CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
ELEANOR SHARPSTON
presentate il 18 giugno 2015 ( 1 )
Causa C‑298/14
Alain Laurent Brouillard
contro
Jury du concours de recrutement de référendaires près la Cour de cassation
e
État belge
[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d’État (Belgio)]
«Libera circolazione dei lavoratori — Eccezione riguardante gli “impieghi nella pubblica amministrazione” — Direttiva 2005/36/CE — Riconoscimento delle qualifiche professionali — Nozione di “professione regolamentata” — Ammissione ad un concorso per l’assunzione di referendari presso la Cour de cassation belga»
1.
La presente domanda di pronuncia pregiudiziale trae origine da un procedimento pendente dinanzi al Conseil d’État (Consiglio di Stato, Belgio; in prosieguo: il «giudice del rinvio») nel quale un cittadino belga, il sig. Brouillard, impugna la decisione della commissione giudicatrice del concorso per l’assunzione di referendari presso la Cour de cassation (Corte di Cassazione, Belgio) che gli nega l’accesso alle prove. Tale decisione è stata adottata a motivo del fatto che il sig. Brouillard non possedeva i titoli accademici richiesti per fare domanda per tale ruolo, vale a dire un titolo di dottorato, di laurea o di laurea magistrale in giurisprudenza conferiti da un’università belga o una laurea ottenuta all’estero e riconosciuta equipollente dall’autorità competente in Belgio.
2.
Il sig. Brouillard sostiene in sostanza che i suoi diplomi, compresa una specializzazione come giurista-linguista di un anno rilasciata da un’università francese, combinati con la sua esperienza professionale nel servizio di documentazione e concordanza dei testi della Cour de cassation ( 2 ), gli hanno conferito le qualifiche professionali necessarie. Egli afferma che la commissione giudicatrice, limitandosi ad esaminare i suoi titoli accademici, ha violato sia il suo diritto alla libera circolazione come lavoratore sia il regime dell’Unione europea (in prosieguo: l’«Unione») di riconoscimento delle qualifiche professionali.
3.
Il giudice del rinvio chiede indicazioni alla Corte sulla questione se gli articoli 45 TFUE e 49 TFUE nonché la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali ( 3 ), qualora applicabili nel procedimento principale, ostino a che la commissione giudicatrice neghi al sig. Brouillard l’accesso al concorso sulla base del fatto che egli non possedeva i titoli accademici richiesti, senza verificare se i suoi diplomi, combinati con la sua esperienza professionale, gli conferissero qualifiche professionali equipollenti.
Diritto dell’Unione europea
TFUE
4.
Mentre l’articolo 45 TFUE garantisce la libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione europea, il suo paragrafo 4 stabilisce che tale articolo non è applicabile agli impieghi nella pubblica amministrazione.
5.
Il primo comma dell’articolo 49 TFUE vieta le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro.
Direttiva 2005/36
6.
La direttiva 2005/36 mira ad agevolare la libera circolazione di persone (quindi anche dei lavoratori) e servizi all’interno dell’Unione europea ( 4 ). Essa garantisce a coloro che hanno acquisito una qualifica professionale in uno Stato membro il diritto di accedere alla stessa professione e di esercitarla in un altro Stato membro, fatto salvo il rispetto, da parte del professionista migrante, di condizioni di esercizio non discriminatorie, obiettivamente giustificate e proporzionate, imposte dallo Stato membro in questione ( 5 ).
7.
La direttiva 2005/36 non pregiudica l’applicazione dell’articolo 45, paragrafo 4, TFUE ( 6 ).
8.
Ai sensi dell’articolo 1 («Oggetto»), qualora uno Stato membro subordini l’accesso a una professione regolamentata o il suo esercizio al possesso di determinate qualifiche professionali, esso deve riconoscere, per l’accesso alla professione e il suo esercizio, le qualifiche professionali acquisite in uno o più Stati membri, che permettono al titolare di tali qualifiche di esercitarvi la stessa professione ( 7 ).
9.
L’articolo 3, paragrafo 1, contiene le seguenti definizioni:
«a)
“professione regolamentata”: attività, o insieme di attività professionali, l’accesso alle quali e il cui esercizio, o una delle cui modalità di esercizio, sono subordinati direttamente o indirettamente, in forza di norme legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di determinate qualifiche professionali; in particolare costituisce una modalità di esercizio l’impiego di un titolo professionale riservato da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative a chi possiede una specifica qualifica professionale. (…)
b)
“qualifiche professionali”: le qualifiche attestate da un titolo di formazione, un attestato di competenza – di cui all’articolo 11, lettera a), punto i) – e/o un’esperienza professionale;
c)
“titolo di formazione”: diplomi, certificati e altri titoli rilasciati da un’autorità di uno Stato membro designata ai sensi delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative di tale Stato membro e che sanciscono una formazione professionale acquisita in maniera preponderante [nell’Unione europea]. (…)
(…)
e)
“formazione regolamentata”: qualsiasi formazione specificamente orientata all’esercizio di una professione determinata e consistente in un ciclo di studi completato, eventualmente, da una formazione professionale, un tirocinio professionale o una pratica professionale. (…)
(…)».
10.
L’articolo 4 riguarda gli effetti del riconoscimento e dispone:
«1. Il riconoscimento delle qualifiche professionali da parte dello Stato membro ospitante permette al beneficiario di accedere in tale Stato membro alla stessa professione per la quale è qualificato nello Stato membro d’origine e di esercitarla alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato membro ospitante.
2. Ai fini della presente direttiva, la professione che l’interessato intende esercitare nello Stato membro ospitante sarà quella per la quale è qualificato nel proprio Stato membro d’origine, se le attività coperte sono comparabili».
11.
Ai sensi dell’articolo 13, paragrafo 1 («Condizioni del riconoscimento»), che riguarda il regime generale di riconoscimento di titoli di formazione, «[s]e, in uno Stato membro ospitante, l’accesso a una professione regolamentata o il suo esercizio sono subordinati al possesso di determinate qualifiche professionali, l’autorità competente di tale Stato membro dà accesso alla professione e ne consente l’esercizio, alle stesse condizioni dei suoi cittadini, ai richiedenti in possesso dell’attestato di competenza o del titolo di formazione prescritto, per accedere alla stessa professione o esercitarla sul suo territorio, da un altro Stato membro. (...)».
12.
Ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 1, l’articolo 13 non impedisce allo Stato membro ospitante di esigere da un richiedente, in uno dei seguenti casi, un tirocinio di adattamento non superiore a tre anni o una prova attitudinale, in particolare: (i) se la formazione ricevuta dal richiedente riguarda materie sostanzialmente diverse da quelle coperte dal titolo di formazione richiesto nello Stato membro ospitante, o (ii) se la professione regolamentata nello Stato membro ospitante include una o più attività professionali regolamentate, mancanti nella corrispondente professione dello Stato membro d’origine del richiedente, e la formazione richiesta nello Stato membro ospitante è relativa a materie sostanzialmente diverse da quelle dell’attestato di competenza o del titolo di formazione in possesso del richiedente. Ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 3, primo comma, lo Stato membro ospitante può prescrivere un tirocinio di adattamento o una prova attitudinale per quanto riguarda le professioni il cui esercizio richieda una conoscenza precisa del diritto nazionale e per le quali la prestazione di consulenza e/o di assistenza in materia di diritto nazionale costituisca un elemento essenziale e costante dell’attività professionale.
Diritto belga
13.
Ai sensi dell’articolo 135 bis del Code judiciaire (codice giudiziario), la Cour de cassation è assistita da «référendaires» (referendari) che preparano il lavoro dei consiglieri e dei membri dell’ufficio del Procureur général (Procuratore generale) ( 8 ), partecipano alle attività di documentazione, di traduzione e di pubblicazione delle sentenze e alla concordanza dei testi in lingua francese e neerlandese. L’articolo 259 duodecies del Code judiciaire stabilisce che i referendari devono aver compiuto 25 anni e disporre di un titolo di dottorato o di laurea in giurisprudenza, che sono equipollenti a una laurea magistrale in Belgio ( 9 ). I candidati sono selezionati sulla base di concorsi, i cui esiti sono validi per un periodo di sei anni. Ai sensi dell’articolo 259 terdecies, il Re nomina i referendari per un tirocinio di tre anni, al termine del quale la nomina diventa definitiva, salvo decisione contraria del Re, su proposta del Primo presidente o del Procuratore generale.
14.
Nel periodo rilevante ai fini del presente procedimento, gli articoli 43 e 44 della legge della Comunità francese del 31 marzo 2004 che definisce l’insegnamento superiore, favorendone l’integrazione nello spazio europeo dell’insegnamento superiore e rifinanziando le università, davano diritto al governo della Comunità francese di adottare provvedimenti generali o individuali che riconoscessero l’equipollenza tra gli studi completati all’estero e i titoli accademici conferiti in tale Comunità, compresa la laurea magistrale in giurisprudenza.
Fatti, procedimento e questioni pregiudiziali
15.
Il sig. Brouillard è stato addetto al servizio di documentazione e concordanza dei testi della Cour de cassation per molti anni. Egli è laureato in traduzione, ha conseguito un diploma in giurisprudenza di due anni (candidature en droit) conferito da un’università belga ( 10 ), è titolare di un diploma di studi specialistici di un anno in diritti umani, conseguito presso la stessa università nel 2006, e, per quanto concerne l’anno accademico 2009-2010, di un master in giurisprudenza, economia e gestione, a finalità professionale, con menzione in diritto privato, specializzazione come giurista-linguista di un anno (in prosieguo: il «master di un anno a finalità professionale»), rilasciato dall’Università di Poitiers (Francia) il 22 novembre 2010.
16.
Il 24 maggio 2011, il sig. Brouillard si è iscritto per partecipare a un concorso pubblico per l’assunzione di referendari presso la Cour de cassation.
17.
Il 23 giugno 2011, egli ha presentato presso la Comunità francese una domanda di equipollenza completa tra il suo master di un anno a finalità professionale e la laurea magistrale in diritto belga.
18.
In data 6 settembre 2011, il presidente della Cour de cassation ha notificato al sig. Brouillard la decisione della commissione giudicatrice di dichiarare irricevibile la sua domanda di iscrizione al concorso. In tale decisione la commissione giudicatrice ha rilevato che, per poter essere nominati referendari presso la Cour de cassation, è necessario disporre di un titolo di dottorato, di laurea o di laurea magistrale in giurisprudenza conferito da un’università belga, in modo da garantire l’idoneità del candidato ad esercitare la professione in Belgio. Il sig. Brouillard non soddisfaceva tale requisito poiché il suo master di un anno a finalità professionale non era stato riconosciuto dalla Comunità francese come equipollente a una laurea magistrale in giurisprudenza conseguita in Belgio ed egli non aveva seguito un programma di equipollenza in un’università belga.
19.
Il 27 ottobre 2011, la Comunità francese ha respinto la domanda di equipollenza del sig. Brouillard, riconoscendogli l’equipollenza solo al titolo accademico generico di master. Siffatta equipollenza riguarda il livello dei titoli accademici, e non tanto il contenuto specifico di un determinato diploma. Tale decisione è stata fondata su un parere della commissione per l’equipollenza, sezione diritto e criminologia, della Comunità francese ed è motivata come segue:
«
—
Il possesso di un diploma che attesta il compimento di studi di diritto certifica un’idoneità e una competenza tecnica connesse alle caratteristiche dell’ordinamento giuridico in relazione al quale è stato rilasciato; pertanto analoghi studi compiuti all’estero non corrispondono ai requisiti delle facoltà di diritto nella Comunità francese del Belgio, facoltà che formano i loro studenti a funzioni di giuristi nell’ordinamento giuridico belga;
—
talune attività di insegnamento indispensabili per il completamento, nella Comunità francese del Belgio, degli studi del secondo ciclo in giurisprudenza (segnatamente, diritto delle obbligazioni, diritto dei contratti, diritto amministrativo, diritto sociale...) non sono state acquisite nell’ambito dell’ottenimento del [master di un anno a finalità professionale] di cui si chiede l’equipollenza».
20.
Il sig. Brouillard ha impugnato la decisione della commissione giudicatrice e i regi decreti del 20 settembre 2012 che nominano tre nuovi referendari presso la Cour de cassation dinanzi al giudice del rinvio, che ha sospeso il procedimento e ha proposto domanda di pronuncia pregiudiziale in relazione alle seguenti questioni:
«1)
Se gli articoli 45 [TFUE] e 49 TFUE nonché la direttiva 2005/36 (…) debbano essere interpretati nel senso che si applicano in una situazione in cui un cittadino belga, che risiede in Belgio e non ha esercitato attività professionali in un altro Stato membro, indica a sostegno della sua domanda di partecipazione a un concorso per l’assunzione di referendari presso la Cour de cassation belga di essere in possesso di [un master di un anno a finalità professionale conseguito in Francia].
2)
Se la funzione di referendario presso la Cour de cassation belga, per la quale l’articolo 259 duodecies del Code judiciaire prevede che la nomina sia subordinata alla condizione di disporre del titolo di dottorato o di laurea in giurisprudenza, sia una professione regolamentata ai sensi dell’articolo 3 della menzionata direttiva 2005/36 (…)
3)
Se la funzione di referendario presso la Cour de cassation (…) costituisca un impiego nella pubblica amministrazione ai sensi dell’articolo 45, paragrafo 4, TFUE e se quest’ultima disposizione escluda, pertanto, l’applicazione degli articoli 45 [TFUE] e 49 TFUE nonché della direttiva 2005/36 (…)
4)
Qualora gli articoli 45 [TFUE] e 49 TFUE nonché la direttiva 2005/36 (…) siano applicabili nella fattispecie, se dette disposizioni debbano essere interpretate nel senso che ostano a che la commissione giudicatrice per l’assunzione di referendari presso la Cour de cassation subordini la partecipazione al concorso di cui trattasi al possesso di un titolo di dottorato o di laurea in giurisprudenza rilasciati da un’università belga o al riconoscimento, da parte della Comunità francese, competente in materia di insegnamento, dell’equipollenza accademica del master [di un anno] con un titolo di dottore, laureato o titolare di un diploma di laurea magistrale in giurisprudenza rilasciato da un’università belga.
5)
Qualora gli articoli 45 [TFUE] e 49 TFUE nonché la direttiva 2005/36 (…) siano applicabili nella fattispecie, se dette disposizioni debbano essere interpretate nel senso che impongono alla commissione giudicatrice per l’assunzione di referendari presso la Cour de cassation di comparare le qualifiche del ricorrente, risultanti dai suoi diplomi e dalla sua esperienza professionale, con quelle conferite dal titolo di dottore o laureato in giurisprudenza rilasciato da un’università belga e, se del caso, imporgli una misura compensativa di cui all’articolo 14 della direttiva 2005/36».
21.
Il sig. Brouillard ha altresì impugnato la decisione della Comunità francese del 27 ottobre 2011 dinanzi al giudice del rinvio. Tale domanda di annullamento, che non è parte del procedimento principale, è stata respinta il 15 maggio 2014.
22.
Osservazioni scritte sono state presentate dal sig. Brouillard, dai governi belga e italiano nonché dalla Commissione europea. Il sig. Brouillard, il governo belga e la Commissione hanno presentato osservazioni orali all’udienza svoltasi il 25 marzo 2015.
Analisi
Osservazioni preliminari
23.
Con le sue prime tre questioni, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se i principi di libera circolazione e la direttiva 2005/36 si applichino al procedimento principale. Esaminerò, in primo luogo, se i fatti di cui al procedimento principale costituiscano una situazione puramente interna, a cui non si può applicare l’articolo 45 TFUE (questione 1). Considererò poi se l’articolo 45, paragrafo 4, TFUE escluda l’applicazione del resto di tale articolo e della direttiva 2005/36 nel procedimento principale (questione 3). Proseguirò esaminando se la funzione di referendario presso la Cour de cassation sia una «professione regolamentata» ai sensi della direttiva 2005/36 (questione 2). La risposta a tale questione stabilisce se tale direttiva si applichi al procedimento principale.
24.
La quarta e la quinta questione devono essere esaminate congiuntamente. Esse riguardano, in sostanza, la circostanza se i principi di libera circolazione e la direttiva 2005/36, qualora applicabili al procedimento principale, ostino a che la commissione giudicatrice respinga la domanda di partecipazione al concorso del sig. Brouillard sulla base del fatto che egli non possedeva i titoli accademici richiesti senza comparare questi ultimi con le conoscenze e le capacità del sig. Brouillard derivanti dai suoi diplomi e dalla sua esperienza professionale, imponendogli eventualmente un provvedimento di compensazione ai sensi dell’articolo 14 della direttiva 2005/36.
25.
Prima di affrontare tali questioni, è necessario procedere a tre osservazioni preliminari.
26.
In primo luogo, concordo con i governi belga e italiano sul fatto che il procedimento principale riguarda l’accesso ad impieghi nella pubblica amministrazione in Belgio anziché l’accesso a un’attività autonoma in tale Stato membro. L’articolo 49 TFUE, pertanto, non è pertinente e limiterò, quindi, la mia analisi all’articolo 45 TFUE e alla direttiva 2005/36.
27.
Inoltre, sembra che il giudice del rinvio sia partito dal presupposto che gli articoli 4 e 13, paragrafo 1, della direttiva 2005/36 abbiano un effetto diretto verticale e che il sig. Brouillard abbia pertanto diritto di far valere direttamente tali disposizioni nel procedimento principale. Tale presupposto è corretto. Dette disposizioni impongono alle autorità competenti di uno Stato membro, in termini incondizionati e sufficientemente precisi, di consentire a una persona l’esercizio nel proprio territorio, alle stesse condizioni applicabili ai propri cittadini, di una professione soggetta al possesso di qualifiche professionali specifiche se tale persona è qualificata all’esercizio della stessa professione in un altro Stato membro ( 11 ).
28.
Infine, la direttiva 2005/36 non opera un’armonizzazione delle condizioni di esercizio delle professioni regolamentate negli Stati membri. Piuttosto, tale direttiva predispone un meccanismo di riconoscimento delle qualifiche professionali. Essa consente al beneficiario di accedere, nello Stato membro ospitante, alla stessa professione regolamentata per la quale è qualificato nello Stato membro d’origine e di esercitarla alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato membro ospitante ( 12 ). Presumendo che tutte le altre condizioni per l’applicazione della direttiva 2005/36 siano soddisfatte (tra l’altro, che la funzione di referendario presso la Cour de cassation sia una «professione regolamentata»), il sig. Brouillard potrebbe, pertanto, invocare tale direttiva solo qualora possedesse le qualifiche professionali richieste per l’esercizio in Francia di attività comparabili a quelle di un referendario presso la Cour de cassation ( 13 ). Tuttavia, ritengo che la funzione di referendario presso la Cour de cassation belga non sia una professione regolamentata e che pertanto la direttiva 2005/36 non trovi applicazione nel procedimento principale ( 14 ). Se la Corte condivide la medesima posizione, il giudice del rinvio non sarà tenuto ad affrontare tale questione.
Se i fatti del procedimento principale costituiscano una «situazione puramente interna » non disciplinata dall’articolo 45 TFUE (questione 1)
29.
Il governo belga sostiene che l’articolo 45 TFUE non si applica al procedimento principale, il quale non avrebbe un legame sufficiente con il diritto dell’Unione. Sebbene il sig. Brouillard fondi la sua domanda di partecipazione al concorso su un diploma ottenuto in un altro Stato membro, egli ha seguito tale programma universitario per corrispondenza.
30.
La tesi del governo belga non mi convince.
31.
Per giurisprudenza costante, le disposizioni del Trattato relative alla libera circolazione non possono essere applicate ad attività in cui tutti gli elementi siano circoscritti all’interno di un unico Stato membro ( 15 ). Tuttavia, tali disposizioni attribuiscono vantaggi ai cittadini di un determinato Stato membro se questi, per il fatto di aver risieduto regolarmente nel territorio di un altro Stato membro e di avervi acquisito una qualifica professionale, si trovano, rispetto al loro Stato d’origine, in una situazione analoga a quella di tutti gli altri soggetti che fruiscono dei diritti e delle libertà garantiti dal diritto primario dell’Unione ( 16 ). Più in generale, la libera circolazione dei lavoratori non sarebbe pienamente realizzata se gli Stati membri potessero impedire di fruire di tale libertà ai propri cittadini che si sono avvalsi delle possibilità offerte dal diritto dell’Unione e che hanno acquisito, grazie a queste possibilità, qualifiche professionali in un altro Stato membro. Ciò vale, in particolare, qualora tali cittadini abbiano ivi conseguito una qualifica universitaria che integra la loro formazione di base e della quale essi intendono avvalersi una volta tornati nel loro paese di origine ( 17 ).
32.
Il sig. Brouillard fa valere un diploma conseguito presso un istituto accademico in Francia. Egli ha pertanto esercitato il diritto di ricevere servizi di insegnamento forniti da un’università stabilita in un altro Stato membro. In tale contesto, il fatto che si sia verificata o meno una circolazione transfrontaliera fisica al fine di conseguire la qualifica professionale è, a mio avviso, irrilevante rispetto alla questione se l’articolo 45 TFUE si applichi al procedimento principale. Supponiamo, per esempio, che uno studente che risiede in uno Stato membro riceva un insegnamento a distanza da parte di un istituto di formazione situato in un altro Stato membro e debba recarsi presso tale istituto per sostenere l’esame orale finale, ma non sia in grado di viaggiare per motivi di salute. L’istituto di formazione che fornisce corsi per corrispondenza gli consente di sostenere l’esame orale da casa, tramite videoconferenza. Egli supera l’esame e consegue la sua qualifica professionale. Non vedo alcun motivo per cui tale studente non debba successivamente trarre beneficio dall’articolo 45 TFUE come interpretato nella giurisprudenza citata al precedente paragrafo 31.
33.
In ogni caso, in risposta a una domanda che gli ho posto all’udienza, il sig. Brouillard ha espressamente affermato di essersi recato presso l’Università di Poitiers il 10 luglio 2010 al fine di sostenere un esame orale di tre ore. Sebbene in definitiva spetti al giudice nazionale statuire sui fatti, la Corte può qui procedere sulla base (quasi certa) del fatto che la circolazione transfrontaliera sia avvenuta fisicamente e che, in effetti, non si tratta di una situazione puramente interna.
Se l’articolo 45, paragrafo 4, TFUE escluda l’applicazione delle altre disposizioni di detto articolo e della direttiva 2005/36 nel procedimento principale (questione 3)
34.
Il giudice del rinvio chiede indicazioni sulla questione se la funzione di referendario presso la Cour de cassation costituisca un «impiego nella pubblica amministrazione» ai sensi dell’articolo 45, paragrafo 4, TFUE.
35.
Tenuto conto del carattere fondamentale che assumono i principi della libera circolazione e della parità di trattamento dei lavoratori all’interno dell’Unione europea, la portata di tale deroga non può essere più ampia di quella connessa al perseguimento del suo scopo originario di consentire agli Stati membri di assumere cittadini stranieri soltanto per taluni impieghi della pubblica amministrazione, che presuppongono, da parte dei loro titolari, l’esistenza di un rapporto particolare di solidarietà nei confronti dello Stato, nonché la reciprocità di diritti e di doveri che costituiscono il fondamento del vincolo di cittadinanza ( 18 ). Di conseguenza, la deroga prevista dall’articolo 45, paragrafo 4, TFUE riguarda soltanto l’accesso dei cittadini di altri Stati membri a talune funzioni nella pubblica amministrazione di uno Stato membro ( 19 ).
36.
Il sig. Brouillard è un cittadino belga che persegue l’accesso ad una funzione nella pubblica amministrazione in Belgio. Ne consegue che l’articolo 45, paragrafo 4, TFUE non può costituire per il Belgio una base valida per negargli la tutela accordatagli dai primi 3 paragrafi di tale disposizione. L’articolo 45, paragrafo 4, TFUE, pertanto, non esclude l’applicazione della direttiva 2005/36 ai fatti del procedimento principale.
37.
Su di un diverso piano, potrebbe essere necessario risolvere la questione se la funzione di referendario presso la Cour de cassation costituisca un «impiego nella pubblica amministrazione» ai sensi dell’articolo 45, paragrafo 4, TFUE. Le parti hanno dedicato un’attenzione considerevole a tale tematica nelle loro osservazioni scritte e orali. Pertanto, l’affronterò brevemente.
38.
A mio avviso, la funzione di referendario presso la Cour de cassation non costituisce un «impiego nella pubblica amministrazione» ai sensi dell’articolo 45, paragrafo 4, TFUE.
39.
L’articolo 45, paragrafo 4, TFUE, in quanto prescrive una deroga al principio fondamentale della libera circolazione dei lavoratori, deve essere interpretato restrittivamente ( 20 ).
40.
Nella causa Commissione/Belgio ( 21 ), il governo belga ha affermato che quella di «impieghi nella pubblica amministrazione» è una nozione istituzionale che non corrisponde all’«esercizio dei pubblici poteri» di cui all’attuale articolo 51 TFUE ( 22 ). A suo avviso, ciò che conta è, quindi, l’identità del datore di lavoro piuttosto che la natura delle attività svolte dal dipendente.
41.
La Corte ha respinto tale argomento e ha optato per un’interpretazione funzionale della nozione di «impieghi nella pubblica amministrazione». L’articolo 45, paragrafo 4, TFUE si applica solo qualora il lavoratore interessato (1) partecipi, direttamente o indirettamente, all’esercizio dei pubblici poteri e (2) svolga mansioni che hanno ad oggetto la tutela degli interessi generali dello Stato e, più in generale, degli enti pubblici ( 23 ). Ciò che rileva, pertanto, è se il posto sia o no caratteristico delle attività specifiche della pubblica amministrazione in quanto incaricata dell’esercizio dei pubblici poteri e responsabile della tutela degli interessi generali dello Stato ( 24 ).
42.
Sulla base delle informazioni a disposizione della Corte, non concordo con i governi belga e italiano sul fatto che un impiego come referendario presso la Cour de cassation belga soddisfi la prima condizione.
43.
A mio avviso, le funzioni di Primo presidente, di presidente di sezione e di giudice presso la Cour de cassation, da una parte, e quelle di Procuratore generale, di Primo avvocato generale e di avvocato generale presso tale Corte, dall’altra, sono invero caratteristiche delle attività specifiche del servizio pubblico di amministrazione della giustizia ( 25 ). Tali funzioni comportano la decisione su ricorsi pendenti dinanzi alla Cour de cassation, che rappresenta il giudice di ultimo grado nelle cause civili e penali in Belgio, o l’emissione di pareri indipendenti (pareri formali) su tali ricorsi. Tali funzioni comportano altresì mansioni che hanno a oggetto la tutela degli interessi generali dello Stato tramite la garanzia che la legge sia osservata nell’ambito di controversie tra privati e in quelle che coinvolgono autorità pubbliche.
44.
Dalle osservazioni scritte e orali del governo belga emerge che i referendari presso la Cour de cassation forniscono assistenza e supporto a tali funzionari giudiziari. La loro funzione principale consiste nell’esame delle cause pendenti dinanzi a tale giudice, nello svolgimento di ricerche giuridiche e nell’assistenza a tali funzionari nella redazione di sentenze e di pareri.
45.
Il governo belga, all’udienza, ha confermato che i referendari presso la Cour de cassation non hanno il potere di adottare (e nemmeno di partecipare all’adozione di) alcuna decisione giudiziaria, non possono interrogare le parti in udienza e non hanno l’ultima parola sulla motivazione giuridica sottesa alle sentenze e ai pareri. I referendari svolgono le loro mansioni esclusivamente sotto la supervisione dei funzionari giudiziari per cui lavorano, i quali sono i soli responsabili delle sentenze e dei pareri che emettono. Le funzioni ausiliarie e preparatorie dei referendari pertanto sembrano non intaccare il libero esercizio della potestà giurisdizionale da parte di tali funzionari.
46.
Di conseguenza, e sebbene questa sia in definitiva una questione di fatto che spetta eventualmente al giudice del rinvio definire, le mansioni dei referendari, a mio avviso, sono troppo lontane dall’essenza del servizio pubblico dell’amministrazione della giustizia per comportare (anche indirettamente) la partecipazione all’esercizio dei pubblici poteri ( 26 ).
47.
Le osservazioni del governo belga relative al fatto che l’articolo 310 del Code judiciaire assimila formalmente i referendari presso la Cour de cassation ai «membri» di tale organo giurisdizionale e che essi sono in parte soggetti alle stesse norme statutarie dei giudici e degli altri funzionari giudiziari, relative, tra l’altro, alle nomine e alle retribuzioni, alle ferie, al «privilegio di giurisdizione» ( 27 ) e al divieto di esercitare (talune) funzioni non giudiziarie, non sono, a mio avviso, tali da mettere in discussione detta conclusione. Tali aspetti non riguardano direttamente la natura delle mansioni effettive svolte dai referendari.
Se la funzione di referendario presso la Cour de cassation belga sia una «professione regolamentata » ai sensi della direttiva 2005/36 (questione 2)
48.
Se la direttiva 2005/36 si applichi o meno al procedimento principale, dipende anche dalla questione se la funzione di referendario presso la Cour de cassation sia una «professione regolamentata» ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2005/36. Ciò a sua volta dipende dalla questione se l’accesso a tale professione e il suo esercizio siano subordinati al possesso di «determinate qualifiche professionali» ( 28 ).
49.
In primo luogo, la circostanza che un regime statutario di diritto belga inerente alla funzione pubblica disciplini tale impiego non è pertinente al fine di determinare se quest’ultimo costituisca una professione regolamentata ai sensi della direttiva 2005/36 ( 29 ).
50.
Poi, è altresì irrilevante l’argomento del governo belga secondo il quale la funzione di referendario non rientra nell’elenco delle professioni regolamentate pubblicato dalla Commissione. Tale elenco non fa parte di un atto vincolante dell’Unione ed è pertanto puramente indicativo.
51.
La Commissione afferma che la nomina a referendario presso la Cour de cassation non è subordinata al possesso di «determinate qualifiche professionali» ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2005/36. Il titolo di dottorato, la laurea o la laurea magistrale in giurisprudenza sono diplomi di carattere generale, che consentono l’accesso a un gran numero di professioni. Inoltre, il processo di selezione per l’assunzione di referendari non comporta una prova che conduca all’emissione di un certificato di idoneità.
52.
Concordo con tale analisi.
53.
Talune delle definizioni contenute nell’articolo 3 della direttiva 2005/36 forniscono indicazioni utili all’interpretazione della nozione di «determinate qualifiche professionali». Ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera b), le qualifiche professionali ricomprendono le qualifiche attestate da un titolo di formazione, e l’articolo 3, paragrafo 1, lettera c), stabilisce che i titoli di formazione ricomprendono diplomi «che sanciscono una formazione professionale acquisita in maniera preponderante [nell’Unione]». L’articolo 3, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2005/36, inoltre, definisce la «formazione regolamentata» come «qualsiasi formazione specificamente orientata all’esercizio di una professione determinata e consistente in un ciclo di studi completato, eventualmente, da una formazione professionale, un tirocinio professionale o una pratica professionale» ( 30 ).
54.
In tale contesto, mi sembra chiaro che non tutti i diplomi di laurea possono essere considerati come una determinata qualifica professionale ai sensi della direttiva 2005/36. Solo quei diplomi di laurea che sono specificamente concepiti per preparare i candidati all’esercizio di una determinata professione e che sanciscono una formazione professionale acquisita in maniera preponderante nell’Unione rientrano in tale nozione.
55.
I titoli accademici necessari per essere nominati referendari presso la Cour de cassation non sono concepiti specificamente per preparare le persone alla funzione di referendario presso tale organo giurisdizionale, ma consentono l’accesso a una vasta gamma di professioni. Dato il loro carattere generale, tali qualifiche non sanciscono una formazione professionale determinata e, pertanto, non costituiscono «determinate qualifiche professionali». Di conseguenza, il sig. Brouillard non può invocare la direttiva 2005/36 nel procedimento principale.
56.
Il fatto che i referendari siano selezionati sulla base di un concorso che comporta una valutazione comparativa dei candidati non mette in discussione tale conclusione. Nella sentenza Rubino, la Corte ha ritenuto che la circostanza di aver superato una selezione al termine di una procedura diretta a ottenere un numero predeterminato di persone attraverso una valutazione comparativa dei candidati anziché attraverso l’applicazione di criteri assoluti, e a conferire un titolo di validità temporale limitata, non può essere considerata una qualifica professionale ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2005/36 ( 31 ).
57.
La conclusione raggiunta non è compromessa nemmeno dal disposto dell’articolo 259 terdecies del Code judiciaire, ai sensi del quale la nomina dei referendari presso la Cour de cassation diventa definitiva solo dopo tre anni dall’inizio dell’esercizio della funzione. È vero che, in talune circostanze, una formazione obbligatoria per un determinato periodo può contribuire a qualificare una professione come regolamentata. Nella sentenza Burbaud, ad esempio, la Corte ha concluso che l’impiego di dirigente nel pubblico impiego ospedaliero francese costituiva una professione regolamentata. Tale conclusione era fondata, in sostanza, sul fatto che il diritto francese riservasse l’accesso a tale professione ai tirocinanti che avevano seguito la formazione presso l’École Nationale de la Santé Publique e che avevano superato le prove di un esame conclusivo della formazione che certificava il loro possesso delle conoscenze teoriche e pratiche richieste per la gestione ospedaliera ( 32 ). Tali requisiti tuttavia non sono comparabili con quelli ivi stabiliti dalle disposizioni nazionali. Il governo belga all’udienza ha confermato che tali disposizioni non predispongono un programma di formazione specifico al termine del quale i candidati che l’hanno superato ricevono un’attestazione del possesso delle qualifiche professionali necessarie. Come suggerisce la formulazione dell’articolo 259 terdecies, il periodo di tre anni successivo alla nomina iniziale viene piuttosto inteso come periodo di prova che consente ai funzionari giudiziari assistiti dai referendari di verificare che questi svolgano correttamente le loro mansioni e pertanto di prendere una posizione sulla questione se la loro nomina debba diventare definitiva ( 33 ).
Quali siano gli obblighi imposti dall’articolo 45 TFUE alla commissione giudicatrice (questioni 4 e 5)
58.
Ho concluso che la direttiva 2005/36 non si applica al procedimento principale. La mia analisi relativa alle questioni 4 e 5 è pertanto limitata all’articolo 45 TFUE. Ci si chiede se tale disposizione imponesse alla commissione giudicatrice di verificare se i titoli accademici del sig. Brouillard, combinati con la sua esperienza professionale, gli abbiano conferito conoscenze e capacità equipollenti a quelle conferite dal titolo di dottorato, da una laurea o da una laurea magistrale in giurisprudenza rilasciati da un’università belga.
59.
In mancanza di armonizzazione delle condizioni di accesso alla professione di cui trattasi, il diritto dell’Unione non osta a che un uno Stato membro subordini la nomina alla funzione di referendario presso uno dei propri organi giurisdizionali al possesso di determinate conoscenze e qualifiche che dimostrino la capacità in relazione a tale funzione ( 34 ). Tale competenza deve cionondimeno essere esercitata nel rispetto delle libertà fondamentali garantite dai Trattati ( 35 ).
60.
Per giurisprudenza costante, le autorità di uno Stato membro, quando esaminano la domanda di autorizzazione all’esercizio di una professione il cui accesso è, secondo la normativa nazionale, subordinato al possesso di un determinato diploma o di una determinata qualifica professionale, devono prendere in considerazione la qualifica professionale dell’interessato confrontando la qualifica attestata dai suoi diplomi, certificati e altri titoli nonché l’esperienza professionale nel settore con la qualifica professionale richiesta dalla normativa nazionale per l’esercizio della professione corrispondente ( 36 ).
61.
Questa procedura di valutazione deve consentire alle autorità dello Stato membro interessato di assicurarsi obiettivamente che il diploma straniero attesti da parte del suo titolare il possesso di conoscenze e di qualifiche, se non identiche, quantomeno equivalenti a quelle attestate dal diploma nazionale. Tale valutazione deve effettuarsi esclusivamente in considerazione del livello delle conoscenze e delle qualifiche che questo diploma, tenuto conto della natura e della durata degli studi nonché della formazione pratica di cui attesta il compimento, consente di presumere in possesso del titolare ( 37 ). Le conoscenze attestate dal diploma rilasciato in un altro Stato membro e le qualificazioni e/o l’esperienza professionale ottenute in altri Stati membri nonché l’esperienza acquisita nello Stato membro in cui il candidato chiede di essere iscritto devono essere esaminate in riferimento alla qualificazione professionale richiesta dalla normativa dello Stato membro ospitante ( 38 ).
62.
Poiché qualsiasi esperienza pratica nell’esercizio di attività collegate alla professione a cui viene chiesto l’accesso può aumentare le conoscenze di un richiedente, spetta all’autorità nazionale competente prendere in considerazione qualsiasi esperienza pratica utile all’esercizio di tale professione. Il valore preciso di tale esperienza deve essere determinato dall’autorità nazionale competente alla luce delle funzioni specifiche esercitate, delle conoscenze acquisite e applicate nell’esercizio di tali funzioni, nonché delle responsabilità conferite e del grado di indipendenza accordato all’interessato di cui trattasi ( 39 ).
63.
Nell’effettuare tale esame, uno Stato membro può prendere in considerazione differenze obiettive relative sia al contesto giuridico della professione considerata nello Stato membro d’origine sia al suo settore di attività ( 40 ). Nel caso delle professioni legali, lo Stato membro ha pertanto il diritto di procedere a un esame comparativo dei diplomi tenendo conto delle differenze rilevate tra gli ordinamenti giuridici nazionali interessati. Se, a seguito di tale confronto, emerge una corrispondenza solo parziale tra le conoscenze e le qualifiche attestate dal diploma straniero e quelle richieste dalle disposizioni nazionali, lo Stato membro ospitante ha il diritto di pretendere che l’interessato dimostri di aver maturato (ad esempio tramite esperienza professionale) le conoscenze e le qualifiche mancanti ( 41 ).
64.
Nel procedimento principale, il sig. Brouillard non sembra aver maturato quella che in Belgio è considerata una formazione giuridica completa. In particolare, all’udienza egli ha confermato che il master di un anno a finalità professionale conferitogli dall’Università di Poitiers non comprendeva corsi di diritto belga. Ha poi ammesso che tale diploma non comprendeva corsi di diritto amministrativo e di diritto sociale che, secondo la commissione per l’equipollenza della Comunità francese, sono indispensabili per il completamento degli studi del secondo ciclo in giurisprudenza in tale Comunità.
65.
Tuttavia, il master di un anno a finalità professionale del sig. Brouillard è un diploma universitario che ricomprende taluni aspetti della formazione giuridica. Di conseguenza, esso aveva prima facie almeno una qualche rilevanza in relazione al livello di qualifiche necessarie per diventare referendario presso la Cour de cassation.
66.
Inoltre, il sig. Brouillard ha fatto valere dinanzi alle autorità belghe non solo i suoi titoli accademici, ma anche tutta la sua esperienza professionale al fine di dimostrare di essere qualificato ai fini di tale funzione ( 42 ). Egli ritiene che la sua esperienza pluriennale nel servizio di documentazione e concordanza dei testi della Cour de cassation, che ricomprende un’ampia parte delle attività svolte dai referendari, combinato con i suoi titoli accademici, gli abbia conferito conoscenze e capacità equipollenti a quelle richieste per la nomina a referendario.
67.
In tale contesto ( 43 ), la commissione giudicatrice aveva il dovere di esaminare se le conoscenze e le capacità che il sig. Brouillard aveva acquisito attraverso la sua esperienza professionale complessiva, compreso l’impiego presso il servizio di documentazione e concordanza dei testi della Cour de cassation, dimostrassero in modo sufficiente che egli possedeva le qualifiche di cui sembrava essere privo sulla sola base dei suoi diplomi.
68.
Ritengo sia dubbio che la decisione di cui trattasi nel procedimento principale sia coerente con tali principi, in quanto la commissione giudicatrice sembra essersi basata esclusivamente sulla circostanza che il sig. Brouillard non possedeva i titoli accademici necessari per la nomina a referendario. Tuttavia, tale questione dev’essere in definitiva decisa dal giudice del rinvio, alla luce di tutte le circostanze pertinenti della causa.
Conclusione
69.
Per tutti i motivi che precedono, suggerisco che la Corte voglia pronunciarsi come segue in merito alle questioni sollevate dal Conseil d’État (Belgio):
1)
L’articolo 45 TFUE si applica in una situazione in cui, al fine di partecipare a un concorso per l’assunzione di referendari presso la Cour de cassation belga, un cittadino belga che risiede in Belgio e non ha mai esercitato attività professionali in un altro Stato membro fa valere tra l’altro un titolo conferitogli da un’università francese.
2)
La deroga stabilita dall’articolo 45, paragrafo 4, TFUE non può essere invocata da uno Stato membro nei confronti di un proprio cittadino; di conseguenza, la situazione sopra descritta non è esclusa, su tale base, dall’ambito di applicazione della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali.
3)
L’impiego come referendario presso la Cour de cassation belga non costituisce una «professione regolamentata» ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2005/36.
4)
L’articolo 45 TFUE osta a che l’autorità pubblica di uno Stato membro neghi a una persona l’accesso a un concorso pubblico per l’assunzione di referendari sulla base del fatto che essa non possiede un dottorato, una laurea o una laurea magistrale in giurisprudenza conferiti da un’università di tale Stato membro o un diploma conseguito all’estero e riconosciuto equipollente da un’altra autorità pubblica di tale Stato, senza verificare se tutti i suoi titoli accademici, compresi i titoli conseguiti in un altro Stato membro che sia sufficientemente pertinente per accedere a tale professione ed esercitarla, combinati con la sua esperienza professionale, gli conferiscano conoscenze e capacità equipollenti.
( 1 ) Lingua originale: l’inglese.
( 2 ) Tale servizio ha il compito, tra l’altro, di tradurre sentenze e pareri nelle lingue ufficiali del Belgio e di verificare la coerenza tra le diverse versioni linguistiche di tali documenti.
( 3 ) GU L 255, pag. 22, come da ultimo modificata, in relazione al periodo rilevante per il procedimento principale, dal regolamento (UE) n. 213/2011 della Commissione, del 3 marzo 2011, recante modifica degli allegati II e V della direttiva 2005/36 (GU L 59, pag. 4).
( 4 ) Considerando 1 della direttiva 2005/36.
( 5 ) Considerando 3.
( 6 ) Considerando 41.
( 7 ) Tale obiettivo corrisponde a quello della direttiva 89/48/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1988, relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni (GU 1989, L 19, pag. 16), che la direttiva 2005/36 ha abrogato. V. sentenza Commissione/Spagna (C‑286/06, EU:C:2008:586), punto 71.
( 8 ) Secondo le informazioni disponibili sul sito del Ministro della Giustizia belga, l’ufficio della Procura presso la Cour de cassation è composto dal Procuratore, dal Primo avvocato generale e da avvocati generali.
( 9 ) Articolo 2 della legge del 30 dicembre 2009.
( 10 ) Prima della riforma Bologna dell’istruzione superiore, la «candidature en droit» ricomprendeva, sostanzialmente, corsi introduttivi in varie discipline giuridiche generali e costituiva, in linea di principio, un presupposto per iniziare il corso di laurea in giurisprudenza di tre anni, che ricomprendeva lo studio delle principali materie del diritto belga nonché del diritto dell’Unione europea e del diritto internazionale. Per qualificarsi come avvocato, una persona doveva avere una laurea in diritto belga (attualmente una laurea magistrale in diritto belga). Il corso di laurea di tre anni e quello di laurea magistrale di due anni in giurisprudenza hanno attualmente sostituito la «candidature» e la laurea in giurisprudenza.
( 11 ) V., per analogia, sentenze Beuttenmüller (C‑102/02, EU:C:2004:264), punto 55 [relativo all’articolo 3, lettera a), della direttiva 89/48] e Aslanidou (C‑142/04, EU:C:2005:473), punto 33 [relativo all’articolo 3, lettera a), della direttiva 92/51/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1992, relativa ad un secondo sistema generale di riconoscimento della formazione professionale, che integra la direttiva 89/48 (GU L 209, pag. 25), il quale corrisponde sostanzialmente all’articolo 3, lettera a), della direttiva 89/48].
( 12 ) V. articoli 1 e 4 della direttiva 2005/36. Con riferimento al sig. Brouillard, lo «Stato membro ospitante» ai sensi di tali disposizioni è di fatto il suo Stato membro d’origine (Belgio).
( 13 ) Tuttavia, ciò non impedirebbe al Belgio di esigere da esso un tirocinio di adattamento o una prova attitudinale ai sensi dell’articolo 14 della direttiva 2005/36.
( 14 ) V. infra, paragrafi da 48 a 57.
( 15 ) V., inter alia, sentenze López Brea e Hidalgo Palacios (C‑330/90 e C‑331/90, EU:C:1992:39), punti da 7 a 9, e Steen (C‑332/90, EU:C:1992:40), punto 9.
( 16 ) V., inter alia, sentenze Knoors (C‑115/78, EU:C:1989:31), punto 24; Kraus (C‑19/92, EU:C:1993:125), punto 15, e Fernández de Bobadilla (C‑234/97, EU:C:1996:367), punto 30.
( 17 ) Sentenza Kraus (C‑19/92, EU:C:1993:125), punti 16 e 17.
( 18 ) Sentenza Alevizon (C‑392/05, EU:C:2007:251), punti 69 e 70 nonché giurisprudenza citata. Tale definizione deriva dalla sentenza Nottebohm della Corte internazionale di giustizia (sentenza del 6 aprile 1955, Second Phase, CIG Reports 1995, pag. 4, a pag. 23).
( 19 ) V. sentenze Grahame e Hollanders (C‑248/96, EU:C:1997:543), punto 32, nonché Österreichischer Gewerkschaftsbund (C‑195/98, EU:C:2000:655), punto 36.
( 20 ) V., inter alia, sentenze Colegio de Oficiales de la Marina Mercante Española (C‑405/01, EU:C:2003:515), punto 41, e Commissione/Grecia (C‑460/08, EU:C:2009:774), punto 29.
( 21 ) 149/79, EU:C:1980:297.
( 22 ) Ai sensi di tale articolo, sono escluse dall’applicazione delle disposizioni del TFUE sulla libertà di stabilimento le attività che «partecipino, sia pure occasionalmente, all’esercizio dei pubblici poteri». L’articolo 62 TFUE dispone che tale deroga si applica altresì alla libera circolazione dei servizi.
( 23 ) Sentenza Commissione/Belgio (149/79, EU:C:1980:297), punto 10.
( 24 ) Sentenza Commissione/Belgio (149/79, EU:C:1980:297), punto 12.
( 25 ) A tal proposito, v. conclusioni dell’avvocato generale Cruz Villalón nella causa Commissione/Portogallo (C‑52/08, EU:C:2010:514), paragrafo 41.
( 26 ) V. per analogia, in relazione all’eccezione di cui all’articolo 51 TFUE, sentenze Reyners (2/74, EU:C:1974:68), punto 53 (relativa agli avvocati in Belgio); Thijssen (C‑42/92, EU:C:1993:304), punto 22 (relativa ai «commissari autorizzati» dell’Ufficio di controllo delle assicurazioni in Belgio), e Peñarroja Fa (C‑372/09, EU:C:2011:156), punto 44 (relativa ai periti giudiziari in Francia).
( 27 ) Per taluni reati, i funzionari giudiziari in Belgio vengono processati in primo grado dalle corti d’appello (articolo 479 del codice di procedura penale).
( 28 ) È pacifico che la funzione di referendario presso la Cour de cassation non è una professione esercitata dai membri di un’associazione o di un’organizzazione elencata nell’allegato I della direttiva 2005/36. Pertanto essa non può essere trattata come professione regolamentata sulla base dell’ultima frase dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), letto in combinato disposto con l’articolo 3, paragrafo 2, di tale direttiva.
( 29 ) Sentenza Burbaud (C‑285/01, EU:C:2003:432), punti 42 e 43 nonché giurisprudenza citata.
( 30 ) Il corsivo è mio.
( 31 ) Sentenza Rubino (C‑586/08, EU:C:2009:801), punto 32.
( 32 ) Sentenza Burbaud (C‑285/01, EU:C:2003:432), punti da 44 a 53.
( 33 ) Tale periodo, pertanto, non è comparabile neanche con il periodo di pratica necessario per l’abilitazione alla professione di avvocato. V. sentenze Morgenbesser (C‑313/01, EU:C:2003:612), punto 51, e Peśla (C‑345/08, EU:C:2009:711), punto 23.
( 34 ) V., inter alia, sentenze Vlassopoulou (C‑340/98, EU:C:1991:193), punto 9 e giurisprudenza citata, e Fernández de Bobadilla (C‑234/97, EU:C:1999:367), punto 11.
( 35 ) V., inter alia, sentenza Mac Queen e a. (C‑108/96, EU:C:2001:67), punti 24 e 25.
( 36 ) V. sentenze Vlassopoulou (C‑340/98, EU:C:1991:193), punto 16, e Morgenbesser (C‑313/01, EU:C:2003:612), punto 57.
( 37 ) V. sentenze Vlassopoulou (C‑340/98, EU:C:1991:193), punto 17, e Morgenbesser (C‑313/01, EU:C:2003:612), punti 66 e 68.
( 38 ) Sentenza Peśla (C‑345/08, EU:C:2009:711), punto 45 e giurisprudenza citata.
( 39 ) Sentenza Vandorou e a. (C‑422/09, C‑425/09 e C‑426/09, EU:C:2012:732), punti da 67 a 69.
( 40 ) Con riferimento al sig. Brouillard, il suo «Stato membro d’origine» è di fatto la Francia, dove ha ottenuto il master di un anno a finalità professionale che fa valere nel procedimento principale. Il suo «Stato membro ospitante» è il Belgio (v. supra, nota 12).
( 41 ) V. sentenze Vlassopoulou (C‑340/98, EU:C:1991:193), punti da 18 a 20, e Morgenbesser (C‑313/01, EU:C:2003:612), punti da 69 a 71.
( 42 ) Ciò sembra essere confermato dalla lettera che il sig. Brouillard ha inviato al Primo presidente della Cour de cassation il 24 maggio 2011, la quale fa parte del fascicolo nazionale depositato presso la Corte.
( 43 ) La giurisprudenza a cui ho fatto riferimento ai precedenti paragrafi da 60 a 63 non può comportare che qualsiasi titolo ottenuto in un altro Stato membro, per quanto esigua possa essere la sua rilevanza in relazione all’accesso e all’esercizio della professione di cui trattasi, inneschi il requisito di valutazione dell’esperienza professionale acquisita nello Stato membro ospitante o altrove. Un siffatto requisito sarebbe sproporzionato.
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