SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)
6 ottobre 2015 ( * )
«Rinvio pregiudiziale — Direttiva 2002/22/CE (direttiva “servizio universale”) — Calcolo del costo degli obblighi di servizio universale — Considerazione del tasso di rendimento del capitale proprio — Effetto diretto — Applicazione ratione temporis»
Nella causa C‑508/14,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Nejvyšší správní soud (Repubblica ceca) con decisione del 23 ottobre 2014, pervenuta in cancelleria il 13 novembre 2014, nel procedimento
Český telekomunikační úřad
contro
T-Mobile Czech Republic a.s.,
Vodafone Czech Republic a.s.,
con l’intervento di:
O2 Czech Republic a.s., già Telefónica Czech Republic a.s.,
UPC Česká republika s.r.o.,
LA CORTE (Quinta Sezione),
composta da T. von Danwitz, presidente di sezione, C. Vajda, A. Rosas (relatore), E. Juhász e D. Šváby, giudici,
avvocato generale: P. Mengozzi
cancelliere: A. Calot Escobar
considerate le osservazioni presentate:
– per la Český telekomunikační úřad, da J. Novák, advokát;
– per la T-Mobile Czech Republic a.s., da P. Hromek e D. Schmied, advokáti;
– per l’O2 Czech Republic a.s., già Telefónica Czech Republic a.s., da M. Krejčík;
– per il governo ceco, da M. Smolek, J. Vláčil e T. Müller, in qualità di agenti;
– per il governo lituano, da D. Kriaučiūnas e R. Dzikovič, in qualità di agenti;
– per la Commissione europea, da P. Němečková e L. Nicolae, in qualità di agenti,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio universale) (GU L 108, pag. 51).
2
Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra il Český telekomunikační úřad (autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni), da un lato, e la T-Mobile Czech Republic a.s. (in prosieguo la «T-Mobile Czech Republic») e la Vodafone Czech Republic a.s., dall’altro, riguardo alla decisione del Český telekomunikační úřad del 23 febbraio 2011 con la quale tale autorità ha fissato l’importo della perdita connessa alla fornitura del servizio universale per l’anno 2004 subita dalla Telefónica Czech Republic a.s. (in prosieguo: la «Telefónica Czech Republic»), divenuta O2 Czech Republic a.s. (in prosieguo: l’«O2 Czech Republic»).
Contesto normativo
Il diritto dell’Unione
3
L’articolo 2 dell’atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca e agli adattamenti dei trattati sui quali si fonda l’Unione europea (GU 2003, L 236, pag. 33, in prosieguo: l’«atto di adesione») prevede che dalla data di adesione le disposizioni dei Trattati originari e gli atti adottati dalle istituzioni e dalla Banca centrale europea, prima dell’adesione, vincolano i nuovi Stati membri e si applicano in tali Stati alle condizioni previste da tali Trattati e dall’atto di adesione.
4
Il considerando 4 della direttiva 2002/22 enuncia che il fatto di «assicurare un servizio universale (ossia la fornitura di un insieme minimo definito di servizi a tutti gli utenti finali a prezzo abbordabile) può comportare la prestazione di determinati servizi a determinati utenti finali a prezzi che si discostano da quelli risultanti dalle normali condizioni di mercato. Tuttavia, il fatto di fornire un compenso alle imprese designate per fornire tali servizi in dette circostanze non deve tradursi in una distorsione di concorrenza, purché tali imprese ottengano un compenso per il costo netto specifico sostenuto e purché l’onere relativo a tale costo netto sia indennizzato in un modo che sia neutrale in termini di concorrenza».
5
Ai sensi del considerando 18 della richiamata direttiva:
«Gli Stati membri, ove necessario, dovrebbero istituire meccanismi di finanziamento del costo netto derivante dagli obblighi di servizio universale qualora sia dimostrato che tali obblighi possono essere assunti solo in perdita o ad un costo netto superiore alle normali condizioni commerciali. Occorre vigilare affinché il costo netto derivante dagli obblighi di servizio universale sia correttamente calcolato, che l’eventuale finanziamento comporti distorsioni minime per il mercato e per gli organismi che vi operano e sia compatibile con il disposto degli articoli 87 e 88 del trattato».
6
L’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2002/22 prevede quanto segue:
«Gli Stati membri determinano il metodo più efficace e adeguato per garantire l’attuazione del servizio universale, nel rispetto dei principi di obiettività, trasparenza, non discriminazione e proporzionalità. Gli Stati membri mirano a limitare le distorsioni del mercato, in particolare la fornitura di servizi a prezzi o ad altre condizioni che divergano dalle normali condizioni commerciali, tutelando nel contempo l’interesse pubblico».
7
L’articolo 12 della medesima direttiva, intitolato «Calcolo del costo degli obblighi di servizio universale», al paragrafo 1 così dispone:
«Allorché le autorità nazionali di regolamentazione ritengono che la fornitura del servizio universale di cui agli articoli da 3 a 10 possa comportare un onere eccessivo per le imprese designate a fornire tale servizio, esse calcolano i costi netti di tale fornitura.
A tal fine, le autorità nazionali di regolamentazione possono:
a)
procedere al calcolo del costo netto dell’obbligo di servizio universale, tenendo conto degli eventuali vantaggi commerciali derivanti all’impresa designata per la fornitura del servizio universale, in base alle modalità stabilite nell’allegato IV, parte A, oppure
b)
utilizzare i costi netti della fornitura del servizio universale individuati in base a un meccanismo di determinazione conforme all’articolo 8, paragrafo 2».
8
L’articolo 13 della direttiva 2002/22, intitolato «Finanziamento degli obblighi di servizio universale», al suo paragrafo 1 così dispone:
«Qualora, sulla base del calcolo del costo netto di cui all’articolo 12 le autorità nazionali di regolamentazione riscontrino che l’impresa stessa è soggetta ad un onere eccessivo, gli Stati membri decidono, previa richiesta di un’impresa designata:
a)
di introdurre un dispositivo inteso a indennizzare l’impresa per i costi netti così calcolati attingendo a fondi pubblici in condizioni di trasparenza, e/o
b)
di ripartire il costo netto degli obblighi di servizio universale tra i fornitori di reti e di servizi di comunicazione elettronica».
9
L’allegato IV, parte A, secondo comma, della citata direttiva descrive le modalità con cui il costo netto degli obblighi di servizio universale deve essere calcolato nei seguenti termini:
«Le autorità nazionali di regolamentazione considerano tutti i mezzi adeguati per incentivare le imprese (designate o non) ad assolvere gli obblighi di servizio universale in modo efficiente rispetto ai costi. Ai fini del calcolo, il costo netto degli obblighi di servizio universale consiste nella differenza tra il costo netto delle operazioni di un’impresa designata quando è soggetta ad obblighi di servizio universale e il costo netto delle operazioni in assenza di tali obblighi. Il dispositivo si applica sia nei casi in cui la rete di uno Stato membro è pienamente sviluppata sia nei casi in cui tale rete è ancora in fase di sviluppo o di espansione. Particolare attenzione va riservata alla corretta valutazione dei costi che le imprese designate avrebbero scelto di evitare se non fossero state soggette a tali obblighi. Il calcolo del costo netto deve tener conto anche dei vantaggi, compresi quelli intangibili, che gli obblighi di servizio universale comportano per l’operatore di tale servizio».
10
L’articolo 5, paragrafo 5, della decisione 2012/21/UE della Commissione, del 20 dicembre 2011, riguardante l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 106, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti di Stato sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico, concessi a determinate imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale (GU 2012, L 7, pag. 3), prevede quanto segue:
«Ai fini della presente decisione, per “margine di utile ragionevole” si intende il tasso di remunerazione del capitale che un’impresa media esigerebbe nel valutare se prestare o meno il servizio di interesse economico generale per l’intero periodo di incarico, tenendo conto del livello di rischio. Per “tasso di remunerazione del capitale” s’intende il tasso di rendimento interno che l’impresa ottiene sul capitale investito nel periodo di incarico. Il livello di rischio dipende dal settore interessato, dal tipo di servizio e dalle caratteristiche della compensazione».
11
Il punto 61, della comunicazione della Commissione sull’applicazione delle norme dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato alla compensazione concessa per la prestazione di servizi di interesse economico generale (GU 2012, C 8, pag. 4), prevede in particolare quanto segue:
«Per “margine di utile ragionevole” si intende il tasso di remunerazione del capitale […] che sarebbe richiesto da un’impresa media per valutare se prestare o meno il servizio di interesse economico generale per l’intera durata del periodo di incarico, tenendo conto del livello di rischio. Il livello di rischio dipende dal settore interessato, dal tipo di servizio e dalle caratteristiche del meccanismo di compensazione. Il tasso va determinato, ove possibile, facendo riferimento al tasso di rendimento del capitale realizzato con tipi simili di contratti di servizio pubblico in condizioni di concorrenza (ad esempio contratti attribuiti nell’ambito di una procedura di appalto). Nei settori in cui non esiste un’impresa comparabile all’impresa incaricata del servizio di interesse economico generale, si può fare riferimento a imprese analoghe situate in altri Stati membri o, se necessario, a imprese di altri settori a condizione che si tenga conto delle peculiarità di ciascun settore».
12
Ai sensi della nota a piè di pagina relativa al menzionato punto 61, «[p]er “tasso di remunerazione del capitale” s’intende il tasso di rendimento interno (IRR) che l’impresa ottiene sul capitale investito nell’arco di tempo corrispondente alla durata del progetto, ovvero l’IRR sui flussi di cassa del contratto».
Il diritto ceco
13
Nel 2004, la fornitura del servizio universale e il suo finanziamento erano disciplinati dalla legge n. 151/2000 Sb. sulle telecomunicazioni, recante modifica di altre leggi, nella versione in vigore nel 2004 (in prosieguo: la «legge sulle telecomunicazioni»). L’articolo 31 di tale legge, intitolato «Perdita dimostrabile», è così redatto:
«(1) Il fornitore di un servizio universale ha diritto al rimborso della perdita dimostrabile.
(2) Per perdita dimostrabile si intende la differenza fra i costi economicamente giustificati, compreso un margine di utile ragionevole, derivanti al titolare di una licenza di telecomunicazioni dall’adempimento dell’obbligo di fornitura del servizio universale, che egli non avrebbe dovuto sostenere in assenza di tale obbligo, e gli introiti e i proventi ottenuti dal titolare di una licenza di telecomunicazioni in conseguenza del rispetto dell’obbligo di fornitura del servizio universale.
(3) Qualora il titolare della licenza di telecomunicazioni fornisca, oltre al servizio universale, anche altri servizi di telecomunicazione o eserciti altre attività, deve tenere una contabilità separata per le spese e i proventi relativi ai servizi forniti nell’ambito del servizio universale.
(4) Il metodo di calcolo della perdita dimostrabile, i documenti comprovanti i calcoli della perdita dimostrabile, e la determinazione del margine di utile ragionevole sono stabiliti da una disposizione di esecuzione».
14
La legge sulle telecomunicazioni è stata seguita dal decreto del Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni n. 235/2001 Sb., che stabilisce modalità dettagliate per il calcolo e il rimborso della perdita dimostrabile derivante al titolare di una licenza di telecomunicazioni dalla fornitura del servizio universale. L’articolo 2 di tale decreto, intitolato «Modalità di calcolo della perdita dimostrabile», così prevede:
«(1) Il fornitore del servizio universale calcola la perdita dimostrabile detraendo dalla somma degli introiti e dei proventi derivanti dalla fornitura dei servizi in perdita la somma dei costi economicamente dimostrati derivanti dalla fornitura dei suddetti servizi e del margine di utile ragionevole. Il fornitore del servizio universale presenta il calcolo della perdita dimostrabile mediante formulario fornito dall’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni.
(2) Per valutare se i costi siano economicamente dimostrati, il fornitore del servizio universale è tenuto a presentare all’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni una contabilità separata dei costi e dei proventi derivanti dai servizi forniti nell’ambito del servizio universale conformemente all’articolo 34, paragrafo 2, lettera a), della legge [sulle telecomunicazioni], e ciò prima del 31 maggio di ogni anno civile».
15
L’articolo 3 del suddetto decreto, intitolato «Documenti comprovanti i calcoli della perdita dimostrabile», così dispone:
«(1) Il fornitore del servizio universale presenta all’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni, unitamente al calcolo della perdita dimostrabile per l’anno corrispondente,
a)
il bilancio contabile redatto conformemente alla regolamentazione specifica,
b)
la contabilità analitica dei costi e dei proventi,
c)
i risultati della contabilità separata dei costi e dei proventi conformemente all’articolo 34, paragrafo 2, lettera a), della legge [sulle telecomunicazioni], e ai metodi di fissazione dell’importo dei costi economicamente dimostrati. I dati riguardanti i servizi in perdita si ripartiscono in funzione delle diverse voci di spese e di proventi e secondo la struttura indicata all’allegato n. 1,
d)
uno schema della ripartizione delle immobilizzazioni materiali e immateriali nei profili di ammortamento, con l’utilizzo di un coefficiente per l’ammortamento accelerato e l’indicazione dei metodi di classificazione del capitale proprio destinato all’acquisto di tali beni,
e)
uno schema delle riduzioni concesse in funzione della loro tipologia.
(2) Il fornitore del servizio universale consente all’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni, su domanda, di verificare i dati relativi al calcolo della perdita dimostrabile, compreso un margine di utile ragionevole, sulla base segnatamente della documentazione tecnica, di statistiche e di documenti contabili originali.
(3) Il computo della perdita dimostrabile, i documenti trasmessi dal fornitore del servizio universale e i documenti utilizzati per verificare il calcolo della perdita dimostrabile sono conservati dall’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni per un periodo di cinque anni a partire dalla fine dell’anno corrispondente».
16
L’articolo 4 dello stesso decreto, intitolato «Determinazione del margine di utile ragionevole», così dispone:
«Per il computo della perdita dimostrabile, il margine di utile ragionevole è determinato prendendo in considerazione il valore contabile del capitale proprio che il fornitore del servizio universale ha destinato all’acquisizione delle immobilizzazioni materiali e immateriali necessarie per la fornitura dei servizi in perdita. Il fornitore del servizio universale calcola il margine di utile ragionevole secondo il metodo indicato all’allegato n. 3».
17
L’allegato n. 3 del decreto del Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni n. 235/2001 Sb., intitolato «Calcolo del margine di utile ragionevole», così prevede:
«1.
Il fornitore del servizio universale calcola il margine dell’utile ragionevole secondo la seguente formula:
UR = 0,145 x CPSP
dove:
UR = margine di utile ragionevole
CPSP = valore contabile del capitale proprio destinato all’acquisizione delle immobilizzazioni materiali e immateriali destinate alla fornitura dei servizi in perdita.
2.
Il valore contabile del capitale proprio è fissato conformemente alle disposizioni in materia contabile».
Procedimento principale e questioni pregiudiziali
18
Il 27 settembre 2010 l’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni ha adottato una decisione che conferma l’importo della perdita dichiarata dalla Telefónica Czech Republic in conseguenza della fornitura del servizio universale per il 2004. Per il calcolo della menzionata perdita, il margine dell’utile ragionevole del fornitore è stato incluso nel valore del costo netto del servizio universale, conformemente al diritto nazionale in vigore fino al 30 aprile 2005. Nell’ambito di un procedimento di reclamo amministrativo, l’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni ha confermato tale decisione con decisione del 23 febbraio 2011.
19
La T-Mobile Czech Republic e la Vodafone Czech Republic a.s. hanno proposto avverso tale decisione ricorsi amministrativi dinanzi al Městský soud v Praze (tribunale municipale di Praga), il quale ha annullato la suddetta decisione, giudicandola illegittima in quanto contraria alla direttiva 2002/22.
20
Secondo il Městský soud v Praze, l’articolo 31 della legge sulle telecomunicazioni violava gli articoli 12 e 13 di tale direttiva, poiché il diritto ceco prevedeva una determinazione dell’importo della perdita e un metodo di calcolo e di determinazione della perdita dimostrabile diversi da quelli previste dalla menzionata direttiva. Pertanto l’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni avrebbe preso in considerazione erroneamente, sulla base del diritto nazionale, qualsiasi tipo di perdita, mentre ai sensi della direttiva 2002/22 solo la perdita che rappresenta un «onere eccessivo» avrebbe dovuto essere presa in considerazione, come ha precisato la corte nella sentenza Commissione/Belgio (C‑222/08, EU:C:2010:583, punti 35, 37, 42 e 43). Peraltro, il diritto nazionale, nel determinare l’importo della perdita, non avrebbe consentito di prendere in considerazione i benefici immateriali della fornitura del servizio universale.
21
Il Městský soud v Praze ha concluso che erano soddisfatte le condizioni per l’applicabilità diretta della direttiva 2002/22, poiché la disciplina da essa prevista è chiara e incondizionata, sebbene il contenuto dell’espressione giuridica indeterminata di «onere eccessivo» debba essere precisato dall’autorità amministrativa o giudiziaria. Un’interpretazione del diritto ceco conforme alla direttiva 2002/22 non sarebbe possibile qualora l’ordinamento giuridico ceco vietasse all’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni di non considerare, nella sua decisione, l’inclusione del margine dell’utile ragionevole nell’importo del costo netto del servizio universale.
22
Il Městský soud v Praze ha riconosciuto che l’effetto diretto di tale direttiva non può essere pregiudizievole per un singolo, ma ha qualificato la Telefónica Czech Republic, di cui lo Stato ceco deteneva il 51,1% delle azioni, come un «ente statale» controllato dallo Stato e quindi sottoposto all’effetto diretto di tale direttiva, stabilendo che, da un punto di vista temporale, la direttiva 2002/22 si applicava al servizio universale fornito per tutto l’anno civile 2004, e quindi anche per il periodo anteriore all’adesione della Repubblica ceca all’Unione europea, il 1o maggio 2004.
23
L’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni ha proposto un ricorso per cassazione dinanzi al Nejvyšší správní soud (Corte suprema amministrativa) contro la sentenza del Městský soud v Praze.
24
Per quanto riguarda la questione circa la possibilità, secondo la direttiva 2002/22, di includere nel costo netto dell’obbligo di servizio universale anche il margine di utile ragionevole previsto dal diritto nazionale, il Nejvyšší správní soud ritiene, sulla base di un’interpretazione letterale, che l’utile, ragionevole o meno, non possa essere considerato come una voce di spesa sussumibile nella nozione di «costo netto» dell’obbligo di servizio universale, come dichiara e prevede tale direttiva. Tuttavia, non si dovrebbe ignorare la possibilità che il costo netto ai sensi di tale direttiva tenga conto anche dei costi parziali del «capitale proprio» sostenuti dal fornitore per la fornitura del servizio universale, costi che la disciplina nazionale classifica, in modo non del tutto pertinente, con l’espressione «margine di utile ragionevole». Il Nejvyšší správní soud ritiene pertanto necessario domandare alla Corte se gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22 debbano essere interpretati nel senso che il meccanismo del «costo netto» della fornitura del servizio universale osta a che l’importo del costo netto come è stato calcolato comprenda anche il «margine di utile ragionevole» del fornitore di tale servizio, anche espresso sotto forma di costi di investimenti in capitali nella misura del 14,5% del valore contabile del capitale proprio.
25
In tale contesto, il Nejvyšší správní soud ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1)
Se occorra interpretare gli articoli 12 e 13 della [direttiva 2002/22] nel senso che il meccanismo del “costo netto” della fornitura di detto servizio, ivi sancito, si oppone a che l’importo del costo netto come è stato stabilito comprenda anche il “margine di utile ragionevole” del suo fornitore.
2)
In caso di risposta affermativa alla prima questione, se tali disposizioni della direttiva 2002/22 (articoli 12 e 13) abbiano effetto diretto.
3)
Qualora gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22 abbiano effetto diretto, se tale effetto possa essere fatto valere o meno nei confronti di una società commerciale di cui uno Stato membro detenga (controlli) il 51% delle azioni, nella fattispecie l’O2 Czech Republic (se essa sia un “ente statale”).
4)
In caso di risposta affermativa alla prima e terza questione, se la direttiva 2002/22 possa essere applicata anche ai rapporti posti in essere nel periodo antecedente all’adesione della Repubblica ceca all’Unione (tra il 1o gennaio 2004 e il 30 aprile 2004)».
Sulle questioni pregiudiziali
Sulla prima questione
26
Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22 debbano essere interpretati nel senso che ostano a che il costo netto dell’obbligo di servizio universale comprenda il «margine di utile ragionevole» del fornitore di tale servizio.
27
Ritenendo che le questioni poste dal giudice del rinvio non riguardino la parte essenziale della controversia principale, la T-Mobile Czech Republic e l’O2 Czech Republic propongono alla Corte molteplici nuove questioni vertenti segnatamente sulla determinazione delle voci che possono essere incluse nel costo netto dell’obbligo di servizio universale nonché sulla determinazione dell’«onere eccessivo» sopportato da un’impresa designata a fornire un servizio universale.
28
A norma dell’articolo 267 TFUE, spetta al giudice nazionale e non alle parti della controversia principale adire la Corte. La facoltà di determinare le questioni da sottoporre alla Corte è quindi riservata al giudice nazionale e le parti non possono modificarne il tenore (v., in particolare, sentenza Singer, 44/65, EU:C:1965:122, pag. 1198, e, in tal senso, sentenza Santesteban Goicoechea, C‑296/08 PPU, EU:C:2008:457, punto 46).
29
Peraltro, rispondere a richieste, formulate dalle parti nel procedimento principale, volte a modificare le questioni sarebbe incompatibile con il ruolo assegnato alla Corte dall’articolo 267 TFUE e con l’obbligo della Corte di dare ai governi degli Stati membri e alle parti interessate la possibilità di presentare osservazioni ai sensi dell’articolo 23 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, tenuto conto del fatto che, in base alla suddetta disposizione, alle parti interessate vengono notificate solo le decisioni di rinvio (v., in particolare, sentenza Phytheron International, C‑352/95, EU:C:1997:170, punto 14, e, in tal senso, sentenza Santesteban Goicoechea, C‑296/08 PPU, EU:C:2008:457, punto 47).
30
Nel caso di specie, dal testo stesso della decisione di rinvio, notificata a tutti gli interessati contemplati dall’articolo 23 dello Statuto della Corte di giustizia, emerge che il Nejvyšší správní soud sottopone alla Corte una questione relativa al principio della presa in considerazione di un rendimento del capitale proprio investito dall’impresa designata a fornire un servizio universale per determinare l’importo del costo netto dell’obbligo di servizio universale, poiché desidera disporre di elementi che gli consentano di giudicare se tale rendimento del capitale proprio possa essere preso in considerazione laddove sia definito nella misura del 14,5% del valore contabile del capitale proprio investito da tale impresa.
31
Al contrario, il giudice del rinvio non ha fatto riferimento alla necessità di rispondere ad altre questioni relative alla determinazione delle voci che possono essere incluse nel costo netto dell’obbligo di servizio universale o all’«onere eccessivo» sopportato dall’impresa designata a fornire un servizio universale.
32
Pertanto, occorre rispondere alla prima questione posta dal giudice del rinvio senza che si debba rispondere anche alle nuove questioni proposte dalla T-Mobile Czech Republic e dall’O2 Czech Republic.
33
Secondo gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22, per determinare l’importo dell’indennizzo eventualmente dovuto a un’impresa designata a fornire un servizio universale, occorre, in un primo momento, calcolare il costo netto dell’obbligo di servizio universale per l’impresa designata quale fornitore e in seguito, qualora le autorità nazionali di regolamentazione riscontrino che l’impresa è soggetta a un onere eccessivo, tali autorità decidono di introdurre un meccanismo inteso a indennizzare detta impresa per i costi netti così come sono stati calcolati e/o di ripartire il costo netto degli obblighi di servizio universale tra i fornitori di reti e di servizi di comunicazione elettronica.
34
Secondo l’allegato IV, parte A, secondo comma, della direttiva 2002/22, il costo netto consiste nella differenza tra il costo netto delle operazioni di un’impresa designata quando è soggetta ad obblighi di servizio universale e il costo netto delle operazioni in assenza di tali obblighi. Ai fini di tale calcolo, e come hanno riconosciuto tutti gli interessati che hanno presentato osservazioni alla Corte, il costo dei prestiti o del capitale proprio deve essere preso in considerazione qualora l’impresa designata abbia dovuto ricorrere a capitali per realizzare investimenti necessari alla fornitura del servizio universale.
35
A tale riguardo è irrilevante che detta voce del costo netto sia presentata nella normativa nazionale di cui trattasi con la denominazione di «margine di utile ragionevole», dato che rappresenta effettivamente un costo per il fornitore del servizio universale.
36
Sebbene la direttiva 2002/22 non contenga nessun riferimento esplicito alla possibilità di includere il costo del capitale proprio o il «margine di utile ragionevole» nel calcolo del costo netto sostenuto dall’impresa che fornisce un servizio universale, una lettura teleologica di tale direttiva permette nondimeno di concludere in tal senso.
37
L’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2002/22 sottolinea la necessità di garantire l’attuazione del servizio universale seguendo il metodo più efficace e riducendo al minimo le distorsioni del mercato. Come enuncia il considerando 4 di tale direttiva, il fatto di assicurare un servizio universale può comportare la prestazione di determinati servizi a determinati utenti finali a prezzi che si discostano da quelli risultanti dalle normali condizioni di mercato. Per tale motivo il legislatore dell’Unione ha previsto, come emerge dal considerando 18 della medesima direttiva, che gli Stati membri, ove necessario, dovrebbero istituire meccanismi di finanziamento del costo netto derivante dagli obblighi di servizio universale qualora sia dimostrato che tali obblighi possono essere assunti solo in perdita o ad un costo netto superiore alle normali condizioni commerciali (v., sentenza Base e a., C‑389/08, EU:C:2010:584, punto 34).
38
Il costo del capitale investito fa parte dell’insieme dei costi sostenuti da un’impresa che opera in normali condizioni commerciali. Lo si deve quindi parimenti includere nel calcolo del costo netto relativo agli obblighi del servizio universale, per permettere all’impresa designata a fornire un servizio universale di recuperare il costo netto specifico sostenuto, senza che questa si discosti dalle normali condizioni commerciali o subisca una perdita.
39
Del resto, come emerge dal considerando 18 della direttiva 2002/22, gli eventuali finanziamenti concessi al fine di compensare il costo netto derivante dagli obblighi di servizio universale devono essere compatibili con le disposizioni degli articoli 107 TFUE e 108 TFUE. Come rileva la Commissione europea, l’interpretazione della nozione di «costo netto», ai sensi di tale direttiva, deve quindi tener conto delle regole relative alla valutazione delle compensazioni per i servizi di interesse economico generale sulla base dell’articolo 107 TFUE.
40
A tale riguardo, la Corte ha già stabilito che la compensazione che rappresenti la contropartita delle prestazioni effettuate dalle imprese beneficiarie per assolvere obblighi di servizio pubblico non può eccedere quanto necessario per coprire interamente o in parte i costi originati dall’esecuzione di tali obblighi, tenendo conto dei relativi introiti nonché di un margine di utile ragionevole per l’adempimento di detti obblighi (v., per analogia, sentenza Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg, C‑280/00, EU:C:2003:415, punto 92).
41
Quanto al metodo di valutazione del rendimento dei capitali propri da prendere in considerazione, emerge dal considerando 18 della direttiva 2002/22 che il costo netto derivante dagli obblighi di servizio universale dev’essere correttamente calcolato e che l’eventuale finanziamento deve comportare distorsioni minime per il mercato e per gli organismi che vi operano. Di conseguenza, la remunerazione del capitale dovrebbe essere necessaria e ragionevole, direttamente imputabile all’investimento realizzato per la fornitura del servizio universale e non dovrebbe comportare un eccesso di compensazione a favore del fornitore interessato.
42
Come rilevato dall’autorità ceca di regolamentazione delle telecomunicazioni e dalla Commissione, il punto 61 della comunicazione della Commissione sull’applicazione delle norme dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato alla compensazione concessa per la prestazione di servizi di interesse economico generale e l’articolo 5, paragrafo 5, della decisione 2012/21 forniscono indicazioni circa le modalità di valutazione del «margine di utile ragionevole», che corrisponde al tasso di remunerazione del capitale. Sebbene tale comunicazione non costituisca una norma di diritto vincolante, essa può tuttavia costituire fonte di ispirazione per l’interpretazione della nozione di «costo netto», ai sensi della direttiva 2002/22.
43
Secondo il punto 61 della medesima comunicazione e l’articolo 5, paragrafo 5, della decisione 2012/21, per «margine di utile ragionevole» si intende il tasso di remunerazione del capitale che esigerebbe un’impresa media che valuti l’opportunità di prestare o meno il servizio di interesse economico generale per l’intera durata del periodo di incarico, tenendo conto del livello di rischio. Quest’ultimo dipende dal settore interessato, dal tipo di servizio e dalle caratteristiche del meccanismo di compensazione. Tale tasso è definito come il tasso di rendimento interno che l’impresa ottiene sul capitale investito nel periodo di incarico. Tale tasso può essere determinato facendo riferimento a imprese comparabili.
44
Alla luce di questi diversi elementi spetta al giudice nazionale verificare se il tasso di remunerazione annuo previsto dalla normativa nazionale risponda ai criteri contenuti ai punti da 40 a 43 della presente sentenza, laddove sia definito in modo forfettario e nella misura del 14,5% del valore contabile del capitale proprio investito dall’impresa designata a fornire un servizio universale.
45
Occorre pertanto rispondere alla prima questione dichiarando che gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22 devono essere interpretati nel senso che non ostano a che il costo netto dell’obbligo di servizio universale includa il «margine di utile ragionevole» del fornitore di tale servizio costituito dal tasso di remunerazione del capitale proprio che esigerebbe un’impresa comparabile al fornitore del servizio universale che valuti l’opportunità di prestare il servizio di interesse economico generale per l’intera durata del periodo di incarico, tenendo conto del livello di rischio.
Sulla seconda e terza questione
46
Nella misura in cui il giudice del rinvio possa, a seguito dell’esame che gli spetta conformemente al punto 44 della presente sentenza, constatare che la normativa nazionale di cui trattasi non corrisponde alle indicazioni fornite nell’ambito della risposta alla prima questione, occorre rispondere alla seconda e terza questione, con le quali il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22 debbano essere interpretati nel senso che producono effetto diretto e, in caso di risposta affermativa, se possano essere fatti valere nei confronti di una società commerciale di cui uno Stato membro detenga il 51% delle azioni.
47
Secondo costante giurisprudenza, una direttiva non può, di per sé, creare obblighi per i singoli, ma può solo far nascere diritti. Di conseguenza, un singolo non può far valere una direttiva nei confronti di uno Stato membro qualora si tratti di un obbligo pubblico direttamente connesso all’attuazione di un altro obbligo che incombe ad un terzo ai sensi di tale direttiva (v. sentenze Wells, C‑201/02, EU:C:2004:12, punto 56 e giurisprudenza ivi citata, nonché Arcor e a., da C‑152/07 a C‑154/07, EU:C:2008:426, punto 35).
48
Per contro, mere ripercussioni negative sui diritti di terzi, anche se certe, non giustificano che si rifiuti a un singolo di far valere le disposizioni di una direttiva nei confronti dello Stato membro interessato (v. sentenze Wells, C‑201/02, EU:C:2004:12, punto 57 et giurisprudenza ivi citata, nonché Arcor e a., da C‑152/07 a C‑154/07, EU:C:2008:426, punto 36).
49
Nel procedimento principale, la controversia dinanzi al giudice del rinvio oppone privati allo Stato membro interessato, che agisce mediante l’autorità nazionale di regolamentazione che è l’autore della decisione impugnata.
50
Occorre poi constatare che l’O2 Czech Republic è soggetto terzo rispetto alla controversia dinanzi al giudice del rinvio e può subire solamente ripercussioni negative che non possono essere considerate alla stregua di obblighi imposti in forza delle direttive invocate dinanzi al giudice del rinvio. Ne consegue che la questione se tale impresa sia statale non è pertinente.
51
Alla luce di quanto esposto, occorre esaminare se gli articoli 12 e 13 dellla direttiva 2002/22 soddisfino le condizioni per produrre un effetto diretto.
52
A tale riguardo, risulta da costante giurisprudenza che, in tutti i casi in cui le disposizioni di una direttiva appaiono, dal punto di vista del loro contenuto, incondizionate e sufficientemente precise, i singoli sono legittimati a farle valere dinanzi ai giudici nazionali nei confronti dello Stato membro quando esso l’abbia recepita in modo non corretto (v. sentenza Pfeiffer e a., da C‑397/01 a C‑403/01, EU:C:2004:584, punto 103 e giurisprudenza citata, nonché Arcor e a., da C‑152/07 a C‑154/07, EU:C:2008:426, punto 40).
53
Orbene, gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22 soddisfano tali criteri, poiché prevedono chiaramente che un eventuale finanziamento degli obblighi di servizio universale deve essere effettuato sulla base del calcolo del costo netto che deve essere interpretato nel senso di includere anche il «margine di utile ragionevole» corrispondente al tasso di remunerazione del capitale e che tale obbligo non è soggetto a condizioni. Anche se la direttiva 2002/22 lascia un certo margine discrezionale alle autorità nazionali di regolamentazione nell’esecuzione di tali disposizioni, ciò non pregiudica, tuttavia, il carattere preciso e incondizionato dell’obbligo che deriva da tali disposizioni (v., per analogia, sentenza GMAC UK, C‑589/12,EU:C:2014:2131, punti 29, 30 e 32).
54
Da quanto precede risulta che occorre rispondere alla seconda e alla terza questione dichiarando che gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22 devono essere interpretati nel senso che producono un effetto diretto e possono essere fatti valere direttamente dai singoli dinanzi a un giudice nazionale per contestare una decisione di un’autorità nazionale di regolamentazione.
Sulla quarta questione
55
Con la sua quarta questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se la direttiva 2002/22 debba essere interpretata nel senso che essa è applicabile ai fini della determinazione dell’importo del costo netto degli obblighi del servizio universale assolti dall’impresa designata durante il periodo precedente all’adesione della Repubblica ceca all’Unione, vale a dire, per il 2004, tra il 1o gennaio e il 30 aprile 2004.
56
L’articolo 2 dell’atto di adesione prevede che dalla data di adesione le disposizioni dei Trattati originari e gli atti adottati dalle istituzioni e dalla Banca centrale europea, prima dell’adesione, vincolano i nuovi Stati membri e si applicano in tali Stati alle condizioni previste da tali Trattati e dall’atto di adesione.
57
Orbene, come pone in rilievo la Commissione, tale atto non contiene disposizioni speciali riguardanti l’applicazione degli articoli della direttiva 2002/22 prima dell’adesione degli Stati membri interessati.
58
In mancanza di tali disposizioni, la direttiva 2002/22 è divenuta applicabile alla Repubblica ceca a partire dalla data della sua adesione all’Unione, conformemente agli articoli 2, 53 e 54 dell’atto di adesione (v., in tal senso, sentenza Saldanha e MTS, C‑122/96, EU:C:1997:458, punto 14; ordinanza Pannon, C‑143/09, EU:C:2009:564, punto 17; sentenza Elektrownia Pątnów II, C‑441/08, EU:C:2009:698, punto 32, nonché ordinanza RANI Slovakia, C‑298/09, EU:C:2010:343, punto 38).
59
Ne consegue che la direttiva 2002/22 dev’essere interpretata nel senso che essa non è applicabile ai fini della determinazione dell’importo del costo netto degli obblighi di servizio universale assolti dall’impresa designata durante il periodo precedente all’adesione della Repubblica ceca all’Unione, vale a dire, per il 2004, nel periodo compreso tra il 1ogennaio e il 30 aprile 2004.
Sulle spese
60
Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi, la Corte (Quinta Sezione) dichiara:
1) Gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio universale), devono essere interpretati nel senso che non ostano a che il costo netto dell’obbligo di servizio universale includa il «margine di utile ragionevole» del fornitore di tale servizio, costituito dal tasso di remunerazione del capitale proprio che esigerebbe un’impresa comparabile al fornitore del servizio universale che valuti l’opportunità di prestare il servizio di interesse economico generale per l’intera durata del periodo di incarico, tenendo conto del livello di rischio.
2) Gli articoli 12 e 13 della direttiva 2002/22 devono essere interpretati nel senso che producono un effetto diretto e possono essere fatti valere direttamente dai singoli dinanzi a un giudice nazionale per contestare una decisione di un’autorità nazionale di regolamentazione.
3) La direttiva 2002/22 dev’essere interpretata nel senso che essa non è applicabile ai fini della determinazione dell’importo del costo netto degli obblighi di servizio universale assolti dall’impresa designata durante il periodo precedente all’adesione della Repubblica ceca all’Unione europea, vale a dire, per il 2004, nel periodo compreso tra il 1o gennaio e il 30 aprile 2004.
Firme
( * ) Lingua processuale: il ceco.
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