CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE JEAN-PIERRE WARNER
DEL 18 MAGGIO 1977 ( 1 )
Signor presidente,
signori giudici,
Il presente procedimento trae origine da una domanda di pronunzia pregiudiziale sottopostavi dal Raad van Beroep di Amsterdam. L'attrice nella causa principale è la signora Blottner, la quale cerca in sostanza di far riconoscere per via giudiziaria il suo diritto a beneficiare, in base alla normativa comunitaria, d'una pensione olandese d'invalidità che evidentemente non le spetterebbe a norma della sola legislazione dei Paesi Bassi. Il convenuto è l'ente previdenziale olandese che sarebbe tenuto a corrisponderle la pensione ove fosse accertato ch'essa vi ha diritto; si tratta, per la precisione, della Nieuwe Algemene Bedrijfsvereniging (Nuova associazione generale del commercio).
La signora Blottner, cittadina tedesca, nata nel 1910 a Dresda, ha abitato e lavorato nei Paesi Bassi dal 1928 al 1940 e, successivamente, in Germania dal 1940 al 1946. A decorrere da quest'ultima data essa non ha più svolto alcuna attività lavorativa subordinata. Nel 1973 essa ha subito un infortunio che l'ha resa inabile al lavoro. La sua attuale località di residenza è Berlino Ovest.
In seguito all'infortunio di cui s'è detto la signora Blottner si rivolse al convenuto per ottenere la pensione olandese d'invalidità ed all'ente tedesco competente (nel caso di specie, la Bundesversicherungsanstalt für Angestellte, con sede in Berlino) per ottenere l'analoga pensione tedesca.
Durante il periodo in cui l'interessata aveva lavorato nei Paesi Bassi, vigeva colà, per quanto riguardava l'assicurazione obbligatoria contro l'invalidità, la «Invaliditeitswert» (o IW) del 5 giugno 1913. Tale legge è definita, nella terminologia comunitaria, come una legge di «tipo B», cioè una legge che fa dipendere l'importo delle prestazioni dalla durata dei periodi assicurativi. Con effetto dal 1o luglio 1967 la IW è stata sostituita dalla «Wet op de arbeidsongeschiktheidsverzekering» del 18 febbraio 1966 (o WAO) che è, viceversa, una legge di «tipo A», in quanto non ricollega l'ammontare delle prestazioni alla durata dei periodi assicurativi. La WAO infatti non esige una certa durata dell'assicurazione obbligatoria neppure per l'acquisto del diritto a prestazione, contentandosi di porre la sola condizione che il lavoratore interessato sia soggetto al regime da essa instaurato nel momento in cui si verifica l'evento dannoso.
La legislazione tedesca in materia, l'«Angestelltenversicherungsgesetz», è di tipo B. Tutto ciò rileva per il caso in questione nel modo che ora illustreremo.
Come ricorderete, il titolo III del regolamento (CEE) del Consiglio n. 1408/71 distingue, al capitolo 2, relativo alle prestazioni di invalidità e comprendente gli artt. 37-43 del regolamento, due situazioni: quella del lavoratore che è stato soggetto unicamente a regimi previdenziali di tipo A e quella del lavoratore che è stato soggetto, vuoi unicamente a regimi di tipo B, vuoi a regimi di entrambi i tipi.
La descrizione delle legislazioni di tipo A è fornita dall'art. 37, n. 1, mentre l'art. 37, n. 2, rimanda, per l'elenco delle legislazioni del suddetto tipo in vigore nel territorio di ciascuno degli Stati membri, all'allegato III. L'elenco comprende anche la WAO. I diritti dei lavoratori che sono stati soggetti unicamente a regimi di tipo A sono disciplinati dagli artt. 38 e 39. Ma di questo settore ho già detto abbastanza.
I diritti dei lavoratori appartenenti alla seconda delle categorie considerate sono disciplinati dall'art. 40. Per quanto ci interessa in questa sede, esso rende applicabili «per analogia» le disposizioni del capitolo 3 relative alle pensioni di vecchiaia e superstiti. Nel capitolo 3 rientrano gli artt. 44-51 del regolamento; di essi, due hanno rilievo nel caso di specie, e precisamente l'art. 45 e l'art. 46. Detti articoli sono già stati esaminati dalla Corte in precedenti occasioni, in particolare nella causa 24/75 (Petroni/ONPTS; Racc. 1975, pag. 1149), ma il problema di cui si discute ora è del tutto diverso da quello che ha costituito l'oggetto del citato procedimento.
L'art. 45, n. 1, enuncia la regola generale del cumulo dei periodi assicurativi. Nella versione modificata dall'art. 13, n. 1, del regolamento n. 2864/72 (GU 31 dicembre 1972, n. L 306), esso dispone quanto segue:
«L'istituzione di uno Stato membro la cui legislazione subordina l'acquisizione, il mantenimento o il recupero del diritto alle prestazioni al compimento di periodi di assicurazione o di residenza tiene conto, nella misura necessaria, dei periodi di assicurazione o di residenza compiuti sotto la legislazione di ogni altro Stato membro, come se si trattasse di periodi compiuti sotto la legislazione che essa applica».
L'art. 45, n. 2, prende in considerazione il caso d'un lavoratore che abbia maturato periodi assicurativi in una professione soggetta ad un regime speciale oppure in una determinata occupazione. Non credo necessario entrare nei dettagli.
La norma su cui verte il problema è invece l'art. 45, n. 3, che è del seguente tenore:
«Se la legislazione di uno Stato membro, che subordina la concessione delle prestazioni alla condizione che il lavoratore sia soggetto a questa legislazione al momento in cui il rischio si avvera, non esige nessuna durata di assicurazione per l'acquisizione del diritto e per il calcolo delle prestazioni, il lavoratore che abbia cessato di essere soggetto a tale legislazione è considerato esservi ancora sottoposto al momento in cui si avvera il rischio, ai fini dell'applicazione delle disposizioni del presente capitolo, se a tale momento esso è soggetto alla legislazione di un altro Stato membro o, altrimenti, se può far valere dei diritti a prestazioni in base alla legislazione di un altro Stato membro. Quest'ultima condizione è tuttavia ritenuta soddisfatta nel caso di cui all'articolo 48, paragrafo 1».
(Il «caso di cui all'art. 48, n. 1» è quello in cui il lavoratore interessato ha compiuto, sotto la legislazione d'uno Stato membro, periodi assicurativi di durata inferiore ad un anno e, tenuto conto di questi soli periodi, non ha acquisito, in forza di tale legislazione, alcun diritto a prestazione. Benché non mi sembri essere questo il caso della signora Blottner, ho ritenuto opportuno citarlo in considerazione del fatto che l'ultimo periodo dell'art. 45, n. 3, è espressamente menzionato in una della questioni sottopostevi dal Raad van Beroep).
La Commissione ci ha spiegato che l'art. 45, n. 3, si riferisce di fatto specificamente, ed esclusivamente, alla legge olandese che concede le prestazioni alla sola condizione che il lavoratore interessato sia soggetto al regime da essa instaurato nel momento in cui si verifica l'evento dannoso. Ciò sembra confermato da una dichiarazione del Consiglio contenuta nel verbale della riunione del 14 giugno 1971 che portò all'emanazione del regolamento n. 1408/71. Il testo della suddetta dichiarazione, menzionata dalla Commissione nelle sue osservazioni, è stato fornito alla Corte, su sua richiesta, dalla Commissione stessa. Il rappresentante del Consiglio ci ha tuttavia comunicato, in udienza, che il predetto testo, sebbene in linea di principio a disposizione della Commissione, non era stato ufficialmente pubblicato. Non credo pertanto che, a rigor di termini, esso possa venir utilizzato nell'interpretazione del regolamento. D'altra parte dubito che ciò abbia importanza dal momento che la relativa legislazione olandese attualmente in vigore, cioè la WAO, risponde senza dubbio ai requisiti posti dall'art. 45, n. 3: essa «subordina la concessione delle prestazioni alla condizione che il lavoratore sia soggetto [al regime da essa instaurato] al momento in cui il rischio s'avvera» e «non esige nessuna durata d'assicurazione per l'acquisizione del diritto e per il calcolo delle prestazioni».
L'art. 46, come sapete, concerne la liquidazione delle prestazioni. A questo riguardo, esso distingue fra il lavoratore che è stato soggetto al regime previdenziale d'un determinato Stato membro, «alle cui condizioni egli soddisfa per l'acquisizione del diritto alle prestazioni senza che sia necessario applicare le disposizioni dell'art. 45» ed il lavoratore il quale, in uno Stato membro, non soddisfa tali condizioni «che tenuto conto dell'art. 45». Al primo caso si applica il n. 1 dell'art. 45, al secondo il n. 2, che rende possibile il cumulo. Vi è pure noto che, allo scopo d'applicare tale criterio, il competente ente previdenziale di ciascuno Stato membro deve, in base al n. 2, lett. a), calcolare «l'importo teorico della prestazione» cui l'interessato avrebbe diritto se tutti i periodi d'assicurazione compiuti sotto le legislazioni degli Stati membri fossero statí compiuti nello Stato in questione. Il n. 2, lett. a), contiene una disposizione volta a far sì che, nell'ipotesi d'uno Stato membro con un regime previdenziale di tipo A, l'importo della prestazione contemplato da tale regime sia considerato come «l'importo teorico della prestazione».
Ritorno ora ai fatti della causa.
In un primo momento, la domanda di pensione tedesca presentata dalla signora Blottner alla Bundesversicherungsanstalt für Angestellte veniva respinta, non si sa bene per quali ragioni, ma probabilmente soltanto per un vizio di forma. Ciò portava tuttavia anche al rigetto della domanda di pensione olandese da parte del convenuto, il quale riteneva infatti dimostrato che l'interessata non era «soggetta alla legislazione d'un altro Stato membro» né poteva «far valere dei diritti a prestazione in base alla legislazione d'un altro Stato membro», in modo da rientrare nell'ambito dell'art. 45, n. 3. L'interessata avrebbe ovviamente avuto diritto ad una pensione olandese solo in forza dell'art. 45, n. 3, giacché non era soggetta alla WAO al momento dell'infortunio.
Contro il provvedimento dell'ente tedesco la signora Blottner proponeva ricorso dinanzi al Sozialgericht di Berlino; contro l'analogo provvedimento dell'ente olandese essa proponeva ricorso dinanzi al Raad van Beroep.
Mentre il ricorso dinanzi al Sozialgericht era ancora pendente, la Bundesversicherungsanstalt für Angestellte revocava la sua precedente decisione ed accordava all'interessata, con decorrenza dal 1o gennaio 1974, una pensione che — come ci risulta — è poi stata convertita in pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 65 anni d'età. Ci consta inoltre che è in corso dinanzi al Sozialgericht un ulteriore procedimento vertente sul calcolo della pensione, ma ciò non ha per noi alcuna importanza.
Informato della concessione della pensione tedesca, il convenuto riesaminava la pratica e riconosceva che, in principio, la signora Blottner poteva beneficiare delle prestazioni della WAO grazie all'art. 45, n. 3, ma le negava, in concreto, il suddetto beneficio perché, alla data dell'infortunio, essa non era una lavoratrice dipendente, bensì una semplice casalinga, e non aveva subito, nella sua capacità di svolgere le mansioni domestiche, Una diminuzione pari al minimo richiesto dalla WAO (art. 19, n. 4), cioè pari almeno al 15 %. In tal modo il convenuto persisteva nel suo rifiuto di concedere una pensione alla signora Blottner e il procedimento dinanzi al Raad van Beroep seguiva il suo corso.
La presente domanda di pronunzia pregiudiziale è originata dal fatto che, nonostante il riconoscimento effettuato dal convenuto, il Raad van Beroep non è convinto che l'art. 45, n. 3, si applichi alla signora Blottner.
La difficoltà percepita dal Raad van Beroep è duplice.
Da un lato è indubbio — come ho fatto notare — che la definizione posta in apertura dell'art. 45, n. 3 («la legislazione d'uno Stato membro che subordina la concessione delle prestazioni alla condizione che il lavoratore sia soggetto a questa legislazione al momento in cui il rischio s'avvera» e che «non esige nessuna durata di assicurazione per l'acquisizione del diritto e per il calcolo delle prestazioni») si adatta bene alla WAO. Dall'altro lato, essa non s'attaglia invece alla legislazione olandese sostituita dalla WAO, cioè alla IW che, come ho già detto, era di tipo B. La signora Blottner, tuttavia, pur essendo stata per un certo periodo soggetta alla IW, non è mai stata soggetta alla WAO. Così, ove si debba interpretare la definizione come riferentesi, per quanto qui ci interessa, alla sola WAO, non si può affermare che l'interessata «ha cessato d'essere soggetta a tale legislazione», né si può fingere che essa vi sia ancora sottoposta, in modo da soddisfare le condizioni poste dall'art. 45, n. 3. Si tratta quindi di accertare se la definizione possa intendersi riferita alla relativa legislazione olandese in vigore di volta in volta, sebbene in precedenza tale legislazione fosse di tipo B.
Il problema non è affatto nuovo. Un problema analogo fu sollevato con riferimento alle corrispondenti disposizioni del regolamento n. 3 e risolto dalla Corte con la sentenza 4/66 (Labots/Raad van Arbeid, Arnhem, Racc. 1966, pag. 579). In tale occasione la Corte ritenne che le suddette disposizioni andassero interpretate alla luce dell'art. 51 del trattato, uno dei cui scopi era quello di far sì che il lavoratore migrante potesse acquistare e conservare il diritto alle prestazioni per tutti i periodi lavorativi da lui maturati in diversi Stati membri, senza discriminazione rispetto agli altri lavoratori in conseguenza dell'esercizio del suo diritto di libera circolazione. Questo scopo sarebbe frustrato qualora l'esercizio della libera circolazione implicasse per il lavoratore la perdita del diritto alle prestazioni previdenziali in uno Stato membro in cui egli ha lavorato.
La struttura ed il tenore letterale delle disposizioni del regolamento n. 1408/71, delle quali si discute ora, non sono identici a quelli delle norme del regolamento n. 3, che furono esaminate nel caso Labots. Nondimeno, i competenti enti previdenziali olandesi hanno costantemente ritenuto, come abbiamo appreso dalle osservazioni assai utili depositate dal convenuto, che i principi ispiratori di quella sentenza della Corte fossero del pari applicabili nell'interpretazione del regolamento n. 1408/71. Di qui l'ammissione fatta dal convenuto a favore della signora Blottner, una volta che era stato accertato il diritto di quest'ultima ad una pensione tedesca.
La seconda difficoltà avvertita dal Raad van Beroep nasce dai termini usati nella definizione di «legislazione» contenuta nell'art. 1, lett. j), del regolamento n. 1408/71. Il testo inglese di tale articolo è il seguente ( 2 ):
«For the purposes of this Regulation:
…
(j)
“legislation” means all the laws, regulations, and other provisions and all other present or future implementing measures of each Member State relating to the branches and schemes of social security covered by Article 4 (1) and (2)».
(L'art. 4, nn. 1 e 2, descrive, come sapete, i settori della previdenza sociale cui il regolamento si applica).
Esso è, in due punti, leggermente ambiguo, anche se tale ambiguità è eliminata dal confronto con le corrispondenti versioni dello stesso articolo nelle altre lingue ufficiali. In primo luogo, risulta chiaro dalle altre versioni che il termine «laws» andrebbe corretto in «Statutes»: i termini corrispondenti nelle altre versioni sono infatti: «love» in danese, «lois» in francese, «leggi» in italiano, «wetten» in olandese e «Gesetze» in tedesco. In secondo luogo, la collazione con le altre versioni permette di constatare che gli aggettivi «present or future» non si riferiscono soltanto a «other … implementing measures», giacché nelle versioni danese, tedesca ed olandese i suddetti aggettivi precedono la serie dei nomi «Statutes, regulations, ecc.», e nelle versioni francese e italiana sono al maschile, genere che impedisce di riferirli soltanto al termine «mesure» o rispettivamente «misura».
Così, l'art. 1, lett. j, può far dubitare che la IW, una legge non più in vigore all'atto dell'emanazione del regolamento n. 1408/71, possa rientrare nel termine di «legislazione» in qualsiasi disposizione del suddetto regolamento, ivi compreso l'art. 45, n. 3.
Il Raad van Beroep ha anche preso in esame due altre disposizioni sussidiarie del regolamento.
Una di esse è l'art. 94, n. 2, che, prima d'essere modificato dall'atto di adesione in un punto che in questa sede non ci interessa, disponeva:
«Ogni periodo di assicurazione e, eventualmente, ogni periodo di occupazione o di residenza compiuto sotto la legislazione di uno Stato membro prima della data di entrata in vigore del presente regolamento, è preso in considerazione per la determinazione dei diritti acquisiti in conformità delle disposizioni del presente regolamento».
L'altra è il n. 4 della parte H (Paesi Bassi) dell'allegato V al regolamento. Esso è intitolato «Applicazione della legislazione olandese sull'assicurazione contro l'incapacità al lavoro» e presenta il seguente contenuto (La Parte H era in origine la Parte F, che è stata «ribattezzata» dall'atto di adesione):
«a)
Per 1 applicazione dell art. 46, paragrafo 2, del regolamento sono considerati periodi di assicurazione compiuti sotto la legislazione olandese relativa all'assicurazione contro l'incapacità al lavoro anche i periodi di lavoro subordinato e i periodi assimilati compiuti nei Paesi Bassi anteriormente al 1o luglio 1967.
b)
I periodi da prendere in considerazione ai sensi della lettera a) sono considerati come periodi di assicurazione compiuti sotto una legislazione del tipo previsto all'art. 37, paragrafo 1, del regolamento».
La lettera a) si applica testualmente, come vedete, soltanto ai fini dell'art. 46, n. 2, e non menziona affatto l'art. 45. Tenuto conto di ciò, e dell'impiego del termine «anche», il Raad van Beroep si domanda se essa non debba applicarsi soltanto ai lavoratori che siano stati soggetti (anche per un tempo molto breve) alla WAO: se solo costoro possano pretendere che siano presi in considerazione «anche» periodi assicurativi da loro compiuti sotto la IW. Al tempo stesso il Raad van Beroep si chiede quale significato sia da attribuire alla lettera b), che in effetti considera i periodi d'assicurazione compiuti sotto la IW come periodi d'assicurazione compiuti sotto la WAO.
Le questioni sottoposte alla Corte dal Raad van Beroep sono le seguenti:
«1.
Se, per l'acquisto del diritto alle prestazioni di cui all'art. 40 del regolamento (CEE) n. 1408/71 a carico dell'ente di uno Stato membro, ai sensi dell'art. 45, n. 3, p.p. dello stesso regolamento — tenuto conto dei precedenti di questa ultima disposizione — sia sufficiente che il lavoratore, il quale al momento del realizzarsi del rischio è soggetto alle leggi di un altro Stato membro, oppure ha diritto alle prestazioni a norma delle leggi di un altro Stato membro, abbia maturato unicamente periodi di assicurazione o di lavoro subordinato e/o assimilati compiuti mentre era in vigore una legge o una disciplina legislatíva dello Stato membro primo menzionato, la quale non era una 'legislazione' ai sensi dell'art. 45, n. 3, p.p., e, alla data di cui all'art. 94, n. 2, non era più una 'legislazione esistente' ai sensi dell'art. 1, lett. j) di detto regolamento, tenuto conto pure dell'art. 45, n. 3, u.p. (cioè benché non sia mai stato soggetto ad una legislazione dello Stato membro primo nominato, ai sensi dell'art. 45, n. 3, p.p.).
2.
a)
Se quanto dispone l'allegato V, sub H (Paesi Bassi), punto 4, lett. a), valga non solo per l'applicazione dell'art. 46, n. 2, che è il solo ivi menzionato, ma anche — dato quanto dispone la lettera b) di detto punto 4 — per l'acquisto del diritto alle prestazioni a norma dell'art. 45, n. 3,
b)
ovvero il predetto capo 4, lett. a) — dato che esso contiene la parola “anche” — significhi unicamente che, solo quando si può trarre dall'art. 45, n. 3 — in ragione di periodi di assicurazione maturati (in precedenza) in forza della legge olandese sull'inabilità al lavoro — il diritto a prestazioni a carico dell'ente olandese, nell'applicare l'art. 46, n. 2, si devono considerare come periodi assicurativi maturati in forza di detta legge olandese non solo quelli maturati a norma di essa, ma anche i periodi di lavoro subordinato e assimilati compiuti nei Paesi Bassi anteriormente al 1o luglio 1967».
Non ritengo, signori, che l'art. 1, lett. j), abbia di per sé 1 effetto d'escludere che il termine «legislazione», utilizzato nell'art. 45, n. 3, possa eventualmente applicarsi alla IW. Quattro considerazioni mi indirizzano verso questa conclusione.
In primo luogo, il testo dell'art. 1, lett. j), mi fa pensare che esso intenda non tanto escludere qualcosa dalla portata del termine «legislazione», quanto piuttosto fornire di questo termine una definizione ampia, tale da comprendere ogni tipo di provvedimento ed anche i provvedimenti futuri. Va osservato che il suddetto articolo non precisa il termine «esistenti» con riferimento ad alcuna specifica data, quale potrebbe essere la data dell'emanazione del regolamento o della sua pubblicazione o ancora della sua entrata in vigore oppure una qualsiasi altra data.
In secondo luogo, non sono del parere che, perlomeno nel settore della previdenza sociale, sia realistico il tentativo di tracciare una precisa linea di demarcazione tra sistemi passati e sistemi vigenti. Nella maggior parte degli Stati membri, se non in tutti, la legislazione previdenziale è oggetto di frequenti variazioni che possono consistere talora in una semplice modifica, talora nella creazione d'un testo unico, talora nell'abrogazione e successiva rimessa in vigore con modifiche, talora forse ancora in provvedimenti d'altro genere. Quando c'è un cambiamento, varia grandemente la misura in cui ciò che è avvenuto nel passato è rilevante per il futuro. Persino nel caso della sostituzione della WAO alla IW, c'è stato fatto osservare che talune norme della prima hanno avuto effetto anteriormente al 1o luglio 1967, cioè a partire dal 1o settembre 1966, e che talune disposizioni transitorie sono rimaste in vigore dopo il 1o luglio 1976. Non mi sembra quindi che sia possibile attribuire agli autori dell'art. 1, lett. j), l'intenzione di tracciare una simile linea di demarcazione.
In terzo luogo, se si dovesse ritenere che, in base all'art. 1, lett. j), la passata legislazione non è una «legislazione» ai sensi del regolamento n. 1408/71, se ne dovrebbe concludere che essa non sarebbe una «legislazione» per l'applicazione (fra l'altro) dell'art. 94, n. 2. Ciò condurrebbe ad un risultato palesemente assurdo, giacché significherebbe che i periodi assicurativi e, se del caso, i periodi di lavoro e di residenza compiuti da un lavoratore sotto la legislazione d'uno Stato membro prima dell entrata in vigore del regolamento in questione potrebbero essere presi in considerazione per il calcolo dei suoi diritti a prestazione in base al suddetto regolamento solo se la legislazione in causa fosse stata applicabile al momento dell'entrata in vigore del regolamento. L'effetto della norma sarebbe quindi guidato dal caso e per di più non avrebbe neppure potuto essere previsto dagli autori del regolamento all'atto della sua emanazione, dato che il regolamento doveva entrare in vigore il primo giorno del settimo mese successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee d'un regolamento di applicazione che doveva ancora essere emanato: cfr. artt. 97 e 99. (In effetti il suddetto regolamento d'applicazione, che è il regolamento (CEE) del Consiglio n. 542/72, fu emanato nove mesi più tardi). La Commissione ha suggerito d'interpretare l'art. 1, lett. j), nel senso ch'esso escluda bensì in ogni caso l'«applicazione» della passata legislazione, ma non già la presa in considerazione, per il calcolo delle prestazioni, dei periodi assicurativi compiuti sotto di essa. Un effetto di questo genere può ben essere il risultato del regolamento n. 1408/71 nel suo complesso, ma non credo che, in tal caso, esso possa venir desunto dall'art. 1, lett. j), la cui scarna formulazione non contiene affatto una simile distinzione.
Da ultimo, ricordo quanto affermato nella causa Jobbins/Middlesex County Council (1949, 1 King Bench, pag. 142) dalla Court of Appeal of England and Wales, la quale osservò che, in un contesto come quello della legislazione previdenziale, una norma recante una definizione non poteva, in mancanza di termini inequivocabili, essere interpretata in modo tale da sottrarre agli interessati diritti loro conferiti da norme vigenti (cfr. in particolare le osservazioni del giudice (Lord Justice) Cohen (pagg. 157 e 158), del giudice (L.J.) Scott (pagg. 160 e 161) e del giudice (L.J.) Wrottesley (pag. 163)).
Lasciando da parte per il momento ogni ulteriore esame del significato dell'art. 94, n. 2, passo a considerare il n. 4 dell'allegato V, sub H. Esso è più o meno simile all'allegato G (III) (B) del regolamento n. 3, la cui lettera b) costituì, con riferimento alle prestazioni spettanti ai superstiti, la disposizione su cui verteva principalmente la causa Labots. Si è certo tentati di sostenere che le due disposizioni dovrebbero essere interpretate allo stesso modo, ed infatti la Commissione lo suggerisce, ma, a mio parere, ciò non è possibile. Il testo delle due disposizioni è diverso, particolarmente per il fatto che l'allegato G (III) (B) doveva applicarsi agli artt. 27 e 28 del regolamento n. 3 corrispondenti agli artt. 45 e 46 del regolamento n. 1408/71. Per poter trovare nell'allegato V, sub H, n. 4, un riferimento all'art. 45 se ne dovrebbe coartare il testo in modo francamente eccessivo, anche se si tien conto del nesso intercorrente fra l'art. 45 e l'art. 46, n. 2. Ritengo pertanto che l'allegato V, sub H, n. 4, si applichi soltanto ai fini dell'art. 46, n. 2, senza con ciò voler dire che il suo testo lasci presumere un'intenzione degli autori del regolamento n. 1408/71 di escludere dal beneficio dell'art. 45, n. 3, e quindi dell'art. 46, n. 2, un lavoratore che sia stato soggetto alia IW, ma non mai alla WAO. Sotto questo aspetto, l'allegato V, sub H, n. 4, mi sembra neutro. Esso, per dirla in breve, fa sì che i periodi assicurativi compiuti sotto la IW da un lavoratore cui si applica l'art. 46, n. 2, siano considerati come compiuti sotto la WAO. Una conseguenza di ciò è che i suddetti periodi vanno presi in considerazione nel modo sopra indicato ai fini del calcolo che l'ente previdenziale competente d'uno Stato membro con legislazione di tipo B deve effettuare a norma dell'art. 46, n. 2: così dispone la lettera a). Una seconda conseguenza consiste nel fatto che, in forza della lettera b), tali periodi vanno presi in considerazione nel modo sopra indicato per il calcolo dell'«importo teorico della prestazione» che l'ente previdenziale competente d'uno Stato membro con legislazione di tipo A deve effettuare ai sensi dell'art. 46, n. 2, lett. a): in particolare, «l'importo teorico della prestazione» spettante al lavoratore interessato nei Paesi Bassi non può risultare, per effetto dei periodi assicurativi compiuti sotto la IW, maggiore di quanto sarebbe sotto la WAO. Possono ancora esserci, come suggerisce la Commissione, altre conseguenze, ma, come ho già osservato, nessuna di esse riguarda a mio parere la questione d'accertare quando l'art. 45, n. 3, renda applicabile l'art. 46, n. 2.
Secondo me, per sisolvere tale questione occorre in sostanza interpretare l'art. 45, n. 3, stesso. Il convenuto e la Commissione sono concordi nell'affermare che, in conformità al principio cui la Corte si è ispirata nella sentenza Labots, un lavoratore migrante che sia stato soggetto solamente alla IW ha diritto a beneficiare dell'art. 45, n. 3, allo stesso modo che un lavoratore che sia stato soggetto alla IW ed alla WAO o solamente alla WAO. Sono d'accordo su questo punto e mi pare che l'art. 94, n. 2, fin dove arriva, tenda anch'esso alla predetta conclusione, la quale, secondo me, non forza la lettera dell'art. 45, n. 3. Il riferimento alla «legislazione d'uno Stato membro» contenuto nella prima parte di tale articolo è, almeno per quanto riguarda il presente caso, un riferimento alla legislazione dei Paesi Bassi. Le parole seguenti («che subordina la concessione delle prestazioni») descrivono il modo in cui tale legislazione attualmente opera, ma non escludono, né espressamente, né implicitamente, la possibilità ch'essa abbia in passato operato in modo diverso. Il successivo riferimento a «tale legislazione» nella frase determinante «che abbia cessato d'essere soggetto a tale legislazione» è di nuovo — mi sembra — un semplice riferimento alla legislazione olandese, non limitato alla legislazione attualmente in vigore.
Propongo pertanto che la Corte risolva le questioni sottopostele dal Raad van Beroep come segue:
1.
Se la legislazione d'uno Stato membro subordina attualmente la concessione delle prestazioni alla condizione che il lavoratore sia soggetto a questa legislazione al momento in cui il rischio s'avvera e non esige nessuna durata d'assicurazione per l'acquisto del diritto ed il calcolo delle prestazioni, il lavoratore che sia stato soggetto a tale legislazione soltanto ad un'epoca in cui le condizioni da essa contemplate per la concessione delle prestazioni erano diverse non perde con ciò la possibilità d'acquistare un diritto a prestazioni a titolo di tale legislazione grazie agli artt. 40 e 45, n. 3, del regolamento n. 1408/71, indipendentemente dal fatto che il mutamento delle condizioni abbia avuto luogo prima o dopo l'entrata in vigore del regolamento.
2.
Il n. 4, dell'allegato V, sub H, del regolamento n. 1408/71 si applica solo ai fini dell'art. 46, n. 2, di tale regolamento e non influisce sul problema del se, in un caso particolare, quella stessa norma si applichi in forza dell'art. 45, n. 3.
( 1 ) Traduzione dall'inglese.
( 2 ) Si riporta qui di seguito il testo italiano:
«Ai tini dell'applicazione del presente regolamento:
…
(j)
il termine “legislazione” indica, per ogni Stato membro, le leggi, i regolamenti, le disposizioni statutarie e ogni altra misura di applicazione, esistenti o future, concernenti i settori e i regimi di sicurezza sociale di cui all'art. 4, paragrafi 1 e 2». (N.d.T.)
Full & Egal Universal Law Academy