27.5.2019
IT
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
C 182/36
Ricorso proposto il 29 marzo 2019 — Jalkh/Parlamento
(Causa T-183/19)
(2019/C 182/40)
Lingua processuale: il francese
Parti
Ricorrente: Jean-François Jalkh (Gretz-Armainvilliers, Francia) (rappresentante: F. Wagner, avvocato)
Convenuto: Parlamento europeo
Conclusioni
Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
—
annullare la decisione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2019 che modifica il regolamento interno;
—
condannare il Parlamento europeo alla totalità delle spese di giudizio.
Motivi e principali argomenti
A sostegno del ricorso, il ricorrente deduce cinque motivi.
1.
Primo motivo, vertente sulla violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in quanto la modifica controversa crea una discriminazione fondata sulla lingua che non rispetta la diversità linguistica e conduce il deputato francese al Parlamento europeo a non usare la propria lingua materna.
2.
Secondo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, in quanto il nuovo regolamento interno del Parlamento crea una discriminazione a danno del ricorrente, il quale parla francese.
3.
Terzo motivo, vertente sulla violazione del trattato sull’Unione europea. A tal riguardo, il ricorrente sostiene che creando una discriminazione a scapito della lingua francese, il nuovo regolamento interno del Parlamento pregiudica la diversità culturale e linguistica in seno a tale istituzione.
4.
Quarto motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 18 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea che garantisce il rispetto del multilinguismo e quindi dell’uso della lingua francese.
5.
Quinto motivo, vertente sulla violazione del regolamento n. 1 del Consiglio, del 15 aprile 1958, che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea (GU 1958, 17, pag. 385).
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