CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
NILS WAHL
presentate il 29 giugno 2017 ( 1 )
Causa C‑598/15
Banco Santander SA
contro
Cristobalina Sánchez López
[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Juzgado de Primera Instancia de Jerez de la Frontera (Tribunale di primo grado di Jerez de la Frontera, Spagna)]
«Rinvio pregiudiziale – Direttiva 93/13/CEE – Clausole abusive nei contratti di credito conclusi con i consumatori – Facoltà del giudice nazionale di rilevare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola di un contrato di mutuo ipotecario nell’ambito di un procedimento semplificato di riconoscimento dei diritti iscritti nel registro immobiliare»
1.
La presente domanda di pronuncia pregiudiziale, vertente in sostanza sull’interpretazione degli articoli 3, 6 e 7 della direttiva 93/13/CEE ( 2 ), invita la Corte a fornire alcune precisazioni sui poteri che occorre riconoscere al giudice nazionale ai fini dell’efficacia della tutela dei consumatori garantita da detta direttiva.
2.
La presente causa, che fa seguito a vari precedenti giurisprudenziali relativi al procedimento spagnolo di esecuzione ipotecaria ( 3 ), riguarda più precisamente un procedimento di esecuzione «semplificato» avviato dopo lo svolgimento, dinanzi al notaio, di una procedura di esecuzione stragiudiziale di una garanzia ipotecaria. Dalla normativa spagnola applicabile ai fatti del procedimento principale risulta che detto procedimento semplificato è diretto a tutelare e a far applicare i diritti reali iscritti, in particolare, nel registro immobiliare. Si pone dunque la questione se l’effettività della tutela dei consumatori derivante dalla direttiva 93/13 implichi che il giudice nazionale debba poter controllare l’eventuale carattere abusivo delle clausole contenute in un contratto ipotecario in una fase di gran lunga successiva alla cessione dell’immobile ipotecato.
Contesto normativo
Diritto dell’Unione
3.
L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 93/13 prevede quanto segue:
«Una clausola contrattuale, che non è stata oggetto di negoziato individuale, si considera abusiva se, malgrado il requisito della buona fede, determina, a danno del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi delle parti derivanti dal contratto».
4.
L’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13 enuncia:
«Gli Stati membri prevedono che le clausole abusive contenute in un contratto stipulato fra un consumatore ed un professionista non vincolano il consumatore, alle condizioni stabilite dalle loro legislazioni nazionali, e che il contratto resti vincolante per le parti secondo i medesimi termini, sempre che esso possa sussistere senza le clausole abusive».
5.
Ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13, «[g]li Stati membri, nell’interesse dei consumatori e dei concorrenti professionali, provvedono a fornire mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l’inserzione di clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e dei consumatori».
Diritto spagnolo
6.
L’articolo 250, paragrafo 1, della Ley 1/2000, de Enjuiciamento Civil (legge 1/2000 recante il codice di procedura civile), del 7 gennaio 2000 ( 4 ), dispone quanto segue:
«Sono decisi con procedimento sommario, indipendentemente dal loro valore, i seguenti ricorsi:
(…)
7°
i ricorsi presentati dai titolari di diritti reali iscritti nei registri immobiliari miranti a far valere tali diritti nei confronti di chi vi si opponga o ne pregiudichi l’esercizio senza disporre di un titolo registrato che giustifichi l’opposizione o la violazione».
7.
Ai sensi dell’articolo 444, paragrafo 2, della LEC, per potersi opporre alla domanda proposta nell’ambito del procedimento di cui all’articolo 250, paragrafo 1, della LEC, il convenuto deve versare, su richiesta del ricorrente, la cauzione determinata dal giudice. Inoltre, i motivi di opposizione sono elencati tassativamente all’articolo 444, paragrafo 2, della LEC. Non ne fa parte il motivo concernente l’esistenza di clausole abusive nel contratto di mutuo ipotecario all’origine della vendita stragiudiziale.
8.
A norma dell’articolo 440, paragrafo 2, della LEC, se il convenuto non compare dinanzi al giudice o compare senza versare la cauzione, il giudice, dopo averlo sentito, deve adottare una decisione con cui dispone la consegna dell’immobile e lo sfratto del suo occupante.
9.
L’esecuzione stragiudiziale dei diritti ipotecari è disciplinata in particolare dall’articolo 41 della Ley Hipotecaria (legge sull’ipoteca; in prosieguo: la «LH») ( 5 ). Tale disposizione, nella versione applicabile ai fatti del procedimento principale, disponeva quanto segue:
«Le azioni reali fondate su diritti registrati possono essere esercitate secondo la procedura semplificata disciplinata dalla [LEC] nei confronti delle persone che, senza disporre di un titolo registrato, si oppongano a tali diritti o ne ostacolino l’esercizio. Tali azioni, che si basano sulla legittimazione conferita dall’iscrizione nel registro di cui all’articolo 38, presuppongono sempre che sia dimostrata, senza contestazioni, la validità della corrispondente iscrizione, mediante certificazione rilasciata dal Conservatore del registro».
10.
L’articolo 129 della LH dispone che «[l]’azione ipotecaria può essere esercitata direttamente sui beni gravati da ipoteca, in conformità alle disposizioni di cui alla [LEC]. (…) Inoltre, nell’atto costitutivo dell’ipoteca, le parti possono convenire la vendita stragiudiziale del bene gravato da ipoteca, in caso di mancato adempimento dell’obbligazione garantita. La vendita stragiudiziale viene realizzata con l’intervento di un notaio, secondo le formalità stabilite dal regolamento sull’ipoteca».
11.
Il Decreto por el que se aprueba el Reglamento Hipotecario (decreto recante approvazione del regolamento sull’ipoteca, in prosieguo: l’«RH»), del 14 febbraio 1947 ( 6 ), precisa le modalità di svolgimento della procedura di vendita stragiudiziale.
12.
Ai sensi dell’articolo 234 dell’RH:
«1. La procedura di esecuzione stragiudiziale dell’ipoteca prevista dall’articolo 129 della [LH] può essere esperita qualora, nell’atto di costituzione dell’ipoteca, le parti abbiano accettato il ricorso a tale procedura, specificando inoltre:
1)
l’importo stimato del fondo affinché serva come valore di uscita nella vendita all’asta (…)
2)
il domicilio indicato dal mutuante ove recapitare le ingiunzioni e le notificazioni (…)
3)
la persona che, in caso di vendita stragiudiziale, dovrà firmare l’atto di vendita in rappresentanza del soggetto ipotecante, potendosi designare a tal fine lo stesso creditore.
2. La clausola con cui le parti convengono di essere assoggettate alla procedura di esecuzione stragiudiziale dell’ipoteca deve apparire separatamente dalle altre clausole dell’atto».
13.
L’articolo 236-l dell’RH enuncia quanto segue:
«1. Una volta verificata la migliore offerta o l’aggiudicazione e, se del caso, una volta pagato il prezzo, il notaio procede alla protocollazione dell’atto di vendita e il migliore offerente o l’aggiudicatario, da una parte, e il proprietario dell’immobile, dall’altra, formalizzano il loro accordo con atto autentico (…).
(…)
3. L’atto autentico costituisce titolo sufficiente per l’iscrizione (nel registro immobiliare) a favore del miglior offerente o dell’aggiudicatario (…)».
14.
L’articolo 236-m dell’RH dispone quanto segue:
«L’aggiudicatario può chiedere di entrare in possesso dei beni acquisiti con un’istanza al giudice di primo grado del luogo in cui sono situati i beni».
15.
L’articolo 236-ñ dell’RH dispone quanto segue:
«1. Il notaio può interrompere l’esecuzione solo qualora sia documentata [l’esistenza di un procedimento penale avente ad oggetto la falsità del titolo ipotecario o allorché il conservatore dei registri immobiliari riferisca della presentazione medio tempore di un titolo di cancellazione dell’ipoteca] (…).
2. Accertata l’esistenza di una delle circostanze menzionate al precedente paragrafo, il notaio concede la sospensione dell’esecuzione fino al momento in cui, rispettivamente, si concluda il procedimento penale o la procedura di registrazione. Il procedimento di esecuzione stragiudiziale dell’ipoteca riprende, su istanza della parte esecutante, qualora il titolo ipotecario non sia dichiarato nullo o non venga registrata la cancellazione dell’ipoteca».
16.
Ai sensi dell’articolo 236-o dell’RH:
«Per quanto riguarda gli altri motivi di opposizione eccepibili dal debitore, dai terzi detentori e dagli altri interessati, occorre attenersi alle disposizioni degli ultimi cinque paragrafi dell’articolo 132 della [LH], ove applicabili».
17.
La quinta disposizione transitoria della Ley 1/2013, de medidas para reforzar la protección a los deudores hipotecarios, reestructuración de deuda y alquiler social (legge 1/2013 relativa alle misure volte a rafforzare la tutela dei debitori ipotecari, la ristrutturazione del debito e il canone sociale), del 14 maggio 2013 ( 7 ), ha modificato l’articolo 129 della LH sotto diversi aspetti. Essa precisa che tali modifiche si applicano alle vendite stragiudiziali di beni ipotecati che siano avviate dopo la sua entrata in vigore, a prescindere dalla data della firma dell’atto costitutivo dell’ipoteca. Nelle vendite stragiudiziali avviate prima dell’entrata in vigore della legge 1/2013, e in cui non sia stato ancora aggiudicato il bene ipotecato, il notaio accorda la sospensione dell’esecuzione quando, entro il termine di decadenza di un mese a decorrere dal giorno successivo all’entrata in vigore della legge medesima, una delle parti dimostri di aver denunciato, dinanzi al giudice competente e in conformità all’articolo 129 della LH, il carattere abusivo di una clausola del contratto di mutuo ipotecario che costituisca il fondamento della vendita stragiudiziale o che sia servita per determinare l’importo esigibile.
Fatti del procedimento principale, questioni pregiudiziali e procedimento dinanzi alla Corte
18.
Il 21 dicembre 2004 la sig.ra Cristobalina Sánchez López concludeva con il Banco Español de Crédito SA, divenuto Banco Santander SA, un contratto di mutuo assistito da garanzia ipotecaria per l’acquisto della sua abitazione.
19.
La clausola 11 di tale contratto, intitolata «Procedimento stragiudiziale», prevede, tra l’altro, che le parti convengono la possibilità di avviare un procedimento stragiudiziale ai fini dell’esecuzione dell’ipoteca. Tale clausola conferisce inoltre mandato alla banca per rappresentare il debitore ipotecario alla data della conclusione dell’atto pubblico di vendita.
20.
In data 24 marzo 2011, il Banco Santander avviava il procedimento di esecuzione stragiudiziale della garanzia ipotecaria dinanzi al notaio. Tale procedimento si concludeva il 15 dicembre 2011 con l’aggiudicazione dell’abitazione ipotecata da parte del creditore senza valore di base predefinito, poiché il bene era stato venduto per un importo corrispondente al 59,7% del valore stimato ai fini dell’esecuzione della garanzia ipotecaria. Di conseguenza, la debitrice continuava ad avere un debito pendente di EUR 13482,97.
21.
Il 23 febbraio 2012, il notaio redigeva l’atto pubblico di vendita dell’abitazione a favore del creditore, senza intervento del debitore, rappresentato a tal fine dal creditore, conformemente alla clausola 11 del contratto di mutuo ipotecario. Tale atto veniva iscritto nel registro immobiliare il 12 aprile 2012.
22.
Successivamente, in data 23 settembre 2014, il Banco Santander presentava una domanda di procedimento semplificato ai sensi dell’articolo 250, paragrafo 1, punto 7, della LEC al fine di ottenere una decisione giurisdizionale che disponesse lo sfratto della sig.ra Sánchez López e l’immissione in possesso dell’abitazione a favore della banca.
23.
Inoltre, il Banco Santander fissava ad EUR 10000 l’importo della garanzia che la debitrice doveva prestare per poter presentare opposizione alla sua domanda.
24.
Nell’ambito di detto procedimento, la sig.ra Sánchez López non è comparsa dinanzi al giudice del rinvio, ossia lo Juzgado de Primera Instancia de Jerez de la Frontera (Tribunale di primo grado di Jerez de la Frontera, Spagna).
25.
In tale contesto, lo Juzgado de Primera Instancia de Jerez de la Frontera (Tribunale di primo grado di Jerez de la Frontera) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1)
Se sia contrari[a] alle citate disposizioni della direttiva [93/13] e alla finalità di quest’ultima una normativa nazionale che stabilisce una procedura come quella prevista dall’articolo 250, paragrafo 1, punto 7, della [LEC], che obbliga il giudice nazionale a disporre con sentenza la consegna di un’abitazione esecutata al soggetto che ne ha ottenuto l’aggiudicazione nell’ambito di un procedimento di esecuzione stragiudiziale, allorché[,] in virtù del regime vigente contenuto nell’articolo 129 della [LH], come modificata dalla legge 1/2000, dell’8 gennaio 2000, e negli articoli da 234 a 236-o [dell’RH], il giudice non abbia potuto esercitare d’ufficio un controllo sulle clausole abusive e il debitore sia stato privato della possibilità di presentare un’efficace opposizione sulla base di tale motivo[,] vuoi in seno alla procedura di esecuzione stragiudiziale vuoi nell’ambito di un procedimento giurisdizionale indipendente.
2)
Se sia contrari[a] alle citate disposizioni della direttiva [93/13] e alla finalità di quest’ultima una norma come la quinta disposizione transitoria della legge 1/2013[,] in base alla quale il notaio può sospendere un procedimento stragiudiziale di esecuzione ipotecaria avviato prima dell’entrata in vigore della legge 1/2013, solo qualora risulti che il consumatore ha presentato un ricorso contestando una clausola abusiva del contratto di mutuo ipotecario che costituisce il fondamento della vendita stragiudiziale o che determina l’importo esigibile in fase di esecuzione, sempreché il consumatore abbia proposto detto ricorso entro un mese dalla pubblicazione della legge 1/2013, senza prevedere che detto termine sia notificato al consumatore in mano propria, e comunque prima che il notaio abbia aggiudicato l’immobile.
3)
Se le citate disposizioni della direttiva [93/13], la finalità di quest’ultima e l’obbligo ivi stabilito, che impone ai giudici nazionali di esaminare d’ufficio il carattere abusivo delle clausole inserite nei contratti con i consumatori, senza che sia necessaria un’istanza del consumatore, debbano essere interpretati nel senso che permettono al giudice nazionale[,] nell’ambito di un procedimento come quello previsto dall’articolo 250, paragrafo 1, punto 7, della [LEC] o del procedimento di “vendita stragiudiziale” disciplinato dall’articolo 129 della [LH], di disapplicare il diritto nazionale ogniqualvolta osti a tale controllo giurisdizionale d’ufficio, in considerazione della chiarezza inequivocabile delle pertinenti disposizioni della direttiva e della reiterata giurisprudenza della [Corte] in merito all’obbligo dei giudici nazionali di rilevare d’ufficio la presenza di clausole abusive nell’ambito delle controversie che riguardano contratti conclusi con i consumatori.
4)
Se sia contrari[a] alle citate disposizioni della direttiva [93/13] e alla finalità di quest’ultima una norma nazionale come l’articolo 129 della [LH], come modificata dalla legge 1/2013, che prevede come unici rimedi efficaci per la protezione dei diritti dei consumatori sanciti dalla direttiva, e in relazione alle procedure stragiudiziali di esecuzione ipotecaria che coinvolgono i consumatori, la mera facoltà del notaio di avvisare questi ultimi sull’esistenza di clausole abusive, o la possibilità che il debitore‑consumatore esecutato con procedura stragiudiziale proponga ricorso in un procedimento giurisdizionale indipendente prima che il notaio abbia aggiudicato il fondo esecutato.
5)
Se sia contrari[a] alle citate disposizioni della direttiva [93/13] e alla finalità di quest’ultima una norma nazionale come l’articolo 129 della [LH], come modificata dalla legge 1/2013, e gli articoli da 234 a 236 [dell’RH] che istituisce una procedura di esecuzione stragiudiziale dei contratti di mutuo ipotecario stipulati tra un professionista e un consumatore, che non prevedono alcuna possibilità di operare un controllo giudiziario d’ufficio sulle clausole abusive».
26.
Hanno presentato osservazioni scritte il Banco Santander, il governo spagnolo e la Commissione europea.
27.
In data 25 aprile 2017 si è tenuta un’udienza alla quale hanno partecipato il Banco Santander, il governo spagnolo e la Commissione.
Analisi
Manifesta irricevibilità delle questioni seconda, quarta e quinta
28.
Come hanno rilevato, in sostanza, le parti interessate che hanno presentato osservazioni scritte, le questioni poste dal giudice del rinvio sono di due tipi.
29.
La prima e la terza questione riguardano la compatibilità del regime legale del procedimento semplificato ai sensi dell’articolo 250, paragrafo 1, della LEC vigente all’epoca dei fatti del procedimento principale e le conseguenze che si devono trarre dall’eventuale incompatibilità di detto regime con la direttiva 93/13, in particolare per quanto attiene al ruolo del giudice nazionale.
30.
La seconda, la quarta e la quinta questione, dal canto loro, riguardano la compatibilità dell’articolo 129 della LH, nella versione risultante dalla legge 1/2013 e dalle sue norme di attuazione, con le disposizioni della direttiva 93/13.
31.
Orbene, quest’ultimo regime legale non è applicabile ai fatti del procedimento principale.
32.
Infatti, la legge 1/2013 prevede, nella quinta disposizione transitoria, che le modifiche introdotte da detta legge si applicano alle vendite stragiudiziali di beni ipotecati avviate dopo la sua entrata in vigore (vale a dire il 15 maggio 2013), a prescindere dalla data in cui è stato stipulato l’atto costitutivo dell’ipoteca. Poiché la procedura di esecuzione stragiudiziale in discussione nel procedimento principale si è conclusa molto prima di tale data, ossia il 23 febbraio 2012, la legge citata non è applicabile ratione temporis alla controversia principale, come sembra peraltro indicare il giudice nazionale.
33.
Ne consegue che la seconda, la quarta e la quinta questione pregiudiziale devono essere dichiarate manifestamente irricevibili in quanto non vertono su un’interpretazione del diritto dell’Unione rispondente a un’effettiva necessità del giudice nazionale per potersi pronunciare ( 8 ).
Esame nel merito della prima e della terza questione
34.
La prima e la terza questione pregiudiziale, che sono strettamente connesse, riguardano la portata dei poteri di cui dispone il giudice ai fini dell’efficacia della direttiva 93/13 nell’ambito di un procedimento di esecuzione di diritti reali immobiliari già iscritti nel registro immobiliare.
35.
Devo anzitutto esprimere le mie perplessità per quanto riguarda la formulazione delle questioni poste – e, di conseguenza, la ricevibilità formale delle stesse – nonché le conclusioni che il giudice del rinvio sembra trarre dalla giurisprudenza relativa all’effettività della protezione conferita dalla direttiva 93/13.
36.
L’originalità del presente procedimento risiede infatti nella circostanza che la presunta clausola abusiva, cioè quella che consente di ricorrere alla procedura stragiudiziale con le conseguenze che ne derivano, è per l’appunto quella che, secondo la mia comprensione dei fatti, in definitiva ha reso effettivamente possibile adire il giudice del rinvio nella controversia principale, e ciò vari anni dopo la conclusione della suddetta procedura, nell’ambito del procedimento semplificato di cui all’articolo 41 della LH e all’articolo 250, paragrafo 1, punto 7, della LEC.
37.
Inoltre, per quanto riguarda il nesso esistente tra il procedimento principale e l’applicazione della direttiva 93/13, è stato osservato che, a rigore, nell’ambito di tale procedimento semplificato il giudice nazionale non è chiamato a pronunciarsi sulla validità di un contratto di mutuo ipotecario, che ha esaurito tutti i suoi effetti, bensì unicamente su quella di un titolo di proprietà iscritto nel registro immobiliare. Dalle indicazioni fornite nelle osservazioni scritte risulta che il contratto in questione è stato versato agli atti solo a seguito di una richiesta in tal senso.
38.
Con la prima e la terza questione, il giudice del rinvio rimette dunque in discussione, in maniera quanto meno inedita, la normativa nazionale applicabile al procedimento per l’esercizio di un diritto di proprietà legalmente registrato.
39.
Infatti, con la sua prima questione il giudice del rinvio chiede se la normativa spagnola vigente all’epoca dei fatti – segnatamente l’articolo 250, paragrafo 1, punto 7, della LEC e l’articolo 129 della LH –, che impone al giudice nazionale di adottare una decisione che conceda l’immissione nel possesso dell’abitazione acquisita dalla banca nell’ambito di una procedura di esecuzione stragiudiziale prevista dall’articolo 129 della LH, sia conforme o meno all’articolo 3, paragrafi 1 e 2, all’articolo 6, paragrafo 1, e all’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13. Detto giudice rileva che non vi è stata, né durante la procedura di esecuzione stragiudiziale dell’ipoteca, né durante il successivo procedimento giudiziario volto ad accordare all’esecutante l’immissione pacifica nel possesso dell’immobile, alcuna possibilità di controllo giurisdizionale delle clausole abusive e non è stato previsto per il consumatore alcun mezzo di opposizione efficace e tempestivo.
40.
Con la terza questione, il giudice del rinvio cerca di determinare le conseguenze di un’eventuale constatazione dell’incompatibilità della normativa nazionale pertinente. In particolare, si chiede se, in virtù dell’obbligo di verificare il carattere abusivo delle clausole contenute nei contratti stipulati con i consumatori, il giudice possa disapplicare la normativa nazionale controversa.
41.
Anzitutto, rammenterò in sintesi gli insegnamenti della giurisprudenza della Corte sulla portata dei poteri conferiti al giudice e sulle garanzie che devono essere offerte ai consumatori per rendere effettiva la direttiva 93/13 nel contesto molto particolare delle procedure stragiudiziali di esecuzione ipotecaria. Illustrerò poi i motivi per i quali ritengo che, nel caso di specie, l’intervento del giudice nel senso indicato dal giudice nazionale non sia né richiesto né necessariamente opportuno ai fini dell’efficacia della direttiva 93/13.
Gli insegnamenti della giurisprudenza sulla portata dei poteri del giudice e sulle garanzie che devono essere offerte ai consumatori nell’ambito delle procedure stragiudiziali di esecuzione ipotecaria
42.
Conformemente a una giurisprudenza consolidata ( 9 ), il sistema di tutela posto in atto dalla direttiva 93/13 è fondato sull’idea che il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista, per quanto riguarda sia il potere nelle trattative sia il grado di informazione, situazione che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte dal professionista senza poter incidere sul contenuto delle stesse.
43.
In primo luogo, l’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13 sancisce il principio secondo cui il consumatore non può essere vincolato dalle clausole abusive contenute nei contratti.
44.
Tenuto conto della situazione di inferiorità nella quale si trova il consumatore, l’articolo 6, paragrafo 1, di detta direttiva, norma imperativa di ordine pubblico ( 10 ) diretta a ristabilire l’uguaglianza delle parti, è stata interpretata nel senso che autorizza il giudice nazionale – o meglio lo obbliga qualora disponga degli elementi di diritto e di fatto necessari – a valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola contenuta in contratto tra un consumatore e un professionista ( 11 ).
45.
Per quanto riguarda la compatibilità di una normativa procedurale con la direttiva 93/13, e in particolare di un procedimento relativo all’esecuzione di garanzie o all’esecuzione da parte dei notai di garanzie che assistono i contratti di mutuo conclusi con consumatori ( 12 ), occorre ricordare che le modalità dei meccanismi nazionali di esecuzione forzata e di intervento dei notai in tale contesto rientrano nell’ordinamento giuridico interno degli Stati membri in forza del principio di autonomia processuale, fatti salvi i principi di equivalenza e di effettività ( 13 ).
46.
Quanto al principio di effettività, l’unico realmente invocato nel presente procedimento ( 14 ), la Corte, chiamata a pronunciarsi in particolare sulle disposizioni processuali relative all’esecuzione ipotecaria, ha sottolineato che, in mancanza di un controllo efficace del carattere potenzialmente abusivo delle clausole del contratto che costituisce il titolo esecutivo, non può essere garantito il rispetto dei diritti conferiti dalla direttiva 93/13 ( 15 ).
47.
Per quanto riguarda le normative nazionali in materia di procedure stragiudiziali di esecuzione ipotecaria, la Corte ha individuato alcuni elementi che possono risultare necessari al fine di garantire la tutela dei consumatori prevista dalla citata direttiva.
48.
Così, in primo luogo, relativamente alle norme di procedura slovacche, è stata riconosciuta al giudice nazionale adito nel corso di un procedimento stragiudiziale la facoltà di sospendere l’esecuzione di una vendita immobiliare. Tuttavia, le disposizioni della direttiva 93/13 sono state interpretate nel senso che non ostano a una normativa nazionale che consente il recupero di un credito fondato su clausole contrattuali eventualmente abusive, attraverso la realizzazione stragiudiziale di un diritto reale di garanzia costituito sul bene immobile dato in garanzia dal consumatore, qualora tale normativa non renda praticamente impossibile o eccessivamente arduo l’esercizio dei diritti che la menzionata direttiva conferisce al consumatore ( 16 ).
49.
In secondo luogo, la Corte ha considerato che qualora, da un lato, il notaio sia legittimato a svolgere un ruolo di prevenzione del carattere abusivo delle clausole di tale contratto e risulti inoltre esplicitamente chiamato a garantire con la sua consulenza la parità di trattamento in tutte le procedure rientranti nelle sue attribuzioni per attirare l’attenzione dei consumatori sul carattere eventualmente abusivo di una clausola, e, dall’altro lato, il consumatore disponga della facoltà di contestare la validità del contratto di cui si chiede l’esecuzione, viene garantita, in linea di principio, l’effettività della tutela prevista dalla menzionata direttiva ( 17 ).
50.
Tuttavia, va evidenziato che, per quanto riguarda l’argomento secondo cui il notaio potrebbe avviare l’esecuzione forzata di un contratto senza esaminare il carattere abusivo delle clausole contrattuali, la giurisprudenza relativa all’esame d’ufficio delle clausole abusive si inserisce nel contesto specifico dell’esercizio della funzione giurisdizionale e, tenuto conto delle differenze fondamentali tra quest’ultima e la funzione notarile, non si attaglia a quest’ultima ( 18 ).
51.
Inoltre, il principio di effettività non può giungere al punto di esigere che un giudice nazionale debba non solo compensare un’omissione procedurale di un consumatore ignaro dei propri diritti, ma anche supplire integralmente alla completa passività del consumatore interessato che non ha partecipato al procedimento giurisdizionale di esecuzione ( 19 ).
52.
In definitiva, la Corte ha dunque considerato che la procedura di vendita stragiudiziale di un immobile, sebbene non sia consentito al notaio pronunciarsi sull’eventuale esistenza di clausole abusive, non pregiudica l’effettività della direttiva 93/13, sempre che il consumatore abbia la possibilità di adire un giudice e tale giudice possa adottare provvedimenti provvisori per sospendere l’eventuale asta organizzata dal notaio ( 20 ).
53.
Per quanto riguarda, poi, l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13, in forza del quale gli Stati membri devono adottare misure efficaci per far cessare l’utilizzo di clausole abusive, detta disposizione non impone di modificare le procedure istituite a livello nazionale nel loro complesso. Occorre unicamente assicurare che le disposizioni nazionali di cui trattasi, analizzate nel loro contesto tenendo conto di tutti i mezzi di ricorso esistenti, siano tali da garantire che siano forniti mezzi adeguati ed efficaci al fine di far cessare l’inserzione di clausole abusive nei contratti conclusi con i consumatori e che tali clausole non vincolino questi ultimi ( 21 ).
54.
È giocoforza constatare che, in tutti i casi nei quali la Corte ha stabilito che una disposizione nazionale era in contrasto con l’efficacia della direttiva 93/13, il giudice adito poteva sempre annullare una clausola, e quindi escluderne l’applicazione, oppure sospendere un procedimento non ancora concluso di esecuzione o di cessione di un bene. Tali casi si collocavano, infatti, nel contesto di un procedimento di cognizione in cui poteva essere sollevata dinanzi al giudice adito la questione dell’eventuale carattere abusivo di una clausola di un contratto stipulato tra un consumatore e un professionista, o nel contesto di un procedimento di esecuzione forzata fondato su un contratto di tale natura che poteva contenere una clausola abusiva.
55.
In altri termini, se ci si attiene ai casi finora sottoposti alla Corte, il giudice adito chiedeva chiarimenti sulla portata della tutela conferita dalla direttiva 93/13 nel contesto di un procedimento di esecuzione in corso e tenuto conto della presenza accertata o presunta di una clausola abusiva nel contratto di mutuo ipotecario all’origine della controversia.
56.
Così, nella causa che ha dato luogo alla sentenza Aziz ( 22 ), la cessione della proprietà dell’immobile in questione non era ancora avvenuta, in quanto il bene, pur essendo stato messo all’asta, non aveva trovato acquirenti e il sig. Aziz aveva proposto, poco prima della decisione che ne aveva disposto lo sfratto, una domanda di sentenza dichiarativa dinanzi al giudice nazionale competente per far dichiarare nulla una clausola del contratto di mutuo ipotecario.
57.
La procedura di riconoscimento dei diritti reali in discussione nel procedimento principale deve essere esaminata alla luce di tali insegnamenti, tenendo conto del contesto normativo in cui detta procedura si colloca.
La facoltà di rilevare d’ufficio il carattere abusivo delle clausole contenute in un contratto non può estendersi a una procedura di riconoscimento dei diritti reali indipendente dalla procedura di aggiudicazione di un bene
58.
È giocoforza constatare che il caso di specie non si colloca né nel contesto di un procedimento di esecuzione di un’ingiunzione di pagamento, né in quello di un procedimento di esecuzione forzata non ancora concluso e nel quale sia ancora opportuno pronunciarsi sul carattere abusivo delle clausole del contratto ipotecario stipulato in precedenza.
59.
Il procedimento avviato dinanzi al giudice del rinvio ha unicamente lo scopo di rendere effettivo un diritto di proprietà legalmente registrato. Come precisato da detto giudice in risposta a un quesito della Corte, tale procedimento è inteso esclusivamente a tutelare diritti reali iscritti.
60.
A mio avviso, è importante distinguere chiaramente la procedura di vendita stragiudiziale dalla procedura semplificata disciplinata dall’articolo 41 della LH.
61.
La procedura di vendita stragiudiziale, che, conformemente all’articolo 234 dell’RH, presuppone l’accordo delle parti nell’atto costitutivo dell’ipoteca, si conclude di norma con la formazione di un atto pubblico mediante il quale la proprietà dell’immobile viene trasferita all’aggiudicatario, in particolare attraverso l’iscrizione nel registro immobiliare.
62.
La procedura semplificata di riconoscimento dei diritti reali, nella fattispecie quella disciplinata dall’articolo 41 della LH, che è indipendente dalla procedura di vendita stragiudiziale dinanzi al notaio, è invece volta a tutelare il diritto del titolare di un diritto reale iscritto in particolare – ma non solo – nel registro immobiliare. Tale procedura non presenta alcun nesso con un eventuale contratto concluso con un consumatore su cui il giudice nazionale sia chiamato a pronunciarsi, ma è diretta unicamente a verificare che sussista un diritto iscritto, al fine di renderlo effettivo.
63.
È vero che, nel procedimento principale, il ricorso alla procedura semplificata deriva incidentalmente dalla clausola 11 del contratto stipulato il 21 dicembre 2004 tra la sig.ra Sánchez López e il Banco Santander, poiché detta clausola prevedeva che, in caso di esecuzione di un’ipoteca, sarebbe stata applicata la procedura stragiudiziale notarile.
64.
Tuttavia, la procedura disciplinata dall’articolo 41 della LH, alla quale si riferiscono la prima e la terza questione pregiudiziale, è diretta a tutelare i diritti reali derivanti dalla vendita stragiudiziale, con cui il proprietario ottiene l’effettivo possesso dell’immobile.
65.
Quest’ultima procedura non è fondata sul contratto di mutuo ipotecario controverso, bensì sul titolo di proprietà iscritto nel registro immobiliare. Infatti, al termine della procedura di vendita stragiudiziale il contratto ipotecario si estingue e cessa l’onere ipotecario.
66.
Nel caso in esame sembra infatti che la procedura di vendita notarile abbia esaurito i suoi effetti con la messa all’asta e l’aggiudicazione dell’immobile.
67.
In altri termini, la procedura semplificata in discussione nella fattispecie è dunque indipendente, come evidenziato dal governo spagnolo, dalla vendita stragiudiziale o da qualsiasi altro procedimento di esecuzione ipotecaria.
68.
Orbene, mi pare evidente che la direttiva 93/13 non possa essere dichiarata applicabile al procedimento controverso, che ha ad oggetto la constatazione della sussistenza di diritti reali ai fini della loro opponibilità, e non l’esecuzione di un contratto stipulato tra un consumatore e un professionista.
69.
Inoltre, la Corte ha ricordato a più riprese che ogni caso in cui si ponga la questione se una norma procedurale nazionale renda impossibile o eccessivamente difficile l’applicazione del diritto dell’Unione dev’essere esaminato tenendo conto del ruolo di tale norma nell’insieme del procedimento, nonché dello svolgimento e delle peculiarità di quest’ultimo dinanzi ai diversi organi nazionali ( 23 ).
70.
Come ha sottolineato il governo spagnolo, sembra che la debitrice abbia avuto la possibilità, durante la procedura stragiudiziale di cessione del bene ipotecato, di opporsi o di chiedere la sospensione di detta procedura in ragione dell’esistenza di una clausola abusiva nel contratto di mutuo ipotecario, chiedendo in via cautelare la sospensione della vendita dell’immobile di cui era proprietaria.
71.
In ogni caso, occorre constatare che la presente causa si distingue da quelle finora sottoposte alla Corte in quanto, nel caso di specie, la decisione di rinvio non contiene alcun elemento fattuale da cui possa desumersi che il giudice del rinvio ritiene che una clausola del contratto controverso, diversa da quella relativa alla procedura di esecuzione stragiudiziale, possa essere connotata da carattere abusivo ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 93/13.
72.
Così, nella causa Aziz, la seconda questione pregiudiziale verteva espressamente sulle clausole contrattuali relative alla esigibilità anticipata e al calcolo degli interessi di mora ( 24 ). Nella causa Finanmadrid EFC, la decisione di rinvio indicava che sussistevano dubbi riguardo all’eventuale carattere abusivo di talune clausole del contratto in questione ( 25 ).
73.
Se pure è vero che il giudice nazionale è tenuto a valutare d’ufficio il carattere abusivo di tutte le clausole contrattuali che rientrano nell’ambito di applicazione della menzionata direttiva, anche in mancanza di un’esplicita richiesta in tal senso, a partire dal momento in cui dispone degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine ( 26 ), è altrettanto vero che occorre altresì che sussistano dubbi circa l’eventuale carattere abusivo di un’altra clausola del contratto oggetto della controversia principale.
74.
Si deve infatti ricordare che la direttiva 93/13 mira ad evitare che clausole abusive siano incluse nei contratti stipulati tra consumatori e professionisti (quarto considerando), eventualmente ad eliminare dette clausole da tali contratti e, infine, ad evitare che le clausole in questione vincolino i consumatori (ventunesimo considerando).
75.
Orbene, dal momento che il contratto che potrebbe contenere la presunta clausola abusiva – e che non forma oggetto del procedimento dinanzi al giudice a quo – ha esaurito tutti i suoi effetti con la cessione definitiva dell’immobile controverso nel procedimento principale, non sembra più necessario interrogarsi sulla necessità di evitare o eliminare l’inclusione di tale clausola.
76.
Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, ritengo che la tutela conferita dalla direttiva 93/13 non implichi che il giudice abbia facoltà di pronunciarsi sul carattere abusivo di una clausola inclusa in un contratto ipotecario nell’ambito di una procedura, indipendente dal procedimento di esecuzione ipotecaria, diretta a garantire l’effettività del diritto di proprietà sull’immobile di cui trattasi.
77.
Una diversa decisione non sarebbe, a mio avviso, né necessariamente vantaggiosa per il consumatore interessato, né auspicabile sotto il profilo del rispetto del principio della certezza del diritto e dei diritti di proprietà già acquisiti.
78.
In primo luogo, una constatazione dell’incompatibilità della procedura in questione con la direttiva 93/13 non sembra necessariamente giustificabile con la tutela del consumatore interessato, tutela che, lo ricordo, costituisce in definitiva l’obiettivo principale della direttiva 93/13.
79.
Sebbene la decisione di rinvio risulti particolarmente lacunosa per quanto riguarda la situazione della convenuta nel procedimento principale, dagli elementi di fatto portati a conoscenza della Corte dal Banco Santander e dal governo spagnolo emerge che, pur se l’aggiudicazione dell’immobile di cui trattasi è stata trascritta con atto notarile del 23 febbraio 2012 iscritto nel registro immobiliare il 12 aprile 2012, la sig.ra Sánchez López ha chiesto al Banco Santander di poter rimanere nell’abitazione in virtù della Convenzione per l’istituzione di un Fondo sociale immobiliare, istituita a livello nazionale il 17 gennaio 2013. In data 19 novembre 2015 la sig.ra Sánchez López e il Banco Santander hanno stipulato un contratto soggetto a tale Convenzione, che consente in particolare alla sig.ra Sánchez López di rimanere nell’abitazione in qualità di locataria versando un canone pari a circa EUR 90. Non sembra che, agendo in tal modo, ella abbia manifestato la volontà di contestare il contratto di mutuo ipotecario che aveva precedentemente sottoscritto, pur avendo avuto, a quanto pare, la possibilità di farlo. Analogamente, nulla consente di concludere che il consumatore interessato intendesse contestare il carattere definitivo della cessione di proprietà del bene che occupava, cessione che risulta dall’aggiudicazione intervenuta il 15 dicembre 2011 e iscritta nel registro immobiliare il 12 aprile 2012.
80.
In altri termini, non è certo che dalla contestazione di tale procedura possa derivare un «beneficio» per il consumatore in questione. Dal momento che la clausola dichiarata abusiva non vincola il consumatore, l’esecuzione stragiudiziale dell’ipoteca potrebbe essere invalidata e il consumatore insolvente sarebbe nuovamente vincolato dal contratto di mutuo ipotecario. Infatti, poiché non è possibile individuare un’altra clausola del contratto che possa risultare abusiva, sarebbe nuovamente applicabile il quadro contrattuale originario, in questo caso senza modifica delle clausole relative al rimborso. Orbene, si deve ricordare che il diritto a una tutela effettiva del consumatore comprende la facoltà di rinunciare a far valere i propri diritti ( 27 ).
81.
Inoltre, non si può escludere che l’annullamento del contratto ipotecario esaminato nel presente procedimento collochi il consumatore interessato in una situazione ancor meno favorevole, in quanto condurrebbe all’annullamento dell’aggiudicazione dell’immobile e in tal modo rimetterebbe in discussione il contratto di locazione sociale stipulato successivamente tra il Banco Santander e la sig.ra Sánchez López.
82.
In secondo luogo, autorizzare il giudice a valutare d’ufficio l’eventuale carattere abusivo delle clausole del contratto ipotecario concluso in precedenza e che ha esaurito tutti i suoi effetti – il bene ipotecato è stato oggetto di una cessione definitiva – significherebbe rimettere in discussione, sulla base dell’efficacia della direttiva 93/13, un diritto di proprietà reale che non trova il suo fondamento in un contratto stipulato con un consumatore, bensì nel riconoscimento stragiudiziale di un titolo.
83.
Nel caso di specie, va rilevato che il diritto reale contestato è stato iscritto nel registro immobiliare circa quattro anni prima della decisione di rinvio pregiudiziale nella presente causa. Sebbene nel procedimento principale il titolare del diritto in questione sia il Banco Santander, tale titolare avrebbe potuto essere qualsiasi altro soggetto che avesse acquisito il bene a seguito dell’iscrizione nel registro.
84.
Pertanto, risulta contrario al principio di certezza del diritto e al diritto di proprietà rimettere in discussione, sulla base dell’efficacia della direttiva 93/13, diritti di proprietà acquisiti quando non si ponga più la questione di censurare una clausola abusiva contenuta in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore che continui a produrre effetti.
Conclusione
85.
Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, propongo di rispondere come segue alle questioni poste dallo Juzgado de Primera Instancia de Jerez de la Frontera (Tribunale di primo grado di Jerez de la Frontera, Spagna).
La direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, non si applica a una procedura come quella prevista dall’articolo 41 della Ley Hipotecaria (legge sull’ipoteca) e dall’articolo 250, paragrafo 1, della Ley 1/2000, de Enjuiciamiento Civil (legge 1/2000 recante il codice di procedura civile), del 7 gennaio 2000, in quanto detta procedura non ha ad oggetto la valutazione e/o l’esecuzione di un contratto tra un professionista e un consumatore, ma è semplicemente volta a garantire l’efficacia di un diritto di proprietà legalmente acquisito e iscritto nel registro immobiliare.
( 1 ) Lingua originale: il francese.
( 2 ) Direttiva del Consiglio del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (GU 1993, L 95, pag. 29).
( 3 ) V., in particolare, sentenze del 14 marzo 2013, Aziz (C‑415/11, EU:C:2013:164); del 30 aprile 2014, Barclays Bank (C‑280/13, EU:C:2014:279); del 17 luglio 2014, Sánchez Morcillo e Abril García (C‑169/14, EU:C:2014:2099); del 21 gennaio 2015, Unicaja Banco e Caixabank (C‑482/13, C‑484/13, C‑485/13 e C‑487/13, EU:C:2015:21); ordinanza del 16 luglio 2015, Sánchez Morcillo e Abril García (C‑539/14, EU:C:2015:508); sentenze del 29 ottobre 2015, BBVA (C‑8/14, EU:C:2015:731), e del 26 gennaio 2017, Banco Primus (C‑421/14, EU:C:2017:60).
( 4 ) BOE n. 7, dell’8 gennaio 2000, pagg. da 575 a 728 (in prosieguo: la «LEC»).
( 5 ) BOE n. 58, del 27 febbraio 1946.
( 6 ) Reglamento hipotecario (regolamento sull’ipoteca) (BOE n. 106, del 16 aprile 1947).
( 7 ) BOE n. 116 del 15 maggio 2013, pag. 36373 (in prosieguo: la «legge 1/2013»).
( 8 ) V., in tal senso, sentenza del 5 marzo 2015, Banco Privado Português e Massa Insolvente do Banco Privado Português (C‑667/13, EU:C:2015:151, punto 41 e giurisprudenza ivi citata).
( 9 ) V., in particolare, sentenze del 10 settembre 2014, Kušionová (C‑34/13, EU:C:2014:2189, punto 48 e giurisprudenza ivi citata), e del 1o ottobre 2015, ERSTE Bank Hungary (C‑32/14, EU:C:2015:637, punto 39).
( 10 ) V., in particolare, sentenza del 26 ottobre 2006, Mostaza Claro (C‑168/05, EU:C:2006:675, punto 36), e del 26 gennaio 2017, Banco Primus (C‑421/14, EU:C:2017:60, punto 42 e giurisprudenza ivi citata).
( 11 ) V., in tal senso, sentenze del 14 marzo 2013, Aziz (C‑415/11, EU:C:2013:164, punto 46 e giurisprudenza ivi citata), e del 21 dicembre 2016, Gutiérrez Naranjo e a. (C‑154/15, C‑307/15 e C‑308/15, EU:C:2016:980, punto 58).
( 12 ) V., in particolare, sentenze del 10 settembre 2014, Kušionová (C‑34/13, EU:C:2014:2189, punto 49), e del 1o ottobre 2015, ERSTE Bank Hungary (C‑32/14, EU:C:2015:637, punto 48).
( 13 ) V., in particolare, sentenze del 14 marzo 2013, Aziz (C‑415/11, EU:C:2013:164, punto 50 e giurisprudenza ivi citata), e del 1o ottobre 2015, ERSTE Bank Hungary (C‑32/14, EU:C:2015:637, punto 49).
( 14 ) Non dispongo, nella presente causa, di alcun elemento idoneo a sollevare dubbi sulla conformità della normativa in discussione nel procedimento principale con il principio di equivalenza.
( 15 ) V., in particolare, sentenze del 14 marzo 2013, Aziz (C‑415/11, EU:C:2013:164, punto 59), e del 18 febbraio 2016, Finanmadrid EFC (C‑49/14, EU:C:2016:98, punto 46).
( 16 ) V., in particolare, sentenza del 10 settembre 2014, Kušionová (C‑34/13, EU:C:2014:2189, punti 60 e 68).
( 17 ) V., in particolare, sentenza del 1o ottobre 2015, ERSTE Bank Hungary (C‑32/14, EU:C:2015:637, punti 57 e 60).
( 18 ) V. sentenza del 1o ottobre 2015, ERSTE Bank Hungary (C‑32/14, EU:C:2015:637, punto 47).
( 19 ) V., in tal senso, sentenze del 6 ottobre 2009, Asturcom Telecomunicaciones (C‑40/08, EU:C:2009:615, punto 47), e del 10 settembre 2014, Kušionová (C‑34/13, EU:C:2014:2189, punto 56).
( 20 ) V., in tal senso, sentenza del 1o ottobre 2015, ERSTE Bank Hungary (C‑32/14, EU:C:2015:637, punti da 59 a 61).
( 21 ) V., in particolare, sentenza del 1o ottobre 2015, ERSTE Bank Hungary (C‑32/14, EU:C:2015:637, punto 52).
( 22 ) Sentenza del 14 marzo 2013 (C‑415/11, EU:C:2013:164, punti 26 e 27).
( 23 ) Sentenza del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349, punto 49 e giurisprudenza ivi citata).
( 24 ) Sentenza del 14 marzo 2013, Aziz (C‑415/11, EU:C:2013:164, punti 65 e segg).
( 25 ) Sentenza del 18 febbraio 2016, Finanmadrid EFC (C‑49/14, EU:C:2016:98, punto 22).
( 26 ) V., in particolare, sentenza del 4 giugno 2009, Pannon GSM (C‑243/08, EU:C:2009:350, punto 32).
( 27 ) V., in particolare, sentenze del 21 febbraio 2013, Banif Plus Bank (C‑472/11, EU:C:2013:88, punto 35), e del 14 aprile 2016, Sales Sinués e Drame Ba (C‑381/14 e C‑385/14, EU:C:2016:252, punto 25).
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