CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE
PHILIPPE LÉGER
presentate il 12 febbraio 2004(1)
Causa C-397/02
Clinique La Ramée ASBL
e
Winterthur Europe Assurance SA
contro
Jean-Pierre Riehl
e
Consiglio dell'Unione europea
[domanda di decisione pregiudiziale presentata dalla Cour d'appel de Bruxelles (Belgique)]
«Dipendenti – Statuto – Art. 85 bis – Surrogazione delle Comunità europee – Portata della regola della surrogazione»
1. Lo Statuto del personale delle Comunità europee (2) impone alle Comunità, in caso di decesso di un dipendente o qualora questi sia vittima di un incidente o di una malattia, alcuni obblighi pecuniari a favore del dipendente o degli aventi diritto di quest’ultimo. Quando il decesso, l’infortunio o la malattia sono imputabili a un terzo, lo Statuto prevede, all’art. 85 bis, altresì che le Comunità si surroghino di pieno diritto al dipendente o ai suoi aventi diritto nei loro diritti e azioni contro il terzo responsabile.
2. Nella causa in esame, alla Corte si chiede di precisare la portata di tale surrogazione. Si tratta di stabilire se, in applicazione dell’art. 85 bis dello Statuto, le Comunità abbiano il diritto di ottenere dinanzi al giudice nazionale il rimborso dell’integralità delle somme versate in applicazione dello Statuto alla vittima o ai suoi aventi diritto, ovvero se il credito della Comunità debba essere limitato all’importo corrispondente alla valutazione del danno calcolato secondo le norme del diritto nazionale applicabile.
I – Contesto normativo
3. In caso di decesso di un funzionario, il coniuge superstite gode, in particolare, della retribuzione complessiva o della pensione del defunto sino alla fine del terzo mese successivo a quello del decesso, ai sensi dell’art. 70 dello Statuto, e di un’indennità forfettaria per le spese funerarie, ai sensi dell’art. 10 della regolamentazione relativa alla copertura dei rischi di malattia dei funzionari delle Comunità europee (3) . Conformemente agli artt. 79 e 79 bis dello Statuto, il coniuge superstite di un funzionario o di un ex funzionario ha diritto anche a una pensione di reversibilità.
4. L’art. 85 bis dello Statuto costituisce il solo articolo del capitolo 5, intitolato «Surrogazione delle Comunità», che figuri all’interno del titolo V dedicato al «Trattamento economico e benefici sociali del funzionario». Esso recita quanto segue:
«1. Quando la causa del decesso, d’un infortunio o di una malattia di cui è vittima una persona cui si applica il presente Statuto è imputabile a un terzo, le Comunità, nei limiti degli obblighi statutari che loro incombono in seguito all’evento dannoso, si surrogano di pieno diritto alla vittima o ai suoi aventi diritto nei loro diritti e azioni contro il terzo responsabile.
2. Rientrano in particolare nell’ambito coperto dalla surrogazione di cui al paragrafo 1:
– la retribuzione che continua ad essere versata al funzionario, in conformità dell’articolo 59, nel periodo durante il quale è temporaneamente inabile al lavoro;
– i versamenti effettuati in conformità dell’articolo 70 in seguito al decesso di un funzionario o ex funzionario titolare di una pensione;
– le prestazioni erogate ai sensi degli articoli 72 e 73 e delle regolamentazioni adottate per la loro applicazione, concernenti la copertura dei rischi di malattia e d’infortunio;
– l’onere delle spese per il trasporto della salma, di cui all’articolo 75;
– il versamento di assegni familiari supplementari (…);
– il versamento di pensioni d’invalidità effettuato in seguito ad un infortunio o ad una malattia che ponga il funzionario nell’impossibilità definitiva di esercitare le proprie funzioni;
– il versamento di pensioni di reversibilità effettuato in seguito al decesso del funzionario o dell’ex funzionario oppure al decesso del coniuge né funzionario né agente temporaneo di un funzionario o di un ex funzionario titolare di una pensione;
(…)
3. Tuttavia, la surrogazione delle Comunità non si estende ai diritti ad indennizzo relativi a elementi di carattere puramente personale, quali in particolare i danni morali, il pretium doloris, nonché la parte dei danni concernenti il lato estetico o le relazioni sociali che supera l’importo dell’indennità eventualmente concessa per tali ragioni in applicazione dell’articolo 73.
4. Le disposizioni dei paragrafi 1, 2 e 3 non possono ostacolare l’esercizio di un’azione diretta da parte delle Comunità».
II – Fatti e procedimento principale
5. La sig.ra Mireille Guette, moglie del sig. Jean‑Pierre Riehl, era dipendente del Consiglio dell’Unione europea e percepiva una pensione d’invalidità in virtù dell’art. 78 dello Statuto. Il suo decesso si è verificato il 25 settembre 1990 durante il suo ricovero presso la clinica La Ramée ASBL (4) . È stato dimostrato, dinanzi al giudice del rinvio, che il decesso è imputabile a colpa di un’addetta di tale clinica.
6. A seguito del decesso della sig.ra Guette, il Consiglio ha versato al sig. Riehl:
– BEF 94 000, a titolo di indennità forfettaria per spese funerarie, in applicazione dell’art. 10 della regolamentazione;
– BEF 221 511, corrispondenti all’importo della pensione di invalidità percepita dalla sig.ra Guette, sino alla fine del terzo mese successivo a quello del decesso, ai sensi dell’art. 70 dello Statuto, e
– una pensione mensile di reversibilità di BEF 46 294, adeguata in base alle variazioni dell’indice, versata dal quarto mese successivo a quello del decesso, ai sensi degli artt. 79 e 79 bis dello Statuto.
7. Con sentenza 15 dicembre 1997, il Tribunal de première instance de Bruxelles (Tribunale di Bruxelles, Belgio) si è pronunciato sulle conseguenze della responsabilità civile della clinica La Ramée. Deliberando sulle domande del sig. Riehl, ha condannato la detta clinica a risarcire il danno causato a quest’ultimo dalla perdita dell’assistenza familiare di sua moglie e il danno morale. Ha respinto la domanda del sig. Riehl volta al risarcimento per la perdita del reddito, in quanto questa sarebbe inferiore all’importo della pensione di reversibilità versata dal Consiglio.
8. Per quanto riguarda il Consiglio, il Tribunal de première instance de Bruxelles ha accolto le richieste di tale istituzione, presentate sul fondamento dell’art. 85 bis dello Statuto, volte al rimborso delle somme versate o dovute al sig. Riehl per le spese funerarie, per la prosecuzione del pagamento della pensione di invalidità per tre mesi e per la pensione di reversibilità.
9. La clinica La Ramée e il suo assicuratore, Winterthur Europe Assurance SA, a cui la detta sentenza è stata dichiarata comune e opponibile, hanno proposto appello contro di essa, sostenendo che il Tribunal de première instance de Bruxelles aveva violato l’effetto traslativo della surrogazione nel concedere al Consiglio, surrogato nei diritti del sig. Riehl, somme maggiori di quelle che quest’ultimo poteva pretendere dal terzo responsabile del danno.
10. Con sentenza 6 novembre 2002, la Cour d’appel de Bruxelles (Corte d’appello di Bruxelles, Belgio) ha confermato la sentenza impugnata nella parte in cui condannava la clinica La Ramée a rimborsare al Consiglio le somme di EUR 2 330,20 (BEF 94 000) ed EUR 5 491,11 (BEF 221 511) versate da questo al sig. Riehl, rispettivamente, per le spese funerarie e per la pensione spettante sino alla fine del terzo mese successivo a quello del decesso. Ha deliberato nuovamente sulle somme dovute dalla clinica La Ramée al sig. Riehl come risarcimento per la perdita dell’assistenza familiare e del danno morale.
11. Tuttavia, la Cour d’appel de Bruxelles si è imbattuta in una difficoltà giuridica in relazione al calcolo del risarcimento per la perdita di reddito subita dal sig. Riehl a causa del decesso della moglie.
12. La Cour d’appel de Bruxelles ha ricordato, innanzitutto, che l’indennità spettante al sig. Riehl per la perdita di reddito ha lo scopo di compensare la perdita del sostegno materiale che il coniuge deceduto apportava alla vita domestica (5) . Successivamente, ha proceduto alla valutazione di tale perdita di reddito. Tenuto conto dell’importo della pensione di invalidità percepita in vita dalla sig.ra Guette e della quota di questa nelle spese di mantenimento della famiglia, la Cour d’appel ha dichiarato che tale perdita doveva essere stimata in EUR 479,80 mensili a far data dal 1° ottobre 1990 (6) .
13. Infine, la Cour d’appel de Bruxelles ha verificato quali dovessero essere le somme da dedurre da tale importo, dichiarando che occorreva dedurne i tre mesi di pensione versati ai sensi dell’art. 70 dello Statuto, cioè EUR 5 491,11 (BEF 221 511) in quanto tale somma e l’indennità dovuta in conformità del diritto belga al sig. Riehl a compensazione della perdita di reddito hanno la medesima causa, ossia la colpa della clinica La Ramée, e sono volti al risarcimento dello stesso danno (7) .
14. Tuttavia, la Cour d’appel de Bruxelles ha dichiarato di trovarsi di fronte alle due tesi seguenti per quanto riguarda la pensione di reversibilità versata al sig. Riehl dal Consiglio. Da un lato, il Consiglio sostiene di avere diritto al rimborso integrale della pensione di reversibilità in virtù dell’art. 85 bis dello Statuto, dal momento che quest’articolo risponde a un regime giuridico proprio. Dall’altro, la Cour d’appel afferma che il detto articolo prevede la surrogazione delle Comunità nei limiti degli obblighi statutari che incombono loro in seguito (8) all’evento dannoso e che, nell’ordinamento giuridico belga, il diritto ad una pensione di reversibilità è estraneo all’obbligo, per l’autore del fatto dannoso, di risarcire integralmente il danno.
15. La Cour d’appel de Bruxelles si chiede pertanto se non vi sia un contrasto tra il diritto comunitario e la norma dell’ordinamento nazionale applicabile al credito.
III – Questione pregiudiziale
16. Alla luce di tali elementi la Cour d’appel de Bruxelles ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
«Se l’art. 85 bis dello Statuto del personale delle Comunità europee, nel testo risultante dagli artt. 2 e 3 del regolamento (CEE, Euratom, CECA) del Consiglio 29 febbraio 1968, n. 259, e dei regolamenti che modificano quest’ultimo, debba essere interpretato nel senso che conferisce alle Comunità il diritto di chiedere al terzo responsabile del decesso di un dipendente il rimborso integrale della pensione di reversibilità versata al coniuge superstite, in esecuzione degli artt. 79 e 79 bis del detto Statuto, quando la legge applicabile al diritto al risarcimento del danno stabilisce che il diritto ad una pensione di reversibilità è estraneo all’obbligo, per l’autore di un atto illecito, di risarcire integralmente il danno e quando il pregiudizio subito dal coniuge superstite a causa della perdita del reddito della moglie deceduta è inferiore all’importo della pensione di reversibilità che gli viene versata».
IV – Valutazione
17. Il sig. Riehl, il Consiglio e la Commissione delle Comunità europee ritengono che la Corte debba rispondere in senso affermativo alla questione proposta. Sostengono che la surrogazione di cui all’art. 85 bis dello Statuto costituisce un meccanismo tipico del diritto comunitario che, in virtù dei principi di primato e di efficacia diretta, non può essere disatteso in applicazione della norma di diritto nazionale. A loro avviso, il carattere particolare della surrogazione istituita dall’art. 85 bis dello Statuto scaturisce dal contenuto di tale articolo, ai sensi del quale essa si attiva ipso iure in seguito all’evento dannoso. Ciò sarebbe stato riconosciuto anche dalla Corte nella sentenza 26 febbraio 1992, Royale belge (9) . Secondo la Commissione, sarebbe confermato anche dall’art. 85 bis, n. 4, dello Statuto, mediante il quale il legislatore comunitario ha voluto aprire la possibilità di un’azione diretta a favore delle Comunità. La surrogazione di queste, quindi, non sarebbe limitata all’indennizzo concesso dal diritto nazionale al dipendente o ai suoi aventi diritto, ma si estenderebbe a tutte le prestazioni di cui al n. 2 del citato articolo.
18. Non condivido tale analisi. È vero che, sebbene lo Statuto abbia essenzialmente lo scopo di determinare i diritti e gli obblighi dei dipendenti nei confronti delle istituzioni che li assumono (10) , è pacifico che può avere effetti nei confronti dei terzi e che obbliga gli Stati membri ogni qualvolta la loro collaborazione sia necessaria per la sua attuazione (11) . Infatti, data la sua natura regolamentare, è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri ed è atto a conferire ai dipendenti e alle Comunità diritti che i giudici nazionali hanno l’obbligo di tutelare (12) .
19. Tuttavia, occorre che i diritti rivendicati dal Consiglio dinanzi a un giudice nazionale come diritti conferitigli dallo Statuto siano effettivamente previsti da quest’ultimo. Eppure, contrariamente al sig. Riehl, al Consiglio e alla Commissione, non individuo nel contenuto dell’art. 85 bis dello Statuto il fondamento giuridico che consentirebbe di sposare la loro tesi e di rispondere affermativamente alla questione pregiudiziale proposta dalla Cour d’appel de Bruxelles. Al pari della clinica La Ramée, ritengo, al contrario, che quell’articolo non consenta alle Comunità di ottenere dal terzo responsabile del decesso di un dipendente il rimborso delle prestazioni erogate agli aventi diritto di quest’ultimo, come la pensione di reversibilità concessa al coniuge superstite in applicazione degli artt. 79 e 79 bis dello Statuto, quando il diritto nazionale sulla responsabilità escluda tali prestazioni dal danno risarcibile.
20. Al fine di comprendere pienamente il senso e la portata delle disposizioni dell’art. 85 bis dello Statuto, è opportuno evidenziare che cosa ricomprenda la nozione giuridica della «surrogazione» nei diversi ordinamenti giuridici nazionali e quale sia stata la sua evoluzione.
21. Il termine «surrogazione» indica la sostituzione di una persona o di una cosa ad un’altra (13) . Giuridicamente, la nozione di «surrogazione personale», l’unica che ci interessi in questa sede, nel sistema giuridico della maggior parte degli Stati membri (14) designa la sostituzione della persona, il surrogato, nei diritti riconducibili al credito di cui un’altra persona, il surrogante, era titolare, in seguito al pagamento effettuato dalla prima a favore della seconda. La surrogazione consiste quindi nel trasferimento del credito dal surrogante al surrogato a causa del pagamento effettuato dal secondo al primo. Tale effetto traslativo della surrogazione risulta conseguentemente caratterizzato da due limiti relativi ai diritti trasferiti al surrogato nei confronti del debitore reale: da un lato, i pagamenti effettuati dal surrogato stesso, dall’altro i diritti del surrogante. Ciò significa, in primo luogo, che il surrogato non può escutere il debitore se non entro il limite dei pagamenti che egli stesso ha effettuato in capo al surrogante. Ciò implica, in secondo luogo, che, dal momento che il surrogato prende il posto del surrogante nel rapporto tra questi e il debitore, non può avere nei confronti di quest’ultimo maggiori diritti di colui al quale si sostituisce. Questo secondo limite ha come conseguenza il fatto che la surrogazione non può aggravare la situazione del debitore. Tale conseguenza è perfettamente logica, poiché la surrogazione avviene indipendentemente dal debitore, senza che sia richiesto il suo consenso.
22. Nella maggior parte degli Stati membri, la surrogazione ha subito lo sviluppo notevole grazie alla surrogazione legale a favore di organismi o enti incaricati del risarcimento del danno. Già prima della creazione delle Comunità europee, il risarcimento dei danni fisici era stato preso in carico dalla collettività mediante, in particolare, gli enti di previdenza sociale o mediante lo Stato nel momento in cui questo è datore di lavoro. Tuttavia, quando il danno è imputabile a un terzo, l’erogazione delle prestazioni dovute da tali enti o dallo Stato non esclude l’esercizio di un’azione di responsabilità da parte della vittima contro il terzo responsabile. Quest’ultima potrebbe quindi essere indennizzata due volte per lo stesso danno. Al fine di evitare un simile cumulo di indennizzi, il legislatore nazionale ha previsto, pertanto, che gli enti di previdenza sociale o lo Stato si surroghino ipso iure nei diritti e nelle azioni della vittima contro il terzo responsabile. Tali enti o lo Stato possono così ottenere dal detto terzo il rimborso delle prestazioni che hanno il medesimo oggetto dei debiti di quest’ultimo secondo i termini della normativa sulla responsabilità applicabile, vale a dire il risarcimento del danno causato la vittima dell’evento dannoso. Tale surrogazione legale risolveva altresì la controversia relativa alla possibilità che gli enti di previdenza sociale dello Stato si rivalessero sul terzo responsabile quando l’erogazione da loro effettuata delle prestazioni alla vittima discendeva dall’applicazione di una normativa e poteva essere considerata come non derivante direttamente dall’operato del terzo.
23. L’art. 85 bis dello Statuto prevede, salvo qualche piccola sfumatura, le stesse regole di quelle citate. Enuncia infatti che, quando il danno di cui è vittima una persona contemplata dello Statuto è imputabile ad un terzo, le Comunità, nei limiti degli obblighi statutari loro incombenti, si surrogano di pieno diritto alla vittima o ai suoi aventi diritto nel loro diritti e azioni contro il detto terzo. Lo stesso articolo, al n. 2, contiene un elenco indicativo delle prestazioni contemplate dallo Statuto che sono coperte da tale surrogazione. Al n. 3 precisa che ne sono esclusi i diritti ad indennizzo dovuti dal terzo responsabile per danni puramente personali, quali i danni morali o il pretium doloris.
24. Ne consegue, in primo luogo, che la surrogazione di cui all’art. 85 bis dello Statuto è una surrogazione di pieno diritto. Ciò significa, da un lato, che essa si produce automaticamente, senza necessità del previo consenso preventivo del surrogante (15) . Ciò implica, d’altro lato, che, conformemente ai principi del primato e dell’efficacia diretta del diritto comunitario, tale surrogazione dev’essere riconosciuta da tutti gli organi giurisdizionali dei diversi Stati membri e deve produrre i suoi effetti senza che vi sia necessità di una norma di diritto interno o che possa esserle opposta una norma di diritto nazionale.
25. In secondo luogo, dall’art. 85 bis dello Statuto risulta che le Comunità si surrogano nei limiti degli obblighi statutari, vale a dire nei limiti delle somme di cui sono esse stesse debitrici nei confronti della vittima o degli aventi diritto di questa. È vero che, come sostenuto dal sig. Riehl e dal Consiglio, dalla Commissione nelle osservazioni scritte e come evidenziato dall’avvocato generale Tesauro nelle conclusioni relative alla causa Royale belge, già citata (16) , da tale disposizione risulta che l’art. 85 bis presenta una certa particolarità rispetto al regime generale della surrogazione comune alla maggior parte degli Stati membri. Mentre, come abbiamo già indicato, il fatto generatore della surrogazione è, di regola, il pagamento effettuato dal surrogato al surrogante, nel caso della surrogazione comunitaria è invece l’evento dannoso, nel senso che Comunità, già nel momento in cui questo viene ad essere, godono di una surrogazione di pieno diritto.
26. Tuttavia, non vi è alcun elemento all’interno delle citate disposizioni dell’art. 85 bis dello Statuto secondo cui la surrogazione comunitaria consentirebbe di eliminare il secondo limite derivante dall’effetto traslativo della surrogazione, per effetto del quale il surrogato riceve solamente i diritti di cui disponeva il surrogante. Al contrario, il n. 1 di tale articolo prevede esplicitamente che le Comunità si surrogano alla vittima o ai suoi aventi diritto «nei loro diritti e azioni contro il terzo responsabile». Risulta quindi chiaramente da questo frammento di frase che le Comunità non dispongono nei confronti del terzo responsabile di maggiori diritti rispetto alla vittima o ai suoi aventi diritto. Tale limite è del resto perfettamente logico, dal momento che la surrogazione che deriva dallo Statuto produce i suoi effetti ipso iure, indipendentemente dalla volontà del terzo responsabile, cosicché la situazione di quest’ultimo non può risultarne aggravata. La surrogazione comunitaria prevista dal detto articolo non differisce, quindi, sotto questo profilo, dalla surrogazione comune agli ordinamenti giuridici degli Stati membri.
27. L’art. 85 bis, n. 4, dello Statuto, dal canto suo, prevede unicamente che «[l]e disposizioni dei paragrafi 1, 2 e 3 non possono ostacolare l’esercizio di un’azione diretta da parte delle Comunità». Tale norma prevede dunque semplicemente che il fatto che le Comunità si surroghino ipso iure alla vittima o ai suoi aventi diritto non osta a che esse ricerchino direttamente dinanzi il giudice nazionale il risarcimento del danno provocato loro dal terzo responsabile. In altri termini, tale diritto di surrogazione non può essere opposto alle Comunità da un giudice nazionale per contestare loro il diritto di promuovere un’azione diretta per ottenere risarcimento del loro proprio danno (17) . Tuttavia, l’art. 85 bis, n. 4, non prevede che il giudice nazionale sia tenuto, indipendentemente da quanto disposto dal suo diritto nazionale sulla responsabilità, a condannare il terzo responsabile al rimborso a favore delle Comunità di tutte le prestazioni di cui al n. 2 di tale articolo.
28. Inoltre, anche ammesso che la tesi difesa dal sig. Riehl, dal Consiglio e dalla Commissione non debba essere esclusa dal semplice esame del tenore letterale dell’art. 85 bis dello Statuto, occorre necessariamente constatare che tale tesi non trova maggior fondamento nel contesto o negli obiettivi del diritto di surrogazione così conferito alle Comunità.
29. In relazione al contesto giuridico all’interno del quale si iscrive tale diritto di surrogazione, si è visto che le Comunità, conformemente allo Statuto, sono debitrici nei confronti delle persone ivi contemplate di un certo numero di obblighi pecuniari nel momento in cui venga ad esistenza un danno. Qualora questo sia imputabile ad un terzo, è perfettamente logico che le Comunità possano surrogarsi, alla stregua di un ente nazionale di previdenza sociale, alla vittima e i suoi aventi diritto nei loro diritti e nelle loro azioni contro il terzo responsabile. Tuttavia, è noto che le azioni promosse dai dipendenti e dagli altri soggetti contemplati dallo Statuto al fine del risarcimento del danno che sia causato loro da un terzo rientrano nella competenza degli organi giurisdizionali nazionali e che tali azioni sono soggette alle norme del diritto interno in materia di responsabilità contrattuale o extracontrattuale. Il diritto di surrogazione delle Comunità ha quindi l’effetto di trasmettere a queste i diritti e le azioni di cui la vittima o i suoi aventi diritto disporrebbero nei confronti del terzo responsabile in applicazione del diritto interno applicabile in materia di responsabilità. Non vi alcuna disposizione dello Statuto che consenta di pensare che tale diritto di surrogazione sia volto conferire alle Comunità diritti a risarcimento maggiori e a permettere loro di recuperare sistematicamente tutte le prestazioni che esse hanno dovuto erogare in applicazione dello Statuto.
30. Sotto questo profilo, si può effettuare un confronto tra le disposizioni dell’art. 85 bis dello Statuto e quelle dell’art. 93 del regolamento (CEE) del Consiglio n. 1408/71 (18) , relativo al diritto degli enti nazionali di previdenza sociale nei confronti del terzo tenuto al risarcimento di un danno qualora tali enti abbiano erogato prestazioni per un danno risultante da fatti verificatisi nel territorio di un altro Stato membro (19) . Similmente a quanto previsto dal citato art. 85 bis a favore delle Comunità, l’art. 93, n. 1, del regolamento n. 1408/71 è volto a consentire ad un ente di previdenza sociale che abbia erogato delle prestazioni a seguito di un danno verificatosi sul territorio di un altro Stato membro di promuovere nei confronti del terzo responsabile le azioni, di surrogazione e di azione diretta, predisposte dal diritto che esso applica. Tuttavia, la Corte ha dichiarato nella sentenza 2 giugno 1994, DAK (20) , che il detto art. 93, n. 1, non è inteso a modificare le norme che si applicano per stabilire se ed entro quali limiti sorga la responsabilità extracontrattuale del terzo responsabile del danno, cosicché questa resta soggetta alle norme sostanziali che vengono di solito applicate dal giudice nazionale adito dall’istituzione debitrice o dalla vittima, cioè in linea di principio alla legge dello Stato membro nel cui territorio si è verificato il danno.
31. Inoltre, nei ‘considerando’ dei regolamenti che hanno istituito la surrogazione ipso iure delle Comunità (21) non vi è alcun elemento che indichi che il legislatore comunitario abbia avuto l’obiettivo di trasferire obbligatoriamente sul terzo responsabile l’onere di tutte le prestazioni che le Comunità, in applicazione dello Statuto, sarebbe tenuta ad erogare alla vittima o ai suoi aventi diritto. Come dichiarato dalla Corte più volte, lo scopo del diritto di surrogazione delle Comunità è semplicemente quello di evitare che un dipendente venga indennizzato due volte per lo stesso danno (22) . Non è quindi volto a conferire loro maggiori diritti rispetto a quelli di cui dispone il surrogante.
32. Alla medesima conclusione si giunge in esito all’esame della citata sentenza Royale belge. In tale causa, la Corte si è trovata a dover risolvere la questione relativa alla possibilità che il terzo responsabile potesse opporre all’istituzione comunitaria una transazione stipulata con il dipendente prima che le Comunità versassero le prestazioni a quest’ultimo. La Corte ha dichiarato che, sebbene la surrogazione controversa abbia luogo già al momento dell’evento dannoso, il terzo responsabile che abbia stipulato una transazione col dipendente comunitario può validamente opporla all’istituzione, sempreché quest’ultima non informi il terzo responsabile, prima che venga stipulata la transazione, dell’esistenza del diritto di surrogazione e della propria intenzione di esercitarlo o non provi che il terzo responsabile era informato dell’esistenza del diritto di surrogazione prima di addivenire alla transazione con il dipendente (23) . Quella sentenza dimostra che il surrogato non dispone nei confronti del debitore di diritti maggiori di quelli di cui disponeva il surrogante. Infatti, è proprio perché le Comunità ricevono i diritti del dipendente o dei suoi aventi diritto contro il terzo responsabile che quest’ultimo potrebbe opporre loro, alle condizioni definite dalla Corte, una simile transazione.
33. La surrogazione comunitaria, come definita dalle disposizioni dell’art. 85 bis dello Statuto, non è quindi in grado di conferire alle Comunità maggiori diritti rispetto a quelli detenuti dal dipendente o dai suoi aventi diritto in forza del diritto nazionale applicabile i materia di responsabilità. Ne consegue che, se il diritto nazionale sulla responsabilità esclude una pensione di reversibilità quale quella prevista dagli artt. 79 e 79 bis dello Statuto dal danno risarcibile del coniuge della vittima, le Comunità non possono ottenere il rimborso di tale somma per il fatto di essere surrogate nei diritti di questo.
34. Tale interpretazione dell’art. 85 bis dello Statuto ha effettivamente come conseguenza il fatto che i diritti delle Comunità al risarcimento delle prestazioni erogate alla vittima o ai suoi aventi diritto a seguito di un evento dannoso saranno diverse a seconda del diritto nazionale applicabile per la valutazione del danno (24) . Tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dal sig. Riehl, dal Consiglio e dalla Commissione, tale disparità non deve essere imputata ad un’applicazione non uniforme del diritto comunitario. Infatti, è pacifico che, benché il legislatore comunitario abbia armonizzato le condizioni relative alla responsabilità in alcuni settori particolari (25) , in particolare nell’ambito della politica di tutela dei consumatori (26) , le norme relative al sorgere della responsabilità contrattuale ed extracontrattuale nonché alla valutazione del danno risarcibile permangono soggette alle disposizioni definite da ciascuno Stato membro in conformità del proprio ordinamento giuridico. Conseguentemente, a tutt’oggi, non esistono disposizioni del diritto comunitario che definiscano per tutta la Comunità le condizioni per il sorgere della responsabilità e le regole preposte alla valutazione del danno risarcibile (27) . Né tantomeno esistono disposizioni che armonizzino, a livello comunitario, i diritti al risarcimento degli aventi diritto di una persona deceduta, come caso di specie, a causa di un errore medico. È pertanto logico che le azioni promosse dalle Comunità in quanto surrogate di un dipendente o degli aventi diritto di questo possano dar luogo a soluzioni differenti a seconda del diritto nazionale applicabile.
35. Propongo pertanto alla Corte di risolvere la questione proposta dalla Cour d’appel de Bruxelles dichiarando che l’art. 85 bis dello Statuto deve essere interpretato nel senso che esso non conferisce alle Comunità il diritto di ottenere dal terzo responsabile del decesso di un dipendente il rimborso integrale della pensione di reversibilità versata al coniuge superstite in applicazione degli artt. 79 e 79 bis del detto Statuto, qualora la legge applicabile al diritto al risarcimento del danno stabilisca che il diritto ad una pensione di reversibilità è estraneo all’obbligo, per l’autore di un atto illecito, di risarcire integralmente il danno e qualora il pregiudizio subito dal coniuge superstite a causa della perdita del reddito della moglie deceduta sia inferiore all’importo della pensione di reversibilità che gli viene versata.
V – Conclusione
36. Alla luce di tali elementi, propongo alla Corte di risolvere la questione proposta dalla Cour d’appel de Bruxelles come segue:
«L’art. 85 bis dello Statuto del personale delle Comunità europee deve essere interpretato nel senso che non conferisce alle Comunità il diritto di ottenere dal terzo responsabile del decesso di un dipendente il rimborso integrale della pensione di reversibilità versata al coniuge superstite, in esecuzione degli artt. 79 e 79 bis del detto Statuto, quando la legge applicabile al diritto al risarcimento del danno stabilisce che il diritto ad una pensione di reversibilità è estraneo all’obbligo, per l’autore di un atto illecito, di risarcire integralmente il danno e il pregiudizio subito dal coniuge superstite a causa della perdita del reddito della moglie deceduta è inferiore all’importo della pensione di reversibilità che gli viene versata».
1 – Lingua originale:il francese.
2 – In prosieguo: lo «Statuto».
3 – In prosieguo: la «regolamentazione».
4 – In prosieguo: la «clinica La Ramée».
5 – Decisione di rinvio (pag. 5, punto 5).
6 – Ibidem (pag. 6).
7 – Ibidem (pag. 7).
8 – Sottolineatura della Cour d’appel.
9 – Causa C‑333/90, Racc. pag. I‑1135 (punto 8).
10 – Sentenza 10 giugno 1999, causa C‑430/97, Johannes (Racc. p. I‑3475, punto 19).
11 – Sentenze 20 ottobre 1981, causa 137/80, Commissione/Belgio (Racc. pag. 2393, punto 8), e 20 marzo 1986, causa 72/85, Commissione/Paesi Bassi (Racc. pag. 1219, punto 20).
12 – V., in tal senso, sentenze 7 maggio 1987, causa 186/85, Commissione/Belgio (Racc. pag. 2029, punti 21 e 23), e causa 189/85, Commissione/Germania (Racc. pag. 2061, punti 14 e 16).
13 – Contrariamente a quanto potrebbe far pensare l'etimologia della parola (subrogare), il termine «surrogazione» non è di origine latina, ma è stata mutuato dal diritto canonico. Il diritto romano non ammetteva il principio della sostituzione di una persona ad un'altra per effetto di un pagamento se non in due casi del tutto particolari, la cessione di azioni a favore del fideiussore e la successio in locum, che consentiva ad un creditore ipotecario di grado inferiore di succedere nei diritti ipotecari di un creditore titolare di un'ipoteca di grado superiore a seguito del pagamento del credito di quest'ultimo (J. Mestre, «La subrogation personnelle», LGDJ, 1979, introduzione).
14 – Possiamo citare, per esempio, il diritto belga, danese, tedesco, spagnolo, francese, italiano e austriaco. Allo stesso modo, in tutti gli Stati di Common law, il termine «subrogation» risponde alla seguente definizione: «Subrogation is literally “substitution”. The term is used in the context of English and Commonwealth law to describe a process by which one party is substituted for another so that he may enforce that other’s rights against a third party for his own benefit» [Subrogation alla lettera significa «sostituzione». Tale termine viene adoperato nel diritto inglese e del Commonwealth per indicare un fenomeno in cui una parte si sostituisce ad un'altra, potendo poi esercitare a proprio vantaggio i diritti di quest'ultima nei confronti di un terzo (C. Mitchell, The law of subrogation, Clarendon press, Oxford 1994, pag. 3).
15 – L’art. 85 bis dello Statuto si differenzia pertanto dall’art. 8 della regolamentazione relativa alla copertura dei rischi di infortunio e di malattia professionale dei funzionari delle Comunità europee, ai sensi del quale «[l]e prestazioni ed indennità ed i rimborsi delle spese mediche contemplati dalla presente regolamentazione sono versati al funzionario od ai suoi aventi diritto a condizione che gli interessati surroghino le Comunità, per l'intero ammontare di tali prestazioni, indennità e rimborsi, nei diritti e nelle azioni loro spettanti contro l'eventuale terzo responsabile».
16 – Punti 4 e 5.
17 – Questa disposizione può quindi consentire alle Comunità di pretendere dal terzo responsabile, in parallelo alla loro azione in qualità di surrogati, il rimborso delle somme che non siano coperte dalla surrogazione, come le spese di gestione, di perizia medica sul dipendente, ecc.
18 – Regolamento 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità (GU L 149, pag. 2).
19 – Questo articolo dispone, al n. 1, lett. a), che «quando l'istituzione debitrice è surrogata, in virtù della legislazione che essa applica, nei diritti che il beneficiario ha nei confronti del terzo, tale surrogazione è riconosciuta da ogni Stato membro». Alla lett. b) dispone che «quando l'istituzione debitrice vanta in linea diretta un diritto nei confronti del terzo, ogni Stato membro riconosce tale diritto».
20 – Causa C‑428/92, Racc. pag. I‑2259 (punto 16).
21 – La surrogazione di pieno diritto delle Comunità è stata inserita nello Statuto dal regolamento (Euratom, CECA, CEE) del Consiglio 2 maggio 1978, n. 912, che modifica lo Statuto dei funzionari delle Comunità europee e il regime applicabile agli altri agenti di tali Comunità, (GU L 119, pag. 1), che ha introdotto l’art. 73, n. 4, ai sensi del quale «[l]e Comunità, nei limiti degli obblighi che loro derivano dagli articoli 72, 73 e 75, sono surrogate di pieno diritto al funzionario o ai suoi aventi diritto nei loro diritti di ricorso contro il terzo responsabile dell'incidente che ha causato la morte o le ferite del funzionario o delle persone assicurate per il suo tramite». L’art. 73, n. 4, dello Statuto è stato abrogato dal regolamento (CECA, CEE, Euratom) del Consiglio 27 settembre 1985, n. 2799 (GU L 265, pag. 1), che ha introdotto l’art. 85 bis.
22 – Sentenze 18 marzo 1982, causa 103/81, Chaumont‑Barthel/Parlamento (Racc. pag. 1003, punto 11); Royale belge, cit. (punto 9), e 9 settembre 1999, causa C‑257/98 P, Lucaccioni/Commissione (Racc. pag. I‑5251, punto 20).
23 – Punto 19.
24 – Potrà avere altresì come conseguenza il fatto che il sig. Riehl cumuli il risarcimento per la perdita del reddito che il terzo responsabile sarà condannato a pagargli in applicazione del diritto belga sulla responsabilità e la pensione di reversibilità erogata dal Consiglio.
25 – V., in particolare, regolamento (CE) del Consiglio 9 ottobre 1997, n. 2027, sulla responsabilità del vettore aereo in caso di incidenti (GU L 285, pag. 1).
26 – V., in particolare, direttive del Consiglio 25 luglio 1985, 85/374/CEE, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati Membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi (GU L 210, pag. 29); del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali (GU L 372, pag. 31); del Consiglio 22 dicembre 1986, 87/102/CEE, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri in materia di credito al consumo (GU 1987, L 42, pag. 48); del Consiglio 13 giugno 1990, 90/314/CEE, concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti «tutto compreso» (GU L 158, pag. 59), e del Parlamento europeo e del Consiglio 25 maggio 1999, 1999/44/CE, su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo (GU L 171, pag. 12). V., più recentemente, risoluzione del Consiglio 1º dicembre 2003, sulla sicurezza dei servizi destinati ai consumatori (GU 2003, C 299, pag. 1).
27 – L'incidenza sul funzionamento del mercato interno delle divergenze esistenti tra i diritti nazionali in materia di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale sono tuttavia oggetto di riflessioni e studi approfonditi. Per esempio, nel luglio 2001 la Commissione ha avviato un processo di consultazione sul modo di affrontare a livello europeo i problemi derivanti dalle divergenze tra i diversi diritti contrattuali nazionali nell'Unione europea [v. comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio ‑ Maggiore coerenza nel diritto contrattuale Europeo – Un piano d'azione (COM/2003/0068 def.) (GU 2003, C 63, pag. 1)]. Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno chiesto che si avviino ricerche anche nei campi del diritto patrimoniale e della disciplina della responsabilità civile per danni.
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