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DE LA COMMISSION
COLLECTION RELIEE DES
DOCUMENTS "COM"
COM (86) 171
Vol. 1986/0063
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COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
C0HC86) 171 d e f .
Bruxelles, 3 aprii 1986
C0M (86> 171 d e f .
RELAZIONI MONETARIE E FINANZIARIE CON IL GIAPPONE
I. INTRODUZIONE
Al crescente peso del Giappone negli scambi mondiali fa ora seguito la sua
sempre maggiore affermazione in campo monetario e finanziario. Dal lato moneta
rio, sebbene Lo yen sia relativamente poco usato negli scambi, il suo tasso
di cambio è divenuto molto significativo per il sistema monetario internaziona
le a causa delle sue implicazioni sul commercio e della crescente importanza
del paese nelle transazioni finanziarie e nei flussi mondiali di capitali.
L'importanza dello yen nel sistema monetario internazionale continuerà ad accre
scersi poiché sia gli sviluppi sui suoi mercati che le pressioni dall'estero
hanno indotto le autorità giapponesi a condurre una politica intesa a sostene
re decisamente il ruolo internazionale dello yen e tale politica trova sempre
più concreta attuazione sotto la pressione degli eventi e della liberalizzazio
ne. Dal lato finanziario, il dato più saliente degli ultimi anni è stato la
crescita del ruolo delle banche e delle altre istituzioni finanziarie giapponesi
sui mercati internazionali. Di conseguenza, le attività estere delle banche
giapponesi sono ora le maggiori del mondo e le istituzioni finanziarie giapponesi
sono tra Le più importanti nel mercato dei valori mobiliari. Inoltre, il Giap
pone è divenuto il maggior esportatore singolo di capitali a livello mondiale
e le sue operazioni di compravendita di titoli sui mercati nazionali ed interna
zionali sono determinanti per lo sviluppo di questi mercati.
D'altra parte, i progressi compiuti dal Giappone sul fronte monetario e finan
ziario hanno suscitato preoccupazioni presso i suoi partner, e ciò per varie
ragioni. Il Giappone ha sempre mostrato una certa riluttanza ad accettare in
pieno le responsabilità che gli incombono in seguito all'aumento del suo ruolo
internazionale e una tendenza a dar peso solo alle conseguenze degli eventi
e sviluppi internazionali per il paese. E' tuttavia necessario che, con la
crescita della sua influenza ed importanza sui mercati monetari e finanziari
internazionali, esso accetti una prospettiva più vasta, cioè più internazionale.
Sono state espresse anche preoccupazioni simili a quelle manifestate in rela
zione allo sviluppo del Giappone come maggiore partner commerciale, ossia per
la mancanza di reciprocità nell'accesso ai rispettivi mercati. Si dice che
una strategia analoga a quella attuata per l'espansione delle esportazioni
giapponesi viene seguita nel campo dei servizi finanziari; infatti, mentre
si è avuta una spettacolare espansione del le attività esterne delle istituzioni
finanziarie giapponesi, l'accesso delle istituzioni finanziarie degli altri
paesi ai mercati finanziari nazionali del Giappone è stato effettivamente osta
colato. Inoltre, con la graduale internazionalizzazione dello yen, le banche
giapponesi si trovano nella migliore posizione per effettuare transazioni in
yen sui mercati i iernazionali, dato il limitato accesso delle istituzioni
finanziarie estese ai mercati di questa moneta.
Il crescente affermarsi del Giappone come uno dei maggiori centri finanziari
ha indotto tensioni nel sistema monetario e finanziario internazionale. Il
sistema dei cambi fluttuanti non ha portato alla loro stabilità o aggiusta
mento effettivo, come era lecito attendersi, ma ne ha anzi accentuato l'insta
bilità e la divergenza. In seguito a questi sviluppi, è stata intrapresa un'a
zione ufficiale, e sono state avviate discussioni sul funzionamento del siste
ma dei cambi in vista di un accordo per migliorare i meccanismi esistenti. Vi
è inoltre il problema del debito dei paesi in via di sviluppo, che minaccia la
stabilità del sistema finanziario internazionale e va tenuto pertanto sotto co
stante controllo. La rapida evoluzione delle tecnologie finanziarie e l'inter
nazionalizzazione dei mercati pongono anch'esse potenziali problemi di controllo
e vigilanza con il progredire dell'interpenetrazione dei mercati.
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Questi sviluppi evidenziano la necessità di uno stretto coordinamento a Livello
internazionale, coordinamento che è già in corso nel quadro delle varie riunio
ni multilaterali e internazionali. D'altra parte, mentre sia la Comunità che
il Giappone hanno sviluppato soddisfacenti relazioni bilaterali con gli Stati
Uniti, i progressi nelle Loro reciproche relazioni sono stati relativamente
modesti. Dato l'emergere del Giappone, della sua moneta e dell'influenza e
del peso delle sue istituzioni finanziarie sul sistema finanziario internazio
nale,, la Comunità dovrebbe cercare di sviluppare relazioni bilaterali più stret
te in questi campi non solo per discutere i problemi bilaterali, ma anche
per promuovere la reciproca consultazione e la cooperazione sui maggiori proble
mi del sistema monetario internazionale.
II. RELAZIONI DELLA COMUNITÀ' CON IL GIAPPONE
Le relazioni della Comunità con il Giappone sono state finora incentrate soprat
tutto sui problemi commerciali e sul persistente e crescente squilibrio commer
ciale tra la Comunità stessa e questo paese. Questi problemi sono stati discus
si nelle "consultazioni ad alto livello" che hanno luogo due volte l'anno e
che dal 1972 rappresentano il quadro in cui si svolgono i negoziati tra il
Giappone e la Comunità sui problemi economici e industriali. Queste consultazio
ni sono state completate da discussioni al comitato per l'espansione del commer
cio e dalle recenti riunioni interministeriali, cui hanno partecipato da un
lato i commissari della Comunità, dall'altro i ministri giapponesi, nonché
da contatti regolari fra funzionari e nel corso di visite ad alto livello.
In questi contatti non è stata trattata solo la questione dello squilibrio
commerciale, ma sono stati discussi anche problemi più generali di politica
economica, in particolare di politica finanziaria, correlati a tale squilibrio.
In questo contesto, la Comunità ha già presentato al governo giapponese richie
ste formali riguardanti l'accesso dei servizi finanziari europei al mercato
giapponese. Le prime richieste risalgono al dicembre 1981, quando la Commissio
ne presentò alle autorità giapponesi un apposito elenco redatto previa consul
tazione degli Stati membri. L'elenco delle richieste è stato modificato nel
novembre 1982 e nell'aprile 1984 ed è stato discusso con le autorità giappo
nesi nelle consultazioni e riunioni regolari.
Nel 1984, in esito a negoziati bilaterali tra gli Stati Uniti e il Giapp' '’e,
le autorità giapponesi annunciarono una serie di misure per accrescere il ruo
lo internazionale dello yen, misure che dovevano altresì modificare il conte
sto operativo per le banche e le istituzioni finanziarie estere sul mercato
giapponese. Questi sviluppi e l'influenza che gli Stati Uniti erano natural
mente in grado di esercitare sul Giappone fecero temere agli Stati membri che
i criteri negoziati per le istituzioni finanziarie americane in Giappone non
si sarebbero ugualmente applicati, in pratica, alle istituzioni finanziarie
europee, diverse per struttura da quelle degli Stati Uniti. Ne consegui l'av
vio di una serie di negoziati bilaterali finanziari tra singoli Stati membri
e il Giappone mentre proseguivano le discussioni tra quest'ultimo e gli Sta
ti Uniti. I negoziati bilaterali (con il Regno Unito, la RF di Germania e re
centemente con la Francia e l'Italia) vertevano su questioni specifiche
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bilaterali e miravano a far si che lo sviluppo dei mercati giapponesi non com
promettesse le possibilità delle istituzioni finanziarie della controparte.
Discussioni bilaterali con il Giappone, di natura più generale, vennero avvia
te anche dalla Commissione; esse vertevano sulle opportunità aperte alle istitu
zioni finanziarie sui mercati europei e giapponese e sulle relazioni moneta
rie e finanziarie tra il Giappone e la Comunità.
Il relativo insuccesso delle richieste e il susseguente sviluppo di negozia
ti paralleli bilaterali tra singoli Stati membri e Giappone erano imputabili
a vari fattori. Una delle ragioni era che i negoziati sui servizi finanziari
rientravano nel più vasto contesto delle relazioni commerciali con il Giap
pone, in cui l'interesse era soprattutto incentrato sulle questioni commercia
li, in particolare sugli scambi di manufatti. Una seconda ragione era la netta
preferenza sempre mostrata dal Giappone per i negoziati su base di reciproci
tà, obiettivo che, a suo parere, veniva meglio raggiunto tramite negoziati
con i singoli Stati membri.
Lo sviluppo di negoziati bilaterali con i singoli Stati membri non implicherà
però necessariamente i migliori risultati per la Comunità. Se è vero, infatti,
che ogni Stato membro che ha avviato negoziati con il Giappone ha la prospet
tiva di ottenere un certo accesso, sia pur limitato, delle sue istituzioni
ai mercati giapponesi, specialmente in presenza di un problema di reciproci
tà per l'accesso del Giappone ai suoi mercati, in pratica il Giappone è riu
scito a soddisfare le richieste dei singoli Stati membri caso per caso senza
un'effettiva generale apertura dei propri mercati. Pertanto, sebbene solu
zioni specifiche scaturenti da negoziati bilaterali come quelli tra gli Stati
Uniti e il Giappone possano, in teoria, essere a disposizione di tutti, in
pratica, date le disparità tra istituzioni finanziarie di paesi diversi, spes
so le soluzioni specifiche si applicano in realtà solo alle istituzioni del
paese che le ha negoziate. D'altra parte, anche quando le soluzioni "ad hoc"
trovino una più generale applicazione, esse non hanno finora esercitato sul
Giappone alcuna pressione reale per indurlo ad aprire i propri mercati alle
istituzioni europee nella stessa misura in cui i mercati europei sono aperti
alle istituzioni giapponesi. I negoziati bilaterali con gli Stati membri hanno
indebolito la capacità della Comunità di ottenere dal Giappone il soddisfaci
mento delle proprie richieste e hanno consentito al Giappone di preservare
la propria forte posizione giocando sull'indubbia concorrenza tra le istitu
zioni finanziarie degli Stati membri sui mercati mondiali, ciò che ha indebo
lito la posizione generale della Comunità.
Pertanto, la Comunità na finora avuto relativamente poco successo nelle sue
relazioni con il Giappone per quanto attiene i servizi finanziari e l'accesso
ai mercati dello yen. Analogamente, la Comunità ha avuto scarsa influenza sul
Giappone e sulla politica giapponese anche nel più generale campo delle rela
zioni monetarie, specie a confronto delle pressioni che le autorità degli Sta
ti Uniti sono riuscite talvolta ad esercitare. Con l'accrescersi della poten
za del Giappone in campo monetario e finanziario è quindi assolutamente neces
sario allargare la base delle relazioni tra la Comunità e il Giappone stesso onde
ri comprendervi problemi specifici quali il reciproco accesso ai rispettivi
mercati finanziari. Ciò implica che in tali relazioni dovrà rientrare anche
il problema più vasto del ruolo della Comunità e del Giappone nel sistema mo
netario internazionale e per ciò che attiene gli sviluppi finanziari
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internazionali. E' altresì necessario che la Comunità faccia sentire tutto
il suo peso nei negoziati monetari e finanziari con il Giappone poiché solo
in tal modo può sperare di ottenere concreti successi.
Relazioni a livello comunitario non implicano necessariamente che gli Stati
membri non possano più condurre discussioni bilaterali con il Giappone su
questioni che li riguardano; lo svolgimento dei negoziati nel quadro di un
approccio generale comunitario nel quale essi agirebbero in stretto coordina
mento rafforzerebbe anzi la loro posizione.
III. RELAZIONI MONETARIE
Le relazioni monetarie tra la Comunità e il Giappone possono essere viste
sotto il profilo bilaterale o multilaterale. Quando si parla di relazioni
monetarie, ci si riferisce soprattutto alle relazioni in materia di cambi,
che hanno un'influenza determinante sui rapporti commerciali e finanziari.
Tassi di cambio
Sotto il profilo bilaterale, le relazioni tra la Comunità e il Giappone in
materia di cambi sono deboli. Vi è una comune tendenza a considerare più impor
tante il rapporto con il dollaro. Ad esempio, il recente accordo dei Cinque
grandi del settembre 1985 riguardava globalmente il rapporto del dollaro con
le altre monete nel loro complesso. In questo contesto, il valore dello yen
rispetto alle monete comunitarie è stato determinato indirettamente dal
rapporto con il dollaro, sminuendo cosi l'importanza dei tassi di cambio co
me potenziali strumenti di aggiustamento tra le due aree geografiche. Se non
si instaura un adeguato rapporto tra i tassi di cambio delle due aree è impro
babile che le relazioni tra la Comunità e il Giappone possano essere imposta
te su una base soddisfacente. A questo riguardo, le autorità giapponesi non
dovrebbero più preoccuparsi quasi esclusivamente del rapporto yen/dollaro e
la Comunità dovrebbe cercare di influire su di esse affinché tengano conto in
maggior misura dell'importanza dei rapporti tra lo yen e le monete CE come
elemento vitale nelle relazioni bilaterali. Gli sviluppi paralleli dello yen
e delle monete CE dagli inizi del 1985, specialmente rispetto al dollaro, do
vrebbero essere materia di consultazione tra la Comunità e il Giappone.
Il sistema monetario internazionale
Sotto il profilo multilaterale, è altresì importante il ruolo del cambio
yen/ECU. Il sistema dei cambi ha funzionato imperfettamente. La loro insta
bilità ha intralciato il commercio e gli investimenti internazionali e
le loro divergenze hanno provocato persistenti squilibri della bilan
cia dei pagamenti, che a loro volta minacciano gli scambi ed il sistema mo ne
tario internazionali. Quantunque, attraverso lo SME, la Comunità abbia cer
cato di eliminare alcune delle maggiori distorsioni, essa non è riuscita ad
eludere le conseguenze dell'instabilità esterna. Per questo motivo la Commis
sione ha sempre sostenuto la necessità di un certo grado di gestio
ne multilaterale del sistema dei cambi. Gli effetti delle variazioni dei
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tassi di cambio sul sistema economico sono troppo diffusi perché si ammetta
che il loro livello venga determinato solo come variabile residua degli svi
luppi economici e finanziari. E' essenziale invece non solo per le singole
economie, ma anche per il sistema monetario internazionale, che il tasso di
cambio venga pienamente incorporato nelle politiche economiche dei principali
paesi industriali. Poiché è anche la variabile economica fondamentale nelle
relazioni internazionali, il tasso di cambiò dovrebbe essere oggetto di discus
sioni bilaterali o multilaterali.
Nei recenti negoziati internazionali le autorità giapponesi hanno manifesta
to una certa reticenza per quanto attiene agli ulteriori sviluppi istituzio
nali del sistema monetario internazionale. Esse sono contrarie all'istitu
zione di zone di fluttuazione ristretta o all'uso del tasso di cambio come
indicatore obiettivo, si oppongono a qualsiasi sistema automatico di consul
tazione e non sono favorevoli ad una maggiore pubblicità delle procedure di
vigilanza. Tuttavia, in esito alla riunione dei Cinque grandi del settembre
1985, il Giappone ha pienamente cooperato, sotto la minaccia di ulteriori
misure protezionistiche da parte degli Stati Uniti, ad un allineamento con
cordato dei tassi di cambio. In realtà il Giappone non è mai stato propenso
ad un sistema di cambio libero e ha preferito un certo controllo dei cambi,
ma solo su base unilaterale e in funzione della propria politica monetaria.
Una maggiore consultazione reciproca su base bilaterale tra la Comunità e
il Giappone potrebbe far capire meglio L'esigenza di migliorare il funziona
mento del sistema del tasso fluttuante e contribuire all'ulteriore evoluzione
del sistema monetario internazionale, influenzando l'andamento dei mercati.
Poiché lo SME non è solo un meccanismo comunitario, ma anche parte del siste
ma monetario internazionale, nell'ottica della crescente internazionalizza
zione dello yen una più stretta consultazione tra la Comunità e il Giappone
potrebbe migliorare le prospettive per un'evoluzione più ordinata e costante.
Lo yen e l'ECU
Nell'ambito dell'attuale sistema monetario internazionale il dollaro è proba
bilmente sottoposto a pressioni eccessive. Data la preminenza di questa mone
ta, la politica interna degli Stati Uniti ha importanti ripercussioni per
il resto del mondo in termini di tassi di cambio, saggi d'interesse e liqui
dità internazionale. D'altra parte le autorità statunitensi hanno avuto diffi
coltà ad impostare la loro politica nazionale in un'appropriata dimensione
internazionale. Nel lungo periodo sarebbero quindi auspicabili un sistema
monetario internazionale con una base più ampia e meno dipendente dal dol
laro USA, e un aument -·> del numero di monete che svolgono un ruolo interna
zionale. Si cerca di promuovere il ruolo internazionale dello yen con l'ap
poggio degli Stati Uniti e della Comunità. Anche l'ECU trova ora crescente
impiego nei mercati internazionali e viene sempre più considerato uno stru
mento finanziario rappresentativo dell'economia comunitaria. Il ruolo del-
l’ECU aumenterà di pari passo con il procedere dell'integrazione finanziaria
della Comunità. Infatti una maggiore integrazione finanziaria nella Comunità
contestualmente allo sviluppo del mercato interno aumenterà l'esigenza di
stabilità dei cambi comunitari, riducendo il ruolo delle singole monete nelle
relazioni esterne. L'ECU, in quanto unità composita costituita dalle monete
comunitarie dovrebbe affermarsi sempre più come parametro dei cambi
della Comunità e come fulcro dell'ulteriore sviluppo delle sue relazioni mo
netarie esterne.
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Un sistema monetario internazionale con base più ampia, in cui lo yen e l ECU
svolgano un ruolo più significativo, richiederà una stretta cooperazione con
il Giappone in sede sia bilaterale che multilaterale.
IV. RELAZIONI FINANZIARIE
Nonostante le misure di liberalizzazione e deregolamentazione annunciate dal
1980, specialmente in seguito alla "relazione del comitato ad hoc yen/dollaro"
del maggio 1984, il mercato dei servizi finanziari giapponese rimane rigida
mente regolato, compartimentato e isolato dal contesto internazionale.
La sempre più lunga lista delle decisioni prese dalle autorità per apr i r e
il mercato è più indicativa del grado in cui i mercati erano e sono tuttora
limitati che come segno della liberalizzazione effettivamente conseguita.
I tempi previsti per ulteriori misure di apertura del mercato non sono ade
guati, né sufficienti a consentire le riforme necessarie per promuovere op
portunamente l'attività delle istituzioni bancarie straniere in Giappone.
Attività bancarie
Quanto al settore bancario, le autorità giapponesi non hanno facilitato la
penetrazione delle banche estere nel loro mercato nazionale mentre le banche
giapponesi operano in larga misura sui mercati esteri a condizioni di relati
va parità con lealtre banche e sono entrate nei mercati d'oltremare conquistan
do quote a detrimento delle banche occidentali. Da un recente rapporto della
BRI risulta che il Giappone ha per la prima volta superato gli USA nelle at
tività bancarie internazionali. Sino alla fine del settembre 1985 le istitu
zioni giapponesi hanno concesso più crediti internazionali rispetto alle ban
che USA. Dal rapporto BRI risulta che circa il 26% (640 miliardi di USD) del
totale dei crediti internazionali delle banche dichiaranti figurava sui libri
delle istituzioni giapponesi. I crediti delle banche USA - 580 miliardi di
USD - rappresentavano il 23,4% del totale. Al terzo posto venivano le ban
che francesi con 1'8,9%, seguite da quelle inglesi con il 7,4%. La quota det
te banche tedesche era del 6,7%. Nel Regno Unito, ad esempio, le banche giap
ponesi controllano quasi il 22% di tutte le passività/attività delle banche
residenti e nel 1984 detenevano circa il 70% del mercato delle "floating rate
notes” di Londra (USA 4,6%). A fronte di queste percentuali, le quote compìes-
sivamente detenute dalle banche straniere in Giappone nello stesso periodo
- 0,97% del totale depositi e 3,10% del totale crediti e sconti - appaiono
estremamente basse. A ulteriore dimostrazione della crescente importanza in
ternazionale delle banche giapponesi vi è il fatto che nel 1980 una sola ban
ca giapponese figurava tra le prime dieci banche mondiali per attività e tre
dici banche giapponesi figuravano tra le cinquanta principali, a fronte di
rispettivamente cinque e diciotto nel 1985. Tra le cento maggiori banche figu
rano diciannove banche statunitensi a fronte di ventisei banche giapponesi.
Le banche estere non sono competitive sul mercato interno giapponese soprat
tutto perchè le banche giapponesi da un lato dispongono di una base di depo
siti a basso costo, dall'altro offrono ai prenditori margini Libor molto at
traenti e altri vantaggi in termini di costi di finanziamento. Pertanto, Le
banche giapponesi sono in grado di operare a costi molto più bassi di quelli
delle banche straniere. Ne consegue, tra l'altro, che le banche straniere
in Giappone sono a ogni effetto soprattutto banche off-shore, la cui presenza
sui mercati nazionali è del tutto marginale.
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Per dare aLle banche estere in Giappone ragionevoli possibilità di competere
con le banche nazionali, è necessario accelerare significativamente l'apertura
del mercato, specie per quanto riguarda la deregolamentazione del saggio d'in
teresse (ciò varrebbe per tutti i depositi, di qualsiasi entità e scadenza,
il cui saggio d'interesse dovrebbe essere determinato dal mercato) nonché
sviluppare un mercato interbancario (le banche dovrebbero essere incoraggiate
ad effettuare operazioni tra di toro senza limiti di tempo utilizzando
una più vasta gamma di strumenti, nonché senza la costituzione
di garanzie). Le banche estere dovrebbero inoltre avere la possibilità di
acquistare yen a cambio fisso (abolizione della distinzione arbitraria tra
mercati nazionali a breve e a lungo termine) e di beneficiare di maggiori
agevolazioni di risconto presso la Banca del Giappone. Andrebbero altresì
abolite le barriere fiscali, ad esempio la ritenuta alla fonte sui prestiti
in valuta straniera contratti all'estero. A tal fine sarebbe necessario instau
rare un mercato monetario e finanziario completamente deregolamentato dove
tutti i prezzi siano determinati dal mercato stesso (in base alla legge del
l'offerta e della domanda), dove possano operare gli intermediari e dove non
sussistano più prescrizioni in materia di garanzia.
D'altra parte non vi è dubbio che il contesto bancario di Tokio sia altamente
competitivo; in Giappone le banche sono in numero eccessivo rispetto alla
domanda di servizi bancari da parte del settore privato. Data la situazione
economica attuale del paese, lebanche si orienteranno sempre più verso attività più
remunerative e specifiche nelle quali le banche europee hanno un netto vantag
gio competitivo. Ad esempio le banche europee sono fra le più esperte nella
gestione dei portafogli e fondi pensionistici, anche se le loro possibilità
di accedere al settore fiduciario sono relativamente limitate. Occorre agire
perché i vantaggi sostanziali di cui godono queste banche non vengano vani
ficati durante il processo di Liberalizzazione che, a quanto pare, viene mani
polato dalle autorità giapponesi a favore delle proprie banche nazi ona li. Vi è infat
ti il rischio che il forte vantaggio competitivo di cui ora godono le banche
straniere continui ad essere eroso man mano che le istituzioni finanziarie
giapponesi acquistano esperienza di tutte le operazioni bancarie all'estero;
con la graduale liberalizzazione e deregolamentazione del mercato nazionale,
processo inevitabile anche se scaglionato nel tempo, queste banche rimpatrie
ranno la loro nuova esperienza e ancora una volta, come è già avvenuto in
altri settori, assorbiranno le capacità del mercato a detrimento dei concor
renti stranieri.
Un importante ostacolo per le istituzioni finanziarie estere sui mercati giap
ponesi risulta dall'a'ticolo 65 della legge sui titoli e sui cambi che di
fatto vieta alle bann.e commerciali di aprire in Giappone consociate control
late al 100%, specializzate nel comparto titoli. Di recente, Le autorità hanno
interpretato meno restrittivamente questo articolo in favore di banche
estere anche se la valutazione è tuttora discrezionale. L'introduzione della
norma del 49,9% ha carattere puramente teorico. L'argomento per la totale
abrogazione di questo articolo è che le banche giapponesi sono in grado di
offrire l'intera gamma delle operazioni bancarie e su titoli, ad esempio a
Londra e su altre piazze europee, mentre alle istituzioni estere - molte del
le quali sono banche universali - viene di fatto negato l'accesso ai mercati
giapponesi, sia pure in conformità della locale legislazione bancaria.
Mercati finanziari
Mentre la liberalizzazione dei tassi d'interesse procede a ritmo estremamen
te lento, progressi maggiori sono stati fatti in quella dei mercati finan
ziari. Ad esempio, in Giappone sono state migliorate le condizioni di acces
so dei prenditori esteri (Samurai) ai mercati finanziari interni e al mercato
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delle obbligazioni euroyen. Tuttavia, mentre vi è stata la tendenza a libera
lizzare l'accesso ai mercati a lungo termine (azioni e titoli a lunga scaden
za), si sono fatti scarsissimi progressi nello sviluppo dei mercati a breve
(sebbene la recente introduzione di uno strumento finanziario statale a breve
termine sia un passo nella giusta direzione). Mercati a breve sufficientemente
sviluppati sono infatti essenziali per accrescere il ruolo internazionale
dello yen, ma a causa della vigente normativa in Giappone questi mercati o
non esistono o il loro sviluppo è inadeguato.
Negli ultimi anni l'inadeguato sviluppo dei mercati a breve è stato il princi
pale fattore che ha impedito allo yen di svolgere un maggior ruolo internazio-;
naie. Gli investimenti esteri in attività in yen, se si prescinde dalle azioni
e dalle obbligazioni a lungo termine, possono dirigersi solo verso i depo
siti bancari vincolati (fatta eccezione per le istituzioni monetarie ufficiali
esterne) oppure al mercato dei certificati di deposito o al mercato dei riscatti. Come già
detto, non vi è mercato interbancario, molti mercati sono controllati, non
esiste un mercato adeguato dei buoni del tesoro o della carta commerciale
denominata in yen. Recentemente, nell'ambito del programma di liberalizzazio
ne, è stato istituito un mercato delle accettazioni bancarie, che però in
teressa soprattutto gli importatori nazionali.
Non essendo i mercati a breve sufficientemente sviluppati, non vi è stato
un effettivo accesso dall'estero alle attività in yen,con la conseguenza che
il tasso di cambio dello yen non ha mai pienamente rispecchiato la fondamenta
le forza dell'economia giapponese. Per le istituzioni finanziarie esterne,
come per le istituzioni finanziarie straniere a Tokio, le possibilità di ac
cesso a attività o a finanziamenti in yen sono scarse o nulle, il che impe
disce lo sviluppo di un mercato internazionale dello yen o delle attività
denominate in questa moneta. Un'ulteriore conseguenza è che, man mano che
con la liberalizzazione dei mercati euroyen, ecc. incomincia ad aumentare
l'uso internazionale dello yen, le banche giapponesi sono sostanzialmente
avvantaggiate nelle operazioni in questa moneta, avendo^naturalmente accesso
alle attività in essa denominate.
Di conseguenza se non si apriranno i mercati nazionali dello yen, si impedirà
la crescita del suo impiego internazionale e la sua eventuale espansione sarà
in gran parte dovuta alle banche giapponesi.
Flussi finanziari
Un dato saliente della posizione esterna del Giappone è che esso è il maggior
esportatore singolo di capitali nel mondo. Questi flussi di capitali hanno
l'effetto di accrescere la sua potenziale influenza sui flussi finanziari
internazionali, consistenti per ora soprattutto in investimenti di portafoglio
principalmente negli Stati Uniti. Questi deflussi compensano in parte gli
squilibri delle partite correnti, particolarmente pronunciati sia in Giappone
che negli Stati Uniti. Essi riflettono altresì i più fondamentali squilibri
dei rispettivi sistemi economici; l'eccesso di risparmio rispetto agli inve
stimenti in Giappone finanzia la scarsità di risparmio rispetto agli investi
mento negli Stati Uniti. Modifiche di questi flussi di capitali potrebbero
avere ripercussioni sull'economia mondiale e in particolare sull'Europa. Ad
esempio, se gli investimenti di portafoglio giapponesi dovessero abbandonare
gli Stati Uniti, ad esempio per attività monetarie della Comunità, ciò potreb
be incidere sull'equilibrio economico e sulla stabilità dei cambi. A prescin
dere dal loro impatto sull'equilibrio macroeconomico, modifiche dei flussi
finanziari giapponesi potrebbero creare difficoltà sui mercati finanziari
di altri paesi e porre problemi di ordine normativo che andrebbero risolti
in una dimensione internazionale.
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Una delle caratteristiche dell'economia giapponese è che il settore esterno
è denominato soprattutto in dollari. Ciò vale sia per le partite correnti
che per i movimenti di capitali. Sebbene la situazione vada lentamente cam
biando e lo yen venga sempre più utilizzato nella denominazione delle esporta
zioni giapponesi e nei prestiti ai paesi in via di sviluppo, nondimeno, perché
esso possa svolgere un maggior ruolo nel sistema monetario internazionale
è necessario promuoverne l'uso nella denominazione dei flussi commerciali
e finanziari.
Altri elementi di rilievo sono la natura e la distribuzione geografica dei
flussi finanziari. Il Giappone dispone di un margine che gli consente di ac
crescere il suo ruolo nel finanziamento dei paesi in via di sviluppo, sia
aumentando gli aiuti pubblici allo sviluppo e i contributi agli organismi mul
tilaterali, sia sotto forma di investimenti diretti in tali paesi.
Anche la Comunità importa capitali dal Giappone, specie sotto forma di investi
menti diretti. Gli investimenti diretti giapponesi nella Comunità pongono
peraltro vari problemi per quanto attiene i rispettivi vantaggi dei paesi
importatori e del Giappone (scarso trasferimento di tecnologia, investimenti
miranti a facilitare le importazioni giapponesi, ecc.). Vi è inoltre il pro
blema del reciproco accesso; in pratica gli investimenti stranieri in Giap
pone sono relativamente modesti e, nonostante la liberalizzazione ufficiale,
le assunzioni di sostanziali partecipazioni azionarie, gli assorbimenti, le
fusioni, ecc. restano difficili.
Per la Comunità gli investimenti diretti nel Giappone avrebbero il vantaggio
di consentire all'industria europea l'accesso al know-how e alla tecnologia
giapponese. E' peraltro naturale che gli investitori stranieri, specialmente
le piccole e medie imprese, si rivolgano a banche della stessa nazionalità
per i servizi finanziari necessari a sostenere i loro investimenti. Nella
Comunità, ad esempio, le imprese USA e quelle giapponesi hanno trovato rispet
tivamente banche USA e giapponesi che possono offrire loro un ciclo completo
di servizi bancari. Lo stesso non può dirsi però per le banche europee in
Giappone dove gli investimenti stranieri sono ostacolati dall'impossibilità
delle istituzioni finanziarie europee ivi stabilite di offrire l'intera gamma
dei servizi necessari a promuovere gli investimenti diretti. L'esistenza di
un settore europeo dinamico nel campo dei servizi finanziari, capace di offrire
una gamma completa di servizi aumenterebbe l'attrattiva del Giappone come
mercato per gli investimenti diretti. D'altra parte, un maggior flusso di
investimenti diretti dall'Europa al Giappone contribuirebbe a creare un conte
sto ed un mercato per i servizi finanziari europei creando una certa inter
dipendenza tra servizi finanziari stranieri e flusso degli investimenti diretti.
V. CONCLUSIONI i
La Comunità non ha sufficientmente sviluppato le proprie relazioni con il
Giappone in campo monetario e finanziario. Sia la Comunità che il Giappone
tendono a dar maggior peso alle loro relazioni bilaterali con gli Stati Uniti.
Ciò è comprensibile data l'influenza degli Stati Uniti sull'economia mondiale
e dato il ruolo fondamentale del dollaro nel sistema monetario internazionale.
D'altra parte, la crescita del ruolo delle istituzioni finanziarie giappone
si nell'attività bancaria internazionale e sui mercati dei valori mobiliari
e il recente sviluppo del ruolo del Giappone come uno dei maggiori esporta
tori di capitali hanno accresciuto l'importanza di questo paese nel contesto
monetario e finanziario. Questa situazione è peraltro suscettibile di ulteriori
- 10 -
sviluppi poiché le banche e le altre istituzioni finanziarie giapponesi sono
in espansione e incominciano ad offrire una più ampia gamma di servizi finan
ziari, lo yen va internazionalizzandosi e assumendo un maggior ruolo sui me r
cati finanziari e valutari e gli investimenti esteri diretti del Giappone
influiscono sempre di più sulle capacità produttive e sulle tecnologie dei
paesi destinatari. Vanno riconosciuti gli importanti progressi fatti dal Giap
pone nello sviluppo della propria offerta di servizi finanziari all'economia
internazionale e la forte probabilità che questi sviluppi proseguano.
Nel contempo non vi è un analogo sviluppo della capacità comunitaria di for
nire servizi finanziari in Giappone, di accedere alle attività in yen su scala
internazionale e a Tokio o di influenzare la politica monetaria e finanziaria
del Giappone, almeno per quanto riguarda le sue ripercussioni sulla Comunità.
La Comunità deve sviluppare strette relazioni con il Giappone nel settore
dei cambi, in campo bancario e in campo finanziario non solo per tutelare
i propri interessi, ma anche per sviluppare la consultazione e la coopera
zione sui problemi di interesse reciproco che si pongono nel contesto del
sistema internazionale.
Lo sviluppo di relazioni più strette con il Giappone dovrebbe basarsi su un
approccio comunitario, e ciò per vari motivi. Innanzitutto, gli accordi moneta
ri della Comunità non sono accordi puramente comunitari ma fanno parte del
più ampio sistema monetario internazionale; del resto, ciò trova già riconosci
mento nell'attuale coordinamento a livello comunitario nei negoziati moneta
ri internazionali. La dimensione esterna degli accordi comunitari sui cambi
e i futuri sviluppi del sistema monetario internazionale sono materie di comu
ne interesse per gli Stati membri, al pari delle relazioni esterne bilaterali
che rientrano nel più vasto contesto monetario e finanziario.
In secondo luogo, si rafforzerà la posizione della Comunità a livello sia
generale che specifico, e solo così si potrà impedire che negoziando con i
singoli Stati membri le questioni bilaterali, il Giappone preservi la sua
posizione di forza e riesca a penetrare nella Comunità senza effettivamente
liberalizzare i propri mercati.
La necessità di sviluppare una posizione comunitaria nelle relazioni monetarie
e finanziarie con il Giappone è tanto più importante in quanto nella Comunità
avanza la liberalizzazione dei controlli sui cambi e sui mercati dei capitali.
La penetrazione delle istituzioni finanziarie esterne nei mercati finanziari
dei singoli Stati membri aumenterà la capacità di tati istituzioni di operare
in tutti i mercati comunitari di pari passo con il procedere della liberaliz
zazione. La libera circolazione dei servizi finanziari in tutta la Comunità
secondo l'obiettivo concordato per il 1992 nel recente accordo di Lussembur
go, renderà altresì indispensabile lo sviluppo di un approccio comunitario
alle relazioni esterne, come già previsto dal trattato (art. 70).
- 11 -
Nel definire un approccio comune nelle relazioni monetarie e finanziarie con
il Giappone, la Comunità deve predisporre un quadro che ricomprenda sia i
più generali problemi monetari, sia le più specifiche questioni finanziarie.
In questo contesto si dovrebbero stabilire gli obiettivi che la Comunità per
segue nelle sue relazioni con il Giappone e definire altresì i problemi e
le richieste eventuali per ciò che attiene il ruolo internazionale del Giap
pone e gli squilibri dei servizi finanziari tra la Comunità e questo paese.
Questo quadro sarebbe un'utile base anche per i negoziati in corso su problemi
bilaterali specifici tra i singoli Stati membri e il Giappone, poiché confe
rirebbe a questi negoziati una dimensione comunitaria. L'intervento della
Comunità, con tutto il suo peso, porterebbe altresì ad un maggiore equilibrio
nei servizi finanziari.
Un altro aspetto delle relazioni della Comunità con il Giappone è la neces
sità di un più rigoroso controllo dei loro sviluppi. Occorre migliorare lo
scambio di informazioni tra Stati membri sugli sviluppi delle rispettive re
lazioni con il Giappone e sul ruolo delle istituzioni finanziarie giapponesi
nei loro mercati. Ciò potrebbe avvenire nel quadro di consultazioni a livel
lo comunitario nell'ambito di un'istituzione comunitaria esistente come il
Comitato monetario. Occorre altresì vagliare in maggior misura le possibi
lità di espansione dei servizi finanziari europei in Giappone. Nella sua re
cente comunicazione sulle relazioni con il Giappone, la Commissione ha già pro
posto la creazione di un gruppo ad hoc incaricato di seguire gli sviluppi
delle relazioni della Comunità con il Giappone. Questo organismo potrebbe
essere un utile strumento per portare avanti il dialogo con questo paese,
anche nella prospettiva di un'azione efficace intesa ad assicurare una
concorrenza più equilibrata.
- 12 -
Tabella 1 - GIAPPONE: bilancia dei pagamenti 1980-1985
(miliardi di USD)
1980 1981 1982 1983 1984 1985
Partite correnti -10.7 4.8 6.9 20.8 35.0 49.3
Bilancia commerciale 2.1 20.0 18.1 31.5 44.3 56.0
Esportazioni 126.7 149.5 137.7 145.5 168.3 173.9
Importazioni 124.6 129.6 119.6 114.0 124.0 117.9
Servizi e trasferimenti -12.9 -15.2 -11.2 -10.7 -9.3 -6.7
Movimenti di capitali a lungo termine 2.4 -9.7 -15.0 -17.7 -49.7 -64.8
Attività -10.8 -22.8 -27.4 -32.5 -56.8 -82.1
Passività 13.1 13.1 12.4 14.8 7.1 17.3
Movimenti di capitali a breve 3.1 -1.0 -1.6 0.0 -4.3 -0.7
Errori ed omissioni -3.1 0.5 4.7 2.1 3.7 3.9
Totale — 8.4 -5.4 — 5.0 5.2 -15.2 -12.3
Tabella 2 - Indici dei tassi di cambio (medie mensili)
1985 YEN/ECU YEN/USD ECU/USD DK/TJSD
Gennaio 100.0 100.0 100.0 1 0 0 . 0
Febbraio 101.4 97.5 96.3 96-2
Marzo 102.3 98.4 96.1 95.9
Aprile 97.8 101.0 103.2 102.8
Maggio 98.3 100.9 102.6 101.8
Giugno 97.7 102.0 104.3 103.4
Luglio 95.7 105.2 110.1 108.6
Agosto 94.2 107.0 113.8 113.6
Settembre 96.1 107.5 111.9 111.7
Ottobre 99.2 118.3 119.3 119.9
Novembre. 102.6 124.4 121.4 122.2
Dicembre 100.7 125.2 124.4 126.0
1986
Gennaio 99.9 126.9 126.9 129.7
Febbraio 104.2 137.7 132.1 135.9
Marzo 105.9 145.0 136.9 102.8
- 13 -
Tabella 3 - Ruolo dello yen
Commercio giapponese denominato in yen (%) 1983
Esportazioni 35.0
Importazioni 3 >0
Quota dello yen nelle riserve valutarie ufficiali (%) 1984
USD 6 5
DM 1 2
Yen 5
Attività esterne delle banche in Giappone (miliardi di USD) Settembre 1985
TotaLe 116.0
Di cui denominate in yen bl.2
Quota dello yen nei mercati delle eurovalute (%) Settembre 1985
USD 6 9
DM 1 2
Yen 3
ECU 3
Quota dello yen nelle euroemissioni (%) 4° trimestre 1985
USD 6 3
DM n
Yen 7
Tabella 4 - Attività internazionali delle banche per paese - Settembre 1985
Miliardi di USD %
Giappone 640 26
USA 580 23
CE 822 3 3
Belgio 44 2
Lussemburgo 1 0
Danimarca 14 I 1
Francia 2 2 1 9
RF di Germania 165 7
Italia 9 2 4
Paesi Bassi 67 3
Spagna 26 , 1
Regno Unito 1 0 3 7
Irlanda 1
Grecia i n.d.
Portogallo )
Totale 2477 100
Fonte: BRI
- 14 -
Tabella 5 - GIAPPONE: capitali esterni a lungo termine
(miliardi di USD)
1980 1981 1982 1983 1984
Deflussi
Investimenti diretti 2.4 4.9 4.5 3.6 6.0
Crediti commerciali 0.1 2.7 3.2 2.6 4.9
Prestiti 2.6 5.1 7.9 8.4 11.9
Titoli 3.8 8.8 9.7 16.0 30.8
Altri 1.4 1.3 2.0 1.8 3.2
Afflussi
Investimenti diretti 0.3 0.2 0.4 0.4 -0.0
Crediti commerciali -0.0 -0.0 -0.0 +0.0 +0.0
Finanziamenti -0.2 -0.2 -0.2 -0.0 -0.1
Titoli 13.1 13.2 11.9 14.1 7.2
Altri -0.0 -0.1 0.3 0.2 0.0
Attività nette all'estero
(miliardi di USD)
Giappone
USA
RF di Germania
Regno Unito
1985 1986
1981 1982 1983 1984 Stima Previsione
11 25 37 74 120 175
143 150 | 106 4 -120 -250
19 21 21 28 40 55
63 71 82 82 85 90
- 15 -
Tabella 6 - GIAPPONE: flussi di capitali esterni a lungo termine per aree
geografiche nel 1984
Afflussi
Investimenti diretti
Crediti commerciali
Finanziamenti
Titoli
Altri
USA
-0.1
+0.0
-0.0
0.7
0.0
CE
+0.0
0.0
-0.0
3.4
0.0
Altri
paesi
OCSE
+0.0
0.0
-0.0
2.5
0.0
(miliardi di USD)
Paesi in
via di
sviluppo
-o.o
0.0
+0.0
- 0.8
0.0
Altri
paesi
-0.0
0.0
0.0
1.3
0.0
Def lussi
Investimenti diretti
Crediti commerciali
Finanziamenti
Titoli
Altri
3.1
0.2
0.4
11.3
0.4
0.8
0.7
1.6
10.9
0.4
0.2
1.5
3.4
5.5
0.0
1.9
2.5
4.6
G . 6
0 . 2
0.0
0.0
1.9
2.5
2.2
Tabella 7 - GIAPPONE: aiuti pubblici allo sviluppo
1980 1981 1982 1983 1984
Miliardi di USD 3.4 3.2 3.0 3.8 4.3
% PIL .32 .28 .28 .33 .35
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