29. 12. 86 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N. C 333/29
Parere in merito alla relazione economica annuale 1986-1987 della Commissione
(86/C 333/10)
Il Consiglio, in data 6 novembre 1986, ha convenuto, conformemente alla decisione n. 120/
74/CEE del Consiglio, del 18 febbraio 1974, relativa alla realizzazione di un grado elevato
di convergenza delle politiche economiche degli Stati membri della Comunità economica
europea (!), modificata dalla decisione n. 787/75/CEE (2), in particolare l'articolo 4, di consul-
tare il Comitato economico e sociale in mento alla relazione economica annuale 1986-87
della Comissione.
La sezione «Affari economici, finanziari e monetari», incaricata di preparare i lavori in
materia, ha formulato il parere sulla base della relazione Geuenich in data 18 novembre
1986.
Il Comitato economico e sociale ha adottato, il 27 novembre 1986, nel corso della 241a sessio-
ne plenaria, con 92 voti favorevoli, 37 contran e l ì astensioni, il seguente parere:
1. Introduzione
1.1. Il Comitato reputa necessario illustrare in sintesi
nel secondo capitolo l'analisi della situazione economi
ca e delle sue prospettive di sviluppo fatta dalla Com
missione. Si offre così da un lato una base per la
valutazione — oggetto del quarto capitolo — delle
proposte di politica economica della Commissione da
parte del Comitato e, dall'altro, l'opportunità di aggiun-
gere nel capitolo, all'analisi della situazione economica
effettuata dalla Commissione, alcune osservazioni cri
tiche.
2. L'analisi della situazione economica da parte della
Commissione
2.1. Tendenze dell'evoluzione dell'economia mondiale
2.1.1. Nel 1986 l'evoluzione dell'economia mondiale
è stata caratterizzata in modo determinante dalla caduta
eccezionale, e inaspettata nel suo ordine di grandezza,
dei prezzi del petrolio. Grazie a ciò i problemi dell'infla-
zione e della bilancia dei pagamenti della Comunità
sono stati alleviati in modo insperato. L'effetto del calo
dei prezzi del petrolio per la Comunità è stato rafforzato
dalla netta diminuzione del valore del dollaro USA sui
mercati esteri — il che costituisce il secondo cambia-
mento sostanziale. D'altra parte lo slittamento delle
parità ha comunque notevolmente ridotto le possibilità
di sbocco delle esportazioni CEE nell'area del dollaro.
Il calo dei saggi d'interesse rappresenta la terza compo-
nente dell'economia mondiale che determina le varia-
zioni dei dati economici di base.
2.1.2. Da queste tre evoluzioni congiunte risultano
nel medio termine presupposti migliori per una crescita
più rapida dell'economia mondiale. Tuttavia, nono
stante tali cambiamenti, ci si attende per l'area OCSE,
sia per il 1986 sia per il 1987, una crescita limitata
al 2 ,5% circa, tasso che rispetto a quello del 1985
rappresenta un lieve calo.
(') GU n. L 63 del 5. 3. 1974, pag. 16.
(2) GU n. L 330 del 24. 12. 1975, pag. 52.
2.1.3. La diminuzione (pari circa ai 2/3) dei prezzi
del petrolio (espressa in ECU) comporta per i paesi
consumatori di petrolio un allentamento delle tensioni
senza precedenti. La fattura delle importazioni di petro-
lio dell'intera Comunità si riduce con ciò di circa l'I,8 %
del PIL. Del resto si deve prevedere che in seguito alla
diminuzione dei prezzi i consumi di petrolio subiranno
un netto aumento e vi sarà una riduzione dell'offerta
dei paesi non OPEC, fatto che potrebbe alla fine sfociare
in un nuovo incremento dei prezzi del petrolio.
2.1.4. La caduta del prezzo del petrolio ha spinto
decisamente verso il basso il saggio di aumento dei
prezzi, fenomeno che ha facilitato anche il calo dei tassi
d'interesse nominali. I tassi d'interesse reali comunque
sono tuttora relativamente elevati. Tassi inferiori e
minori costi energetici determinano un incremento della
redditività e possono così favorire maggiori investimen-
ti, nel caso in cui contemporaneamente si garantisca un
adeguato sviluppo della domanda.
2.1.5. Il tratto distintivo della situazione economica
degli USA è rappresentato dall'enorme deficit della
bilancia delle partite correnti e del bilancio federale.
Malgrado la flessione del corso del dollaro non si può
ad ogni modo fare assegnamento per il 1986 né per il
1987 su un sostanziale miglioramento del disavanzo
commerciale, visto che per il momento gli esborsi per
le importazioni crescono più velocemente degli introiti
derivanti dalle esportazioni. Inoltre la bilancia delle
partite correnti sopporta l'onere del servizio del debito
estero degli Stati Uniti, che continua ad aumentare.
Scarso successo fino a questo momento hanno ottenuto
anche gli sforzi tesi a ridurre il deficit di bilancio; appare
tuttavia inevitabile negli anni prossimi l'attuazione negli
Stati Uniti di una politica fiscale restrittiva.
2.1.6. Per il commercio mondiale dei prodotti tra-
sformati si prevede una moderata crescita nel 1987;
poiché le importazioni dei paesi extracomunitari
dovrebbero crescere solo molto lentamente, l'incremen-
to degli scambi dipende soprattutto dall'espansione eco-
nomica in Europa.
N. C 333/30 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 29. 12. 86
2.1.7. I fattori di rischio per l'economia mondiale nel
•1987 vanno individuati soprattutto nel pericolo di un,
ulteriore indebolimento della crescita negli USA, nella
possibilità di una risalita dei prezzi del petrolio nonché
nella tuttora insoluta, precaria situazione di alcuni prin-
cipali paesi debitori.
2.2. La situazione economica della Comunità e le sue
prospettive
2.2.1. La variazioni descritte dei dati economici nel
quadro economico mondiale hanno parzialmente
migliorato i presupposti per una sostenuta crescita
all'interno della CEE nel medio periodo. Tali più favo-
revoli condizioni non si sono però finora riflesse in un
chiaro aumento dei saggi di espansione. Nel 1986 essa
sarà solo di poco superiore a quella registrata nel 1985
e anche per il 1987, se gli orientamenti di politica
economica rimarranno invariati, si prevede un aumento
dei tassi di pochi decimi percentuali rispetto al 1986.
La crescita del 2 ,8% prevista per il 1987 nella media
comunitaria si colloca ben al di sotto dell'obiettivo,
perseguito nel quadro della strategia di cooperazione
per la crescita, di un tasso medio del 3,5 % per il periodo
1986-1990.
2.2.2. Assume inoltre rilievo per la situazione econo-
mica nella Comunità il fatto che i tassi di crescita delle
economie degli Stati membri presentino considerevoli
differenze. Si stima un tasso superiore al 3 % per Italia,
Irlanda, Portogallo e Repubblica federale di Germania,
del 3 % per la Spagna; del 2.5 % per il Regno Unito,
Lussemburgo e Francia; i valori per i restanti Stati
membri si situano sotto il 2 %. In Grecia il PIL potrebbe
addirittura diminuire.
2.2.3. Una delle ragioni della misura relativamente
insoddisfacente della crescita sta nel contributo negati-
vo del commercio estero che viene stimato pari ad oltre
un punto percentuale negativo e allo — 0,8 % del PIL
rispettivamente nel 1986 e nel 1987. Si tratta soprattutto
dei riflessi dell' improvvisa debolezza della domanda
dei paesi produttori di petrolio e della modifica delle
parità monetarie. Questo indebolimento delle esporta-
zioni non è stato compensato, soprattutto nel primo
semestre del 1986, da un incremento della domanda
interna.
2.2.4. Alcuni elementi indicano però che la discesa
dei prezzi dei prodotti energetici migliora in misura
crescente il clima dei consumi. Per tale motivo i consumi
privati divengono un fattore significativo della crescita
economica (+ 3,7% nel 1986 e + 3,5% nel 1987 in
termini reali).
2.2.5. Anche dagli investimenti proviene un contri-
buto sostanziale alla crescita. In questo campo assumo-
no rilievo soprattutto gli investimenti in beni strumenta-
li (in termini reali + 6 , 1 % nel 1986 e + 6,9% nel
1987), mentre gli investimenti nel settore delle costruzio-
ni, sebbene abbiano mostrato una certa ripresa, non
danno prova di grande dinamismo. Nel complesso non
si deve trascurare il fatto che i tassi di aumento degli
investimenti rimangono chiaramente inferiori a quelli
registrati in precedenti fasi congiunturali di espansione.
Resta perciò necessario uno sforzo più intenso in mate-
ria di investimenti.
2.2.6. La spesa dell'amministrazione pubblica parte-
ciperà, come nel passato, in misura inferiore all'incre-
mento medio della domanda interna stimato per il 1986
al 3,8 % e per il 1987 al 3,5 %, sempre in termini reali.
2.2.7. I tassi di aumento dei prezzi al consumo si
sono situati ad un livello che non era più stato possibile
raggiungere da 20 anni a questa parte: media CEE
3,7% nel 1986. L'andamento dei prezzi presenta però
ancora notevoli differenze da uno Stato membro all'al-
tro. Soprattutto Grecia e Portogallo ma anche — in
misura minore — Spagna e Italia registrano per il
1986 tassi di inflazione relativamente elevati. Si prevede
comunque per il 1987 un'ulteriore flessione dei tassi
medi di aumento dei prezzi fino a raggiungere il 3 %
dal momento che, specialmente nei paesi menzionati,
la situazione migliorerà ulteriormente.
2.2.8. Il favorevole andamento dei prezzi al consumo
e il miglioramento delle ragioni di scambio reali hanno
determinato, in concomitanza con un aumento modera-
to del salari nominali, una situazione eccezionale nella
quale ad un aumento del salari reali del 2,3 % e alla
collegata levitazione del potere d'acquisto non corri-
spondono incrementi del costo reale del lavoro prò
capite. Non si può però contare per il 1987 sulla ripeti-
zione di questa favorevole combinazione.
2.2.9. Si stima che il numero degli occupati cresca
nel 1986 e nel 1987 dello 0 ,8%. Ciò rappresenta certo
un aumento superiore alla media del numero degli
occupati, se si fa riferimento al lungo periodo, tuttavia
tale incremento va imputato per una parte a misure
specifiche riguardanti il mercato del lavoro. Dato che
la popolazione attiva, specie a causa del crescente nume-
ro di donne che entrano a far parte del mondo del
lavoro, continua ad aumentare, la percentuale dei disoc-
cupati si mantiene su un livello estremamente elevato :
media comunitaria (Europa dei 12) 11,9% nel 1986 e
11,7% nel 1987.
2.2.10. Un problema particolarmente grave in ordine
alla struttura della disoccupazione è costituito dalla
quota crescente dei disoccupati di lungo periodo : circa
il 40 % dei disoccupati sono senza lavoro da più di un
anno. Anche la disoccupazione giovanile è un fenomeno
significativo, sebbene in questo caso si possano cogliere
segni di miglioramento.
2.2.11. Le prospettive economiche per il 1987 fanno
prevedere che la fase di moderata espansione potrebbe
ancora perdurare. Le opportunità di crescita ulteriore
dipendono tuttavia soprattutto da fattori interni, men-
tre non si possono fondare speranze sulle esportazioni.
Nondimeno l'insostenibile volume della disoccupazione
potrà ridursi solo in misura non sostanziale.
29. 12. 86 Gazzetta ufficiale del
3. Osservazioni in merito all'analisi della situazione
economica
3.1. Il Comitato prende atto dell'analisi della Com-
missione sull'evoluzione dell'economia mondiale. Tut-
tavia esso desidera inoltre sottolineare specialmente i
punti seguenti :
— i problemi della bilancia delle partite correnti degli
USA potrebbero persistere nel 1987; nella misura in
cui si cercasse di risolverli con una politica fiscale
restrittiva l'indebolimento della crescita negli USA
potrebbe trasformarsi in una recessione;
— ugualmente fonte di instabilità sarebbe un'ulteriore
caduta del corso del dollaro;
— in futuro l'espansione dell'economia europea
potrebbe essere fortemente ostacolata dall'evoluzio-
ne dell'economia degli USA e dalle sue ripercussioni
sul piano mondiale;
— i pericoli cui il commercio mondiale si trova di
fronte sono nel complesso ancora più grandi e gravi;
aumentano le tendenze protezionistiche e oscillazio-
ni erratiche non prevedibili dei corsi di cambio
potrebbero determinare una maggiore incertezza.
3.2. Il Comitato formula le seguenti osservazioni
sulla valutazione della situazione economica della
Comunità :
— è oltremodo incerto se il tasso medio di incremento
dei prezzi al consumo declinerà ulteriormente nel
1987,
— i consumi privati potrebbero essere più forti se la
quota dei salari sul reddito nazionale non continue-
rà a diminuire,
— è possibile che i tassi di crescita del PIL per le singole
economie nazionali, per esempio per la Repubblica
federale di Germania, siano il risultato di stime
troppo ottimistiche,
— uno sforzo più intenso nel settore degli investimenti
è necessario particolarmente nel campo dell'indu-
stria manifatturiera e in quello delle nuove tecno-
logie,
— è incerto se la crescita prevista sia da sola sufficiente
a ridurre il volume dell'occupazione negli anni a
venire, fino a quando l'obiettivo dell'occupazione
negli Stati membri non venga inserito nelle azioni
di politica economica più decisamente di quanto sia
finora avvenuto. Il Comitato si compiace perciò in
modo particolare del fatto che la Commissione
abbia messo al centro delle sue riflessioni l'elimina-
zione della disoccupazione in un'economia europea
più dinamica.
4. L'attuazione della strategia cooperativa per la cre-
scita
4.1. Problemi generali di una strategia cooperativa
4.1.1. I dati esistenti per il 1986 e per il 1987, in
particolare quelli relativi alla crescita economica e
e Comunità europee N. C 333/31
all'occupazione nella CEE, indicano che l'evoluzione
economica è ancora ben lontana dal conseguire gli
obiettivi della strategia cooperativa per la crescita.
Desta soprattutto preoccupazione il fatto che la crescita
nel 1986 si sia rivelata relativamente modesta nonostan-
te che l'enorme diminuzione del costo delle importazio-
ni, in particolare delle materie prime, e il collegato
effetto positivo sulle ragioni di scambio, offrissero un
quadro di condizioni molto favorevoli ad un rafforzato
incremento della produzione e dell'occupazione.
4.1.2. Tale esperienza autorizza a concludere che
condizioni favorevoli o almeno più favorevoli nel cam-
po dell'andamento dei prezzi, dei costi di produzione,
dei profitti delle imprese, dei saldi delle bilance delle
partite correnti e dei disavanzi di bilancio evidentemen-
te non comportano in maniera automatica un'accelera-
zione significativa della crescita economica. Il migliora-
mento delle condizioni quadro offre piuttosto soltanto
l'opportunità di un migliore andamento della produzio-
ne e dell'occupazione che deve essere poi sfruttata sul
piano della politica economica.
4.1.3. Tale opportunità verrebbe sfruttata se si giun-
gesse alla realizzazione della strategia cooperativa per
la crescita. Infatti tale strategia è ambiziosa e fissa
obiettivi relativamente elevati. Il miglioramento dei pre-
supposti di detta strategia per la crescita è stato però
dovuto fino a questo momento piuttosto a mutamenti,
determinati dal mercato, della struttura dei prezzi. Dal
punto di vista politico finora è accaduto ben poco che
renda più probabile l'attuazione della strategia coopera-
tiva per la crescita. Infatti la decisione del Consiglio del
dicembre 1985 e le discussioni tra gli organi comunitari
e le parti sociali a livello europeo, anche se si sono
svolte sulla base di un ampio consenso in ordine agli
obiettivi della strategia e agli strumenti della sua realiz-
zazione, non hanno ancora molto significato né per
l'atteggiamento del gruppi interessati a livello interna-
zionale né per l'armonizzazione della politica economi-
ca degli Stati partecipanti.
4.1.4. Appaiono per questo motivo opportune alcune
considerazioni di fondo sulle possibilità di un atteggia-
mento cooperativo delle parti sociali e delle autorità
responsabili della politica economica dei singoli Stati.
4.1.5. Anche nelle economie nazionali dell'Europa
occidentale più o meno orientate nel senso dello stato
sociale, predominano tradizionalmente programmazio-
ni e decisioni economiche che si basano su interessi
individuali e particolari. Rivitalizzare e rivalorizzare
tale principio è persino una scelta politica consapevole
dei vari governi e la stessa strategia cooperativa per la
crescita della Commissione lo prevede in una certa
misura. Un atteggiamento cooperativo va tuttavia oltre
interessi individuali e particolari poiché richiede che ci
si autolimiti nel perseguimento del proprio interesse
per tener conto degli interessi di altri. Pertanto un
atteggiamento cooperativo è razionale solo in determi-
nate circostanze, per esempio, nel caso in cui i propri
N. C 333/32 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 29. 12. 86
sacrifici spingono o costringono anche gli altri a fare
dei sacrifici; infatti solo così si può arrivare ad una
situazione economica nella quale tutti godono dei van-
taggi e che è migliore di quella che ci si può attendere
perseguendo il puro interesse proprio. Insomma : i sacri-
fici devono essere ricompensati. Essi tuttavia lo sono,
di solito, quando anche gli altri agiscono con spirito
cooperativo.
4.1.6. Nondimeno l'atteggiamento cooperativo
comune è in conflitto ancora una volta con l'interesse
del singolo. Infatti ciascuno massimizza la propria situa-
zione, quando l'altro si comporta in modo cooperativo,
continuando tuttavia a perseguire il proprio interesse.
Ciò potrebbe essere notato dall'altro e indurlo a rinun-
ciare al suo atteggiamento cooperativo. Non si può
però stabilire con certezza ogni atteggiamento non coo-
perativo, per esempio quando manchino criteri chiari
di un comportamento cooperativo o quando, come per
esempio potrebbe essere nel caso dei paesi più piccoli
della CEE, il contributo del singolo al risultato globale
è relativamente esiguo. L'atteggiamento non cooperati-
vo è anche avvio, nonstante il pericolo di un'interruzio-
ne dell'atteggiamento cooperativo degli altri, quando ci
si attende solo un vantaggio a breve termine, cioè
quando questo appare sufficiente e non incombono
sanzioni contro l'atteggiamento non cooperativo.
4.1.7. Tali considerazioni portano alla conclusione
che le opportunità di attuazione della strategia coopera-
tiva per la crescita possono essere ancora migliorate :
a) la Commissione dovrebbe fissare criteri chiari sulla
cui base definire l'atteggiamento cooperativo dei
gruppi e dei paesi interessati,
b) essa dovrebbe far comprendere che si tratta di una
strategia necessaria a lungo termine, la cui validità
deve superare il 1990, altrimenti l'atteggiamento
cooperativo potrebbe eventualmente sfaldarsi trop-
po presto,
e) la Commissione dovrebbe prestare attenzione ai
contributi di tutti gli Stati membri alla strategia
comune,
d) essa dovrebbe riflettere su quali conseguenze trarre
nel caso di un atteggiamento non cooperativo,
e) essa dovrebbe rendere più palesi ad ogni gruppo
sociale i vantaggi indotti dal loro sacrificio.
4.2. La politica monetaria
4.2.1. La politica monetaria ha assolto con relativa
facilità i suoi compiti nel 1986, dato che il forte calo
dei prezzi all'importazione ha da solo nettamente conte-
nuto l'aumento dei prezzi al consumo. È stato perciò
possibile ridurre nella media dei paesi europei l'aumen-
to dell'offerta di moneta, senza con ciò frenare la cre-
scita.
4.2.2. Nel 1987 il compito della politica monetaria
diventerà più arduo, dal momento che difficilmente la
caduta dei prezzi all'importazione proseguirà. Si tratta
di consolidare i successi ottenuti nella lotta all'inflazio-
ne. Ciò non è facile in quanto il tasso di incremento
dei prezzi del 3,5 % è determinato anche da alcuni Stati,
che evidenziano un ridottissimo aumento dei prezzi o
persino una diminuzione assoluta dell'indice dei prezzi.
Sarà difficile che la situazione in tali Stati si stabilizzi,
fatto che non è poi necessariamente auspicabile.
4.2.3. La stabilizzazione dell'inflazione media nella
Comunità esige dunque che i tassi di aumento dei prezzi
di quegli Stati che presentano incrementi superiori alla
media vengano ulteriormente contenuti. La politica
monetaria può operare in tal senso in linea di principio,
senza impedire la crescita, solo se l'ascesa dei costi
viene ridotta in misura corrispondente. Vi sono buoni
presupposti perché l'ottenuta diminuzione dell'inflazio-
ne in futuro possa essere tenuta in considerazione al
momento della firma degli accordi salariali. In tal modo
anche i tassi di aumento dei prezzi dei singoli Stati si
ravvicinerebbero consentendo una convergenza e una
coerenza nella crescita della quantità di moneta senza
far ricorso ad una politica monetaria che ostacoli la
crescita.
4.2.4. La Commissione ricorda che la politica mone-
taria ha pure il compito di finanziare in maniera adegua-
ta il margine di manovra per la crescita reale. Che cosa
vuol dire tuttavia finanziamento adeguato nel quadro
della strategia cooperativa per la crescita ? Il Comitato
ritiene che non ci si debba basare sulla crescita attuale
nei singoli Stati membri. Gli obiettivi relativi all'offerta
di moneta dovrebbero, oltre a considerare un ridotto,
ma inevitabile, tasso di aumento dei prezzi, offrire ai
singoli Stati, a seconda della loro potenzialità d'espan-
sione, un margine di manovra per la crescita tale da
rendere possibile, nella media comunitaria, un tasso di
crescita del 3 ,5% annuo perseguito nel quadro della
strategia cooperativa fino al 1990. Non esiste perciò il
pericolo di un riaccendersi dell'inflazione fino a che la
politica salariale è impostata in modo cooperativo,
come il Comitato ha già affermato nel parere sulla
«Situazione economica — primo semestre 1986».
4.2.5. Come la Commissione giustamente dichiara,
l 'andamento del corso del dollaro potrebbe rendere
necessaria una risposta flessibile dei tassi d'interesse a
breve in Europa. Si può così evitare un'accelerazione
dell'aumento della quantità di moneta.
4.2.6. L'obiettivo della liberalizzazione dei movimen-
ti di capitale e il potenziamento e l'ampliamento dello
SME rappresentano elementi significativi per migliorare
la convergenza delle politiche monetarie e valutarie
della Comunità e perciò per l'attuazione di un'azione
basata sulla cooperazione tra gli Stati membri.
4.3. Margini di manovra della politica fiscale
4.3.1. La Commissione ha analizzato a fondo gli
sviluppi e le possibilità di azione nel settore delle finanze
29. 12. 86 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N. C 333/33
pubbliche, poiché attribuisce alla politica fiscale una
responsabilità essenziale per la realizzazione della stra-
tegia cooperativa per la crescita. Secondo il Comitato
la politica fiscale deve assumere addirittura un ruolo
fondamentale visto che la dinamica degli investimenti
privati non ha finora tenuto il passo delle migliorate
condizioni di offerta, soprattutto dell' aumentata reddi-
tività.
4.3.2. Palesemente, per incrementare gli investimen-
ti, oltre al miglioramento della redditività, occorrono
anche migliori prospettive di sbocco. I bilanci pubblici
hanno in passato tralasciato tale aspetto posponendolo
alle preoccupazioni di consolidamento. Nel frattempo
il consolidamento dei bilanci pubblici è giunto a buon
punto, però non tutti gli Stati hanno già raggiunto un
solido rapporto tra aumento del debito pubblico e
crescita del PIL. Fortunatamente hanno tuttavia conqui-
stato uno spazio di manovra proprio alcuni paesi più
grandi.
Nella Repubblica federale di Germania il deficit del
bilancio pubblico si è nel frattempo ridotto a tal punto
che alla politica fiscale potrebbe essere attribuito un
ruolo maggiore nello sviluppo della domanda. La Com-
missione indica a giusto titolo che un orientamento
espansivo concertato, a cui la Repubblica federale
dovrebbe associarsi, consentirebbe anche alla Francia e
al Regno Unito di avere un margine di manovra per
una politica di bilancio più espansiva. Si dovrebbero
tenere sotto controllo anche le posizioni di avanzo della
Danimarca e del Lussemburgo.
Non è solo l'evoluzione dei saldi di bilancio che offre
nel frattempo uno spazio di manovra per la politica
fiscale. Il Comitato vede inoltre notevoli possibilità
di stimolare la crescita e l'occupazione mediante una
migliore struttura delle entrate e delle spese.
4.3.3. Riveste una grande rilevanza la questione
riguardante gli scopi per i quali i margini di manovra
esistenti dovrebbero essere utilizzati. Secondo il Comi-
tato occorre soprattutto intensificare gli investimenti di
infrastruttura, includendovi spese più elevate per la
protezione dell'ambiente e per il rinnovamento urbano,
dato che nel decennio trascorso sono fortemente dimi-
nuiti soprattutto gli investimenti pubblici. Si annovere-
rebbero tra gli investimenti anche maggiori sforzi nel
settore della ricerca e dello sviluppo nonché della forma-
zione professionale e della riqualificazione dei disoccu-
pati di lungo periodo. La rilevanza speciale delle spese
pubbliche d'investimento non consiste solo nella loro
capacità di creare domanda ed occupazione. Oltre a ciò
esse hanno la funzione di aumentare le possibilità di
successo degli investimenti privati, svolgendo un ruolo
complementare. Del resto le infrastrutture redditizie,
come il tunnel sotto la Manica, dovrebbero poter essere
finanziate, almeno in parte, con capitale privato.
4.3.4. È opinabile che ci sia ancora margine per una
diminuzione della pressione fiscale o per la riduzione
di altri tributi, soprattutto dei contributi sociali. Certo
potrebbero prodursi opportunità di una riduzione delle
aliquote d'imposta attraverso l'eliminazione di scappa-
toie fiscali e di sovvenzioni. Di fronte ai diversi sistemi
fiscali nei singoli Stati membri si dovrebbe inoltre esa-
minare come i sistemi possano essere strutturati in
modo da risultare più efficaci sotto l'aspetto occupazio-
nale.
4.3.5. Gli sforzi di riforma fiscale dovrebbero essere
rivolti soprattutto anche ad una semplificazione del
sistema d'imposizione. Ciò si ottiene concedendo esen-
zioni dalle imposte a molti percettori di bassi redditi,
nel qual caso potrebbero cessare contemporaneamente
i trasferimenti di reddito ad essi destinati. In linea di
principio la spesa sociale dovrebbe essere decurtata
ovvero l'aumento della spesa frenato nella misura in
cui sia venuta meno l'emergenza sociale. Il Comitato
parte dal presupposto che le affermazioni della Com-
missione al riguardo si riferiscano a questo caso. Prov-
vedimenti diretti ad accrescere il numero di domande
d'impiego mediante la riduzione delle prestazioni sociali
sono nel prossimo futuro superflui.
4.4. Realizzazione del mercato interno e politica strut-
turale attiva
4.4.1. Il Comitato si è già occupato in maniera
approfondita nel parere sulla « Situazione economica —
primo semestre 1986» della correlazione tra un'efficace
strategia cooperativa per la crescita e la realizzazione
del mercato interno europeo. Il parere sottolinea che
l'ampliamento dei mercati e l'intensificazione della con-
correnza dovrebbero stimolare la crescita. Vale la pena
di far notare in tale contesto che anche i consumatori
beneficiano dei vantaggi del mercato interno. Le trasfor-
mazioni delle strutture di mercato richiederanno ulte-
riori azioni nel comparto della politica dei consumi, ad
esempio una politica dell'informazione riguardante i
consumatori e i controlli di qualità. La Commissione
dovrebbe soprattutto dedicare maggiore attenzione agli
interessi dei consumatori. Il Comitato economico e
sociale prenderà in esame tale aspetto nei pareri e nelle
relazioni e lo pondererà con gli effetti di altri interessi.
Oltre a ciò nel parere sulla situazione economica del
primo semestre 1986 si ribadiva l'importanza delle tran-
formazioni strutturali regionali e settoriali collegate alla
realizzazione del mercato interno e si esigevano misure
strutturali di accompagnamento ai processi di adatta-
mento.
4.4.2. Il Comitato si compiace in modo particolare
del fatto che anche la Commissione veda, in riferimento
alle misure comunitarie orientate verso l'offerta, una
relazione tre l'apertura dei mercati e gli interventi di
politica strutturale e regionale.
4.4.3. Va notato che dalla metà degli anni '70 in
poi il processo di convergenza effettiva, vale a dire la
riduzione delle differenze nel reddito reale prò capite e
nella percentuale di disoccupazione tra i singoli Stati e
le singole regioni della Comunità, si è inceppato ed ha
addirittura subito una involuzione. L'obiettivo dell'ef-
fettiva convergenza delle economie acquista attraverso
l'allargamento della Comunità e l'accelerazione del
costante processo di trasformazione strutturale un più
grande rilievo.
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4.4.4. L'attuazione della strategia cooperativa con-
tribuirà a creare un clima macroeconomico favorevole
ad una dinamica crescita economica. Comunque le
regioni più fortemente svantaggiate dovrebbero rag-
giungere un saggio di crescita superiore alla media
comunitaria, cosa che esige una immediata ripresa del
processo della convergenza reale nella Comunità. Per
tale ragione la Comunità europea è più che mai chiama-
ta ad adoperare i suoi strumenti di politica sociale,
regionale e strutturale e ad accrescerne l'efficienza
mediante un miglior coordinamento dei fondi tra di
loro e con gli altri strumenti finanziari della Comunità.
In tale contesto il Comitato richiama l'attenzione sui
pareri in merito alla XV relazione della Commissione
sulla politica di concorrenza e al Libro bianco della
Commissione riguardante il completamento del merca-
to interno, in cui si rileva la correlazione tra una politica
di concorrenza efficiente, la realizzazione del mercato
interno e la creazione di uno spazio sociale europeo. Il
Comitato è dell'avviso che la realizzazione del mercato
interno possa essere ottenuta solo se la dimensione
sociale viene contemporaneamente conglobata nelle
politiche comunitarie. Ciò presuppone che la Commis-
sione esamini in maniera approfondita quali saranno le
conseguenze, per i lavoratori, della creazione del merca-
to interno.
4.4.5. Le politiche sociale, regionale e strutturale tut-
tavia possono conseguire i risultati desiderati solo se le
misure sono tra loro coordinate e se vengono decise
sulla base di analisi delle prospettive di sviluppo dei
singoli settori economici. Occorre qui fare attenzione,
come emerge anche dalle relazioni sulla politica di
concorrenza della Commissione, a che venga eliminato
il protezionismo interno e sia evitata una corsa alle
sovvenzioni.
4.5. Politica salariale
4.5.1. La Commissione, nel quadro della strategia
cooperativa, suppone per la media degli anni 1986-
1990 un'ulteriore crescita dei costi salariali reali unitari
deH'1,0% e un accrescimento dei salari reali unitari
dell'I,1 %. Inoltre presuppone un aumento medio della
produttività del lavoro prò capite del 2,3 % in tale
periodo. Di fronte al livello, eccezionalmente elevato,
della disoccupazione raggiunto in tutti gli Stati — con
l'eccezione del Lussemburgo — il Comitato non intende
per il momento contestare che l'aumento dei costi sala-
riali e dei salari reali debba essere inferiore all'incremen-
to della produttività, se nel contempo anche gli altri
elementi della strategia cooperativa per la crescita ven-
gono coerentemente modificati, se si verifica una cresci-
ta maggiore degli investimenti e se si creano posti di
lavoro aggiuntivi. Il Comitato osserva criticamente che
la differenza perseguita tra l'incremento dei costi sala-
riali reali e l'aumento della produttività è considerevole.
Esso fa inoltre rilevare che il salano reale deve contem-
poraneamente continuare ad aumentare e una modera-
zione della crescita del salario reale può essere tanto
più accettabile quanto più positivi appariranno gli effet-
ti della strategia cooperativa sulla dinamica dell'occu-
pazione.
4.5.2. La Commissione, nella relazione economica
annuale 1986-87 (tabella 21) indica che nel 1987 si
dovrebbe arrivare nella Comunità (EUR 12) ad una
riduzione dei costi salariali reali unitari nella misura
dello 0,7 % (differenza tra l'incremento dei costi salaria-
li reali unitari e l'aumento della produttività del lavoro
prò capite) poiché, a causa della diminuzione dei prezzi
all'importazione nel 1986, vi sarà un maggiore adegua-
mento dei costi salariali reali unitari, precisamente
dell '1,8%. Contemporaneamente nel 1987 i costi sala-
riali reali unitari dovrebbero crescere nei vari paesi
della Comunità di circa il 2 % - 3 % . La Commissione
raccomanda alle parti sociali di tali paesi di tener conto,
al momento delle trattative salariali, dell'andamento
dell'occupazione e del volume della disoccupazione.
4.5.3. La Commissione è dunque pronta a considera-
re sotto il profilo della politica salariale le differenze
nell'andamento dell'occupazione e il livello dell'aliquo-
ta dei disoccupati. Il Comitato ritiene che in tale conte-
sto si debba tuttavia tenere sotto controllo anche l'ade-
guamento realizzatosi fino a questo momento dei costi
salariali reali unitari (tabella 21) e della redditività,
poiché tali grandezze indicano le opportunità future di
investimento e di occupazione.
4.5.4. Per la futura politica salariale la Commissione
suggerisce di rispettare alcuni principi :
In primo luogo essa propone che i contratti collettivi
offrano la possibilità di reagire a variazioni nelle ragioni
di scambio. Formulato concretamente ciò vuol dire
distinguere sotto il profilo della politica salariale tra
l'inflazione interna e quella importata. Il Comitato si
rende conto che ciò, specie in presenza di un nuovo,
considerevole peggioramento delle ragioni di scambio,
potrebbe assumere una certa rilevanza. Occorre evitare
che un'inflazione imposta dall'esterno si trasferisca in
modo quasi automatico anche sull'evoluzione dei costi
determinati all'interno.
4.5.5. Di grande incisività sono in parte altre propo-
ste della Commissione, vale a dire la differenziazione
regionale dei salari, una moderazione generale degli
aumenti salariali anche per i settori prosperi, i contratti
a termine e il collegamento delle retribuzioni ai profitti.
È necessario un dialogo molto intenso tra le parti sociali
prima che si possano attendere mutamenti in tali campi
rispetto alla prassi attuale; si dovrebbero mantenere ove
possibile le misure di tutela dell'occupazione. Inoltre è
importante che si tenga conto delle conseguenze riguar-
danti la politica regionale per non contrastare gli obiet-
tivi della politica regionale comunitaria.
4.6. Adeguamento del mercato del lavoro e politica
dell'orario di lavoro
4.6.1. Secondo la Commissione esiste nel quadro del-
la strategia cooperativa per la crescita, oltre ai fattori
29. 12. 86 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee N. C 333/35
macroeconomici che determinano l'occupazione, un
grande numero di strumenti microeconomici, tramite i
quali si potrebbe incentivare la disponibilità a creare
occupazione da parte degli imprenditori. Essa cita :
— la ristrutturazione e la riduzione dell'orario di
lavoro
— regolamentazioni che tutelano l'occupazione
— opportunità di formazione e riqualificazione
— regolamentazioni dirette ad agevolare l'avviamento
di piccole imprese, di imprese autonome e di coope-
rative
— provvedimenti a favore dei disoccupati di lungo
periodo.
4.6.2. L'idea insita in tale posizione è quella di rende-
re una data crescita più efficiente per creare occupazio-
ne. Anche la ristrutturazione e la riduzione dell'orario
di lavoro potrebbero contribuirvi se si realizzassero in
maniera neutra sotto il profilo dei costi. Considerata la
situazione attuale, specialmente di fronte ai deludenti
risultati ottenuti dalla lotta alla disoccupazione nel 1986
e di fronte alle prospettive per il 1987, il Comitato è
del parere che la strategia cooperativa dovrebbe dare
più rilievo alla ristrutturazione e alla riduzione dell'ora-
rio di lavoro anche in funzione delle specificità settoria-
li. Colpisce il fatto che la Commissione citi la riduzione
dell'orario di lavoro esclusivamente in relazione alla
ristrutturazione dello stesso. Sembra che per la Com-
missione la riduzione sia una conseguenza automatica
della ristrutturazione. Invece il Comitato ritiene che la
riduzione dell'orario di lavoro rappresenti uno strumen-
to a sé stante. Solo tale riduzione può rendere necessaria
la ristrutturazione dell'orario di lavoro al fine di riparti-
re il tempo totale di lavoro su più persone.
4.6.3. La diminuzione dell'orario di lavoro non può
limitarsi, nel quadro di una strategia cooperativa, alla
realizzazione degli interessi individuali in tale campo,
poiché non verrebbe preso in considerazione l'interesse
dei disoccupati. Vanno anche tenuti presenti gli interessi
degli imprenditori nel senso che la riduzione dell'orario
di lavoro deve avvenire in modo neutro a livello dei
costi. La Commissione scrive a giusto titolo che con
una maggiore utilizzazione degli impianti di produzione
si può raggiungere tale obiettivo; essa rende spesse
necessario un impiego flessibile della manodopera. È
compito del dialogo sociale trovare forme di lavoro
accettabili per ambo le parti.
4.6.4. Quanto alla problematica delle regolamenta-
zioni per la tutela dell'occupazione non si tratta per la
Commissione di promuovere la deregolamentazione di
per sé. Tuttavia, a suo giudizio, la disciplina dei licenzia-
menti vigente in vari Stati è particolarmente pregiudizie-
vole per l'occupazione. Il problema può venir discusso
più in dettaglio una volta che siano compresi gli effetti
delle singole regolamentazioni che si suppone costitui-
scano un ostacolo. In linea generale si può affermare
che le regolamentazioni dirette a tutelare l'occupazione
rivestano una importanza speciale per i lavoratori in
periodi di elevata disoccupazione. Essi necessitano di
questa forma di sicurezza sociale anche per essere pro-
tetti contro il rischio di oscillazioni di reddito risultanti
dalla politica di riduzione individuale e generale dell'o-
rario di lavoro.
4.6.5. La promozione di opportunità di formazione
e riqualificazione va accolta senza riserve. Essa è utile
alla trasformazione strutturale in senso generale nonché
in maniera speciale al reinserimento dei disoccupati, tra
i quali è noto si trova una percentuale sporporzionata
di lavoratori non qualificati. Si dovrebbe dedicare parti-
colare attenzione ai problemi dei disoccupati di lungo
periodo.
4.6.6. Il Comitato appoggia l'iniziativa della Com-
missione volta a riesaminare le regolamentazioni super-
flue o distorte, che ostacolano la creazione o l'espansio-
ne di piccole e medie imprese, e a delineare una politica
diretta al superamento di tali impedimenti.
4.7. Coordinamento internazionale delle politiche eco-
nomiche
4.7.1. Di fronte ad una distribuzione dei saldi delle
bilance delle partite correnti molto disuguale, la politica
economica necessita di un migliore coordinamento
internazionale poiché gli squilibri ostacolano il com-
mercio mondiale. La Commissione ha presentato un'a-
nalisi molto istruttiva riguardante l'elasticità, rispetto
al reddito, delle esportazioni e delle importazioni dei
paesi interessati. Da essa risulta che specialmente il
Giappone e anche la Repubblica federale di Germania
dovrebbero espandere vigorosamente lo sviluppo della
domanda interna. In nessun caso però la Repubblica
federale di Germania può assumere la funzione di loco-
motiva dell'economia mondiale. Il necessario rallenta-
mento della crescita dei redditi reali negli USA sembra
già essere in atto. Vanno evitate misure restrittive per
non mettere in ulteriore pericolo lo sviluppo del com-
mercio mondiale.
4.7.2. Su questo sfondo, se l'Europa e il Giappone
non fanno segnare una crescita più vivace, assumendo
pertanto un ruolo più attivo nel commercio mondiale,
i problemi dell'indebitamento di molti paesi in via di
sviluppo si riacutizzeranno. Tale ruolo non dovrebbe
essere messo in discussione a causa di un considerevole
peggioramento della bilancia delle partite correnti della
Comunità dovuto alla strategia cooperativa per la cre-
scita. I disavanzi delle partite correnti rappresentano la
necessaria contropartita degli avanzi delle bilance delle
partite correnti dei paesi in via di sviluppo. In mancanza
di una remissione del debito, tali paesi possono abbatte-
re i loro esorbitanti debiti soltanto tramite avanzi delle
bilance delle partite correnti.
4.7.3. Si deve sperare che i risultati della nuova tor-
nata di negoziati GATT saranno d'aiuto per l'obiettivo
N. C 333/36 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 29. 12. 86
di un commercio mondiale più equilibrato. Va sempre
sottolineata la regola fondamentale del commercio
internazionale : per principio il protezionismo va com-
battuto. Le trattative in sede GATT o anche in sede
bilaterale devono portare prioritariamente all'abbatti-
mento dei protezionismi esistenti.
4.8. Rafforzamento del dialogo sociale
4.8.1. La Commissione è ben consapevole dell'im-
portanza di intensificare il dialogo sociale. Essa analizza
correttamente come in passato un dialogo sociale insuf-
ficiente abbia contribuito al sorgere dei problemi odier-
ni. Il significato del dialogo sociale sta nel fatto che
esso mantiene il clima di fiducia, cosicché ciascuno può
agire in modo attivo anziché porsi sulla difensiva.
4.8.2. In linea di principio il dialogo sociale dovrebbe
riguardare tutti i campi della strategia cooperativa per
la crescita e per completario a livello economico genera-
le dovrebbe essere condotto anche a livello settoriale.
Il Comitato economico e sociale, in quanto organo
previsto del trattato istitutivo della Comunità europea
con funzione consultiva delle altre istituzioni comunita-
rie e pertanto, in quanto piattaforma di primissimo
piano del dialogo, si schiera a favore di un dialogo
condotto a tutti i livelli e in tutte le strutture.
4.8.3. La Commissione rileva giustamente che anche
a livello europeo esistono divergenze di opinioni tra le
parti sociali. Non si dovrebbe per questo però contesta-
re il ruolo dello Stato per la stabilizzazione del ciclo
economico, visto che, nel contesto di decisioni di econo-
mia di mercato decentralizzate riguardo alla produzione
e all'occupazione, il singolo imprenditore non è in grado
Bruxelles, 27 novembre 1986.
di assumersi la responsabilità per il ciclo completo. Le
sue possibilità di comportarsi in quanto singolo in
modo cooperativo a proposito della sua attività d'inve-
stimento sono estremamente limitate dal fatto che egli
si trova in concorrenza con altri imprenditori. Egli non
può tuttavia affidarsi all'attività di investimento degli
altri imprenditori e pertanto all'evoluzione della loro
domanda. Lo Stato ha pertanto il compito, nel quadro
di una strategia cooperativa, di operare attraverso
l'azione politica con effetti stabilizzanti sulle attese di
sbocco.
4.8.4. La Commissione non dovrebbe limitarsi a
incentivare il dialogo sociale a livello europeo. Dovreb-
be piuttosto sviluppare meccanismi che consentano di
verificare l'attuazione della strategia cooperativa per la
crescita anche a livello nazionale e di darle così nuovi
impulsi.
Infatti il Comitato condivide l'opinione della Commis-
sione secondo la quale esiste ancora un divario tra il
potenziale di crescita e i tassi di crescita effettivamente
raggiunti, divario che potrebbe ricondursi anche alla
insufficiente realizzazione della strategia cooperativa
per la crescita. Invero va del pari ricordato che tale
strategia è stata decisiva solo nel dicembre 1985 e anche
per tale motivo poteva difficilmente produrre effetti
concreti nel 1986. Tuttavia diventa nel frattempo urgen-
te attuare in misura più intensa la strategia cooperativa
per la crescita.
Il Comitato ritiene pertanto assolutamente necessario
il bilancio intermedio previsto per il mese di luglio 1987
sull'applicazione della strategia comunitaria. C'è da
sperare che i governi degli Stati membri diano seguito
all'invito della Commissione di presentare relazioni in
merito all'attuazione della strategia comunitaria.
Il Presidente
del Comitato economico e sociale
Alfons MARGOT
^ ^ ^ C^^^cn^uttici^lc delle C^ornunir^^uroncc ^ C ^ ^ ^ ^
^M^e^^ro
Le seguenti proposte di emendamento sono state respinte nel corso del dibattito^
t. Punto ^ ^
Leggere il punto^S.^ . come segue^
^ S S . riveste una grande rilevanza la questione riguardante gli scopi penqual i imarg in i di manovra
esistenti dovrebbero essere utilizzati, fecondo la sezione^ oltre alla necessaria riduzione degli oneri delle
imprese^ su cui ritorneremo più oltre^ occorre soprattuto intensificare gli investimenti di infrastruttura^
includendovi spese più elevate per la protezione dell^ambienteeper il rinnovamento urbano,dato ebe nel
decennio trascorso sono fortemente diminuiti soprattutto gli investimenti pubblici, ^lannoverebbero tra
gli investimenti anebe maggiori sforzi nel settore della ncercaedel lo sviluppo nonebé della formazione
professionaleedella riqualificazione deidisoccupati di lugo periodo. La rilevanza speciale delle spese
pubblicbed^nvestimento non consiste solo nella loro capacità di creare domanda ed occupazione.Oltre
acio esse banno la funzione di aumentare la possibilità di successo degli investimenti privati^ svolgendo
un ruolo complementare^.
Non sembra si raccomandino sgravi fiscaliné una riduzione degli oneri sociali. Oragl i oneri fiscalie
sociali delle imprese europee sono insostenibili se raffrontatiaquelli vigenti negli ^tatiUnitiein Giappone.
Voti f a v o r e v o l e ^ v o t i con t r a r i a r , astensione^.
^. Punto ^ ^
Leggere il punto^S.^tcomesegue^
^.^.^t. sembra esser possibile ebe ci sia ancora margine sufficiente per una diminuzione della pressione
fiscaleoper la riduzione di altri tributi,soprattutto dei contributi sociali.Eperò indispensabile ridurre
gli oneri fiscaliesociali delle imprese europeeiquali pongono appunto tali imprese in posizione di grave
svantaggionspettoal leloroconcorrentidel l^OC^L.Potrebberoprodursiopportunitàdiuna riduzione
delle aliquote ancbealtraversol^eliminazione di scappatoie fiscaliedi sovvenzioni.Oatala diversità dei
sistemi fiscali degli ^tati membri converrebbe inoltre studiare il modo di rendere tali sistemi più efficaci
in termini di occupazione^.
Non sembra si raccomandmosgravi fiscali né una nduzionedeglionen sociali. O r a g l i o n e n fiscalie
sociali delle imprese europee sono insostenibili confrontati con quelli vigenti negli ^tati Uniti e in
(Giappone.
Voti favorevole ^^^vo t icon t ra re^^ astensione^.
^. Punto ^S .^ ,
a^ sopprimere il t e s t o a p a r t i r e d a ^ t n linea di pr inc ip io . . .Dfmoa^nel prossimo futuro superfluide
sostituirlo con quanto segue^
^L^aumento delle spese socialidovrebbeesserefrenato,conformementeall^auspiciodellaeommis
sione. Noneg ius tocbe il reddito disponibile dei nuclei familiari sia in misura crescente rosiccbiato
dalleaumento delle spese sociali, ^a l t ronde le imprese della comunità sopportano oneri sociali
comparativamente più pesanti dei loro concorrenti americani e giapponesi, ti persistere di tale
situazione non può ebe indebolire la competitivita dell^economiaeuropeaealla fine frenare l^occupaD
zione^.
La redazione del punto^tS.^.nonesoddisfacente^cbe cosa significa il riferimento al momento in cui
sia venuta menol^emergenza sociale^Non vuol dire rinviare sine die ogni soluzione ad un problema
realeB
N. C 333/38 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 29. 12. 86
L'ipotesi secondo la quale il parere sarebbe conforme alle dichiarazioni della Commissione contrasta
con il testo stesso della relazione della Commissione (pagina 115).
L'ultima frase non ha alcun senso. Nessun governo nell'attuale situazione della disoccupazione,
configura misure volte ad aumentare l'offerta di manodopera (bisognerebbe forse leggere « domanda
di manodopera?»).
Ma il vero problema sta nell'aumento continuo degli oneri sociali che gravano sulle imprese e sui
salariati, indebolendo la competitività europea e contribuendo ad accrescere la disoccupazione.
Non si possono evitare provvedimenti che frenino i prelevamenti sociali, il fatto essenziale è che tali
provvedimenti abbiano come obiettivo il miglioramento della situazione occupazionale, in modo da
realizzare un consenso sociale in materia.
Esito della votazione
Voti favorevoli : 49; voti contrari : 79; astensioni : 9.
b) Il punto 4.3.5. va letto come segue:
« 4.3.5. Gli sforzi di riforma fiscale dovrebbero essere rivolti anche ad una semplificazione del sistema
d'imposizione e allo sgravio delle imprese. Ciò si ottiene, da una parte, concedendo esenzioni dalle
imposte a molti percettori di bassi redditi, nel qual caso potrebbero cessare contemporaneamente i
trasferimenti di reddito ad essi destinati e, d'altra parte, trasferendo con oculatezza una parte degli
oneri diretti delle imprese sugli oneri indiretti (l'effetto sui prezzi dovrebbe risultare neutro, salvo per
le merci importate). In linea di principio la spesa sociale dovrebbe essere decurtata ovvero l'aumento
della spesa grenato nella misura in cui sia venuta meno l'emergenza sociale. La sezione parte dal
presupposto che le affermazioni della Commissione al riguardo si riferiscano a questo caso. Si dovrebbe
cercare tuttavia di ridurre il costo della protezione sociale senza sminuirne l'efficacia. (Sopprimere
l'ultima frase) ».
Motivazione
Nella relazione non si raccomandano decurtazioni fiscali né riduzioni di oneri sociali. Ora gli oneri
fiscali e sociali delle imprese europee sono insostenibili se confrontati a quelli delle imprese americane
o giapponesi.
Esito della votazione
Voti favorevoli : 63; voti contrari : 66; astensioni : 7.
4. Punto 4.6.2., ultime due frasi
Sopprimere il testo da « invece la sezione ritiene ... » fino a «... su più persone».
Motivazione
Il concetto formulato dalla sezione non presenta un sufficiente fondamento né teorico né pratico che lo
renda accettabile.
Non sono stati apportati sufficienti argomenti teorici o concreti che giustifichino tale concetto, neanche
come ipotesi condizionale o limitata, e tanto meno come principio generalmente valido; non si è tenuto
conto della complessità delle circostanze né degli effetti diretti, indiretti e indotti che tale ipotesi implica.
Esito della votazione
Voti favorevoli : 49, voti contrari : 76; astensioni : 13.
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