale
dall'altro.
Nella circostanza, codesto Tribunale non può ammettere che la situazio-
ne attuale prevalente in Mongolia è in sé costitutiva d'un impedimento alla
reintegrazione delle ricorrenti. È notorio che questo Paese non conosce
una situazione di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata.
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Quanto alla situazione personale delle ricorrenti, si rileva che la madre è
giovane, in buona salute, ha una licenza in (…) nonché ha lavorato come
assistente del direttore di (…) fino a poco prima dell'espatrio
(cfr. verbale 1, pag. 2). L'insorgente dispone di una rete sociale in patria,
segnatamente a C._______, dove risiede peraltro la madre
(cfr. verbale 1, pag. 3). Quo alla figlia, dal profilo dell'interesse superiore
del fanciullo (cfr. DTAF 2009/28 consid. 9.3.2), non vi sono motivi che si
oppongono all'esigibilità dell'allontanamento, ritenuto che ella è ancora in
età prescolastica e totalmente dipendente dalla figura del suo genitore.
Infine, le ricorrenti non hanno, nelle loro allegazioni ricorsuali, preteso di
soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare un'ammissione
provissoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che da un esame d'ufficio degli
atti di causa emerga la necessità di una loro permanenza in Svizzera per
motivi medici. Quo alla lieve malformazione cardiaca della figlia, come
rettamente ritenuto dall'UFM e, tra l'altro, non contestato dalle ricorrenti,
queste ultime potranno rivolgersi al centro ospedaliero pubblico
specializzato in pediatria di C._______.
Di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento delle ricorrenti deve
essere considerata ragionevolmente esigibile.
7.3. Non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, le
ricorrenti, usando della dovuta diligenza potranno procurarsi ogni
documento necessario al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34
consid. 12).
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
7.4. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l'esecuzione dell'al-
lontanamento è ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Di
conseguenza, anche circa l'esecuzione dell'allontanamento, la decisione
va confermata.
8.
Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento; l'autorità di prime
cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), per il che
il ricorso va respinto.
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9.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esenzio-
ne dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese proces-
suali è divenuta senza oggetto.
10.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali che seguono la
soccombenza sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). In casu, non essendo state le
conclusioni al momento dell'inoltro del gravame senz'altro sprovviste di
possibilità di esito favorevole e considerato che sulla base delle
circostanze del caso d'ispecie si può concludere allo stato d'indigenza
senza ulteriori accertamenti, v'è luogo di accogliere l'istanza di assistenza
giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di
giustizia.
11.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal paga-
mento delle spese processuali, è accolta. Non si prelevano spese pro-
cessuali.
3.
Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, all'UFM e all'autorità canto-
nale competente.
Il presidente del collegio: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Zoe Cometti
Data di spedizione: