CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE JEAN-PIERRE WARNER
DEL 25 GENNAIO 1977 ( 1 )
Signor presidente,
signori giudici,
La questione pregiudiziale oggetto del presente procedimento, sottoposta alla Corte dalla Cour de cassation francese, verte sull'interpretazione dell'art. 52 del regolamento n. 3 del Consiglio. Il testo italiano di tale articolo (per il regolamento n. 3 non esiste, come sapete, una versione ufficiale inglese) è del seguente tenore: ( 2 )
«Se una persona che beneficia di prestazioni in virtù della legislazione di uno Stato membro per un danno subito sul territorio di un altro Stato ha, sul territorio di questo secondo Stato, il diritto di chiedere a un terzo la riparazione del danno, gli eventuali diritti dell'istituzione debitrice nei confronti del terzo sono regolati nel modo seguente:
(a)
quando l'istituzione debitrice è surrogata, in virtù della legislazione ad essa applicabile, nei diritti che il beneficiario ha verso il terzo, ogni Stato membro riconosce tale surrogazione;
(b)
quando l'istituzione debitrice ha un diritto diretto verso il terzo, ogni Stato membro riconosce tale diritto.
L'applicazione di tali disposizioni sarà regolata con accordi bilaterali».
L'ultima frase è irrilevante per il caso di specie, in relazione al quale non esistono accordi bilaterali. È tuttavia pacifico che l'art. 52 ha efficacia diretta anche in mancanza di simili accordi (causa 31/64, Cassa di Previdenza De Sociale Voorzorg/Bertbolet, Racc. 1965, pag. 107 e causa 33/64 Betriebskrankenkasse der Heseper Torfwerk GmbH/Koster, Racc. 1965, pag. 127).
Un'altra osservazione di carattere generale formulata dalla Corte circa l'art. 52 è che i diritti attribuiti da tale articolo agli enti previdenziali nazionali costituiscono la logica ed equa contropartita dell'estensione degli obblighi di detti enti all'intero territorio della Comunità, estensione disposta dal regolamento n. 3 (sentenza Bertholet, Racc. 1965, pag. 107; la sentenza Koster, Racc. 1965, pag. 127 e la sentenza nella causa 44/65 Hessische Knappschaft/Singer e figli, Racc. 1965, pag. 951, e più precisamente alla pag. 960).
Il presente procedimento sorge da un incidente avvenuto a Mulhouse il 19 agosto 1968: il defunto sig. Töpfer, che era in bicicletta, fu travolto da un ciclomotore guidato dal sig. Weber. Il Töpfer, che aveva riportato nell'incidente la frattura del cranio, morì l'11 settembre 1968.
Non vi sono dubbi sulla responsabilità dell'incidente, visto che il Tribunal de grande instance di Mulhouse con sentenza 25 giugno 1971 (contro la quale non fu interposto appello) ne ritenne pienamente responsabile il sig. Weber.
Il sig. Töpfer era un cittadino tedesco, sposato con una francese. All'epoca dell'incidente egli viveva e lavorava a Mulhouse, e vi era assicurato ai fini della previdenza sociale. Egli aveva tuttavia lavorato in precedenza — e per quasi tutta la sua carriera lavorativa — nella Repubblica federale di Germania, dove era stato affiliato alla Landesversicherungsanstalt Rheinland-Pfalz (in prosieguo LVA) cui — secondo quanto risulta — aveva continuato a versare contributi volontari anche dopo aver lasciato la Germania.
Il sig. Töpfer, nato il 21 marzo 1906, morì all'età di 62 anni. Egli avrebbe raggiunto l'età pensionabile di 65 anni il 21 marzo 1971.
Dopo il decesso del marito, la vedova (in prosieguo: la sig.ra Töpfer) ricevette prestazioni sia dagli enti previdenziali francesi, sia dalla LVA. Per quanto concerne i primi, la Caisse primaire d'assurance maladie di Mulhouse le corrispose un'indennità di spese funerarie pari a 2889,33 FF, mentre le Caisse régionale d'assurance vieillesse di Strasburgo le accordò una pensione mensile di 44,80 FF calcolata, sulla base dell'art. 351 del Code de la sécurité sociale francese, in ragione del 50 % della pensione di vecchiaia cui il sig. Töpfer avrebbe avuto diritto in Francia se avesse raggiunto l'età pensionabile di 65 anni. La LVA, invece, le concesse una pensione mensile corrispondente a 349,65 FF calcolata, a norma della legge tedesca, in ragione del 60 % della pensione di vecchiaia che sarebbe spettata al sig. Töpfer se fosse sopravvissuto fino al pensionamento.
Prima del decesso del sig. Töpfer, la moglie, che soffriva d'una malattia polmonare, aveva goduto d'una prestazione di malattia di 516 FF al mese. Tale prestazione cessò, tuttavia, il 17 giugno 1969, quando la sig.ra Töpfer fu dichiarata “invalida del lavoro”. A prima vista, ciò avrebbe dovuto consentirle di fruire, da allora in poi, d'una pensione di invalidità, ma la legge francese non consente di beneficiare contemporaneamente d'una pensione d'invalidità e d'una pensione vedovile. Poiché la somma delle sue due pensioni vedovili (francese e tedesca) superava l'importo della pensione d'invalidità, la sig.ra Töpfer dovette rinunciare a quest'ultima.
Il 21 maggio 1970 la sig.ra Töpfer proponeva dinanzi al Tribunal de grande instance di Mulhouse un'azione di risarcimento danni contro il sig. Weber ed il suo assicuratore, cioè la Compagnia “Le Phénix” I.A.R.D., SA. (in prosieguo: i convenuti).
Per capire il problema che la Cour de cassation è stata chiamata a risolvere è — a mio parere — necessario esaminare dettagliatamente il modo in cui la sig.ra Töpfer ha formulato le sue pretese ed il modo in cui il Tribunal de grande instance e più tardi la Cour d'appel di Colmar si sono pronunciati su tali pretese.
Nell'atto di citazione la sig.ra Töpfer chiedeva un risarcimento danni sotto quattro diverse voci.
In primo luogo, essa chiedeva un risarcimento di 30000 FF per i “danni morali”, fra cui, in particolare, il collasso nervoso che l'aveva colpita alla morte del marito.
Seguivano 30507,43 FF di “danni materiali”.
Nel calcolare tale somma essa aveva applicato una presunzione — riconosciuta, a quanto sembra, dalla giurisprudenza francese — in base alla quale, nella convivenza di due coniugi, si presume che ciascuno di essi conservi per sé un terzo delle sue entrate e devolva gli altri due terzi alle necessità familiari. Sulla base di tale presunzione, la sig.ra Töpfer aveva calcolato che il marito, guadagnando 860 FF al mese, avesse tenuto per sé un terzo, (286,60 FF), e contribuito al bilancio familiare con gli altri due terzi del suo reddito (573,40 FF). Da parte sua, essa aveva tenuto per sé un terzo della sua prestazione di malattia (1/3 di 516 FF = 172 FF) e contribuito alle necessità familiari con la somma restante (344 FF). Il bilancio familiare ammontava pertanto a 917,40 FF mensili (573,40 + 344). Partendo da questo importo essa aveva poi stabilito che le sue risorse prima della morte del marito ammontavano a 172 FF più metà del bilancio familiare calcolato in 917,40 FF, cioè 458,70 FF, per un totale di 630,70 FF al mese.
Dopo il decesso del marito le sue risorse s'erano ridotte alla somma delle due pensione vedovili (francese e tedesca) per un totale di 394,45 FF al mese.
Il danno finanziario causatole dalla perdita del marito era dunque di 630,70 meno 394,45 FF al mese, cioè di 236,25 FF il mese e di 2835 FF l'anno. A questa cifra essa aveva poi applicato un coefficiente attuariale detto “prezzo del franco pensionistico”, che per un uomo di 62 anni era pari a 10,761, raggiungendo così la cifra di 30507,43 FF.
In udienza, sia il patrono della LVA sia il rappresentante della Commissione ci hanno detto che, secondo loro, la sig.ra Töpfer ha calcolato erroneamente l'ammontare dei “danni materiali”. A loro avviso, essa non avrebbe dovuto portare in diminuzione del pregiudizio subito l'importo delle pensioni vedovili: in tal caso, il problema non sarebbe sorto o perlomeno non sarebbe sorto in forma così acuta. Se ho ben capito, essi hanno affermato che, in diritto francese, l'ammontare totale dei danni “di diritto comune” da pagarsi dai convenuti andava determinato senza tener conto delle prestazioni di previdenza sociale spettanti alla sig.ra Töpfer, ma che, una volta determinato, esso andava ripartito fra la sig.ra Töpfer e gli enti previdenziali.
Si tratta, signori, d'un problema di diritto francese, sul quale la Corte non è chiamata a pronunziarsi, per cui anch'io m'asterrò dell'esporre il mio parere. Mi limiterò ad osservare che il Doublet (Sécurité sociale, 5a Ed., 1972, pag. 258) afferma quanto segue:
“Il danneggiato ha diritto a ricevere dal terzo soltanto la differenza fra la somma erogata dagli enti previdenziali ed il risarcimento cui i giudici ordinari o eventualmente i giudici amministrativi hanno condannato il terzo responsabile (Conseil d'État, 23 novembre 1966, CPSS des Bouches-du-Rhône; Tribunal de grande instance di Verdun, 7 marzo 1969, D. 69, pag. 123). Quanto all'ente previdenziale, esso può pretendere dal terzo il rimborso delle prestazioni di natura indennitaria versate al danneggiato o ai suoi aventi causa (Conseil d'État, CPSSRP, 17 novembre 1965; Conseil d'État, 20 maggio 1966, Bérenger). Ma la portata dei diritti di quest'organismo solleva questioni delicate che hanno dato origine a numerose controversie (poiché i responsabili e le vittime degli incidenti sono in genere assicurati, le compagnie d'assicurazione hanno ovviamente cercato di limitare l'importo dei rimborsi richiesti dagli enti previdenziali)”.
Così può darsi che la sig.ra Töpfer abbia fatto bene a formulare la sua pretesa nel modo in cui l'ha formulata, lasciando agli enti previdenziali interessati la cura di far valere essi stessi, come meglio credessero, le loro pretese nei confronti dei convenuti.
La terza e la quarta voce riguardano in sostanza diverse spese funerarie per un totale di 4479,12 FF. Da questa somma vanno dedotti 2889,33 FF versati come indennità di spese funerarie dalla Caisse primaire d'assurance Maladie.
Nel procedimento così instaurato dalla sig.ra Töpfer interveniva la LVA che, in base al combinato disposto del § 1542 (1) della Reichsversicherungsordnung (in prosieguo: RVO) e dell'art. 52 del regolamento n. 3, reclamava dai convenuti il rimborso della pensione vedovile erogata alla sig.ra Töpfer. L'importo reclamato dalla LVA era pari a 34386,40 DM, di cui 6331 DM rappresentavano la somma effettivamente versata alla sig.ra Töpfer fino al 30 settembre 1970 e 28055,40 DM costituivano la capitalizzazione della pensione dovuta per l'avvenire.
Il § 1542 (1) della RVO dispone, nella parte che qui ci interessa, che ove le persone sottoposte a tale legislazione o i loro aventi causa possano, in base ad altre legislazioni, chiedere il risarcimento del danno subito a causa di malattia, ferimento, invalidità o morte della persona che manteneva la famiglia, la loro pretesa passa (geht über) agli enti previdenziali nella misura in cui tali enti hanno corrisposto alle persone sopra menzionate prestazioni contemplate dalla RVO.
Come ricorderete, in udienza s'è discusso se detta norma attribuisca all'ente previdenziale interessato una surrogazione (lett. a, dell'art. 52) oppure un diritto immediato nei confronti del responsabile (lett. b, dello stesso articolo). La LVA, i convenuti nella causa principale e la Commissione hanno concordemente sostenuto che si tratta di surrogazione e non già di un diritto immediato. Tale punto di vista sembra accettato anche nelle osservazioni scritte depositate per conto della sig.ra Töpfer. Ciò che mi sembra più importante è però la circostanza che anche la questione sottoposta alla Corte dalla Cour de cassation parte dalla premessa che si tratti di surrogazione. Ritengo quindi che, almeno per quanto riguarda il presente procedimento, si debba accettare questo punto di vista.
Il Tribunal de grande instance di Mulhouse pronunciava la sua sentenza definitiva il 3 marzo 1972. Esso riconosceva alla sig.ra Töpfer 20000 FF a titolo di “danni morali”, accettava, a quanto sembra, il calcolo dei “danni materiali”, limitandosi ad arrotondare per difetto la somma a 30000 FF, e le accordava la somma da essa richiesta a rimborso delle spese funerarie. In totale, una volta detratta la provvisionale di 10000 FF già concessa in precedenza, veniva riconosciuto alla sig.ra Töpfer un credito di 41589,79 FF nei confronti dei convenuti. La pretesa della LVA veniva invece respinta nella sua totalità. Le pensioni vedovili — argomentava il tribunale — erano pensioni di vecchiaia e non avevano carattere compensativo (caractère indemnitaire) per cui gli enti previdenziali che ne erano debitori non potevano ripeterle dal terzo responsabile, né prelevarle dal risarcimento che il terzo doveva al danneggiato o ai suoi aventi causa. Il motivo addotto per escludere questa seconda possibilità è alquanto sconcertante. Invece di affermare — come sarebbe stato logico — che la pretesa andava respinta in quanto delle pensioni s'era già tenuto conto nel computo dei danni, la sentenza dichiarava infatti che decidere altrimenti avrebbe significato concedere agli enti previdenziali la facoltà di sottrarre al danneggiato — o ai suoi aventi causa — ciò che egli aveva già pagato con i contributi versati durante la sua attività lavorativa e che gli sarebbe spettato, in misura ancora maggiore, se fosse sopravvissuto.
In ogni caso, la LVA impugnava la sentenza dinanzi alla Cour d'appel di Colmar, sostenendo che, in base all'art. 52 del regolamento n. 3, la natura e la portata della sua azione surrogatoria risultavano disciplinate dalla legge tedesca. A norma della legislazione tedesca — argomentava l'appellante — il responsabile d'un incidente era tenuto a rimborsare il danneggiato od i suoi aventi causa indipendentemente dai loro diritti a prestazioni previdenziali, ma ciò non significava affatto che fosse in tal modo riconosciuto il diritto ad un doppio risarcimento giacché — in un caso come quello di specie — l'ente previdenziale subentrava nei diritti della vedova con riferimento alla pensione, che costituiva una compensazione per la perdita del diritto ad essere mantenuta dal marito. Era perciò irrilevante che l'ente previdenziale avesse esso stesso subito un pregiudizio a causa dell'incidente ovvero ne avesse ricavato un beneficio in quanto, invece di dover pagare al danneggiato una pensione di vecchiaia, doveva solo erogare alla vedova una pensione ridotta.
In grado d'appello, la LVA formulava in maniera diversa la sua pretesa, che ad ogni modo restava sempre diretta solo contro i convenuti. Essa reclamava ora la somma di 15339,10 DM pari al totale delle rate di pensione pagate alla sig.ra Töpfer fino al 1o luglio 1973 e chideva che le rate future venissero rimborsate dai convenuti se e quando fossero divenute esigibili.
La sig.ra Töpfer faceva valere che l'importo di 41589,79 FF riconosciutole dal Tribunal de grande instance non rappresentava la totalità dei danni che essa avrebbe potuto pretendere “in diritto comune”, ma solo i danni accertati una volta detratta la pensione corrispostale dalla LVA, danni che non potevano quindi essere oggetto d'una azione surrogatoria da parte della LVA. Essa produceva in giudizio un calcolo alternativo dal quale risultava che il totale dei danni “in diritto comune” sarebbe stato pari a 77248,22 FF. Essa faceva pure riferimento alla nuova legge francese 27 dicembre 1973, n. 1200, che aveva introdotto nel Code de la sécurité sociale un nuovo articolo L 397 il quale dispone, per quanto qui ci interessa, che, in caso di infortunio mortale d'un assicurato, la parte di risarcimento riconosciuta ai suoi aventi causa a titolo di “danni morali” rimanga loro, con esclusione di qualsiasi pretesa degli enti previdenziali. La LVA obiettava che detta legge francese era irrilevante dal momento che la portata dell'azione surrogatoria era disciplinata dalla legislazione tedesca. Per ragioni di completezza, credo di dover aggiungere che la legge francese di cui s'è detto ha introdotto nel Code de la sécurité sociale anche un nuovo articolo L 398 che sottrae del pari alle pretese degli enti previdenziali gli “sborsi” (déboursés), fra cui includerei le spese funerarie per le quali la sig.ra Töpfer ha ottenuto la condanna dei convenuti.
Dinanzi alla Cour d'appel i convenuti osservavano che la sentenza del Tribunal de grande instance aveva ormai valore di “res judicata” per quanto riguardava l'ammontare totale del loro debito e che, sotto questo aspetto, la LVA non poteva più attaccarla in appello. La Cour d'appel non prestava alcun ascolto a tale argomento. Per il resto i convenuti badavano soprattutto a difendere la motivazione del Tribunal de grande instance ed a contestare l'interpretazione della legge tedesca avanzata dalla LVA.
La Cour d'appel emetteva la sua sentenza definitiva il 21 giugno 1974.
In tale sentenza, dopo aver esposto gli argomenti svolti dalle parti, la Cour d'appel osservava innanzitutto che esse erano concordi nel ritenere che l'art. 52 del regolamento n. 3, — come afffermato dalla Corte nella già citata causa della Hessische Knappschaft — non modificava in alcun modo le condizioni d'origine o i limiti della responsabilità extracontrattuale. Dette condizioni rimanevano soggette alla sola legge nazionale, vale a dire, nel caso di specie, alla legislazione della Francia, paese in cui s'era verificato l'evento dannoso. L'art. 52 si limitava a sostituire al beneficiario, per ogni pretesa che questi potesse far valere nei confronti del terzo responsabile, l'ente previdenziale interessato, in altre parole a sostituire un nuovo creditore al vecchio creditore. Sotto questo aspetto le parti e la Cour d'appel avevano, a mio parere, completamente ragione. Esse avrebbero potuto citare anche la causa 78/72 L'Étoile-Syndicat Général/De Waal (Racc. 1973, pag. 499), in cui la Corte aveva affermato che la stessa cosa vale per la lettera b) dell'art. 52. In base alla giurisprudenza della Corte, quale risulta dalle sentenze emesse nella causa della Hessische Knappschaft e nella causa L'Étoile-Syndicat Général, l'ammontare del risarcimento concesso dalla legge dello Stato in cui s'è verificato l'evento dannoso — lex loci delicti — costituisce a norma dell'art. 52 il limite massimo spettante vuoi alla vittima od ai suoi aventi causa vuoi all'ente previdenziale interessato nei confronti del responsabile. Che debba essere così mi sembra invero risultare chiaramente dal testo dello stesso art. 52.
La Cour d'appel proseguiva affermando che la LVA avrebbe potuto essere surrogata nei diritti della sig.ra Töpfer solo per quanto concerneva le rate di pensione versate nel periodo compreso fra l'11 settembre 1968, data del decesso del marito, ed il 21 marzo 1971, data in cui quest'ultimo avrebbe raggiunto i 65 anni d'età, dal momento che, se il sig. Töpfer avesse raggiunto i 65 anni d'età, avrebbe avuto diritto a percepire, in forza della legislazione tedesca, una pensione di vecchiaia. Quindi, secondo la Cour d'appel, a partire da quest'ultima data l'obbligazione della LVA non sarebbe più stata una conseguenza dell'incidente. Solo le prestazioni dovute alla sig.ra Töpfer prima di tale data avrebbero avuto “carattere di indennizzo”. Esse ammontavano a 7765,09 DM pari a circa 13646 FF.
Ciò premesso, la Cour d'appel decideva di aumentare da 30000 a 40000 FF il risarcimento accordato alla sig.ra Töpfer a titolo di “danni materiali”.
In definitiva, la Cour d'appel riduceva l'ammontare totale del risarcimento, che i convenuti avrebbero dovuto versare alla sig.ra Töpfer, di 3646 FF, portandolo da 41589,79 FF a 37943,79 FF, ed ordinava ai convenuti di versare alla LVA il controvalore in franchi francesi alla data del pagamento di 7765,09 DM.
La LVA proponeva ricorso per cassazione, argomentando, in sostanza, che l'art. 52 del regolamento n. 3 le dava il diritto di esercitare l'azione surrogatoria in conformità alla legislazione tedesca, legislazione in forza della quale essa poteva pretendere il completo rimborso della pensione dovuta alla sig.ra Töpfer.
La Cour de cassation ha sottoposto alla Corte di giustizia una questione pregiudiziale vertente sull'interpretazione dell'art. 52. Con la predetta questione si chiede, in particolare, “se l'azione surrogatoria eventualmente attribuita, in forza di detta disposizione, all'ente previdenziale di uno Stato membro, in occasione di un infortunio subito da uno dei suoi iscritti nel territorio di un altro Stato membro, sia disciplinata — per quanto riguarda i suoi limiti e la ripartizione fra l'ente e l'iscritto, o i suoi aventi causa, dell'indennità posta a carico del responsabile dell'infortunio — dalle leggi dello Stato da cui dipende detto ente”.
Come ricorderete l'art. 52, lett. a), comincia con le parole “quando l'istituzione debitrice è surrogata, in virtù della legislazione ad essa applicabile, nei diritti ecc. …”. È perciò chiaro che per accertare l'esistenza d'un diritto di surrogazione quale quello contemplato dall'art. 52 occorre prendere in esame la legislazione cui è sottoposto l'ente previdenziale. In tal senso, invero, s'è pronunziata la Corte allorché, nella causa 27/69, “Entr'aide médicale”/Assurances générales (Racc. 1969, pag. 405) ha affermato che l'art. 52 vuol far riconoscere da ciascuno Stato membro qualsiasi azione attribuita ( 3 ) dagli altri all'ente debitore. Ne desumo pertanto che anche la portata dell'azione va determinata con riferimento alla stessa legislazione. È difficile immaginare una situazione in cui l'esistenza d'un diritto vada accertata sulla base d'un determinato ordinamento giuridico e la sua portata sulla base d'un altro.
Trovo una conferma alla mia opinione in ciò che l'avvocato generale Gand disse nella causa della Hessische Knappschaft. Cito testualmente (Racc. 1965, pag. 969): “… qual è la portata dell'art. 52? Esso non modifica le precedenti leggi nazionali, ma ne coordina l'applicazione. Esso impone agli Stati membri di riconoscere oltre alle surrogazioni di diritto proprio, anche quelle ammesse dalle leggi degli altri Stati membri, e solo nei limiti posti da dette leggi”. Nella causa “Entr'aide médicale” Racc. 1969, pagg. 416-417) lo stesso avvocato generale si espresse come segue: “In primo luogo, il giudice dinanzi al quale è stata proposta l'azione del danneggiato contro il terzo, a norma dell'art. 52 deve ammettere la surrogazione legale o l'azione diretta dell'ente debitore, qualora l'una o l'altra siano previste dalla legislazione da applicarsi all'ente. Solo questa legislazione può quindi stabilire il significato di queste due nozioni e ad essa il giudice deve richiamarsi per determinarne la portata e il contenuto precisi…”.
Accogliendo l'opinione contraria si dovrebbe negare applicazione all'art. 52 quando la legge dello Stato membro in cui s'è verificato l'evento dannoso non conceda la surrogazione od altre azioni ai propri enti previdenziali. È questo il caso del Regno Unito: anche se l'art. 52 non è mai stato applicato nel Regno Unito, vi è applicato l'articolo che lo ha sostituito, cioè l'art. 93 del regolamento n. 1408/71. Supponiamo che l'infortunio in questione, anziché in Francia nel 1968, si fosse verificato in Inghilterra nel 1973: se la portata dei diritti attribuiti alla LVA dal § 1542 (1) della RVO andasse accertata in base alle leggi inglesi, si dovrebbe riconoscere l'inesistenza di tali diritti.
Ritengo quindi che le norme francesi relative alla portata delle azioni spettanti agli enti previdenziali francesi (artt. L 397 ed L 398 del Code de la sécurité sociale) e la regola secondo cui tali enti possono vedersi rimborsate soltanto le prestazioni “aventi natura di indennizzo” non possano applicarsi al caso in questione, perlomeno quando si tratti di determinare la portata dei diritti della LVA in quanto tali.
Con ciò non credo tuttavia d'aver esaurito il problema. Caratteristica essenziale della surrogazione è che essa può aver luogo solo quando la responsabilità di chi la richiede concerne lo stesso danno per il cui risarcimento può agire la persona cui egli intende essere surrogato. Un assicuratore, quindi, non può chiedere di venir surrogato all'assicurato in un'azione concernente un danno diverso da quello contemplato nella polizza — anche se i due danni derivano dallo stesso evento. Tale principio è enunciato dalle prime parole dell'art. 52: “Se una persona che beneficia di prestazioni in virtù della legislazione di uno Stato membro per un danno subito sul territorio di un altro Stato ha, sul territorio di questo secondo Stato, il diritto di chiedere a un terzo la riparazione del danno …”. È dunque chiaro che per l'applicazione dell'art. 52 il “danno” in ragione del quale il beneficiario percepisce una prestazione di previdenza sociale nel primo Stato membro deve essere lo stesso per cui, nel secondo Stato, egli ha un'azione nei confronti del “terzo”.
Gli argomenti svolti dalla LVA dinanzi alla Corte partivano — a quanto ho capito — dalla premessa che il “danno” in questione fosse la morte del sig. Töpfer. Secondo me tale opinione è errata o, perlomeno, troppo semplicistica. La morte del sig. Töpfer, pur rappresentando ovviamente, nel linguaggio comune, una “perdita” per la sig.ra Töpfer, ha costituito, dal punto di vista giuridico, soltanto l'evento che le ha causato diverse perdite (o danni) sotto vari aspetti. Tali danni possono essere descritti in linguaggio extragiuridico e si parlerà allora di grave dolore per la morte del marito, tale da causare addirittura un collasso nervoso, di perdita del sostegno finanziario offerto dal marito e di spese per i funerali, oppure venire espressi in linguaggio giuridico e si parlerà allora, secondo la terminologia giuridica francese, di “préjudice moral”, di “préjudice matériel” e di “frais et débours” o “déboursés”. In altri sistemi giuridici possiamo trovarci di fronte ad una diversa descrizione, una diversa classificazione ed un diverso risarcimento.
Il punto cruciale sta nel fatto che l'art. 52, mentre lascia — almeno secondo me e per le ragioni che ho esposto — alla legislazione dello Stato membro cui appartiene l'ente previdenziale il compito di definire la natura e la portata della sua (eventuale) azione surrogatoria, attribuisce alla legislazione dello Stato membro in cui s'è prodotto l'evento dannoso l'indicazione dei danni che il terzo responsabile deve risarcire. Tale legislazione deve perciò indicare i tipi di danni risarcibili e la misura in cui può esserne chiesto il risarcimento. L'art. 52 si applica solo se e nella misura in cui, in base a tale legislazione, si può reclamare una somma per lo stesso danno — chiamalo “loss” o “damage” in inglese, “préjudice” o “dommage” in francese — per cui è dovuta la prestazione di previdenza sociale.
Permettetemi di illustrare il mio pensiero con riferimento al caso di specie, anche se, ciò facendo, darò l'impressione d'avvicinarmi pericolosamente al problema dell'applicazione del diritto comunitario (quale io lo concepisco) a tali fatti, problema la cui soluzione è ovviamente riservata ai giudici francesi.
Come ho già detto, la LVA ha — a quanto risulta — sostenuto dinanzi alla Cour d'appel di Colmar che, a norma delle leggi tedesche, la pensione concessa ad una vedova ha natura di indennizzo per il venir meno dell'obbligo di mantenimento gravante sul marito. Ciò appare ragionevole. Consentitemi di supporre che tale opinione sia esatta, anche se ovviamente toccherà ai giudici francesi accertare definitivamente se lo è.
Supponiamo inoltre che i risarcimenti dovuti alla sig.ra Töpfer dai convenuti a norma delle leggi francesi siano quelli che risultano dalle sentenze del Tribunal de grande instance di Mulhouse e della Cour d'appel di Colmar.
Ciò premesso, appare chiaro che il danno per cui la sig.ra Töpfer percepisce una pensione dalla LVA non è lo stesso per cui essa ha ottenuto dai giudici francesi il risarcimento dei “danni morali” né lo stesso per cui essa ha ottenuto il rimborso delle spese funerarie. Di conseguenza, la LVA non può vantare alcuna pretesa su tali risarcimenti. Rimangono i “danni materiali”, per i quali ritengo che la risposta dipenda di nuovo dall'atteggiamento della legge francese.
Sembrano esserci in proposito tre possibilità.
La prima è che in base alla legge francese, i convenuti siano responsabili solo nei confronti della sig.ra Töpfer e limitatamente alla parte di danno non risarcita dagli enti previdenziali francesi o tedeschi. In tal caso, la LVA non potrebbe far nulla in quanto la parte di danno risarcita alla sig.ra Töpfer dai convenuti costituirebbe soltanto il danno non compensato dalle pensioni vedovili.
La seconda è che, a norma della legislazione francese, i convenuti siano responsabili nei confronti della sig.ra Töpfer per la perdita del sostegno finanziario fornitole dal marito, senza che si tenga conto delle pensioni versatele dagli enti previdenziali francesi o tedeschi. In tal caso la LVA potrebbe, a norma dell'art. 52, rifarsi sulle somme che i convenuti devono versare alla sig.ra Töpfer a titolo di risarcimento dei “danni materiali”.
La terza è che la legislazione francese ritenga i convenuti da una parte responsabili nei confronti della sig.ra Töpfer per i danni non risarciti dagli enti previdenziali e dall'altra parte direttamente responsabili nei confronti degli enti debitori. In tal caso il problema sarebbe particolarmente difficile da risolvere, in quanto non è contemplato dalla lettera dell'art. 52. Ci si troverebbe infatti di fronte al caso in cui, per usare le espressioni dell'art. 52, la legislazione dello Stato membro cui appartiene l'ente previdenziale attribuisce a quest'ultimo un'azione surrogatoria, mentre la legislazione dello Stato membro in cui s'è prodotto l'evento dannoso attribuisce agli enti previdenziali un diritto immediato nei confronti del responsabile. Da parte mia ritengo che, in una simile ipotesi, l'art. 52 possa unicamente venire interpretato nel senso che l'ente previdenziale del primo Stato membro è “surrogato” — in un'accezione piuttosto speciale ed ampia del termine — nei diritti che avrebbe un ente previdenziale del secondo Stato membro, cosicché, nel caso di specie, la LVA potrebbe esercitare nei confronti dei convenuti le azioni spettanti ad un ente previdenziale francese posto nella sua situazione, e solo quelle. Ciò significa — me ne rendo conto — far entrare dalla porta di servicio quelle norme francesi che — a mio parere — non potrebbero entrare dalla porta principale. Ma, considerati il testo e la struttura dell'art. 52, non vedo come si potrebbe evitare tale risultato.
In definitiva, propongo per la questione sottopostavi dalla Cour de cassation la seguente soluzione:
La natura e la portata dell'azione surrogatoria eventualmente concessa ad un ente previdenziale in uno Stato membro a norma dell'art. 52 del regolamento n. 3 vanno accertate con riferimento alla legislazione dello Stato membro cui tale ente appartiene, ma tale azione può essere esperita solo nei limiti del risarcimento dovuto, in base alla legge dello Stato membro in cui s'è verificato l'infortunio, dalla persona che ne è responsabile, quando tale risarcimento riguardi lo stesso danno per cui sono dovute la prestazioni di previdenza sociale.
( 1 ) Traduzione dall'inglese.
( 2 ) N.d.T. L'avvocato generale cita il testo francese, ma di tale articolo esiste ovviamente anche la versione ufficiale italiana che è stata qui riprodotta.
( 3 ) Il testo inglese della sentenza (Racc. 1969, versione inglese, pagg. 411 e 413) reca “pursued” invece di “Created”. Si tratta di un'errata traduzione del termine francese “institué” risultante dalla versione francese, che va considerata come versione autentica dal momento che il francese era la lingua processuale nella suddetta causa. Per una diversa traduzione cfr. Racc. 1973, versione inglese, pag. 507.
Full & Egal Universal Law Academy