29. 12. 86 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N. C 333/45
Parere in merito alla proposta di regolamento (CEE) del Consiglio concernente il nuovo
programma quadro delle azioni comunitarie di ricerca e di sviluppo tecnologico (1987-1991)
(86/C 333/12)
In data 12 agosto 1986, il Consiglio ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 75 del
trattato che istituisce la Comunità economica europea, di consultare il Comitato economico e
sociale in merito alla proposta di regolamento del Consiglio concernente il programma
quadro delle azioni comunitarie di ricerca e di sviluppo tecnologico (1987-1991).
La sezione «Energia, questioni nucleari e ricerca», incaricata di preparare i lavori in materia,
ha formulato il parere il 7 novembre 1986 sulla base della relazione Roseingrave.
Il 27 novembre 1986, nel corso della 241a sessione plenaria, il Comitato economico e sociale
ha adottato il parere all'unanimità :
Fatte salve le osservazioni che seguono e che meritano la dovuta attenzione, il Comitato è
fermamente persuaso che il progetto di programma quadro per il 1987-1991 rappresenta un
importante passo avanti verso la creazione di una vera Comunità scientifica e tecnologica.
Se il programma sarà adottato così come attualmente viene presentato dalla Commissione,
esso costituirà un'espressione della volontà politica ripetutamente manifestata dagli Stati
membri, da ultimo nell'atto unico del dicembre 1985, nel quale si dedica un intero capitolo
alla costruzione della Comunità tecnologica.
Il Comitato è convinto che il secondo programma quadro dovrebbe contribuire a rafforzare
le basi scientifiche e tecnologiche dell'industria europea tanto nei piccoli che nei grandi paesi;
esso dovrebbe stimolare la competitività internazionale della Comunità, ed in tal modo
migliorare i livelli di vita dei cittadini europei e rafforzare la coesione della Comunità.
Il Comitato ritiene tuttavia che l'impegno finanziario proposto dalla Commissione per il
periodo 1987-1991 vada considerato come il minimo assoluto indispensabile per conseguire
gli obiettivi politici così solennemente definiti.
Il Comitato insiste dunque perché il Consiglio non consenta a considerazioni di breve periodo
di pregiudicare un'azione tanto decisiva per il futuro della Comunità.
1. I principali obiettivi e le strategia di ricerca e svilup-
po tecnologico della Comunità
1.1. Il rafforzamento della base scientifica e tecnolo-
gica dell'industria europea e lo sviluppo della sua com-
petitività internazionale costituiscono gli obiettivi prin-
cipali della strategia di ricerca e sviluppo tecnologico,
ma per converso sono soltanto un elemento della realiz-
zazione di un'Europa che risulti migliore per i propri
cittadini. Ciò richiede, essenzialmente, maggiori possi-
bilità di occupazione e una migliore qualità della vita
per i cittadini della Comunità.
1.2. Il Comitato richiama l'attenzione su quanto da
esso affermato a proposito degli obiettivi della R&S
comunitaria nei punti da 2.4.1 a 2.4.6 del parere sulle
priorità della ricerca comunitaria (*).
(') GUn. C 160 dell'I. 7. 1985.
1.3. È necessaria una concezione della RST più
ampia di quella che si riscontra nelle proposte della
Commissione, sia per raggiungere gli obiettivi sociali
della Comunità europea, sia perché non si può far
dipendere l'aumento della competitività unicamente dal
lavoro dei ricercatori. Gli obiettivi perseguiti potranno
essere raggiunti soltanto se verrà prestata maggiore
attenzione a tutta una serie di elementi, quali i fattori
culturali ed umani nell'utilizzazione economica dei
risultati della ricerca, gli strumenti giuridici, le ricerche
di mercato e l'associazione dei lavoratori e delle loro
organizzazioni settoriali nella programmazione e nel-
l'attuazione della R8cS così come nello sfruttamento
dei suoi risultati.
Il comitato concorda con la commissione sulla necessità
che le attività di RST siano poste al servizio dello
sviluppo sociale, così come sul fatto che in un program-
ma di RST un posto privilegiato venga assegnato al
dialogo sociale. La Commissione tuttavia non traduce
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questo impegno in proposte pratiche all'atto della for-
mulazione delle 8 linee di azione.
1.4. Nel nuovo programma quadro di ricerca e svi-
luppo tecnologico occorre dare uno spazio molto più
ampio alla dimensione sociale della Comunità europea,
all'impatto sociale del mutamento tecnologico ed al
potenziale sociale delle azioni comunitarie nel campo
delle nuove tecnologie. Questi fattori sociali devono
essere una componente essenziale del programma e
devono essere tenuti presenti nella definizione delle
azioni prioritarie. Nelle proposte non si sottolinea suffi-
cientemente il legame tra la R&S, la dimensione sociale
del mutamento tecnologico e gli interessi dei consuma-
tori.
1.5. La coesione economica e sociale della Comunità
europea, che costituisce il secondo grande obiettivo
del nuovo programma quadro, potrà essere realizzata
soltanto se verranno previste disposizioni specifiche e
energiche a tale riguardo. La limitata attenzione che le
proposte dedicano a tale problema potrebbe portare
ad un aumento delle disparità anziché ad una loro
riduzione.
L'orientamento fondamentale nell'attuazione di tali
misure dovrebbe essere che per raggiungere l'unità euro-
pea gli Stati membri economicamente più deboli devono
sviluppare la loro ricerca tecnologica in modo tale da
approssimare i loro strumenti in questo campo a quelli
degli Stati membri più forti. Questo avrebbe dovuto
essere indicato esplicitamente negli orientamenti della
Commissione per il secondo programma quadro.
1.6. Un programma di RST che faccia della competi-
tività il suo unico obiettivo risulta insostenibile nel
breve e medio periodo. La competitività, pur contri-
buendo ovviamente al benessere della Comunità euro-
pea tramite il suo successo sui mercati mondiali, non
può giustificarsi se realizzata a spese dell'altro obiettivo
prioritario dell'Europa : l'occupazione.
Il secondo programma quadro, pur definendo la compe-
titività come obiettivo prioritario, dovrebbe qualificare
tale orientamento chiarendo che, grazie all'applicazione
delle nuove tecnologie, si punta al soddisfacimento di
nuovi bisogni a condizioni economicamente accettabili.
In tal modo, si contribuirebbe alla creazione di posti di
lavoro. Va rammentato che il primo programma quadro
poneva principalmente l'accento sulla realizzazione del-
la competitività attraverso una riduzione dei costi e
privilegiava l'innovazione dei processi produttivi rispet-
to all'innovazione dei prodotti.
1.7. In relazione ad Eureka, il Comitato richiama
l'attenzione sulle ampie riflessioni sviluppate al riguar-
do nella relazione informativa della sessione « Energia,
questioni nucleari e ricerca » sulle « Nuove tecnologie
R&S della Comunità europea» (CES 851/85) e sulle
conclusioni in essa contenute.
Le proposte CET ed Eureka vanno coordinate in modo
da renderle complementari. Dalle prime indicazioni
sembra emergere un rischio di sovrapposizioni. La
mancanza di un adeguato coordinamento nell'organiz-
zazione della R&S europea potrebbe avere sviluppi
indesiderati in Eureka, con la conseguenza di gravi
squilibri.
Il Comitato sottolinea che i piccoli istituti di ricerca e
quelli settoriali possono svolgere un ruolo importante
nell'innovazione e nella creazione di nuovi prodotti e
processi produttivi.
Pur riconoscendo che la Comunità è già rappresentata
dalla Commissione nell'organo di coordinamento di
Eureka, un coordinamento più completo tra CEE ed
Eureka è garantito dalla partecipazione della Commis-
sione al funzionamento del segretariato di Eureka.
La Commissione dovrebbe essere interamente responsa-
bile del coordinamento di tutte le azioni di RST a livello
europeo.
1.8. Per raggiungere gli obiettivi perseguiti, la strate-
gia della Comunità deve tendere :
— a sfruttare pienamente il moltiplicatore rappresenta-
to da una strategia di ricerca e sviluppo tecnologico
(RST) coordinata a livello europeo;
— a procedere rapidamente verso il completamento
del mercato interno;
— ad accelerare il processo di innovazione che segue
la ricerca preconcorrenziale.
1.9. Il Comitato concorda con la Commissione sui
vantaggi offerti dalla dimensione comunitaria : riparti-
zione dei costi, suddivisione dei rischi scientifici, rag-
giungimento di dimensioni ottimali riguardo alle risorse
finanziarie o umane, maggiore efficienza, capacità di
avviare ulteriori azioni.
1.10. Il bilancio di RST della Comunità è modesto
in confronto al bilancio globale di RST degli Stati
membri (circa il 3 % del bilancio generale della Comu-
nità e il 2,5 % della spesa pubblica nazionale globale per
la R&S). Ciò enuclea quattro compiti di una strategia
comunitaria in questo campo :
— coordinamento degli sforzi nazionali nel settore del-
la R&S;
— stimolo della R&S comune;
— diffusione dei risultati della R&S;
— promozione dell'innovazione.
1.11. Esistono attualmente due ostacoli all'innova-
zione ormai universalmente riconosciuti e che devono
essere immediatamente eliminati : la difficoltà di ottene-
re un brevetto comunitario e la carenza di norme tecni-
che comunitarie. Altri ostacoli sono più difficili da
rimuovere, come ad esempio la riluttanza degli Stati
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membri a rinunciare a quelli che considerano degli
interessi nazionali.
1.12. È estremamente importante osservare che la
realizzazione di dimensioni ottimali per quanto riguar-
da le attrezzature e le risorse umane non richiede più
la collocazione geografica in un unico luogo, in quanto
le nuove tecnologie dell'informazione e delle comunica-
zioni rendono possibile la centralizzazione dei lavori
in un centro di punta cui fanno capo ricercatori ed
innovatori che operano in differenti luoghi geografici.
1.13. Il Comitato approva il nuovo orientamento
proposto per le regole di concorrenza in rapporto alla
RST. Le regole di concorrenza sono state definite in un
periodo in cui l'Europa era relativamente chiusa verso
l'esterno. Differente è invece la situazione attuale, che
vede le imprese comunitarie competere sul mercato
interno europeo con i giganti americani o giapponesi.
Le regole di concorrenza devono dunque evolversi, per
non impedire la costituzione di giganti europei che siano
competitivi con quelli americani e giapponesi. È lecito
chiedersi a cosa servono delle collaborazioni nella RST
se la costituzione di associazioni per lo sfruttamento e
la commercializzazione dei risultati è vietata.
1.14. Una traduzione lenta ed inefficace dei risultati
dell'azione di RST in prodotti commerciali costituisce
una grave carenza in rapporto alla competitività indu-
striale della Comunità. La Comunità deve sforzarsi di
ridurre il periodo di tempo necessario per promuovere
l'utilizzazione dei risultati della ricerca. Le PMI in parti-
colare dovrebbero avere la possibilià di proporre pro-
getti dimostrativi che non rientrano in programmi svi-
luppati a livello comunitario.
2. Le azioni di RST
i disoccupati di lunga durata o gli anziani soli, la
necessità di arrestare il deterioramento della qualità
della vita nei centri cittadini, l'emergere di nuovi model-
li di impiego del tempo libero dovuti allo sviluppo
tecnologico e la possibilità di migliorare la qualità della
vita mettendo le persone in condizione di trovare delle
soluzioni ai loro problemi attraverso la cooperazione e
la partecipazione allo sviluppo dei quartieri e delle
comunità locali.
Limitando il campo dell'azione relativa alla qualità
della vita unicamente ai settori della sanità e dell'am-
biente, la Commissione di fatto restringe il potenziale
dell'impiego dei risultati della RST in campi che potreb-
bero portare alla creazione di nuovi prodotti, aprendo
in tal modo opportunità occupazionali in grado di
soddisfare nuovi bisogni. Tale limitazione del campo
dell'azione relativa alla qualità della vita risulta del
tutto inaccettabile, in quanto è destinata a frenare lo
sviluppo dei programmi in questo comparto essenziale
del programma quadro.
2.1.2. L'obiettivo del nuovo programma quadro
(affermare e difendere il modello europeo, in seno al
quale rivestono un'importanza particolare il dialogo
sociale, le condizioni di vita e di lavoro e le preoccupa-
zioni ecologiche) potrà essere raggiunto soltanto se a
questa linea di azione verrà data una maggiore estensio-
ne e se il problema della qualità della vita sarà tenuto
presente nello sviluppo di tutte le altre azioni.
2.1.3. Un programma di RST orientata nel senso
della qualità della vita dovrebbe dunque risultare una
fonte di nuovi prodotti e quindi di più vasti mercati per
l'industria comunitaria sia all'interno che all'esterno
della Comunità. Un ampliamento di questa linea di
azione si giustifica dunque per il suo prevedibile contri-
buto allo sviluppo industriale e al conseguente aumento
dell'occupazione.
Il Comitato approva i criteri che sono serviti da guida
nella scelta delle otto azioni prescelte dalla Commis-
sione per il programma quadro. Essa esprime tuttavia
preoccupazione quanto al contenuto delle azioni stesse,
in quanto queste non riflettono adeguatamente i criteri
in questione.
2.1.4. Un programma di ricerca controllato dalla DG
V della Commissione («Occupazione, affari sociali e
istruzione») va accolto con favore, ma ciò non va visto
come un elemento che limiti la portata assegnata a
questa linea d'azione nel nuovo programma quadro.
2.1. La qualità della vita
2.1.1. Gli obiettivi proposti per la ricerca comunita-
ria in questo campo sono importanti e validi. Tuttavia,
l'azione prevista a tale riguardo appare estremamente
limitata ed ignora per un verso alcuni problemi fonda-
mentali della vita nella Comunità, mentre per l'altro
verso trascura le possibilità che la RST si concentri sulla
creazione di nuovi prodotti e mercati, soddisfacendo in
tal modo dei bisogni sociali.
L'impostazione adottata è seriamente carente in quanto
tralascia, ad esempio, questioni importanti quali i pro-
blemi sempre più acuti delle persone dipendenti, come
2.1.5. La parte della linea d'azione dedicata all'am-
biente dovrebbe comprendere proposte di ricerca sul
problema transnazionale dell'inquinamento delle
acque.
Andrebbe inoltre posto un maggiore accento su una
gestione efficiente dei suoli e delle acque, perché possa-
no essere vietati « disastri » ecologici come quello della
desertificazione, che oggi colpisce diverse zone della
Comunità. L'impostazione della RST in questo campo
ambientale dovrebbe tuttavia avere una base multidi-
mensionale, in quanto è ormai chiaro (e la Commissione
sostiene questo punto di vista nelle sue nuove direttive
sulla politica dell'ambiente — COM(86) 76 def. del 19
febbraio 1986) che questo tipo di problemi non possono
più essere risolti al livello semplicemente settoriale o
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nazionale. L'azione di RST deve dunque essere volta ad
evitare il trasferimento dell'inquinamento tra i diversi
comparti dell'ambiente (acque, suoli, aria) e il deteriora-
mento della qualità della vita in varie regioni della
Comunità.
2.2. Verso una società dell'informazione
2.2.1. La Commissione dedica uno spazio molto
ridotto alle proposte riguardanti l'azione nel settore
delle tecnologie dell'informazione (TI). Ciò è tanto più
singolare in quanto lo stanziamento di 2 050 milioni di
ECU previsto per tale azione è il più ingente di tutti
quelli proposti e costituisce il 26,5% del totale degli
stanziamenti destinati al programma quadro.
2.2.2. Presumendo che tale azione comprenda la con-
tinuazione dei programmi in corso che stanno ottenen-
do successo, sui quali il CES già si è espresso favorevol-
mente, il Comitato è pronto a concordare con un finan-
ziamento elevato nel settore delle tecnologie dell'infor-
mazione, ma richiama l'attenzione sull'inefficacia di
una concentrazione esclusiva sull'hardware nel tentati-
vo di « fornire all'industria europea le tecnologie di base
necessarie perché sia competitiva negli anni '90».
2.2.3. Il Comitato rileva che l'importanza per le TI
dello sviluppo delle scienze conoscitive è scarsamente
riconosciuta nella proposta della Commissione. Di ciò
ci si deve rammaricare, non soltanto per l'importanza
fondamentale delle scienze conoscitive nell'intero setto-
re dello sviluppo tecnologico, ma anche per il potenziale
che esse offrono nell'ideazione di servizi innovativi e
nell'identificazione di nuovi bisogni e domande al cui
soddisfacimento potrebbero provvedere i nuovi stru-
menti tecnologici.
2.2.4. Probabilmente il problema della competitività
non risiede soltanto nell'incapacità di portare abbastan-
za rapidamente i risultati dell'azione comunitaria di
RST a livello commerciale, ma anche nella difficoltà
di identificare efficacemente i mercati o nel non aver
realizzato uno sviluppo sufficiente o abbastanza rapido
da poter soddisfare una domanda di nuovi servizi.
2.2.5. Il Comitato richiama l'attenzione sulla perti-
nenza di quanto da esso affermato al riguardo nella
relazione informativa sulle «Nuove tecnologie R&S
della Comunità europea». Nella relazione si sottolinea
ad esempio il ruolo potenziale dell'azione IRIS per un
più intenso impiego delle attuali tecnologie dell'infor-
mazione volto al soddisfacimento di bisogni umani,
cosa che potrebbe portare ad una migliore qualità della
vita, rispondendo al tempo stesso a nuovi valori pro-
gressivi e nuovi bisogni sociali ed individuali. Il Comita-
to ritiene che la proposta per un nuovo programma
quadro comunitario di ricerca e sviluppo tecnologico
dovrebbe dedicare maggiore attenzione al raggiungi-
mento dell'obiettivo enunciato nel programma stesso,
secondo il quale la RST deve essere posta al servizio
dello sviluppo sociale, ciò in relazione al suo potenziale
di stimolo alla creazione di servizi innovativi destinati
a soddisfare nuovi bisogni e al suo possibile contributo
all'eliminazione dello squilibrio attualmente esistente
tra la produzione di nuovi beni e servizi e l'intensifica-
zione dei processi produttivi, che troppo spesso ha come
risultato la perdita di posti di lavoro.
2.2.6. Il Comitato ribadisce quanto affermato nella
stessa relazione informativa a proposito delle tecnologie
dell'informazione :
« È urgente seguire con attenzione le implicazioni econo-
miche dei mutamenti sul mercato dell'informazione e
le loro conseguenze in campo sociale, specie in settori
ad alta intensità di manodopera. Le risorse umane
hanno un'importanza fondamentale per il mercato del-
l'informazione e il livello di qualificazione della gio-
ventù europea sarà determinante per il successo o il
fallimento delle azioni della Comunità in questo campo.
La tecnologia dell'informazione e i cambiamenti nel
mercato dell'informazione hanno riflessi importanti sul-
lo sviluppo regionale della Comunità. C'è il pericolo di
un aggravamento degli squilibri regionali. Le tecnologie
dell'informazione attualmente disponibili possono tut-
tavia contribuire ad eliminare gli svantaggi sinora legati
alla distanza solo a condizione che le decisioni riguar-
danti la loro applicazione vengano prese al livello della
Comunità e degli Stati membri. Il piano d'azione per le
regioni svantaggiate prefigurato dalla Commissione nel
programma di lavoro merita di essere approvato con la
massima sollecitudine».
2.3. Le arterie del mercato unico
2.3.1. Il Comitato approva decisamente il fatto che
la Commissione nella sua proposta di programma pon-
ga di nuovo l'accento sulla ricerca nei settori che vengo-
no complessivamente definiti da una parte Telecomuni-
cazioni e d'altra parte Integrazione delle tecnologie delle
telecomunicazioni con le tecnologie dell'informazione
e delle trasmissioni audiovisive in servizi di comune
interesse.
2.3.2. Il Comitato condivide l'affermazione della
Commissione secondo la quale le tecnologie avanzate
di telecomunicazione, di informazione e di trasmissione
audiovisiva non rappresentano « soltanto un parametro
essenziale per il successo del mercato unico » ma « anche
una delle sfide di potere essenziali nel quadro competiti-
vo mondiale». Tuttavia, in relazione all'obiettivo del
raggiungimento della competitività con i principali
blocchi commerciali, il Comitato intende ribadire quan-
to affermato nel parere sulle «priorità della ricerca
comunitaria» (1), ovverosia che è «essenziale per la
(!) GUn.C 160 dell'I. 7. 1985.
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Comunità europea portare i risultati dell'azione di RST
alla fase della commercializzazione molto più rapida-
mente di quanto oggi avviene. La volontà politica di
cooperare ed un'effettiva disponibilità a condividere i
risultati della RST attraverso le frontiere nazionali sono
elementi vitali per lo sforzo di RST della Comunità».
La disponibilità di «sistemi di comunicazioni poco
costosi e di elevate prestazioni », su cui la proposta della
Commissione pone l'accento come fattore essenziale
per la produttività e l'efficienza della gran parte delle
attività industriali della Comunità, dipenderà dalla
volontà politica sopra evocata e dalla cooperazione
transnazionale nel trasferimento dei risultati della RST.
2.3.3. Il Comitato condivide l'auspicio espresso dalla
Commissione che negli anni '90 vengano introdotti nella
Comunità « sistemi di comunicazione a banda larga che
offriranno un'ampia gamma di servizi». Essa osserva
tuttavia che, a differenza degli Stati Uniti, la Comunità
europea, al momento dell'introduzione di queste reti
integrate di comunicazione a banda larga, deve tenere
conto delle barriere linguistiche. La sezione ribadisce a
tale proposito quanto affermato nel suo parere sul
progetto di azione preparatoria di R&S nel settore
delle tecnologie avanzate di comunicazione per l'Europa
(RACE) (*), e cioè che deve essere intrapresa un'azione
efficace per eliminare gli effetti negativi del problema
linguistico «sullo sviluppo qualitativo e quantitativo
degli scambi di informazioni attraverso le frontiere».
La Comunità deve inoltre compiere un particolare sfor-
zo per affrontare i problemi della standardizzazione e
delle interfaccia negli scambi di comunicazioni da un
paese all'altro, se si vuole che nella Comunità si arrivi
ad un mercato standardizzato delle attrezzature e dei
servizi di telecomunicazioni, così come indicato nelle
proposte della Commissione.
2.4. L'impiego delle nuove tecnologie per Vammoder-
namento dei settori industriali
2.4.1. Per realizzare la competitività della Comunità
sui mercati internazionali e per conquistare all'Europa
comunitaria una parte più ampia del mercato dei nuovi
prodotti, è essenziale che i risultati dell'azione di RST
rispondano alle norme più elevate in fatto di prodotti
e che i frutti della ricerca vengano portati efficacemente,
su ampia scala e rapidamente, alla fase dello sfrutta-
mento commerciale. A tale riguardo il Comitato ritiene
che il problema non risieda nella carente qualità del
lavoro di RST comunitario, né nell'insoddisfacente
livello dei suoi prodotti (come è chiaramente dimostrato
dal successo europeo nei campi della scienza e della
tecnologia, ottenuto ad esempio con Esprit, Ariane,
BRITE, RACE, JET, Airbus ecc.), ma piuttosto nell'in-
giustificato ritardo con cui i risultati dell'azione di RST
vengono portati a livello della commercializzazione.
2.4.2. Un importante fattore da tenere presente è
la tendenza attualmente esistente nei centri di ricerca
tecnologica comunitari a produrre un nuovo strumento
dopo l'altro. Questa « esplosione di nuovi strumenti »
tende tuttavia a non essere accompagnata da politiche
ed azioni volte ad identificare rapidamente ed efficace-
mente le esigenze di mercato che possono essere soddi-
sfatte con l'aiuto di nuovi strumenti e delle nuove
conoscenze che si vanno via producendo. Questo squili-
brio tra offerta di nuovi strumenti tecnologici da una
parte e domanda di nuovi prodotti e servizi che tali
strumenti sono in grado di soddisfare dall'altra, è un
importante fattore che contribuisce a determinare la
sfasatura di tempo che interviene nel portare i risultati
dell'azione di RST alla fase di commercializzazione.
Ciò ostacola notevolmente la capacità della Comunità
europea di competere con successo sui mercati mondiali
con gli Stati Uniti e il Giappone.
A tale riguardo, il Comitato ritiene che la Commissione
dovrebbe definire quanto prima i mercati che ciascun
programma è in definitiva volto a soddisfare. Per fare
ciò sono ovviamente necessarie delle « indagini di mer-
cato», nel senso che a tale attività viene attribuito dalle
imprese industriali. Considerazioni analoghe valgono
per i programmi di ricerca relativi alla sanità, alla
sicurezza e alla protezione dell'ambiente.
Il programma proposto dovrebbe essere, nella misura
del possibile, collegato allo sviluppo del mercato inter-
no : ciò significa che nel suo complesso il programma
quadro deve essere orientato verso mercati che esiste-
ranno nel periodo 2000-2010, tenendo presente che il
passaggio dai laboratori al mercato può richiedere un
periodo di 10-20 anni.
La Commissione dovrebbe tenere presente anche che i
mercati attuali accolgono prodotti per i quali la ricerca
è iniziata nel periodo 1965-1970. Per la sanità, la sicurez-
za e la protezione dell'ambiente i tempi potrebbero
invece essere più brevi.
2.4.3. Il programma comunitario di aiuti statali alla
ricerca e sviluppo (2) sottolinea il ruolo della RST rispet-
to all'aumento della competitività e allo stimolo della
concorrenza innovativa. L'incoraggiamento della ricer-
ca e sviluppo nella Comunità è un elemento fondamen-
tale della strategia di rafforzamento della base tecnolo-
gica dell'industria europea e di sviluppo della sua com-
petitività internazionale. Il Comitato approva tale pro-
gramma di aiuti statali. Gli effetti sinergici prevedibili
degli sforzi congiunti della Comunità, degli Stati mem-
bri e delle varie imprese e centri di ricerca interessati
non possono che produrre risultati positivi.
(') GUn. C 188 del 29. 6. 1985. (2) GU n. C 83 dell'I 1. 4. 1986, pag. 2.
N. C 333/50 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 29. 12. 86
2.4.4. Tuttavia, procedendo dal livello della ricerca
di base a quello dell'utilizzazione industriale e della
commercializzazione dei risultati della RST, si costata
che la politica di concorrenza della Comunità diviene
più restrittiva rispetto agli aiuti statali. Ciò intende
evitare distorsioni di concorrenza nella produzione e
nella commercializzazione di alcuni beni che sono
oggetto di scambi tra Stati membri. Le restrizióni degli
aiuti statali alla RST al momento in cui questa sbocca
nella commercializzazione dei suoi risultati, riduce
ovviamente il rischio di distorsione della concorrenza
tra Stati membri. Ciò tuttavia determina per la Comu-
nità in quanto entità economica un grave svantaggio
nella concorrenza sui mercati mondiali, poiché contra-
riamente agli USA e al Giappone, la Comunità europea
non è ancora un blocco commerciale unificato ed unico.
La restrizione degli aiuti statali della RST contribuisce
al mantenimento del ritardo nello sfruttamento dei
risultati della RST comunitaria rispetto agli USA e al
Giappone. Può apparire paradossale che mentre l'obiet-
tivo della politica di concorrenza della Comunità euro-
pea è di aumentare la competitività internazionale del-
l'industria, le regole volte ad impedire distorsioni di
concorrenza tra Stati membri rischiano di avere un
effetto contrario.
2.4.5. Già si è fatto riferimento all'urgente necessità
di garantire un'agevole ottenibilità del brevetto europeo
e di definire norme tecniche comunitarie.
2.4.6. È possibile che le PMI necessitino una partico-
lare assistenza perché possano valutare e sfruttare i
risultati della RST comunitaria. È possibile infatti che
le singole PMI non dispongano del personale scientifico
per analizzare e valutare il potenziale dei risultati della
RST. Deve essere dunque fornito un sostegno ad un
programma pilota inteso a verificare l'efficacia della
cooperazione tra PMI e istituti di istruzione superiore.
Benché tale programma non necessariamente dovrebbe
collocarsi nella stessa area geografica delle PMI cui
viene offerta l'assistenza, una contiguità risulterebbe
vantaggiosa. Grazie a tale sostegno, le PMI potrebbero
indubbiamente fare un uso molto migliore dei risultati
della ricerca, così come alcune di esse hanno già dimo-
strato rispetto al trasferimento di tecnologia. Dovrebbe
inoltre essere sviluppato uno studio sui metodi per
facilitare l'accesso delle PMI ai risultati della ricerca già
disponibili in banche di dati.
2.4.7. Va sottolineato che le grandi imprese e le PMI
si integrano a vicenda. Le grandi imprese hanno forza
sul mercato e attitudine a sviluppare tecnologie pesanti.
Le PMI hanno invece caratteristiche di flessibilità e
attitudine a occupare rapidamente gli spazi che si offro-
no sul mercato. Non bisogna considerare i due tipi di
imprese come differenti e riservar loro un trattamento
diverso semplicemente sulla base della cifra d'affari o
del numero degli addetti. Se vengono adottate misure
specifiche, queste andrebbero fondate su un criterio
legato alle dimensioni dei progetti e non alle dimensioni
delle imprese.
2.4.8. Vanno stimolate politiche che assicurino che
gli istituti finanziari siano disposti ad accordare maggio-
re importanza alla concessione di fondi di investimento
destinati a sviluppare la RST nel campo dell'innovazio-
ne delle imprese. Ciò contribuirà allo sviluppo di nuove
industrie e alla creazione di posti di lavoro.
2.4.9. Il Comitato approva la particolare attenzione
accordata alla scienza e alla tecnologia dei materiali e
delle materie prime. Ciò è in accordo con quanto soste-
nuto in diversi pareri del CES.
2.5. Continuazione e aggiornamento dell'azione nel set-
tore energetico
2.5.1. Il grave incidente nucleare avvenuto il 26 apri-
le 1986 a Cernobil ha creato uno « stato di allarme »
rispetto alla sicurezza nucleare. Va dunque rafforzato
l'impegno :
— a definire ed applicare, a livello comunitario ed
internazionale, misure di informazione, controllo ed
intervento volte a prevenire gli incidenti nucleari
o a consentire interventi della massima efficacia
possibile nel caso tali incidenti si verifichino;
— a proseguire e sviluppare la ricerca nel campo della
sicurezza nucleare e tecnologica, ed in generale a
definire norme di sicurezza comuni per gli impianti
nucleari;
— a stabilire norme comuni sui livelli accettabili di
radioattività cui le popolazioni possono essere
esposte.
In tale prospettiva, vi è un'urgente necessità di un'anali-
si sulle ricerche condotte e sulle esperienze fatte in vari
paesi, prima e dopo l'incidente di Cernobil, per quanto
riguarda :
— le iniziative e le misure volte ad aumentare la sicu-
rezza degli impianti nucleari attualmente in fun-
zione;
— le misure di chiusura temporanea o definitiva degli
impianti più vecchi o meno sicuri;
— la sospensione della costruzione di nuovi impianti,
nel caso siano giudicati insufficientemente sicuri o
possano essere sostituiti da altre fonti di energia;
— le scelte e le politiche energetiche.
2.5.2. In merito alla proposta della Commissione
relativa alle fonti di energia fossili, nuove e rinnovabili
29. 12. 86 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N. C 333/51
e all'utilizzazione razionale dell'energia, il Comitato
formula le seguenti osservazioni :
a) gli stanziamenti proposti per il secondo programma
quadro corrispondono soltanto al 40% di quelli
previsti dal primo programma quadro, attualmente
in corso di attuazione;
b) tali stanziamenti sono chiaramente inadeguati, data
l'importanza dei settori interessati;
— le fonti di energia fossile continueranno a costituire
la base del nostro approvvigionamento energetico
ancora per lungo tempo, ed è dunque necessario
sviluppare nuovi processi di produzione — in parti-
colare meno dannosi per l'ambiente — anche se il
prezzo del petrolio dovesse rimanere relativamente
basso nel breve periodo;
— la RST nel campo delle fonti di energia nuove e
rinnovabili va proseguita con continuità, per garan-
tire il massimo uso possibile di tali risorse. Nell'at-
tuale proposta della Commissione lo stanziamento
previsto per questo comparto della RST è di
210 milioni di ECU, mentre la cifra inizialmente
prospettata negli Orientamenti della Commissione
era di 300 milioni di ECU. Il Comitato considera
tale riduzione sorprendente, in particolare tenendo
conto del fatto che gli Orientamenti soni stati pub-
blicati più di un mese prima del disastro della centra-
le nucleare di Cernobil.
Il Comitato giudica che l'ordine degli stanziamenti pre-
visti nella proposta della Commissione non fa che con-
fermare il già inaccettabile squilibrio esistente tra finan-
ziamenti destinati all'energia nucleare e non nucleare.
E tuttavia la Commissione stessa afferma che la riduzio-
ne del prezzo del petrolio è destinata ad essere effimera
e non deve indure la Comunità a rallentare, bensì ad
intensificare i suoi sforzi alla ricerca di fonti energetiche
non nucleari. Questa posizione non si riflette in alcun
modo nella proposta di stanziamento per la RST nel
settore dell'energia non nucleare (mentre per le attività
nel settore nucleare si propone uno stanziamento pari
all'I 1% del totale).
L'incidente di Cernobil darà indubbiamente luogo ad
una serie di spostamenti di accento all'interno del pro-
gramma di R&S, per quanto riguarda sia il rapporto
tra la R&S nucleare e non nucleare, sia gli elementi più
importanti all'interno di ciascuno dei due settori.
Riguardo alla R&S nel settore nucleare, il Comitato
rinvia al dibattito ancora in corso di sviluppo nel pro-
prio interno sull'incidente di Cernobil.
2.6. La biotecnologia : un nuovo crocevia tecnologico
2.6.1. Appare appropriato uno sforzo teso al raffor-
zamento della posizione già relativamente solida della
Comunità europea per quanto riguarda la ricerca di
base nel settore della biotecnologia.
2.6.2. Il Comitato concorda con l'affermazione della
Commissione a tale riguardo, secondo la quale «nel
formulare gli obiettivi di tale azione la Comunità terrà
certamente conto delle conseguenze sociali, etiche e
umane degli sviluppi in questo settore».
2.6.3. A tale riguardo, il Comitato ribadisce quanto
affermato nel proprio parere sulle « Priorità della ricerca
comunitaria » ì}) :
«Notevole precedenza dovrebbe essere assegnata alla
RST nell'utilizzazione dei terreni (ad esempio gli effetti,
nel lungo periodo, dell'impiego intensivo di prodotti
chimici in agricoltura, e i problemi legati al conseguente
«esaurimento» dei terreni); alla RST nella silvicoltura
(ad sempio la biomassa derivante dalla silvicoltura a
breve rotazione); alla RST nel campo della scienza
veterinaria (ad esempio i problemi legati alle malattie
trasmesse con le importazioni e le esportazioni di ani-
mali da riproduzione e di mangimi). A prescindere dal
suo valore intrinseco, tale ricerca può avere implicazioni
per la riforma della PAC».
2.6.4. La R&S nel campo dell'utilizzazione dei suoli,
della scienza forestale e della veterinaria riveste un
valore obiettivo per lo sviluppo e la competitività dell'a-
gricoltura, e si collega d'altra parte allo sviluppo di
nuove politiche nel quadro della riforma della politica
agricola comune.
2.6.5. È della massima importanza che venga conti-
nuato il lavoro di RST svolto nei centri di ricerca
europei verso i paesi in via di sviluppo. L'apporto
comunitario in questo campo può risultare vitale di
fronte ad un eventuale declino del contributo degli Stati
membri.
2.6.6. La ricerca orientata verso i bisogni delle regio-
ni svantaggiate della Comunità riveste un particolare
interesse per i paesi in via di sviluppo e deve essere
programmata tenendo conto di questo elemento.
2.6.7. La sezione insiste sulla necessità di dare mag-
giore impulso al miglioramento o alla creazione di
strutture locali di RST nei paesi in via di sviluppo.
2.6.8. Al di là di un riferimento, nel capitolo dedicato
alla gestione delle risorse agricole, al fatto che le azioni
di RST proposte si concentreranno, tra l'altro, sull'effi-
cienza dei mezzi umani e finanziari, la Commissione
sembra assegnare scarsa importanza al fattore umano,
essenziale invece per l'aumento della produzione agri-
cola.
2.7. Sfruttamento dei fondali e valorizzazione delle
risorse marine
2.7.1. La sezione accoglie con favore l'inclusione nel
programma quadro di un'azione comunitaria nel settore
delle risorse marine, a lungo rinviata.
(J) GU n. C 160 dell'I. 7. 1985.
N. C 333/52 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 29. 12. 86
2.7.2. Tale azione di RST dovrebbe essere volta a
impedire il degrado delle risorse marine provocato dai
diversi agenti inquinanti (sostanze chimiche, scarichi,
versamenti di petrolio, emissioni e scarichi di sostanze
radioattive). Il pericolo di degrado è particolarmente
grave nel mare Mediterraneo.
2.7.3. L'azione comunitaria di RST nel campo delle
risorse idriche interne dovrebbe avere una portata mag-
giore di quanto proposto. Tale azione dovrebbe anche
figurare nel quadro delle attività relative alla qualità
della vita.
2.7.4. La gestione delle risorce idriche potrebbe inol-
tre essere un importante elemento del settore della RST
definito «Scienza e tecnica al servizio dello sviluppo»,
tramite un coordinamento delle due attività. Va ram-
mentato che la desertificazione è una realtà dell'Europa
meridionale come dei paesi in via di sviluppo.
2.8. L'Europa dei ricercatori
2.8.1. Le proposte relative alla promozione dell'Eu-
ropa dei ricercatori sono analoghe ad altre proposte già
approvate dal Comitato economico e sociale, e vanno
dunque accolte con favore. Il Comitato richiama l'atten-
zione sui problemi giuridici che ostacolano la mobilità
e sulla necessità di facilitare la mobilità dal settore della
ricerca a quello industriale e commerciale, in particolare
dopo diversi anni di attività di ricerca. Le proposte
della Commissione appaiono comunque soddisfacenti.
2.8.2. Il Comitato costata con sorpresa che misure
relative ad attività quali futurologia e valutazioni della
scienza e della tecnologia (FAST), valutazioni, strumen-
ti statistici e utilizzazione dei risultati della RST Vengo-
no inserite nell'ottava azione, relativa alla creazione
dell'Europa dei ricercatori.
Si tratta infatti di elementi indipendenti della massima
importanza nel quadro di un processo programmato
verso una Comunità europea della scienza e della tecno-
logia, ai quali veniva assegnato un posto di gran lunga
più appropriato negli «Orientamenti» della Commis-
sione, dove figuravano in una linea d'azione definita
« Supporto generale allo sviluppo scientifico e tecnico ».
Il Comitato economico e sociale ha fortemente sottoli-
neato l'importanza di promuovere l'utilizzazione dei
risultati delle R&S finanziata della Comunità (*) ed ha
espresso un giudizio favorevole sul programma
FAST(2).
Il Comitato rileva d'altra parte con rammarico e sorpre-
sa che mentre gli Orientamenti prevedevano una spesa
tra i 660 e gli 850 milioni di ECU per le azioni ora
contemplate in relazione all'Europa dei ricercatori, l'at-
tuale previsione finanziaria è di 460 milioni di ECU.
(!) GU n. C 23 del 25. 1. 1985.
(2) GU n. C 211 dell'8. 8. 1985.
La sezione deplora l'evidente declassamento di questa
azione.
2.8.3. Le azioni connesse all'innovazione e all'utiliz-
zazione dei risultati della ricerca comunitaria sono di
importanza tale da richiedere un accento maggiore di
quello ad esse dato. Analogamente, la previsione e la
valutazione a lungo termine sono vitali per lo sviluppo
della programmazione e meritano dunque un maggiore
spazio.
3. Una gestione efficace
3.1. Il Comitato considera una gestione efficace deci-
siva per il successo della RST comunitaria. Le procedure
di valutazione e di controllo prospettate nella proposta
della Commissione sono altamente auspicabili.
3.2. Per facilitare un'efficace comunicazione tra le
varie parti interessate, va prestata la massima attenzio-
ne alla diffusione di adeguate informazioni sui program-
mi e le proposte.
3.3. Il Comitato esprime il suo apprezzamento per
l'attenzione dedicata alle PMI.
Non solo vanno tenute presenti le esigenze specifiche
delle PMI in tutti i programmi di RST, ma deve essere
sviluppata una ricerca particolare su tali esigenze, se si
vuole che le PMI partecipino pienamente allo sfrutta-
mento dei risultati della RST comunitaria.
3.4. Il Comitato concorda pienamente con la valuta-
zione espressa negli Orientamenti della Commissione
circa il ruolo delle PMI :
«La Comunità della scienza e della tecnologia dovrà
tener conto del fatto che le economie industriali avanza-
te sono impegnate in una fase di intenso mutamento
tecnologico durante la quale le piccole e medie imprese
si rivelano spesso le più idonee ad adottare politiche
di innovazione e a mantenere un livello elevato di
concorrenza attraverso l'innovazione. Delle piccole e
medie imprese innovatrici garantiscono all'Europa un
inserimento positivo nella nuova divisione internazio-
nale del lavoro e una diffusione tecnologica competiti-
va. La Comunità vigilerà pertanto ad assicurare un
ambiente favorevole allo sviluppo di una compagine di
piccole e medie imprese europee sane, dinamiche ed
innovatrici. La Commissione trasmetterà prossimamen-
te al Consiglio una comunicazione su questo tipo di
azione».
3.5. Appare sorprendente che il ruolo del CCR, preso
in esame nello stesso documento, non costituisca uno
dei punti di rilievo della proposta di programma
quadro.
3.6. Un aspetto estremamente importante per l'in-
staurazione della Comunità della scienza e della tecno-
logia è preso in considerazione nella parte degli Orienta-
menti della Commissione intitolata « Misure parallele ».
29. 12. 86 Gazzetta ufficiale
Tali misure contemplavano :
— trattamento di favore agli aiuti statali alla RST
nell'ambito dell'applicazione delle regole di concor-
renza;
— sviluppo equilibrato di tutti gli Stati membri e tutte
le regioni della Comunità, tramite l'attuazione di
azioni specifiche di particolare interesse per gli Stati
o le regioni il cui sviluppo scientifico e tecnico
richiede sforzi speciali;
— disposizioni speciali a favore delle PMI per quanto
riguarda :
a) intervento del Fondo europeo di sviluppo regio-
nale (FESR) e dei Programmi integrati mediter-
ranei (PMI), unitamente alla definizione di nuovi
meccanismi finanziari destinati a sostenere pro-
getti infrastrutturali e al tempo stesso a soddisfa-
re i bisogni delle PMI;
b) l'attuazione di misure concernenti le piccole e
medie imprese volte ad associare le PMI al pro-
gresso della Comunità e a consentir loro di trarre
pienamente vantaggio dal potenziale offerto dal
grande mercato comunitario;
—. altre proposte già presentate dalla Commissione e
adottate dal Consiglio, quali il programma relativo
allo sviluppo di alcune regioni sfavorite della Comu-
nità per un migliore accesso ai servizi avanzati di
telecomunicazioni (programma STAR). Nell'ambi-
to dei programmi di R&S a spese ripartite, i servizi
della Commissione stanno esaminando la possibilità
di associare laboratori o imprese di regioni meno
favorite agli istituti di RST dei paesi comunitari
più avanzati in campo scientifico e tecnologico, nei
settori dove tale tipo di associazione si rivela utile
e valorizzante per entrambe le parti;
— maggiore sostegno alla qualificazione e riqualifica-
zione dei ricercatori.
Le misure parallele sono state riprese in dettaglio in
quanto la sezione le considera della massima importan-
za. Esse costituiscono elementi indispensabili di una
politica comunitaria di RST. Le misure volte ad assicu-
rare l'effettiva partecipazione delle PMI ai programmi
di ricerca possono determinare il successo o il fallimento
nell'adeguamento alla rapida evoluzione tecnologica,
così come nel mantenimento della competitività per
quanto riguarda i nuovi prodotti.
Comunità europee N. C 333/53
4. Disposizioni finanziarie
4.1. Il Comitato è persuaso che il sostanziale aumen-
to degli stanziamenti finanziari previsto negli Orienta-
menti trovava una giustificazione nella mole dell'azione
di RST programmata per i prossimi cinque anni. Ciò
risultava ulteriormente avvalorato dalla nuova base
politica e giuridica conferita alle attività scientifiche
e tecniche comunitarie dall'adozione dell'atto unico
europeo nel dicembre 1985. Al contrario la proposta di
secondo programma quadro (1987-1991) prevede una
riduzione da 9 miliardi di ECU, più una riserva del 15%
(1,3 miliardi), a 7,735 miliardi di ECU, con un'ulteriore
disposizione che lascia aperta la porta ad una revisione
degli stanziamenti nel corso dell'attuazione del pro-
gramma. Questa significativa riduzione non può che
suscitare delusione ed è indicativa di un'atteggiamento
tutt 'altro che coraggioso della Commissione nella pre-
sentazione della sua proposta al Consiglio.
4.2. La Commissione presenta, tatticamente, un pro-
gramma e le relative disposizioni finanziarie che ritiene
possano risultare accettabili per il Consiglio.
Il Comitato ritiene invece che l'impostazione corretta
da parte della Commissione dovrebbe essere quella di
presentare il programma di RST, con i relativi costi,
che essa giudica il minimo necessario per assicurare
il più favorevole sviluppo economico e sociale della
Comunità europea nei prossimi cinque anni. In tal
modo, la responsabilità delle conseguenze di eventuali
tagli rispetto a qualsiasi parte del programma sarebbe
del Consiglio.
Il fatto di presentare, in questa fase, un progetto di
programma quadro sminuito avrà probabilmente come
risultato la concessione di stanziamenti ancora più
ridotti da parte del Consiglio, e ciò proprio sulla base
del fatto che oggi la Commissione sostiene che sono
necessari 7,735 miliardi di ECU mentre soltanto pochi
mesi fa fissava a 9 miliardi di ECU ( + il 15% di riserva)
gli stanziamenti richiesti.
4.3. Lo sforzo della Comunità nel settore della RST
risulterà comunque pesantemente ostacolato se il finan-
ziamento verrà effettuato su una incerta base di stanzia-
menti annui. È necessario che venga definito un bilancio
di base per la RST che copra tutto il periodo del nuovo
programma quadro, con la possibilità di modifiche nei
bilanci annuali se assolutamente necessario alla luce di
nuove situazioni. Appaiono tuttavia chiaramente inop-
portune riduzioni nei singoli anni. Il Comitato già si è
pronunciato al riguardo nel parere su « Le priorità della
ricerca comune». L'impegno assunto dalla Comunità
in materia di R&tS nell'atto unico europeo è un ulteriore
elemento che milita a sfavore di una gestione restrittiva
del bilancio di RST.
4.4. Ciò detto, tuttavia, qualora dovessero essere
stanziate delle risorse finanziarie inferiori a quelle
N. C 333/54 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 29. 12. 86
richieste dalla Commissione, vanno evitati tagli genera-
lizzati degli stanziamenti destinati alle diverse azioni.
Bruxelles, 27 novembre 1986.
Infatti, nel caso di tagli, alcune azioni con bilanci più
ridotti risulterebbero probabilmente non gestibili.
Il Presidente
del Comitato economico e sociale
Alfons MARGOT
Parere in merito alla proposta di decisione del Consiglio che adotta una revisione per il 1987
del programma di ricerca da eseguire al Centro comune di ricerca per la CEEA e per la CEE
(1984-1987)
(86/C 333/13)
Il Consiglio, in data 12 agosto 1986, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 198
del trattato che istituisce la Comunità economica europea e dell'articolo 170 del trattato che
istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, di consultare il Comitato economico e
sociale in merito alla proposta di cui sopra.
La sezione «Energia, questioni nucleari e ricerca», incaricata di preparare i lavori del
Comitato in materia, ha formulato il parere sulla base della relazione del sig. Vercellino in
data 7 novembre 1986.
Il Comitato economico e sociale ha adottato il 27 novembre 1986, nel corso della 241a
sessione plenaria, all'unanimità, il seguente parere:
1. Premessa
1.1. Dopo un ampio dibattito preparatorio sui futuri
sviluppi del CCR [COM(86) del 14 marzo 1986], il CES
viene consultato su una proposta concreta di decisione
del Consiglio [COM(86) del 30 luglio 1986] che —
prima di procedere tra un anno alla formulazione del
nuovo programma pluriennale del CCR — modifica
per l'anno 1987 l'attuale programma pluriennale del
CCR 1984-1987.
La Commissione specifica opportunamente che, nel for-
mulare il successivo programma pluriennale del CCR,
essa terrà conto dei pareri espressi per il 1987 nel
contesto generale della ricerca comunitaria sia dal
Parlamento europeo e dal Comitato economico e sociale
che dagli altri organi consultivi.
1.2. Non si possono che apprezzare la procedura
seguita e la sua tempestività, che permettono di interve-
nire subito, rivedendo il programma 1987, per adeguare,
seppure parzialmente, l'attività del CCR :
1) agli orientamenti ed obiettivi dell'Europa tecnologi-
ca e dell'atto unico che modifica il trattato in questo
campo e alle esperienze di nuove forme di ricerca
nella CEE comprese quelle a spese ripartite, i proget-
ti Eureka ed altri;
2) alla definizione delle prime importanti riflessioni e
correzioni, scelte ed urgenze che s'impongono dopo
lo choc e le sconvolgenti conseguenze transnazionali
tecnicoscientifiche, ambientali e sociopolitiche —
del disastro nucleare di Cernobil.
1.3. Nell'elaborare il suo parere per il nuovo pro-
gramma 1987, il Comitato — dopo aver attentamente
esaminato la situazione nelle varie sedi del CCR, visita-
to quelle di Ispra e di Geel, discutendo i problemi della
ricerca e quelli organizzativi con i loro dirigenti e il
personale — si è valso largamente di tutti gli elementi
e documenti disponibili per formulare le sue osservazio-
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