19.12.83 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N.C 341/43
Parere in merito gli interventi sull'ambiente con effetti sull'occupazione
A. FONDAMENTO GIURIDICO DEL PARERE
Nella 202a sessione plenaria, svoltasi il 24 e 25 novembre 1982 il Comitato, su propo-
sta dell'ufficio di presidenza e in conformità alle disposizioni del quarto comma
dell'articolo 20 del regolamento interno, ha deciso di emettere di propria iniziativa il
parere in merito all'argomento suindicato.
B. PARERE DEL COMITATO ECONOMICA E SOCIALE
Il Comitato economico e sociale ha emesso il parere sull'argomento summenzionato
nel corso della 210a sessione plenaria, svoltasi a Bruxelles il 28 e 29 settembre 1983.
Il testo del parere viene riportato in appresso.
IL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE,
vista la decisione dell'Assemblea plenaria in data
25 novembre 1982 di incaricare la sezione «Ecolo-
gia, salute pubblica e consumo» dell'elaborazione di
un parere riguardante «Gli interventi sull'ambiente
con effetti sull'occupazione»,
vista la relazione informativa adottata dalla sezione
nella 70a riunione, tenuta il 17 settembre 1982,
visto il parere adottato dalla sezione nella 76a riu-
nione, del 12 luglio 1983,
ascoltata la relazione presentata dal relatore, sig. De
Grave,
visto quanto deliberato nella 210a sessione plenaria
del 28 e 29 settembre 1983 (seduta del 29 settembre),
HA ADOTTATO,
con 41 voti favorevoli, 2 contrari e 8 astensioni,
IL SEGUENTE PARERE:
1. Introduzione : la situazione dell'occupazione
1.1. Nel febbraio 1983, il tasso di disoccupazione
nella Comunità ha raggiunto il 10,9 %: in 12 anni è
passato dal 2% all'11,1% (Grecia esclusa). Nel
dicembre 1982 la percentuale dei giovani al di sotto
dei 25 anni sul totale dei disoccupati era del 38,9 %
(Grecia esclusa).
1.2. Questo fenomeno, di un'ampiezza senza pre-
cedenti nel recente passato, colpisce in misura diffe-
rente tutte le regioni della Comunità (dati del feb-
braio 1983, corrispondenti ai calcoli ufficiali talvolta
eterogenei dei singoli Stati membri).
Irlanda
Paesi Bassi
Belgio
Regno Unito
Italia
Danimarca
Germania
Francia
Grecia
Lussemburgo
15,1
14,5
14,1
12,4
12,0
10,7
9,6
9,2
2,5
1,6
1.3. La tendenza persistente verso dei tassi di
disoccupazione alti e crescenti che si registra in tutti
i paesi crea un dato politico nuovo sul piano comu-
nitario.
Dalla metà del '79 alla fine dell'82, la disoccupa-
zione è aumentata del :
Grecia
Paesi Bassi
Germania.
Regno Unito
Danimarca
Lussemburgo
Irlanda
Belgio
Francia
Italia
133%
132%
122%
121 %
105 %
104%
64%
53%
49%
33%
1.4. La possibilità di sbocco interno ed esterno di
prodotti e servizi (consumo, beni intermedi, servizi)
N. C 341/44 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 19. 12. 83
non hanno potuto raggiungere il livello necessario
per creare un maggior numero di posti di lavoro.
D'altra parte, il settore terziario, che tradizional-
mente assorbiva le riduzioni nette di posti di lavoro
degli altri settori (così come l'agricoltura nel
secolo scorso ha progressivamente ceduto gran parte
della sua manodopera all'industria), non sembra più
in grado per il momento di assolvere a tale fun-
zione, almeno nella misura precedente, come lo
dimostra la seguente tabella:
(Percentuale della popolazione attiva per settori)
Paese
Germania
Regno Unito
Svezia
Giappone
USA
Francia
Industria
1955
60
49
42
24
35
37
1975
45
42
37
35
28
38
Servizi
1955
35
46
43
35
54
35
1975
46
55
56
50
70
50
1.5. Come osserva il documento «FAST»
(pag. 138), «il termine di crisi è pienamente giustifi-
cato per delle società di cui risultano messi in
discussione l'avvenire stesso e la credibilità, dato
che non riescono più a garantire quella piena occu-
pazione che è il loro stesso presupposto: la crisi
occupazionale caratterizzerà con tutta probabilità il
decennio '80, prendendo il sopravvento sulla «crisi»
dell'energia (')• E sono i problemi dell'occupazione
e del lavoro che si troveranno, molto più che in pas-
sato, al centro dell'elaborazione delle politiche della
Comunità per gli anni futuri... Numerose analisi
parziali o globali, effettuate da diversi centri di
ricerca europei, concordano nel prevedere la persi-
stenza e spesso l'aggravamento della disoccupa-
zione, a breve e medio termine (2).
1.6. Tuttavia, restano tanti di quei bisogni da sod-
disfare nel campo dell'ambiente e del migliora-
mento della qualità della vita, che non si può fare a
meno di stabilire un rapporto tra tale questione e
quella dell'occupazione.
2. L'occupazione e la politica dell'ambiente
2.1. L'interrogativo sollevato dal presente parere è
dunque il seguente: in una economia nella quale
coesistono numerosi bisogni da soddisfare ed una
disoccupazione elevata, in che modo una politica
dell'ambiente può costituire un fattore di crescita e
di creazione di posti di lavoro?
Ciò non significa, ovviamente, che la politica
ambientale debba essere subordinata a quella
dell'occupazione o viceversa, dato che ognuna per-
(') La crisi dell'occupazione non può essere considerata
un avatar della «crisi» dell'energia. I meccanismi, i
protagonisti, i tempi sociali sono fondamentalmente
diversi, e l'aumento del prezzo dell'energia non è sicu-
ramente, nel lungo periodo, una causa determinante
della disoccupazione o dell'inflazione.
(2) Il programma FAST — «Risultati e raccomandazioni» (Volume 1) dicembre 1982.
segue i suoi propri obiettivi; significa piuttosto che
delle misure che consentono di «prendere due pic-
cioni con una fava» meritano un'attenzione tutta
particolare e dovrebbero venir comprese nel novero
delle azioni prioritarie.
2.2. A tale riguardo è necessario adottare un'ottica
più ampia, considerando la politica ambientale in
un'accezione vasta e non già soltanto nel senso di
lotta contro l'inquinamento. Molte sono ancora le
necessità da soddisfare nel campo del migliora-
mento della qualità della vita (assistenza e cure per
le persone anziane, i giovani, gli emigrati, condi-
zioni di alloggio, sistemazione dello spazio rurale ed
urbano, politica del tempo libero, ecc.). Già in pas-
sato la storia ci ha più volte insegnato che l'appa-
rato produttivo e le esigenze si diversificano (svi-
luppo successivo del settore primario, secondario e
terziario) man mano che incrementi nella produtti-
vità comportano il licenziamento di personale nei
settori esistenti. Ad eccezione di taluni settori, spe-
cie quelli in rapporto con l'aumento del tempo
libero (svaghi, hobby...) queste nuove esigenze,
spesso di difficile soddisfacimento, sollevano deli-
cati problemi di finanziamento per gli Stati. I
bilanci non possono finanziare tutto ciò che si
potrebbe ritenere desiderabile dal punto di vista
umano e sociale (siano essi i bilanci confunitari,
nazionali, regionali o locali).
2.3. Una politica di rilancio dell'occupazione nel
campo dell'ambiente e della qualità della vita deve,
come è ovvio, tener conto della struttura della disoc-
cupazione. D'altronde, il costo della disoccupazione
colpisce in modo diretto i lavoratori, ma anche il
bilancio degli Stati. Un disoccupato rappresenta
spesso per lo Stato un onere diretto ed indiretto di
entità quasi pari a quella della remunerazione del
lavoratore.
2.4. Risulta inoltre sempre più necessario conside-
rare i costi della disoccupazione non solo in termini
finanziari, ma in termini umani, sociali e politici.
19.12.83 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N.C 341/45
2.5. Non bisogna dimenticare che, oltre agli aspetti
umani e sociali, una politica volta a migliorare la
qualità della vita può spesso essere considerata un
investimento con un impatto economico positivo:
— riduzione dell'assenteismo, delle malattie di ori-
gine nervosa, e professionale, degli infortuni ;
— miglioramento della soddisfazione sul lavoro e,
quindi, delle motivazioni e dell'adattamento
professionale;
— riduzione dei costi e dei danni imposti
dall'inquinamento a talune imprese, al patrimo-
nio immobiliare, alla salute, ad altri settori
(necessità di depurare le acque non più potabili,
piogge acide, biossido di zolfo, malattie respira-
torie, pulizia delle spiagge inquinate dagli idro-
carburi, danni alla piscicultura, al turismo,
ecc.);
— salvaguardia del patrimonio culturale;
— contrazione dei vari costi imputabili ad un man-
cato inserimento sociale (marginalizzazione in
tutte le sue forme, alcolismo, droga, non adatta-
mento al lavoro, ecc.);
— riduzione dei costi in termini di assicurazioni
(sinistri, premi).
Sarebbe pertanto un errore considerare una politica
volta al miglioramento della qualità della vita come
un lusso che, in periodo di crisi, può passare in
secondo piano.
2.6. Come avviene nel campo dell'istruzione e
della ricerca o delle spese di investimenti materiali,
le spese per il miglioramento della qualità della vita
possono essere economicamente redditizie solo a
lungo termine, e solo in senso macroeconomico, il
che non toglie che il problema del relativo finanzia-
mento a breve termine risulti spesso dffìcoltoso.
2.6. bis II principio «chi inquina paga» o l'ado-
zione di misure volte alla diminuzione degli scarichi
inquinanti possono comportare lo spostamento di
attività economiche verso taluni paesi terzi. Il Comi-
tato non può certo essere soddisfatto di un semplice
spostamento geografico della fonte di inquina-
mento, con una conseguente perdita di posti di
lavoro nella CEE e con l'aumento delle importa-
zioni dai paesi terzi. Tale problema si ricollega ad
un fenomeno ben noto, il dumping sociale. Il Comi-
tato chiede alla Commissione di avviare una rifles-
sione sui mezzi che possono scongiurare tali effetti
negativi.
2.7. Una politica di miglioramento dell'ambiente
come fattore di crescita deve integrarsi nella ricerca
di una nuova offerta e di una nuova domanda, atte
a garantire l'incremento dell'occupazione e del
benessere senza provocare l'inasprirsi dell'infla-
zione. In una economia di servizi in cui lo sviluppo
del commercio internazionale non sembra poter
soddisfare tali aspettative, è necessario studiare le
nuove modalità di crescita, ed in particolare modelli
di sviluppo che valorizzino di più le potenzialità
locali, che privilegino la qualità, meno orientati
verso un rapido incremento del consumo di beni
materiali ad alto impiego di materie prime e/o di
importazioni, e sull'aumento di servizi produttivi,
economicamente e socialmente utili. Affinché venga
generalmente accettato, tale tipo di crescita esige un
maggior equilibrio tra le varie regioni e l'accesso
delle fasce meno favorite ad una riserva minima di
beni materiali, ciò che comporta il miglioramento
del tenore di vita in talune regioni e per talune cate-
gorie della popolazione. Del resto, sembra che le
fasce sociali a reddito più elevato auspichino che la
crescita addizionale venga conseguita, in futuro, in
termini che puntino di più sulla qualità.
2.8. Numerosi Stati membri e paesi terzi hanno
modificato la loro legislazione per adeguarsi a tale
nuova situazione economica.
2.9. Sul piano internazionale la UICN (Unione
internazionale per la conservazione della natura e
delle risorse), organizzazione non governativa isti-
tuita nel 1948 sotto gli auspici dell'UNESCO, ha
recentemente lanciato un programma di conserva-
zione di un'ampiezza e di un'ambizione senza pre-
cedenti. Circa 450 agenzie governative ed organismi
di tutela sono stati sollecitati in più di cento paesi a
contribuire all'elaborazione di programma. La «Stra-
tegia mondiale della conservazione», così venne bat-
tezzata, è stata concepita nel quadro del Programma
delle Nazioni Unite per l'ambiente, che le ha appor-
tato il suo contributo finanziario. Detto programma
viene appoggiato congiuntamente dall'Organizza-
zione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e
l'agricoltura e dall'UNESCO.
2.10. La strategia si è prefissa l'obiettivo di confu-
tare l'opinione secondo cui, per tutelare l'ambiente,
sarebbe sufficiente garantire la salvaguardia della
natura e dei suoli e contesta l'idea secondo la quale
siffatta protezione potrebbe ostacolare lo sviluppo
economico. Al contrario, la strategia si sviluppa
attorno al tema di una crescita impossibile qualora i
paesi non conservassero nel contempo le rispettive
risorse naturali. Viene pertanto sottolineata la neces-
sità di disporre di una politica che concili progetti di
tutela e progetti di sviluppo, senza attendere che
l'ambiente risulti minacciato.
N. C 341/46 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 19. 12. 83
3. Situazione sul piano comunitario
3.1. Anche nell'eventualità che la Comunità abbia
un certo ritardo, si devono tuttavia rammentare tre
punti della sua azione:
a) uno studio della Commissione (l) assume, in
tale contesto, una rilevanza tutta particolare,
poiché, d'altronde, fa seguito a tutta una serie di
esperienze nazionali ricche di insegnamenti.
Tale studio propone di attuare programmi per il
miglioramento dell'ambiente tramite l'inter-
vento dei settori pubblici e privati; detti pro-
grammi vengono selezionati in modo che si
possa tener conto della situazione locale
dell'occupazione e delle condizioni di realizza-
zione suscettibili di stimolare l'adeguato svi-
luppo di attività indirette.
Potrebbero derivarne i seguenti effetti :
— effetti diretti: mantenimento in attività di
personale permanente ;
— effetti indiretti: tramite scambi internazio-
nali;
— effetti indotti: maggiori spese di consumo
da parte della manodopera supplementare;
— miglior risposta alle esigenze della produ-
zione.
Lo studio propone la realizzazione di alcuni
progetti :
— da parte del settore privato (orientamento
dell'innovazione e dell'investimento verso
la protezione dell'ambiente e la promozione
dell'occupazione) ;
— da parte di organismi privati indipendenti
(si tratta sovente di progetti di dimensioni
modeste);
— da parte del settore pubblico, tramite misure
di promozione dell'occupazione e progetti
pubblici di ampio respiro.
Secondo lo studio della Commissione, i costi
supplerttentari originati da tali programmi
avrebbero degli effetti moltiplicatori sull'occu-
pazione; il finanziamento non dovrebbe
comunque avere ripercussioni inflazionistiche.
Le iniziative indipendenti riguarderebbero
soprattutto i progetti che prevedono l'impiego
dei giovani in azioni a modesto utilizzo di capi-
tale e di non elevato livello tecnico (migliora-
mento di spazi verdi pubblici e privati). I pro-
getti pubblici, che dovrebbero svolgere un ruolo
preponderante, verrebbero parzialmente affidati
ad imprese private, ed avrebbero effetti molti-
plicatori dal punto di vista occupazionale.
Lo studio della Commissione prevede i seguenti
progetti :
— migliorie ai sistemi di distribuzione e di
depurazione delle acque; dighe ed opere di
ritenuta delle acque; riserve naturali, spazi
verdi, foreste... ;
— recupero di zona in abbandono (città, zone
industriali);
— eliminazione degli scarichi illegali;
— restauro di siti e monumenti storici ;
— raccolta e utilizzo di dati ecologici.
b) Una proposta di regolamento (CEE) del Consi-
glio relativo ad azioni comunitarie per
l'ambiente (ACA) che è stata di recente tra-
smessa al Consiglio.
In seguito all'iniziativa del Parlamento europeo
d'iscrivere nel bilancio delle Comunità degli
stanziamenti destinati a finanziare un futuro
«Fondo europeo per l'ambiente», e in armonia
con gli obiettivi dei programmi comunitari in
materia ambientale, la Commissione propone di
sostenere finanziariamente alcuni interventi
specifici in tale campo.
In particolare, si tratta di interventi rivolti da
una parte, alla messa a punto di «tecnologie
pulite» — atte cioè a ridurre l'inquinamento e il
consumo delle risorse naturali — e, dall'altra,
alla protezione dell'ambiente naturale in zone
d'interesse comunitario.
Su questo punto il Comitato rinvia al suo parere
del 27 aprile 1983 (2).
e) Un programma di progetti e studi pilota per
combattere la povertà in relazione alla disoccu-
pazione.
Gli Stati membri hanno adottato una serie di
progetti per sviluppare la formazione professio-
nale, la riqualificazione, l'esperienza lavorativa
e la mobilità della manodopera, per incorag-
(!) Le caratteristiche di un programma comunitario per
l'ambiente con effetti sull'occupazione (1978). O GU n. C 176 del 4. 7. 1983, pag. 1.
19. 12. 83 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N. C 341/47
giare il pensionamento anticipato e per creare
nuovi posti di lavoro socialmente utili. La
Comunità collabora con gli Stati membri attra-
verso tutta una serie di strumenti finanziari.
Il livello di disoccupazione raggiunto in Europa
e l'alta percentuale di giovani in cerca di una
prima occupazione costituiscono una forma di
emarginazione sociale che può avere nel lungo
periodo effetti cumulativi dannosi. Esiste inol-
tre una minoranza di persone che non è coperta
dalla previdenza sociale.
Per queste ragioni è stato lanciato un pro-
gramma di lotta contro la povertà.
Tra il 1976 e il 1980 tale programma si è visto
accordare stanziamenti dell'ordine di 20 milioni
di ECU.
Il 15 dicembre 1979 è stata pubblicata una rela-
zione conclusiva. Sono stati sostenuti e finan-
ziati dalla Comunità e dagli Stati membri una
serie di progetti pilota.
Il miglioramento del tenore di vita nella
Comunità (articolo 2 del trattato di Roma) viene
inteso in senso sia qualitativo che quantitativo.
Tale programma, per certi aspetti (rinnova-
mento degli alloggi, ad esempio), è in diretto
rapporto con l'ambiente e può avere effetti
sull'occupazione.
Un certo numero di progetti si inseriva in una
visione di sviluppo comunitario sfruttando o
creando una serie di iniziative locali, in partico-
lare nel settore degli alloggi e dell'ambiente.
Numerosi progetti hanno avviato la costruzione
di nuovi alloggi, mentre altri erano destinati a
migliorare le abitazioni e l'ambiente. Il pro-
gramma ha complessivamente creato da 300 a
400 nuovi posti di lavoro, con un costo di
10 000 ECU l'anno per posto di lavoro.
4. Conclusioni: azioni che la Comunità deve svilup-
pare o intraprendere
Il Comitato desidera fare alla Commissione alcuni
suggerimenti : si tratta di orientamenti da esaminare,
discutere e precisare più che di proposte definitive.
Ciò non significa affatto che il relativo esame non
rivesta un carattere d'urgenza.
Scopo dell'economia è soddisfare bisogni; ora,
l'ampiezza dei bisogni nel campo del miglioramento
dell'ambiente e delle condizioni di vita, con limitate
risorse a disposizione, e le prospettive sempre più
oscure del mercato del lavoro meritano, da parte
della Commissione, un'attenzione ed una riflessione
commisurate alla rilevanza del problema.
Si tratta inoltre, di tener conto delle conseguenze
per il benessere delle generazioni future.
La Commissione dovrebbe avviare un intenso dia-
logo in merito con le parti sociali, che vanno intese
nel senso più lato e comprendono quindi le federa-
zioni di organizzazioni di difesa dell'ambiente.
Il Comitato propone qui* di seguito alcuni orienta-
menti talvolta senza entrare troppo nei dettagli e
questo perché non è stato sempre possibile studiare
già da ora tutte le implicazioni di una serie di
misure concrete.
Spetta alla Commissione dotarsi del personale e dei
mezzi di informazione che garantiscano di presen-
tare regolarmente ai governi degli Stati membri pro-
poste pratiche necessarie per l'adozione di misure
atte a sortire contemporaneamente effetti positivi in
campo ecologico e in campo occupazionale.
A tale riguardo è opportuno verificare che le azioni
condotte
— includano prioritariamente le categorie con dif-
ficoltà sul mercato del lavoro,
— vengano finanziate senza indurre effetti negativi
sull'occupazione in altri campi,
— vengano commisurate agli altri compiti priori-
tari della Comunità affinché i diversi obiettivi
vengano perseguiti non già mediante strumenti
che si contraddicano, bensì attraverso misure
che si sostengano vicendevolmente.
Occorre valutare accuratamente gli effetti delle
azioni proposte e prevedere un successivo controllo
della loro efficacia.
Ogni proposta dovrà essere possibilmente oggetto di
una valutazione costi-benefici che non si limiti ad
un'analisi in termini monetari. Va tuttavia osservato
che tale valutazione è spesso molto difficile. Come
calcolare ad esempio il valore della conservazione
del patrimonio genetico vegetale o animale, del
benessere e della sicurezza generali, del consenso
sociale, ecc.?
Il Comitato ritiene che la Comunità dovrebbe orien-
tare la sua azione su cinque direttrici :
4.1. Sostegno dei progetti destinati a migliorare la
qualità della vita
4.1.1. La Commissione dovrebbe, cosa che non è
stata ancora fatta, esaminare congiuntamente con
N. C 341/48 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 19. 12. 83
gli esperti degli Stati membri le politiche condotte
sul piano nazionale per migliorare al tempo stesso la
situazione dell'occupazione e l'ambiente (aria,
acqua, suolo, rumore, flora e fauna, siti, ecc.) e la
qualità della vita (condizioni di alloggio, settore
psicomedico-sociale, problemi specifici di alcune
categorie della popolazione, ecc.).
Appare infatti difficile distinguere ciò che concerne
l'ambiente in senso stretto e ciò che attiene alla qua-
lità della vita in senso molto più ampio.
4.1.2. Un simile esame comparato dovrebbe con-
sentire di mettere in evidenza i punti forti e i punti
deboli delle esperienze nazionali e di migliorare le
iniziative prese negli Stati membri.
4.1.3. La Commissione potrebbe altresì rivolgere
agli Stati membri che non si sono ancora impegnati
su questa strada, una raccomandazione che li solle-
citi ad avviare una politica che consenta di impie-
gare le persone in cerca di occupazione in progetti
utili, nei limiti delle disponibilità di bilancio esi-
stenti.
4.1.4. Oltre a questo scambio di informazioni e a
quest'invito a sviluppare le politiche a livello nazio-
nale, la Commissione potrebbe svolgere un ruolo
attraverso uno stimolo finanziario: anche un contri-
buto finanziario modesto sotto forma di sostegno a
progetti pilota sarebbe il benvenuto.
4.1.5. Si potrebbero, fra l'altro, appoggiare progetti
pilota di sviluppo suscettibili di creare occupazione,
e meglio integrati nel paesaggio; progetti, inoltre,
basati in via prioritaria sulle risorse ambientali (agri-
coltura alternativa, biomassa, agricoltura montana,
foreste) o volti alla conservazione dell'ambiente, in
particolare nelle zone con rischi di degrado
dell'equilibrio idrografico, ecc.
4.1.6. In materia di rinnovamento urbano o rurale
(zone destinate al tempo libero) e di risanamento di
insediamenti industriali abbandonati 0 di valorizza-
zione di monumenti e località esistono elevate
potenzialità. Taluni lavori di sistemazione (ad esem-
pio segnaletica, sentieri per escursioni, piste cicla-
bili . . . ) sono anch'essi ricchi di promesse.
4.1.6. bis Tra gli obiettivi ecologicamente auspica-
bili vanno visti, in particolare, la ricostruzione o la
creazione di paesaggi naturali nella misura in cui
sono considerati come luoghi di svago per gli
uomini, spazi vitali (riserve) riservati ad animali e
piante in pericolo, zone di compenso ecologico alle
agglomerazioni altamente concentrate.
4.1.7. In tali settori, le risorse finanziarie europee
dovrebbero essere più facilmente disponibili, viste le
notevoli ripercussioni economiche che implicano.
4.2. Informazione
4.2.1. Mettere a disposizione le informazioni su
quanto già realizzato, sia a livello nazionale, sia da
parte delle autorità locali, sarebbe di per sé suffi-
ciente per vincere le esitazioni o facilitare la realiz-
zazione di potenziali progetti. Per questo il Comi-
tato chiede alla Commissione di incoraggiare tale
azione informativa, nei confronti del grande pub-
blico e delle autorità interessate, in collaborazione
con gli organismi internazionali che si occupano
degli enti locali. Il Comitato auspica altresì che la
Commissione aiuti gli organismi preposti all'istru-
zione e alla formazione.
4.2.2. Occorre in particolare informare e sensibiliz-
zare i consumatori affinché nei loro acquisti ten-
gano conto, oltre che del prezzo, anche delle conse-
guenze per l'ambiente del loro comportamento.
4.3. Politica economica a medio termine
4.3.1. Il livello elevato della disoccupazione strut-
turale, la difficile situazione della bilancia dei paga-
menti, la concorrenza internazionale a cui è sog-
getta, in particolare, gran parte dell'industria, il
mancato soddisfacimento di alcune esigenze, la
scarsità degli investimenti e della domanda interna,
la modesta utilizzazione delle capacità produttive di
numerosi settori, sono tutti elementi che concorrono
a caratterizzare la situazione economica odierna.
4.3.2. Nel quadro della politica economica a
medio termine, la Comunità ha il dovere di facili-
tare i mutamenti strutturali necessari per rispondere
alle sfide attuali, dotandosi dei migliori strumenti di
analisi economica.
4.3.2. bis Nei conti nazionali vanno calcolate le
conseguenze a lungo termine che l'attività econo-
mica ha sulla società affinché trovino così espres-
sione gli effetti positivi e negativi a lungo termine
sull'ambiente e sull'ammontare del PNL.
Tale principio va conseguentemente applicato
soprattutto tassando le attività inquinanti.
43.3. Una gestione più razionale delle risorse
naturali dovrebbe costituire un elemento essenziale
per una politica di sviluppo. Si tratta di imprimere
19. 12. 83 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N.C 341/49
un nuovo orientamento ai circuiti ed alle modalità
di utilizzo delle materie prime e dell'energia, al rici-
clo, all'impiego dei rifiuti, alla durata dei ben i . . .
4.3.4. Bisognerebbe ad esempio sperimentare
l'impatto globale sull'economia di un migliora-
mento della qualità e di un prolungamento della
durevolezza dei prodotti, in particolare di una poli-
tica che tenda a riparare o restaurare (alloggi, auto-
mobili, ecc.) piuttosto che a gettare o distruggere e
sostituire (effetto sulla riduzione delle importazioni
e del disavanzo commerciale, sull'occupazione in
settori ad alta intensità di manodopera e meno sog-
getti alla concorrenza internazionale quali i servizi e
l'edilizia, sulla riduzione dei rifiuti e dei costi per la
loro eliminazione, sul risparmio di valuta estera e di
materie prime, ecc.). Se i modelli economici e le
esperienze nazionali lasciano presagire effetti favo-
revoli, converrebbe riflettere sui mezzi che meglio
consentono di realizzare tali obiettivi e di proporne
l'attuazione concreta.
In mancanza di un'analisi comparativa, è in effetti
difficile stabilire se le politiche seguite sono le
migliori. È un fatto comunque che il restauro degli
edifici antichi e dei siti offre possibilità pressoché
illimitate di occupazione. Anche la riparazione da
parte di PMI necessariamente locali di beni semidu-
revoli come le automobili, che vengono solo in parte
fabbricate nella Comunità (con una riduzione pro-
gressiva dell'occupazione), potrebbe consentire di
creare numerosi posti di lavoro ripartiti in tutte le
regioni.
4.3.5. Sono possibili altri interventi per migliorare
l'ambiente urbano e rurale:
— utilizzo delle risorse «tecnologia pulita»,
— impiego dei prodotti e politica dei rifiuti:
— raccolta e riciclo dei rifiuti,
— rifiuti tossici e pericolosi,
— azione di riduzione del volume dei rifiuti e,
dunque dei costi per il relativo trattamento,
— eliminazione degli scarichi illegali.
4.3.6. Nel settore energetico sarebbe necessario
favorire TURE (Utilizzo razionale dell'energia), in
sintonia con le politiche industriali, con quelle dei
trasporti, del settore urbanistico, dell'edilizia civile
nuova ed esistente, di riassetto del territorio.
4.4. Valorizzare l'industria dell'ambiente
4.4.1. Secondo il documento del gruppo FAST
(pagina 13), l'industria dell'ambiente rappresenta
all'incirca l'l,25% del PIL e offre 1,3 milioni di
posti di lavoro.
4.4.2. Sempre secondo il citato documento, «il
costo annuale di tale attività è inferiore al costo
annuale dei danni che verrebbero causati dall'inqui-
namento che essa elimina. Si può dunque conside-
rarla giustificata tanto in termini ecologici tanto dal
punto di vista economico. Tale realtà non viene suf-
ficientemente considerata nelle politiche ambientali
dei paesi europei» (').
4.4.3. Sarebbe opportuno rafforzare la posizióne
europea in un settore in cui siamo già largamente
esportatori.
4.4.4. A tale proposito, va notato che gli Stati
membri sono divenuti grandi esportatori nei settori
dove la politica di lotta contro l'inquinamento è più
antica e meglio affermata (esempio: trattamento
dell'acqua in Francia), mentre restano importatori
laddove delle normative straniere più rigide hanno
costretto altri paesi a sviluppare dei procedimenti
come la desolforazione dei fumi negli USA e in
Giappone, il controllo strumentale dell'inquina-
mento e il controllo dell'informazione (microproces-
sore).
4.4.5. La lotta contro l'inquinamento può dunque
stimolare l'innovazione tecnica. L'esportazione
delle conquiste tecnologiche europee può contri-
buire alla creazione di numerosi posti di lavoro.
4.5. Inserimento nelle diverse politiche della
Comunità di considerazioni relative
all'ambiente e all'occupazione
4.5.1. La politica agricola comune, la politica della
ricerca, la politica dei trasporti, la politica sociale, la
politica dell'energia, la politica economica, ecc.,
possono tutte incidere sull'occupazione e
sull'ambiente.
4.5.2. Le azioni in materia di agricoltura e taluni
lavori d'infrastruttura sono in diretto collegamento
con una politica di protezione dell'ambiente (studi
d'impatto).
4.5.3. In vari pareri il Comitato ha peraltro avuto
occasione di deplorare l'assenza di una politica
(') Programma FAST — «Le 36 ricerche in sintesi» (volume 2) — dicembre 1982.
N.C 341/50 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 19. 12.83
forestale, quando la Commissione accusa un note-
vole disavanzo commerciale in questo campo,
secondo solo a quello dei prodotti petroliferi. Nuovi
posti di lavoro potrebbero essere creati sia nel set-
tore forestale sia in quello della trasformazione.
4.5.4. Pur continuando a perseguire i loro obiettivi
specifici, le diverse politiche comunitarie e i singoli
strumenti finanziari della CEE potrebbero contri-
buire meglio che in passato a realizzare gli obiettivi
enunciati nel presente parere.
4.5.5. Tra i criteri di applicazione dei progetti
(FESR, FES,...) dovrebbe pertanto essere contem-
plata una valutazione in termini ambientali ed occu-
pazionali. Si eviterebbe forse, ad esempio, di conce-
dere aiuti al disboscamento, e di trovarsi di fronte,
di qui a qualche anno, ad una richiesta di aiuti per il
rimboschimento, come si è già verificato nel caso
delle relazioni con uno Stato ACP.
4.5.6. Infine, la politica di ricerca e sviluppo
dovrebbe tendere ad una migliore collocazione della
Comunità nel campo delle tecnologie pulite e dei
nuovi materiali (ad esempio: fissazione dell'azoto
atmosferico da parte delle piante, materiali che ridu-
cono la propagazione dei rumori in ambiente
urbano). La Comunità purtroppo risulta la prima
importatrice di materiali di alta tecnologia nel
campo della lotta contro l'inquinamento (stazioni di
depurazione, filtri ad aria, materiali isolanti, appa-
recchi di misura, depolverazione dei fumi, tratta-
mento dei residui,...).
5. Il Comitato è persuaso che la Commissione esa-
minerà le varie proposte e farà di tutto perché non
venga trascurato il contributo che la politica
dell'ambiente può arrecare alla crescita. In effetti,
un miglioramento delle condizioni di vita e di
lavoro (ambiente interno ed esterno) può e deve,
come tutte le politiche comunitarie, apportare il suo
contributo alla soluzione dell'angoscioso problema
della disoccupazione.
6. Il Comitato, nel presentare il parere al Consiglio
e alla Commissione, intende nel contempo lanciare
un appello a questa e ai governi degli Stati membri :
— affinché collaborino allo scopo di attuare rapi-
damente misure concrete volte a migliorare
l'ambiente e l'occupazione,
— affinché definiscano degli obiettivi a medio e a
lungo termine per eliminare i rischi che gravano
attualmente sulla nostra società.
Fatto a Bruxelles, il 29 settembre 1983.
// Presidente
del Comitato economico e sociale
Francois CEYRAC
ALLEGATO
al parere del Comitato economico e sociale
Emendamento respinto
Il seguente emendamento, presentato conformemente al regolamento interno è stato respinto dal
Comitato nel corso dei (in sede di) dibattiti (o):
Pagina 16
Punto 4.1.3 modificare come segue:
La Commissione dovrebbe invitare gli Stati membri che ancora non lo avessero fatto a met-
tere a punto dei programmi a medio termine per il miglioramento dell'ambiente e della qua-
lità della vita impostati su obiettivi concreti, in termini reali e temporali, per le singole
regioni. Detti programmi dovrebbero servire e da stimolo per gli investimenti futuri dell'eco-
nomia e da orientamento per i provvedimenti nazionali nel campo del collocamento non-
ché, in generale, per i programmi pubblici. Inoltre, la Commissione potrebbe raccomandare
a quegli Stati membri che ancora non avessero intrapreso questa strada, di impiegare, in
19. 12. 83 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N. C 341/51
funzione delle rispettive possibilità finanziarie, le persone in cerca di lavoro per progetti
intesi a realizzare i citati programmi sempreché ciò non comprometta i posti di lavoro esi-
stenti (ad esempio raccolta selettiva di materiale usato, impianto, sistemazione e manuten-
zione di zone verdi, parchi, piane, giochi, zone naturali e paesaggistiche protette, ripristino
del corso naturale di ruscelli e fiumi, misure per la coltivazione di terre abbandonate, misu-
razione e rilevazione regolare e su vasta scala del grado di inquinamento dell'atmosfera,
delle acque e dei suoli, assistenza alle persone bisognose, cooperazione alla tutela del patri-
monio artistico, ecc.).
Motivazione
Sembra opportuno fornire utili orientamenti all'economia privata e anche agli organismi statali
fissando degli obiettivi concreti per il miglioramento dell'ambiente e della qualità della vita.
Risultato della votazione
Voti a favore: 3; voti contrari: 36; astensioni: 7.
Parere in merito alla comunicazione della Commissione al Consiglio sulle strutture e
sulle procedure della politica comune nel settore della scienza e della tecnologia
contenente i progetti di decisione del Consiglio riguardanti
I. Le strutture e le procedure decisionali nel settore della scienza e della tecnologia
IL Le strutture e le procedure di gestione e di coordinamento delle attività di ricerca, di
sviluppo e di dimostrazione comunitarie
Il testo che ha formato oggetto della consultazione è pubblicato sulla Gazzetta uffi-
ciale delle Comunità europee n. C 113 del 27 aprile 1983, pagine 4 e 5.
A. FONDAMENTO GIURIDICO DEL PARERE
Il Consiglio ha deciso in data 7 aprile 1983 di consultare, conformemente alle disposi-
zioni dell'articolo 198 del trattato che istituisce la Comunità economica europea, il
Comitato economico e sociale sul soggetto di cui sopra.
B. PARERE DEL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
Il Comitato economico e sociale ha emesso il parere sull'argomento summenzionato
nel corso della 210a sessione plenaria, svoltasi a Bruxelles il 28 e 29 settembre 1983.
Il testo del parere viene riportato in appresso.
IL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE,
visto il trattato che istituisce la Comunità econo-
mica europea, in particolare l'articolo 198,
vista la lettera del 7 aprile 1983, con la quale il Con-
siglio delle Comunità europee ha chiesto il suo
parere in merito ai progetti di decisione del Consi-
glio riguardanti, ripettivamente, le strutture e le prò-
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