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DOCUMENTS "COM"
COM (86) 076
Vol. 1986/0029
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COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
COW86) 76 def.
Bruxelles, Le 4 marzo 1986
NUOVI ORIENTAMENTI PER LA POLITICA AMBIENTALE
(Comunicazione della Commissione al Consiglio)
C0MC86) 76 def.
INTRODUZIONE
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1. Diventa sempre più palese che, nella Comunità come in altre parti del
mondo, è in atto un deterioramento dell'ambiente naturale e fisico. Gli
incidenti dovuti a sostanze pericolose o all'inquinamento industriale sono
all'ordine del giorno. Le risorse naturali, che costituiscono la base dello
sviluppo economico e sociale, sono spesso sfruttate in modo irrazionale.
Tutto ciò suscita crescente preoccupazione nell'opinione pubblica e, di
conseguenza, i problemi ecologici tendono ad occupare un posto sempre più
rilevante nei dibattiti politici. E' quindi giunto il momento che la
Comunità riconosca l'importanza fondamentale della protezione e del
risanamento dell'ambiente in sede di definizione della propria politica
economica e sociale.
2. Con il terzo programma d'azione in materia ambientale, adottato nel 1983,
la Comunità si è impegnata a perseguire una politica preventiva, impostata
sull'integrazione delle esigenze ecologiche nella pianificazione e
nell'esecuzione delle attività economiche. In alcuni settori, tuttavia, ben
poco è stato fatto finora per tradurre in pratica questo impegno.
3. Impegno che è stato confermato in termini risoluti dal Consiglio europeo
nella riunione del 29-30 marzo 1985; in quell'occasione, i ministri della
CEE hanno riconosciuto che una politica di protezione dell'ambiente può
favorire la crescita economica e contribuire alla creazione di nuovi posti
di lavoro ed hanno dichiarato la loro ferma intenzione di conferire a tale
politica la dimensione di una componente essenziale delle politiche
economiche, industriali, agrarie e sociali attuate sia dalla Comunità che
dai singoli Stati membri. Essi hanno invitato il Consiglio e la Commissione
ad adoperarsi, avvalendosi degli strumenti d'intervento comunitari, per la
protezione dell'ambiente in Europa e nel resto del mondo ed hanno
dichiarato il 1987 anno europeo dell'ambiente. Nell'ultima riunione del
2-3 dicembre 1985, il Consiglio europeo ha inteso rafforzare la politica
comunitaria dell'ambiente approvando L'inserimento nel trattato di Roma di
un apposito capitolo dedicato alla tematica ambientale.
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4. I problemi ecologici e le loro inquietanti implicazioni sono oggetto di
crescente attenzione anche a livello internazionale. Il vertice economico
dei paesi occidentali, tenuto a Bonn nel maggio 1985, ha sottolineato la
necessità di nuove impostazioni, di una rinsaldata cooperazione
internazionale ai fini della soluzione dei problemi ambientali più urgenti,
nonché di un'applicazione più generalizzata del principio "chi inquina
paga". Nuovi orientamenti sull'evoluzione della politica ambientale nel
corso del prossimo decennio sono recentemente emersi da tre riunioni
dell'OCSE a livello ministeriale, nelle quali è stato riconosciuto che il
riassetto sistematico dell'ambiente e una crescita economica sostenuta
rappresentano obiettivi politici essenziali, complementari e
interdipendenti. E' stata altresì formulata la nozione di "consenso
consapevole" dei paesi che importano rifiuti pericolosi. La necessità di
una più stretta collaborazione internazionale in campo ecologico è stata
ribadita nella dichiarazione congiunta dei ministri della CEE e dell'EFTA,
dell5. 198';. La commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo - un
organismo indipendente che per il 1987 ha in programma una relazione, che
verrà pubblicata a cura dei servizi dell'ONU e che si preannuncia densa di
con quinte ai rapporti economici, commerciali e assistenziali tra
paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo e alla loro correlazione
con i sempre più gravi problemi ambientali di questi ultimi - intende
operare, in questo settore, in stretta collaborazione con la Comunità; la
Commissione, che accoglie con favore quest'offerta, prenderà le necessarie
disposizioni per rendere fattiva tale collaborazione.
5. Il filo logico che unisce tutte queste iniziative, basate su una nuova
percezione della problematica ambientale, consiste nel riconoscimento
dell'interdipendenza tra un'economia sana e un'effettiva protezione
dell'ambiente. Dal momento che le risorse naturali rappresentano allo
stesso tempo il presupposto e il limite dello sviluppo, non vi può essere
crescita economica senza un'adeguata protezione dell'ambiente. Quest'ultima
non può essere quindi considerata come una scelta facoltativa: la sua
integrazione in ogni fase della pianificazione economica rappresenta un
vero e proprio imperativo, dettato da considerazioni economiche. In ultima
analisi, una rigorosa protezione dell'ambiente si configura come una
componente imprescindibile di ogni politica economica a lungo termine che
si voglia fondata su basi sane.
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6. Attualmente si rende necessario un riesame del.le priorità, effettuato alla
luce di questi nuovi approcci e delle conclusioni del Consiglio europeo. La
Commissione intende procedere ad un simile riesame in sede di elaborazione
delle proposte relative al quarto programma d'azione della Comunità in
materia ambientale, che sarà adottato all'inizio dell'anno europeo
dell'ambiente.
7. Nel frattempo, è indispensabile intervenire con urgenza in tutta una serie
di settori, raccogliendo l'invito all'azione lanciato dal Consiglio
europeo. Nella presente comunicazione, la Commissione espone il proprio
punto di vista sui "nuovi orientamenti" della politica ambientale per i
prossimi anni, e raccomanda al Consiglio di prendere in considerazione le
priorità e le indicazioni ivi enunciate.
COSTO E UTILITÀ' DELLA POLITICA AMBIENTALE
8. La protezione dell'ambiente e lo sviluppo economico sono spesso considerati
- a torto - come obiettivi antagonistici. Questa convinzione deriva
generalmente dalla difficoltà di quantificare l'utile economico della
politica ambientale, il cui costo è invece più facile da valutare. Per
questo motivo, la Commissione insisterà invariabilmente affinché ogni
proposta in materia ambientale sia corredata, per quanto possibile, di
un'adeguata analisi dei costi e degli utili.
9. Le conseguenze economiche della politica ambientale si prestano a
molteplici interpretazioni; per esempio:
- la necessità di rimediare ai danni ecologici provocati dalle strategie
industriali attuate in passato può favorire lo sviluppo di nuove
tecnologie (depurazione delle acque, gestione e recupero dei rifiuti) o
stimolare la domanda nei rami di industrie esistenti;
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- La richiesta sempre più pressante, da parte dei consumatori, di un
sostanziale miglioramento della qualità dell'ambiente si traduce
nell'apertura di nuovi mercati per determinati beni e servizi
(automobili non inquinanti, adeguamenti tecnici nell'edilizia, turismo,
ecc. ).
10. Negli anni '90, la competitività dell'industria europea sui mercati
mondiali dipenderà, in parte, dalla sua capacità di raggiungere, con i
suoi prodotti, un livello di protezione ambientale almeno pari a quello
ottenuto dai principali concorrenti. In caso contrario, i fabbricanti
europei vedranno ridursi la loro quota di mercato non soltanto sul piano
internazionale, ma anche sul mercato interno. Oltre a ciò, va considerato
che l'inquinamento rappresenta uno spreco di risorse ed è spesso associato
ad impianti obsoleti o a tecnologie antiquate. Le tecnologie moderne, al
contrario, tendono ad essere allo stesso tempo più efficienti e
concorrenziali ed anche più "pulite". Da queste due considerazioni si
deduce che l'imposizione di norme ambiziose per la protezione
dell'ambiente nello scorcio del corrente decennio avrà il duplice effetto
di stimolare l'innovazione tecnologica a breve e a medio termine e di
salvaguardare i mercati e l'occupazione a lungo termine.
11. A breve termine, i vantaggi economici derivanti dall'applicazione di norme
ambientali rigorose avranno come necessario contrappeso il costo delle
misure necessarie per conformarvi si e potranno quindi comportare problemi
di natura congiunturale in materia di finanziamento e di concorrenza. In
alcuni casi, il tasso di redditività degli investimenti consentirà un
utile immediato; tuttavia, anche nei casi in cui il vantaggio economico è
avvertibile soltanto a più lunga scadenza, l'investimento potrà essere
comunque giustificato da motivazioni ecologiche e economiche di altro
genere. Tra le conclusioni della conferenza dell'OCSE sull'ambiente e
l'economia, del giugno 1984, si afferma che "gli effetti positivi delle
misure ambientali (compresi i danni evitati) di solito superano il
relativo onere".
12. La Commissione è consapevole della difficoltà di stendere un bilancio
degli effetti positivi e negativi delle politiche ambientali
sull'occupazione. E' evidente che la protezione dell'ambiente riduce di
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per sé stessa l'onere sociale derivante dallo sperpero delle risorse
naturali e, di conseguenza, favorisce a lungo termine la crescita
economica e l'occupazione, contribuendo a rendere l'industria più
competitiva. A breve termine, tuttavia, l'introduzione di nuove norme per
la protezione dell'ambiente può compromettere la competitività di singole
imprese tenute a conformarvi si. Da qui, la necessità di studiare
attentamente non solo il tipo di norme e il livello di protezione che si
intende attuare, ma anche il relativo scadenzario di esecuzione. Con la
sua politica ambientale, la Commissione si prefigge di ottenere effetti
quanto più possibile incisivi sulla crescita e sull'occupazione,
associando il settore industriale al perseguimento degli obiettivi e
all'utilizzazione degli strumenti di tale politica e concedendo alle
imprese un congruo termine di tempo per adeguarsi alle nuove condizioni.
Una politica ambientale più efficace fomenterà la creazione di nuovi posti
di lavoro, grazie agli investimenti e alle infrastrutture che dovranno
essere realizzati e grazie alla messa a punto di nuovi prodotti resi
necessari dall'esigenza di migliorare la qualità dell'ambiente. Si possono
prevedere anche altri effetti potenziali, quantunque meno scontati: per
esempio, interventi come quelli diretti al risanamento urbano, al recupero
di aree in abbandono o al riassetto paesistico delle zone d'interesse
naturale, promuovono effettivamente l'occupazione, sia pure in via
temporanea, e possono stimolare, quanto meno nei centri urbani,
investimenti in nuove attività industriali, mediante la creazione di un
ambiente propizio allo svolgimento di tali attività. La Commissione si
appresta a proporre un nutrito programma quinquennale di "progetti
dimostrativi" , inteso a sondare tutte le possibili strategie ambientali
atte a favorire l'occupazione. Essa si prefigge altresì di costituire un
Il programma si articolerà in una serie di progetti particolari, localizzati
nei vari Stati membri e volti a dimostrare l'attitudine delle politiche
ambientali e dei singoli interventi in materia ambientale a creare
posti di lavoro.
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organismo in cui confluiscano informazioni ed esperienze, alle quali
possano poi attingere gli ambienti industriali e i pubblici poteri di
tutti gli Stati membri.
CONSIDERAZIONI AMBIENTALI NELLA POLITICA ECONOMICA
13. Il terzo programma d'azione della Comunità in materia ambientale sostiene
che è più economico prevenire i danni ecologici che rimediare alle loro
conseguenze. Pertanto, le considerazioni d'ordine ambientale devono essere
integrate nella pianificazione e nell'esecuzione della politica economica
a tutti i Livelli. Questo elemento centrale della strategia comunitaria è
stato recentemente suffragato dal Consiglio europeo, con il suo fermo
proposito di fare della protezione dell'ambiente uno degli assi portanti
della politica economica, industriale, agraria e sociale della Comunità e
dei singoli Stati membri. Resta ora da conferire un aspetto concreto a
queste asserzioni, tra l'altro, rendendo quanto prima operante la
procedura di valutazione dell'impatto ambientale, già approvata dal
Consiglio. La Commissione si sta muovendo in questo senso e si accinge a
prendere le opportune disposizioni per quanto riguarda le politiche
comunitarie e i fondi da essa gestiti.
14. Il principio "chi inquina paga", secondo cui i responsabili
dell'inquinamento devono assumersi l'onere delle misure preventive o
riparatrici e che ha quindi lo scopo di dissuadere le industrie dall'uso
di tecniche inquinanti, è di fondamentale importanza ai fini della
trasparenza del mercato sotto il profilo ambientale e dovrebbe essere
ulteriormente sviluppato e applicato su più vasta scala. Parallelamente,
dovrebbe essere incoraggiato un ricorso più sistematico a strumenti
economici basati su criteri di mercato. In linea generale, si dovrebbe
tendere ad una combinazione di strumenti legislativi ed economici che,
opportunamente dosati, favoriscano il libero gioco delle forze di mercato,
compatibilmente con la realizzazione dei necessari obiettivi ecologici.
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A tal fine. La Commissione intende formulare proposte sull'uso di
opportuni strumenti economici, che possono rivelarsi particolarmente utili
per affrontare il problema delle fonti di inquinamento diffuse.
15. Se il principio "chi inquina paga" deve rimanere la regola generale, si
deve tuttavia ammettere che, in determinati casi, una sua applicazione
troppo tassativa può ostacolare - o persino impedire - i necessari
miglioramenti, imponendo alle imprese un onere eccessivo. Va inoltre
tenuto presente che, in alcune regioni della Comunità, i pubblici poteri
incontrano problemi finanziari nell'applicazione delle misure comunitarie,
in particolare per l'apprestamento dell'infrastruttura ambientale di base.
Nell'intento di ovviare a tali difficoltà, la Commissione si accinge a
proporre, nel quadro del Fondo regionale, un programma comunitario avente
come scopo di aiutare le regioni svantaggiate della Comunità ad attuare le
direttive comunitarie in materia ambientale, con il risultato di
promuovere sia lo sviluppo socio-economico di quelle regioni, sia la
realizzazione della politica comunitaria dell'ambiente.
16. Per conciliare il libero gioco delle forze di mercato con gli imperativi
ecologici, la Comunità ha altresì il compito di sensibilizzare il pubblico
e tutte le parti interessate circa l'opportunità di adottare norme
ambientali severe. Essa dovrà esercitare la propria influenza per fare
opera di persuasione al riguardo. A questo proposito è preordinato l'anno
europeo dell'ambiente, indetto dal Consiglio europeo per il 1987. La
Commissione ha già avanzato proposte preliminari relative
all'organizzazione di questo evento e prossimamente procederà alla
pianificazione dettagliata delle manifestazioni in programma, per la cui
realizzazione sarà necessaria una congrua dotazione finanziaria.
17. Sul piano legislativo non ci si può limitare alla semplice adozione di
nuove misure. Le disposizioni finora promulgate sono tuttora in attesa di
un'effettiva applicazione e di una valida esecuzione. Inoltre, la
Commissione deve valutare i risultati concreti ottenuti da queste misure,
verificando in che misura esse abbiano contribuito al miglioramento
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dell'ambiente. La Commissione presterà maggiore attenzione a questi
aspetti della politica ambientale e si adopererà affinché il grande
pubblico sia debitamente informato dei risultati. In questo contesto, un
ruolo preminente spetta al nuovo sistema comunitario d'informazione in
materia ambientale (CORINE), attualmente in rapida espansione e al quale
ciascuno Stato membro dovrebbe recare il proprio contributo, nonché alle
periodiche relazioni sulla situazione dell'ambiente, dalle quali si
possono desumere le tendenze in atto; la prossima relazione sarà
pubblicata nel corso dell'anno.
I PROBLEMI AMBIENTALI PIU' URGENTI
18. La Comunità è attualmente alle prese con una serie di urgenti problemi
ambientali, che richiedono interventi tempestivi.
19, L'inquinamento atmosferico provocato dall'impiego di combustibili fossili
nelle centrali termoelettriche, nei motori degli autoveicoli e negli
impianti di riscaldamento centralizzati arreca danni onerosi alle foreste,
ai laghi.. agli edifici e alle colture; danni che andranno assumendo
proporzioni sempre più vaste se non si provvederà a porvi un freno in
maniera adeguata. Le misure antinquinamento comportano costi ingenti, ma
non insostenibili. La Commissione propone una politica equilibrata,
mirante ad ottenere in breve tempo un sostanziale abbattimento delle
emissioni provenienti dalle principali fonti, ad un costo moderato. Il
carattere transfrontaliero dell'inquinamento atmosferico rende necessaria
La collaborazione con altri paesi europei, in parte aderenti all'EFTA, o
eventualmente tramite la commissione economica per l'Europa. Oltre alle
proposte già formulate in merito alla riduzione delle emissioni originate
dai veicoli a motore e dai grandi impianti di combustione, alla riduzione
del tenore di zolfo nel gasolio e al controllo della combustione degli oli
esausti, la Commissione intende presentare prossimamente una nuova serie
di proposte relative all'abbattimento delle emissioni o alla fissazione di
adeguate norme di qualità dell'aria. Saranno contemplate, tra l'altro, le
emissioni dei veicoli di peso superiore a 3,5 t, le particelle in
sospensione emesse dai motori diesel, i limiti di velocità e il tenore di
zolfo nell'olio combustibile pesante e nel carbone.
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20. In molti Stati membri desta crescente preoccupazione L1 inquinamento
marino, risultante dalla confluenza nel mare di gran parte delle sostanze
inquinanti inizialmente emesse nell'atmosfera o scaricate nelle acque o
sulla terra. E' indispensabile ridurre drasticamente l'inquinamento
marino, prima che sia saturata la capacità di assorbimento dei mari. La
situazione appare critica nel Mediterraneo e nella zona del Mare del Nord
denominata Wadden Sea, particolarmente importante dal punto di vista
ecologico. E' altresì necessario evitare lo scarico diretto di agenti
inquinanti nel mare, che talvolta avviene per inavvertenza, con
conseguente rischio di rimessa in circolazione di tali sostanze. La
Commissione ha presentato recentemente una proposta relativa allo scarico
di rifiuti nel mare, che sarà prossimamente seguita da altre proposte
concernenti l'adesione della Comunità alla convenzione di Londra sugli
scarichi in mare. La Commissione intende partecipare attivamente ai lavori
dei vari organismi internazionali che si occupano del problema
dell'inquinamento marino. Essa si propone inoltre - come preannunciato in
una comunicazione al Consiglio - di avviare i preliminari per la messa a
punto di una strategia di protezione dell'ambiente e di un piano d'azione
per il Mediterraneo (MEDSPA), nonché di estendere il sistema comunitario
d'informazione sugli spandimenti in mare di idrocarburi anche ad altre
sostanze pericolose, conformemente alla recente decisione del Consiglio in
materia. Infine, la Commissione esorta gli Stati membri ad appoggiare ogni
intervento inteso a proteggere il Mediterraneo nel quadro della
dichiarazione di Genova, di recente adozione, relativa al programma
d'azione per il Mediterraneo per il prossimo decennio, nonché ad operare
per la protezione del Mare del Nord nel contesto dei preparativi per la
seconda conferenza sul mare del Nord, che rappresenterà uno dei momenti
salienti dell'anno europeo dell'ambiente.
21. Un altro serio motivo di allarme è costituito dalla produzione e dai
trasporti internazionali di sostanze chimiche e di materiali di scarto
potenzialmente nocivi, nonché dal pericolo di fuoriuscita di dette
sostanze da impianti industriali. Gli incidenti di questo genere, benché
fortunatamente rari, possono avere effetti devastanti (si pensi agli
episodi di Seveso e di Bhopal). Oltre ad una scrupolosa e sistematica
applicazione delle norme comunitarie vigenti in materia di
classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostane chimiche
pericolose e di trasporti transfrontalieri di scorie tossiche e nocive,
sono necessari interventi tempestivi volti ad istaurare su scala
internazionale adeguati dispositivi di controllo, di notifica e di
autorizzazione, che garantiscano una sufficiente sicurezza, senza peraltro
ledere i legittimi diritti di fabbricazione e di commercio dei prodotti in
questione. Sia l'OCSE che l'ONU operano in questo campo. Alla Comunità si
presenta un'ottima opportunità per promuovere quanto prima l’elaborazione
di codici di comportamento su scala internazionale, destinati ad integrare
le necessarie disposizioni legislative concernenti particolari aspetti
della problematica; in effetti, la Commissione intende prendere iniziative
in tal senso. Essa proporrà, tra l'altro, misure normative dirette a
disciplinare le importazioni e le esportazioni di sostanze particolarmente
pericolose e intraprenderà, nello stesso tempo, azioni a livello
internazionale.
. L'industria comunitaria di trattamento dei rifiuti impiega
complessivamente 3 milioni di dipendenti ed ha un "input" annuo di oltre
2.000 milioni di t di rifiuti, quantità peraltro in costante aumento. I
tre quarti dei rifiuti vengono interrati; l'80% di essi, tuttavia,
potrebbe essere riciclato e sfruttato per la produzione di materie prime e
di energia; nel contempo, la messa a punto di procedimenti di produzione
perfezionati, sia nell'industria che nell'agricoltura, contribuirebbe a
ridurre il volume complessivo dei materiali di scarto. A questo scopo
devono essere promosse le innovazioni tecnologiche. La Commissione ha
recentemente varato una prima serie di azioni di sostegno in materia di
tecnologie pulite, nel quadro del regolamento ACE adottato dal Consiglio
nel 1984. La promozione di nuove tecnologie, associata alla creazione
delle condizioni di mercato favorevoli alla diffusione di metodi più
razionali di gestione dei rifiuti, avrebbe effetti positivi sul piano
economico e in termini di occupazione e contribuirebbe in misura
sostanziale ad attenuare la dipendenza delle importazioni, come pure a
ridurre il rischio di inquinamento. Prossimamente la Commissione
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proporrà una strategia globale, a livello comunitario, per una gestione
più razionale dei rifiuti; nell'ambito di tale strategia, essa presenterà
anche precise proposte normative ritenute auspicabili nel contesto della
Comunità.
23. Il degrado ambientale tende ad acuirsi progressivamente nei centri urbani,
sia nelle regioni svantaggiate che nelle zone industriali colpite dalla
crisi. La recessione economica, cui si sommano i problemi specifici di
queste zone, è all'origine del graduale deterioramento del tenore di vita
e delle condizioni di lavoro della popolazione. Il superamento di questa
involuzione appare ormai come un imperativo inderogabile nella duplice
prospettiva di un miglioramento della qualità della vita e di un
arginamento della disoccupazione dilagante nelle aree urbane. La
Commissione ha già avviato, a questo proposito, un vasto studio imperniato
sulla politica regionale e il declino delle città. Parallelamente, ha
fatto intervenire il Fondo regionale per l'attuazione di misure di
recupero di intere zone industriali e urbane. Attualmente è all'esame
della Commissione la possibilità di promuovere, con un apposito programma
del Fondo regionale, la riconversione di aree urbane e industriali in
declino. La Commissione intende inoltre elaborare una relazione, da
trasmettere al Consiglio, concernente le possibilità di collaborazione tra
pubblici poteri, settore privato e altre istanze interessate, ai fini del
risanamento di taluni centri urbani e quindi del loro rilancio economico.
Un indubbio contributo alla realizzazione di questi obiettivi verrà dal
programma di "progetti dimostrativi", cui si è accennato al precedente
punto 12, teso ad evidenziare il potenziale occupazionale delle misure di
riassetto dell'ambiente. Il risanamento urbano rappresenterà, del resto,
uno dei temi centrali dell'anno europeo dell'ambiente.
24. Un'altra problematica che interseca in parte quelle dianzi ricordate e che
sembra destinata ad assumere un'importanza crescente nel prossimo futuro è
quella della protezione del suolo. Il controllo delle emissioni inquinanti
nell'aria e nell'acqua e la prassi di smaltimento dei rifiuti e dei
residui (soprattutto in caso di interramento) incidono direttamente sulla
natura e sulla composizione del suolo. Il mantenimento di un regime
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pedologico equilibrato è di estrema importanza, non solo per l'agricoltura
ma, più in generale, per la stessa conservazione della natura, finalità
alla quale la politica comunitaria dell'ambiente assegna un'assoluta
priorità. La proposta di direttiva presentata dalla Commissione in merito
all'utilizzazione dei fanghi di fogna nell'agricoltura - tuttora al vaglio
del Consiglio - apre prospettive interessanti sia per la gestione dei
rifiuti, sia per la protezione del suolo. Talune tecniche agricole si
ripercuotono direttamente sulle condizioni del suolo e quindi
dell'ambiente in generale. Le misure prospettate in questo contesto in
sede di revisione della politica agraria comune e menzionate al punto 27
sono indubbiamente idonee ad assicurare un'adeguata protezione del suolo.
La Commissione intende tradurle quanto prima in proposte concrete. Essa ha
inoltre l'intenzione di inserire questa problematica tra i temi prioritari
del quarto programma d'azione della Comunità in materia ambientale.
INTEGRAZIONE DELLE CONSIDERAZIONI AMBIENTALI IN ALTRE POLITICHE
25. Il carattere preventivo della politica comunitaria dell'ambiente implica
che le considerazioni relative alla protezione di quest'ultimo siano
incorporate nelle altre politiche perseguite dalla Comunità e dagli Stati
membri, in modo da formare parte integrante di esse. Alcuni settori
rivestono particolare importanza a questo riguardo.
26. La biotecnologia presenta un potenziale considerevole, sia in quanto
settore industriale in espansione nella Comunità, sia come valido
strumento per affrontre una molteplicità di problemi ecologici, in primo
luogo quelli connessi con i flussi e la gestione dei rifiuti. Essa può
tuttavia comportare rischi non indifferenti per l'ambiente. Il metodo
preventivo seguito dalla Comunità in questo genere di interventi implica
l'istituzione preliminare di un quadro normativo appropriato, tale da
minimizzare i rischi e, nel contempo da conferire al settore in oggetto
una solida base su cui svilupparsi. La Commissione si prefigge di
formulare proposte in merito e di studiare l'opportunità di prendere
iniziative parallele a livello internazionale.
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27. Nel corso dei secoli, il paesaggio europeo si è venuto configurando
soprattutto per opera dell'agricoltura· Le moderne tecniche colturali
hanno tuttavia creato problemi particolari, che richiedono una tempestiva
soluzione. L'utilizzazione impropria del suolo nuoce all'assetto
paesistico-territoriale, intaccando le zone di particolare interesse
naturale, mentre l'abuso di prodotti chimici e lo smaltimento
incontrollato dei residui agricoli provocano l'inquinamento delle riserve
idriche e danneggiano la flora e la fauna. Spetta alla politica agraria
comune tracciare le linee secondo le quali l'esercizio dell'agricoltura
potrà conciliarsi con il rispetto dell'ambiente e con la conservazione
dell'inestimabile patrimonio naturale. Può essere opportuno, anche sotto
il profilo ecologico, un'estensione della superficie boschiva della
Comunità. Nel "Libro verde sulle prospettive della politica agraria
comune", la Commissione ha espresso la propria posizione sul modo in cui
contemperare le esigenze, spesso contrapposte, dello sviluppo
dell'agricoltura e della salvaguardia dell'ambiente naturale, prospettando
a tale fine una serie di interventi relativi all'impiego di prodotti
fitosanitari, al recupero dei residui agricoli e alla conservazione delle
specie, degli habitat e del paesaggio. Più recentemente, la Commissione ha
confermato il proprio punto di vista nelle conclusioni sulla riforma della
PAC, presentate al Consiglio.
28. Il completamento del mercato interno entro il 1992 rappresenta, per la
Comunità, un traguardo e allo stesso tempo una sfida. Tutte le politiche
comunitarie devono essere protese al raggiungimento di questa meta. Quanto
alla politica ambientale, essa sarà influenzata dal grande mercato interno
soprattutto per mezzo delle norme relative ai prodotti. In molti casi, le
norme nazionali si differenziano sensibilmente le une dalle altre, specie
per quanto riguarda la protezione dell'ambiente. E' quindi opportuno
realizzare con sufficiente anticipo, a livello comunitario,
l'armonizzazione richiesta da considerazioni d'ordine ambientale. Il
Consiglio europeo del 2-3 dicembre 1985 ha dichiarato che il
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ravvicinamento delle legislazioni nazionali in materia di protezione
dell'ambiente si fonderà su un livello di protezione elevato. La
Commissione avanzerà adeguate proposte in merito entro il 1992.
29. La produzione di energia dipende in larga misura dai combustibili fossili,
sicché la politica energetica presenta necessariamente addentellati con la
problematica dell'inquinamento atmosferico. Per converso, le esigenze di
protezione dell'ambiente incidono sul costo dell'energia e sulla
concorrenza tra le diverse fonti energetiche. Particolare importanza
riveste, pertanto, l'armonizzazione degli obiettivi della politica
energetica con quelli della politica ambientale, come affermato dalla
Commissione nella recente comunicazione (C0MC85) 245) sui nuovi obiettivi
della Comunità in materia di energia. Il recupero dell'energia e il
ricorso a fonti energetiche alternative, di origine non fossile - ivi
compresa l'energia nucleare - possono contribuire a migliorare la qualità
dell'aria. Nel contempo esistono tecnologie atte a ridurre sensibilmente,
ad un costo modesto, le emissioni inquinanti delle centrali
termoelettriche alimentate da combustibili fossili. Se dovesse avverarsi
quello che temono alcuni scienziati, cioè un eccessiva concentrazione di
anidride carbonica nell'aria, all'origine del cosiddetto "effetto serra",
con gravi conseguenze sul clima e sulla produttività agricola in tutto il
pianeta, l'uso di combustibili fossili in futuro diventerebbe assai
problematico. La Comunità dovrebbe studiare sin d'ora possibili soluzioni
e strategie alternative, in modo da non trovarsi impreparata nel caso in
cui simili ipotesi si dimostrassero fondate. La Commissione intende
infatti approfondire le ricerche in questa direzione.
30. Tra le principali minacce che incombono sull'equilibrio ecologico della
terra va senz'altro annoverato l'attuale dissesto ambientale di numersoe
regioni del terzo mondo, che si manifesta con fenomeni quali la
desertificazione, il di sboscamento indiscriminato della foresta tropicale,
l'esplosione demografica nelle città, la scomparsa della flora e della
fauna selvatiche, l'appiattimento della variabilità genetica. La politica
di cooperazione allo sviluppo perseguita dalla Comunità nel quadro di
Lomé III è diretta a prevenire l'alterazione degli equilibri naturali
mediante la realizzazione di programmi d'azione che pongono l'accento, in
modo più incisivo che in passato, sui fattori ambientali. L'attenzione si
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appunta in particolare sul problema della desertificazione e sulla
necessità di rimboschimento in Africa; per molti paesi, infatti, la
soluzione di questo problema rappresenta una condizione imprescindibile
per un realistico sviluppo agricolo e rurale a lungo termine (cfr. C0M(86)
16 def., del 22.1.1986). Tuttavia, date le proporzioni assunte dal
fenomeno, la sola azione comunitaria non è sufficiente. Per combattere il
dissesto ecologico dei paesi sottosviluppati sono più che mai necessari
una cooperazione internazionale ben coordinata, un impiego più oculato dei
mezzi finanziari e un profondo mutamento di mentalità. In questo contesto,
i paesi industrializzati dovrebbero riesaminare le loro politiche
commerciali e dei prezzi. Questi problemi saranno al centro dei lavori
della commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo, cui la
Commissione europea recherà il proprio contributo teorico e propositivo.
Uno dei primi appuntamenti previsti per l'anno europeo dell'ambiente sarà
appunto un incontro, a Bruxelles, tra rappresentanti della Comunità e
della commissione mondiale, per definire i contenuti della relazione che
si intende elaborare.
ORIENTAMENTI PER LA POLITICA COMUNITARIA DELL'AMBIENTE
31. In conclusione, la Commissione ritiene che, nel conformarsi ai desiderata
del Consiglio europeo e nel rispondere con la propria azione alle
molteplici sollecitazioni provenienti dai problemi ambientali del nostro
tempo, la Comunità debba attenersi ai seguenti orientamenti:
- una politica rigorosa in materia di protezione dell'ambiente è
perfettamente compatibile con la crescita economica a lungo termine, di
cui anzi rappresenta un presupposto; una politica siffatta può favorire
l'occupazione e dev'essere considerata come una componente essenziale
della politica economica e sociale perseguita a livello sia comunitario
che nazionale;
- la politica dell'ambiente deve avere come criterio-guida la prevenzione;
in quest'ottica preventiva, le esigenze d'ordine ambientale devono
essere incorporate nella legislazione e nel processo decisionale a tutti
i livelli; si dovrà pervenire ad una rapida attuazione della direttiva
concernente la valutazione dell'impatto ambientale in relazione ai
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progetti di vaste proporzioni e si dovranno predisporre i mezzi
necessari affinché gli imperativi ecologici trovino adeguata rispondenza
in ogni disegno politico, nella pianificazione e nella programmazione;
- necessitano con urgenza iniziative concrete volte a realizzare tale
integrazione nella prassi corrente della Comunità e dei singoli Stati
membri ;
- il principio "chi inquina paga" è di indubbia utilità per garantire la
trasparenza delle condizioni di mercato sotto il profilo della
protezione dell'ambiente; esso dovrebbe essere esteso e generalizzato;
nelle regioni svantaggiate e nelle zone industriali colpite dalla crisi,
l'attuazione della politica ambientale dovrebbe essere tuttavia
accompagnata da misure particolari;
i problemi ambientali non possono più essere affrontati esclusivamente
secondo una visuale settoriale; deve essere sviluppata una metodologia
interdisciplinare atta ad evitare il passaggio dell'inquinamento da un
settore all'altro (acqua, aria, ecc.);
- la Commissione dovrebbe vigilare più attentamente sull'effettiva
attuazione e applicazione della politica ambientale da parte degli Stati
membri e verificarne sul terreno i risultati concreti;
l'anno europeo dell'ambiente deve essere considerato come un'occasione
unica per sensibilizzare il pubblico circa l'importanza della
problematica ambientale e influire positivamente sulla mentalità
imperante a questo riguardo.
Facendo seguito all'invito rivolto dal Consiglio europeo alla Commissione
e al Consiglio ad intervenire tempestivamente per cercare di risolvere i
problemi ambientali più urgenti, la Commissione ritiene che debbano essere
prese in primo luogo le seguenti decisioni:
sensibile riduzione dell'inquinamento atmosferico provocato da tutte Le
principali fonti di emissione;
promozione e finanziamento di interventi destinati a ridurre gli
scarichi inquinanti in mare, con particolare riguardo al Mare del Nord e
al Mediterraneo;
promozione, a livello internazionale, di codici di comportamento
relativi alle sostanze chimiche potenzialmente nocive, ai rifiuti
tossici e agli impianti industriali pericolosi;
adozione di regolamenti pertinenti dal punto di vista ambientale in
materia di biotecnologia;
definizione di una piattaforma per armonizzare le esigenze
dell'agricoltura e dell'ambiente naturale e per la salvaguardia
dell'inestimabile patrimonio paesistico e biologico;
appoggio alla realizzazione del mercato interno mediante la
normalizzazione a livello comunitario dei prodotti che possono avere
un'icidenza sull'ambiente, entro il 1992;
esame dei problemi specifici di determinate regioni caratterizzate da
dissesti ecologici;
messa a punto di un vasto programma di "progetti dimostrativi" inteso a
sondare le potenzialità della politica ambientale in termini di
occupazione;
assistenza alle regioni svantaggiate della Comunità nel l 'allestimento
dell'infrastruttura ambientale di base e nell'attuazione delle direttive
comunitarie in materia ambientale;
intensificazione dell'azione comunitaria in materia ambientale a livello
internazionale, in particolare a favore dei paesi in via di sviluppo e
con riferimento alla cooperazione su scala europea;
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- organizzazione e finanziamento dell'anno europeo dell'ambiente.
33. Le considerazioni di cui sopra guideranno la Commissione, tra l'altro,
nell'elaborazione delle proposte relative al quarto programma d'azione
della Comunità in materia ambientale. Nel frattempo, la Commissione invita
il Consiglio a prendere atto degli orientamenti generali esposti nel
presente documento e dell'intenzione della Commissione di presentare
proposte più precise non appena i mezzi disponibili lo consentiranno.
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