N. C 328/30 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 22. 12. 86
Parere sul tema «Le relazioni fra la Comunità europea, il Giappone e gli Stati Uniti
d'America »
(86/C 328/12)
Il Comitato economico e sociale in data 18 dicembre 1985 ha deciso, conformemente all'arti-
colo 20, comma 4, del regolamento interno, di elaborare un parere sul tema «Le relazioni
fra la Comunità europea, il Giappone e gli Stati Uniti».
La sezione «Relazioni esterne», incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il
parere sulla base della relazione dei sigg. Curlis e Staratzke, il data 9 settembre 1986.
Il Comitato economico e sociale ha adottato il 18 settembre 1986 nel corso della 239a sessione
plenaria all'unanimità il seguente parere:
Le relazioni fra la Comunità europea, il Giappone e gli
USA
1. La Comunità europea, gli USA e il Giappone sono
i partner economici più importanti del mondo; hanno
una grandissima responsabilità nell'intera economia
mondiale, responsabilità resa ancora maggiore dalla
stretta interdipendenza economica e politica che esiste
con gli altri paesi d'Europa, Africa, Asia e America,
importantissimi per le loro popolazioni, risorse e pro-
spettive di sviluppo economico. Il presente parere illu-
stra più particolarmente i problemi economici che si
pongono in questo campo.
2. Poiché nel loro complesso sono responsabili del
55% circa dell'interscambio mondiale, i tre partner
hanno lo stesso interesse a creare un clima favorevole
all'espansione del commercio mondiale e a contribuire
ad uno sviluppo mondiale più equilibrato.
3. Per quanto riguarda le loro relazioni commerciali
relative ai prodotti industriali e ai servizi, i tre partner
devono evidentemente continuare a contribuire, nel
quadro multilaterale del GATT, al proseguimento della
liberalizzazione degli scambi. In questo contesto, il
Comitato rinvia al parere del Comitato economico e
sociale, del 22 maggio 1986, sui futuri negoziati del
GATT e il rinnovo dell'Accordo Multifibre^1). La cre-
scente eccedenza nella bilancia commerciale accumulata
in questi ultimi anni dal Giappone nei confronti degli
USA e della Comunità costituisce una grave minaccia
per l'equilibrio del commercio mondiale.
4. Per quanto riguarda il settore agricolo, i tre
partner dovrebbero dar prova di-una maggiore solida-
rietà per risolvere le difficoltà connesse al fatto che
l'offerta di prodotti agricoli supera la domanda solvibi-
le. Le eccedenze di prodotti negli USA e nella Comunità
non solo hanno provocato difficoltà commerciali fra le
due parti, ma hanno contribuito materialmente al ribas-
so dei prezzi mondiali di un'ampia gamma di prodotti
di base. Ne è risultata una diminuzione del potere
d'acquisto dei paesi produttori di base. Il Giappone è
(!) GU n. C 207 del 18. 8. 1986.
ben lungi dall'essere indipendente per quanto riguarda
il fabbisogno di alimentazione umana e animale, ma si
propone di aumentare in maniera sostanziale la sua
produzione interna, il che — data l'importanza di tale
paese quale importatore — contribuirà a ridurre i prezzi
mondiali. Il Comitato ritiene che i tre partner dovrebbe-
ro prendere tutte le misure necessarie per sfruttare
meglio le complementarità fra le loro produzioni e
cercare soluzioni comuni coordinando le varie politiche
agricole. Un maggiore grado di coordinamento a medio
e lungo tèrmine, sia tra di loro che con i paesi terzi,
dovrebbe consentire un'organizzazione più razionale
della produzione che dovrebbe portare ad una diminu-
zione progressiva dei costi legati all'applicazione delle
politiche di aiuto all'agricoltura. Gli USA, la Comunità
e il Giappone dovrebbero coordinare le loro politiche
agricole attraverso consultazioni che si inseriscano in
un nuovo regime agricolo da elaborare nel quadro del
GATT. Sarebbe opportuno, nel contesto dei prossimi
negoziati, approfondire il problema degli obiettivi di
produzione agricola, delle sovvenzioni ed altre misure
di aiuto, tenendo conto della necessità di una divisione
internazionale del lavoro.
5. Sul piano monetario il Comitato constata con
soddisfazione che l'evoluzione delle parità, fra lo yen e
il dollaro e fra il dollaro e le monete della Comunità,
va nel senso di un maggiore realismo. Tuttavia, la
liberalizzazione dei movimenti di capitali in Giappone
avrebbe la conseguenza di rendere i tassi di cambio più
corrispondenti al valore reale del potere di acquisto e
si tradurrebbe in un apprezzamento dello yen. Lo stesso
vale per l'evoluzione dei tassi d'interesse che consente
all'economia europea di rimettersi in moto attraverso
la diminuzione del costo del denaro, e ai paesi in via di
sviluppo di veder alleggeriti gli oneri connessi ai loro
debiti (servizi del debito) e il costo dei loro approvvigio-
namenti energetici (dollaro meno elevato).
6. I meccanismi di consultazione decisi ultimamente
a Tokio per evitare oscillazioni troppo ampie delle
parità possono svolgere in tale contesto un ruolo tanto
più positivo in quanto le misure importanti di politica
interna sono oggetto, nella misura del possibile, di
coordinamento. Sono sempre più indispensabili consul-
tazioni regolari, prima che siano definite le grandi
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opzioni di politica economica, in modo che le misure
nazionali tengano conto delle ripercussioni sulle relazio-
ni esterne e sui partner. Ciò è tanto più necessario in
quanto le importazioni originarie dei paesi di recente
industrializzazione svolgono un ruolo sempre maggiore
nelle economie degli USA e della Comunità.
Relazioni Comunità europea-Giappone
7. Il Comitato constata che dopo secoli di isolamen-
to, il Giappone, da circa 40 anni, ha compiuto degli
sforzi importanti per aprirsi al mondo esterno. Da
qualche anno una certa internazionalizzazione della
società giapponese ed un maggiore interesse a trarre
ispirazione dal modo di vita occidentale, costituiscono
delle sfide e delle possibilità per gli operatori economici
della Comunità.
8. Poiché alcune caratteristiche proprie della cultura
giapponese si esprimono, ad esempio, in una grande
assiduità al lavoro, il gusto della perfezione e la ricerca
di una qualità di produzione sempre superiore svolgono
un grande ruolo nell'economia giapponese. Inoltre il
Giappone procede da decenni ad un'organizzazione del
suo apparato produttivo basata su una valutazione
strategica ed una penetrazione del mercato internazio-
nale che esso combina con una concentrazione dei suoi
sforzi di esportazione su prodotti e tecnologie determi-
nate. Il Giappone registra per tradizione un tasso di
consumo molto basso e un tasso di risparmio molto
elevato.
9. L'interesse per il mercato internazionale non ha
tuttavia modificato ancora fondamentalmente le abitu-
dini di consumo dei giapponesi che continuano a prefe-
rire prodotti locali. Inoltre, l'organizzazione economica
giapponese a livello della produzione e della distribuzio-
ne, caratterizzata da un'integrazione verticale notevole
e da relazioni strettissime fra le grandi imprese, le
banche e il governo, ha per effetto di rendere il mercato
giapponese quasi impenetrabile per i prodotti manufatti
stranieri. La presenza ancora insufficiente degli impren-
ditori europei sul mercato giapponese — che non è
collegata solo alle difficoltà linguistiche — costituisce
anch'essa una spiegazione del fenomeno inquietante
che è Xeccedenza eccessiva della bilancia commerciale
giapponese. Evidentemente vi sono anche altri aspetti
che svolgono un ruolo in questo contesto, fra cui, non
minore, quello della sottovalutazione dello yen.
10. In breve, gli elementi culturali ed economici
sopra descritti e il fatto che un sistema amministrativo
complesso poco trasparente ma ben organizzato « gesti-
sca » in qualche modo in maniera centralizzata le espor-
tazioni giapponesi (industriai targeting, laser beaming),
concorrono a far nascere, giustamente, nella Comunità
la convinzione che le regole del GATT non valgano per
il Giappone.
11. Nella politica di approvvigionamento del Giap-
pone numerosi sono gli esempi (sistema di doppio prez-
zo per i metalli non ferrosi, restrizioni all'importazione
di prodotti alimentari, discriminazioni fiscali relative al
vino e gli alcolici) di un comportamento commerciale
che, sebbene per la lettera sembri conforme al GATT,
in verità va contro lo spirito di quest'ultimo per le gravi
conseguenze che esso comporta per l'economia dei paesi
partner.
12. Il Comitato insiste affinché tali questioni siano
trattate nel prossimo round del GATT.
13. Nel frattempo, per riequilibrare la situazione
attuale e per evitare che la Comunità debba prendere
delle misure di salvaguardia, il Comitato ritiene che
il Giappone debba abbinare alle sue dichiarazioni di
apertura — certo ben intenzionate e senza dubbio effi-
caci a lungo termine — impegni quantitativi di importa-
zione che consentano di ridurre la sproporzione fra
importazioni ed esportazioni. Il Giappone deve aumen-
v tare le sue importazioni in provenienza dalla Comunità
per evitare che quest'ultima sia obbligata a prendere
misure per frenare le esportazioni giapponesi in partico-
lare con l'applicazione di un dazio doganale eccezionale.
14. Inoltre il Giappone ha raggiunto ora uno svilup-
po tecnologico economico e finanziario tale che dovrà
assumere maggiori responsabilità nel quadro di un siste-
ma monetario internazionale e nei confronti dei paesi
in via di sviluppo.
15. Il Comitato economico e sociale insiste affinché il
Giappone prenda tutte le misure necessarie per giungere
quanto prima ad una maggiore apertura del suo merca-
to ai manufatti, ai servizi e agli investimenti, con l'elimi-
nazione di tutti gli ostacoli esistenti, e in particolare nel
quadro degli appalti pubblici e dell'impianto di imprese
(investimenti europei in Giappone). Il Comitato insiste
altresì sull'opportunità di cercare in misura ancora mag-
giore tassi di scambio realistici e più stabili fra lo yen e
le monete europee e di procedere ad una liberalizzazione
sistematica del sistema finanziario giapponese (banche,
assicurazioni). Il Giappone dovrebbe inoltre levare
immediatamente le restrizioni all'importazione di taluni
prodotti di consumo sensibili. Da parte sua, la Comu-
nità dovrebbe rafforzare le procedure riguardanti l'ap-
plicazione di clausole di salvaguardia e sottoporre gli
investimenti giapponesi sul territorio degli Stati membri
a condizioni comparabili a quelle applicate dal Giappo-
ne agli investimenti provenienti dalla Comunità. Il
Comitato si associa infine alla raccomandazione espres-
sa dal Parlamento europeo.
Relazioni Comunità europea-USA
16. La Comunità e gli USA devono ispirarsi al princi-
pio di una responsabilità reciproca ogni volta che pren-
dono misure di politica interna o esterna. Quanto agli
USA, si sono integrati sempre di più nell'economia
mondiale solo negli ultimi anni. Mentre le attività dell'e-
conomia esterna esercitano sull'intera economia ameri-
cana un influsso sempre crescente, gli USA non ne
hanno tratto ancora abbastanza le conseguenze, in par-
ticolare per quanto riguarda gli effetti delle misure di
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economia interna sulle altre economie. Molte tensioni
particolarmente nelle relazioni fra la CEE e gli USA
scaturiscono dal fatto che nella politica economica
interna americana non si è tenuto conto dei rapporti
internazionali. È stato ad esempio trascurato da lungo
tempo il nesso di casualità « deficit di bilancio - importa-
zioni di capitali - corso del dollaro - diminuzione della
competitività americana ».
17. Attualmente gli USA cercano di risolvere i loro
problemi di politica commerciale con una politica di
deprezzamento del dollaro. La crescente concorrenza
dei paesi industrializzati, ma anche dei paesi di recente
industrializzazione, sul mercato americano ha provoca-
to negli USA un'ondata di protezionismo. L'Ammini-
strazione americana ha potuto resistere finora in gran
parte alle pressioni protezionistiche risultanti da centi-
naia di disegni di legge introdotti al Congresso e da
un gran numero di richieste di misure di protezione
all'importazione presentate da imprese e da organizza-
zioni economiche in base alle leggi commerciali in vigo-
re. Essa si è in tal modo conformata al suo principio
di politica commerciale che è quello di opporsi alle
restrizioni alle importazioni, promuovere l'apertura dei
mercati per le esportazioni americane e prendere misure
di ritorsione solo in caso di cattiva volontà da parte dei
governi dei paesi partner.
18. In base a questo principio gli USA, alla fine del
1985, hanno presentato un elenco delle restrizioni di
politica commerciale che secondo loro costituivano un
ostacolo notevole alle loro esportazioni. L'elenco
riguarda in particolare 33 paesi — fra cui il Giappone
è quello che occupa lo spazio maggiore — eia Comunità
come gruppo di paesi. La CE, da parte sua, nel dicembre
1985, ha trasmesso all'incaricato commerciale USA un
« controelenco » in cui figurano pratiche commerciali
sleali degli USA. Il Comitato ritiene che in questo modo
i problemi diventino più trasparenti e che si possa
cercare di trovare su questa base delle soluzioni per
ciascun caso singolo.
19. Considerato il restringimento del mercato agrico-
lo mondiale, le eccedenze di produzioni crescenti della
CEE e degli USA, che coincidono con una crescente
produzione dei paesi in via di sviluppo, costituiscono
sempre più un fattore di turbativa nel commercio inter-
nazionale mentre cresce il pericolo di una guerra com-
merciale fra gli USA e la CEE sia per i propri mercati
che per i mercati terzi.
20. I problemi affrontati sopra sono strettamente
legati al conflitto sollevato nel contesto dell'ampliamen-
to della Comunità a Spagna e Portogallo. Gli americani
dovevano sapere che l'ampliamento della Comunità alla
penisola iberica avrebbe avuto delle conseguenze per il
regime di importazione dei prodotti agricoli nei paesi
interessati. Inoltre la riduzione dei dazi doganali spa-
gnoli per avvicinarli alla tariffa doganale comune,
comunitaria, facilita le esportazioni americane di pro-
dotti industriali. L'accordo provvisorio concluso fra la
Commissione e l'Amministrazione americana dovrebbe
risolvere tale problema di comune accordo e in maniera
definitiva. Il Comitato ritiene tuttavia che la questione
di principio, e cioè che bisogna regolare nel quadro del
GATT le ripercussioni di un ampliamento dell'unione
doganale, rimane posta.
21. Un ulteriore problema fondamentale nelle rela-
zioni CE-USA è costituito dalle limitazioni al trasferi-
mento di tecnologia. Una crescente percentuale delle
nuove tecnologie come la microelettronica, l'informati-
ca e l'automazione, la biotecnologia, l'aeronautica e
l'astronautica o le telecomunicazioni, si presta sia a fini
civili che a fini militari. Di conseguenza per gli USA i
controlli sulla tecnologia militare possono essere garan-
titi solo attraverso l'ampliamento dei controlli sulle
tecnologie civili. Nella pratica la CEE in particolare è
colpita nelle sue esportazioni verso il blocco orientale da
questi sforzi di embargo USA. La normativa americana
costituisce una pretesa ingiustificata di extraterritoria-
lità della legislazione USA. Poiché in essa possono rien-
trare anche tutti gli accessori e le tecnologie che sono
originari degli USA, gli europei possono vedere svanita
in tal modo molto facilmente la possibilità di taluni
contratti lucrativi con i paesi dell'est europeo. Il Comi-
tato ritiene che gli USA debbano rivedere le loro norme
in questo campo.
22. Per quanto riguarda determinate importazioni di
prodotti industriali (esempio attuale « macchine utensi-
li») la richiesta di autolimitazione da parte degli USA
viene motivata còl fatto che la loro sicurezza nazionale
è in pericolo se devono dipendere da tali importazioni. Il
Comitato mette in guardia espressamente dall'utilizzare
l'argomento del pregiudizio alla sicurezza nazionale
come pretesto per limitazioni commerciali.
23. Uno sviluppo molto pericoloso per il commercio
mondiale potrebbe essere costituito dal progetto di
legge adottato nel maggio 1986 dalla Camera dei rap-
presentanti, il cosiddetto «Omnibus Trade Bill». Tale
legge per l'economia americana sarebbe uno strumento
con il quale essa indubbiamente potrebbe ottenere la
tutela contro l'importazione per qualsiasi prodotto.
L'amministrazione Reagan si è pronunciata espressa-
mente contro. Se il disegno di legge dovesse tuttavia
essere approvato dal Senato, anche in forma attenuata,
la Comunità, secondo il Comitato, dovrebbe condan-
narlo energicamente.
24. Molti membri del Congresso USA nutrono riser-
ve verso il GATT: viene considerato come strumento
inefficace per difendere le «giuste rivendicazioni degli
Stati Uniti d'America». Si è dato ad intendere che le
nuove trattative commerciali unilaterali devono appor-
tare un contributo concreto a favore degli USA, per
risolvere il problema del loro deficit commerciale. Il
Comitato sottolinea tuttavia che il commercio mondiale
si basa sul principio della reciprocità quando si tratta
dell'apertura dei mercati. Una maggior liberalizzazione
non deve avere per obiettivo la soluzione dei problemi
commerciali di un solo partner.
25. Le relazioni fra la Comunità e gli USA rischiano
di deteriorarsi per l'accumularsi di problemi settoriali.
22. 12. 86 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N. C 328/33
Il settore agricolo è particolarmente interessato ma
questo avviene anche per la metallurgia, la siderurgia,
i prodotti di tecnologia avanzata, le macchine utensili,
ecc. Il Congresso americano interpreta spesso le regole
del commercio mondiale in termini di interessi nazionali
a breve termine, mentre gli USA avrebbero interesse a
risolvere i problemi in collaborazione con la Comunità.
Se le due parti non vi riescono attraverso un dialogo
diretto, dovrebbero riferirsi ad un organismo neutro. Il
GATT dispone all'uopo di meccanismi appropriati. I
due partner commerciali dovrebbero tuttavia sforzarsi
di rendere la procedura di arbitraggio più efficace.
26. Data l'instabilità del contesto mondiale, l'interdi-
pendenza delle loro economie e gli interessi comuni, gli
USA e la Comunità devono avviare un dialogo e una
cooperazione all'insegna della fiducia, sia in campo
commerciale che in materia di politica economica e
monetaria.
Conclusioni
27. Alla luce del crescente squilibrio che caratterizza
le relazioni commerciali fra la Comunità e il Giappone,
come pure fra gli USA e il Giappone, quest'ultimo paese
dovrebbe assumere una parte maggiore di responsabi-
lità nell'economia mondiale e nel commercio internazio-
nale nel suo insieme e prendere le misure economiche
appropriate a livello nazionale e in materia di politica
monetaria, per porre fine a tale squilibrio e ciò per
evitare che i partner commerciali prendano misure di
ritorsione. Di fatto l'economia del Giappone dovrebbe
integrarsi maggiormente nell'economia mondiale a
livello di importazioni di beni manufatti, di servizi
(l'introduzione dei servizi nei negoziati da condurre
nell'ambito del GATT dovrebbe quindi tradursi in una
maggiore pressione sul Giappone perché apra i suoi
mercati, ad es. nei settori delle banche e delle assicura-
zioni) e di talune materie prime come pure, degli scambi
di tecnologie e di capitali.
28. Ciascun paese deve tener conto degli effetti delle
decisioni di politica economica interna sulle relazioni
economiche esterne. Ciò vale soprattutto per la politica
agricola ma anche per la politica del bilancio, la politica
regionale, la politica del credito e quella industriale.
Gli USA, il Giappone e la Comunità europea devono
Bruxelles, 18 settembre 1986.
rendersi conto della responsabilità che hanno per il
funzionamento del sistema monetario e commerciale
internazionale e per l'espansione economica a livello
mondiale. Il Comitato ritiene che i risultati in materia
siano finora piuttosto deludenti.
29. Tutti i partecipanti al commercio mondiale han-
no interesse a conservare il quadro giuridico del GATT
e a impedire il sorgere di nuovi ostacoli e il ricorso a
soluzioni unilaterali o bilaterali. In questo contesto
gli accordi di liberalizzazione o di limitazione nippo-
americani in determinati settori (semiconduttori, teleco-
municazioni, attrezzature mediche, prodotti farmaceu-
tici ed elettronici) non devono essere sfavorevoli alla
Comunità. Infatti gli accordi commerciali bilaterali di
ogni tipo hanno la tendenza a distorcere i flussi com-
merciali a svantaggio di terzi non coinvolti.
30. Il bilateralismo e una visione settoriale nel com-
mercio mondiale costituiscono una minaccia per il mul-
tilateralismo e la clausola della nazione più favorita che
sono le colonne portanti di un commercio mondiale
favorevole al benessere. Sebbene finora essi non siano
stati inclusi in accordi internazionali («zona grigia»),
sono in contrasto con una divisione del lavoro interna-
zionale razionale basata sulle zone di produzione più
favorevoli.
31. Il Comitato ritiene che la Comunità debba appli-
care quanto prima la sua politica commerciale comune
prevista dal trattato.
32. La Comunità dovrebbe prendere con i suoi
partner delle iniziative al fine di giungere all'instaura-
zione di un sistema monetario mondiale più funzionale
e più efficace.
33. Il Comitato insiste ancora una volta sull'oppor-
tunità di istituire fra la Comunità, gli USA e il Giappone
delle procedure di consultazione a tutti i livelli, compre-
so quello delle organizzazioni socioprofessionali e delle
parti sociali. Il Comitato economico e sociale dovrebbe
prendere esso stesso le iniziative necessarie in tal campo.
Tali consultazioni non dovrebbero evidentemente tene-
re conto unicamente degli interessi reali dei tre partner,
ma anche di quelli degli altri partner commerciali e
dei paesi in via di sviluppo per i quali la Comunità,
soprattutto per quanto riguarda i paesi mediterranei e
gli ACP, ha una responsabilità particolare.
// Presidente
del Comitato economico e sociale
Gerd MUHR
Full & Egal Universal Law Academy