22. 12. 86 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N. C 328/15
Parere concernente « L'evoluzione sociale nella Comunità nel 1985 »
(86/C 328/08)
Il 23 giugno 1986, la Commissione ha deciso di consultare il Comitato economico e sociale
sulla proposta di cui sopra.
Il Comitato economico e sociale ha deciso di affidare a De Bruyn in qualità di relatore
generale, l'incarico di preparare i lavori relativi.
Nel corso della 239a sessione plenaria, seduta del 17 settembre 1986, il Comitato economico
e sociale ha adottato a maggioranza, con 2 voti contrari e 15 astensioni, il seguente parere :
1. Quadro generale
1.1. Il Comitato constata che nel 1985 la Comunità
ha registrato degli indici economici positivi: un tasso
di crescita superiore dell'I % a quello relativo all'anno
precedente; un aumento del PIL del 2,2% rispetto al
1984; un tasso medio d'inflazione del 5 ,2%, ossia un
punto percentuale in meno rispetto a quello del 1984. I
tassi di produttività e i margini di utile hanno seguito
una linea di aumento progressivo. Inoltre, il Comitato
rileva che gli investimenti nel biennio 83/85 sono cre-
sciuti del 2,2% recuperando il calo registrato nel bien-
nio precedente, attestandosi sostanzialmente al livello
del 1980, il che significa un 15% in meno rispetto al
1974 (!).
1.2. Sul piano sociale e per l'insieme della Comunità,
si è mantenuta la moderazione salariale in rapporto
al tasso medio d'inflazione. Ma la disoccupazione ha
continuato a crescere. Nel 1985 la disoccupazione nella
Comunità (a 10) ha colpito più di 13 milioni di individui
(cioè 1*11,1 % della popolazione attiva). In conseguenza
dell'ampliamento si è passati a 16 milioni di disoccupati
(12%). Gli aspetti positivi registrati attraverso la crea-
zione di 200 000 nuovi posti di lavoro, con un aumento
nell'impiego complessivo dello 0,4%, evidenziano la
loro insufficienza.
1.3. Per quanto attiene la spesa sociale, il Comitato
ricorda quanto scritto nel parere del 1983; l'aggiorna-
mento dei dati pubblicati dalla Commissione nel 1986
conferma tale tendenza nella misura in cui i tassi di
accrescimento della spesa sociale subiscono una contra-
zione significativa rispetto all'incremento del PIL. Inol-
tre, le proiezioni indicate dalla Commissione lasciano
addirittura intravedere una contrazione in termini reali
di tale spesa. Il Comitato si rammarica, tanto più se si
considera la tendenza che si manifesta nella maggior
parte degli Stati membri, di ridurre le misure di prote-
zione sociale o di aumentare le contribuzioni delle
imprese e dei lavoratori per risolvere i problemi del
finanziamento dei sistemi di sicurezza sociale.
1.3.1. In questo contesto, le incoerenze nell'evoluzio-
ne e nella politica sociale degli Stati membri inasprisco-
(l) Fonte: Commissione CE e OCSE; vedi anche parere CES sulla
situazione economica CE.
no le disuguaglianze dei redditi. Aumentano le zone di
povertà e la conflittualità tra i cittadini, si riaffacciano
fenomeni eversivi e tentativi destabilizzanti attraverso la
violenza e la delinquenza e si manifestano atteggiamenti
xenofobi e razzisti.
2. L'impatto della disoccupazione
2.1. Ripartizione non omogenea della disoccupa-
zione
2.1.1. Dovunque si manifesti, la disoccupazione
implica costi individuali, sociali ed economici elevati (2).
Tuttavia il Comitato osserva che i dati globali concer-
nenti il livello della disoccupazione possono anche trop-
po facilmente mascherare il suo impatto sproporzionato
e aberrante su determinate aree e gruppi quali i lavora-
tori migranti (3). La sezione ritiene che le politiche tese
a combattere la disoccupazione debbano tenere adegua-
tamente conto delle differenti esigenze delle diverse
regioni e dei vari gruppi.
2.2. Distribuzione regionale della disoccupazione
2.2.1. La ripartizione geografica non omogenea della
disoccupazione è stata oggetto di una ampia analisi,
che non è il caso di ricordare in questa sede. Tuttavia,
non va dimenticato il fatto che persino all'interno di
singole regioni il livello di disoccupazione può variare
in misura consistente. Il problema della disoccupazione
è particolarmente acuto in alcuni grandi agglomerati
urbani, in cui la riduzione del tessuto industriale e
commerciale ha provocato un processo di degrado
sociale e la nascita di zone prive di attività economiche
che slittano gradualmente verso l'emarginazione socia-
le. Tra gli strascichi di tale evoluzione va annoverata
una crescente incidenza di disordini civili, spesso
accompagnati da allarmanti connotazioni razzistiche.
Ma ciò non deve far trascurare l'alto tasso di disoccupa-
zione in alcune aree rurali della Comunità.
(2) Vedi parere CES sull'evoluzione sociale nella Comunità nel
1982, GU n. C 286 del 24. 10. 1983.
(3) Vedi parere CES sui lavoratori migranti, GU n. C 343 del
25. 12. 1984.
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2.3. Disoccupazione giovanile
2.3.1. Resta allarmante il tasso ufficiale (calcolato in
base ai dati forniti dagli Stati membri secondo criteri
diversi) dei giovani disoccupati al di sotto dei 25 anni
in tutta la Comunità (37,1 % rispetto al 38,3 del 1984).
Tale situazione deve incoraggiare tutti gli Stati membri
e la Comunità ad adottare ulteriori misure per affronta-
re il problema (1), dato che 4,8 millioni di giovani sono
stati senza lavoro nel 1985. La sfida risulta ancora
maggiore con l'adesione di Spagna e Portogallo, che
comporta un aumento di tale cifra di oltre 1,5 millioni.
2.3.2. Il Comitato rileva con preoccupazione il fatto
che, alle difficoltà generali occupazionali dei giovani
qualificati e aventi titolo di formazione, si aggiungono
numerosi casi di giovani che non dispongono né della
qualificazione né della formazione necessaria per essere
competitivi sul mercato del lavoro.
2.3.3. Il Comitato apprezza la decisione del Consi-
glio dei ministri del 17 ottobre 1983 di destinare, a
decorrere dal 1984, il 75 % delle risorse finanziarie del
Fondo sociale a provvedimenti concernenti il mercato
del lavoro volti a promuovere le possibilità occupazio-
nali dei giovani di età inferiore ai 25 anni. Ne è risultato
che in più Stati membri vengono adottati provvedimenti
intesi a fornire ai giovani l'opportunità di acquisire
un'esperienza professionale, migliorando in tal modo
le loro prospettive di trovare un posto di lavoro. Il
Comitato accoglie pertanto con favore il fatto che la
Commissione abbia analizzato le misure in vigore; ciò
permette di creare una solida base di dati e incoraggia
lo scambio di informazioni ed esperienze nonché l'ado-
zione in tutta la Comunità di programmi rivelatisi
efficaci. Il Comitato raccomanda alla Commissione di
corredare tale analisi con una risoluzione che modifichi
quella del 1984 (2) per un'azione comunitaria concer-
tata.
2.3.4. In tale contesto il Comitato rileva che varie
iniziative nel settore sociale potrebbero fornire risultati
più validi se fossero basate su analisi aggiornate delle
tendenze in atto nei singoli Stati membri svolte con il
concorso delle parti sociali. Pertanto il Comitato ritiene
che sarebbe opportuno elaborare un sistema per la
raccolta delle suddette informazioni.
2.4. Donne e disoccupazione
2.4.1. Il Comitato rileva che il tasso di disoccupazio-
ne delle donne è salito al 12,1 % nel dicembre 1985
rispetto all'11,7% registrato nel dicembre 1984. Ciò è
dovuto in particolare al crescente numero di donne
che in molti Stati membri si iscrivono nelle liste di
collocamento. Tuttavia, le donne costituiscono solo il
37 % del totale degli occupati in seno alla Comunità in
0) Vedi parere CES sull'occupazione giovanile (GU n. C 211
dell'8. 8. 1983).
(2) Risoluzione del Consiglio del 23 gennaio 1984 sulla promo-
zione dell'occupazione giovanile, GU. n. C 29 del 4. 2. 1984.
rapporto, ad esempio, al 4 3 % degli Stati Uniti. Come
ha recentemente dichiarato il Comitato :
« Per tale motivo è necessaria (a livello comunitario)
un'azione positiva a favore delle donne. In conside-
razione dell'aumento della disoccupazione femmini-
le, tale azione positiva deve venire realizzata in
maniera integrale, piuttosto che unilaterale. È neces-
sario tentare seriamente di porre in atto un sistema
di valutazione globale sulla base di dati statistici
della posizione della donna sul mercato del lavoro,
associata ad una politica di creazione di nuovi posti
esente da qualsiasi discriminazione e che contribui-
rebbe obiettivamente a migliorare i tassi di occupa-
zione delle donne (3) ».
2.5. Disabili e disoccupazione
2.5.1. I disabili rappresentano circa il 10% della
popolazione della Comunità e costituiscono pertanto
una riserva di capacità produttiva. In alcuni paesi mem-
bri i disabili hanno subito gli effetti della recessione
mondiale in maniera più severa di altri gruppi svantag-
giati. È pertanto necessario sviluppare misure volte a
favorire l'integrazione sociale ed economica dei portato-
ri di handicap fisici e mentali (4).
2.6. Anziani e disoccupazione
2.6.1. Il Comitato rileva le difficoltà che incontrano
i lavoratori più anziani a reinserirsi nel mercato del
lavoro dopo aver perso il posto e le ripercussioni di tale
fenomeno sul livello globale della disoccupazione e
anche sulla loro vita familiare e sociale. Il Comitato
ritiene che dovrebbero venire esaminate le possibilità
di utilizzare in maniera migliore e adattare ai bisogni
attuali l'esperienza e le conoscenze di tali lavoratori,
aumentando così le opportunità di un loro reinserimen-
to nel mondo del lavoro.
2.7. Sistemi di sicurezza sociale
2.7.1. Il Comitato osserva che in numerosi Stati
membri si stanno vagliando delle proposte di riforma
dei sistemi di sicurezza sociale al fine di adeguarli alle
mutate esigenze economiche, sociali e demografiche,
nonostante le attuali restrizioni di bilancio dovute in
gran parte alla disoccupazione.
2.7.2. In questo quadro il Comitato sottolinea che
alla base dei sistemi di sicurezza sociale c'è la solida-
rietà, che si può esprimere nel sistema dei contributi
come anche attraverso il sistema fiscale. Nel sistema
adottato da un certo numero di Stati membri i contribu-
(3) Parere del CES sulla parità di opportunità per le donne.
Programma comunitario a medio termine - 1986-1990, GU n.
C 189 del 28. 7. 1986.
(4) Vedi parere del CES sull'occupazione dei disabili, GU n.
C 189 del 28. 7. 1986.
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ti sono proporzionali ai salari, mentre le prestazioni
sono calcolate in rapporto al massimo salariale. Le
persone assicurate che desiderano assicurare volontaria-
mente prestazioni supplementari possono effettuarlo
mediante la mutualizzazione o l'assicurazione. Tutta-
via, il Comitato considera indispensabile mantenere
una responsabilità sociale collettiva nei confronti delle
categorie più deboli in quanto rappresenta un aspetto
fondamentale della solidarietà.
2,7.3. In ogni caso, come già osservato dal Comitato,
la protezione sociale non deve essere considerata come
un onere per l'economia. Essa costituisce una condizio-
ne necessaria per il mantenimento di un livello elevato
di attitudine, di efficacia e di motivazione nella vita
economica dell'Europa. Inoltre, le somme prelevate non
scompaiono dal circuito economico; vi sono reintrodot-
te sotto forma di prestazioni che assolvono una funzione
importante nel sostegno dell'attività economica e per-
mettono in tal modo di evitare una degradazione ancora
maggiore (1).
3. La disoccupazione problema prioritario
3.1. Data la necessità di assumere la politica occupa-
zionale quale aspetto realmente prioritario delle iniziati-
ve comunitarie, occorre stabilire gli orientamenti e le
precondizioni politiche indispensabili all'elaborazione
ed all'avvio di una strategia globale basata sull'interdi-
pendenza tra politica economica e politica sociale.
3.1.1. Oltre 13 milioni di disoccupati nel 1985 nella
Comunità obbligano a considerare l'occupazione il pro-
blema dei problemi. La sua soluzione dipende in parti-
colare dalle possibilità di crescita economica e dalla
ricerca di una progressiva competitività delle imprese.
Tuttavia risulta ormai evidente come le sole forze di
mercato non siano sufficienti a determinare una crescita
secondo la dinamica necessaria per influenzare in modo
significativamente positivo la situazione dell'impiego.
3.2. Si pongono, quindi, i problemi della qualità della
crescita, delle scelte politiche che possono orientarla e
delle cadenze della sua dinamica per regolarle, il più
possibile, sulla variabile occupazionale.
3.2.1. Sono, infatti, scelte politiche quelle che decido-
no i rapporti tra le politiche finanziarie e quelle del
credito e degli investimenti; tra la spesa pubblica (ed al
suo interno quella sociale) e gli investimenti pubblici,
da un lato, e la politica fiscale, dall'altro; tra il prelievo
fiscale e le salvaguardie della competitività per le impre-
se e delle capacità d'acquisto per i lavoratori; tra le
(') Vedi parere CES sui problemi della sicurezza sociale nella
CE, GU n. C 343 del 23. 12. 1984, pag. 29.
qualità dell'offerta e della domanda del mercato del
lavoro; tra produttività e la ristrutturazione del tempo
di lavoro; tra le diverse qualità della ricerca e dello
sviluppo e le conseguenze sulla produzione e sui servizi.
3.2.2. Nella prospettiva della realizzazione di un
mercato interno, che abbia riguardo ai diversi aspetti
dell'offerta come a quelli della domanda, il Comitato
evidenzia l'esigenza di conferire alle scelte politiche
un senso sociale ed una dimensione comunitaria per
assicurare un'equa distribuzione dei redditi del capitale
e del lavoro.
4. La politica sociale e una strategia europea di lotta
contro la disoccupazione
4.1. Ruolo della politica sociale della CE
4.1.1. Nel richiamare l'attenzione sui tre pareri degli
anni precedenti (2), il Comitato ribadisce ancora l'inter-
dipendenza tra politica economica e politica sociale, e
specialmente la necessità di mantenere la coesione e
la solidarietà sociali, quali elementi essenziali per un
vigoroso rilancio economico che stimoli l'occupazione
e per una positiva riduzione delle difformità nelle condi-
zioni di vita.
4.1.2. La trasformazione tecnologica, il migliora-
mento della competitività e della capacità produttiva
delle imprese, il completamento del mercato interno, i
problemi di bilancio, le questioni fiscali e salariali,
l'utilizzazione degli utili per investimenti produttivi di
occupazione, come anche l'adattabilità del mercato del
lavoro, la ristrutturazione del lavoro, la formazione e
riqualificazione - sono tutti problemi legati alla strate-
gia occupazionale, che devono essere inseriti in un
quadro e in un'etica sociale allo scopo di garantire
un approccio flessibile, basato sul consenso e, quindi,
efficace. In quest'ottica complessiva il Consiglio, pro-
nunciandosi a favore della « promozione progressiva di
uno spazio sociale europeo», ha dichiarato due anni
fa:
« La Comunità non potrà rafforzare la sua coesione
economica di fronte alla concorrenza internazionale
se al tempo stesso non rafforzerà la sua coesione
sociale. La politica sociale deve quindi essere svilup-
pata, a livello comunitario, allo stesso titolo della
politica economica, monetaria e industriale(...). La
Comunità deve contribuire ad intensificare i legami
tra le politiche economiche e sociali in modo da
aumentare la sua competitività e la sua solidarietà
nei confronti del mondo esterno. La riuscita di una
buona politica economica costituisce una condizio-
ne essenziale per l'attuazione di un'adeguata politica
(2) I pareri sull'evoluzione della situazione sociale nella CE nel
1982, 1983 e 1984, GU n. C 286 del 24. 10. 1983, GU n. C
307 del 9. 11. 1984 e GU n. C. 218 del 29. 8. 1985.
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sociale. Una politica sociale efficace costituisce un
supporto necessario della politica economica. I cam-
biamenti resi necessari dal mutamento tecnologico
dovrebbero essere sostenuti da una politica di edu-
cazione e di formazione professionale, una politica
di mercato del lavoro e una politica sociale per
permettere e favorire un adeguamento rapido ed
efficace» (1).
Il Comitato sottoscrive pienamente la dichiarazione
ed auspica che sia rapidamente inserita nella politica
comunitaria.
4.2. Gli strumenti comunitari
La Comunità può incentivare questa politica sociale
principalmente attraverso :
— la legislazione e i programmi di azione;
— i fondi strutturali;
— il dialogo sociale.
4.2.1. La legislazione comunitaria in campo sociale,
ancora nel 1985, non ha segnato significativi progressi.
Il progetto di direttiva sull'informazione e la consulta-
zione dei lavoratori è fermo al Consiglio, così come
altre direttive che riguardano il lavoro a tempo parziale,
i congedi parentali, etc. Lo stesso dicasi in merito alla
« raccomandazione » relativa alla redistribuzione e ridu-
zione del tempo di lavoro, che, attraverso negoziati
collettivi a diversi livelli, possono stimolare l'occupazio-
ne, senza necessariamente aumentarne i costi unitari.
4.2.1.1. Anche le importanti basi fissate dal Comita-
to per l'impiego nel maggio del 1985, per la lotta alla
disoccupazione non hanno avuto seguito mentre, nel
programma di lavoro della Commissione per il 1986
non emerge una visione strategica complessiva basata
su tali orientamenti.
4.2.1.2. Infatti, mentre tale programma afferma che
la realizzazione di uno spazio economico e sociale
comunitario è strettamente connessa con l'armonizza-
zione delle condizioni di vita e di lavoro, con l'igiene
del lavoro, con la prevenzione, con la formazione ed il
perfezionamento professionale, si omette di considerare
come stimolare la convergenza delle iniziative e degli
strumenti di protezione sociale che, nei singoli paesi,
operano nel contesto del sistema economico.
4.2.1.3. Il Comitato deve rilevare inoltre che nel pro-
gramma della Commissione le iniziative per l'impiego,
al di là delle riaffermazioni di principio, sono riproposte
nei termini tradizionali e le previsioni per la razionaliz-
zazione dei fondi strutturali sono del tutto vaghe mentre
(!) Conclusioni del Consiglio del 22. 6. 1984 relative ad un
programma di azione sociale comunitaria a medio termine,
GU n. C 175 del 4. 7. 1984, pag. 1.
anche a causa dell'ampliamento della Comunità sareb-
bero necessari ed urgenti adeguamenti e maggiori
risorse.
4.2.1.4. Il Comitato è pienamente consapevole delle
difficoltà operative della Commissione in una condizio-
ne entro la quale le volontà politiche dei governi degli
Stati membri sono spesso convergenti nelle linee genera-
li e però ricche di distinguo nelle applicazioni specifiche.
4.2.2. Il Comitato ha formulato dei pareri sulla
ristrutturazione dei principali fondi strutturali, sottoli-
neando che non si può rendere più efficace il sostegno
comunitario attraverso una vera ridistribuzione delle
attuali insufficienti risorse (2).
4.2.2.1. Il Fondo sociale assume particolare valore
quale elemento chiave della strategia consistente nell'as-
sicurare il mutamento istituzionale affinché i sistemi
d'istruzione e di formazione professionale possano
rispondere in maniera più positiva all'esigenza delle
aziende di disporre di manodopera più qualificata e
flessibile, capace di adeguarsi al mutamento tecnologi-
co. Il Comitato rileva che la politica attuata dal Fondo
sociale ha migliorato le possibilità di formazione profes-
sionale per i giovani che in molti casi offrono possibilità
di impiego più sicure e approva i nuovi orientamenti
per la gestione del Fondo stesso, volti a dare la priorità
a programmi di formazione professionale legati all'in-
troduzione delle nuove tecnologie. Al riguardo ha
approvato anche programmi comunitari quale il
Comett che ha per obiettivo la promozione della coope-
razione tra università e industrie nel campo del perfezio-
namento professionale concernente le nuove tecnologie.
Il Comitato desidera ribadire la richiesta della conces-
sione a carico del bilancio comunitario di uno stanzia-
mento più consistente a favore del Fondo sociale.
4.2.2.2. Oltre ad una ristrutturazione dei fondi
comunitari che tuttavia non ne riduca le risorse, il
Comitato ritiene opportuno programmare la creazione
- di un Fondo europeo per l'occupazione quale strumento
di cooperazione per la crescita e l'occupazione, che aiuti
a controllare e a rendere meno severi sul piano umano
gli effetti dell'ammodernamento delle imprese, nonché
a sostenere l'avvio di grandi progetti infrastnitturali.
4.2.2.3. Il Comitato si appella alla Commissione,
nonché alla Banca europea per gli investimenti, affinchè
considerino la possibilità di istituire un Fondo comuni-
tario per l'occupazione utilizzando nuovi strumenti per
il credito agli investimenti che producono posti di lavo-
ro e in particolare per quanto concerne le PMI.
4.2.3. Per quanto riguardi il dialogo sociale europeo,
il Comitato fa presente che il Consiglio ritiene che
«la realizzazione di una politica sociale e di strategie
(2) Vedi parere sull'evoluzione sociale, op. cit. e parere CES sulla
«Ristrutturazione del Fondo sociale europeo», GU n. C 124
del 9. 5. 1983.
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industriali comunitarie comporti la prosecuzione e lo
sviluppo del dialogo tra le parti sociali a livello comuni-
tario» (1).
4.2.3.1. Il Comitato sottolinea l'importanza del dia-
logo sociale europeo, ma considera indispensabile, ai
fini di un suo positivo sviluppo, assicurargli uno spazio
ed adeguati strumenti.
4.2.3.2. Peraltro le iniziative comunitarie nel settore
sociale, contenute nel programma di lavoro della Com-
missione quali : l'estensione dell'attuazione del secondo
programma di lotta contro la povertà, il programma
d'azione per promuovere l'integrazione sociale dei
minorati, le iniziative locali per l'occupazione, le azioni
nei settori della sanità e della sicurezza, quelle nel
settore della politica migratoria potrebbero essere più
adeguatamente sviluppate e produrre più consistenti
effetti se tenessero conto di aggiornate valutazioni sul :
l'evolversi delle situazioni nei singoli paesi formulate
con la partecipazione delle parti sociali.
(!) GU n. C 175 del 4. 7. 1984, op. eh., pag. 3.
Bruxelles, 17 settembre 1986.
4.2.3.3. In ragione di ciò, il Comitato ritiene urgente
e necessario attivare un sistema di rilevazione per quali-
ficare le «comunicazioni» previste nel programma di
lavoro della Commissione, sulle condizioni di vita e di
lavoro, sulla politica di prospezione del mercato del
lavoro, nonché sulle previsioni a medio termine delle
spese e delle entrate nel settore sociale. Infine, il Comita-
to vuole esprimere ancora una volta l'auspicio di veder
realizzata l'armonizzazione delle statistiche sociali, in
particolare nel settore della disoccupazione.
5. Conclusioni
5.1. Le iniziative comunitarie nel settore sociale e lo
stesso dialogo sociale hanno scarse possibilità di incide-
re concretamente nelle diverse realtà se non sono inseriti
in un disegno strategico complessivo per la graduale
realizzazione dei grandi obiettivi comunitari.
5.2. La Comunità europea è stata costituita infatti
per unire i cittadini in un impegno di coesione e coope-
razione, il recente « Atto Unico europeo » ha confermato
e rilanciato i valori fondamentali della Comunità. Si
deve incoraggiare questo rilancio, se l'obiettivo da rag-
giungere è quello di una vera unione europea a livello
politico, sociale ed economico, che possa risolvere i
maggiori problemi di carattere sovranazionale attual-
mente all'origine dei turbamenti nella vita sociale ed
economica della Comunità nel suo insieme.
// Presidente
del Comitato economico e sociale
Gerd MUHR
Full & Egal Universal Law Academy