CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE
JEAN-PIERRE WARNER
DEL 10 LUGLIO 1980 ( 1 )
Signor Presidente,
signori Giudici,
Ricorrenti nelle due cause, che sono state riunite con ordinanza della Corte, sono la sig.ra Liselotte Boizard (nata Herber) e la Martine Boizard, che sono la vedova e, rispettivamente, la figlia del sig. Georges Boizard, che era un dipendente della Commissione. La loro pretesa è essenzialmente che una decisione adottata per conto della Commissione il 1o giugno 1978 dal capo della divisione «diritti individuali e privilegi» della direzione generale del personale e dell'amministrazione della Commissione era illegittima. La decisione disponeva trattenute mensili sulle pensioni di vedova e di orfana liquidate alla sig.ra Boizard e, rispettivamente, alla Boizard, a norma degli artt. 79 e 80 dello Statuto del personale. La decisione era assertivamente basata sugli artt. 41 e 47 dell'allegato VIII dello Statuto, i quali recitano:
«Articolo 41
Le pensioni possono essere soggette a revisione in ogni momento, in caso di errore o di omissione di qualsiasi natura.
Possono essere modificate o soppresse qualora la concessione sia stata effettuata in contrasto con le prescrizioni dello Statuto e del presente allegato.
...
Articolo 47
Qualora la causa dell'invalidità o del decesso di un funzionario sia imputabile ad un terzo, le Comunità sono surrogate di diritto, nel limite delle obbligazioni che loro incombono ai sensi del presente regime di pensioni, al funzionario o ai suoi aventi diritto nella loro azione contro il terzo responsabile.»
Nel corso della discussione è stato invocato pure l'art. 85 dello Statuto, il quale recita:
«Qualsiasi somma percepita indebitamente dà luogo a ripetizione se il beneficiario ha avuto conoscenza dell'irregolarità del pagamento o se tale irregolarità era così evidente che egli non poteva non accorgersene.»
Tenuto conto della natura degli argomenti svolti dinanzi a noi, devo ricordare gli antefatti in modo alquanto particolareggiato.
Il 21 novembre 1972 avveniva in Bruxelles uno scontro tra una autovettura guidata dal sig. Boizard ed una guidata da un certo sig. Teugels. Non era uno scontro violento. Le vetture subivano solo lievi danni ed il Boizard ne usciva apparentemente indenne. Tuttavia, poco dopo l'incidente, egli subiva un collasso. Veniva portato all'ospedale e sottoposto a cure intensive, ma moriva tre giorni dopo, il 24 novembre 1972. La causa della morte veniva ravvisata in un attacco cardiaco provocato dal trauma dello scontro. Benché a quanto pare non ne fosse consapevole, il Boizard era affetto da qualche tempo da gravi disturbi cardiaci che avrebbero potuto provocarne da un momento all'altro la morte. All'epoca del decesso aveva 48 anni.
Dopo la sua morte, la Commissione continuava per tre mesi a pagare il suo stipendio alla vedova, a norma dell'art. 70 dello Statuto del personale. Il 27 febbraio 1973 la Commissione liquidava alle ricorrenti, con effetto dal 1o marzo 1973, le pensioni di cui trattasi.
In una data che ignoriamo, ma che risulta essere stata anteriore al 27 marzo 1973, il pubblico ministero belga promuoveva dinanzi al Tribunal de première instance di Bruxelles un processo penale a carico del Teugels, imputato di aver violato una norma del codice stradale belga, la norma della «precedenza a destra.»
Nell'aprile 1973 la sig.ra Boizard consultava un legale belga, l'avvocato Paul Humblet. Questi consigliava che le parti si costituissero parte civile nella causa penale a carico del Teugels, al pari di un figlio del Boizard il quale, benché non fosse più a suo carico, era interessato in quanto parente prossimo. L'avvocato Humblet — come ci ha detto all'udienza — si rendeva però conto che avrebbe potuto sorgere qualche difficoltà a causa della possibile esistenza di diritti di surrogazione o simili a norma di una polizza di assicurazione o di un regime pensionistico, benché non avesse dimestichezza con lo Statuto del personale e non conoscesse l'art. 47.
L'avvocato Humblet scriveva quindi il 19 aprile 1973 alla direzione generale del personale e dell'amministrazione della Commissione una lettera in cui dichiarava di agire per conto dei parenti prossimi del Boizard e proseguiva:
«Je vous serais obligé de bien vouloir me faire savoir si feu Monsieur Georges Boizard bénéficiait auprès des Communautés européennes d'une police d'assurance collective contre les accidents corporels ou d'un statut contractuel donnant droit à ses héritiers à une intervention financière du chef de son décès.»
(Allegato 2 della replica)
Nel contempo l'avvocato Humblet invitava la sig.ra Boizard a procurarsi dalla Commissione dei certificati relativi all'importo della retribuzione del marito all'epoca della morte nonché all'importo delle pensioni spettanti a lei ed alla figlia. La sig.ra Boizard chiedeva a un certo sig. Derveaux, che era un amico di famiglia ed anche un dipendente della Commissione, di procurarglieli. La Commissione ci ha detto che il Derveaux non aveva un'idea precisa della ragione per cui erano stati richiesti, se non che avevano a che fare con l'istruttoria penale e che questo fu tutto quanto seppe dire alla divisione «stipendi, pensioni e indennità» della direzione generale del personale e dell'amministrazione, alla quale trasmise la richiesta. Il 10 maggio 1963, comunque, i certificati venivano regolarmente rilasciati dalla divisione e spediti al Derveaux (si vedano gli allegati 3, 4 e 5 del controricorso e gli allegati 5 e 6 della replica). Ciascuno di essi dichiara: «La présente attestation est établie pour être remise aux autorités judiciaires». La Commissione ha sostenuto che la direzione generale del personale dell'amministrazione non poteva inferire, dalla richiesta del Derveaux, che le ricorrenti intendevano costituirsi parte civile nel processo a carico del Teugels. Mi sembra però difficile credere che gli impiegati della direzione generale che hanno evaso la pratica abbiano potuto immaginare che i certificati occorrevano unicamente per provare che il Teugels aveva commesso un reato.
Il 14 maggio 1973 il sig. Blankers, capo della divisione che comprende la sezione «infortuni e malattie professionali» della direzione generale del personale e dell'amministrazione, rispondeva alla lettera 19 aprile dell'avvocato Humblet informandolo dell'esistenza di una polizza collettiva infortuni stipulata dalla Commissione per i propri dipendenti, a norma della quale era stata effettuata una denuncia d'infortunio, nonché di un regime di assicurazione sulla vita riguardante i «capi famiglia» (allegato 3 della replica). Il Blenkers non diceva nulla a proposito dello Statuto del personale, né in particolare circa l'art. 47 dell'allegato VIII.
Il 17 maggio 1973 l'avvocato Humblet accusava ricevuta della lettera del Blenkers e chiedeva il nome della compagnia d'assicurazioni con cui era stata stipulata la polizza infortuni e gli estremi di questa (allegato 4 della replica). Il Blenkers rispondeva il 22 maggio 1973 fornendo i dati ed aggiungendo :
«De mon côté, je vous saurais gré, vu le caractère délicat de ce dossier dont j'assume la gestion, de vouloir bien me communiquer tous renseignements utiles et en particulier le jugement rendu par le Tribunal, lequel vous sera signifié, je crois, dans les prochains jours.»
(Allegato 7 della replica).
Su questo punto il Blenkers era male informato. La causa non veniva trattata dal tribunale fino al 7 novembre 1973 e la sentenza veniva pronunziata solo il 29 novembre 1973.
Il tribunale condannava il Teugels come unico responsabile della morte del Boizard e liquidava i danni alle parti civili in tre capi principali.
Il primo riguardava le spese per i funerali e i danni subiti dalla vettura del Boizard, per complessivi BFR 41 370.
Il secondo riguardava il danno materiale sofferto dalle ricorrenti, consistente nella perdita del sostegno finanziano da parte del Boizard. Il tribunale determinava l'aspettativa di vita del Boizard all'epoca dell'incidente, tenuto conto delle condizioni del suo cuore, in cinque anni. Calcolava il sostegno finanziario alla moglie e alla figlia in base a percentuali della sua retribuzione mensile netta, quale risultava dal certificato rilasciato dalla Commissione: 40 % nel caso della vedova, 20 % nel caso della figlia. Agli importi così ottenuti il tribunale applicava il coefficiente attuariale corrispondente all'uomo di 60 anni e, in definitiva, liquidava alle ricorrenti BFR 1066256 e, rispettivamente, BFR 574671. Nel far ciò il tribunale non teneva affatto conto delle pensioni attribuite alle ricorrenti a norma dello Statuto del personale. A quanto pare, ciò è conforme al diritto belga, il quale considera le pensioni corrisposte da un ente pubblico alla vedova e agli orfani di uno dei suoi impiegati come un corrispettivo dell'attività svolta e dei contributi versati mentre era in vita, non già come vantaggi derivanti ad essi dalla sua morte.
Il terzo capo dei danni era il «danno morale», compenso per il dolore recato alla moglie ed ai figli del Boizard. Sotto questo capo il tribunale liquidava BFR 75000 alla sig.ra Boizard e BFR 25000 a ciascuno dei figli.
La sentenza non veniva appellata e le parti civili ricevevano a tempo debito le somme loro liquidate.
Il 14 marzo 1974 l'avvocato Humblet inviava una lettera alla Commissione — all'attenzione del sig. Blenkers e con riferimento alla lettera 22 maggio 1973 di questo — alla quale era allegata una copia della sentenza ed in cui era detto che la sentenza stessa non era stata appellata ed era quindi passata in giudicato e che sarebbe stato opportuno inviarla per informazione all'assicuratore con cui la Commissione aveva stipulato la polizza infortuni collettiva (allegato 11 della replica).
La Commissione ci ha detto che, proprio ricevendo detta copia della sentenza si era resa conto che le parti civili avevano fatto valere dinanzi al tribunale delle pretese che, a norma dell'art. 47 dell'allegato VIII dello Statuto del personale, solo la Commissione stessa aveva il diritto di avanzare. Se ciò è vero, la Commissione avrebbe dovuto logicamente reagire prontamente e vigorosamente, o anche bruscamente. In realtà non lo fece. Il 18 aprile 1974 l'avvocato Humblet scriveva di nuovo alla Commissione sollecitando una risposta alla sua lettera del 14 marzo (allegato 12 della replica). Il 30 aprile 1974 alle sue lettere 14 marzo e 18 aprile veniva risposto dal sig. Giraudon, capo della sezione «infortuni e malattie professionali», il quale dichiarava, per dirla in poche parole, che la domanda dell'avvocato Humblet era stata trasmessa agli assicuratori della Commissione e che egli sarebbe stato informato della loro risposta (allegato 13 della replica). Il carteggio circa la pretesa assicurativa (che era stata respinta dagli assicuratori della Commissione) continuava senza fretta per i restanti mesi del 1974 e durante il 1975 (vedi allegati 14-21 della replica).
L'art. 47 veniva menzionato per la prima volta dalla Commissione in una lettera in data 10 novembre 1975 inviata agli assicuratori del Teugels (allegato 1 della controreplica). Con questa lettera la Commissione chiedeva di essere informata delle intenzioni di detto assicuratore, «pour nous dédommager en partie des sommes que nous avons été amenés à assurer aux ayants droit de feu M. Boizard suite à l'accident du 21 novembre 1972». L'assicuratore rispondeva con una lettera in data 20 novembre 1975 la quale iniziava in modo significativo:
«Nous tenons tout d'abord à souligner que c'est la première fois que vous manifestez et, votre présence et, vos intentions».
La lettera proseguiva respingendo la pretesa della Commissione per il motivo che il diritto di surrogazione poteva riguardare unicamente i danni liquidati dal tribunale e che, dato che erano stati risarciti, la sola cosa che la Commissione poteva, eventualmente, fare era rivalersi nei confronti degli aventi causa del Boizard (allegato 2 della controreplica).
Non risulta che l'art. 47 sia stato ulteriormente menzionato per circa 18 mesi, benché durante questo periodo il carteggio e gli incontri continuassero fra l'avvocato Humblet e i dipendenti della Commissione a proposito della pretesa nei confronti dell'assicuratore della Commissione.
Indi, il 25 maggio 1977, il direttore generale del personale e dell'amministrazione stesso scriveva alla sig.ra Boizard una lettera la quale cominciava:
«J'ai l'honneur de vous informer que suite au recensement des cas donnant lieu ou ayant donné lieu à versement de pensions pour cause d'accidents mortels occasionnés par des tiers, l'administration a été amenée, en collaboration avec le service juridique, à reprendre l'examen du dossier qu'elle a constitué suite au décès ces accidentel de feu votre époux».
La lettera continuava richiamandosi all'art. 47 ed allo scambio di corrispondenza del novembre 1975 tra la Commissione e l'assicuratore del Teugels, e concludeva invitando la sig.ra Boizard a fare delle proposte per l'accoglimento della pretesa della Commissione di ricevere le somme di BFR 1066256 e BFR 574671 liquidate dal tribunale a lei ed alla figlia come danno materiale, nonché la somma di BFR 15360 pagata dalla Commissione per le spese funerarie del Boizard (allegato 23 della replica).
Seguivano vari mesi di trattative fra l'avvocato Humblet (per conto delle ricorrenti) e la Commissione. Durante queste trattative l'avvocato Humblet dichiarava alla Commissione, tra l'altro, che la sig.ra Boizard aveva usato il danaro assegnatole dalla sentenza per l'acquisto, con l'aiuto di mutui, dell'appartamento in cui abitava con la figlia (vedi allegato 28 bis della replica). Egli dichiarava pure che, se la Commissione desiderava ora far valere i propri diritti, la via corretta era di «faire tierce opposition au jugement», cioè, se ho ben compreso, di rivolgersi al giudice belga per fare riformare la sentenza nella parte in cui disponeva a favore delle ricorrenti anziché a favore della Commissione (vedi allegato 31 della replica). Mi pare che avesse perfettamente ragione, giacché la Commissione ha insistito sul fatto che, in forza dell'art. 189 del Trattato CEE, l'art. 47 era «direttamente applicabile in tutti gli Stati membri».
Le trattative non portavano comunque ad alcuno accordo e, il 1o giugno 1978, il capo della divisione «diritti individuali e privilegi», per delega della Commissione, adottava la decisione la cui validità è impugnata nella presente causa (allegato 6 del controricorso). La decisione è basata, come ho detto all'inizio, sugli artt. 41 e 47 dell'allegato VIII dello Statuto del personale. Essa ha una motivazione piuttosto lunga, che non mi pare necessario leggere. L'art. 1 della decisione è del seguente tenore:
«A compter du 1er juin 1978 et jusqu'à reconstitution d'un montant de 1066256 BFR devant être ainsi apuré, l'arrérage mensuel de la pension revenant en net a Mme Vve Georges Boizard et s'élevant jusqu'à ce jour à 29604 BFR subit une retenue de 8000 BFR. Cette retenue, soumise à indexation, varie automatiquement selon le même pourcentage de majoration pouvant affecter le montant principal de l'arrérage soumis à retenue».
L'art. 2 tratta negli stessi termini della pensione della Boizard, l'importo netto della quale si dichiara essere di BFR 14953, mentre la trattenuta mensile è fissata in BFR 5 000.
La decisione veniva spedita alle ricorrenti unitamente ad una lettera della stessa data firmata dal direttore generale del personale e dell'amministrazione, la quale aveva manifestamente lo scopo di spiegare l'iter logico di essa ed al tempo stesso di indorare la pillola (allegato 7 del controricorso). Dalla lettera si desume chiaramente che, secondo il direttore generale, la conservazione da parte delle ricorrenti dei frutti della sentenza a loro favore nonché dell'importo pieno delle pensioni avrebbe costituito un cumulo di vantaggi vietato dallo Statuto del personale e che, a suo parere, sarebbe stato ingiusto consentire loro di fruire di un cumulo del genere dato che, nel caso di altre vedove ed orfani di dipendenti, l'art. 47 era stato rigidamente applicato. Se ne desume pure che il direttore generale riteneva che le trattenute sulle pensioni costituissero per le ricorrenti un provvedimento meno drastico dell'opposizione di terzo da parte della Commissione.
Cionondimeno, il 19 agosto 1978 le ricorrenti proponevano contro la decisione un reclamo a norma dell'art. 90, n. 2, dello Statuto del personale (allegato 8 del controricorso). L'autorità che ha il potere di nomina non rispondeva al reclamo entro i 4 mesi prescritti dall'art. 90, n. 2, ma il 19 gennaio 1979 il membro della Commissione responsabile per le questioni di personale (il sig. Tugendhat) scriveva alle ricorrenti respingendolo espressamente (allegato 1 di entrambi i ricorsi).
A causa, a quanto pare, di una svista, la decisione aveva in pratica effetto solo dal 1o aprile 1979.
Per completare il quadro ricorderò che la pretesa nei confronti dell'assicuratore della Commissione è finita dinanzi al giudice. Questa lite, come ci è stato detto all'udienza, pende davanti alla Corte d'appello di Bruxelles, dinanzi alla quale l'assicuratore ha impugnato la sentenza del Tribunal de commerce.
Passo ora al diritto.
Mi sembra logico esaminare in primo luogo tre questioni relative alla corretta interpretazione dell'art. 47 che sono emerse dal dibattito.
In primo luogo, la Commissione ha sostenuto dinanzi a noi che detto articolo traeva fondamento dal desiderio degli autori dello Statuto del personale di vietare ogni possibile cumulo di vantaggi e che esso andava interpretato in questo senso. Se negli Stati membri, in modo uniforme o almeno in generale, la norma fosse che nelle situazioni del genere contemplato dall'art. 47 il cumulo è vietato, questa illazione sarebbe giustificata. Ma, come la Commissione ammette, i diritti degli Stati membri non concordano su questo punto. A mio parere, quindi, non si può far altro che interpretare l'art. 47 in modo conforme alla sua lettera, la quale consente di sostenere pure l'altra tesi secondo cui gli autori dello Statuto del personale semplicemente desideravano che, se possibile e nei limiti del possibile, le istituzioni comunitarie potessero rivalersi sul responsabile dell'evento dell'onere di finanziare le prestazioni spettanti ai danneggiati dall'evento stesso.
In secondo luogo la Commissione ha sostenuto che l'art. 47 non lasciava all'istituzione comunitaria alcun margine discrezionale. A mio parere, ciò non è vero. Quello che l'art. 47 attribuisce ad una istituzione comunitaria è il diritto di agire nei confronti del terzo, cioè il diritto di avanzare una pretesa nei suoi confronti e di cercare di farla valere in giudizio. Ciò non può significare che in qualsiasi caso, per quanto debole o ipotetica possa essere la pretesa nei confronti del terzo, e per quanto grande sia il rischio che l'istituzione finisca semplicemente col rimetterci le spese, l'istituzione sia tenuta, per forza o per amore, ad agire. Il buon senso, se mi è consentito dirlo, va usato nell'interpretazione dello Statuto del personale, esattamente come nell'interpretazione di qualsiasi altro testo di legge.
In terzo luogo le parti, i cui avvocati hanno concentrato la loro attenzione unicamente sul testo francese dell'art. 47, contrastano sul punto se l'art. 47 disponesse la «subrogation dans le droit» o semplicemente la «subrogation dans l'action». Mi è parso di capire che, in caso di «subrogation dans le droit», il diritto d'agire del dipendente o dei suoi aventi causa passerebbe interamente alle Comunità, mentre, in caso di «subrogation dans l'action» soltanto, il diritto potrebbe continuare ad essere esercitato da tali persone, a meno che l'istituzione comunitaria preferisse esercitarli. A mio parere, per risolvere la questione, si devono prendere in considerazione tutte e sei le versioni dell'art. 47. Esso sono le seguenti:
Danese:«Såfremt tredjemand er ansvarlig for en tjenestemands invaliditet eller død, jvergår tjenestemandens eller de ydelsesjerettigede pårørendes rettigheder i en retssag mod den ansvarlige tredjemand iden videre til Fællesskaberne inden for grænserne af de forpligtelser, Fællesskaberne har i henhold til denne pensionsordning.»
Francese:«Lorsque la cause de l'invalidité ou du décès d'un fonctionnaire est imputable à un tiers, les Communautés sont, dans la limite des obligations découlant pour elles du présent régime de pensions, subrogées de plein droit au fonctionnaire ou à ses ayants droit dans leur action contre le tiers responsable.»
Inglese:«Where the invalidity or death of an official is caused by a third party, the rights of action of the official or of those entitled under him against the third party shall vest in the Communities within the limits of their obligations under this pension scheme.»
Italiano:«Qualora la causa dell'invalidità o del decesso di un funzionario sia imputabile ad un terzo, le Comunità sono surrogate di diritto, nel limite delle obbligazioni che loro incombono ai sensi del presente regime di pensioni, al funzionario o ai suoi aventi diritto nella loro azione contro il terzo responsabile.»
Olandese:«Indien de oorzaak van de invaliditeit of het overlijden van een ambtenaar aan een derde is te wijten, treden de Gemeenschappen, voor zover daardoor voor hen uit deze pensioenregeling verplichtingen voortvloeien, van rechtswege in alle rechten van de ambtenaar of diens rechtverkrijgenden ter zake van hun rechtsvordering tegen de aansprakelijke derden.»
Tedesco:«Ist die Dienstunfähigkeit oder der Tod eines Beamten auf das Verschulden eines Dritten zurückzuführen, so gehen die Rechte des Beamten oder seiner Rechtsnachfolger in einem Rechtsstreit gegen den haftpflichtigen Dritten von Rechts wegen in den Grenzen der Verpflichtungen, die sich für die Gemeinschaften aus der Versorgungsordnung ergeben, auf die Gemeinschaften über.»
L'espressione inglese «the rights of action ... shall vest» sembra indicare quello che un giurista inglese chiamerebbe «statutory assignment of rights» (attribuzione di diritti ope legis), piuttosto che «subrogation». La distinzione nel diritto inglese fra «assignment of a right of action» e «subrogation» corrisponde all'incirca a quella che mi pare essere la distinzione fra «subrogation dans le droit» e «subrogation dans l'action». Secondo me la versione inglese dell'art. 47 può significare solo una cosa: che il dipendente o i suoi aventi causa perdono completamente i loro diritti (naturalmente, entro i limiti delle obbligazioni delle Comunità a norma dell'allegato VIII). Mi sembra di capire che le versioni italiana e tedesca abbiano lo stesso senso. A mio parere, questo è il modo in cui vanno risolte le ambiguità che si possono riscontrare nelle restanti versioni.
Mi risulta che, entro i limiti delle obbligazioni della Commissione a norma dell'allegato VIII, le ricorrenti non avevano alcun diritto di agire contro il Teugels. E questa indubbiamente una tesi che il Teugels avrebbe potuto sostenere dinanzi al tribunale, se quelli che si occupavano del suo caso avessero conosciuto l'art. 47. È pure una tesi che la Commissione stessa avrebbe potuto sostenere dinanzi al tribunale, se si fosse costituita parte civile. Non ne consegue però che, dato che nessuno di quelli che sono comparsi dinanzi al tribunale lo sapevano, la Commissione possa ora, a norma dello Statuto, rivalersi sulle ricorrenti.
In proposito, come sapete, la Commissione si è fondata unicamente — ed ha insistito sull'unicamente — sull'art. 41.
A mio parere, questo articolo semplicemente non è pertinente. Il suo primo comma stabilisce che «le pensioni possono essere soggette a revisione in ogni momento, in caso di errore o di omissione di qualsiasi natura». Il secondo stabilisce che le pensioni «possono essere modificate o soppresse qualora la concessione sia stata effettuata in contrasto con le prescrizioni dello Statuto del presente allegato». È pacifico che l'importo delle pensioni di entrambe le ricorrenti è stati calcolato senza errori. È del pari pacifico che le pensioni non sono state attribuite in contrasto con le norme dello Statuto o dell'allegato VIII. L'attribuzione è stata effettuata nel febbraio 1973, con effetto dal 1o marzo 1973, ed era allora senza dubbio regolare. In seguito non è accaduto nulla che possa far dubitare della sua regolarità. La Commissione non sostiene che le pensioni delle ricorrenti siano state calcolate erroneamente o erroneamente attribuite ad esse, ma che esse a torto hanno riscosso dall'assicuratore del Teugels un risarcimento dei danni al quale non avevano diritto.
La sola norma dello Statuto che tratti di pagamenti indebitamente percepiti è l'art. 85. La stessa Commissione ammette però che l'art. 85. non si può applicare nel nostro caso, per due motivi. Il primo è che l'art. 85 riguarda unicamente le somme indebitamente versate dalle stesse istituzioni comunitarie. Il secondo è che esso consente di ripetere l'indebito unicamente se «il beneficiario ha avuto conoscenza dell'irregolarità del pagamento o se tale irregolarità era così evidente che egli non poteva non accorgersene».
Per mostrare la precisione con cui lo Statuto del personale definisce il diritto di ripetizione delle istituzioni comunitarie, penso che possa giovare la citazione pure dell'art. 46 dell'allegato VIII, il quale stabilisce:
«Qualsiasi somma dovuta alle Comunità da un funzionario alla data alla quale l'interessato ha diritto a una delle prestazioni, previste dal presente regime di pensioni, viene dedotta dall'ammontare di tali prestazioni o di quelle spettanti dai suoi aventi diritto. Il rimborso può essere rateizzato in vari mesi.»
Ciò vale però solo per le somme dovute dallo stesso dipendente alle istituzioni. Non si applica alle somme indebitamente versate ai suoi aventi causa da un terzo.
Concludo che la decisione 1o giugno 1978 costituisce un eccesso di potere ed è nulla. A mio parere, la Commissione potrebbe eventualmente ricuperare dalle ricorrenti i risarcimenti erroneamente liquidati loro dal tribunale, unicamente essercitando dinanzi al giudice belga l'azione ad hoc contemplata dal diritto belga.
Se doveste essere di diverso parere circa la corretta interpretazione delle norme dello Statuto di cui trattasi, dovreste prendere in considerazione gli argomenti che sono stati addotti circa il comportamento delle parti, ed in particolare quello delle ricorrenti secondo cui la Commissione, col comportamento tenuto fino al 25 maggio 1977, si era preclusa la possibilità di far valere nei confronti delle ricorrenti i diritti attribuitile dall'art. 47.
A mio parere l'argomento è fondato. È vero che la lettera 19 aprile 1973 dell'avvocato Humblet era mal concepita tenuto conto del suo scopo, non tanto perché parlava di «statut contractuel», ma perché non faceva accenno a possibili diritti di surrogazione o simili. È vero del pari che la sua reazione alla lettera 22 maggio 1973 del sig. Blenkers (silenzio assoluto fino al marzo 1974) è stata carente. Ma nessuno da parte della Commissione gli ha sollecitato una risposta. Quel che più conta è che la Commissione non ha fatto nulla per informarsi direttamente dello stato della lite, ancor meno per intervenirvi.
Confesso che, dai documenti e dalle memorie, avevo tratto la conclusione che il comportamento della Commissione si spiegava unicamente presupponendo che, fino al «recensement» di cui parla il direttore generale nella lettera 25 maggio 1977, tutti coloro che si erano occupati della pratica per conto della Commissione avessero perso di vista l'art. 47. All'udienza però l'avvocato della Commissione ha indicato tre ragioni per spiegare il comportamento della Commissione. La prima era che, essendo stata informata troppo tardi del giudizio dinanzi al tribunale, la Commissione non aveva avuto il tempo di costituirsi parte civile. Ciò naturalmente non era vero, come la Commissione avrebbe immediatamente constatato se si fosse data da fare, ad esempio incaricando un avvocato di difendere i suoi interessi. La seconda ragione era che, benché il diritto belga consentisse la costituzione di parte civile della Commissione, la cosa appariva dubbia in diritto francese. Questa ragione mi sorprende, sia perché mi pare difficilmente conciliabile con la prima, sia perché non capisco cosa c'entrasse il diritto francese. In terzo luogo ci era stato detto che la Commissione desiderava agire di fronte al giudice civile il più tardi possibile in modo da poter far valere la pretesa più ampia possibile e ridurre quindi la necessità di chiedere il rimborso al Teugels ogni volta che avesse pagato una rata delle pensioni delle ricorrenti. Anche questo mi sembra difficile da conciliare con la prima ragione. A parte ciò, avrei supposto che le obbligazioni della Commissione a norma del regime pensioni fossero determinate con l'aiuto di tavole attuariali. Quello che appare comunque sorprendente, se era questa l'intenzione della Commissione, è che essa non ne abbia informato il Teugels né l'assicuratore di questo.
In ogni modo il comportamento della Commissione è stato tale da indurre l'avvocato Humblet ed i suoi clienti a credere che la Commissione non aveva diritti in proposito o che, se ne aveva, non aveva intenzione di farli valere. In questa convinzione, le ricorrenti si sono assunte da sole il rischio e le spese della causa. In proposito ci è stato ricordato che nel Belgio le spese ripetibili da chi ha vinto. la causa non comprendono gli onorari dell'avvocato.
Le ricorrenti hanno fondato le loro tesi in questa parte della causa sulla dottrina francese della «renonciation implicite», che esiste pure nel diritto belga. La Commissione ha sostenuto che tale dottrina non andava applicata, soprattutto per il motivo che, in quanto ente pubblico, non poteva rinunziare ai propri diritti. Secondo me, invece, per le ragioni che ho indicato sopra, l'art. 47 non attribuisce ad una istituzione comunitaria dei diritti che essa sia tenuta ad esercitare; essa è perfettamente libera di rinunziarvi. Se ciò non bastasse, questa Corte, nell'elaborare i principi generali del diritto comunitario, si vale di quello che è stato chiamato «il retaggio giuridico» di tutti gli Stati membri. Mi sembra che, se si prendono in considerazione, ad esempio, il diritto danese in fatto di «stiltiende afkald», il diritto inglese in fatto di «estoppel», il diritto tedesco in fatto di «Rechtsverwir-kung», il diritto italiano in fatto di «legittimo affidamento», e il diritto scozzese in fatto di «personal bar», nonché il diritto francese in fatto di «renonciation implicite», se ne desume un principio generale (che vale per un ente pubblico a meno che ciò non sia incompatibile con i suoi obblighi d'istituto) secondo cui, in un rapporto giuridico fra due persone, colui il quale col proprio comportamento abbia indotto in errore l'altro circa una circostanza importante (ivi compresa l'esistenza di un diritto) non può in un secondo tempo basare su tale circostanza una pretesa nei suoi confronti, qualora l'altro abbia agito facendo affidamento su quanto il comportamento stesso lo aveva indotto a credere. Quello che conta qui è naturalmente l'esistenza del principio, non già l'ampiezza o le modalità della sua applicazione nel diritto di un determinato Stato membro. Il principio esiste pure nel diritto internazionale pubblico in cui, benché sia generalmente designato col nome inglese di «estoppel», si ritiene provenga dal diritto romano.
È questo il principio in base al quale ho detto prima che, a mio parere, i ricorsi andavano accolti anche se la mia interpretazione dello Statuto era errata.
Passo alle domande delle ricorrenti.
Esse chiedono in primo luogo l'annullamento della decisione 1o giugno 1978. Ritengo che vi abbiano diritto.
In secondo luogo esse chiedono, in quanto occorra, l'annullamento del ri- getto espresso del loro reclamo, rigetto contenuto nella lettera 19 gennaio 1979. Per le ragioni che ho esposto un momento fa nelle conclusioni per la causa Paschek, questo annullamento non mi pare necessario.
In terzo luogo esse chiedono che la Commissione sia condannata a pagare loro le somme trattenute sulle pensioni in forza della decisione 1o giugno 1978. Ritengo che possiate e dobbiate farlo.
In quarto luogo esse chiedono gli interessi al tasso che la Corte considererà «normale» su tali somme, dalla data delle trattenute già effettuate. In proposito non occorre che ripeta quanto ho detto nella causa Paschek. Per ragioni di coerenza mi pare che dovreste liquidare anche qui gli interessi al tasso dell'8 %. Non vi è alcun problema circa le date dalle quali gli interessi debbono decorrere, giacché i ricorsi sono anteriori alla prima trattenuta.
Infine le ricorrenti chiedono la condanna alle spese e a mio parere vi hanno diritto.
( 1 ) Traduzione dall'inglese.
Full & Egal Universal Law Academy